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Full text of "Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni. Compilazione di Gaetano Moroni romano"

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DIZIONARIO 

DI  ERUDIZIONE 

STORICO-ECCLESIASTICA 

DA  S.  PIETRO  SINO  Al  NOSTRI  GIORNI 

SPECIALMENTE     INTORNO 

AI  PRINCIPALI  SANTI,  BEATI,  MARTIRI,  PADRIj  AI  SOMMI  PONTEFICI,  CARDINALI 
E  PIÙ  CELEBRI  SCRITTORI  ECCLESIASTICI,  AI  VARII  GRADI  DELLA  GERARCHIA 
DELLA  CHIESA  CATTOLICA  ,  ALLE  CITTA  PATRIARCALI  ,  ARCIVESCOVILI  E 
VESCOVILI,  AGLI  SCISMI,  ALLE  ERESIE,  AI  CONCILII  ,  ALLE  FESTE  PIÙ  SOLENNI, 
AI  RITI,  ALLE  CEREMONIE  SACRE,  ALLE  CAPPELLE  PAPALI  ,  CARDINALIZIE  E 
PRELATIZIE,  AGLI  ORDINI  RELIGIOSI,  MILITARI,  EQUESTRI  ED  OSPITALIERI,  NON 
CHE   ALLA    CORTE  E  CURIA  ROMANA    ED  ALLA  FAMIGLIA    PONTIFICIA,  EC.    EC.    EC. 

COMPILAZIONE 

DI    GAETANO    MORONI    ROMANO 

PRIMO  AIUTANTE  DI  CAMERA  DI  SUA  SANTITÀ 

GREGORIO     XVI. 


VOL.  VIIL 


IN    VENEZIA 

DALLA     TIPOGRAFIA     EMILIANA 
MDCCCXLI. 


«% 


^  s.\  ^  t. 


DIZIONARIO 


DI  ERUDIZIONE 


STORICO-ECCLESIASTICA 


C 


CAN 

VJANOPO  (Canopen.).  Città 
Tescovile  in  partibus  dell'Egitto,  sot- 
to il  patriarcato  di  Alessandria,  chia- 
mata anche  Bougiiier_,  Bochiraj  Bo- 
chi'rj  e  Bichieri.  Essa  è  situata  ver- 
so ima  delle  imboccature  del  Nilo, 
laonde  ne  riceve  il  nome  di  Cano- 
po, o  Canopica,  derivatole  forse 
perchè  vi  si  adorava  un  tempo  il 
dio  Canopo,  ovvero,  come  altri  sos- 
tengono, da  Canopo  d'Amiclea  pi- 
lota di  Menelao  in  essa  sepolto,  do- 
po essere  morto  per  un  morso  di 
serpente,  ed  in  onore  del  quale  fu 
fondata  la  città.  Da  ultimo,  a'  io 
gennaio  1840,  il  regnante  Gregorio 
XVI,  fece  vescovo  di  Canopo,  mon- 
signor Lodovico  de'  conti  Besi ,  vi- 
cario apostolico  di  Xan-tung  nella 
Cina. 

CANOSA  {Canusium).  Città  ve- 
scovile del  regno  di  Napoli,  nella 
provincia  della  Terra  di  Bari,  edifi- 
cata sopra  un'amena  collina,  presso 
la  riva  destra  dell' Ofanto.  Nell'an- 
tica Canusium,  che  di  cesi  fabbri- 
cata da  Diomede,   e  le  cui  campa- 


CAN 

gne  portano  il  nome  di  campi  di 
Diomede,  si  raccolsero  le  reliquie 
de* romani,  campati  dalla  strage  dì 
Canne.  Tuttavolta  di  sì  celebre  città 
appena  si  vedono  le  traccie  d'un 
acquedotto,  e  d'un  anfiteatro ,  ed  in 
poca  distanza  evvi  un  arco  trionfale, 
che  porta  il  nome  di  Terenzio  Var- 
rone.  Canosa  fu  devastata  prima 
dai  saraceni,  poi,  nel  XVI  secolo, 
dalla  guerra,  essendo  stata  presa 
dai  francesi  nel  i5o2;  ma  molto 
pili  ebbe  a  soffi-ire  pel  fatale  terre- 
moto del  1694.  La  sede  vescovile 
di  questa  città,  fondata  nei  V  se- 
colo, e  suffìaganea  a  Bari,  ebbe  pa- 
recchi vescovi,  finche  per  la  distru- 
zione, che  vi  operarono  i  sara- 
ceni, nel  X  secolo,  fu  riunita  alla 
detta  metropolitana  di  Bari ,  ciò  che 
confermò  il  Pontefice  Uibano  II 
verso  il  1090.  Quindi  il  succes- 
sore Pasquale  II,  nel  iio3,  istituì 
nella  collegiata  di  s.  Sabino,  mdlius 
dioeccsisj  la  prcpositura  per  princi- 
pale dignità.  Vi  sono  varie  chiese, 
e  nella  principale   chiamata    Chiesa 


6  CAN 

Madre ,  ^^smamìra  il  monuniento 
mannoreo  del  gran  Boemondo,  prin- 
cipe d'Antiochia,  celebrato  dal  Tas- 
so. Questa  città  fu  già  feudo  della 
famiglia  Minutolo,  principi  di  Ca- 
llosa. 

CANTANIA  {Cantanus),  Città 
vescovile  nell'  isola  di  Creta,  secondo 
Stefano  di  Bisanzio,  sufFraganea  della 
metropoli  di  Cortina.  Divenne  ri- 
nomata negli  atti  de*concilii,  mas- 
sime in  quello  di  Calcedonia,  non- 
ché per  alcuni  vescovi,  che  la  go- 
vernarono. 

CANTELMO  Jacopo,  Cardinale. 
Jacopo  Cantelmo  dei  duchi  di  Po- 
poli, nacque  a  Napoli,  nel  i64o, 
da  generosa  famiglia,  che  vanta  pa- 
rentela colla  regal  casa  Stuarda  d'In- 
ghilterra. Venne  a  Roma  colla  pro- 
tezione del  Cardinal  Francesco  Bar- 
berini, e  benché  nel  Pontificato  di 
Clemente  X  non  godesse  stima  gran 
fatto,  lo  fu  in  quello  del  successore 
Innocenzo  XI,  che  da  Cardinale  a- 
vealo  osservato  applicarsi  indefessa- 
mente allo  studio.  11  perchè  fatto 
Papa,  gli  conferì  una  pingue  abbazia 
nel  regno  di  Napoli;  invioUo  inqui- 
sitore a  Malta,  ove  sostenne  vigo- 
rosamente la  religione,  per  cui  richia- 
matolo ,  spedillo  nunzio  agli  sviz- 
zeri, poi  alla  corte  di  Polonia,  per 
animare  quel  sovrano  alla  guerra 
contro  il  turco.  Per  gl'interessi  della 
religione,  fu  eletto  ministro  Ponti- 
ficio alla  dieta  imperiale  per  la  ele- 
zione del  re  dei  romani,  perché  ca- 
desse sopra  un  re  cattolico  ed  au- 
striaco. Intervenuto  come  nunzio  stra- 
ordinario alla  solenne  incoronazione 
del  medesimo  in  Augusta,  Alessandro 
Vili,  ai  i3  febbraio  del  1690,  lo 
promosse  alla  sacra  porpora  col  ti- 
tolo dei  ss.  Pietro  e  Marcellino; 
poi  lo  elesse  legato  di  Urbino,  e 
sette  mesi  dopo   arcivescovo  di  Ca- 


CAN 
pua,  ove  mostrava  grande  premura 
per  la  disciplina  del  clero,  e  per  la 
esattezza  delle  cerimonie  ecclesieisti- 
che.  Innocenzo  XII  ,  nell'  anno 
1 69 1 ,  Io  trasferì  airarcivescovato  di 
Napoli ,  ove  egli  tenne  il  sinodo 
diocesano  ,  poi  il  concilio  provin- 
ciale, che  da  due  secoli  non  vi  si 
tenevano.  Sollecito  pel  bene  del 
suo  gregge,  predicava  sovente  agli 
ecclesiastici;  prendeva  amorosa  cu- 
ra e  sollecita  delle  vedove  e  dei 
pupilli,  dando  loro  abbondanti  li- 
mosine.  Divotissimo  alla  Vergine, 
digiunava  le  vigilie  di  Lei  in  pane 
ed  acqua;  ed  oltre  il  suo  rosario, 
ogni  giorno  ne  recitava  anche  l'of- 
fizio;  nei  venerdì,  dopo  impiegato 
alcun  tempo  nel  meditare  la  pas- 
sione del  Salvatore  ,  si  flagellava 
co'  suoi  canonici ,  ed  altri  ecclesiastici 
fino  a  sangue;  promoveva  ai  posti  va- 
canti i  soli  meritevoli  per  pietà  e  dot- 
trina; e  procurava  in  ogni  maniera, 
che  il  suo  seminario  fiorisse  di  uo- 
mini dotti.  Peccò  di  soverchia  con- 
nivenza al  viceré  di  Napoli  nell'or- 
ribile rivolta  del  1704,  anche  con 
qualche  scapito  della  ecclesiastica 
giurisdizione,  per  cui  meritossi  dal 
Cardinal  Paolucci  segretario  di  sta- 
to, a  nome  di  Clemente  XI,  serie 
ammonizioni.  Ma  volendo  egli  rime- 
diare al  suo  fallo,  dispiacque  al  go- 
verno di  Napoli.  Per  le  quali  cose 
addolorato,  dopo  essere  intervenuto 
ai  conclavi  d'  Innocenzo  XII  e  di 
Clemente  XI,  di  sessantadue  anni, 
e  dodici  di  Cardinalato,  spirò  a  Na- 
poli nel  bacio  del  Signore,  ed  ebbe 
a  tomba  quella  medesima ,  cui  In- 
nocenzo XII  già  arcivescovo  di  quella 
chiesa  aveasi  apparecchiata  nella  me- 
tropolitana. 

CANTICA,  o  Cantico  de' Canti- 
ci. Libro  sacro  così  nominato  dagli 
ebrei  ,   per   esprimerne  la  eccellcn- 


CAN 
za.  Ha  dato  esso  motivo  a  molte  di- 
scussioni, e  dagli  ebrei  è  chiamato 
Schir^  Haschirim.  È  attribuito  a 
Salomone,  di  cui  porta  il  nome  nel 
testo  ebraico,  e  nella  versione  greca 
de'  settanta.  I  Talmudisti  T  hanno 
preteso  di  Ezechia  ;  ma  in  ciò  non 
furono  seguiti  dagli  altri  rabbini. 
Pretendono  alcuni,  con  Teodoro  di 
Mopsueste,  che  questo  fosse  un 
canto  profano,  o  un  poema  compi- 
lato da  Salomone  per  celebrare  le 
sue  nozze,  o  i  suoi  amori  colla  figlia 
di  Faraone  re  di  Egitto,  la  sua  più 
diletta  sposa.  Gli  ebrei  giunsero  per- 
sino a  proibirne  a'  giovani  minori 
d'anni  trenta  la  lettura,  sebbene  lo 
ritenessero  per  libro  divinamente  ispi- 
i*ato.  Giudicarono  altri ,  che  fosse 
un  epitalamio  da  cantarsi  pei  mari- 
taggi, e  vi  distinsero  persino  sette 
parti  d' interlocutori,  che  rispondono 
ai  sette  giorni,  in  cui  si  facevano 
dagli  antichi  le  feste  nuziali.  Così 
credette  Bossuet  nel  suo  commenta- 
rio su  questo  libro,  e  Lowth,  de 
Sacra  poesi  hccbr.  prcelect.  3o  3i. 
Vero  è,  che  di  questa  Cantica  si 
sono  fatte,  specialmente  dagli  ereti- 
ci, come  si  può  vedere  in  Bergier, 
alla  parola  Cantico  da'  Cantici,  tra- 
duzioni assai  libere,  divenute  anzi 
pericolose;  ma  Michaclis  nelle  sue 
note  sopra  il  citato  Lowth,  con  so- 
di raziocini!  ha  dimostrato,  che  la 
Cantica  presenta  l'amore  castissimo 
di  due  coniugi  da  gran  tempo  in- 
sieme congiunti.  E  questa  è  un'  idea 
secondo  il  costume  orientale,  presso 
cui  le  femmine  sempre  chiuse  non 
veggono  il  marito  quando  vogliono, 
e  non  conversano  con  altri  uomini, 
mentre  sono  soggette  a  tutte  le 
passioni  nate  dal  clima,  dalla  clau- 
sura, e  dalla  poligamia.  Ed  è  per- 
ciò che  questa  mancanza  di  società 
fra  i  due  sessi,   è   una    causa,  per 


CAN  7 

cui  gli  uomini  padano  con  maggior 
libertà  nelle  conversazioni  eolle  loro 
spose,  e  che  le  femmine  per  parte 
loro  non  credono  di  offendere  il 
pudore  colla  semplicità  di  quelle 
espressioni  di  cui  ne  ha  molte  la 
Cantica,  onde  sarebbe  un'  ingiustizia 
accusarla  di  scandalo.  Tuttavolta 
non  era  permesso  nemmeno  ai  gio- 
vani cristiani  leggere  tal  libro,  an- 
che per  motivo  della  sua  sublimità, 
e  del  pericolo  d'  intenderlo  in  un 
senso  carnale,  o  materiale. 

Sotto  l'immagine  poi  dell'unione 
coniugale,  gli  ebrei  hanno  intesa 
l'alleanza  di  Dio  colla  sinagoga,  ed 
i  santi  Padri,  la  perpetua  e  indis- 
solubile alleanza  di  Dio  colla  Chiesa 
ci'istiana.  Quindi  di  questo  libro, 
ridondante  di  belle  immagini,  e  di 
vivaci  espressioni,  dichiarato  cano- 
nico, si  è  posto  qualche  passo  anche 
nella  liturgia.  Checche  ne  sia,  sotto 
l'allegoria  d'un  maritaggio.  Io  Spi- 
rito Santo  volle  dipingervi  il  mistico 
maritaggio  di  Gesti  Cristo  colla 
umana  natura,  colla  Chiesa,  e  con 
un'  anima  fedele;  donde  ne  viene 
che  sotto  la  figura  di  nozze  ordina- 
rie si  rappresenta  un  maritaggio 
tutto  divino,  e  soprannaturale,  in 
un  modo  il  più  nobile  ed  elegante. 
La  Cantica  è  un  dialogo  fra  lo 
sposo  e  la  sposa,  rappresentati  sotto 
tre  diversi  aspetti.  Talom  lo  sposo 
sembra  un  re,  e  la  sposa  una  re- 
gina, talora  sono  rappresentati  l'uno 
come  un  pastore,  e  l'altra  come 
una  pastorella,  occupata  nella  cura 
del  suo  gregge,  e  talora  l' uno  è 
vignaiuolo  o  giardiniere,  e  l'altra 
una  donzella,  che  attende  alla  col- 
tura delle  vigne  e  de*  giardini ,  e 
riceve  qualche  volta  anche  il  nome 
di  sorella.  Molti  sono  i  commenti 
fatti  sopra  il  Cantico  de'  Cantici  ; 
ma  tra  essi  vanno  distinti  quello  del 


8  CAN 

citato  M.  Bossuet,  quello  del  Car- 
dinal Algrin  d'Abbeville,  stampato 
in  Parigi  nell'anno   i55r,    e  quello 

^v  del  Cardinal  Nidard,  che  mori  nel- 

'^     l'anno   i68r. 

CANTICO  (Canticum).  Compo- 
nimento poetico,  fatto  in  rendimen- 
to di  grazie  a  Dio  per  benefizii  ot- 
tenuti. Quindi  Cantico  dai  nostri 
antichi  scrittori  si  dice  allegrezza  di 
mente  delle  cose  eterne  espresse  con 
voci ,  e  dagli  scrittori  toscani,  Can- 
tico è  preso  per  canzone.  Dante 
chiamò  Cantica,  e  Canzone  ciascuna 
delle  tre  parti  del  suo  poema,  o- 
gnuna  delle  quali  poi  è  divisa  in 
canti.  Gli  ebrei  erano  soliti  com- 
porre de*  cantici  nelle  occasioni  im- 
portanti ;  e  il  Macri  rileva ,  che  il 
Cantico  è  differente  dal  salmo,  per- 
chè questo  si  cantava  col  salterio, 
strumento  musicale ,  ed  il  Cantico 
colla  sola  voce.  Il  salmo  significa  le 
opere  buone,  mentre  il  Cantico  de- 
nota l'azione  di  rendimento  di  gra- 
zie (J^.  Durando  lib.  5,  cap.  4)- 
Il  Cantico  piti  antico  è  quello  di 
Mosè,  composto  dopo  il  prodigioso 
passaggio  del  mare  rosso  :  laonde  il 
Cantico  è  di  molto  anteriore  alla 
invenzione  de'  salmi.  Nella  sagra 
Scrittura  trovansi  molti  di  questi 
Cantici,  sette  de'  quali  passarono 
nella  liturgia.  Davide  ne  compose 
alla  morte  del  re  Saule  e  di  Gio- 
nata  suo  figlio;  Debora  e  Baruch 
dopo  la  disfatta  di  Sisara;  la  bea- 
ta Vergine,  s.  Zaccaria  padre  del 
precursore  s.  Gio.  Battista,  e  il  vec- 
chio Simeone  per  Gesù  Cristo.  La 
stessa  Scrittura  riferisce,  che  Salo- 
mone avea  composto  cinquemila  Can- 
tici, di  cui  non  ci  resta  che  quello 
intitolato  Cantico  de  Cantici ,  Can- 
ticum canlicoruntj  e  che  s.  Girola- 
mo dice  essere  scritto  in  versi  nel- 
l'ori^fiuale  ebraico. 


CAN 

Sette  sono  i  Cantici  presi  dall'an- 
tico testamento ,  e  distribuiti  nel- 
l'uffizio divino,  alle  laudi  pei  sette 
giorni  della  settimana  ;  tre  altri  Can- 
tici ,  che  si  dicono  sempre ,  sono 
presi  dal  vangelo,  cioè  Benediclus 
DominuSy  che  si  dice  nelle  laudi  del 
mattutino,  perchè  in  esso  si  parla 
di  s.  Giovanni,  che  fu  l'aurora  nun- 
zia  del  Verbo  sole  di  giustizia  ;  il 
secondo  è  il  Magnificat,  il  quale  si 
dice  nel  vespro  per  essere  più  no- 
bile delle  laudi,  cominciando  in  esso 
le  festività.  P^.  Benzon  in  Magnific. 
lib.  I,  cap.  2o. 

Il  terzo  Cantico  Nunc  dimittìs^  si 
dice  nella  compieta,  essendo  quasi 
una  raccomandazione  dell'anima  nel- 
le mani  di  Dio,  prima  del  sonno, 
simbolo  dell'eterno  riposo,  come  di- 
ce Amalario  ec.  Questi  tre  Cantici 
sono  chiamati  evangelici  per  essere 
pigliati  dal  testo  evangelico  :  ed  è 
perciò  che  mentre  si  cantano,  tutti 
si  alzano  in  piedi,  anzi  alcuni  si  se- 
gnano colla  croce  (Jo.  Beleth.  cap. 
4o  ),  il  qual  uso  è  lodevole,  essen- 
do ordinato  dal  vescovo  nel  princi- 
pio del  Magnificat,  come  si  racco- 
glie dal  cerimoniale  de'  vescovi  lib. 
II,  cap.  2,  e  particolarmente  si  pra- 
tica in  Roma,  compresa  la  cappella 
Pontificia.  Il  Magnificat  è  chiama- 
to il  Cantico  evangelico,  o  Concen- 
tus  e V angela ,  secondo  il  Mabillon 
ad  Fit.  s.  Arnulplii  in  saec.  FI 
Bened.  p.  55o,  et  in  tom.  6,  sep. 
p.  5 12,  5i4>  ed  il  Carpentier  ad 
evangelii  concentus ,  t.  II,    p.   296. 

I  Cantici  si  dicono  nell'ufìflzio  delle 
tempora,  tanto  nelle  domeniche,  che 
nelle  ferie,  alle  laudi,  ai  vesperi,  a 
compieta,  come  sono  distribuiti  nel 
salterio.  Nelle  feste ,  e  nel  tempo 
pasquale,  alle  laudi  si  dice  sempre 
il  Cantico  Benedicite,  come  nella 
domenica,  e  nel  fine  di  esso  non  si 


CAN 
dice  Gloria  Patri,  come  negli  altri 
Cantici,  né  si  risponde  Amen.  Non  si 
dicono  poi  alle  laudi  gli  altri  Cantici 
feriali ,  come  nel  salterio ,  se  non 
quando  si  fa  uffizio  di  feria ,  fuori 
del  tempo  pasquale. 

Mentre  gli  ariani  (  Vedi)  nega- 
vano la  divinità  di  Gesù  Cristo,  fu- 
rono da  essi  ripresi  quei  Cantici , 
in  cui  i  fedeli  fino  dal  principio 
della  Chiesa  riconoscevano  Gesù  Cri- 
sto Dio,  come  abbiamo  da  Eusebio 
nella  Storia  Eccl.  1.  V,  e.  28.  Pao- 
lo Samosateno  tolse  tali  Cantici  dal- 
la sua  chiesa,  perchè  erano  un^a- 
perta  condanna  de'  suoi  errori.  E  s. 
Agostino  compose  espressamente  un 
salmo  assai  lungo  per  premunire  i 
fedeli  contro  le  fraudi  de'  donatisti. 
Questi  rimpixjveravano  a'  cattolici 
la  maniera  troppo  grave,  con  cui 
cantavano  i  salmi  ;  e  il  detto  santo 
al  contrario  accusava  i  donatisti,  per- 
chè esprimevano  co'  loro  canti  i 
trasporti  dell'  ubbriachezza,  anziché 
i  sentimenti  di  pietà.  I  valentiniani, 
Basilide,  Bardesane,  i  manichei  ed 
altri  eretici  composero  inni  e  Can- 
tici, per  diffondere  più  facilmente  i 
loro  errori;  ed  Ario  poeta  e  mu- 
sico, avendo  posto  in  versi  la  sua 
rea  dottrina,  l'avea  disseminata  tra 
il  popolo,  e  le  persone  di  campa- 
gna per  mezzo  di  canzoni  spiritua- 
li. Questo  mezzo  poscia  fu  usato 
da  Apollinare.  Ma  il  concilio  lao- 
diceno  per  rimediare  a  tale  abuso, 
proibì  col  canone  LIX  di  leggere, 
o  cantare  nella  Chiesa  salmi  com- 
posti dai  privati,  e  comandò  di  li- 
mitarsi ai  libri  sacri.  ì^.  Ernesto 
Cipriani,  Dissertatio  de  propagatio- 
ne  liaeresum  per  cantilenasi  Lon- 
dini   17 18. 

Circa  poi  la  metà  del  secolo  XIV, 
essendo  accaduta  in  Germania  una 
glande  mortalità,    si    formarono  le 


CAN  9 

compagnie  de'  così  àe\.\\  flagellanti, 
i  quali  giravano  il  paese  con  croci 
e  bandiere,  cantando  Cantici  da  lo- 
ro chiamati  penitenziali ,  sotto  la 
direzione  di  alcuni.  Facevano  inol- 
ile delle  processioni  attorno  i  cimi- 
teri flagellandosi  aspramente,  fana- 
tismo, che  poi  riuscì  di  sommo  dan- 
no ai  giudei  incolpati  di  aver  avve- 
lenato i  pozzi  de'  cristiani;  e  la  me- 
moria di  questi  Cantici,  si  conservò 
col  nome  di  Cantici  de^ flagellan- 
ti. Inoltre  i  flagellanti  non  solò  in 
Germania,  ma  eziandio  si  propaga- 
rono in  Francia,  ed  altrove,  e  nel 
Boileaux,  Histoires  des  flagellans, 
si  leggono  intorno  a  ciò  curiose 
memorie.   V.  Arciconfraternite. 

CANTO  Ecclesiastico.  Canto  si- 
gnifica armonia  espressa  con  voce, 
cioè  r  atto  medesimo  del  cantare, 
che  consiste  nel  mandar  fuori  mi- 
suratamente  la  voce  con  modo  or- 
dinato a  pi'odurre  melodia,  o  alquan- 
to simile  a  quello,  col  quale  si  pro- 
duce la  melodia,  ed  è  proprio  del- 
l' uomo  e  degli  uccelli.  Si  dice  inol- 
tre Canto,  per  arte  di  cantare,  che 
con  termine  musicale  si  distingue  in 
Canto  fermo ,  Canto  figurato  ,  o 
Canto  ad  aria,  cioè  senza  cognizio- 
ne dell'arte.  Il  Canto,  secondo  Mil- 
lin,  è  una  specie  di  modificazione 
delia  voce  umana,  per  mezzo  della 
quale  si  formano  suoni  variati,  che 
si  possono  valutare,  de' quali  cioè  si 
può  trovare,  o  sentire  l' unisono ,  e 
calcolare  gl'intervalli,  in  qualunque 
maniera  sieno  disposti.  Il  Canto  me- 
lodioso, e  che  può  valutarsi  od  ap- 
prezzarsi, non  è  se  non  che  una  i- 
mitazione  studiata  ed  artificiale  de- 
gli accenti  della  voce  parlante,  o 
appassionata,  e  siccome  di  tutte  le 
imitazioni  quella,  che  desta  maggior 
interesse,  é  quella  appunto  delle 
passioni  umane,    il    Canto  riuscì  il 


IO  CAN 

più  piacevole  di  tutti  i  modi,  o  ge- 
neri d'imitazione. 

L' uso  del  Canto  trovasi  nell'anti- 
chi tà  più  remota,  e  nell'  Egitto,  ed 
in  Grecia  i  primi  canti  conosciuti 
furono  inni  in  onore  degli  dei  :  an- 
zì  in  tutti  i  tempi,  e  presso  i  popo- 
li anche  i  più  grossolani  il  Canto  è 
stato  un  modo  di  culto  divino.  E 
assai  verosimile,  che  i  primi  canti- 
ci sieno  stati  destinati  a  lodare  i 
divini  benefìcii,  mentre  ricolmi  di 
gioia  gli  uomini  pei  ricevuti  favo- 
ri, n'  espressero  i  ringraziamenti ,  e 
le  lodi  col  Canto  a  pie'  degli  altari, 
e  particolarmente  insieme  congre- 
gati, dappoiché  l'unione  de' contenti, 
ed  allegri  accresce  maggiormente  la 
letizia  di  ciascuno  in  particolare . 
Sebbene  la  Scrittura  non  ne  faccia 
menzione  nella  storia  de'  patriarchi , 
pure  i  principii  certi,  ed  universali 
della  natura  non  ce  ne  lasciano  du- 
bitare. Ma  quando  gli  ebrei  furono 
congiunti  in  una  società ,  seppero 
alzare  le  voci  armoniche  nelle  lodi 
del  Signore,  come  rileviamo  dai  can- 
tici sublimi  di  Mosè,  di  Debora,  di 
Davide,  di  Giuditta,  e  de' profeti. 
Davide  stabili  de' cori  musicali  per 
lodare  Dio  nel  tabernacolo,  ed  esor- 
tò ad  encomiare  il  Signore  e  colla  vo- 
ce, e  cogli  stiTimenti,  dicendoci  nel  sal- 
mo 46,  V.  6  e  7.  *s  Psallite  Deo  no- 
n  stro,  psallite  :  psallite  Regi  nostro, 
«  psallite  :  quoniam  Rex  omnis  ter- 
«  rae  Deus,  psallite  sapienter  ". 
Anche  il  figlio  di  lui,  Salomone, 
serbò  un  tal  uso  nel  tempio ,  che 
fabbricò.  I  leviti  erano  incaricati  di 
cantare  e  suonare  nel  tabernacolo 
e  nel  tempio,  ed  a  ventiquattro  a- 
scendevano  i  cori  de' musici  di  Da- 
vide e  di  Salomone,  i  quali  a  vi- 
cenda esercitavano  il  loro  ufficio. 
Hanno  finalmente  gli  ebrei  usato 
de'  cantici  ancora  per  piangere  i  tri- 


CAN 

sti,  e  lugubri  avvenimenti.  Tale  è 
il  cantico  di  Davide  sulla  morte  di 
Saule  e  di  Gionata;  tali  sono  le 
lamentazioni  di  Geremia  sulle  dis- 
avventure di  Gerusalemme.  Piacque- 
IX)  queste  lugubri  composizioni  al 
popolo  ebreo,  e  fatte  ne  furono  del- 
le raccolte;  e  molto  tempo  dopo  la 
morte  di  Giosia,  ripeteva  quel  po- 
polo i  treni  di  Geremia,  sul  tragico 
fine  di  questo  re. 

Passando  all'origine  del  Canto  ec- 
clesiastico, la  Chiesa  militante  ne 
prese  il  modello  dalla  trionfante, 
avendo  appreso  da  Isaia,  cap.  6, 
che  i  Serafini  vicendevolmente  can- 
tano innanzi  a  Dio.  Per  la  qual  co- 
sa gli  esseni,  al  riferire  di  Filone, 
de  vita  contempi,  y  visarono  questa 
maniera  di  cantare  alternativamente 
le  divine  lodi ,  facendo  due  cori , 
uno  d'uomini,  l'altro  di  donne.  Que- 
sti però  erano  i  cantici  detti  dram- 
matici, perchè  l'azione  sì  congiun- 
geva alla  voce,  de'  quali  si  dice  ne- 
gli uffici!  ecclesiastici:  ^>  Ante  tho- 
w  rum  hujus  virginis  frequentate 
«  nobis  dulcia  cantica  dramatis". 
Ma  questo  canto,  dai  gesti  accom- 
pagnato ^  non  si  usò  mai  nella 
Chiesa. 

Sotto  il  nome  di  Canto  ecclesia' 
cOj  si  comprende  genericamente  qua- 
lunque canto  si  usi  nelle  chiese,  sia 
il  gregoriano  j  che  si  chiama  eccle^ 
siastico  in  particolare,  sia  V  ambro- 
siano o  monacale^  sia  il  corale  dei 
religiosi,  e  d' altri  riti ,  o  anche  dei 
greci.  Sul  principio  del  cristianesimo 
si  usò  il  Canto  ne'  divini  uffizii ,  e 
principalmente  quando  la  Chiesa  ac- 
quistò la  libertà  di  dare  al  suo  cul- 
to quello  splendore,  e  quella  pompa 
che  conveniva ,  essendone  stata  au- 
torizzata dalle  lezioni  di  Gesù  Cri- 
sto e  degli  apostoH.  La  nascita  del 
divin  Salvatore  fu  ai  pastori  annun- 


CAN 

ziafa  coi  cantici  degli  angeli  stessi. 
All'articolo  Cantici  si  fece  menzio- 
ne anche  di  quelli  di  Zaccaria,  della 
b.  Vergine,  e  di  Simeone.  In  mezzo 
alla  sua  predicazione,  permise  Gesti 
G'isto,  che  una  moltitudine  di  popolo 
lo  accompagnasse  nell'  ingresso  di 
Gerusalemme,  cantando  »  Osanna, 
>»  benedetto  sia  colui,  che  viene  in 
*•  nome  del  Signore,  salute  e  prospe- 
>*  rità  al  figliuolo  di  Davide  "  ;  e 
così  continuò  fino  al  tempio,  quindi 
riprese  i  farisei,  perchè  eransi  adirati 
per  siffatta  popolare  dimostrazione 
di  gioia.  S.  Paolo  esortò  i  fedeli  ad 
eccitarsi  vicendevolmente  alla  pietà 
con  inni ,  e  cantici  spirituali  ;  e  nel 
quadro  della  prima  liturgia ,  che  ci 
presenta  l'Apocalisse ,  si  parla  d'  un 
cantico  cantato  innanzi  l' altare  dai 
seniori  e  dai  sacerdoti,  ad  onore  del 
divino  Agnello.  I  cristiani  interroga- 
ti da  Plinio,  che  cosa  facessero  nelle 
loro  assemblee,  risposero,  che  si  uni- 
vano la  domenica  a  cantare  in  due 
cori  inni  a  Gesù  Cristo  come  Dio, 
e  ciò  seguiva  prima  del  levar  del 
sole. 

Adunque  fino  dai  primitivi  tempi 
della  Chiesa  si  usava  il  Canto  alter- 
nativo ,  con  cui  da  un  doppio  coro 
si  cantavano  i  salmi,  gì'  inni  ce,  co- 
me si  usa  ancora  al  presente;  ma 
siccome  in  quelle  epoche  le  donne 
cantavano  in  un  agli  uomini  nelle 
chiese,  ciò  fu  vietato  dal  concilio 
antiocheno.  Sebbene  il  Canto  alter- 
nativo derivi  dagh  stessi  apostoli,  ne 
gli  altri  si  debbano  considerare  che 
soli  imitatori  di  esso,  pure  si  vuole, 
che  s.  Ignazio,  discepolo  di  s.  Gio. 
Evangelista,  instituisse  pel  primo  nel- 
la sua  chiesa  d'  Antiochia  il  Canto 
alternato  degl'  inni  e  salmi ,  che  si 
sparse  prima  nell'  oriente,  e  poi  nelle 
altre  chiese  sotto  1*  impero  di  Co- 
stantino. Aggiunge  lo  storico  Socra- 


CAN  II 

te,  che  8.  Ignazio  fece  ciò,  dopo  aver 
udito  in  visione  gli  angeli  celebrare 
alternativamente  le  lodi  di  Dio  can- 
tando le  antifone.  S.  Atanasio  in- 
trodusse nella  sua  chiesa  alessandri- 
na il  Canto  figurato,  chiamato  dai 
greci  colorato^  ma  poi  pegli  abusi, 
che  ne  nascevano ,  vi  surrogò  un 
Canto  semplice  e  piano,  come  rife- 
risce s.  Agostino,  e  fu  tale,  che  sem- 
brava piuttosto  una  recitazione,  che 
un  Canto,  principalmente  per  la  sua 
brevità.  Nella  primitiva  Chiesa,  il 
popolo  soleva  cantare  co'  chierici,  e 
rispondere  all'  orazione  detta  dal  sa- 
cerdote :  onde  san  Girolamo  scrisse 
pracf.  in  epist.  ad  Galat.  :  h  Ad  si- 
mìlitudinem  coeleslìs  tonitrui.  Amen 
reboal".  Ma  siccome  per  lo  più  si 
alterava  la  conveniente  armonia,  fu 
ciò  vietato  dal  canone  XV  del  con- 
cilio laodiceno,  celebrato  verso  l'an- 
no 364.  Fu  pertanto  ordinato,  che 
solamente  cantassero  alcuni  chierici 
a  ciò  deputati  e  chiamati  Cantato- 
res  canonici y  cioè  regolati  ed  ordi- 
nati. Sopra  il  canone  laodiceno  no- 
ta Zonara,  che  da  indi  in  poi  i 
suddiaconi,  i  quali  prima  erano  de- 
stinati alle  porte  delle  chiese,  ed  i 
lettori,  a  cui  spettava  leggere  le  sa- 
gre lezioni,  furono  eletti  per  canta- 
re. Si  vuole  inoltre,  che  s.  Ilario  di 
Poitiers  avesse  composto  varii  inni, 
e  che  da  quel  tempo  s'incominciasse 
a  cantarli  in  un  modo  alterno  in 
tutto  l'occidente;  ma  Prudenzio,  Sim^ 
maco,  s.  Paohno,  ed  altri  poeti  cri- 
stiani in  Itaha  aveano  già  prima  di 
quell'  epoca  composto  inni,  appro- 
vati e  ricevuti  dalle  chiese,  e  que- 
sti si  cantavano  comunemente  in  I- 
talia  ne'  divini  ufìlcii ,  avanti  che 
queir  uso  fosse  adottato  in  Francia. 
S.  Ambrogio,  che  regolò  il  Caiv- 
to  della  sua  chiesa  di  Milano,  men- 
tre erano  apeiti  i  teatri  de'  gentili, 


12  CAN 

evitò  diligentemente  la  loro  melo- 
dia. Dipoi  s.  Gregorio  l  ne*  tempi, 
in  cui  non  vi  erano  piU  que'  tea- 
tri, permise  nel  Canto  ecclesiastico 
qualche  cantilena  più  graziosa ,  la 
quale  però  non  richiamasse  alla  me- 
moria cose  profane.  Quindi  venne 
la  distinzione  di  Canto  Ambrosiano 
e  di  Canto  Gregorianoj  il  piimo 
pila  grave,  il  secondo  più  melodiale. 
Il  Canto  Ambrosiano,  Cantus  Am- 
hrosianus,  è  composto  di  quattro 
toni  autentici  degli  antichi,  il  dori- 
co, il  frigio,  il  lidico,  e  il  minolidi- 
co,  che  s.  Mirocleto  vescovo  di  Mi- 
lano, ovvero  lo  stesso  s.  Ambrogio, 
scelse  per  formare  il  Canto  della 
chiesa  milanese.  Diconsi  i  suddetti 
quattro  toni  autentici,  perchè  si  vuo- 
le, che  fossero  approvati  pel  Canto, 
onde  resero  quello  ambrosiano  piti 
metrico,  e  più  modulato  del  Gre- 
goriano. In  esso  il  suono  sopra  una 
sillaba  lunga  aveva  esattamente  il 
duplice  valore  di  quello  d'  una  sil- 
laba breve.  Il  Canto  ambrosiano 
ancora  si  conserva  religiosamente 
nelle  chiese,  nelle  quali  si  mantiene 
il  rito  pur  chiamato  ambrosiano. 
S.  Agostino  attesta  l' impressione , 
che  fecero  sul  suo  animo  i  salmi , 
che  udì  cantare  nella  chiesa  di  Mi- 
lano.  Confess.  1.  IX,  e.  6. 

//  Canto  gregoriano^  o  roma- 
no, o  canto-fermo j  planiis  et  sim- 
plex canendi  modus ,  è  il  Canto,  che 
si  usa  nella  Chiesa  quando  il  coro 
ed  il  popolo  cantano  all'  unisono,  e 
tutti  insieme  d' una  stessa  maniera. 
Si  chiama  Canto  gregoriano,  per- 
chè s.  Gregorio  I ,  creato  l' anno 
590,  lo  corresse  sopra  il  Canto  an- 
tico, e  lo  diffuse  in  Italia.  Esso  pe- 
rò non  è  se  non  che  una  modula- 
zione di  voci  air  unisono  senza  di- 
versità di  tempo,  usata  negli  uffizii 
ecclesiastici   per   lodare   e  benedire 


CAN 

Dio  ne'  suoi  templi.  Questo  Canto 
dicesi  pure  canto  piano ,  per  la  sua 
semplicità  e  facilità;  canto  fermo 
per  la  gravità,  con  cui  procede  sem- 
pre in  note  di  egual  valore,  essen- 
do una  melodia  di  puro  genere  dia- 
tonico, che  procede  per  due  toni,  e 
semitono,  ovvero  per  tre  toni,  e 
semitono  ;  canto  corale,  perchè  can- 
tato in  coro,  e  dal  coro,  e  final- 
mente canto  romano,  perchè  fu  in- 
trodotto prima  in  Roma,  quindi 
propagossi  per  l'occidente.  Carlo  Ni- 
vers,  autore  d'una  dissertazione  sul 
Canto  gregoriano,  osservò,  ch'esso 
è  stato  sovente  alterato,  e  che  in- 
vano si  tentò  di  restituirlo  alla  sua 
prisca  purità  e  bellezza ,  perchè  i 
cambiamenti ,  che  vi  si  fecero ,  fu- 
rono continui  innanzi  l' invenzione 
delle  note,  le  quah  sino  a'  tempi  del 
camaldolese  Guido  Aretino  consiste- 
vano solo  in  punti ,  virgole ,  e  in 
minuti  accenti ,  co'  quali  era  faci- 
lissimo r  ingannarsi .  Le  note  ,  di 
cui  è  composta  la  melodia,  altro 
non  sono  che  segni  indicanti  V  in- 
tuonazionej  e  questi  segni  si  pon- 
gono sopra  quattro  linee,  e  fra  gli 
spazii  delle  medesime.  S.  Gregorio  I 
adunque,  come  afferma  anche  Do- 
menico Maria  Manni,  nella  Disser- 
fazione  della  disciplina  del  Canto 
ecclesiastico  antico ,  Firenze  1756, 
non  fu  inventore,  ma  riduttore  del 
canto  romano  ,  traendolo  ad  una 
più  conveniente  forma,  e  ad  una 
qualche  facihtà. 

Di  fatti  ninno  ignora ,  che  per 
testimonianza  di  Anastasio  Bibliote- 
cario, un  Canto  somiglievole  al  gre- 
goriano era  stato  nella  Chiesa,  già 
nel  tempo  di  s.  Ilario,  eletto  Papa 
nel  4^1,  e  che,  secondo  Pietro,  ve- 
scovo di  Orvieto,  esisteva  eziandio 
nell'anterior  tempo  di  s.  Silvestro  I, 
cioè  duecento  settanta   anni  avanti 


CAN 
5.  Gregorio  I.  Questi  per  altro,  co- 
me scrive  Giovanni  Diacono  nella 
vita  di  lui,  lib.  II,  cap.  5,  istituì  in 
Homa  una  scuola ,  o  collegio  de* 
cantori,  Scliola  cantorum^  a'  quali 
(abbricò  due  case,  una  presso  le 
scale  della  basilica  vaticana ,  l' alba 
accanto  il  patriarchio  lateranense,  do- 
tandole ambedue  di  convenienti  ren- 
dite, e  nella  seconda  di  queste  il  Pon- 
tefice istruiva  i  giovanetti. 

In  questo  collegio  de'  cantori  e- 
rano  ammessi  soltanto  sette  diaconi, 
a'  quali  si  aggiungevano  altri  fan- 
ciulli per  aiuto  del  Canto.  Preten- 
desi,  che  sino  al  secolo  XIII  esistes- 
se in  Roma  questa  celebre  scuola , 
secondo  il  Rasponi,  De  Basilic,  La- 
ter,  lib.  II,  cap.  4)  e  Bona,  Rerum 
Liturg.  lib.  I,  cap.  20,  mentre  si 
sa ,  che  tali  cantori  andavano  a 
cantare  ovunque  il  Pontefice  cele- 
brava. 

Ma  del  Canto  gregoriano  e  della 
scuola  di  s.  Gregorio  Magno,  che 
durò  per  molti  secoli,  dopo  la  mor- 
te del  Pontefice,  e  dalla  quale  u- 
scirono  non  pochi  cantori,  che  pro- 
pagarono il  canto  di  lui  in  Inghil- 
terra, in  Francia,  in  Germania,  e 
nelle  Spagne,  si  parlerà  all'articolo 
Cantori  della  Cappella  Pontificia. 
Non  è  però  qui  da  omettersi,  che  s. 
Gregorio  Magno  fi^i  il  primo  a  stabilire 
il  cantorato,  ed  errano  quelli,  che  ne 
attribuiscono  l'istituzione  al  Pontefi- 
ce s.  Ilario  ;  mercecchè  fti  costume 
nella  Chiesa  per  molti  secoU  di  can- 
tare nella  prima  domenica  dell'av- 
vento, avanti  l' introito  in  lode  del- 
lo stesso  s.  Gregorio  I,  alcuni  me- 
trici componimenti,  di  cui  ci  de- 
scrive il  rito  Mabillon,  de  ant.  ec- 
ci  discip.  cap.  X,  num.  23.  F.  il 
Bergier  alla  parola  Canto  ecclesia- 
sticoj  che  difende  il  santo  Pontefice, 
contro  il   protestante   Bmckero,   il 


CAN  i3 

quale  pretese  essere  cresciuta  T  igno- 
ranza neir  ottavo  secolo ,  per  ava- 
prima  s.  Gregorio  I  fondate  in  Ro- 
ma ÌQ  scuole  di  Canto  ecclesiastico,^ 
mentre,  dice,  erano  necessarii  dieci 
anni  di  scuola  per  impararlo. 

La  Chiesa  Romana  fino  dalla  sua 
fijndazione,  avendo  usato  sempre  il 
Canto,  che  alla  dolcezza  della  mo- 
dulazione accoppiasse  la  gravità,  ven- 
ne da  molte  chiese  imitata.  Ciò  af- 
ferma pure  s.  Agostino,  all'epistola 
119.  Il  Pontefice  Vitaliano ,  eletto 
nel  65  j  (che  alcuni  fanno  introdut- 
tore degli  organi,  o  almeno  dicono 
che  li  abbia  stabihti  nelle  chiese) 
mandò  in  Francia  Giovanni  canto- 
re romano,  perchè  insegnasse  il  Can- 
to ecclesiastico  romano,  ovvero  lo 
ritornasse  a  quella  maniera,  colla 
quale  s.  Gregorio  I  pel  primo  l'a- 
vea  in  quel  regno  introdotto ,  come 
dice  Giovanni  Diacono,  in  vita  s. 
Greg.  /,  lib.  II,  cap.  8,  p.  48  del 
tomo  IV  delle  opere  di  s.  Grego- 
rio Magno,  dell'  edizione  de'  Mau- 
rini.  Il  Pontefice  pois.  Agatone,  crea- 
to l'anno  678,  mandò  de' cantori 
in  Inghilterra,  acciocché  insegnasse- 
ro a  quel  clero  il  Canto  romano, 
secondo  riferisce  Beda,  lib.  IV,  cap. 
18.  Quel  Pontefice  viene  considera- 
to per  uno  de'  restauratori  del  Can- 
to ecclesiastico ,  come  si  rileva  dal 
suo  ampio  trattato  in  tale  materia, 
servendosi  a  quest'  uopo  particolar- 
mente di  Giovanni  monaco,  maestro 
di  cappella  in  s.  Pietro,  il  quale  ol- 
tre il  Canto,  insegnò  le  lezioni  per 
tutto  l'anno.  S.  Leone  II,  che  gli 
successe  nell'anno  682,  vedendo  che 
erasi  alquanto  corrotto  il  Canto  ro- 
mano, poiché  era  eccellente  nella 
musica.  Io  rislaurò,  e  ridusse  gli 
inni  ed  i  salmi  a  bella  consonanza. 

Egli  è  certo  però  che,  nel  secolo 
VII,  incominciossi  in  Roma  ad  ai*- 


i4  'Mn 

monizzare  sopra  le  note,  senza  se- 
gni particolari.  Ma  per  la  testimo- 
nianza (li  Valfrido  Strabone,  la  Fran- 
cia ricevette  il  Canto  romano  soltan- 
to da  Stefano  II,  detto  III,  col  mez- 
zo de'  chierici  da  lui  ammaestrati 
più  perfettamente,  e  Paolo  I,  che 
gli  successe  nel  ySyj  si  adoperò  con 
Pipino  re  di  Francia,  affinchè  nel 
suo  regno  introducesse  da  per  tutto 
il  Canto  romano.  Ciò  è  conferma- 
to dal  Galletti,  Del  Primicero,  p. 
IO,  raccontando,  che  essendo  mor- 
to Giorgio  primicero  della  scuola 
de'  cantori.  Paolo  I  richiamò  dalla 
Francia  Simeone  secondicero  della 
stessa  scuola,  il  quale  erasi  colà  re- 
cato per  insegnare  il  Canto  a'  mo- 
naci di  s.  Remigio  arcivescovo  di 
Ronno,  fratello  del  re  Pipino,  e  lo 
richiamò,  acciocché  ascendesse  al  po- 
sto di  primicero,  che  a  lui  spettava 
per  anzianità,  come  si  pratica  dal 
collegio  de'  cantori  Pontificii  annual- 
mente, nella  elezione  del  loro  mae- 
stro, y.  il  Dizionario  degli  autori 
ecclesiastici^  all'articolo  Carlo  Ma- 
gno.  Di  questo  principe,  dice  l' an- 
nalista Baronio,  che  si  adoperasse 
premurosamente  a  far  correggere  il 
Canto  gallicano,  per  cui  nel  recar- 
si a  Roma  nel  Pontificato  di  Adria- 
no I,  lasciò  appresso  quel  Pontefi- 
ce due  suoi  chierici,  ricevendone  in 
vece  altri  due  dallo  stesso  Papa  be- 
ne istruiti  e  dotti,  cioè  Teodoro  e 
Benedetto.  Recatisi  essi  in  Francia, 
cogli  antifonarii  composti  da  s.  Gre- 
gorio I,  corressero  quelli  francesi, 
ed  istruirono  tutti  nel  Canto  roma- 
no, per  cui  Carlo  Magno  disse  ai 
suoi,  doversi  ricorrere  alla  fonte, 
quando  si  ha  bisogno  di  tutto  ciò, 
che  concerne  la  religione,  cioè  alla 
Chiesa  Romana.  Anzi,  come  raccon- 
tano altri,  trovandosi  di  nuovo  in 
Roma  Carlo  Magno   nella    festività 


CAN 
di  Pasqua,  nacque  una  contesa  sul 
Canto,  fra  i  cantori  romani  ed  i 
francesi,  che  si  credevano  a  quelli 
maggiori  ;  ma  il  saggio  principe  de- 
cise a  favore  dei  romani,  dicendo 
non  dover  i  rivoli  essere  maggiori 
del  fonte,  alludendo,  che  a  Roma 
erano  debitori  del  modo ,  con  cui 
allora  cantavano.  Carlo  Magno  or- 
dinò, che  il  Canto  gregoriano  si  sta- 
bilisse in  tutte  le  chiese  di  Fran- 
cia; ma  vi  furono  delle  chiese,  le 
quali  non  ne  presero  che  una  par- 
te, e  lo  mescolarono  col  loro.  f^. 
Giovanni  Lebeuf,  Trattato  storico 
sul  Canto  ecclesiastico^  in  cui  al  e. 
Ili  tratta  della  intuonazione  fran- 
cese  de'  salmi  adottata  dalla  Chie- 
sa Romana,  dalla  quale  però  appre- 
se la  gallicana  anche  V  arte  di  ar- 
monizzare. 

1  francesi  hanno  dato  il  nome  di 
Canto  ecclesiastico  in  generale  ,  al 
Canto  gregoriano;  e  al  così  det- 
to Canto  fermo,  il  nome  di  plain 
chant ,  del  che  si  è  fatto  quello  i- 
taliano  di  Canto  piano.  Chiamano 
poi  Canto  in  ison,  o  Canto  eguale, 
un  canto,  o  una  salmodia  ,  che  si 
aggira  soltanto  su  due  tuoni,  non 
formando  se  non  che  un  solo  intei>- 
vallo.  Alcuni  Ordini  religiosi,  come 
altre  volte  nell'  Italia  i  cappuccini , 
avevano  nelle  loro  chiese  questa  sola 
sorte  di  canto.  I  francesi  inoltre  chia- 
mano Canto  sul  libro  un  canto  fer- 
mo, o  un  contrappunto  a  quattro  par- 
ti, che  i  cantori  compongono,  e  can- 
tano all'improvviso  sopra  una  sola 
parte,  che  è  il  libro  del  coro,  co- 
sicché, eccettuata  la  parte  notata, 
la  quale  si  applica  d'ordinario  al 
basso,  i  cantori,  a'  quali  si  affidano 
le  altre  tre  parti,  non  hanno  se 
non  che  questa  per  guida.  Ciascuno 
compone  la  parte  propria  nell'atto 
medesimo    di    cantare;    ma    questa 


CAN 

specie  di  cauto  esige  molta  perizia, 
abitudine,  e  molto  orecchio  negli 
esecutori,  tanto  pih,  che  non  ò 
sempre  facile  il  riferire  i  tuoni  del 
Canto  fermo  a  quelli  della  nostra 
musica.  Molti  metodi  furono  inven- 
tati ,  o  proposti  ne'  tempi  trascorsi , 
pi-ecipuamente  in  Italia,  in  Germa- 
nia per  r  insegnamento  del  Canto, 
e  vei'so  il  i8i5  in  Parigi  ne  in- 
ventò uno  nuovo  certo  Choron,  il 
cui  divisamento  era  di  fondare  una 
specie  di  esercìzii  talmente  graduati, 
che  gli  allievi  non  trovassero  veru- 
na difficoltà  nel  passaggio  da  im 
oggetto  all'altro,  dappoiché  partendo 
dalle  operazioni  più  semplici,  e  più 
facili,  giungessero  senza  alcuno  sforzo, 
alle  più  difficili  e  complicate. 

Nominossi  il  Canto  corale  anche 
canto  ferniOj,  e  Canto  gregoriano,  e 
dal  principio  del  VII  secolo  fino 
all'epoca  in  cui  principiò  il  contrap- 
punto ad  esercitarsi  secondo  le  re- 
gole determinate,  il  Canto  fermo 
non  era  altro  che  il  Canto  ecclesìa' 
stìco  introdotto  dal  citato  s.  Grego- 
rio Magno  ne' cosi  detti  otto  tuoni 
ecclesiastici,  i  quali  erano  i  primi 
quattro  tuoni  autentici,  e  piagali 
degh  antichi  greci.  Ma  dall'  uso 
dell'  armonia  in  poi  si  dà  questo 
nome  anche  negli  esercizi!  del  con- 
trappunto a  quella  parte,  che  viene 
prescritta  allo  scolare,  affinchè  vi 
ponga  sotto  una,  o  più  altre.  In 
alcuni  luoghi  si  chiama  altresì  Canto 
fermo,  una  composizione  a  tre,  o 
quattro  voci,  senza  istromenti. 

E  per  accennare  alcuna  cosa  col 
Dizionario  delle  Origini,  del  Canto 
composto  o  figurato,  diremo  che 
così  viene  chiamato  quello,  in  cui 
si  praticano  note  di  valore  misto,  a 
differenza  del  canto  corale,  composto 
di  note  principali  uniformi.  Si  di- 
vide il  canto   figurato  in  antico^  e 


CAN  i5 

moderno:  il  primo  fu  già  praticato 
dai  greci  antichi,  e  si  conservò  fino 
al  secolo  XIII.  Questo  avea  solo 
due  differenti  specie  di  misura,  cioè 
una  lunga  ed  una  breve,  di  modo 
che  il  suono  di  una  sìllaba  lunga 
valeva  il  doppio  di  quello  d'una 
breve.  Il  Canto  figurato  moderno  fu 
messo  in  uso  dopo  1'  invenzione 
delle  sei  note  moderne,  fatte  nel 
secolo  XI,  cioè  quando  Benedetto 
Vili  o  Giovanni  XX ,  chiamato  a 
Roma  Guido  Aretino,  gh  ordinò 
d'  insegnare  al  clero  di  Roma  le 
note  del  Canto  fermo  da  lui  inven- 
tate; le  quali  note  formano  non  solo 
varie  figure,  riguardo  alla  durata 
del  tempo,  ma  anche  riguardo  alla 
loro  connessione,  e  per  questo  si 
chiama  quel  Canto  composto  di  va- 
rie figure,  ed  anche  musica  figurata. 
Le  note  inventate  da  Guido,  Ut,  re, 
mi  fa,  sol,  la,  tratte  dall'  inno  dì 
s.  Gio.  Battista,  composto  da  Paolo 
Diacono,  celebre  poeta,  e  monaco 
cassinense  in  sul  finire  del  secolo 
IX,  servirono  poi  di  lume  a  Gio- 
vanni de  Muris,  gran  matematico 
in  Parigi,  il  quale,  verso  l'anno 
iSyo,  inventò  le  otto  figure  delle 
note  musicali,  su  cui  molti  elevati 
ingegni  formarono  una  perfetta  ar- 
monia di  più  voci,  e  di  più  pro- 
porzioni e  tempi ,  mercè  il  segno 
della  misura,  o  battuta.  Non  bene 
poi  si  conosce  1'  antico  significato 
della  frase  Canto  in  contrappunto. 
Ad  alcuni  sembra,  che  quell'espres- 
sione indicasse  un  Canto  con  imita- 
zioni; ma  il  Papa  Giovanni  XXII 
residente  in  Avignone ,  nell'  anno 
i322,  lo  escluse  dalle  chiese  a  mo- 
tivo della  sua  sregolatezza.  J^.  il 
trattato  del  Cardinal  Bona,  della 
divina  Salmodia,  e  T  articolo  Mu- 
sica Sacra. 

1  santi    padri,    i    concilii,    e    gli 


i6  CA.N. 

autori  ecclesiastici  sempre  si  lagna- 
rono quando  videro  introdotta  nella 
Chiesa  la  musica  profana,  come  co- 
stantemente si  adoperarono,  perchè 
il  Canto  ecclesiastico  riuscisse  mo- 
desto e  divoto,  e  s.  Ambrogio,  lib. 
I,  cap.  18,  riprese  que'cantori,  che 
alzando  troppo  la  voce,  ed  aprendo 
smoderatamente  la  bocca,  riempiono 
di  rimbombo  la  chiesa,  coli' ecces- 
sivo gridare;  cosa  pure  proibita  dal 

VI  sinodo,  col  canone  'jS,  acciocché 
il  Canto  non  divenga  una  strepitosa 
vociferazione.  Nel  modo  di  cantare 
sono  degni  d'  encomio  i  greci ,  per- 
chè nel  Canto  ecclesiastico  esprimono 
l'affetto  colla  voce,  e  per  la  mo- 
destia del  volto,  senza  muovere  di 
fì'equente  le  labbra,  sembrano  se- 
guire r  avvertimento  del  Boccadoro, 
il  quale  nel  Canto  richiede,  placi- 
daniy  et  contractani,  moderalamque 
vocem^  homi).  I,  de  Verb.  Isa. 

Il  concilio  di  Trento  raccomanda 
gravemente  di  non  permettere  nelle 
chiese  Canti  profani ,  ed  alcuni  au- 
tori stimano  peccato  il  mescolare 
le  musiche  profane  ne' divini  ufficii. 
V.  Cajet.  2.  2.  qucest.  11.  art.  i. 
Ciò  è  vietato  pure  dal  Cerimoniale 
romano,  lib.  1,  cap.  28.  A  questo 
proposito  il  dotto  Innocenzo  III 
scrisse:  Dehent  ergo  cantores  conso- 
nis  vocibus^  et  suavi  modulatione 
concìnerCj  quatenus  anìmos  ad  de- 
votionem  Dei  valeant  excitare^  De 
Mister.  Miss.  cap.  2,  ed  Alessandro 

VII  con  una  costituzione  ordinò  ai 
maestri  di  cappella,  che  nelle  chiese 
dopo  i  salmi  [Fedi)  non  si  cantas- 
sero se  non  che  le  antifone  (  Vedi) 
correnti j  con  una  sola  voce,  il  che 
fu  puntualmente  osservato  nelle  chie- 
se di  Roma. 

Il  zelante  Pontefice  Marcello  II 
era  risoluto  di  togliere  affatto  nelle 
fimzioiù  ecclesiastiche  1^  musica;  e 


CAN 

il  Canto  figurato;  ma  Giovanni  Pa- 
lestrina,  maestro  della  cappella  Pa- 
pale ,  lo  pregò  a  sospendere  tale 
risoluzione,  e  compose  una  messa 
con  molto  artifizio  e  gravità,  unen- 
do insieme  la  soavità  della  musica 
colla  chiarezza  delle  parole.  Il  Pon- 
tefice sentendola  cantare  a  sei  voci 
nella  Pasqua  di  risurrezione,  rimase 
soddisfattissimo ,  e  cambiò  parere , 
persuaso  che  una  dolcezza  di  Canto 
somigliante  si  poteva  accompagnare 
colla  divozione  dell'animo:  onde  fu 
adottato  dalla  Pontificia  cappella , 
ed  è  lo  stile  che  tuttora  si  osserva, 
con  universale  approvazione  e  com- 
piacenza. Questa  messa  fu  data  alle 
stampe ,  col  titolo  :  Missa  Papce 
Marcelli  II,  comunque  sia  stata 
dedicata  a  Paolo  IV.  V.  Memorie 
storico-critiche  della  vita^  e  delle 
opere  di  Gio.  Pier  Luigi  da  Pale- 
strinaj  Roma  1828,  compilate  dal 
dotto,  e  benemerito  d.  Giuseppe 
Baini ,  direttore  e  camerlengo  del 
collegio  de' cappellani  cantori  Ponti- 
ficii. Non  è  però  il  Canto  che  faccia 
la  messa  solenne ,  ma  solo  l' assi- 
stenza del  diacono,  e  del  suddiacono, 
siccome  tratta  il  Sarnelli  nelle  sue 
lettere,  tom.  Vili,  p.  87,  soggiun- 
gendo col  Baronio,  che  la  messa 
privata  incominciò  verso  V  anno 
4 1 8,  celebrandosi  prima  solennemen- 
te. Non  sempre  per  altro  gli  eccle- 
siastici adoperavano  il  Canto,  come 
oggi  praticano  diversi  Ordini  reli- 
giosi. 

Anche  s.  Francesco,  e  s.  Domenico 
fecero  adottare  ai  frati  loro  il  Canto 
ecclesiastico,  ch'era  già  praticato  non 
tanto  presso  il  clero  secolare,  quanto 
presso  i  monaci  in  Italia  e  nelle 
Spagne,  come  si  vede  negli  antichi 
libri  coraU  dei  secoli  XIII,  XIV,  e 
XV  di  ambedue  le  religioni,  e  co- 
me piti  è  dimostrato  dal  canto  de- 


CAN 
gli  iifficii  propri  de*  primi  santi  di 
quei  duo  Ordini,  nel  quale  si  segue 
precisamente  la  natura,  e  la  pro- 
prietà del  Canto  diatonico  grego- 
riano, e  de' suoi  modi.  Gli  agosti- 
niani fecero  altrettanto,  ed  i  serviti 
seguirono  le  comuni  pedate,  come 
si  rileva  egualmente  dai  libri  corali, 
e  dalle  rispettive  maniere  tratte  dal- 
le antiche.  I  religiosi  di  s.  Brigida, 
ossia  del  ss.  Salvatore,  secondo  i 
meglio  istruiti,  furono  i  piìi  antichi, 
che  usassero  in  luogo  del  Canto 
gregoriano,  la  recita,  o  declamazio- 
ne stentata,  sopra  due,  o  tre  corde, 
nei  divini  ufficii.  Dipoi  lo  furono  i 
teatini ,  i  teresiani ,  in  seguito  i  cap- 
puccini ,  ed  in  fine  i  chierici  regolari 
minori,  tutti  Ordini  senza  Canto. 

Aveva  s.  Francesco  di  Paola  per- 
messo a'  suoi  frati  paolotti ,  nella 
prima  regola,  il  Canto  dei  divini 
ufficii;  ma  tolto  questo  nella  secon- 
da, permise  soltanto  quello,  che  so- 
miglia al  compitare ,  senza  alcuna 
nota.  Però  da  tale  dissonanza  venen- 
do noia  ai  fedeli ,  soliti  ad  udire  il 
Canto  gregoriano ,  per  le  suppliche 
d'un  zelante  religioso  paolotto,  Be- 
nedetto XIV  colla  costituzione,  Ilo- 
manusy  de' 22  gennaio  1754,  presso 
il  toni.  IV,  p.  181  del  suo  Bollano, 
ordinò  tanto  ai  frati ,  che  alle  mo- 
nache paolottc,  che  nel  coro,  e  nelle 
altre  funzioni,  usassero  del  solo  Can- 
to gregoriano. 

Il  Canto,  unito  alla  modestia  e 
alla  pietà,  è  utilissimo,  perchè,  co- 
me si  legge  presso  Giustino  Martire, 
desta  religiosi  dcsiderii,  tempra  le 
passioni ,  innalza  la  mente  a  Dio,  e 
produce  altri  ottimi  effetti.  Certo 
turco,  primogenito  d'un  pascià,  bat- 
tezzalo in  Milano  da  s.  Carlo,  inter- 
rogato (piai  cosa  r  avesse  mosso  ad 
abbandonare  l'alcoiano,  per  abbrac- 
ciare il  vangelo,  risposo,    essere  ciò 


CAN  17 

stato  dall'  aver  udito  passeggiando 
un  giorno  in  Ragusa  vicino  al  nio- 
nistero  de'  benedettini ,  la  melodia 
dell'  organo,  e  la  soavità  del  Canto 
ecclesiastico.  Per  cui  egli  disse  fra 
sé  :  non  è  mai  possibile,  che  sia 
falsa  una  rehgione ,  la  quale  cosi 
soavemente  loda  il  suo  Dio.  Alcuni 
missionarii  ad  ammansare  i  selvaggi 
americani,  e  tirarli  alle  loro  istru- 
zioni, non  hanno  ritrovato  mezzo 
migliore,  che  quello  di  usare  il  suo- 
no de'flauti:  fenomeno,  che  confer- 
ma, come  osserva  Bergier,  quanto 
valga  la  musica  a  preparare  l'animo 
ai  buoni,  ed  ai  cattivi  costumi. 

P^.  l'articolo  Caivtori,  e  il  Saggio 
storico  teorico  pratico  del  Canto 
gregoriano  _,  o  romano  per  istru- 
zione degli  ecclesiastici y  del  p.  d. 
Pietro  Alfieri,  oblato  camaldolese, 
Roma  i835.  Esso  avverte  nella  sua 
conclusione,  che  per  l'esatta  esecu- 
zione dee  distinguersi  colla  voce  il 
Canto  del  giorno  solenne  e  festivo, 
da  quello  feriale,  e  che  quantunque 
tal  Canto  si  segni  colle  medesime 
note ,  pure  quanto  più  il  giorno 
sarà  solenne,  tanto  più  dovrà  soste- 
nersi la  voce  nel  cantare,  non  però 
con  abbellimento,  ma  con  dignità 
e  gravità,  quale  appunto  si  convie- 
ne alla  maestà  del  venerando  luogo 
santo  ;  avendo  presenti  inoltre  gli 
statuti  autorevoli  de' padri,  in  forza 
de' quali  si  osserva  la  vera  maniera 
di  eseguire  il  Canto,  usata  sino  dai 
primordii  del  cristianesimo.  Cosiffat- 
ti istituti  dal  beato  Cardinal  Tom- 
masi  furono  ricavati  da  un  antifo- 
nario di  s.  Gregorio  Magno,  di  rito 
monastico,  probabilmente  del  secolo 
XI,  ed  appartenente  alla  famigerata 
biblioteca  del  monistero  di  s.  Gallo 
nella  Svizzera,  f^.  Alfieri  alla  p.  124. 
Remigio  Carré  scrisse:  Le  maitre  des 
iwviccs  dans  l'art  de  chantcrj  il  p. 


\OL.    vili. 


i8  CA,N 

Martini  Storia  della  musica  ^  Bolo 
giìa  1757,  Franchino  Gafor  di  Lodi, 
Practica  musiccej  Mediolani  1496, 
Elia  Amato,  T  Uso  di  cantare  nel 
coro  scambievole^  quanto  sia  antico 
nella  Chiesa,  fra  le  sue  lettere  eru- 
dite, Genua  1714»  P^r.  H,  p.  107, 
Martino  Gerberto  De  cantu,  et  musi- 
ca  sacra  a  prima  Ecclesia  cetate, 
tom.  II,   1774- 

CANTORBERY.  Città  metropoli- 
tana d' Inghilterra ,  nella  contea  di 
Rent,  di  cui  era  capitale,  quando 
tal  contea  avea  il  titolo  di  regno, 
chiamata  anche  Durovernum  e  Can- 
tuaria.  Giace  sulla  riva  dello  Stour 
in  una  fertile  e  deliziosa  vallata,  e 
la  sua  figura  é  ovale,  servendo  i 
suoi  antichi  bastioni  pel  passeggio. 
Cantorbery  esisteva  fino  dal  tempo 
dei  romani,  ed  ancora  esistono  i  gran- 
diosi avanzi  de'  loro  edificii.  Fu  re- 
sidenza dei  re,  durante  la  domina- 
zione de'  sassoni ,  fino  al  regno  di 
Etelberto,  che  vi  fece  dimora  sino 
al  796.  In  progresso  di  tempo  que- 
sta celebre  città  andò  soggetta  a  di- 
versi incendii.  Ora  è  capo  luogo 
della  contea  di  Rent.  Il  suo  arci- 
vescovo anglicano  é  il  primate  di 
tutta  l'Inghilterra,  e  il  primo  fra  i 
pari  del  regno,  fino  da  Odoardo  I 
godendo  la  prerogativa  di  coronare  il 
re.  Le  sorgenti  minerali  di  Cantor- 
bery sono  assai  frequentate,  e  pre- 
sentano un  miscuglio  di  materie  sul- 
furee e  ferruginose. 

I  sassoni,  gU  angli  ed  i  juti,  popoli 
idolatri  deJIa  Germania,  essendo  pas- 
sati neir  isola  de'  bretoni,  li  costrin- 
sero a  ricoverarsi  nelle  montagne. 
Erano  già  passati  circa  cinquanta 
anni  dacché  costoro  divennero  pa- 
droni di  quella  contrada,  quando 
piacque  a  Dio  di  far  risplendere  ai 
loro  occhi  la  luce  del  vangelo.  San 
Gi'egorio  I,  che  innanzi  dì  ascendere 


CAN 

la  cattedra  apostolica  avea  formato 
il  disegno  di  andar  egli  stesso  ad 
annunziare  a  quelle  genti  la  fede, 
v'  inviò  s.  Agostino ,  priore  allora 
del  monistero  di  s.  Andrea  di  Roma, 
dandogli  per  compagni  alcuni  reli- 
giosi. Appena  s.  Agostino  pose  piede 
in  Inghilterra,  si  rivolse  ad  Etelber- 
to re  di  Rent,  che  risiedeva  in  Can- 
torbery, come  al  più  potente  de'  set- 
te sovrani  dell'  e|Dtarchia  e  che  pur 
avea  qualche  barlume  del  cristiane- 
simo, mercè  il  suo  matrimonio  con 
Berta  cristiana ,  diretta  dal  vescovo 
Luidardo,  che  aveva  condotto  da 
Parigi.  S.  Agostino  ottenne  il  per- 
messo di  predicare,  e  dallo  stesso 
re  fu  invitato  a  fermarsi  co'  compa- 
gni a  Cantorbeiy,  capitale  de'  suoi 
stati,  assegnandogli  rendite  per  vi- 
vere. Indi  i  missionarii  passarono 
nell'  antica  chiesa  di  s.  Martino,  che 
i  bretoni  aveano  abbandonata,  ed 
ivi  celebravano  i  divini  uffizii ,  an- 
nunziavano la  divina  parola,  e  am- 
ministravano i  sacramenti.  Mediante 
lo  zelo  di  questi  sacri  ministri  un 
gran  numero  di  gente  ricevette  il 
battesimo.  In  appresso  s.  Agostino 
venne  da  Vigilio  d'  Arles  consagrato 
vescovo  verso  il  597,  e  poscia  bat- 
tezzò lo  stesso  re  Etelberto,  che  si 
mostiò  zelatore  della  fede,  si  col  fa- 
cilitare la  conversione  de'  suoi  sud- 
diti, e  sì  colla  generosità  nell'  erige- 
re la  cattedrale  di  Cantorbery,  che 
da  tempio  degl'idoli  venne  da  s.  Ago- 
stino consagrata  a  s.  Pancrazio.  Fon- 
dò pure  il  re  fuori  le  mura  della 
città  il  monistero  de'  ss.  Pietro  e 
Paolo,  il  primo  il  quale  siasi  fabbri- 
cato in  Inghilterra,  che  prese  poi  il 
nome  di  s.  Agostino,  e  divenne  cele- 
bre abbazia,  venendo  da  Alessandro 
II,  nel  1067,  conceduto  a' suoi  ab- 
bati l'uso  della  mitra,  allora  non 
comune  che  ai  vescovi. 


CAN 

Nell'anno  600,  s.  Gregorio  I  man- 
dò il  pallio  a  s.  Agostino,    colla  fh- 
[tfoltìi  di  ordinare  dodici  vescovi,  sui 
[iiali  egli  avrebbe   il  diritto  di  me- 
ropolitano.  GÌ'  ingiunse  altresì  di  or- 
inare un  vescovo  a  Yorck,  dopo  la 
m versione  di  que'  popoli.  Per  la  qual 
mversione  avea  anzi  mandato  altri 
lissionarii  con  addobbi  per  le  chie- 
paramenti,  e  vasi  sagri,  reliquie  e 
ran  numero  di  libri;  e  l'autorizzò  di 
largii  anche  dodici  sufiraganei,  e  di 
ìve  altrettanto  per  Londra.  Senonchè 
'ticolari  circostanze  obbligarono  in 
ippresso    s.  Agostino   a    fare   alcuni 
mgiamenti  nella  esecuzione  di  que- 
lli ordini;    perocché  consagrò  i  suoi 
liscepoli    s.    Mellito    in    vescovo    di 
-ondra,  o  de'sassoni  orientali,  e  Giu- 
in  vescovo  di  Rochester,  essendo 
la  investito  delle  dignità   di  legato, 
metropolitano  della  Brettagna.  Fra  le 
Jtruzioni  dal  Pontefice  date  a  s.  Ago- 
tino,  eravi  quella  di  stabilire  la  sua 
;de  in  Londra,  come  la  più  antica 
atta  cristiana  dell'  isole  d' Inghilter- 
perchè    sebbene    il    santo    venga 
)nsiderato  l' apostolo  di  quelle  con- 
rade, la  fede  era  stata  abbracciata 
[dagl'  inglesi ,    secondo    V  opinione   di 
ilcuni  autori,  per  la  predicazione  di 
riuseppe    d' Arimatea  ,    discepolo  di 
esìi  Cristo.  Ma  sia  eh'  egli  non  giu- 
[dicasse    a  proposito   di  rendere  que- 
[«to  onore  ad  una  città,  che  non  avea 
bastantemente  rispettala  la  religione 
»er  conservarla ,   o  per  riprenderla , 
tia  eh'  egli    volesse    dare    questo  di- 
estintivo    al  re  che    avea  convertito , 
fissò  la  sua  sede  in  Cantorbery,  pre- 
ferendola  a  Londra ,   onde    divenne 
Cantorbery   metropoli  di  tutta  l'In- 
ghilterra, e,  secondo    Commanville, 
ebbe  sulTraganci  i  vescovi  di  Londra, 
Vinchcster,    Dorchester,    Rochester, 
Eli,  Norvic,  Duumvic,  Pcterboroug, 
Lincolne,  Dorcester,  Lexcester,  Li- 


CAN 
chiìeld,  Vorchester,  Hereford,  Girne 
ster ,  Oxford ,  Chichester ,  Svolsci , 
Salisbury,  Sresbury,  Viton,  Excester, 
Devonshire,  Cornovailles,  Wels,  Bri- 
stol, Landaf,  s.  Davis,  Caerlcon,  Land- 
Patern,  Bangor,  Vict-Isle  e  s.  Asaph. 
Molte  però  di  colali  sedi  in  progres- 
so di  tempo  furono  nelle  altre  in- 
corporate. 

S.  Agostino  riposò  nel  Signore 
r  anno  6o4 ,  ma  prima  di  morire 
volle  darsi  vm  successore  nella  sede 
di  Cantorbery,  affine  di  non  lasciare 
una  chiesa  nascente  priva  di  un  buon 
pastore.  Pose  quindi  gli  occhi  sopra 
s.  Lorenzo ,  uno  di  quelli ,  che  lo 
avevano  accompagnato  in  Inghilter- 
ra. Questi  governò  tal  chiesa  sino  al 
619.  Il  corpo  di  s.  Agostino  fu  posto 
in  disparte  sino  all'  intiera  costiaizio- 
ne  della  chiesa  di  s.  Pietro  e  Paolo, 
che  Elelberto  faceva  innalzare,  per- 
chè servisse  di  sepoltura  ai  re,  ed  agli 
arcivescovi  di  quella  metropolitana. 
Molti  arcivescovi  di  Cantorbery  ono- 
rarono quest'  illustre  sede  coi  loro 
scritti,  colle  loro  virtù,  e  coi  soffer- 
ti martirii;  ma  i  più  mirabili,  e  de- 
gni di  special  menzione,  sono  i  se- 
guenti :  S.  Mellito  vescovo  di  Lon- 
dra, che  gettò  la  prima  fondamenta 
di  s.  Pietro  a  Londra ,  e  del  moni- 
stero  di  s.  Pietro  di  Westminster, 
e  successe  a  s.  Lorenzo  sulla  sede 
di  Cantorbery ,  reggendola  sino  al 
629,  in  cui  s.  Giusto  di  Rochester, 
altro  discepolo  di  s.  Agostino,  gli  fu 
eletto  a  successore.  Ricevette  egli  il 
pallio  dal  Papa  Bonifacio  V ,  e  s. 
Paolino  primo  arcivescovo  di  Yorck 
fu  da  lui  consagrato.  Morto  nel  63 o, 
s.  Onorato,  uno  dei  missionarii  s[)e- 
diti  da  s.  Gregorio  I,  fu  fatto  arci- 
vescovo di  Cantorbery  ed  il  Ponte* 
fìce  Onorio  I  gli  mandò  il  pallio,  e 
gli  scrisse ,  che  quando  le  sedi  di 
Yorck  e  Cantorbery  fossero  vacanti. 


.9.0  CA.N 

il  superstite  de' due  arcivescovi  do- 
vesse consagrare  la  persona,  che  fosse 
stata  canonicamente  eletta.  Da  ciò 
si  deduce,  che  l'autorità  data  a  s. 
Agostino  da  Papa  s.  Gregorio  I  sui 
vescovi  dell'  Inghilterra,  fosse  un  pri- 
vilegio personale.  Tuttavolta,  sebbe- 
ne Offa ,  re  de'  merciori ,  ottenesse 
dal  Pontefice  Adriano  I ,  il  privile- 
gio di  metropoli  per  la  sede  di 
Litchfield,  con  sei  suffraganei,  sette 
anni  dopo  s.  Leone  III  rimise  que- 
sti vescovi  sotto  la  metropoli  di  Can- 
torbery ,  e  Ladulfo  vescovo  di  Lit- 
chfield rinunziò  alla  dignità  episco- 
pale, onde  la  primazia  su  tutta  l'In- 
ghilterra fu  attribuita  all'arcivescovo 
di  Cantorbery.  SuU'  essere  l'arcivesco- 
vo di  Cantorbery  legato  nato  della  San- 
ta Sede,  oltre  quella  di  Yorck,  veggasi 
la  costituzione  di  Onorio  I,  Suscepit 
^  vestrae,  an.  628,  presso  il  Bull.  rom. 
tom.  I,  p.  108,  quella  di  s.  Leone  III, 
Pontificali  discr elioni 3  an.  802,  ibid. 
1 60 ,  Provinciale  seu  constitutiones 
Angliae,  continens  const.  provincia- 
les  XIV y  Archiep,  Cautauriensiurn 
cum  adnotat.  Gud.  Lyndwood  Oxon. 
1679,  Matth.  Parker,  De  antiqui- 
tate  Britannicae  ecclesiae^  et  privi- 
legiis  ecclesiae  cantuariensis  3  cura 
Sam.  Drake,  Londini  1729. 

Di  questa  chiesa  fu  consagrato  ve- 
scovo, nel  &^% ,  in  Roma  da  Papa 
Vitaliano,  s.  Teodoro  greco,  che  si 
rese  celebre  anche  pel  suo  canone 
penitenziale,  e  che  mori  l'anno  690. 
Gli  successe  s.  Britualdo,  che  lasciò 
di  vivere  nel  712.  S.  Odone  vesco- 
vo diWilton,  nel  942,  fu  trasferito 
all'  arcivescovato  di  Cantorbery  ad 
onta  della  sua  virtuosa  ripugnanza, 
terminando  di  vivere  nel  961.  Fu 
cognominato  Odone  il  Buono.  Ad 
onta  del  suo  mirabile  rifiuto,  s.  Dun- 
stano  ne  occupò  la  sede  dopo  san 
Odone,  ed  il  Pontefice  Giovanni  XIII, 


CAN 
che  avea  per  lui  grande  stima ,  Io 
fece  legato  della  Santa  Sede,  digni- 
tà che  usò  nel  ristabilire  la  discipli- 
na, e  nel  fare  saggi  regolamenti,  mo- 
rendo santamente  nel  987.  All'  ar- 
civescovo Alfrico  si  diede  in  succes- 
sore s.  Elfeago  vescovo  di  Winche- 
ster, il  quale  si  recò  a  Roma  a  ri- 
cevere il  pallio,  e  pati  il  martirio 
nel  IO  12.  S.  Anselmo  d'Aosta  fu 
nominato  dopo  Lanfranco  in  arci- 
vescovo di  Cantorbery ,  nel  1 09^  , 
non  ostante  la  sua  resistenza,  e  solo 
accettò  colla  condizione,  che  fosse  ri- 
conosciuto Urbano  II  per  Papa  le- 
gittimo, dal  quale  poi  ebbe  il  pallio. 
Ma  vedendo  la  persecuzione,  che  il  re 
faceva  alla  chiesa  di  Cantorbery,  di- 
sperando di  poter  rimediare  agli  abu- 
si, usci  dall'Inghilterra,  e  nel  1098 
si  recò  presso  il  Pontefice  Urbano  li 
in  Roma,  ricevendo  alloggio  nel  suo 
palazzo.  Convocato  però  da  quel  Pon- 
tefice in  Bari  un  concilio  per  la  riu- 
nione de' greci,  volle,  che  s.  Anselmo 
vi  assistesse,  e  colla  sua  dottrina,  ed 
eloquenza  fece  ammutoliie  le  argo- 
mentazioni de'  greci,  perorando  di 
poi  la  causa  del  re  d' Inghilterra , 
che  il  concilio  voleva  scomunicare. 
Ciò  produsse  l'ammirazione  in  tutti, 
e  gli  diede  campo  di  assistere  anche 
al  concilio  adunato  in  Roma  nel 
1099.  Montato  sul  trono  Enrico  I, 
richiamò  in  Inghilterra  il  s.  arcive- 
scovo, che  assicurò  sul  capo  di  lui 
la  vacillante  corona.  Però  sconoscen- 
te ai  benefizii ,  voleva  costringerlo 
a  ricevere  l' investitura  della  sua  di- 
gnità, ed  a  rendergli  omaggio  per 
la  sua  sede;  ma  s.  Anselmo,  reca- 
tosi dal  Pontefice  Pasquale  II,  con- 
dannò di  nuovo  le  investiture  eccle- 
siastiche. Se  non  che  accomodatesi 
queste  cose,  fece  ritorno  in  Inghil- 
terra, e  morì  nel  1109.  S.  Tom- 
maso  Becket   fu   prima    canceUiere 


CAN 

d'InghilteiTa    del    re  Enrico  II,    il 
quale,  ad  onta  delle  sue  rimostranze, 
nominollo,  nel  1 1 6 1 ,  a  succedere  nel- 
r  arcivescovato  di  Cantorbery  a  Teo- 
baldo. Pure  solo  nel   1162  si  piegò 
air  autorità  del  Cardinal  di  Pisa  le- 
gato apostolico ,    ricevendo    il  pallio 
da  Alessandro  III,  per  mezzo  di  Gio- 
vanni di  Salisbury,  esercitandosi  in 
tutte  le  virtù  ;  ma  presto,  come  avea 
preveduto,  dovette  opporsi  alle  ves- 
sazioni del  re ,    contro  l' immunità  , 
e  disciplina  ecclesiastica.  Allora  ma- 
nifesta si  fece  la  persecuzione,  per  cui 
ne  rimase  vittima  illustre.  Esiliati  fu- 
rono per  opera  del  re  i  suoi  parenti, 
e  gli  vennero  confiscati  i  beni.  Ales- 
sandro III  pose  a  mediatore  il  re  di 
Francia  ;  ma  la  pacificazione  apparen- 
temente si  ottenne  meglio  a  mezzo 
dell'  arcivescovo  di  Sens.  Finalmen- 
te i  nemici  dell'arcivescovo,  eh'  era- 
no stati  colpiti   dalle  censure,   dopo 
il  suo  ritorno  a  Cantorbery,  lo  calun- 
niarono appo  il  re,  il  quale  pieno  di 
sdegno  esclamò:    >»  possibile  che  fra 
«  tante  persone  da  me  ricolmate  di 
>»   benefizii  non  siavi,  chi  mi  vendi- 
>»  chi  d' un  prete,  che  turba  il  mio 
»  regno  *'  ?  Ciò  bastò    perchè  quat- 
tro gentiluomini   della  sua    corte    si 
recassero  a  Cantorbery,  e  niente  at- 
territi  dalla  dolcezza    del  santo,    lo 
assassinassero  nella    cattedrale  ai  29 
dicembre    del    1170.    La    nuova  di 
questo  sacrilegio    fece  stupire ,  e  ri- 
colmò   di  dolore  i  principi  cattolici, 
e  tutta  la  cristianità.  Lo  stesso  En- 
rico II  si  mostrò  im  vero  penitente, 
dolentissimo  del  barbaro  avvenimen- 
to, e  riparò  a   tutti  i  mali,  che  avea 
fatto  alla  Chiesa.  Un  altro  santo  ar- 
civescovo   di    Cantorbery    fu   s.  Ed- 
mondo ,  disegnato  da  Gregorio  IX , 
eletto  dal  capitolo,  approvato  dal  re 
Enrico  III,    e  confermato  dal  Papa 
nel   1234.    Egli    se    ne   mostrò  ben 


CAN  21 

degno,  e  pubblicò  le  sue  costituzio- 
ni divise  in  trentasei  canoni,  per  to- 
gliere gli  abusi,  che  regnavano  mas- 
sime nel  clero,  e  spirò  placidamente, 
nel   1242. 

Nel  1429  il  Sommo  Pontefice  Mar- 
tino V  riprese  l'arcivescovo  di  Can- 
torbery, perchè,  arrogandosi  l'auto- 
rità Pontificia,  aveva  istituito  nel- 
r  Inghilterra  una  specie  di  giubileo, 
eguale  a  quello  dell'anno  santo  ce- 
lebrato dai  Pontefici  senza  interru- 
zione, da  Bonifacio  VIII  in  poi,  con- 
cedendo a  coloro,  che  avessero  visi- 
tato la  cattedrale  di  Cantorbei-y,  le 
medesime  indulgenze  de'  romei,  cioè 
di  quelli,  che  recansi  a  Roma  nei 
giubilei  universali. 

Allorquando  Enrico  Vili  mandò 
in  bando  dall'  Inghilterra,  verso  il 
i534,  la  religione  cattolica,  trova- 
vasi  arcivescovo  di  Cantorbery  Tom- 
maso Cranmer,  che  fingendosi  di 
seguire  le  dottrine  di  Lutero,  per 
favorire  le  passioni  del  re,  il  suo 
primo  atto  di  giurisdizione,  dopo 
essere  stato  innalzato  alla  primaria 
dignità  della  chiesa  del  regno,  fu  di 
pronunziare  la  sentenza  del  divorzio 
fra  Enrico  Vili,  e  Caterina  di  A- 
ragona,  senza  curare  l'appellazione 
della  regina  alla  Santa  Sede,  e  di 
confermare  il  matrimonio  seguito  di 
Anna  Bolena,  onde  fu  fatto  primo 
arcivescovo  protestante  di  Cantor- 
bery. Enrico  Vili,  dopo  essersi  se- 
parato dalla  comunione  della  Chie- 
sa, e  di  Papa  Clemente  VII,  discac- 
ciò i  monaci  dalla  celebre  abbazia 
di  s.  Agostino  presso  Cantorbery , 
s*  impossessò  dei  loro  beni ,  nonché 
di  quelli  della  sede  vescovile,  ascen- 
denti ad  una  rendita  di  circa  tre- 
cento sessanta  mila  lire. 

La  chiesa  cattedrale,  dedicata  al- 
l'arcivescovo e  martire  s.  Tomma- 
so, edificata    in    forma    di    doppia 


■22  CAN 

i'ioce,  e  uno  «lei  |ùà  bolli  edifizii 
del  paese  per  vastità  e  ricchezza , 
composta  di  vaiii  pezzi  di  architet- 
tura, i  piti  antichi  de' quali  rimon- 
tano al  secolo  XII.  Vi  primeggiavano 
la  cappella,  e  la  tomba  di  s.  Tom- 
maso, e  vi  si  ammiravano  soprattutto 
le  belle  statue  di  marmo,  ed  alcune 
anche  di  argento  massiccio  dalla  pie- 
tà de' fedeli  ivi  consagrate  a  Dio. 
Ma  la  riforma  religiosa  tutto  vi  tol- 
se, onde  questo  tempio  non  è  più 
che  l'ombra  di  quello  ch'era  prima 
del  fatale  cambiamento  di  religione. 
Delle  limosine  di  questa  chiesa  vi- 
veva la  madre  del  Pontefice  Adria- 
no IV,  l'unico  Papa  della  nazione 
inglese:  ciò  che  dimostra  il  sublime 
disinteresse  di  lui  verso  i  congiunti. 
Papa  Adriano  V,  nipote  d'  Inno- 
cenzo IV,  era  stato  arcidiacono  di 
Cantorbery. 

Varii  sono  i  concilii,  che  si  ce- 
lebrarono in  Cantorbery  ,  de'  quali 
diamo  la  seguente  indicazione.  Il 
primo  fu  tenuto  nell'anno  6o5,  da 
s.  Agostino  apostolo  di  Inghilterra, 
e  primo  arcivescovo  di  questa  chie- 
sa, alla  presenza  del  re  Etelberto, 
della  regina  Berta,  e  del  loro  figlio 
Eodbaldo,  e  vi  si  confermò  la  fon- 
dazione dell'abbazia  di  s.  Pietro,  e 
s.  Paolo,  che  poi  prese  il  nome  di 
s.  Agostino,  la  prima  che  sia  stata 
edificata  in  Inghilterra.  Vi  si  trat- 
tò anche  sulla  celebrazione  della  fe- 
sta di  Pasqua  di  Risurrezione.  Reg. 
tom.  XIV.  Labbé  tom.  V.  Arduino 
tom.  III. 

Il  secondo  concilio  venne  cele- 
brato nell'anno  7 5 7,  per  ordinare  la 
festa  di  s.  Bonifazio,  e  suoi  compa- 
gni martiri.  Àng.  tom.  I. 

Il  terzo  adunossi  nel  788,  ovve- 
ro nel  796,  per  l'immunità  eccle- 
siastica. Spelm.  Condì.  Angl.  tom.  I. 
Evvi  chi  ne  riporta  un  altro,  celebrato 


CAN 
neU'Sao,  sotto    l'arcivescovo    Wal- 
fredo,  e  Beornulfo  re  de'  merciori. 

Il  quarto  l'anno  891,  sopra  la 
disciplina  di  Odoardo  //  Vecchio , 
re  d' Inghilterra,  per  ottenere  che 
fosse  levato  l'interdetto,  pronunzia- 
to dal  Pontefice  Formoso  contro  il 
regno;  ma  questo  concilio  è  incer- 
to. Reg.  XXIV.  Labbé  tom.  IX. 
Arduino  tom.  VI. 

Il  quinto,  nel  969,  fli  tenuto  da 
s.  Dustano  arcivescovo  di  Cantor- 
bery sotto  il  re  Edgardo,  il  quale 
diede  prove  del  suo  zelo,  parlando 
suir  inosservanza  della  disciplina  in 
alcuni  chierici,  e  sulla  loro  condot- 
ta. La  pietà  del  re,  che  nella  sua 
persona  riunì  tutta  la  monarchia 
inglese,  secondato  dal  santo  arcive- 
scovo, fece  decretare  in  questo  con- 
cilio savissimi  canoni.  K.  Diziona- 
rio de^  Concila^  Venezia  1789, 
p.  75. 

Il  sesto  fu  convocato  nel  991, 
sulla  disciplina,  ed  il  re  Etelredo 
II  stabili  de'  monaci  invece  di  chie^ 
rici  nella  cattedrale  di  Cantorbery, 
concedendo  loro  molti  beni  e  pri- 
vilegi. Angl.  tom.  I. 

Il  settimo  si  tenne  l'anno  1189, 
per  l'elezione  dell'arcivescovo  di 
Yorck.  Ang.  tom.  I. 

L'ottavo  nel  1 193,  per  la  elezione 
dell'arcivescovo  di  Cantorbery ,  pel 
quale  motivo  n'era  stato  celebrato 
precedentemente  un  altro  in  Lon- 
dra. Angl.  tom.  I. 

Il  nono,  nel  1220,  per  la  trasla- 
zione del  corpo  dell'  arcivescovo  s. 
Tommaso.  Ang.  tom.  I. 

Il  decimo  fu  celebrato  nell'anno 
1222.  Ibid.  Vuoisi  che,  nel  i2  36, 
s.  Edmondo  ne  celebrasse  un  altro, 
ove  pubblicò  alcune  costituzioni  si- 
nodali. 

Il  decimo  primo,  nel  1257,  so- 
pra la  disciplina.  Ibid. 


GAN 

11  decima  secondo  venne  aduna- 
to, nel   1269.  ^figl-  tom.  II. 

Il  decinioterzo  si  celebrò, nel  1272, 
ed  in  esso  si  accordarono  le  decime 
al  re  Odoardo  I.  Ibid. 

Il  decimoquarto  fu  convocato,  nel 
1 3  I  I ,  contro  i  templarii  condannati 
in  quello  di  Vienna.  Ibid. 

Il  decimoquinto,  nel    i3i8,  Ibid. 
11  decimosesto,  nel   1821.  Ibid. 
Il  decimosettimo    nel   i323,    che 
altri  vogliono  tenuto  in  Londra.  Ibid. 
Il  decimo  ottavo,  nel   1 326.  Ibid. 
Nel   i34i   si  crede,  che  ne  celebras- 
se  uno    Giovanni    Stetfold,    contro 
quelli,  che  sollecitano  i  benefizii  in- 
nanzi la  morte  del  possessore. 

11  decimonono,  nel  i344>  sopra 
la  disciplina  ecclesiastica.  Ibid. 

Il  ventesimo,  nel  1 345 ,  egual- 
mente sulla  disciplina.  Ibid. 

Il  ventesimo  primo ,  nel  1 347* 
Ibid. 

Il  ventesimo  secondo,  nel  i356, 
pure  sopra  la  discipUna.  Ang.  t.  III. 
11  ventesimo  terzo,  nel  i362,  a- 
dunato  dall'arcivescovo  Simone  Istip, 
contro  le  profanazioni  delle  feste  ^ 
ne*  quali  giorni  si  tenevano  mercati, 
ed  adunanze  profane,  frequentando- 
si più  le  osterie,  che  le  chiese,  per 
cui  si  commettevano  dissolutezze,  e 
da  vasi  occasione  a  gravi  risse.  T.  XI , 
de   Condì,  p.    io33. 

Il  ventesimo  quarto,  l'anno  1376, 
sopra  la  disciplina.  Ang.  tomo  III. 
11  ventesimo  quinto,  l'anno  1877, 
egualmente  sulla  disciplina.  Ibid. 

Il  ventesimo  sesto,  nel  1 899,  du- 
rante l'esilio  dell'arcivescovo  Tom- 
maso d^Arundel ,  sulla  riforma  dei 
costumi,  e  sopra  i  lamenti  del  cle- 
ro, oppresso  dagli  inviati  dell'anti- 
papa, e  dai  ministri  regi.  F.  Rinaldi, 
al  detto  anno.  Il  Lenglet  ne  regi- 
stra mi  altro  celebrato  nel  i38o. 
Angl.  tomo  HI. 


Il  ventesnno  settmio,  nel  1419» 
contro  un  mago.  Reg.  XXIX.  Lab- 
bé  tomo  XII. 

11  ventesimo  ottavo,  l  anno  14^8, 
a  Londra  sopra  i  costumi-  AngL 
tom.   HI. 

Il  ventesimo  nono,  nel  1 4^9,  so- 
pra la  disciplina,  e  per  l' aumento 
delle  rendite  de'  piccoli  vicariati. 
Labbé  tomo  XIII. 

Il  trentesimo,  nell'anno  i463;  ma 
fu  tenuto  in  Londra,  sopra  i  co- 
stumi. Ang.  tomo  III. 

CANTORE.  Con  questo  nome 
appellasi  per  eccellenza  il  maestro 
del  coro,  e  nelle  chiese  cattedrali,  è 
dignità  ecclesiastica  specialmente  in 
Sicilia,  dove  è  detto  ciantrOj  voce 
francese.  Fino  dai  primi  tempi  della 
Chiesa  i  cantori  erano  appellati  ca- 
nonici cantori,  cioè  registrati  nel  ca- 
none, o  catalogo  di  quella  chiesa, 
cui  servivano.  Siccome  poi  fu  isti- 
tuita in  ciascuna  cattedrale  la  scuo- 
la de'cantori,  quegli,  di'era  loro  pre- 
fetto, secondo  la  diversità  de'  tem- 
pi e  de'  luoghi,  fu  chiamato  canto- 
re ^  procenlore,  primicerio,  arcican- 
tore,  archiparaphonista,  protopsal- 
tes,  ed  anche  confessore.  I  concilii 
di  Colonia  del  1260,  e  del  i536 
diedero  al  Cantore  il  nome  di  cor- 
episcopo,  qual  capo  ed  intendente 
del  coro,  come  quegli,  che  secondo 
il  diritto  comune  dee  presiedere  al 
coro  con  giurisdizione  di  dirigere  ì 
cantori,  o  coristi,  e  di  correggere 
tanto  essi,  che  i  canonici,  allorquan- 
do recitano  in  coro  i    divini  uilìcii. 

Questo  prefetto  della  scuola  dei 
cantori  avea  un  altro  compagno  da 
lui  stesso  istituito,  e  mentre  il  pri- 
mo chiamavasi  cantor  vel  praecen- 
tor,  il  secondo  di  ce  vasi  siiccentorj  e 
dove  il  primo  appellavasi  primicerio 
(  Vedi  ),  l'altro  dicevasi  secondictrio, 
sebbene  in  altre  clùese  si  chiauiassO' 


ifs-  CAN 

piiniicerio  il  primo,  e  primicerio  il 
secondo  ;  in  altre  primicerio  il  pri- 
mo, e  cantore  il  secondo.  Dice  il 
Macri  alia  parola  Cantar ^  che  ad 
esso  tocca  distribuire  le  antifone,  le 
lezioni,  le  profezie  ec.  Portava  poi 
il  bastone,  la  verga,  o  lo  scm'isco , 
non  solo  qual  segno  di  autorità  e 
per  contenere  il  coro,  e  regolare  la 
salmodia,  come  oggi  fanno  i  maestri 
di  cappella  nel  solfeggio,  ma  per 
avvertire  i  fedeli  di  comportarsi  con 
modestia  nella  casa  di  Dio,  nonché 
per  correggerne  i  trasgressori,  e  far 
rispettare  ad  ognuno  il  proprio  do- 
vere e  r  ordine.  In  alcune  chiese  i 
cantori  passeggiavano  col  bastone 
in  mano  durante  Tufììziatura,  ne  il 
deponevano  che  al  canto  del  vange- 
lo; e  nella  chiesa  di  s.  Gio.  Battista 
in  Malta ,  in  certi  giorni  solenni, 
quattro  cantori  assistevano  in  coro 
vestiti  di  piviale,  tenendo  in  mano 
bacoli  di  argento,  lavorati  in  forma 
di  bordoni  ;  cerimonia  ,  che  prati- 
cossi  eziandio  in  alcune  chiese  di 
Francia.  In  quelle  poi  di  Sicilia  in 
cui,  come  dicemmo ,  il  cantorato  è 
dignità  canonicale,  nelle  processioni 
e  nelle  solennità  il  Cantore  porta- 
va in  mano  un  bastone  di  argento. 
Una  bacchetta  d'  argento  portava 
pure  in  tali  tempi  il  cantore  della 
cattedrale  di  Malta,  ch'era  la  terza 
delle  cinque  dignità  del  capitolo , 
ed  a  lui  toccava  preintonare  al  ve- 
scovo nel  canto  della  messa,  o  al 
vespero.  L'attuale  prefetto  della  mu- 
sica delle  basiliche,  collegiate  ed  al- 
tre insigni  chiese,  corrisponde  alla 
dignità,  ed  uffizio  di  cantore,  rego- 
lando il  canto  del  coro ,  e  dipen- 
dendo da  lui  tutti  i  cantori.  A  Pa- 
rigi il  Cantore  della  cattedrale  era 
la  seconda  dignità  del  capitolo,  e- 
sercitava  giurisdizione  sui  maestri , 
e  maestre   delle  scuole  della  città  e 


CAN 

luoghi  adiacenti,  nonché  sui  pensio- 
nati, e  ripetitori  dell'università. 

Nella  chiesa  cattedrale  di  Lione, 
nella  quale  i  canonici  erano  fregia- 
ti del  titolo  di  conte,  assai  veniva 
stimata  la  dignità  di  Cantore,  poi- 
ché salmeggiandosi  in  coro  con  ri- 
gorosa disciplina,  gravità  e  modestia, 
se  nel  canto  accadeva  un  casuale 
errore,  il  Cantore  subito  faceva  cen- 
no con  la  mano,  ed  allora  tutti  in 
perfetto  silenzio  uscivano  dal  coro, 
e  si  ritiravano  in  una  vicina  cap- 
pella, ove  privatamente  recitavano 
il  resto  delle  ore  canoniche.  Né  ivi 
i  canonici  si  ammettevano  nel  co- 
ro, se  non  sapevano  a  memoria  il 
salterio,  gli  inni  e  le  antifone  di  tut- 
to l'anno,  giacché  non  adoperava- 
no libri,  che  per  le  lezioni ,  e  nel 
mattutino  non  si  accendevano  lumi, 
nemmeno  all'altare,  ma  soltanto  e- 
ravi  un  lumicino  custodito  in  lan- 
terna ,  per  cantare  le  lezioni.  In 
molte  chiese  poi  della  Francia,  Fe- 
stuni  cantoris  si  chiamavano  quelle 
di  prima  classe,  perché  in  tali  gior- 
ni r  ufficiatura  in  coro  spettava  al 
cantore,  il  quale  distribuiva  le  an- 
tifone, le  lezioni  e  le  profezie;  co- 
me Festum  succentorìs ,  la  festa  di 
seconda  classe ,  perché  toccava  al 
sotto-cantore  fare  l' ufficio.  Alcune 
chiese  avevano  anche  1'  arcicantore 
(Fedi),  cioè  il  capo  de'  cantori,  di- 
gnità, eh'  era  anticamente  pure  nella 
basilica  di  s.  Pietro ,  e  se  ne  fa 
menzione  circa  l'anno  679  nel  Pon- 
tificato di  s.  Agatone.  Fra  i  greci 
poi  il  capo  de' cantori  si  chiamò 
archiparaphoìiista.  Ma  della  dignità 
del  Cantore,  delle  diverse  denomi- 
nazioni con  cui  fu  appellato,  delle 
sue  prerogative  ed  autorità,  trat- 
ta eruditamente  Pompeo  Sarnelli , 
lettera  XXVII,  nel  tomo  I. 

Spiega  egli  il  nome  di   confesso- 


CAN 
re,  col  quale  venne  talvolta  chia- 
mato il  Cantore ,  facendone  anche 
menzione  il  concilio  I  di  Toledo  al 
canone  IX,  mentre  il  verho  confi- 
icri  si  prende  nelle  memorie  eccle- 
siastiche alcuna  volta  per  significa- 
to di  laudare^  e  precisamente  nel 
salmo  IX  Confitehor  iibiy  Domine^ 
in  foto  corde  meo^  etc,  spiegano  Be- 
da,  ed  Ugone  Cardinale  laudaho 
tej  e  Io  stesso  Davide  disse  :  psallam 
nomini  tuo  y  Aids  si  me.  Di  piìi  i  canto- 
ri erano  detti  confessori  ,  perchè 
laudis  confessione  psallebant  Domi- 
no. Questi  salmisti,  o  cantori  inse- 
gnavano l'ordine  e  il  modo  di  re- 
citare il  divino  uffizio  alle  vedove, 
o  professe,  non  solo  ne'  monisteri , 
ma  eziandio  nelle  proprie  case ,  e 
perchè  non  vi  fosse  tanta  familia- 
rità tra  le  donne,  ed  i  chierici,  se- 
condo i  sagri  canoni ,  fu  vietato , 
che  niuna  vedova,  ovvero  professa , 
recitasse  le  orazioni  a  modo  di  an- 
tifona ,  ed  alternatamente  col  suo 
confessore  o  Cantore,  se  non  che  in 
presenza  del  vescovo ,  del  prete ,  o 
del  diacono. 

CANTORI.  Dacché  vi  fu  l'uffi- 
zio divino  nella  Chiesa ,  vi  furono 
certamente  dei  Cantori ,  ad  imita- 
zione di  quelli,  che  cantavano  le  lo- 
di del  Signore  nel  tempio  di  Geru- 
salemme, i  quali  giunsero  ne'  regni 
di  Davide  e  Salomone  fino  a  quat- 
tro mila.  De'  nostri  Cantori  fa  men- 
zione s.  Paolo  nell'epistola  ai  co- 
lossensi  cap.  3,  dicendo  :  «  docen- 
w  tes,  et  commonentes  vosmetipsos 
w  psalmis,  hymnis,  et  canticis  spiri- 
«  tualihus,  in  gratia  cantantes  in 
«  cordibus  vestris  Deo  ".  Lo  stesso 
comanda  agli  efesini,  nel  cap.  5,  a 
cui  in  oltre  prescrive  la  forma  del 
canto  ecclesiastico,  cioè,  che  al  can- 
to della  bocca  sieno  coi'rispondenli 
gli  alle  Ili  del  cuore,  anche  per  edi- 


CA.N  ?.5 

ficare  e  commovere  ù  pii  Sentimenti 
gli  ascoltanti.  Furono  così  frecjuenli 
i  primitivi  cristiani  a  celebrare  le 
lodi  di  Dio  con  divoto  canto,  che 
adunati  ne'  sagri  tempi  giorno ,  e 
notte  sempre  cantavano,  di  che  fan- 
no menzione  anche  gli  autori  gen- 
tili, come  Luciano  in  Philop.y  pei 
romani,  e  Plinio,  lib.  X,  ep.  97, 
nella  famosa  lettera  a  Trajano,  de- 
gli orientali,  massime  parlando  dei 
cristiani  di  Bitinia.  Ne  trattano  al- 
tresì Giustino,  Orat.  ad  Anton.  Pium^ 
Clemente  Alessandrino,  orat.  ad 
gent.y  s.  Cipriano  de  orat.  Dominic.^ 
s.  Agostino  neir  epistola  1 1 9  e.  16, 
s.  Basilio  nell'  epist.  69 ,  ed  altri. 
Ne'  primi  secoli  cantavasi  dai  chie- 
rici, e  dal  popolo,  e  s.  Ambrogio, 
come  dicemmo  altrove,  riprese  quei 
Cantori,  che  non  osservavano  un 
metodo  nel  canto,  che  deve  essere 
rehgioso,  e  degno  del  luogo ,  e  di 
Colui,  cui  è  diretto.  Innocenzo  111, 
De  Myster.  Missxe  cap.  II,  cosi  si 
esprime  riguardo  al  canto  de'  can- 
tori «  Debent  ergo  eantores  conso- 
»  nis  vocibus,  et  suavi  modulatio- 
>»  ne  concinere,  quatenus  animos  ad 
w  devotionem  Dei  valeant  excitare". 
Dell'  eccellenza  de'  cantori ,  del  loro 
ufficio,  e  delle  differenti  specie,  si 
tratta  all'articolo  Cantore,  capo  de- 
gU  altri. 

Sebbene  sino  dai  tempi  apostolici 
abbiano  esistito  Cantori  per  gli  uf- 
fizii  divini ,  pure  un'  apposita  scuo- 
la in  Roma  non  fu  istituita  che 
sotto  san  Gregorio  I,  dappoiché 
non  sembra  meritar  fede  Anasta- 
sio bibliotecario,  il  quale  asserisce, 
che  il  Pontefice  s.  Ilario  da  Ca- 
gliari ,  eletto  r  anno  4^  ^  •>  istituis- 
se in  Roma  la  scuola  dei  Cantori, 
come  quegli,  che  era  munifico  colle 
chiese ,  e  zelante  del  divin  cullo. 
Di    fatti  abbiamo  du  Pietro,  vesce- 


3(i  .^.„        CAN 

yo  di  Orvieto,  nella  vita  di  s.  Leo- 
ne IV,  presso  Cassandro,  in  Liiurg. 
pag.  i4ij  elle  quantunque  fossero 
costrutte,  dopo  che  Costantino  die- 
de la  pace  a'  seguaci  del  vangelo , 
molte  e  grandi  chiese  nel  Pontifi- 
cato di  s.  Silvestro  I,  creato  nel 
3i4,  tuttavolta  non  v'erano  ad  uf- 
flziare  ne  chierici,  né  monaci  ;  i  preti 
poi  de'  titoli,  e  i  diaconi  delle  dia- 
conie attendevano  soltanto  a'  proprii 
oiìlcii,  i  primi  all'amministrazione 
de'  sagramenti ,  ed  i  secondi  al  sov- 
venimento  de'  poveri,  ec.  Fu  adun- 
que Papa  s.  Gregorio  I,  del  590, 
che  eresse  pel  primo  una  scuola  di 
Cantori,  ed  era  come  un  seminario 
clericale,  in  cui  fra  le  altre  cose  do- 
veano  principalmente  istruirsi,  ed  at- 
tendere ai  sagri  riti,  ed  al  canto 
ecclesiastico  da  lui  restaurato,  e  mi- 
gliorato sulle  teorie  di  Boezio.  Sap- 
piamo da  Giovanni  Diacono ,  che 
dando  egli  lezioni  di  sagra  melodia, 
ed  avendo  compilato  per  la  scuola 
l'antifonario  centone,  correggeva  di- 
scretamente colla  frusta,  o  colla  ver- 
ga, i  giovanetti  suoi  scolari,  cui  fa- 
ceva invigilare  e  governare  dal  pri- 
micerio de  Cantori,  dignità  che 
giunse  in  Roma  ad  alto  grado,  ed 
a  capo  dello  stesso  clero. 

I  diaconi,  che  in  quel  tempo  era- 
no stabiliti  al  canto  ecclesiastico,  ed 
al  salmeggio  ricevettero  dallo  stesso 
Pontefice  in  un  concilio  romano, 
vm  ordine  di  limitarsi  a  cantare  il 
vangelo  nella  messa,  ed  attendere 
meglio  alla  predicazione,  ed  alla  di- 
stribuzione delle  limosine.  Riporta 
il  Macri,  che  cercandosi  per  Canto- 
ri i  diaconi  di  voce  delicata,  ne  pro- 
venivano disordini  nei  costumi  ;  ag- 
giungendo questo  autore,  che  s'  in- 
gannano coloro,  i  quali  hanno  cre- 
duto, che  il  cantorato  fosse  un  or- 
dine minore,  come   avverti  Duran- 


CAN 
do  :  Falluntur  tamen,  quia  nomcn 
est  qfjicii,  non  ardo,  lib.  II,  cap.  2. 
Allorquando  i  concilii  e  i  sagri  ca- 
noni suppongono  essere  il  Cantore 
ordine  minore,  devesi  intendere,  che 
parlino  del  chierico  di  prima  ton- 
sura, chiamato  Cantor  dal  conciho 
toletano ,  e  dai  greci  psaltes ,  vel 
psalniislcG,  i  quali  d'ordinario  erano 
presi  dai  chierici  di  ordini  minori, 
fino  al  suddiaconato  inclusive.  Per 
questo  in  ogni  cattedrale  fu  istitui- 
ta una  scuola  di  Cantori,  capo  dei 
quali  era  il  protopsaltes  ,  cioè  pri- 
mus  psallentium,  et  praesul  clioro 
canentium.   V.  Coro. 

Bensì,  secondo  la  disciplina  della 
Chiesa,  è  desiderabile,  che  i  Canto- 
ri sieno  chierici ,  od  almeno  debba- 
no incedere  in  veste  clericale ,  e  in 
colta,  in  tutte  le  funzioni  ecclesia- 
stiche. E  nondimeno  permesso  can- 
tare in  coro  anche  senza  l'abito  cle- 
l'icale  a  quelli,  i  quali  non  ricevono 
mercede,  o  elemosina  ;  ma  solo  si 
prestano  a  cantare  per  divozione,  e 
per  amore  del  culto  divino,  purché 
però  sieno  di  esemplare  condotta. 
11  Macri,  al  verbo  Cappa^  dice,  che 
questa  veste  solevasi  portare  dai  Can- 
tori, e  che  era  loro  propria  ;  secon- 
do il  Bonanni,  per  cuoprirsi  special- 
mente dalla  pioggia ,  e  dal  freddo 
nelle  antiche  processioni  pubbliche. 
Da  ciò  venne,  che  in  coro  porta- 
rono la  cappa  anche  i  maritati,  i 
quali  sapevano  cantare;  anzi  anti- 
camente la  maggior  parte  de'  coristi 
erano  coniugati.  Questo  uffizio  è  vie- 
tato ai  parrochi  ed  ai  regolari  fuori 
della  propria  chiesa,  eccettuati  co- 
loro, che  abbiano  particolare  hcen- 
za.  V.  Jo.  Andras  Schmid,  De  can- 
torihus  ecclesice,  veteris  et  novi  Te- 
stamenti, Helmestadii  1708;  Mat- 
theus  Blochius,  De  psaltarum^  sive 
cantorwn  origine    in   ecclesia^    Ha- 


CAN 

inniac  1 7  1 1  ;  God.  Alb.  Pauli,  Tra- 
itatus  de  cliorus  ecclesùe  musicis^ 
Rostocli,    17 19. 

Il  luogo  poi,  ove  contano  i  Can- 
tori, si  chiama  cantoria^  cioè  tri- 
buna, o  pulpito,  stabile,  o  precaria- 
mente innalzato  nelle  chiese.  Anti- 
camente era  situata  dinanzi  al  san- 
tuario, o  presbiterio.  Le  attuali  can- 
torie d' Italia  sono  per  lo  piti  eret- 
te, massime  quelle  edificate  dagli 
architetti,  o  nel  medesimo  presbite- 
rio, o  nel  mezzo  della  chiesa,  e  d'or- 
dinario r  una  contro  all'  altra.  Nel- 
l'una è  collocato  l'organo,  e  di  que- 
sta ve  n'  è  una  amovibile  nella  ba- 
silica vaticana,  che  agevolmente  si 
trasporta  alla  cappella ,  ove  si  fa 
l'uflìziatura,  e  talvolta  sono  ambe- 
due fornite  da  questo  strumento. 
Chiamasi  poi  cantomio,  quel  libro 
notato,  che  si  posa  sul  leggio  per 
cantare.  Il  leggio  è  uno  strumento 
di  legno,  sul  quale  si  pone  il  hbro 
per  cantare  i  divini  ufilzii,  chiama- 
to in  latino  pluteus ,  lectriciuni,  le- 
ctoriuniy  lecLrum^  lectreolwiij  le~ 
giunij  etc. 

CANTORI  Pontificii.  Il  collegio 
de'  cappellani  Cantori  della  cappella 
Papale,  è  composto  di  ecclesiastici, 
scelti  dopo  gli  sperimenti  i  piti  ri- 
gorosi ne'  concorsi ,  sì  per  le  voci, 
che  per  la  perizia  del  canto.  Il  col- 
legio de'  cantori  di  proprio  diritto 
dà  il  possesso  a  vita  ai  novelli  can- 
didati, diritto  conferitogli  dalle  co- 
stituzioni apostoliche. 

Il  prelato  maggiordomo  Pontifìcio 
è  prefetto  di  sì  rispettabile  collegio. 
La  loro  musica  è  composta  di  sole 
trentadue  voci,  quando  il  numero 
è  pieno,  senza  l'aiuto  di  vermi  islru- 
mento  ;  ed  è  tanto  armonica,  esat- 
ta ,  e  divota ,  che  in  un  alla  sua 
gravità  ecclesiastica,  ha  formato  sem- 
pre lo  stupore,  e  l'ammiruzioiie  dcl- 


^v 


CAN  27 

le  piti  colte  nazioni,  ed  accresce  mae- 
stà all'auguste  funzioni  sagre,  assisti-  J^  f 
te  o  celebrate  dal  Sommo  Pontefice,  e^  ^ 
dal  sagro  collegio  de'  Cardinali.  V. 
Cappelle  Pontificie,  Cardinalizie  e 
Prelatizie.  La  veste  talare  de'  Can- 
tori Pontifìcii,  come  la  fascia ,  e  il 
collare,  è  di  seta  paonazza,  con  mo- 
stre ,  asole  e  bottoni  cremisi  ;  con 
mantello,  o  ferraiolone,  di  seta  ne- 
ra. Quando  però  sono  in  servizio 
delle  cappelle  e  funzioni,  sulla  veste 
o  sottana  paonazza  usano  la  cotta 
clericale;  ma  i  cappellani  Cantori 
religiosi  non  cambiano  l' ordinario 
abito  loio  ,  pongono  sovr'  esso  solo 
la  colta.  Qual  fosse  l'abito  de' Can- 
tori suddiaconi  dell'antica  scuola  dei 
cantori,  nelle  Pontifìcie  funzioni.  Io 
spiega  eruditamente  il  b.  Cardinal 
Tommaso,  Prcef.  in  Ani.  pag.  18, 
e  19,  e  lo  riporta  il  p.  Alfieri  nel 
suo  Saggio  storico-teorico-pratico  del 
canto  gregoriano  o  romano^  pag. 
1 1  o.  Nelle  cappelle  Cardinalizie,  e 
prelatizie,  fanno  da  diacono  e  sud- 
diacono due  cappellani  cantori,  as- 
sumendo allora  i  rispettivi  para- 
menti sagri.  Il  Passio  della  dome- 
nica delle  palme  è  cantato  da  tre 
sacerdoti  cantori,  cioè  da  uri  teno- 
re, un  contialto,  e  un  basso,  vesti- 
ti di  amitto,  camice,  cingolo,  e  sto- 
la diaconale.  V.  Andrea  Adami  mae- 
stro della  cappella  Pontificia,  Osser- 
i'azioni  per  ben  regolare  il  coro  dei 
cantori  della  cappella  Pontificia , 
tanto  nelle  funzioni  ordinarie,  die 
straordinarie,  Roma   1 7  1 1 . 

§  I.  Origine  della  scuola  de' can- 
tori, 0  collegio  de'  cappellani 
cantori  della  cappella  Pontificia^ 

Nell'anno  ^90,  fu  elevato  alla 
cattedra  apostolica ,  s.  Gregorio  I 
Magno,  dottore  della  Chiesa,   della 


28 


CAN 


nobilissima  famiglia  romana  Anicia. 
Considerandosi    da   lui    la    necessità 
di  riformare    il    canto    ecclesiastico, 
sì  per  rendere  più  decoroso   il  cul- 
to divino,    e   s\    per    accrescere    lo 
splendore  nelle  sagre  funzioni    della 
Chiesa  romana,  coll'aiuto  di  uomini 
valenti  in  tal'arte,  nella    quale   egli 
stesso  era  versatissimo,  si  applicò  con 
religioso  zelo  al  suo  miglioramento, 
come  si  accennò    all'articolo    Canto 
Ecclesiastico.  Lo  volle  pertanto  sta- 
bilito sulle  teorie  del    celebre    Boe- 
zio Anicio    Manlio   Torquato    Seve- 
rino, il  quale  pochi  anni  prima,  col 
suo    ampio    trattato    de    Musica  , 
giunto  sino  a  noi,  avea  ridotte  alla 
comune  intelligenza  dei  latini    tutte 
le    astruse    leggi    del    canto  greco. 
Raccolse  di  poi  le  cantilene  miglio- 
ri, che  si    eseguivano    nella  Chiesa  , 
altre  ne  accorciò,  altre    ne   ampliò, 
ne  mutò    altre    interamente ,    altre 
nuove  ne  introdusse,  altre   studiosa- 
mente adattò  alla  Letama,    o  Ky- 
rie eleison,    all'  inno    angelico ,  alle 
collette^  alle  prefazioni j,    all'  inno    e- 
pinicioy  o  Sanctus,  aWorazione  do- 
minicale, all'  Agnus  Dei,  all'  ite  mis- 
sa  eslj  altre  finalmente  corresse,  e 
riformò  negli  introiti,  graduali ,   al- 
leluia j  tratti,  offertomi,  comunioni, 
negli  invitatorii,  nelle  antifone,  nei 
responsorii  per  tutto  l'anno,  e  com- 
pilò r  antifonario  centone,  o  respon- 
soriale,  chiamato  centone  per  esser- 
vi riunite  come  in  un  corpo  le  can- 
tilene di  molti  eccellenti  composito- 
ri. Ma  del  canto  migliorato  da  san 
Gregorio  I,  si  legga  il  capo  Vili  di 
Gafor  Lodigiano,  Practica  Musicae, 
e  Giovanni  Diacono,  in  Vita  s.  Gre- 
gorii  1,  hb.  II,  e.  I,  n.  6  ,  nonché 
il    Zaccaria,    Storia   lett.    d'Italia, 
tom.  I,  p.  83  e  84. 

Non  contento    il    dotto    Pontefice 
della  nuova    forma,    che   diede    al 


CAN 
Canto,  per  cui  la  posterità  lo  chia- 
mò  Canto  Gregoriano,    instituì    la 
scuola  de'  Cantori,  che  ancora  con- 
tinua ad  esercitarlo  co'  miglioramen- 
ti ricevuti  da  Guido,  e  dal  Palestri- 
na.  Due  abitazioni  furono    edificate 
per  tale  scuola,  una  presso  il  palazzo 
apostolico,  o  patriarchio  lateranense, 
l'altra  vicino    alla    basilica    di    san 
Pietro,  assegnando  a  prò  della  scuo- 
la medesima  alcune  possessioni,   ac- 
ciocché potessero  i  Cantori  trarre  il 
necessario  sostentamento.    Chiamossi 
la  scuola  orphanotrophium,    ed  era 
come  un  seminario,  in   cui  i  giova- 
netti di  nobili ,    ed  oneste    famigUe 
venivano  educati,  se  bramavano    de- 
dicarsi all'ordine  clericale,  per  mez- 
zo di  uomini  peritissimi,  nelle  scien- 
ze ,  ne'  sagri  riti,  e  nel  canto.  Si  te- 
nero era  Gregorio  I  di  quella  cura, 
die  se  ne  occupava  egli  medesimo; 
e  quando  non  ne    ricavava    il   pro- 
porzionato profitto,  minacciava  i  di- 
scepoli colla    verga,    dalla    seggiola 
stessa,  come  ricorda    Gio.    Diacono. 
Dice  in  oltre  il  Macri,  che  la  scuo- 
la ed  abitazione  assegnata  a'  Canto- 
ri si  diceva  anche  parvisium,  nome 
originato    da  puer,    perchè    nell'età 
puerile  erano  ammessi  per  ammae- 
strarsi nel  canto,  affine  di  servire  la 
Chiesa,  Il  superiore    dell'  educanda- 
to era  un  prelato    chiamato    ne'  ri- 
tuali antichi  Paraphonista ,    ovvero 
Primicerio   de'  Cantori    (Fedì),    di- 
gnità molto  cospicua  in  Roma,  e  che 
lo  rendeva  il  capo,    e  il    regolatore 
di  tutto    il  clero.    L' officio    di    tali 
giovanetti  era    di  aiutare  nella  sal- 
modia quelli,  ch'erano    stati  nomi- 
nati Cantori,  e  si  appellavano  Para- 
fo nìs  ti,  o  Salmisti.  Fra    essi    i   piti 
esperti  nel  canto  venivano  promossi 
a  custodi  de'  sepolcri    de'  beati   apo- 
stoli, e  chiamati    venivano    Cubicu- 
larH  {Vedi\  ufficio  già  istituito  dal 


CAN 
Pontofìcc  s.  Leone  Magno  del  44» 
Cresciuti  i  giovani  in  età,  veniva- 
no ordinati  suddiaconi ,  ed  allora 
cominciavano  ad  esercitare  V  oilìcio 
di  Cantori  servendo  il  Sommo  Pon- 
tefice in  qualunque  Chiesa  si  lecas- 
se  ,  principalmente  nelle  solenni 
messe,  nelle  stazioni ,  nelle  proces- 
sioni, e  nelle  principali  feste  della 
città.  Questi  erano  sempre  sette  di 
numero,  formando  parte  del  colle- 
gio dei  ventuno  suddiaconi  della 
Chiesa  Romana,  ed  allorché  i  Pon- 
tefici celebravano  solennemente,  can- 
tavano l'epistola,  che  in  oggi  è  can- 
tata da  un  uditore  di  Rota.  Che 
poi  dovessero  essere  suddiaconi,  lo 
si  ricava  anche  dal  canone  promul- 
gato da  s.  Gregorio  I,  nel  concilio 
che  celebrò  in  P^oma  nel  5g5,  e  ri- 
portato dal  citato  p.  Alfieri  a  pag. 
109,  col  quale  fu  proibito  espressa- 
mente a*  diaconi  di  esercitare  l'  uf- 
ficio di  Cantori.  Della  scuola  dei 
Cantori,  tratta  anche  s.  Antonino, 
hb.  XII,  capo  3. 

11  luogo  de'  Cantori,  come  si  dis- 
se, era  situato  dinanzi  al  santuario, 
o  presbiterio,  e  divisi  in  due  parti, 
formavano  due  cori  rispondendo  a 
vicenda,  e  alternativamente,  secondo 
l'ordine  ebdomadale,  intuonando  le 
antifone.  Ne'  giorni  però  solenni 
spettava  al  primicerio  de'  Cantori 
r intuonazione  della  prima  antifona, 
come  si  rileva  dagli  antichi  rituali, 
il  qual  costume  tuttora  si  pratica 
dalle  congregazioni  monastiche.  Nel 
canto  delle  antifone  sui  salmi,  e  can- 
tici, non  sedevano,  né  lerano  rivolti 
all'altare,  ma  si  guardavano  l' un 
l'altro,  come  afferma  il  Durando, 
lib.  5,  e.  2.  num.  3o.  Nel  canto  di 
qualche  responsorio,  un  solo  ha  essi 
spogliato  della  pianeta ,  locchè  sem- 
pre dovea  fare  ogni  precettore,  se- 
condo la  testimonianza  dell'  Amala- 


CAN  29 

rio,  lib.  3,  cap.  i5,  ascendeva  sul- 
l'ambone, o  pulpito;  e  negli  uffizii 
notturni,  o  diurni  restava  in  mezzo 
del  proprio  coro.  L'essere  stato 
allevato  nella  scuola  de' cantori,  e 
r  essersi  ad  un  tempo  fra  gli  altri 
disliuto,  oltre  agli  studii,  anche  nella 
pietà  ,  aveasi  ad  ottimo  requisito, 
per  essere  promosso  alle  dignità 
ecclesiastiche;  e  difatti  furono  di 
frequente  decorati  del  Cardinalato, 
siccome  riferisce  il  Rasponi,  De  Ba- 
sìlica et  Patriarchio  Laleraneii. 
hb.  3,  e.  6,  p.  224,  e  non  di  rado 
giunsero  ad  essere  esaltati  al  supre- 
mo Pontificato,  come  si  dirà  al  §  III. 
P^.  Francesco  Cancellieri,  De  Secre- 
tariisj  tom.  II,  p.  72 7^-  De  Oratorio 
s.  Gregorii  de  Arca,  seu  de  Cor- 
tina,  et  Cantorum  schola,  ibidem 
a  s.  Ponti fice  insiituta,  Roma?  1786; 
D.  Pier  Luigi  Galletti,  del  Prirni- 
cero  della  Santa  Sede  Apostolica, 
e  di  altri  ufjìziali  maggiori  del  sagro 
palazzo  lateranense,  Roma  1776; 
e  Chiapponi,  De  Archiparaphonista, 
in  acta  Canonizationis  IV  Sanato- 
rum,  Romae,    17 12,  p.  277. 

Convien  dire  pertanto  aver  avuto 
questa  scuola  de' Cantori  per  capo 
lo  stesso  s.  Gregorio  1,  finché  visse, 
cioè  sino  ai  12  marzo  del  6o5.  Di 
poi  cominciò  ad  essere  esclusivamente 
diretta  da  un  cantore  eccellente  so- 
pra gh  altri,  chiamato  dai  latini, 
come  dicemmo,  Primicerius  SchoUe 
Cantorum,  che  i  greci  appellavano 
Protopsaltes,  cioè  a  dire  primo  sal- 
mista ,  e  Laosynactes,  che  significa 
radunatore  del  popolo,  perché  men- 
tre egli  cominciava  ad  intonare  quel- 
lo, che  si  doveva  dire  nelle  funzioni, 
il  popolo  si  univa  nella  chiesa.  Non 
v'ha  dubbio,  che  colla  morte  di 
silfalto  Pontefice  mancò  alla  nuisi»uì, 
e  canto  ecclesiastico  rai)poggio  pini 
cipale,    e    perciò    quasi   inlciauuiilc 


3o  GAN 

si  peiclelte,  come  osserva  il  citato 
Adami,  pag.  io;  ma  assunto  al  Pon- 
tificato, iicU'amio  65^,  s.  Vitaliano 
di  Segni,  la  scuola  ricevette  dal  suo 
zelo  molto  giovamento,  ed  assai 
maggiore  fu  quello  recatole  dopo  il 
682,  da  s.  Leone  II,  siccome  ver- 
sato in  si. nobile  arte,  secondo  ne 
assicura  Anastasio  bibliotecario.  Fu 
egli  imitato  da  altri  Pontefici,  i  quali 
appartennero  alla  scuola  de'Cantori, 
singolarmente  da  Sergio  II,  eletto 
neir844>  che  in  pila  decorosa  forma 
da' fondamenti  rialzò  la  scuola,  di- 
cendoci Anastasio  :  »  Idem  vero  al- 
ì>  mifìcus  et  beatissimus  Papa  scho- 
3i  lam  cantorum,  qusc  quidem  or- 
«  phanotrophium  vocabatur,  et  prse 
»  nimia  vetustate  in  ruinam  posita, 
»>  atque  confracta  videretur.  Dei 
9»  annuente  clementia,  a  fundamentis 
99  in  meliorem,  quam  olim  fuerat, 
5'  statum  noviter  restauravit.  "  Nel 
Pontificato  di  Giovanni  VIII,  a  cui 
fu  sollevato  neir  872,  la  scuola  dei 
Cantori  rifiorì ,  al  paro,  che  in  quel- 
lo del  suo  istitutore  s.  Gregorio  I, 
e  ad  onta  de' secoli  barbari,  parti- 
colarmente del  X,  si  mantenne  con 
gran  decoro,  e  splendore  della  Chie- 
sa romana. 

Non  è  neppur  qui  a  tacersi,  che 
nel  secolo  XI  il  canto  ecclesiastico 
va  debitore  di  molto  a  Guido  di 
Arezzo,  monaco  benedettino  di  Pom- 
posa, poi  abbate  avellaneiise ,  come 
affermano  il  Buccelini,  il  Posse  vino, 
e  rOudin.  Avendo  egli  un  genio 
singolare  per  lo  studio  del  canto, 
applicossi,  unitamente  al  suo  corre- 
ligioso  Michele,  ad  istruire  i  giova- 
netti con  nuove  maniere  di  scrivere, 
e  leggere  la  musica,  la  quale  allora 
trovavasi  avvolta  in  sì  gravi  diffi- 
coltà, che  per  apprenderla  profon- 
damente, erano  necessarii  dieci  an- 
ni di  studio.  Consacratovisi  egli  quin- 


CAN 

di  interamente,  si  studiò  di  agevo- 
larne il  metodo,  per  cui  gli  riu- 
scì inventare  ,  come  si  disse  altro- 
ve, le  note  del  canto  fermo  uty  re_, 
miy  fa,  S0I3  la,  ricavandole  dall'  in- 
no di  s.  Giovanni  Battista:  XJt  queant 
laxisj  etc. 

Su  questo  argomento  si  può  legge- 
re il  voi.  I,  p.  I  !  5,  della  Musurgìa  del- 
Kirker,  o  il  Dicdonnaìre  de  Musiqiie 
di  Rosseau  alla  parola  Gamme.  La 
novità  del  metodo  eccitò  contro 
Guido  r  invidia  di  molti ,  onde  fu 
costretto  ritirarsi  ad  Arezzo  sua  pa- 
tria. Ma  divulgatasi  la  celebrità  del 
suo  merito,  il  Pontefice  Giovanni 
XIX,  detto  XX,  come  sostiene  il 
Mabillon,  Annal.  Old.  Bened.  ad 
annum  1026  §  100,  tomo  IV  §  7, 
gli  spedì  tre  messaggi  affine  d' in- 
durlo a  recarsi  sollecitamente  in 
Roma,  dove  giunto  che  fu,  venne 
esaminato  dal  Papa  il  suo  antifona- 
rio, e  ne  lestò  così  soddisfatto,  che 
onorandolo  in  più  modi,  volle  che 
istruisse  del  suo  metodo  la  scuola 
de'  Cantori ,  e  il  clero  romano.  Ma 
il  Cardinal  Baronio,  contro  il  parere 
di  Mabillon,  afferma,  che  non  Gio- 
vanni XX,  ma  sibbene  V  immediato 
suo  predecessore  Benedetto  VIII,  il 
quale  pel  primo  fece  cantare  in  Ro- 
ma il  Simbolo  della  fede  (Vedi), 
chiamasse  in  Roma  Guido,  per  far 
insegnare  al  clero  le  sue  note.  In 
questo  argomento  sono  a  consultarsi 
il  Tiraboschi,  Storia  della  Lettera- 
tura Italiana,  tom.  Ili,  pag.  298, 
il  citato  Mabillon  in  Prcef.  ad  An- 
tiphonar.  s.  Gregorii,  ove  copiosa- 
mente tratta  del  canto  ecclesiastico, 
e  della  sua  origine,  non  che  Do- 
menico Maria  Manni  nel  suo  Ragio- 
namento della  Disciplina  del  Canto 
ecclesiastico  antico,  stampato  in  r  i- 
renze  nel    1756. 

Accaduta  la  traslazione  della  resi- 


CAN 

<lcnza  Pontifìcia  in  Francia,  (1o|to 
l'elezione  di  Clemente  V,  seguita 
a*  5  giugno  i3o5,  secondo  l'Adanii 
p.  XIII,  passò  la  cappella  de'cantori, 
come  perpetua  seguace  de'  Sommi 
Pontefici,  in  Francia,  e  vi  rimase  fin- 
che Gregorio  XI,  a' 17  gennaio  1377, 
la  restituì  in  Roma.  Ma  il  predetto 
p.  Alfieri ,  nel  suo  Saggio  storico, 
p.  Ili,  dimostra  con  molti  argomen- 
ti il  contrario ,  dappoiché  egli  dice, 
che  morto  Benedetto  XI,  e  creato 
in  successore  Clemente  V ,  assente 
dal  conclave,  questi  chiamò  in  Fran- 
cia i  Cardinali,  e  fissò  la  sua  dimo- 
ra in  Avignone,  restando  in  Roma 
la  scuola  de'  cantori,  col  primicerio 
neir  esercizio  delle  consuete  funzioni. 
Ciò  piovasi  ad  evidenza,  col  tenore 
della  bolla  Speciosìis  formai  d'Inno- 
cenzo YI ,  quinto  de'  Papi  avigno- 
nesi,  spedita  da  Avignone  a  Roma, 
ai  1  febbraio  i355  per  la  coro- 
nazione in  imperatore  de'  romani , 
nella  basilica  vaticana,  di  Carlo  IV 
di  Luxeraburgo,  e  di  Anna  sua  mo- 
glie, nella  qual  bolla,  notando  i  cam- 
biamenti da  farsi  al  ceremoniale ,  e 
indicando  le  persone  assistenti  alla 
funzione,  che  dovevano  eseguire  i 
Cardinali  legati ,  nomina  fra  queste 
espressamente  il  primicerio  colla 
scuola  de'  cantori.  I  Papi  francesi 
adunque,  che  in  numero  di  sette  ri- 
siedettero in  Avignone,  crearono  co- 
là un  corpo  di  cantori  per  le  loro 
funzioni  fatte  per  la  maggior  parte 
nella  cappella  del  palazzo  apostolico, 
come  si  dirà  all'articolo  Capprtle 
Pontificie  ,  presso  che  sulle  forme 
stesse  romane,  il  che  si  rileva  dal 
Baluzio,  Fitac  Papanim  aveuioucn. 
tomo  I,  pag.  ^34,  ^-37,  378  e  /ji^. 
La  scuola  de'  cantori  di  Roma 
però,  a  cagione  dell'assenza  del  Pon- 
tefice, perdette  non  poco  del  suo  an- 
tico   splendore    nel    lungo  spazio  di 


GA.V  3i 

tempo ,  che  rimase  la  sede  in  Avi- 
gnone, come  naturalmente  dovea  ac- 
cadere, essendo  detta  scuola  istituita 
esclusivamente  pel  servigio  del  Som- 
mo Pontefice.  Restituitasi  per  altro 
a  Roma  da  Gregorio  XI  la  Ponti- 
fìcia residenza,  fu  unito  il  corpo  dei 
cantori  francesi,  col  loro  superiore,  alla 
scuola  romana  col  primicerio.  Quindi 
una  nuova  modificazione  si  vide  in 
essa  circa  vent'anni  dopo,  nel  Pon- 
tificato di  Bonifacio  IX,  sotto  un  il- 
lustre ecclesiastico,  al  quale  fu  dato 
il  nome  di  maestro  della  cappella 
del  Papa.  Allora  fu  dimenticato  il 
nome  di  primicerio,  e  si  formò  un 
collegio  alquanto  diverso  dall' antico. 
Venne  a  cessare  V  orphanotrophiuni 
dopo  settecent'  ottanta  anni  circa 
dalla  sua  istituzione,  e  agli  anteriori 
metodi  della  corte  e  curia  romana, 
ne  furono  in  parte  altri  sostituiti 
secondo  lo  stile  già  in  Francia  adot- 
tato, sotto  i  sette  Papi,  che  colà  di- 
morarono. 

§  II.  Uffìzii  esercitati  dal  primicc' 
rio,  e  dai  cantori j  pregii  di  quc' 
sii,  e  loro  privilcgii. 

Benedetto  ,  canonico  di  s.  Pietro , 
nel  suo  Ordine  romano  di  cerimonie, 
uno  dei  ms».  della  fomigerata  biblio- 
teca ottoboniana,  poi  stampato  nel 
1689  inParigi  dal  p.  Mabillon  nel  t.  II, 
del  suo  Musco  Italico,  mostra  chia- 
ramente in  quanta  estimazione  fosse 
la  scuola ,  o  collegio  de'  cantori,  al- 
lorché dice,  che  nella  lettura  delle 
lezioni  erano  preferiti  i  cantori  ai 
canonici  nelle  chiese,  in  cui  il  Pa^ìa 
assisteva,  specialmente  al  mattulino; 
che  nel  giorno  della  Purificazione, 
nella  basilica  liberiana  il  primicerio 
de'  cantori  sosteneva  il  manto  del 
1  Pontefice,  il  quale  suole  sostener 
dal  principe  assistente    al  soglio ,    o 


32  CAN 

da  un  conservatore  di  Roma,  essen- 
do occorsi  eziandio  esempii  pei  quali 
vollero  esercitare  tale  uffizio  i  più 
grandi  monarchi;  e  che  nel  giorno 
di  Pasqua  finalmente  il  primicerio,  e 
la  scuola  de'  cantori  ricevevano  la 
pace  dal  diacono  prima  del  suddia- 
cono ,  del  basilicario ,  degli  accoliti , 
e  di  tutti  gU  altri  Ordini  palatini. 
Tratta  ivi  altresì  il  Mabilbn  della 
bevanda,  che  veniva  data  ai  cantori 
dal  Papa,  tanto  nel  giorno  di  Pasqua 
come  in  altri  giorni ,  di  che  parle- 
remo appresso.  Si  sa  inoltre,  che 
nelle  principali  solennità  della  Chie- 
sa, in  cui  il  Sommo  Pontefice  sede- 
va a  mensa  nel  triclinio  del  patriar- 
chio lateranense,  accedevano  con  esso 
lui  i  cappellani  cantori,  ed  il  primi- 
cerio di  essi  aveva  il  suo  posto  vi- 
cino al  Cardinal  arcidiacono.  Il  pri- 
micerio neir  elezione  de'  romani  Pon- 
tefici dava  il  suo  voto,  e  si  sotto- 
scriveva dopo  r  ultimo  de'  Cardinali 
diaconi  :  Primicerius  scholae  canlo- 
rum,  laudo  et  con/inno. 

Il  Cenni,  nella  Dissertazione  del- 
l' originCy  iiicumhenze,  e  dignità  del 
primicerio^  e  secondicerioj  nelle  sue 
dissertazioni  postume  tomo  I,  p.  98, 
riporta  l' antichissimo  rito ,  con  cui 
il  primicerio  della  scuola  de' cantori, 
allorquando  il  Papa  celebrava  solen- 
nemente ,  gli  andava  incontro  men- 
tre usciva  dal  segretario,  nel  quale 
erasi  vestito  degli  abiti  sagri ,  e  bacia- 
vagli  la  spalla  dritta,  per  denotare 
l'angelo,  che  ai  pastori  annunziò  la 
nascita  del  Redentore,  come  spiega  In- 
nocenzo III,  De  myster.  missae.  Ri- 
levasi inoltre  dagli  antichi  cerimo- 
niali ,  che  il  primicerio  de'  cantori 
chia mossi  anche  praecentor,  perchè 
nella  messa  a  lui  incumbeva  into- 
nare l'introito,  quando  il  Papa  uscen- 
do dal  sacrario  gli  dava  il  cenno 
di  cominciare.    Egli  prima   di  prin- 


CAN 
ci  piare  col  coro  il  canto,  stando 
sulla  porla,  diceva  ad  alta  voce  ai 
ministri  della  messa  :  Accedile.  Nella 
mattina  di  Natale,  dopo  che  il  Pon- 
tefice avea  celebrato  in  s.  Maria  Mag- 
giore, dispensava  al  palazzo  latera- 
nense i  presbiterii  ;  al  primicerio  dei 
cantori  dava  tre  soldi,  e  la  mancia, 
e  al  secondicerio  de'  cantori  stessi  due 
soldi.  Quindi  s' imbandiva  la  mensa, 
ove  i  cantori  cantavano  la  Sequenza, 
nel  tempo  che  durava  la  tavola,  do- 
po di  che  andavano  a  baciare  i  pie- 
di di  Sua  Santità,  e  ricevevano  dal 
sacellario  un  bisanzio,  mentre  il  Papa 
dava  loro  una  coppa  del  propiio 
vino,  acciocché  lo  bevessero.  V.  il 
Galletti  citato  pag.  i3  e  i4-  Però 
l'Ordine  romano  XIV,  p.  828,  dice, 
che  la  Sequenza  veniva  cantata  nel 
fine  della  mensa  dalla  scuola  de'  can- 
tori, che  poi  ricevevano  per  moneta 
unum  bysantiumj,  et  coppam  plcnam 
pollone  ex  ore  Papae.  E  perciò  che 
fino  agli  ultimi  tempi,  come  rilevasi 
dai  ruoli  del  palazzo  apostolico ,  i 
cantori  nelle  messe  e  vesperi  Papa- 
li, avevano  dallo  stesso  palazzo  una 
colazione,  o  refezione. 

Del  canto  eseguito  dai  cantori  del- 
la cappella  Pontificia  ne'  solenni  con- 
viti del  Papa,  fìi  menzione  anche 
il  Cancellieri  ne'  suoi  Possessi  ^  di- 
cendo in  quello  di  Giulio  II ,  nel 
i5o3  :  Prandio  facto  ,  convenerwit 
cantores  cappellae  et  cantaverunt 
corani  Papa,  aperto  osilo,  et  Papa 
ad  Informatlonem  nostrani,  cioè  del 
cerimoniere  Burcardo,yèciV  dare  cui- 
llbet  eoruni  scutum  unum  regls  Fran- 
cìae.  Abbiamo  esempii  anche  nel  de- 
corso secolo,  che  i  cantori  ne'  solenni 
pranzi  de'  Papi  cantarono  concerti  e 
mottetti  accompagnati  dall'organo, 
come  in  quello  di  Clemente  Xll,  che, 
nel  1702,  tenne  a  mensa  nel  palazzo 
quirinale    il    viceré    di    Napoli.    Nel 


CAN 
palazzo  medesimo  Clemente  XIII, 
nel  17^8,  nella  consacrazione  del 
Cardinal  di  Yorck  in  arcivescovo, 
gì'  imbandì  un  convito  ,  al  quale 
ammise  i  Cardinali  assistenti  alla 
funzione.  I  cappellani  cantori  Ponti- 
ficii, quando  terminò  di  leggere  mon- 
signor caudatario ,  cominciarono  a 
cantare  con  organo,  violoncello,  e 
contrabasso  varii  mottetti  sagri  lati- 
ni sempre  proseguiti,  finche  terminò 
la  mensa.  Finalmente,  quando  face- 
vasi  la  cena  nel  palazzo  apostolico 
vaticano  nella  notte  della  vigilia  di 
Natale,  i  cantori  Pontificii  dopo  una 
ora  di  notte  eseguivano  nella  sala 
Borgia  una  cantata  sopra  la  Natività 
di  Gesìi  Bambino^  con  tutti  gli  stru- 
menti, descritta  dal  Taia,  p.  83,  e 
dal  Chattard  pag.  21  e  38 ,  nella 
descrizione  di  quel  palazzo.  A  que- 
sta cantata,  e  alla  cena  interveniva- 
no i  Cardinali,  che  si  recavano  al 
mattutino.  Ma  Gregorio  XIII,  nel 
iSyS,  le  tolse  ambedue,  e  sebbene 
venissero  rimesse  nella  metà  del  se- 
colo XVII,  di  nuovo  furono  abolite, 
nel  174I5  da  Benedetto  XIV,  che 
le  permise  nel  1 749  in  occasione  del- 
l' apertura  della  Porta  santa.  Il  Can- 
cellieri ne' suoi  Pontificali  y  p.  i2  3, 
tesse  un  catalogo  de'  componimenti 
per  dette  cantate,  e  noi  ne  riparle- 
remo al  §  X,  delle  Cappelle  Pon- 
tificie, trattando  della  notte  di  Na- 
tale. 

Se  alla  mensa ,  e  alle  cantate  i 
cappellani  cantori  furono  accompa- 
gnati nel  canto  dagli  strumenti,  tali 
strumenti,  e  nemmeno  l'organo  ven- 
nero usati  nelle  cappelle  Pontificie, 
come  avverte  anche  il  Mabillon, 
Mus.  Ital.  tomo  I ,  p.  4?  =  Niillus 
organorum  musicorum  usus  in  hii- 
jusmodi  sacrisj  scd  sola  vocum  mu- 
sica j  eaque  gravis^  cuni  plano  can- 
ta adniittitur.  E  però  il  Cardinal 
voL.   vni. 


CAN  33 

Gaetano  scrisse  nella  sua  Somma  : 
Organorum  usus  in  ecclesia  roma- 
na adhuc  non  utitur  coram  Pon- 
tifice.  Anche  il  Cardinal  Bona  De 
divina  psalmodia,  e.  17,  §  2,  n.  5, 
ha  rilevato,  che  etiam  mine  Romae 
in  sacello  Summi  Pontijicis  ^  semper 
sine  instrumentis  offìciorum  solcmnia 
celebrantur,  et  ecclesia  lugdunensis^ 
quae  novitates  nescit,  semper  orga- 
na repudi avit,  neque  in  hunc  dieni 
ascivit.  V,  Benedicti  XIV  encycli- 
cam  de  anno  Juhilnei  i  749j  ^^  com- 
mentarium  Petri  Pompilii  Rodotà  ^ 
Romae   1749?  P-  82. 

In  quanta  considerazione  poi  siano 
stati  sempre  tenuti  i  cantori  della 
cappella  Pontificia ,  tanto  presso  i 
Papi,  che  nella  romana  corte,  non 
che  per  quai  pregi  luminosamente  si 
sieno  distinti  parecchi  di  essi,  si  rileva 
inoltre  dalle  seguenti  notizie,  le  quali 
dimostreranno  come  si  potessero  an- 
noverare i  cantori  della  cappella  tra 
gli  ordini  più  cospicui  della  gerar- 
chia ecclesiastica  ne'  secoli  passati. 
Spesso  rileviamo  di  fatti,  che  i  can- 
tori furono  impiegati  dai  Pontefici 
anche  nelle  cose  della  fede,  e  di  gran 
rilievo,  precipuamente  nel  secolo  VII, 
in  cui  il  Papa  Agatone,  bramoso  di 
informarsi  a  pieno  dello  stato  della 
Cattolica  religione  nel  regno  d' In- 
ghilterra, ed  insieme  di  far  insegna- 
re a'  raonisteri  del  medesimo  il  can- 
to della  romana  Chiesa,  spedi  a  tal 
effetto  Giovanni  maestro,  ossia  primo 
cantore,  della  chiesa  di  s.  Pietro,  il 
quale  allora  era  abbate  di  s.  Marti- 
no in  Roma.  Appena  egli  giunse  in 
Inghilterra,  Teodoro,  arcivescovo  di 
Cantorbery,  convocò  un  sinodo  per 
riconoscere  lo  stato  del  cattolicismo, 
e  ad  esso  assistette  Giovanni  come 
legato  della  Santa  Sede,  ne  confer- 
mò i  decreti,  e  ne  estrasse  copia  per 
rassegnarla  al  Papa.  Indi  insegò  nel 


34  CAN 

regno  il  canto  ecclesiastico,  o  grego- 
riano; ma  nel  ritornare,  che  faceva 
dalla  missione,  mori  in  Tours.  Cle- 
mente IV,  del  1265,  inviò  un  can- 
tore, chiamato  Eduense,  ad  Anagni 
colla  qualifica  di  delegato,  al  modo 
di  quanto  avevano  fatto  altri  Pon- 
tefici, per  domare  l'alterigia  di  certo 
Mattia  pessimo  capitano,  come  si 
legge  presso  l'Ughelli ,  nella  bolla, 
che  il  Papa  diresse  al  vescovo  Lan- 
dò. Abbiamo  poi  dal  maestro  di  ce- 
rimonie Paride  de  Grassis^  ne'  dia- 
rii  di  Giulio  II,  e  Leone  X,  che  non 
solo  il  collegio  de'  cantori  della  cap- 
pella deve  seguire  i  Pontefici  ove 
si  recano,  ma  che  Giulio  II  destinò 
molti  cantori  ad  assistere  al  concilio 
j:;enerale  XVII,  lateranense  Y,  da  lui 
incominciato  nel  i5i2,  e  compito 
da  Leone  X  nel  i^ij.  Pio  IV  man- 
dò al  concilio  generale  di  Trento  il 
celebre  Simone  Bartollni  Perugino, 
con  altri  cantori  Pontificii ,  come  si 
legge  negli  atti  di  quel  memorabile 
concilio.  Tuttavolta  a  maggiore  ar- 
gomento de'  pregii  di  molti  cantori 
Pontificii,  ne  vorremo  ancora  tratta- 
re al  seguente  §  III,  là  dove  parle- 
remo de'  maestri  di  cappella,  e  can- 
tori insigni  di  questo  collegio. 

Andiamo  adesso  a  discorrere  dei  pri- 
vilegii,  prerogative,  e  distinzioni  con- 
cedute dai  romani  Pontefici  a'  can- 
tori della  cappella.  Essi  sono  molti 
per  verità,  ma  il  fatale  incendio  del- 
l'archivio  del  collegio  medesimo  suc- 
ceduto nel  i527,  pel  deplorabile 
sacco  di  Roma  nel  Pontificato  di 
Clemente  VII,  ne  fece  molti  deperi- 
re ,  onde  ci  limiteremo  a  riportare 
quelli,  che  l'Adami  potè  estrarre  da- 
gli archivi!  di  Castel  s.  Angelo,  e  della 
vaticana.  La  più  antica  fra  le  super- 
stiti memorie,  è  un  breve  di  Ono- 
rio UT,  Dignuni  est,  diretto  al  pri- 
micerio, e  chierici  della  scuola    dei 


C  A  i\ 
cantori  di  Roma,  emanato  a'  12  mag- 
gio 12 19.  In  esso  si  dice,  che  per 
sempre  più  animare  i  cantori  a  lo- 
dare il  Signore  col  canto,  seguendo 
le  orme  del  predecessore  Celestino  IH, 
il  quale  concesse  loro  annualmente  se- 
dici fibbie  delle  oblazioni  solite  darsi 
al  Papa  da  quelle  fatte  all'  altare  di 
s.  Pietro,  egli  ne  concedette  dieci , 
senza  però  obbligare  i  successori  a 
fare  altrettanto.  L'altra  memoria  an- 
tica, è  una  lettera  di  Clemente  IV, 
Ecce  dìlectiwty  data  a'  4  agosto  1268, 
e  diretta  al  vescovo  di  Anagni,  colla 
quale  raccomanda  il  suddetto  cap- 
pellano cantore  Eduense ,  spedilo  a 
tal  città  pel  milite  Mattia.  Eugenio 
IV  del  i43i,  nella  sua  bolla,  ^"^  si 
erga  ciinctos,  che  si  conserva  nell'ar- 
chivio di  questo  collegio ,  chiama  i 
cantori  col  nome  di  famiglia,  e  di 
continui  commensali  del  Pontefice, 
e  come  tali  li  preferisce  agli  altri 
famigliari,  e  alle  persone  addette  alla 
corte  Pontificia,  sebbene  abbiano  le 
richieste  imperiali ,  tanto  pel  conse- 
guimento de'  beneficii  ecclesiastici 
quanto  per  grazie  di  espettati  va,  ed 
altrettanto  confermò  Calisto  III  con 
due  bolle,  che  pure  si  conservano 
nel  detto  archivio,  £"^5/  ergacunctos, 
et  quamvis  romanus  Pontifex^  am- 
bedue pubblicate  nel  i456. 

Il  successore  Pio  II ,  stando  in 
Siena  sua  patria,  emanò  la  bolla , 
Ad  hoc  Divina  miseratio^,  presso  il 
medesimo  archivio,  datata  6  haten- 
dis  aprilis  i4^9j  nella  quale  decre- 
tò a  favore  del  collegio  de'  cantori, 
che  i  privi legii  concessi  da  'suoi  pre- 
decessori, e  forse  compresi  i^  qual- 
che revocazione,  s'  intendessero  non 
compresi,  e  come  non  fossero  stati 
revocati  ;  e  poscia  Sisto  IV,  del  i^'j  i, 
dichiarò  altrettanto. 

Innocenzo  VIII,  con  bolla  dei  11 
ottobre  1 4B6,  J postoli c(e  Sedis^  proi- 


CAN 

bì  a'  riotari  di  esigere  dai  cantori 
litiganti  alcini  emolumento ,  meno 
gli  ordinarii  ;  e  con  altra  de'  4  ot- 
tobre 14B8,  Debita  consìderatione j 
confermò  la  prelazione  sulle  espet- 
tative  de*  benefìzii.  Quindi  colla  bol- 
la, Et  si  Romamis  PontifeXy  dei  1 3 
agosto  149^)  stabilì,  che  il  vescovo 
maestro  di  cappella  possa  presen- 
tare i  cantori  ai  beneficii,  i  quali 
vacano  per  morte  degli  stessi  cantori 
Pontifìcii,  affinchè  restino  perpetua- 
mente nel  collegio,  ed  inoltre  con- 
fermò loro  tutti  i  privilegii,  che  go- 
devano. Anche  Alessandro  VI,  me- 
diante la  bolla ,  Debita  considera- 
tionCj  del  149^?  rinnovò  ai  cantori 
i  summentovati  privilegii ,  siccome 
pur  fece  Giulio  II,  ai  6  dicembre 
i5o7,  col  disposto  della  hoWa  Sieitt 
prudens.  Indi  Leone  X,  per  moto- 
proprio  ordinò,  che  i  cantori  rice- 
vessero da  ogni  Cardinale,  che  ce- 
lebra in  cappella,  quattro  ducati  per 
ogni  messa,  in  luogo  della  solita  co- 
lazione, e  dai  vescovi  assistenti  al  so- 
glio, e  da  altri  prelati  due  ducati, 
proibendo  però  ricevere  di  più.  Ri- 
guardo alle  propine  nelle  esequie  dei 
Cardinali ,  dispose  che  si  osservasse 
il  solito.  Inoltre  i  cantori  godono 
emolumenti  nella  creazione  de'  nuo- 
vi Cardinali,  nelle  canonizzazioni,  ed 
in  altre  circostanze.  Cosi  Clemente 
VII,  egualmente  nel  i5i6,  colla  bol- 
la. Debita  consideratione,  e  con  al- 
tra del  1529,  ampiamente  confer- 
mò ai  cantori  tutti  i  privilegii,  che 
godevano  ;  e  cosi  pure  Paolo  III, 
nel  i536,  come  si  legge  nella  bolla^ 
Romamis  PontifeXj  approvò  le  co- 
stituzioni della  Cappella  presentate- 
gli dopo  il  saccheggio  di  Roma  da 
Lodovico  Magnasco,  vescovo  di  As- 
sisi, maestro  della  cappella,  e  parti- 
colarmente fa  menzione  del  privile- 
gio di  poter  prendere  un  nuovo  can- 


CAN  3> 

torc  nella  mancanza  d'alcuno,  vo- 
lendo che  ciò  seguisse  per  elezione 
di  voto  segreto  dal  collegio  stesso , 
e  che  s'intenda  ammesso  quando 
un  voto  superi  i  due  terzi  de'  vo- 
tanti. Veggasi  Giuseppe  Santarelli , 
Informazione  sull'origine  dc^  canto- 
ri pojitifìciìj  numero j  e  variazioni  ^ 
e  suW  introduzione  y  e  numero  dei 
soprannumerariij  Roma   1761. 

Giulio  III,  nel  i55r,  per  toglie- 
re le  differenze  di  preeminenza  tra 
i  cantori  e  gli  scrittori  apostolici  nel 
conseguimento  de'  benefìzii  sull' es- 
petta ti  ve,  decretò,  che  i  due  collegi 
fossero  considerati  come  un  solo,  e 
nel  i553,  ridusse  i  cantori  della 
cappella  a  ventiquattro.  Gregorio 
XIII  concedette  a'  cantori  la  spedi- 
zione de'  benefìzii  gratis^  come  fa- 
migliari del  Papa.  Sisto  V,  che  gli 
successe,  nel  i586,  diede  al  colle- 
gio il  monistero  di  s.  Maria  in  Cri- 
spiano,  diocesi  di  Taranto,  colle  ren- 
dite de'  suoi  beni ,  come  si  legge 
nella  bolla.  In  suprema.  Ridusse 
inoltre  il  numero  de'  cantori  a  ven- 
tuno, assegnò  loro  rendite  stabili  J 
conferì  al  collegio  le  facoltà  di  eleg- 
gere ogni  anno  per  maestro  di  cap- 
pella uno  de'  suoi  cantori,  essendo 
stato  sino  a  quel  tempo  un  vesco- 
vo assistente  al  soglio,  ed  all'eletto 
conferì  tutte  le  facoltà,  e  preroga- 
tive degli  antecessori ,  prerogative 
che  toccarono  come  primo  eletto  in 
maestro  di  cappella ,  al  rinomato 
Gio.  Antonio  Merula.  Quel  Pontefi^ 
ce  esentò  il  collegio  altresì  da  qual- 
sivoglia giurisdizione,  assegnandogli 
un  Cardinale  per  protettore  non 
meno  che  per  giudice  ordinario,  e 
competente  in  ogni  causa.  Ordinò 
ancora,  che  se  un  cantore  divenisse 
infermo,  vecchio,  o  privo  di  voce, 
non  si  potesse  licenziare,  senza  a- 
vergli  accordato  una   rendita    equi- 


36  CAN 

valente  a  quanto  già  ritraeva  nel- 
r  esercizio  del  cantorato  ;  e  final- 
mente confermò  i  privilegi  nelle  più 
ampie  forme  colla  bolla,  In  supre- 
ma, de'  6  settembre  i583.  E  per 
completare  le  rendite  de'  cantori, 
colla  bolla  de'  1 1  ottobre,  Universas, 
conferì  al  collegio  la  chiesa  di  s. 
Salvatore  nella  diocesi  di  Parma, 
ed  il  monistero  di  s.  Maria  in  Fel- 
lonica,  diocesi  di  Mantova.  Ma  Gre- 
gorio XIV  sciolse  tutte  queste  unio- 
ni di  chiese,  e  con  breve  del  r59r 
ridusse  le  rendite  de'  cantori  nello 
stato,  come  si  trovavano  nel  decor- 
so secolo.  Non  si  dee  però  qui  ta- 
cere, che  il  collegio  ecclesiastico  dei 
cantori  Pontificii,  ebbe  dal  secolo  V 
fino  al  Xil  per  sostentamento  dei 
suoi  individui  il  Presbiterio,  ossiano 
le  OblaziorJ,  che  si  raccoglievano 
in  ogni  nona  settimana  airolFertorio 
della  solenne  messa  quotidiana  nel- 
l'altare di  s.  Pietro.  Diminuite  tali 
oblazioni,  ebbero  i  cantori  pel  man- 
tenimento beni  e  fondi  stabili ,  ru- 
stici ed  urbani ,  ed  Innocenzo  IV 
assegnò  loro  le  pinguissime  rendite 
dell'abbazia  di  s.  Maria  di  Campi- 
doglio, togliendola  a'  benedettini,  con- 
cedendo la  chiesa ,  e  il  monistero 
ai  francescani,  colla  bolla  Cum  di- 
vini  del  i  25o.  Accordò  in  perpetuo 
al  Collegio  le  cappelle  filiali ,  le 
possessioni,  le  case,  i  censi,  le  ren- 
dite, le  decime,  e  pensioni  ed  altro 
spettante  a  detta  abbazia;  ma  le  vi- 
cende de'  tempi  fecero  variare  tali 
benefiche  disposizioni;  ed  in  vece  si 
ebbero  altri  benefìzii,  fra' quali  oltre 
i  summentovati,  il  priorato  e  retto- 
ria di  s.  Salvatore  di  Monte  Mallo 
nel  Perugino  ,  e  l'arcidiaconato  di 
Morleone,  tutti  amministrati  dairal> 
bate  ossia  camerlengo  prò  tempore 
del  collegio.  Laonde,  colle  disposi- 
zioni di  Gregorio  XIV,  analoghe  a 


CAx^ 
quelle  di  Innocenzo  IV,  fu  formato 
il  rollo  o  ruolo,    che    tuttora    loi*o 
paga  il  palazzo  apostolico. 

Per  le  differenze  insorte  V  anno 
rSgS  nel  Pontificato  di  Clemente 
Vili,  tra  il  sagrista  del  Papa,  e  il 
collegio  de'  cantori  sull'  elezione  del 
sotto  chierico ,  e  custode  de'  libri 
della  cappella,  fu  decretato,  che  il 
sotto  chierico  fosse  nominato  dal 
sagrista,  ed  il  custode  dal  collegio. 
Questi  nelle  cappelle  incede  con 
sottana  paonazza,  e  ferraiolone  ne- 
ro, di  seta  ambedue  ,  con  fascie  e 
collare  pure  paonazzo;  abito  che  è 
comune  al  secondo  custode.  Quindi 
Paolo  V,  nel  1607,  confermò  la 
bolla  di  Paolo  III,  sulla  surrogazio- 
ne de'  cantori,  mediante  i  concor- 
si pubblicati  con  editti  ;  e  nell'  anno 
1626,  il  tribunale  della  Rota  deci- 
se, che  un  cantore  Pontificio  potes- 
se godere  la  prebenda  del  suo  ca- 
nonicato in  Ispagna.  E  poi  da  av- 
vertirsi ,  che  godono  le  suaccennate 
prerogative  anche  i  due  cappellani 
sostituti,  i  due  chierici,  il  sotto  chie- 
rico, gli  scrittori,  ed  il  custode  dei 
libri.  V.  Decreta  Innocentii  XII 
prò  collegio  cantorum  capellae  Pon- 
tificiae  ,  presso  il  tomo  IV ,  parte 
IV,  pag.  2  33  del  Bollano  di  Bene- 
detto XIV.  Finalmente,  quando  il 
Pontefice  dispensa  al  trono  nella 
cappella ,  le  candele ,  le  ceneri ,  le 
palme,  e  gU  Agnus  Dei  benedetti , 
quattro  cappellani  cantori  vi  si  re- 
cano a  riceveile  dopo  i  cubicula- 
rii,  e  nel  venerdì  santo  altrettanti 
vanno  all'adorazione  della  Croce, 
mentre  gli  altri  proseguono  il  can- 
to in  coro,  cioè  nella  cantoria.  An- 
ticamente tutto  il  collegio  de'  can- 
tori si  recava  all'adorazione  della 
Croce,  e  al  trono  per  ricevere  dal 
Papa  le  sopraddette  cose.  Ma  quan- 
to li  riguarda,  ed  il  loro  posto  nelle 


CAN 

processioni,  il  qimle  è  avanti  la  pre- 
Jatiira,  che  ha  l'uso  del  rocchetto,  co- 
me avverte  l'Adami  a  pag.  17,  si 
descrivono  all'articolo  delle  Cappel- 
le Pontificie,  e  ia  tutte  quelle  delle 
funzioni,  die  si  fimno  dal  Ponte- 
fice. 

§.  III.  Maestri  della  cappella  Pon- 
tificia,  Cardinali  protettori  del 
Collegio,  e  cantori  insigni. 

I  maestri  del  collegio  de'  cappel- 
lani cantori  della  cappella  Pontifi- 
cia, o  maestri  di  cappella ,  sino  al 
Pontificato  di  Sisto  V,  come  si  ac- 
cennò, furono  sempre  vescovi  assi- 
stenti al  soglio,  e  dall'  Ordine  Ro- 
tnano  di  Benedetto,  canonico  di  s. 
Pietro,  rilevasi,  che  nel  1 1 43,  regnan- 
do Celestino  II  ,  il  primicerio  dei 
cantori  era  vescovo ,  e  se  terremo 
dietro  ai  maestri,  di  cui  V  Adami 
potè  rinvenire  notizie,  troveremo 
che  a  Cristoforo  Borboni  vescovo 
di  Cortona,  Innocenzo  Vili,  di  cui 
era  intimo  famigliare,  nel  1 49 "i,  ac- 
crebbe le  prerogative. 

Dal  Novaes,  t.  VI,  p.  98,  ricavia- 
mo, che  Alessandro  VI,  nel  i494j 
fece  maestro  di  cappella  Bartolomeo 
Martini,  ch'era  maggiordomo,  e  che, 
nel  i49^>  creò  Cardinale  Francesco 
Sinibaldi  vescovo  suessano,  il  quale, 
nel  i5o7,  celebrò  messa  in  cappel- 
la nel  sabbato  in  Albis.  I  cantori 
per  onorarlo  cantarono  un  bellissi- 
mo Credo  a  sedici  voci.  Furono 
inoltre  cantori  Ludovico  Magnasco, 
vescovo  di  Assisi  del  i543;  Girola- 
mo Maccabei  vescovo  di  Castro,  cap- 
pellano maggiore  di  Paolo  III  ;  E- 
gidio  Valenti  del  iSSy;  Giuseppe 
Panfilo,  vescovo  di  Segni,  peritissi- 
mo nella  musica,  del  i56G;  Ago- 
stino Fivizzano,  uomo  di  santa  vi- 
ta ;  Antonio  BoccapaduU  segrelario 


CAN  37 

de'  brevi  a'  principi,  e  canonico  va- 
ticano ,  che  r  Adami  coli'  autoritèi 
del  libro  de'  Puntatori  del  collcgiq 
dice  essere  stato  l'ultimo  maestro  di  ^  ^ 
cappella,  dappoiché  Sisto  V,  o  per  * 
la  poca  pratica  di  alcuno  di  detti 
vescovi  nella  musica,  o  per  poca  di^ 
ligenza  loro  al  servigio  della  cappel- 
la, investi  di  tal  carica  un  cantore 
Pontificio,  da  eleggersi  ogni  anno 
per  ordine  di  anzianità  dal  collegio 
istesso,  con  tutte  le  facoltà,  autori- 
tà e  prerogative  di  quelli,  che  lo 
aveano  preceduto.  Di  questi  maestri 
però,  e  di  quelli,  che  si  distinsero 
nell'arte  del  canto ,  e  per  celebri 
componimenti,  si  parlerà  al  termi- 
ne di  questo  paragrafo.  Ci  avverte 
l'Adami  a  pag.  1 1  o  ,  che  la  con- 
gregazione de'  nuovi  uffiziali  si  face- 
va in  casa  del  Cardinal  protettore, 
per  solito  nella  mattina  della  festa 
degli  Innocenti;  che  il  nuovo  mae- 
stro assisteva  al  vespero  della  cir- 
concisione con  il  precedente,  e  pren- 
deva poi  possesso  della  carica  al  se- 
guente vespero  dell'Epifania. 

Fu  Sisto  V  che,  come  superior- 
mente si  disse,  stabilì  il  Cardinal 
protettore  al  collegio  de'  cappellani 
cantori,  colla  qualifica  di  loro  giu- 
dice ordinario,  e  pel  primo,  con  am- 
plissimo breve  del  i586,  vi  nomi- 
nò il  Cardinal  Decio  Azzolini  di 
Fermo.  Tuttavolla,  nel  libro  di  Ghis- 
lino  di  Ankerts,  puntatore  del  i56o, 
si  legge  essere-  stato  protettore  del 
collegio  de'  cantori  il  Cardinal  Al- 
fonso Caraffa,  nipote  di  Paolo  IV; 
enei  libro  di  Gio.  Luigi  de'  vescovi, 
è  registrato  agli  ii  dicembre  1576, 
il  Cardinal  Giovanni  Moroni  ;  ma 
s'  ignora  quale  autorità  avessero, 
per  essere  in  que'  tempi  i  maestri  di 
cappella  vescovi  assistenti  al  soglio, 
che,  secondo  le  costituzioni  de'  am- 
tori,    erano    deputati   come  giudici 


38  CAN 

del  loro  collegio.  Per  morte  dell' Az- 
zoliiii,  Sisto  V,  nel  1^87,  conferì  il 
protettorato  della  cappella  al  Car- 
dinal Antonio  Mnria  Gallo,  che  eb- 
be i  seguenti  Cardinali  successori. 
Nel  1 62 1  Francesco  Maria  del  Mon- 
te, sostituito  da  Gregorio  XV  al  de- 
fonto  Gallo;  nel  1627  Lelio  Biscia, 
per  disposizione  di  Urbano  Vili , 
il  quale  nel  i638  gli  diede  in  suc- 
cessore il  proprio  nipote  Antonio 
Barberini;  nel  1671  Clemente  X 
fece  protettore  de*  cantori  Virginio 
Orsini,  ed  in  sua  morte  lo  stesso 
Pontefice,  ai  21  ottobre  1676,  vi 
surrogò  Camillo  de'  Massimi.  Inno- 
cenzo XI,  nel  1677,  dichiarò  pro- 
tettore Sigismondo  Chigi,  pronipote 
di  Alessandro  VII;  ma  essendo  mor- 
to poco  dopo,  Innocenzo  XI,  ai  1 7 
giugnp  1778,  nominò  Felice  Rospi- 
gliosi ,  pronipote  di  Clemente  IX , 
cui  successe,  ai  22  ottobre  1689, 
Francesco  Maidalchini,  nipote  della 
celebre  d.  Olimpia,  per  disposizione 
di  Alessandro  Vili  ;  il  cui  nipote 
Pietro  Ottoboni,  ai  27  novembre 
1700,  fu  da  Clemente  XI  nomina- 
to protettore  della  cappella  Pontifi- 
cia, e  ne  esercitò  la  protezione  sino 
al  174O)  epoca  di  sua  morte.  Si  ri- 
leva dalle  Notizie  di  Roma,  che 
questo  Cardinale  ricevette  altra  de- 
nominazione ,  cioè  di  prefetto  dei 
cantori  cappellani  della  cappella  Pon- 
tificia, titolo  che  pure  portò  il  Car- 
dinal Alessandro  Albani ,  nipote  di 
Clemente  XI,  che  da  Benedetto  XIV 
fu  prescelto  a  successore  del  defon- 
to ,  esercitando  la  carica  sino  al 
1779,  *"  ^"^  cessò  di  vivere.  Fu 
allora,  che  Pio  VI  sospese  la  cari- 
ca di  Cardinal  protettore  della  cap- 
pella Pontificia,  e  ciò  fino  al  1798. 
In  questo  tratto  di  tempo  i  mag- 
giordomi, come  prefetti  de'  ss.  pa- 
lazzi apostolici,  e  s.uperiori  de'  fami- 


CAN 
gUari  Pontificii,  ebbero  cura  del  col- 
legio. Finalmente  lo  stesso  Pontefi- 
ce Pio  VI,  colla  bolla  Antiquissinia 
ea  est,  dei  3i  gennaio  1798,  abolì 
in  perpetuo  la  detta  carica  di  Car- 
dinal protettore  della  cappella  Pon- 
tificia, e  riunì  i  cappellani  cantori , 
ed  il  collegio  (  come  famigliari  Pon- 
tificii )  alla  giurisdizione  giudiziale 
ed  economica  di  monsignor  Ma- 
rino Caraffa  di  quel  tempo  prefetto 
de'  ss.  palazzi  apostolici  e  de'  suoi 
successori  prefetti  del  palazzo  in  per- 
petuo, a  quella  guisa  con  cui  viene 
esercitata  sopra  tutti  gli  altri  fami- 
gliari Pontificii. 

L*  elenco  de*  maggiordomi  è  il 
seguente:  Marino  Caraffa,  poi  Car- 
dinale, quindi  deposta  da  lui  la  sa- 
gi'a  porpora,  gli  fu  surrogato  G,  Ga- 
votti,  che  morì  nel  1807,  essendo 
ancor  maggiordomo;  Naro  Patrìzi 
poi  Cardinale,  oggi  defonto;  A.  Ri- 
varola,  oggi  Cardinale;  Marazza- 
ni^  poi  Cardinale  ancor  egli  defon- 
to; Del  Drago,  Patrizi ^  e  Fieschi, 
tutti  Cardinali  viventi  .  L'  attua- 
le maggiordomo  e  prefetto  de'  sa- 
cri palazzi  apfjstolici  è  monsignor 
Francesco  Saverio  Massimo.  Adun- 
que dopo  tale  epoca  la  prefettura 
non  più  dai  Cardinali ,  ma  venne 
esercitata  dal  prelato  maggiordo- 
mo [Vedi),  il  quale  in  abito  pre- 
latizio, sedente  sul  ripiano  del  tro- 
no nella  cappella  Pontificia,  con  ta- 
volino innanzi,  presiede  alla  ballot- 
tazione de'  concorrenti  al  cantorato, 
i  quali,  dopo  fatti  i  consueti  espe- 
rimenti, cantano  ivi  una  lezione,  cui 
succede  la  votazione,  che  fanno  tutti 
i  cappellani  cantori,  vestiti  con  sot- 
tana paonazza  ,  e  ferraiolone  nero , 
assisi  ne'  banchi  de'  Cardinali.  V. 
Jurisdictio  S.  R.  E.  Cardinalis  pro- 
tectoris,  et  judìcis  causar  uni  colle- 
ga  cantoruni    capellanoruni    Roni. 


CAN 

Pont  cum  prmlegiorum,  et  grafia- 
rum  concessione,  ed  inoltre  il  vo- 
to nella  controversia  nata  nel  col- 
legio de*  musici  Pontificii  rimessa 
da  N.  S.  Papa  Clemente  XIII  ai 
Cardinali  Merlini,  Castelli,  e  M.  A. 
Colonna  ad  referendum,  Romae 
1761. 

Passando  a  far  menzione  degli 
uomini  illustri  ed  insigni  per  digni- 
tà, santità,  dottrina  e  scienza  mu- 
sicale, clic  fiorirono  nella  Scuola  dei 
cantori^  e  nel  collegio  di  essi,  senza 
nominare  un  gran  numero  di  Car- 
dinali e  vescovi,  che  uscirono  dal- 
la prima,  da  questa  furono  altresì 
sublimati  al  Pontificato ,  nel  687  , 
s.  Sergio  I,  nel  7i5  s.  Gregorio  II, 
nel  752,  Stefano  II  detto  III,  nel 
7^7,  s.  Paolo  I,  che  donò  un  an- 
tifonario al  re  Pipino,  s.  Leone  III, 
nel  795,  Stefano  IV  detto  V,  nel- 
r8i6,  ambedue  entrati  nella  scuo- 
la de'  cantori  in  teneia  età ,  ed 
ivi  educati;  s.  Pasquale  I  neir8i7, 
Sergio  II,  neir844>  «•  Leone  IV, 
iieir847;  Benedetto  III  neir855, 
Adriano  II  nell'  867,  e  altri,  come 
attestano  Anastasio  Bibliotecario , 
ruAXHist.  de  gestis  Rom.  Pontific.  j 
Mabillon,  Mus.  Italie,  tom.  II,  i 
Bollandisti  nel  tom.  VII,  §  54 ,  e 
l'annaUsta    Baronie    all'anno    1057. 

Sempre  i  Sommi  Pontefici ,  per 
maggior  decoro  delle  funzioni  ec- 
clesiastiche procurarono  di  avere  i 
migliori  virtuosi  di  canto,  in  servi- 
zio della  loro  cappella,  e  talvolta  ne 
domandarono  anche  ai  principi,  in- 
vitandoli a  mandar  loro  qualche 
valente  cantore ,  come  si  legge  di 
Leone  X ,  che  colla  sua  lettera , 
Quoniam  ad  sacra  confìcienda,  ri- 
portata dal  Verrepei,  nella  Raccolta 
di  varie  lettere,  richiese  al  marche- 
se di  Mantova,  Michele  Lucche- 
se ,    celebre   nella  voce  di    basso,    e 


CAN  39 

nella  perizia  del  canto  .  L'  Ada» 
mi  ,  nel  libro  delle  Osservazìo' 
ni  per  ben  regolare  il  canto  dei 
cantori  della  cappella  Pontificia, 
pag.  i5g,  tesse  il  catalogo  de'  no- 
mi e  cognomi  e  patria  de'  cantori 
Pontificii ,  col  giorno  del  loro  in- 
gresso in  cappella,  da  Paolo  III,  fi- 
no a  Clemente  XI,  estratti  dal  li- 
bro delle  costituzioni  del  collegio, 
di  cui  fu  maestro  di  cappella ,  dai 
libri  de'  camerlenghi,  e  de'  segreta- 
ri! puntatori  della  medesima  cap- 
pella, con  r  aggiunta  di  alcune  par- 
ticolari notizie,  e  coi  ritratti  de'  più 
illustri  compositori  di  essa. 

I  più  rinomati  professori  di  mu- 
sica, e  insigni  cantori,  che  accreb- 
bero lustro  al  collegio,  e  che  lo 
arricchirono  di  preziose  composizio- 
ni, furono  Jacopo  Pratense,  detto 
Juscjuin  del  Prato,  celeberrimo  com- 
positore di  musica,  scolaro  di  Gio. 
Okenkeim,  e  cantore  della  cappella 
sotto  Sisto  IV,  e  dal  quale  impa- 
rarono i  migliori  contrappuntisti:  Gia- 
como Arkadelt,  maestro  di  cappella 
del  Cardinal  di  Lorena,  e  di  tal 
merito,  che  gli  stampatori  per  loro 
guadagno  davano  alla  luce  opere 
di  altri,  sotto  il  nome  di  lui  :  Bar- 
tolomeo Escobedo,  valente  contrap- 
puntista. Ghislino  d'Ankerts,  ottimo 
nel  contrappunto:  Cristoforo  Morales, 
autore  di  grido  sotto  Paolo  III,  com- 
positore di  molte  opere  musicali,  e 
del  famoso  mottetto:  Lamentabatur 
Jacob,  che  si  canta  in  cappella  nella 
IV  domenica  di  Quaresima;  Gio. 
Pier  Luigi  da  Palestrina,  allievo  del 
fiammingo  Meli,  compositoi*e  della 
cappella  Pontificia  dell'età  di  ven- 
tisei anni,  sotto  Marcello  II,  dal 
quale  ottenne  coli' elevato  suo  inge- 
gno, e  colla  tanto  celebrata  messa, 
che  compose  a  sci  voci,  di  rip*uare 
il  grave  danno,    che  sovrastava  alla 


4o  CAN 

musica  ecclesiastica,  nella  minacciata 
proiliizione  di  essa  nelle  sagre  fun- 
zioni. Carico  di  meriti,  e  di  gloria, 
col  titolo  di  Principe  della  Musica , 
morì  nel  Pontificato  di  Clemente 
Vili,  e  fu  sepolto  per  singoiar  di- 
stinzione nella  basilica  vaticana , 
della  quale  era  maestro  di  cappella, 
scrivendone  fra  gli  altri  le  Memorie 
storiche^  d,  Giuseppe  Baini ,  di  cui 
si  fece  menzione  all'articolo  Canto 
Ecclesiastico.  Inoltre  meritano  di 
essere  ricordati  :  Alessandro  Romano 
detto  della  Viola^  per  la  soavità 
con  cui  suonava  questo  strumento, 
encomiato  compositore  di  canzonette, 
e  mottetti;  Giovanni  Maria  Nanino 
di  Vallerano,  scolare  di  Meli ,  ed 
intimo  amico  di  Pier  Luigi  di  Pa- 
lestrina,  lodato  pel  canto,  e  per  le 
sue  composizioni;  Arcangelo  Crivel- 
li, bergamasco,  ottimo  tenore,  auto- 
re di  varie  opere,  alcune  delle  quali 
si  cantano  nella  cappella  Pontificia; 
Felice  Anerio  romano,  compositore 
della  cappella,  e  successoi'e  in  questa 
qualifica  del  Palestrina ,  eccellente 
nel  contrappunto  ,  ne'  madrigali , 
e  in  altre  opere;  Luca  Marenzio 
bresciano,  chiamato  da  Raval  il  di- 
vino  compositore  dì  madrigalìj  Rug- 
giero Giovanelli  di  Velletri,  succes- 
sore dei  Palestrina  nella  cappella  di 
s. -Pietro,  profondo  nella  musica, 
meritando  fra  i  suoi  componimenti 
la  preferenza  la  messa  a  otto  voci, 
intitolata:  Vestiva  i  colli,  per  la  sua 
perfetta  armonia;  Girolamo  Rosini 
di  Perugia,  ritenuto  il  primo  so- 
prano d'Italia,  e  benché  nel  pub- 
blico concorso  pel  cantorato,  sentito 
e  applaudito  da  Clemente  Vili,  che 
assistè  al  concorso,  nondimeno  venne 
dai  cantori  spagnuoli  escluso  per 
non  essere  loro  connazionale,  giac- 
che sino  a  quel  tempo  quasi  tutti 
i  soprani  erano  stati  spagnuoli.  Mor* 


CAN 

tifìcato  il  Rosini  si  fece  cappuccino; 
ma  venendo  il  tutto  a  cognizione 
del  Papa ,  commutò  il  voto  già 
emesso  ad  inserviendum  capellce 
Pontijicice j  per  cui  volle  entrare 
nella  congregazione  dell'  oratorio  ; 
Tommaso  Ludovico  spagnuolo,  ce- 
lebrato per  la  sua  messa  de'mortij  ed 
altre  sue  composizioni;  d.  Odoardo 
Ceccarelli  da  Mevania,  non  solo  fu 
egregio  compositore  di  parole  latine 
per  mettere  in  musica,  ma  fece  un 
ristretto  delle  costituzioni ,  decreti , 
e  consuetudini  del  collegio,  e  ne 
formò  una  regola  pel  puntatore  ; 
Gregorio  Allegri  romano,  contralto, 
valoroso  contrappuntista,  autore  di 
varie  opere,  fra  le  quali  del  famoso 
Miserercy  che  ogni  anno  si  suol 
cantare  due  volte  nella  settimana 
santa;  morì  nel  i652,  e  fu  sepolto 
nella  tomba  de'  cantori  Pontificii, 
nella  chiesa  di  s.  Maria  in  Vallicel- 
la,  ove  pure  venne  tumulato;  Bona- 
ventura Argenti  perugino,  egregio 
soprano,  in  riconoscenza  di  seimila 
scudi,  che  loro  donò  per  compiere 
la  fabbrica  della  stessa  chiesa;  An- 
tonio Liberati  da  Foligno  contralto, 
buon  compositore,  ed  ottimo  teorico, 
autore  di  un  Ragguaglio  del  coro 
della  cappella  Pontificia^  Martino 
Simonelli  romano  contralto,  grave 
contrappuntista,  armonioso,  chiama- 
to il  Palestrina  de'suoi  tempi,  autore 
di  varie  composizioni,  che  si  can- 
tano dal  coro  de' cantori  nelle  Pon- 
tifìcie funzioni,  particolarmente  la 
sequenza,  che  si  canta  nel  giorno 
di  Pasqua  di  Risurrezione;  Pasquale 
Pifari,  di  cui  scrisse  il  p.  Martini 
essere  nato  il  compositore,  che  più. 
da  vicino  ha  rassomigliato  lo  stile 
del  Palestrina;  d.  Gio.  Battista  Faz- 
zini,  di  cui  si  cantano  messe,  ed 
altre  opere;  Leandro  Piazza,  autore 
di  varii   salmi   molto    graditi  anche 


CAN 

al  dì  d'oggi,  senza  nominare  altri, 
ed  alcuni  ancor  viventi.  Il  rino- 
malo Nicola  Tornelli  o  Tumclla, 
autore  di  varii  lodevoli  componi- 
menti, non  appartenne  alla  cappella 
Pontifìcia,  ma  fu  coadiutore  dal 
1749  ^^  ^7^4  ^^^  maestro  delia 
biblioteca  vaticana  Bencini,  indi  ri- 
nunziò, e  parti  per  la  Germania. 

§    IV.     yércliivìo,  esequie ,   ed  altre 
notizie  de^  cantori  Pontificii. 

Il  celebratissimo  archivio  del  col- 
legio de'  cappellani  cantori ,  dice  il 
Chatlard,  Nitoi>a  descrizione  del 
Vaticano j  e  del  palazzo  apostolico ^ 
Roma  1766,  pag.  72,  e  4^^  tomo 
II ,  aveva  1'  ingresso  nella  quarta 
porta  della  sala  ducale,  sul  cui  ar- 
chitrave evvi  lo  stemma  di  Leone 
X,  ed  in  quello  della  porta  dello 
stesso  archivio  si  leggeva  V  iscrizio- 
ne :  archivio  de^ Musici  cantori  della 
cappella  Pontificia^  ove  nelle  sue 
stanze  in  armadi  si  conservavano  i 
libri,  e  pergamene  di  essi.  Ora  però 
tal  luogo  appartiene  alla  Floreria 
Pontifìcia,  dappoiché  Benedetto  XI V 
trasferì  l'archivio  al  Quirinale,  cioè 
incontro  quello  della  Rota.  Questo 
archivio  è  sommamente  pregevole 
ad  onta  del  deplorato  incendio  a  cui 
soggiacque  nel  sacco  dato  a  Roma 
dai  soldati  di  Carlo  V,  per  la  mag- 
gior parte  fanatici  luterani.  In  esso 
si  custodiscono  gelosamente  tutte  le 
bolle  Pontifìcie  emanate  dai  Papi 
a  favore  del  collegio,  le  più  preziose 
composizioni  musicali  de'  migliori 
maestri,  ed  un  numero  copioso  di 
quelle  fatte  da'  medesimi  cantori, 
che  appartennero  a  sì  illustre  ceto, 
e  tutte  quelle  infìne,  che  servono 
per  qualunque  funzione  fatta  dal  Pa- 
pa, o  alla  quale  intervengano  i 
cantori.  Parecchie  pur   ve    ne    sono 


CAN  4i 

in  magnifiche  pergamene  scritte  con 
bellissimi  caratteri ,  e  adornate  con 
superbe  miniature,  secondo  lo  stile 
de'  tempi.  Questo  archivio  ha  i  suoi 
scrittori ,  e  il  custode  de*  libri.  iT. 
il  tomo  VIII  del  Bollarlo  romano 
pag.  44o:  De  vetita  ab  Innocentio 
XI  extractione  lihrorum  niusicaliuni 
ex  archivio  capellce  _,  tom.  IX,  pag. 
92;  Custodia  ^  libro  rum  capellce 
Pontificice  ab  Alessandro  Vili  in- 
culcata, ibid.  p.  i5o;  decreta  In- 
nocentii  XII  prò  collega  cantorum 
capellce  Pontificice. 

L'esequie,  che  si  celebrano  in 
morte  de' cappellani  cantori,  vengo- 
yio  descritte  dal  menzionato  Adami 
pag.  i54,  i55,  cap.  XVI.  Il  mae- 
stro della  cappella  dà  cenno  quan- 
do si  debba  da'  cappellani  sostituti , 
e  dagli  scrittori  cominciare  l'introito 
della  messa,  e  dopo  la  funzione  egli 
ringrazia  i  maestri  di  cerimonie, 
che  avranno  assistito  in  banco  a  tal 
messa.  Il  numero  854  del  Diario 
di  Roma  del  1723,  descrive  l'ese- 
quie celebrate  al  decano  de'  cantori, 
con  r  intervento  de'ministri ,  e  can- 
tori della  cappella  Pontifìcia. 

L'  anniversario  de'  defonti  cappel- 
lani cantori  anticamente  si  celebra- 
va in  s.  Trifone  in  Primicero,  o  s. 
Salvatore  in  Primicero,  perchè  fab- 
bricata da  un  primicero  della  chie- 
sa romana.  Di  poi,  a  motivo  della 
nuova  fabbrica  della  chiesa  di  s. 
Agostino ,  si  passò  a  celebiarlo  in 
s.  Gregorio  al  Monte  Celio,  e  quin- 
di nella  chiesa  del  Gesù.  Oggi  per 
altro  tanto  l' anniversario,  quanto 
quello  per  l'anima  di  Marco  Ma- 
razzoli si  celebrano  in  s.  Maria  in 
Vallicella,  ove  i  cappellani  aìiilori 
hanno  la  sepoltura  gentilizia,  com- 
prata a  spese  loro.  Fu  il  detto  Mar- 
co Marazzoli  tenore  del  collegio , 
ottimo  cx)mpositore    di   oralorii,  ed 


42  CA.N 

eccellente  suonatore  d'arpa,  e  da 
lui  stesso  venne  istituito  per  testa- 
mentaria disposizione  l'anniversario 
per  la  propria  anima.  Per  le  feste 
poi  di  s.  Marta,  nella  propria  chie- 
sa presso  il  Vaticano  (  ove  era  vi 
anche  l'ospedale  pei  famigliari  del 
Papa),  il  collegio  de' cantori  si  re- 
cava a  cantare  nella  messa,  e  al 
vespero,  ed  essendo' essa  festa  di  pa- 
lazzo, il  maggiordomo  faceva  servire 
di  carrozze  i  cantori. 

In  occasione  di  qualche  lieto  avve- 
nimento per  la  S.  S.,  i  valenti  cantori 
Pontificii  composero  apposite  musi- 
che, come  fecero  Curzio  Mancini,  nel- 
la messa  per  la  ricuperazione  della 
città,  e  ducato  di  Ferrara  sotto  Cle- 
mente VITI;  e  Gregorio  Allegri  can- 
tò nel  Pontificato  d' Innocenzo  X  , 
Castro  riconquistato  alla  Chiesa. 
Matteo  Simonelli  compose  una  bella 
messa  per  celebrare  la  liberazione 
di  Vienna  dalla  formidabile  poten- 
za de'  turchi,  regnando  Innocenzo 
XI  ;  Sante  Gargetti  scrisse  piìi  note 
per  Avignone  restituito  ad  Alessan- 
dro Vili.  E,  per  non  dire  di  altri , 
a'  nostri  giorni  d.  Giuseppe  Baini 
romano,  per  solennizzare  la  restitu- 
zione fatta  a  Pio  VII  delle  provin- 
cie  delle  legazioni,  delle  Marche,  e 
dei  ducati  di  Camerino,  Benevento, 
e  Pontecorvo,  compose  un  solenne 
Te-Dcum  ad  otto  voci,  diviso  in 
due  cori,  e  basato  sopra  le  diverse 
melodie  del  canto  gregoriano  ed 
appartenente  a  tre  diversi  modi,  os- 
siano  toni  al  terzo,  al  sesto ,  ed  al 
quarto  ;  robusta  composizione,  che 
altamente  venne  encomiata  dal  nu- 
mero 72  del  Diario  di  Roma,  del 
18 15,  pag.  57,  e  che  poi  venne  de- 
dicata a  monsignore  Naro  maggior- 
domo, e  prefetto  del  collegio  dei 
cappellani  cantori  Pontifìcii.  Ma  il 
Baini    è    inoltre    benemerito   autore 


CAN 

di  altre  composizioni,  fra  le  quali 
del  Misererà^  del  Dies  irae,  del 
Benedictus  gregoriano  a  sei  voci 
con  coro,  e  per  ultimo  del  bellissi- 
mo Motectiim  ad  offcrtoriam  mis- 
sae  solemnis  in  anniversario  corO' 
nationis  ss.  D.  N.  Gregorii  XFI 
P.  M.  die  VI  fehruarii  A.  D, 
1837. 

Le  dignità  del  collegio  sono  :  il 
maestro,  decano,  abbate  o  camer- 
lengo, segretario-puntatore,  ed  il  di- 
rettore. I  partecipanti,  che  godono 
la  porzione  canonicale,  sono  i  tren- 
tadue pili  antichi  cappellani  canto- 
ri. Chi  compie  venticinque  anni  di 
servizio  resta  giubilato,  ed  esentato 
dal  servizio.  All'attuale  servizio  deb- 
bono cantare  trentadue  individui , 
otto  per  ciascuna  delle  quattro  par- 
ti. Vi  sono  nel  collegio  anche  i  cap- 
pellani cantori  soprannumerarii,  per 
compiere  il  numero  dei  trentadue 
esercenti  nelle  giubilazioni,  che  av- 
vengono. Le  cariche  minori  del  col- 
legio sono  :  i  deputati  per  trattare 
gli  affari  i  sindaci  al  camerlengo, 
i  sindaci  al  puntatore,  e  gl'infer- 
mieri. Il  collegio,  per  le  costituzio- 
ni apostoliche,  ha  il  diritto  di  sigil- 
lo grande  e  piccolo,  con  l'impron- 
ta di  Maria  ss.  Assunta  in  Cielo , 
titolo  della  cappella.  Il  diritto  della 
immediata  e  privativa  ordinaria  am- 
ministrazione è  di  governare  se 
stesso,  ed  il  diritto  di  far  leggi,  e 
di  multare  con  pene  pecuniarie  ed 
altre  ad  arbitrio  dei  colleghi  delinquen- 
ti. Da  ultimo.  Clemente  XIII  pubblicò 
la  costituzione,  »  Cum  relinendi 
«  augendique  decoris  domus  Dei, 
w  super  regimine,  et  directione  col- 
»  legii  cantorum  Pontifìciae  Cappel- 
»>  lae  ,  cum  opportunis  ordinationi- 
»  bus,  pridie  Kal.  septembris  anno 
1762". 

CANUTO  (s).  Era  secondogenito 


CAN 
di  Enrico  il  Buono  j  re  di  Dani- 
iiiaica.  Fallo  duca  di  Sleswig,  si 
adoperò  alfinchè  la  pace,  e  la  giu- 
stizia llorissero  nelle  sue  regioni ,  e 
fosse  messo  un  riparo  alle  ruberie, 
che  in  que'  tempi  si  esercitavano 
continuamente.  Allorché  fu  estinta 
la  famiglia  di  suo  zio  Enrico,  re 
degli  slavi  occidentali ,  egli  occupò 
quel  trono;  e  ne  ottenne  la  corona 
dallo  stesso  Lotaiio  II.  Ma  i  banesi 
lì  ebbero  gelosia ,  ed  assassinarono 
quest'  ottimo  re  nel  giorno  7  gen- 
naio dell'anno  1 1 3o.  Nel  1 1 7 1  fu 
poi  canonizzato. 

CANUTO  (s.  ),  figlio  naturale  di 
Svenone  II,  re  di  Danimarca,  fino 
dalla  tenera  età  si  mostrò  adorno 
delle  virtù  le  piìi  chiare.  Avutosi , 
per  comune  acclamazione,  lo  scet- 
tro paterno,  nell'anno  1080,  fu  suo 
primo  pensiero  il  promuovere  nel  re- 
gno la  religione  cattolica,  ornare  i 
templi  di  sacri  arredi ,  e  procurare 
ovunque  il  maggiore  incremento  del 
buon  costume.  Ardente  com'era  di 
un  santo  zelo  per  la  fede,  volle 
suddite  alla  religione  di  Cristo  quel- 
le Provincie,  che  soggiogò  colle  ar- 
mi, e  glorioso  per  molte  vittorie,  e 
ricco  oltremodo,  non  si  vergognò  di 
deporre  a' piedi  di  Gesù  crocefisso 
la  regal  corona,  pregandolo  a  go- 
veinare  il  suo  regno ,  qual  re  dei 
re  e  dominatore  dei  dominanti.  Pe- 
nitente, contemplativo,  benefico,  non 
fu  mai  in  tutta  la  sua  vita,  che 
tralasciasse  di  castigare  il  suo  cor- 
po, di  esercitarsi  nell'orazione,  e  di 
beneficare  i  poveri.  Promulgò  alcu- 
ne leggi  sulle  decime  da  pagarsi  al- 
le chiese ,  e  sulla  osservanza  dei 
divini  ed  ecclesiastici  precelti,  e  sic- 
come in  queste  minacciava  severe 
punizioni  ai  trasgressori,  si  attirò 
l'odio  c(i  molti  uomini  perversi,  i 
quali  cortmiossero  la  plebe,  che  tanto 


CAN  43 

fu  accesa,  da  venite  nell'empia  de- 
liberazione di  uccidere  il  santo  re. 
In  capo  ai  ribelli  fu  Olao ,  fratello 
a  Canuto,  che  preso  dalla  brama 
del  regno,  voltò  l' esercito ,  cui  co- 
mandava contro  a  questo  innocente 
sovrano.  Canuto  avutone  notizia, 
anziché  accendersi  d'ira,  pensò  af- 
fidare la  sua  causa  nelle  mani  di 
Dio,  riparò  alla  chiesa  di  s.  Alba- 
no, e  munito  dei  ss.  Sacramenti, 
quivi  appiè  dell'altare  attese  im per- 
turbato l'iniqua  aggressione.  Vi  en- 
trarono nel  fatto  gli  empi,  e  dopo 
avergli  usato  mille  maniere  d'in- 
sulti, lo  passarono  con  una  lancia,  e 
colle  mani  stese  sull'ara  santamente 
spirò.  Avvenne  la  morte  di  lui  il 
giorno  decimo  di  luglio  dell'anno 
1086,  secondo  ^Inoth.  La  sua  fe- 
sta viene  celebrata  a  dì  19  gen- 
naio. 

CANZIANILLA  (s.).  F.  Canzio. 

CANZIANO  (s.).   F,  Canzio. 

CANZIO  (s.).  La  storia  di  que- 
sto santo  martire  va  unita  a  quella 
degli  altri  due  suoi  fratelli  Canzia- 
no  e  Canzianilla.  Discendevano  dal- 
la illustre  famiglia  romana  degli 
Anici,  ed  appartenevano  per  sangue 
air  imperatore  Carino,  protettore  dei 
cristiani  nelle  Gallie.  Ammaestrati 
nella  rehgione  da  Proto,  come  si 
avvidero  che  Diocleziano  incomin- 
ciava a  perseguitare  in  Roma  i  fe- 
deli, abbandonarono  quella  città,  e 
venduto  ogni  loro  avere,  si  rifu- 
giarono in  Aquileia.  Ma  il  flagello 
della  persecuzione  quivi  pure  arri- 
vò, e  richiesto  l'imperatore  da  Sì- 
sinnio,  generale  dell'armata,  e  da 
Dulcidio,  governatore  di  quella  pro- 
vincia, come  avessero  da  condursi 
verso  personaggi  di  così  allo  alliu'e, 
rispose  che  si  decapitasseio  ove  non 
volessero  sacrificare  agli  dei.  Men- 
tre (juesti  santi  fratelli  partivano   da 


44  CAO 

Aqaileia ,  furono  arrestati  dal  ge- 
nerale ,  0  poiché  negarono  risolu- 
tamente di  prestare  omaggio  alle 
false  deità,  furono  decapitati  insie- 
me a  Proto,  loro  maestro,  che  li 
avea  del  continuo  seguiti.  Il  loro 
glorioso  martirio  accadde  nell'  anno 
3o4>  e  se  ne  celebra  la  v  memoria  il 
giorno  trigesimo  primo  di  maggio. 
CAO  Benedetto,  Cardinale.  Be- 
nedetto Cao,  detto  anche  Cajo,  nacque 
in  Cagliari  di  Sardegna  da  certo 
Anastasio.  Era  dei  Porpoiati  di  san 
Gregorio  VII,  come  Cardinal  prete 
di  s.  Prassede,  della  quale  ristaurò 
ed  abbellì  il  sepolcro  ;  poi  a  como- 
do del  contiguo  monistero,  vi  eres- 
se un  chiostro.  Morì  nell'anno  1087, 
ed  ebbe  tomba  all'  ingresso  dello 
scurolo,  o  confessione  di  s.  Prasse- 
de, con  breve  iscrizione. 

CAORLE,  Capraia.  Città  vesco- 
vile del  regno  lombardo-veneto,  si- 
tuata in  una  piccola  isola  malsana, 
alla  foce  di  due  rami  della  Liven- 
za,  fra  i  porti  di  s.  Margherita,  e 
di  Falconerà,  soggetta  al  distretto 
di  Portogruaro.  Essa  fu  bella,  gran- 
de, e  ricca  città,  come  attestano  an- 
che alcune  superstiti  iscrizioni ,  e 
nell'epoca  de'  romani  fu  chiamata 
con  diversi  nomi,  quando  essi  an- 
coravano le  loro  flotte  nel  porto 
Komantino,  ora  Falconerà,  238  an- 
ni innanzi  la  nascita  di  Gesù.  Cri- 
sto. Nell'invasione  de' barbari ,  sin- 
golarmente del  feroce  Attila,  si  ri- 
fugiarono in  questa  città  gli  abi- 
tanti della  distrutta  Concordia,  e  di 
altre  città  del  Trevigiano,  che  ave- 
vano provato  il  ferro,  ed  il  fuoco 
dell'Unno  conquistatore.  Divenuta 
perciò  pili  ampia,  fortificata,  ed  opu- 
lente, si  sviluppò  in  essa  la  prima- 
ria forma  del  governo  repubblica- 
no, e  i  padri  della  patria  nell'  isti- 
tuire le  magistrature,  vi   presero    il 


GAP 
nome  di  consoli.  Quindi  passando 
a  far  parte  della  repubblica  vene- 
ziana, concorse  all^inaemento  della 
sua  potenza  ;  ma  la  sua  decadenza 
ebbe  principio  allorquando  il  doge 
da  Eraclea,  o  Città-Nova  ti-asferi 
prima  a  Malamocco,  poscia  a  Rial- 
to la  sua  residenza.  Nell'anno  84^ 
soggiacque  all'  incendio,  e  al  saccheg- 
gio dei  corsari  narentini,  e  slavi 
usciti  dall' Illiria,  ed  altrettanto  sof- 
frì nel  1289  dalla  squadra  di  Trie- 
ste, disastro  che  provò  per  la  terza 
volta  nel  i38o,  allorché  il  famige- 
rato Andrea  Doria,  ammiraglio  dei 
genovesi,  con  sessanta  galere,  sfogò 
il  risentimento,  che  lo  animava  con- 
tro i  veneti.  Caorle  provò  altre 
sventure,  e  vicende,  che  la  condus- 
sero alla  sua  rovina. 

Fu  decorata  della  sede  vescovile 
sino  dall'anno  598  secondo  Noris , 
e  Commanville ,  sebbene  l' Ughelli 
riferisca  che  Giovanni  II  vescovo  di 
Concordia,  vi  trasportò  la  sua  sede 
episcopale  nell'anno  60  5,  per  non 
comunicare  cogli  scismatici  della  sua 
diocesi,  e  vuoisi  che  fosse  suffraga - 
nea  piuttosto  di  Grado,  che  di 
Aquileia,  passando  poi  sotto  la  giu- 
risdizione della  chiesa  di  Venezia. 
Vanta  un  buon  numero  di  vesco- 
vi. La  cattedrale  è  dedicata  al  pro- 
tomartire s.  Stefano,  del  quale  si 
pretende  possedere  1'  insigne  reli- 
quia della  testa.  Ora  non  ha  più  il 
capitolo,  altra  volta  copioso,  ed  ev- 
vi  un  arciprete  con  sacerdoti  pel 
sagro  ministero,  e  cura  d'anime. 

CAPACCIO  {CapiUaq aea.).  Città 
con  residenza  vescovile  nella  provin- 
cia del  principato  citeriore,  nel  re- 
gno delle  due  SiciUe,  chiamata  an- 
che Caput  Aqueum,  posta  nel  de- 
clivo del  monte  Calimarco  in  vista 
del  littorale,  tra  le  foci  del  Silaro, 
e    del    Solofone.    Dicesi    Capaccio 


GAP 

miovOj  essendo  a  poca  distanza  il 
villaggio  di  Capaccio  vecchio,  di- 
strutto nel  XIll  secolo  dall'impera- 
tore Federico  II,  e  che  esisteva  su 
d' una  montagna  .  L'odierna  città 
appellavasi  San  Pietro,  ma  ne  cam- 
biarono il  nome  gli  abitanti  di  Ca- 
paccio vecchio,  che  ivi  si  rifugia- 
rono. Poscia  ebbe  il  titolo  di  du- 
cato. 

Dopo  che  l'antica,  e  vicina  città 
episcopale  di  Pessi  fu  rovinata,  nel- 
l'anno 93o,  fu  trasferita  la  sua  se- 
de a  Capaccio  vecchio,  ove  tuttora 
esiste  la  cattedrale,  essendo  il  ve- 
scovo suffraganco  della  metropoli  di 
Salerno.  Essa  è  una  delle  più  belle 
del  regno,  ed  è  dedicata  alla  beata 
Vergine  Assunta  in  cielo,  detta  del- 
la Granata.  Anche  in  Capaccio  nuo- 
vo evvi  un  duomo  di  recente  co- 
struzione, e  v'hanno  inoltre  parec- 
chie altre  belle  chiese.  II  suo  capi- 
tolo consiste  in  quattro  dignitari!, 
cioè  r  arcidiacono,  il  decano,  il  pri- 
micerio, e  il  cantore  senza  preben- 
da. Non  vi  sono  ne  il  teologo,  ne  il 
penitenziere,  servendo  tutti  ad  ono- 
re del  culto  divino.  Sono  dispensati 
dalla  residenza ,  egualmente  che  il 
vescovo,  a  cagione  dell'aria  malsa- 
na. Il  vescovo  è  obbligato  a  pon- 
tificare nella  vecchia  cattedrale  per 
la  seconda  festa  di  Pasqua  ,  ed 
in  diversi  tempi  dell'anno,  col  capi- 
tolo deve  recarsi  in  Capaccio  nuovo 
a  celebrarvi  le  sagre  funzioni.  La 
diocesi  è  vasta ,  ha  alcune  confra- 
ternite, ed  un  solo  convento  di  re- 
ligiosi. II  seminario  sta  in  un  luogo 
della  diocesi,  chiamato  Novi ,  e  le 
tasse  per  le  bolle  ascendono  a  3oo 
fiorini. 

CAPARCOZlA,o  CAFARCOZIA. 
Città  episcopale  di  Galilea  nella  se- 
conda Palestina ,  diocesi  di  Geru- 
salemme, sotto  la  metropoli  di  Sci- 


CAP  45 

lopolì.  Questa  pero  deve  essere  Car- 
phathns  seu  Capharnaum,  eretta 
nel  VI  secolo  sotto  la  detta  metro- 
poli. 

CAPECE  Zurlo  ,  Giuseppe  Maria 
Cardinale.  Giuseppe  Maria  Capece 
Zurlo  nacque  in  Napoli  da  famiglia  pa- 
trizia ai  3  gennaio  171 1,  e  per  la  sua 
indole  religiosa  professò  la  vita  dei 
chierici  regolari  teatini.  Il  reFerdinan- 
do IV  lo  nominò  al  vescovato  di  Calvi, 
preconizzandolo  il  Pontefice  Pio  VI, 
e  poi  alla  chiesa  arcivescovile  di  Na- 
poli, a  cui  lo  stesso  Papa  lo  trasferì 
nel  concistoro  del  16  dicembre  1782, 
nel  quale  lo  creò  pure  Cardinale 
dell'  ordine  de'  preti ,  conferendogli 
il  titolo  di  s.  Bernardo  alle  Terme. 
Adempì  gli  obblighi  di  sollecito  pa- 
store, insegnando  pubblicamente  la 
dottrina  cristiana  ai  fanciulli,  ecci- 
tandoli ad  udirlo  con  premii,  ed  e- 
sercitandosi  nelle  cure  del  suo  mi- 
nistero. Fu  benemerito  della  catte- 
drale di  Napoli,  ornandone  la  fac- 
ciata di  stucchi  con  disegno  gotico, 
e  facendovi  diverse  comodità.  Acca- 
duti, nel  1799,  i  tumulti  e  le  no- 
te rivoluzioni ,  soggiacque  a  penoso 
esilio  nel  monistero  di  Montevergi- 
ne,  che  soflrì  sino  alla  sua  morte, 
ivi  accaduta  ai  3i  dicembre  i8or, 
nell'età  di  novanta  anni.  Quindi  cele- 
brate le  consuete  esequie  nella  cat- 
tedrale, secondo  la  testamentaria  dis- 
posizione, fu  tumulato  nella  chiesa 
di  s.  Paolo  de'  teatini,  nella  cappel- 
la gentilizia  della  famiglia ,  ove  il 
nipote  gli  eresse  un  magnifico  ce- 
notafio,  colla  statua  al  vivo  esegui- 
ta dal  Sammartino,  e  coli' elogio  di 
d.  Francesco  Rossi,  come  si  ha  dal 
Loreto,  Memorie  storiche  degli  ar- 
civescovi di  Napoli^  quivi  stampate 
nel    1839. 

CAPELLI.  Propriamente  pelo  del 
capo  umano,  capilli.    Tutta  poi  la 


46  GAP 

capellatura,  o  capelliera,  chiamasi 
ccesarìes  y  coma,  capillitìum.  Pure 
appellasi  capelliera  anche  una  gran 
quantità  di  capelli  posticci,  calien- 
drum,  e  talora  per  capelli  s' intende 
eziandio  ogni  pelo,  che  è  per  la  vita. 
Arricciarsi  i  capelli  (  stare  comas  ) 
non  solo  si  dice  quando  ciò  si  fa 
con  uno  strumento,  ma  per  espri- 
mere qualche  gran  paura,  in  cui 
questi  si  rizzano.  Di  cesi  finalmente 
capelluto  [comatus  yCrinitus)  quegli,che 
ne  ha  molti.  I  mori  hanno  i  capelli 
cos\  ricci,  che  assomigliano  alla  la- 
na nera.  I  capelli  come  i  peli,  han- 
no una  organizzazione  interna,  e 
una  maniera  particolare  di  crescere, 
ed  il  celebre  Vauquelin  ha  fatto  di- 
hgenti  ricerche,  ed  analisi  delle  so- 
stanze, di  cui  sono  composti.  Nel 
settentrione  i  capelli  degli  uomini 
sono  biondi  ordinariamente,  e  lisci, 
mentre  più  sovente  sono  neri  nei 
paesi  meridionali.  11  colore  dei  ca- 
pelli ha  molta  relazione  con  quello 
della  pelle,  dappoiché  se  questa  è 
di  color  bruno,  i  capelli  sono  d'or- 
dinario neri,  e  i  capelli  biondi  o 
castagni  non  si  veggono  se  non  in 
quegl'  individui,  che  hanno  la  pelle 
bianca.  Ai  più  belli  tra  gli  dei,  ed 
anche  alla  maggior  parte  degli  eroi, 
si  è  data  la  capigliatura  bionda. 
Gio.  Battista  Thiers,  nella  sua  Sto- 
ria delle  Perrucche  (  Vedi),  le  quali 
furono  inventate  in  Francia  nel  1629, 
dice  essere  esse  state  usate  dai  cortigia- 
ni per  delicatezza,  e  per  non  istare 
innanzi  ai  padroni  col  capo  scoperto. 
1  capelli  neir  avanzarsi  coli'  età 
s'  incanutiscono,  e  divengono  bian- 
chi, talvolta  innanzi  tempo,  in  altri 
più  tardi,  come  lo  fu  di  Alessandro 
VII,  che  appena  fu  canuto  nella 
maggior  età,  e  da  ultimo  in  Pio 
VII.  Ne  mancano  fenomeni  per  cui 
istantemente    o    i    capelli     caddero 


GAP 

senza  più  ritornare,  o  s' imbianchi- 
rono per  qualche  paura,  infermità, 
o  straordinario  avvenimento.  Aven- 
do Luigi  il  Severo,  duca  di  Baviera 
[Fedi),  scoperto,  ch'era  innocente 
la  propria  moglie  che  avea  fatto  uc- 
cidere, ne  provò  tal  dolore,  che  di 
repente  i  suoi  capelli  incanutirono.  Il 
Cardinal  Ottavio  Bandini,  decano  del 
sagro  Collegio,  di  cui  era  l'orna- 
mento ,  nel  conclave  per  morte  di 
Gregorio  XV,  dovea  essere  eletto 
Papa,  come  gli  avevano  promesso 
i  Cardinali  ;  ma  avendo  invece  rice- 
vuti nello  scrutinio  pochi  voti,  ne 
concepì  tal  rammarico,  per  la  vee- 
mente impressione  concepita  di  aver 
perduto  l'alto  concetto ,  cui  godeva 
presso  i  suoi  colleghi ,  che  essendo 
di  capello  biondo,  in  una  sola  notte 
divenne  affatto  canuto.  Altri  però 
raccontano  che  tal  fenomeno  acca- 
desse per  aver  assicurato  il  Cardi- 
nal Sauli  che  sarabbe  stato  eletto 
Papa,  ciò  che  non  ebbe  effetto  per 
avergli  mancato  nelle  promesse  i 
suoi  colleghi,  come  afferma  V  Ami- 
denio  nelle  vite  mss.  de'Cardinah. 

Gli  ebrei  portavano  i  capelli  lun- 
ghi, come  naturalmente  crescevano. 
Era  loro  proibito  di  tagliarli  tondi 
come  gli  arabi ,  gli  ammoniti ,  i 
moabiti ,  ed  altri  popoli,  i  quali  co- 
sì li  portavano  per  imitare  Bacco, 
che  avea  usata  in  tal  modo  la  ca- 
pigliatura. In  oltre  era  vietato  agli 
ebrei  tagliarsi  i  capelli  in  onore  del 
morto ,  cioè  di  Adone  :  i  sacerdoti 
se  li  facevano  tagliare  non  coi  ra- 
soi ,  ma  con  forbici ,  mentre  erano 
occupati  ogni  quindici  giorni  nel 
servizio  del  tempio.  Abbiamo  dal 
capo  VI  de'  Numeri,  che  i  nazare- 
ni, i  quali  erano  come  religiosi  tra 
gli  ebrei,  dovevano  portare  la  zaz-i 
zera,  cui  non  potevano  tagliare,  fin- 
che non   deponevano  il   nazareato, 


GAP 

che  talvolta  era  di  mesi ,  di  anni , 
ed  anche  per  tutta  la  \ita.  Nel  fine 
poi  del  nazareato  si  radevano  i  ca- 
pelli, e  si  abbruciavano  :  cerimonia, 
clie  era  accompagnata  dai  sagrifìzii. 
Gli  asiatici ,  gli  africani ,  ed  al- 
cuni popoli  di  Europa  portavano 
lunghe  capigFiature;  mentre  i  greci, 
meno  i  lacedemoni,  nonché  i  roma- 
ni portavano  capelli  corti.  Questi 
ultimi  però  in  tempo  di  lutto  la- 
sciavano crescere  la  barba,  e  i  ca- 
pelli, come  fecero  Giulio  Cesare,  ed 
Augusto  per  triste  novelle.  Abbia- 
mo da  Svetonio,  che  Cajo  impera- 
tore soleva  per  ischerno  far  radeie 
i  capelli  ai  giovanetti ,  cui  incontra- 
va colla  chioma  lunga.  Nell'Asia, 
sino  all'  introduzione  dell'  islamismo, 
tutti  usarono  capigliature  lunghe;  e 
i  re  persiani  portavano  parrucche 
e  capigliature  posticcie.  1  romani  sul 
finir  della  repubbhca,  e  sotto  l'im- 
pero adottarono  il  costume  di  ac- 
conciai-e,  e  di  arricciare,  e  profu- 
mare i  capelli  come  gli  asiatici . 
Ovidio ,  Giovenale  ed  altri  fanno 
menzione  de'  vecchi ,  che  portavano 
capelli  biondi  posticci ,  per  compa- 
rire giovani.  I  gentili  avevano  per 
costume  di  porre  le  loro  dee  alla 
toletta,  e  di  ornarle  di  chiome  fit- 
tizie ,  come  facevano  colla  dea  Ci- 
bele  i  suoi  sacerdoti,  chiamati  ca- 
pìllati.  I  latini  appellavano  orna- 
ti ì  ci  quelle,  che  fra  le  donne  di  ser- 
vizio aveano  la  cura  di  acconciare 
la  testa  alla  padrona ,  ed  erano  le 
domestiche  piìi  distinte  e  civili.  Del 
loro  impiego,  e  degli  strumenti,  (he 
adoperavano ,  tratta  a  lungo  il  Pi- 
gnoria ,  De  servis ,  e  il  Reinesio 
nelle  sue  Epistole.  Il  Guasco  in  una 
sua  dissertazione ,  stampala  in  Na- 
poli nel  177^^,  trattò  delle  ornalri- 
cij  e  de'  loro  uffizi i,  ed  insieme  del- 
la superstizione  de'  gentili  nella  chio- 


GAP  47 

ma,  e  della  coltura  della  medesi- 
ma presso  le  antiche  dame  romane. 
Gli  antichi  galli  riguardavano  i 
lunghi  capelli  come  segnale  di  ono- 
re ,  e  di  libertà  ;  ma  Cesare  dopo 
averli  soggiogati ,  fece  loro  recidere 
le  chiome.  Tuttavolta  in  Francia  la 
lunga  capellatura  continuò  per  molto 
tempo  ad  essere  distintivo  tra'  fran- 
chi ,  mentile  i  popoli  vinti  venivano 
costretti  a  portare  capelli  corti.  Ta- 
cito, parlando  de'  costumi  de'  germa- 
ni, dice  che  i  capi  della  nazione  por- 
tavano lunghe  chiome.  Gli  antichi 
aspersero  i  capelli  con  limature,  e 
polvere  d' oro  ,  acciocché  riflettendo 
sui  loro  capi  i  raggi  del  sole,  sem- 
brassero più  brillanti  ;  ciò  pur  fecero 
alcuni  imperatori  romani ,  fra'  quali 
Lucio  Vero,  Commodo  e  Gallieno.  Più 
tardi  venne  l'uso  della  polvere  di 
cipria,  che  Clemente  XIV  proibì 
alle  educande  ne'  monisteri.  Nei  pri- 
mitivi tempi  del  cristianesimo,  gli 
ecclesiastici  ad  esempio  degli  schiavi, 
che  portavano  il  capo  interamente 
raso,  cominciarono  a  radersi ,  affine 
di  dimostrare  più  evidentemente  la 
servitù  spirituale,  ne  conservarono 
che  un  cerchio,  o  una  corona  di 
capelli  all'intorno  sì  affine  di  signi- 
ficare il  sacerdozio,  e  il  regno  della 
Chiesa,  sì  per  non  mostrar  d' imita- 
re i  giudei  che  al  termine  del  na- 
zareato si  radevano  tutta  la  testa,  e 
sì  in  fine  per  non  seguire  la  super- 
stizione de'  sacerdoti  d' Iside,  di  Se- 
rapide,  ed  altri,  i  quali  si  radevano 
non  solo  i  capelli ,  ma  tutti  i  peli 
del  corpo,  oltre  di  che  vollero  aver 
nella  corona  una  perenne  memoria 
di  quella  di  spine,  che  fu  posta  al 
Redentore.  L' apostolo  s.  Paolo ,  il 
quale  osserva  la  cura  che  pìgliansi 
le  donne  de'  loro  capelli ,  dice  essere 
vergognoso  all'uomo  il  lasciar  cre- 
scere i  suoi.   Un  tal  punto  erudita- 


/ 


43  CAP 

mente  è  trattato  dal  Sarnolli  nelle 
sue  Lelt.  eccl.  t.  V,  lett.  II,  Che  V uo- 
mo non  deve  orare  col  capo  coperto ^ 
ma  sì  la  donna.  Parecchi  autori  so- 
stengono, che  mentre  s.  Pietro  predi- 
cava in  Antiochia,  venisse  tosato  per 
dispregio ,  e  scherno  da'  nemici  del 
vangelo,  e  quindi  ne  avesse  origine  la 
chierica  [Fedi)  degli  ecclesiastici  nel- 
la sommità  del  capo,  dal  medesimo 
santo  Pontefice  comandata.  Vi  si 
oppongono  però  alcuni  critici,  soste- 
nendo, che  la  tonsura  [Fedì),  nel- 
la sommità  del  capo  sia  incomincia- 
ta soltanto  dopo  il  V  secolo,  essen- 
do difficile  a  credere,  che  mentre  nei 
primi  secoli  tanto  infuriati  erano  i 
pagani  contro  i  cristiani ,  dovessero 
gli  ecclesiastici  portare  un  sì  palese 
contrassegno  della  loro  dignità.  Si 
dee  qui  avvertire,  che  la  tonsura  dei 
chierici  fu  distinta  da  quella  de'  mo- 
naci, perchè  questi  usarono  radersi 
non  solo  nella  sommità  della  testa, 
ma  quasi  tutto  il  capo,  a  significare 
la  professione  loro  di  una  vita  soli- 
taria ,  e  di  penitenza ,  perchè  il  ra- 
dere il  capo  fu  simbolo  di  mesti- 
zia ,  e  di  pianto.  Che  se  alcuni  an- 
tichi padri  riferiscono  agli  apostoli 
l'origine  della  tonsura,  ciò  si  può 
intendere,  non  di  quella  della  som- 
mità del  capo,  ma  bensì  del  precetto 
de'  capelli  tondi,  e  corti,  ciò  che  in 
quei  tempi  era  commie  a  tutti  i 
cristiani,  dai  quali  rimase  l'  uso  sol- 
tanto ne'  chierici,  che  per  lo  tagliare 
che  fanno  intorno  i  capelli  ad  uso 
di  corona ,  si  dicono  pur  coronati. 
Che  anco  i  vescovi  portassero  altre 
volte  la  corona,  lo  riferisce  s.  Agostino 
nell'epistola  147,  dicendo,  che  quan- 
do il  popolo  chiedeva  premurosa- 
mente qualche  cosa  dal  proprio  ve- 
scovo, soleva  scongiurarlo  per  la  sua 
corona  di  capelli.  /^.  Beda,  De  geslis 
anglorum^  lib.  V,  cap.  22. 


CAP 

Alcuni  vogliono,  che  s.  Anacleto, 
Papa  dell'anno  io3,  ordinasse,  che 
i  preti  non  nudrissero  la  chioma; 
altri  dicono,  che  ciò  comandasse  s. 
Aniceto,  eletto  Pontefice  nell'anno 
167,  imponendo  ai  chierici,  che  do- 
vessero portare  la  chierica  sul  capo, 
locchè  altri  attribuiscono  al  principe 
degli  apostoli.  F.  il  Constant.  Epist. 
rom.  Pont,  tomo  I,  p.  76.  Fatto  è, 
che  parecchi  Sommi  Pontefici ,  ed 
un'  infinità  di  concilii ,  e  principal- 
mente il  quarto  di  Cartagine  del 
253,  il  trullano  del  692,  e  quello 
di  Trento,  sess.  i4,  e.  6,  De  reform. 
hanno  ordinato  ai  chierici  di  porta- 
re i  capeUi  corti,  ed  il  trullano  ful- 
minò la  scomunica  agli  ecclesiastici, 
i  quali  con  arte  coltivassero  i  capelli. 
Fra  i  cristiani  in  generale  la  rasui^ 
del  capo  fu  segno  di  mestizia,  giac- 
ché il  concilio  toletano  terzo,  e.  12, 
come  riporta  il  Chardon,  Stor.  dei 
Sagr.  t.  II,  p,  124,  ordinò  che  a'pul> 
blici  penitenti  si  tagliassero  i  capelli 
o  dal  vescovo,  o  da  un  sacerdote,  e 
così  facessero  penitenza  nella  cenere  e 
col  cilicio.  F.  V  articolo  Ceìveri.  Ne 
si  ha  da  tacere,  che  anche  i  vescovi 
si  radevano  gran  parte  del  capo,  co- 
me attesta  s.  Gregorio  Nazianzeno, 
oratione  in  Maximum.  F.  il  p.  Me- 
nocliio.  Trattenimenti  eruditi ^  t.  IH, 
pag.  i4i,  in  cui  al  capo  83,  tratta, 
Qaal  fosse  t  uso  degli  antichi  eccle- 
siastici circa  la  tosatura  de'  capelli^ 
e  della  barba.  S.  Bernardo,  De  consi- 
deratione  3  inculcò  a  Papa  Eugenio 
III,  creato  nel  i  n^S,  che  non  amme- 
tesse  nella  corte  fra  i  suoi  cubicula- 
rii,  comatulos  puerosj  comptos  ado- 
lescentes.  Giulio  II,  nel  i5o3,  si 
turbò  nella  Cappella  Pontificia  per- 
chè il  giovanetto,  che  recitava  il 
discorso ,  portava  i  capelli  lunghi 
colla  zazzera;  laonde  ammonì  il  p. 
maestro  del    sacro   palazzo ,     perchè 


GAP 

non  più  ne  ammettesse  alcuno   nel- 
la Cappella  in  tal  modo. 

I  monaci,  i  quali  abbandonavano 
il  mondo ,  si  tagliavano  i  capelli  a 
dimostrare  la  rinunzia  a  tutti  gli  or- 
namenti mondani,  ed  il  formale  voto 
di  piena  soggezione  ai  loro  superiori. 
Della  rasura  de'  monaci  trattano  san 
Basilio  in  regala  monachorum  _,  e 
S.Paolino  neW  epistola  7.  Narra  Sal- 
viano,  lib.  Vili,  De  vero  judicio^  et 
provideiitia  Dei,  che  i  popoli  del- 
l' Africa,  massime  quei  di  Cartagine, 
perchè  schernivano  la  tonsura  dei 
monaci,  e  facevano  loro  delle  ingiu- 
rie, furono  puniti  coli'  invasione  van- 
dalica. Piiguardo  alle  vergini  a  Dio 
consagrate ,  1'  uso  di  conservare  ,  o 
tagliare  i  capelli ,  era  differente  se- 
condo i  luoghi.  In  Milano  ed  in  A- 
frica  si  conservavano  i  capelli  e  li 
portavano  sciolti  per  mostrare  che 
erano,  secondo  la  parola  dell'apostolo, 
fidanzate  a  Gesù  Cristo,  e  che  av^ 
vano  rinunciato  ad  ogni  altro  sposo, 
licitato  Menochio,  parlando  al  e.  82, 
deW  uso  antico  ;,  e  moderno  del  ta- 
gliarsi i  capelli  alle  donne,  che  pi- 
gliano V  abito  religioso ,  dice  fra 
le  altre  cose ,  che  s,  Girolamo ,  nel- 
r  epistola  4^5  racconta  essere  costu- 
me ne'  monisteri  di  Egitto  e  di  So- 
ria,  che  quelle  vergini,  o  vedove,  le 
quali  prendevano  1'  abito  monastico, 
lasciassero ,  che  dalle  superiore  dei 
monisteri,  fossero  loro  tagliati  i  ca- 
pelli. Poco  dopo  tal  tonsura  usavano 
di  andare  col  capo  velato ,  per  pu- 
lizia, non  servendosi  le  monache  di 
quelle  lavande,  ed  unzioni  del  capo 
praticate  dalle  donne  secolari.  Ag- 
giunge in  oltre  il  s.  Dottore,  che  facen- 
do le  religiose  professione  di  rinun- 
ziare alle  pompe,  ed  ai  piaceri  mon- 
dani, conculcando  il  secolo,  era  ra- 
gionevole, che  si  privassero  de'  ca- 
pelli, i  quali  tanto  servivano  a  col- 
voL.   vin. 


GAP  49 

tivare  la  vanità,  come  ornamento 
delle  donne  assai  stimato,  ritenendosi 
da  Apuleio  essere  la  capigliatura  uno 
de'  principali  fregi  delle  femmine.  Però 
r  imperatore  Teodosio,  nel  890,  pub- 
blicò una  legge,  in  cui  si  proibisce  ri- 
gorosamente alle  donne  di  tagliarsi 
i  capelli,  sotto  pretesto  di  fare  pro- 
fessione religiosa,  ed  ai  vescovi  è  vie- 
tato di  ammetterle  in  tale  stato  ai 
sagramenti  della  Chiesa.  Questa  dispo- 
sizione è  uniforme  al  canone  del  con- 
cilio di  Langres,  che  vieta  alle  donne 
radersi  i  capelli  per  motivo  di  pietà. 
V.  Monache. 

Il  consagrare  i  proprii  capelli  a 
Dio,  sicome  facevano  i  nazareni,  co- 
me si  disse  superiormente ,  secondo 
s.  Cirillo,  gli  ebrei  lo  appresero  da- 
gli egizii,  che  lo  praticavano  co'  loro 
dei.  Certo  è ,  che  fu  rito  de'  gentili 
tagharsi  i  capelli,  e  dedicarli  ai  nu- 
mi ,  che  adoravano.  Plutarco  dice , 
che  quando  Teseo  uscì  dalla  pueri- 
zia, consagrò  ad  Apollo  le  primizie 
delle  sue  chiome.  Svetonio  racconta 
nella  vita  di  Nerone,  la  cerimonia 
di  offrire  i  primi  capeUi,  e  la  prima 
barba  (Vedi),  a  Giove  Capitolino, 
come  fece  quell'  imperatore ,  che  la 
prima  lanugine  del  suo  volto  fece 
porre  nel  tempio  capitolino,  entro 
un  vaso  d' oro ,  ornato  di  gemme. 
Marziale,  parlando  di  quel  liberto, 
che  offr\  agli  dei  i  capelli  di  Domi- 
ziano in  un  vaso  d' oro ,  si  espresse 
col  seguente  distico  : 

Accipe  laudalos  juvenis  Pkaebeie 

crines 
Quos  tibi  Caesarius  don^t  habere 

piier. 

Somigliante  cerimonia  si  usò  an- 
cora fra  i  cristiani ,  dappoiché  Co- 
stantino Pogonalo,  cioè  BarbatOy  im- 
peratore de'  greci,  per  la  stima,  che 
faceva  del  Pontefice  s.  Benedetto  11, 

i 


5o  GAP 

creato  nel  6B4,  gli  mandò  le  chio- 
me di  Giustiniano ,  ed  Eraclio  suoi 
figliuoli,  ciò  che  in  quel  tempo  si- 
gnificava consegnarglieli  per  figli,  af- 
finchè come  padre  spirituale ,  ubbi- 
dfssero,  amassero  e  riverissero  il  ro- 
mano Pontefice .  Benedetto  II  rice- 
vette tali  capelli  con  tutta  solennità 
alla  presenza  del  clero,  e  dell'  eserci- 
to. V.  il  Baronio  all'anno  684,  n.  7, 
e  Paolo  diacono,  De  gestis  longohard. 
lib.  6,  e.  53.  Quest'ultimo  inoltre 
riferisce,  che  Carlo  Martello ,  mag- 
giordomo del  palazzo  di  Francia , 
mandò  Pipino  suo  fìghuolo  a  Luit- 
prando  re  de'  longobardi ,  ,acciocchè 
questo  principe  secondo  il  costume , 
ricevendo  i  suoi  capelli,  e  tagliandogli 
la  zazzera,  divenisse  suo  padre  spiri- 
tuale. E  difatti  rimandoUo  in  Fran- 
cia ,  carico  di  preziosissimi  doni.  Il  p. 
Menochio,  nelle  sue  Stiiore  tomo  II, 
p.  2  8 8,  tratta  del  rito  di  mandare  i 
cappelli  al  Papa. 

Era  altresì  uso  presso  gli  anti- 
chi il  tagliarsi  alcuni  pochi  capelli 
per  attestare  la  vei-acità  delle  paro- 
le, e  delle  promesse  loro.  Perciò  il 
conte  di  R^otron,  confuso  dai  rim- 
proveri per  aver  posto  in  carcere  il 
vescovo  di  Mans  Idelberto ,  ordinò 
di  farlo  uscire  di  prigione,  e  per 
contrassegno  di  sincera  risoluzione, 
si  recise  una  parte  de'  suoi  ca- 
pelli, e  l'inviò  a  sua  madre,  come 
abbiamo  da  Ducange.  Yi  fu  un  tem- 
po 5  che  si  giurò  sui  capelli ,  come 
poscia  si  giurò  sul  proprio  onore.  II 
tagliare  i  capelli  ad  alcuno,  in  altre 
epoche,  si  riguardò  come  una  degra- 
dazione ,  o  un  avvilimento ,  locchè 
praticossi  anche  co'  sovrani  detroniz- 
zati ,  i  quali  spesso  si  confinavano 
nei  monisteri.  Quando  ne'  bassi  tem- 
pi si  formavano  le  congiure^,  i  cospi- 
ratori dovevano  tagliai'si  vicendevole 
mente    i  capelli.    Fredegonda  tagliò 


GAP 

essa  medesima  i  capelli  ad  un  aman- 
te di  suo  genero,  e  poi  li  fece  sos- 
pendere nella  camera  di  lui,  lo  che 
sembrò  allora  cosa  orribile.  Fu  piìi 
strano  il  pensare  degli  antichi  fran- 
cesi, che  considerarono  siccome  pu- 
litezza lo  strapparsi  un  capello  in- 
contrandosi con  un  amico,  e  quindi 
offrirglielo.  I  capelli  lunghi  fuiono 
moda  sotto  la  prima  schiatta  de'  re 
francesi;  e  dal  re,  e  dai  suoi  parenti 
erano  portati  lunghissimi ,  mentre  i 
nobili  li  portavano  in  proporzione 
della  loro  nascita.  Garlo  Magno  portò 
i  capelli  corti,  e  suo  figlio  Lodovico 
Pio  li  ebbe  più  corti  del  padre.  Sotto 
Ugo  Gapeto  s' incominciò  a  portarli 
un  po'  pila  lunghi,  a  hvello  delle  spalle, 
onde  gli  ecclesiastici  vi  si  opposero 
con  tutto  lo  zelo,  per  cui  nel  regno 
di  Luigi  //  Giovane^  nuovamente  si 
accorciarono  ;  ma  in  quello  di  Filip- 
po Augusto  si  lasciarono  crescere,  fìn- 
^è  tornò  la  moda  di  tagliarh  sino 
alla  fine  del  regno  di  Luigi  XII, 
nel  XVI  secolo  ;  onde  Francesco  I, 
che,  nel  1 5 1  5 ,  gli  successe,  si  tagliò 
i  capelli  coiti ,  lasciò  crescere  assai 
la  barba,  e  fu  da  tutti  imitato. 

Luigi  XIII,  che  sah  sul  trono  nel 
1610,  amò  molto  i  suoi  capelli,  e  fu 
cagione ,  che  si  portassero  lunghi,  e 
molto  più  Io  furono  sotto  Luigi 
Xl\.  Nella  sua  minorità  ebbe  princi- 
pio l'uso  di  porre  la  polvere  di  cipria 
sui  capelli,  e  sotto  i  regni  di  Luigi 
XV ,  e  XVI  nel  decorso  secolo ,  si 
cominciò  ad  anicciare  i  capelli  in 
diversi  modi  ai  lati ,  e  a  chiudersi 
quelli  di  dietro  in  un  sacchetto,  chia- 
mato bolsa  da  capelh.  Tolta  però 
questa,  rimasero  legati  con  fettuccia 
nera ,  a  forma  di  codino.  Soltanto 
ntl  declinar  del  detto  secolo,  colla 
rivoluzione  s' introdusse  l' uso  dei 
capelli  corti  e  dritti  nominati  alla 
Titus^  e  di  quelli  allicciati  nella  for- 


CAP 
ma  delta  alla  Caracalla.  E  siccome 
i  due  Bruti  romani,  per  la  loro  an- 
tica rivoluzione  romana,  erano  i  pro- 
totipi della  repubblica  francese,  ogni 
vero  repubblicano  doveva  allora  por- 
tare l'assetto,  o  per  meglio  dire,  il 
rubbuffamento  de'  capelli  in  capo, 
senza  compostezza ,  e  senza  polvere 
di  cipria  tenendoli  neri ,  e  mal  or- 
dinati ,  al  modo  che  dai  busti  sono 
rappresentali  i  due  Bruti  predetti , 
che  si  conservano  nel  campidoglio 
romano.  V.  Jo.  Henningii,  Tricholo- 
già,  id  est  de  capillis  veterum  col- 
lectanea  historico-phìlologica,  Mag- 
deb.  1678.  Narra  Svetonio ,  e.  18, 
che  Domiziano  pubblicò  un  libro 
Ve  cura  capìllorum.  Teitulliano,  De 
jejuniis ,  e.  16,  parla  de' sacerdoti , 
qui  in  idolis  comandisi,  et  aris  or- 
nandis  Ioli  eraiit.  V.  Fea  tom.  II, 
edit.  Horatii   177. 

CAPHARTUTE.  Città  vescovile 
della  Mesopotamia ,  nella  diocesi  di 
Antiochia. 

CAPHTOUM.  Sede  episcopale 
della  diocesi  di  oriente,  che  T Asse- 
mani  reputa  essere  una  città  dell'As- 
siria nell'Adiabene. 

CAPILISTIO  o  CAPODILISTA 
Gabriele,  Cardinale.  Gabriele  Capi- 
listio  nobile  di  Padova  si  distinse 
per  la  sua  straordinaria  dottrina  le- 
gale, e  singolare  religione.  Si  trova 
ascrìtto  fra  i  Porporati  di  Clemente 
y.  Papa  del  i3o5.  La  promozione  di 
lui  però  è  molto  dubbia;  poiché 
tutte  le  prove  si  appoggiano  all'  in- 
certa testimonianza  del  solo  Scar- 
deonio,  il  quale  allegando  1'  archivio 
del  patriarcato  di  Venezia,  dice  es- 
ser lama,  che  vi  si  conservi  l'autentico 
documento  di  tale  promozione. 

CAPIS  Pietro,  Cardinale.  V. 
CuAPrEs. 

CAPISTRANO.   V.  Giovanni  (s.). 

CAPITOLARI.    Questo  termine, 


CAP 

che  in  generale  significa  un  libr 
diviso  in  molti  capitoli,  è  stato  ap- 
plicato principalmente  alle  leggi  si 
civili ,  che  canoniche,  e  più  partico- 
larmente sotto  i  re  franchi  della 
dinastia  de'  Carlovingi ,  quando  si 
formavano  le  leggi  nelle  assemblee 
dei  vescovi ,  e  signori  del  reame. 
Tali  sono  i  Capitolari  di  Carlo 
Magno,  di  Lodovico  Pio,  e  di  Carlo 
//  Calvo  ce.  I  vescovi  compilavano 
per  articoli  i  regolamenti  spettanti 
alla  disciplina  della  Chiesa,  estratti 
per  la  maggior   parte   dagli   antichi 


)i^ 


canoni.    I  signori    redigevano  le  or* 
dinanze  a  tenore  delle  leggi, 


e  dei 

costumi;  ordinanze  che  confermate 
dalla  regia  autorità  si  pubblicavano, 
e  facevansi  eseguire;  onde  il  diritto 
francese  antico  consisteva  in  questi 
capitolari ,  che  furono  in  vigore 
nella  Francia,  ed  in  Germania  fino  ai 
primordii  del  XIV  secolo.  Raccolti 
furono  dal  Baluzio,  e  da  altri  dotti 
francesi  vennero  con  molta  cura  illu- 
strati. I  Capitolari  si  distinguono  in 
tre  specie,  secondo  le  materie;  cioè, 
quelli  che  riguardano  le  cose  eccle- 
siastiche, e  che  si  considerano  per 
altrettanti  canoni;  quelli,  che  ap- 
partengono a  materie  secolari  gene- 
rali ,  e  che  formano  delle  leggi  ;  e 
quelli ,  che  trattano  di  alcune  per- 
sone, ed  altro,  i  quali  sono  regola- 
menti particolari. 

Ne'  bassi  tempi  in  Italia  si  chia- 
marono Capitolari  un  diploma,  una 
carta  pubblica,  ed  anche  un  Hbello, 
vocabolo,  che  trovasi  pur  usato  in 
qualche  atto  di  Radichiso,  principe 
di  Benevento.  Capitularium^  come 
riporta  il  Macri,  era  un  libro  nel 
quale  si  contenevano  i  tributi ,  e  s. 
Gregorio  turonese,  hb.  IX,  parlando 
di  questo  vocabolo  dice  :  oslendenx 
capitulariuni  in  quo  tributa  conti' 
iu'banturj  e  si(x:onie  enmvi  registrati 


i 


^2  GAP 

i  tributi  imposti  sopra  le  teste,  si 
appellò  anche  Capilulare.  CapitU' 
larium  adunque  fu  precisamente 
detto  il  libro  censuale,  in  cui  si 
descrivevano  tutti  i  contribuenti, 
come  capitula  chiamavansi  le  pre- 
stazioni, che  da  ciascuno  de' censiti 
si  dovevano  pagare.  Capitolari  linai- 
mente  furono  nominati  eziandio  i 
libri  delle  città,  nelle  quali  erano 
descritti  i  loro  decreti ,  e  statuti. 

CAPITOLIAS.  Città  vescovile  del- 
la seconda  Palestina,  chiamata  anche 
Capitolissasj  nella  diocesi  di  Geru- 
salemme, sotto  la  metropoli  di  Sci- 
topoli,  la  cui  sede  fu  istituita  nel 
VI  secolo,  e  nel  XII  divenne  un 
arcivescovato  titolare. 

CAPITOLO  {Capitulum).  Ter- 
mine ecclesiastico,  o  piuttosto  litur- 
gico, del  breviario,  il  quale  signifi- 
ca le  piccole  lezioni  delle  ore,  che 
si  dicono  da  un  solo,  in  fine  di  cer- 
ti uffizii.  Il  ven.  Beda  vuole,  che  il 
rito  di  recitare  parecchie  volte  il 
giorno,  cioè  a  tutte  le  parti  dell'of- 
ficio divino ,  dei  Capitoli ,  o  piccoli 
capi  della  sagra  Scrittura,  derivi  da- 
gli ebrei,  i  quali  dal  tempo  di  Esdra 
leggevano  quattro  volte  il  giorno 
qualche  cosa  dei  libri  della  legge. 
Il  Macri,  Notizia  de  vocaboli  eccle- 
siastici, Bologna  1682,  dice,  che  il 
Capitolo  è  quella  lezione  breve  del- 
la santa  Scrittura,  che  si  suole  re- 
citare in  tutte  le  ore  canoniche  do- 
po i  salmi,  chiamato  da  Rodolfo, 
e  da  Graziano  collatio,  errore  che 
corresse  il  Suarez,  lib.  IV,  de  hor. 
canon,  cap.  II,  num.  19,  dovendo- 
si dire  collectio.  Ugone  lo  appella 
capitale,  altri  lo  dicono  lectiimcu- 
la,  ed  anche  versus,  e  il  Garampi, 
Memorie  eccl.  p.  186,  capitula  e 
capiiella,  nomi  che  in  alcuni  anti- 
chi libri  hturgici  indicano  i  versetti 
estratti    dai    salmi,    e    dalle   divine 


CAP 

Scritture.  Gregorio  turonese  lo  chia- 
mò capitellium,  spiegandosi  questa 
voce  pure  pel  capo  di  un  libro. 
Nelle  regole  di  s.  Benedetto  dicesi 
lectioj  nel  rito  Ambrogiano  episto- 
lella,  perchè  in  quel  rito  la  voce 
Capitolo  significa  certi  versetti  del 
salterio. 

L'autore  di  questa  lezione  nelle 
ore  di  terza,  sesta  e  nona  ,  è  stato 
s.  Ambrogio,  la  quale  poi  il  conci- 
lio agatense  ordinò  si  dicesse  dopo 
i  salmi ,  Can.  convenit.  d.  5 ,  de 
consecr.  Non  si  domanda  la  bene- 
dizione prima  di  cominciare  il  Ca- 
pitolo, come  si  fa  nelle  altre  lezio- 
ni, perchè  per  l'ordinario  suolsi  di- 
re dal  superiore,  che  rappresenta  la 
persona  di  Cristo,  ovvero  l' ebdo- 
madario del  coro,  che  sta  in  vece 
del  superiore.  Né  anche  si  recita 
l'autore  di  esso,  perchè  riunendosi 
il  clero  alle  ore  canoniche,  si  sup- 
pone che  il  conosca,  come  si  espri- 
me il  citato  Ugone,  De  off",  cap.  3, 
anzi  si  diceva  ordinariamente  a  me- 
moria, e  in  alcuni  luoghi  in  mezzo 
del  coro.  Per  la  medesima  ragione 
alfine  del  Capitolo  non  si  dice:  Tu 
auteni.  Domine,  miserere  nobis. 

Il  Capitolo  delle  laudi,  di  terza,  e 
del  vespero  suol  essere  il  medesimo 
della  festività,  perchè  in  quelle  ore  il 
popolo  è  più  frequente  in  chiesa,  mas- 
sime neir  ora  di  terza,  che  si  canta 
immediatamente  innanzi  la  messa. 
Nella  compieta,  fuori  dell'  ordinario, 
si  dice  il  Capitolo  dopo  l' inno,  per- 
chè essendo  questo  simbolo  di  vit- 
toria, e  la  compieta  significando  gli 
eletti,  questi  non  hanno  bisogno  di 
esortazione  alla  vittoria,  che  già  han- 
no sostenuta  contro  le  passioni.  Nel 
triduo  della  settimana  santa  si  tra- 
lascia il  Capitolo,  dovendosi  dal  su- 
periore o  ebdomadario  rappresen- 
tare, come  dicemmo,  il  Redentore, 


GAP 

che  tacque  nella  sua  passione.  Al- 
trettanto si  fa  neir  uffizio  de'  defon- 
ti, perchè  rappresenta  la  morte  di 
Cristo.  Quando  il  vescovo  celebra 
pontificalmente  il  vespero  o  terza, 
dovendo  dire  solennemente  la  mes- 
sa, il  Capitolo  si  canta  dal  suddia- 
cono ,  nel  luogo  ove  si  suol  dire 
l'epistola;  ma  se  solamente  assiste 
parato  con  piviale,  e  mitra,  il  Ca- 
pitolo si  dirà  da  un  cantore.  Nella 
cappella  Pontificia  quando  il  Papa 
assiste  ai  vesperi,  finito  l'ultimo  sal- 
mo, e  replicata  l'antifona,  si  apre 
il  finestrino  del  coro,  o  cantoria 
verso  l'aitare,  e  un  cantore  sopra- 
no, fatta  genuflessione  all'altare,  e 
al  Pontefice,  che  si  alza  in  piedi 
sul  trono,  con  mitra  in  testa ,  can- 
ta il  Capitolo.  Quando  poi  il  Papa 
assiste  al  vespero  pontificale,  finito 
il  canto  de'  salmi,  1'  uditore  di  Ro- 
ta suddiacono  apostolico,  che  ha 
intuonate  le  antifone,  dice  il  Capi- 
tolo, accompagnato  da  un  maestro 
di  cei  imonie ,  a  pie  del  trono  ,  e 
preintona  l'inno,  che  poi  s'intona 
dal  Papa. 

CAPITOLO  m  Chiese  Cattedra- 
li, Collegiate  ec.  Sì  chiama  Capi- 
tolo il  corpo  de'  canonici ,  o  comu- 
nità di  ecclesiastici,  che  amministra- 
no le  basiliche,  le  chiese  cattedrali, 
o  collegiali,  capitiilum,  canonicorum 
collegium.  Finche  i  canonici  con- 
dussero la  vita  comune,  convivendo 
in  un  medesimo  chiostro,  osservan- 
do una  stessa  regola ,  sotto  la  di- 
pendenza degli  stessi  superiori,  i  lo- 
ro coUegii  chiamaronsi  moiiisteri  ; 
ma  allorquando  cessò  la  vita  comu- 
ne, sulla  fine  del  quarto  secolo,  se- 
condo alcuni ,  come  si  può  vedere 
all'  articolo  Canonico  ,  si  chiamaro- 
no CapitoH.  Il  Sarnelli  trattando, 
donde  il  collegio  canonicale  sia  sta- 
to detto  Capitolo,  tra    le  molte  eti- 


CA:e  53 

mologle  da  lui  riportate,  nel  libro 
intitolato:  //  clero  secolare  nel  suot- 
splendore,  Roma  1688,  al  capo  XI, 
dice  che  il  collegio  de'  canonici,  nel 
luogo ,  ove  si  adunano  a  trattare 
gli  affari ,  suol  chiamarsi  capitolo , 
quia  capitali  decernimt  de  rebus  suis. 
Così  le  leggi  di  Carlo  Magno,  co- 
me si  accennò  all'articolo  Capitola- 
ri, furono  dette  Capitolari,  perchè 
dedotte  dal  peculiare  parere  di  cia- 
scuno de'  consiglieri.  Si  denomina 
poi  Capitolo  il  luogo,  ove  si  con- 
vocano i  canonici ,  come  Ecclesia 
viena  detta  tanto  la  riunione  de'  fe- 
deli ,  quanto  il  luogo  sagro.  Tale 
denominazione  non  è  molto  antica, 
non  trovandosi  ne'  concili!  di  A- 
quisgrana  e  di  Magonza  del  IX  se- 
colo, ne'  quali  tanto  si  trattò  de'  ca- 
nonici. Introdotto  poi  il  nome  di 
Capitolo,  nacque  la  formula  nelle 
bolle  apostoliche  :  «  stallo  sibi  in 
«  choro,  et  loco  in  capitulo  dictae 
*>  ecclesiae  assignatis  ".  11  luogo  do- 
ve i  canonici  si  radunavano  a  far 
capitolo  ed  a  trattare  le  cose  capi- 
tolari, appellasi  talvolta  sala  capi- 
tolare, o  sagrestia;  e  dal  Ceremo- 
niale  de*  vescovi,  lib.  II,  cap.  8  , 
si  dice  sacellum,  et  secretarium, 
benché  anticamente  si  dicesse  ancora 
secretariuniy  il  santuario,  come  pro- 
va il  Cabassuzio,  Notit.  hist.  concil. 
dissert.  X,  num.    16. 

Il  concilio  di  Trento,  nella  ses- 
sione XXIV  de  reform.,  ordinò  che 
in  tutte  le  chiese  cattedrali ,  ed  in 
ogni  canonicato  ,  o  porzione  ab- 
bia da  essere  annesso  l' obbligo  di 
un  certo  ordine  o  di  preti,  o  di  dia- 
coni, o  di  suddiaconi ,  ed  il  vescovo 
col  parere  del  Capitolo  faccia  il  re- 
golamento, e  prescriva  a  qual  ordi- 
ne sagro  ogni  prebenda  debba  esse- 
re assegnata;  in  guisa  però  che  la 
metà  almeno  de*  luoghi  sia  occup- 


04  ^VN 

/ta  da'  preti,  gli  altri  dai  diàconi  e 
suddiaconi.  La  metà  almeno  de'  ca- 
^tionicati  delle  chiese  ragguardevoli 
non  devono  essere  conferiti,  che  a 
maestri,  o  dottori,  ovvero  a*  licen- 
ziati in  teologia,  o  in  jns  canonico, 
per  quanto  potrà  farsi  comodamen- 
te.  V.  Canonicato. 

Il  concilio  di  Montpellier ,  del 
1 2 1 5  ,  col  canone  ottavo,  proibì  ai 
Capitoli  di  ricevere  laici  per  cano- 
nici o  confratelli,  e  dar  loro  la  pre- 
benda, o  distribuzione  canonica  del 
pane  e  del  vino.  Ed  il  concilio  ge- 
nerale lateranense  terzo,  celebrato  nel 
I  lyg,  anteriormente  prescrisse  col  ca- 
none decimosesto,  che  nella  disposi- 
zione degli  affari  comuni ,  si  segua  la 
conclusione,  e  risoluzione  della  mag- 
giore, e  della  più  sana  parte  del  Ca- 
pitolo; ad  onta  di  qualunque  giu- 
ramento, o  consuetudine  in  contra- 
rio. I  canonici  però ,  che  non  sono 
negli  ordini  sagri,  non  hanno  diritto 
di  suffragio  nel  Capitolo. 

Riguardo  ai  diritti  dei  Capitoli 
delle  cattedraU,  si  possono  conside- 
rare o  per  rispetto  al  vescovo,  col 
quale  compongono  il  senato  della 
chiesa,  o  per  rispetto  ai  canonici , 
che  ne  sono  i  membri,  sia  nella  se- 
de episcopale  coperta,  che  vacante. 
Anticamente  i  Capitoli  dividevano 
col  vescovo  il  governamento  della 
diocesi,  però  subordinati  ai  coman- 
di di  esso.  Ma  oggidì  l'Ordinario 
non  è  obbligato  a  chiedere  il  con- 
senso de'  Capitoli,  eccettuato  in  quel- 
le materie  riguardanti  gì'  interessi 
CDmuni,  o  particolari  de' Capitoli 
stessi;  ed  in  caso  d'imbecillità  del 
vescovo ,  i  vicarii  generali,  che  ha 
stabiliti,  continuano  a  governare  per 
lui.  V.  la  Combe  alla  parola  Ca- 
pitolo sez.  3,  art.  I,  num.  5  e  6. 

Prima  del  secolo  XII ,  secondo 
la  più  abbracciata  opinione,  si  tiene. 


CAN 

che  i  Capitoli  delle  chiese  cattedra- 
li non  fossero  incaricati  del  governo 
della  diocesi  durante  la  vacanza  del- 
la sede,  sebbene  le  decretali  la  chia- 
mino antica  consuetudine.  Ciò  per 
altro  non  ebbe  luogo ,  che  quando 
i  Capitoli,  ad  esclusione  degh  altri 
membri  del  clero,  si  resero  padroni 
delle  elezioni  de'  vescovi.  Il  Van- 
Espen  sostiene,  Jus  eccles.  par.  I , 
titul.  i3,  cap.  2,  che  per  ovviare 
alle  tumultuose  fazioni  de'  laici,  che 
nascevano  quando  le  elezioni  de'  ve- 
scovi erano  fatte  dal  clero  col  suf- 
fragio del  popolo ,  e  consenso  dei 
vescovi  provinciali,  l'elezione  de'  ve- 
scovi passò  in  diritto  a'  Capitoli  delle 
cattedrali,  e  Giovanni  XXII,  creato 
nel  i3i6,  fu  il  primo  Pontefice,  il 
quale  riserbò  a  se  le  elezioni  di  pa- 
recchie sedi  episcopali  d'Italia.  Og- 
gidì pochi  Capitoli  godono  il  dirit- 
to di  eleggere  il  vescovo,  presen- 
tandolo alla  santa  Sede  per  la  con- 
ferma. 

Nella  sede  vacante  delle  chiese, 
tutto  il  clero  della  diocesi,  e  prin- 
cipalmente quello  della  città  vesco- 
vile, invigilava  all'  integrità  della  di- 
sciplina ;  ma  nella  Francia ,  le  me- 
tropolitane assumevano  la  cura  del- 
la chiesa  vacante,  ovvero  vi  depu- 
tavano il  vescovo  viciniore,  ciocche 
ordinarono  più  conciUi.  La  Glosa 
chiama  i  Capitoli  delle  cattedrali 
ordinariij  durante  la  vacanza  della 
sede,  per  morte  o  dimissione  del  ve- 
scovo. Non  possono  tutta  volta  gover- 
nare in  corpo,  ma  sono  obbligati 
ad  eleggere  un  vicario  generale,  o 
capitolare ,  a  meno  che  non  vi  sia 
alcun  legittimo  stabilimento  in  con- 
trario ,  o  che  la  santa  Sede  non 
nomini  un  vicario  apostolico,  ed 
un  ofhziale ,  che  abbiano  le  qua- 
lità richieste  da'  canoni,  e  dalle  or- 
dinanze,  per  esercitare  la  giurisdizione 


GAP 
volontaria  e  contenziosa:  elezione, 
che  si  deve  eseguire  nello  spazio  di  ot- 
to giorni,  dopo  la  morte  o  dimissione 
del  vescovo.  Può  il  capitolo  confer- 
mare il  vicario  generale  del  vesco- 
vo defonto.  Però  il  vicario  capito- 
lare dee  essere  almeno  dottore ,  o 
licenziato  in  jns  canonico,  ed  essere 
ca[nìc(°i  di  questo  ufli/io  per  quanto 
è  possibile.  ì^.  Antonii  Fiaminii  Mar- 
chetti de  Angelinis,  Praxis  vicarii 
capilularìs,  INIaceratae  1671.  I  det- 
ti uffiziali  del  capitolo  possono  as- 
solvere dalle  censure,  accordar  di- 
spense necessarie,  ordinare  digiuni 
e  pubbliche  preci,  punire  i  chierici, 
scomunicare  gl'incorreggibili,  rivoca- 
re  le  pagelle  ai  confessori,  conceder- 
ne altre  nuove,  approvare  i  predi- 
catori, permettere  questue,  dar  per- 
missione alle  religiose,  ove  non  sia- 
vi stretta  clausura,  di  uscire  dai  mo- 
nisteri ,  esaminare  i  novizii,  aduna- 
re i  sinodi,  formarvi  statuti,  visita- 
re parrocchie ,  e  la  clausura  delle 
monache,  e  confermare  le  elezioni. 
Non  possono  però  far  innovazioni 
nella  disciplina  della  diocesi,  ne  ap- 
propriarsi i  diritti,  e  privilegii  per- 
sonali de'  vescovi,  ne  esercitar  la  lo- 
ro giurisdizione  se  non  come  l' a- 
vrebbe  potuto  esercitare  egli  stesso, 
uè  accordare  dimissioni  pegli  ordi- 
ni, che  dopo  spirato  l'anno  della  se- 
de vacante,  o  quando  un  beneficio 
obbligasse  a  riceverli  :  molto  meno 
amministrare  la  cresima,  ed  accor- 
dare indulgenze.  I  vicarii  capitolari 
eletti  che  sieno  non  sono  soggetti  al 
Capitolo,  ma  al  solo  futuro  vescovo 
dovranno  rendere  conto  della  loro 
amministrazione. 

Riguardo  poi  ai  vescovi  nominati 
da  Napoleone  nel  18 io,  che  volle- 
ro riempire  le  sede  vacanti  amtni- 
nistrate  dai  vicarii  capitolari  cano- 
nicamente   eletti ,    ed   esercitarne  la 


giurisdizione  col  titolo  e  funzioni  di 
Anwiinistratoì'i  capitolari,  non  solo 
Pio  VII  si  ricusò  di  spedire  le  bollo, 
ma  condanno  tali  amministrazioni , 
come  pure  le  aveano  riprovate  Gre- 
gorio X  nel  concilio  Lionese,  e  Bo- 
nifacio Vili,  Alessandro  V,  Innocen- 
zo Vili,  Giulio  II,  Clemente  VII, 
Giulio  III,  e  Clemente  XI.  Su  que- 
sto grave  argomento  sono  a  vedersi. 
Pistoiesi  Vita  di  Pio  VII,  t.  Ili, 
da  pag.  34  a  pag.  5i,  e  da  pag. 
54  a  pag.  64-  E  le  DicJu'arazioni 
e  Ritrattazioni  degV  indirizzi  degli 
arcivescovi,  vescovi,  e  capitoli  d' I^ 
talia,  a  Pio  VII,  stampate  in  Mi- 
lano nel  18 IO,  e  in  Roma  nel 
i8i6. 

A  tenore  del  diritto  comune  pos- 
sono i  Capitoli  conferire,  duranti;  la 
vacanza,  i  benefizii,  la  cui  coUazio* 
ne  appartenga  congiuntamente  al 
vescovo,  ed  al  capitolo;  ma  in  Fran- 
cia i  soli  benefizii  con  cura  di  ani- 
me ,  eh'  erano  di  collazione  del  ve- 
scovo, erano  pure  a  disposizione  del 
Capitolo.  Finalmente  i  Capitoli  han- 
no diritto  di  correggere  i  loro  mem- 
bri, ma  non  di  scomunicarli ,  im- 
prigionarli, o  privarli  de'  benefizii,  a 
meno  che  avessero  la  giurisdizione 
contenziosa. 

I  privilegii,  l'esenzioni,  e  preroga- 
tive de'  Capitoli  sono  diminuiti  in 
confronto  di  quelli,  che  godevano 
anticamente.  Siccome  i  Capitoli  del- 
le cattedrali  rappresentano  tutto  il 
clero  della  diocesi,  non  formando  che 
un  corpo  o  un  senato  col  vescovo, 
negli  atti  pubblici  godono  la  pre- 
cedenza SI  sugli  altri  corpi  ecclesia- 
stici, che  sui  magistrati  secolari.  Quei 
Capitoli,  che  visitano  alcune  chiese 
loro  soggette,  possono  farlo  pei  loro 
deputati ,  previa  l'approvazione  del- 
l' Ordinario,  senza  pregiudizio  della 
sua   visita,  e  coli' obbligo    di    russe- 


56  GAP 

gnarglf.  entro  un  mese  gli  atti  del- 
la visita  stessa.  1  Capitoli  in  prima 
istanz?  possono  correggere  le  digni- 
tà, canonici,  ed  ufficiali  della  pro- 
pria chiesa,  eccettuato  il  richiamo 
al  vescovo,  che  gode  il  diritto  di 
prevenzione ,  quando  V  ufficiale  ca- 
pitolare non  informi  entro  il  termi- 
ne di  tre  giorni.  Il  concilio  gene- 
rale duodecimo,  nel  canone  7,  dispo- 
se poter  i  Capitoli,  che  per  consue- 
tudine ne  sono  in  possesso,  correggere 
i  falli  de'  canonici,  nel  termine  pre- 
scritto dal  vescovo ,  altrimenti  do- 
verlo correggere  egli  stesso.  In  Fran- 
cia i  Capitoli  potevano  amministra- 
re i  sagramenti,  e  seppellire  i  cada- 
veri degh  individui  del  capitolo,  in 
qualunque  luogo  essi  fossero.  I  Ca- 
pitoli, sebbene  esenti,  devono  rispet- 
tare, ed  onorare  il  vescovo,  come  il 
capo ,  primo  pastore ,  e  padre  del 
clero;  lasciargli  il  primo  posto  in 
coro,  nel  capitolo,  nelle  pubbliche 
assemblee  ec.  ,  inchinarglisi  dinanzi 
quando  solennemente  comparte  l'e- 
piscopale benedizione,  ed  altro,  che 
si  descrive  all'articolo  Canonico.  (  P^. 
Vescovo).  Ancora  i  Capitoli  devono 
adunarsi,  quando  1'  Ordinario  lo  de- 
sidera pegli  affari  sì  della  Chiesa , 
che  dello  stato  ;  ed  eziandio  devono 
sottomettersi  alla  sua  visita,  ed  alla 
sua  correzione.  I  Capitoli  anticamen- 
te si  tenevano  in  tutti  i  giorni ,  e 
vi  si  trattava  tutto  ciò  che  poteva 
riguardare  il  divino  servigio ,  i  co- 
stumi e  la  disciplina.  Durante  però 
r  uffizio  divino  ,  meno  un'  urgente 
necessità,  non  si  possono  convocare. 
11  Pontefice  Onorio  III,  affinchè 
gli  ecclesiastici  più  facilmente  po- 
tessero eseguire  le  leggi  emanate 
nel  concilio  lateranense  IV  dal  suo 
predecessore  Innocenzo  III ,  per  ri- 
guardo agli  studii  del  clero ,  e  che 
si  leggono  nel   p.    Tommasini,  De 


CAP 

eccles.  discìplin.  tom.  I,  lib.  I,  cap. 
IO,  ordinò,  che  i  Capitoli  mandas- 
sero alle  pubbliche  università  alcu- 
ni giovani  canonici,  acciocché  in  es- 
se si  venissero  formando  agli  studii 
loro  proprii ,  ed  acciocché  avessero 
più  agio  ad  istruirsi.  E  tanto  ai  chie- 
rici che  studiavano,  quanto  a'  pro- 
fessori di  teologia  ,  accordò  l' esen- 
zione dalla  residenza  ne'  rispettivi 
Capitoli,  intorno  a  che  abbiamo  una 
bolla  dello  stesso  Onorio  III ,  pub- 
blicata dai  pp.  Martene  e  Durando, 
Collect.  Veter.  Scriptor.  voi.  I,  pag. 
II 46. 

Diversi  romani  Pontefici  fregia- 
rono i  Capitoli  delle  cattedrali  e  col- 
legiate con  privilegii,  prerogative  ed 
insegne,  e  persino  di  quelle  vesco- 
vili, ed  abbaziali,  non  meno  che  del- 
l' uso  de'  Pontificali,  e  talvolta  delle 
vesti  Cardinalizie  e  prelatizie.  Giu- 
seppe Garampi,  nelle  sue  Memorie 
ecclesiastiche,  ec,  Roma  lySS,  ha 
raccolto  importanti  notizie  su  pa- 
recchi capitoli ,  e  sulle  loro  costi- 
tuzioni. Celebri  sono  quelli  delle  ba- 
siliche patriarcali  di  Roma,  e  lungo 
sarebbe  enumerare  i  più  illustri  del- 
le chiese  cattedrali.  Però  se  ne  dà 
qualche  cenno  a'  loro  rispettivi  ar- 
ticoli ,  meritando  special  menzione 
il  gran  capitolo  di  Strasburgo,  uno 
de'  più  rispettabih  della  cristianità, 
per  r  alta  nobiltà  di  cui  è  com- 
posto. 

CAPITOLO  de' RELIGIOSI.  Dagli 
ecclesiastici  così  chiamasi  d'  ordina- 
rio l'adunanza,  O'assemblea,  che  ten- 
gono i  religiosi,  le  monache ,  e  gli 
Ordini  militari,  per  deliberare  dei 
loro  affari,  e  regolare  la  loro  disci- 
plina. Fra  i  Capitoli  generali,  assai 
celebre  è  quello  tenuto  nel  1219 
in  Assisi  da  s.  Francesco  co'  religio- 
si minori,  che  avea  istituiti  nel  1208. 
Fu  chiamato  delle    Stuore ,    perchè 


GAP 

essendovi  concorsi  cinque  mila  reli- 
giosi, fu  d'uopo  fare  delle  celle  col- 
le stuore,  per  alloggiare  si  gran  nu- 
mero   di    capitolari.  11    concilio  na- 
zionale di  Francia,    dell'anno   i4o8, 
colla  Regol.  6  prescrisse,  che  i  mo- 
naci dell'Ordine  di  s.  Benedetto ,  e 
i  canonici  regolari    tenessero    Capi- 
toli provinciali  ogni  anno ,    siccome 
praticano  molti  Ordini    religiosi.    Il 
JMacri  chiama   CapitoUmn ,  e   Capi- 
tolum,  quel  luogo,  o  parte  del  mo- 
nistero,  o  convento,  nel  quale  i  mo- 
naci, e  i  frati  fanno  le    sagre  adu- 
nanze. Sogliono  anche   i  religiosi  in 
questo  luogo  manifestare  le  loro  col- 
pe, e  chiedere  umilmente    la    peni- 
tenza. In  mezzo  al  Capitolo  eravi   la 
sepoltura   della    comunità    religiosa. 
Infatti  abbiamo ,    che    il    Pontefice 
Vittore  III,  il  quale  nel  Pontificato 
avea    ritenuto    la  carica    di   abbate 
di  Montecassino ,    fu  sepolto,    come 
egli  avea    ordinato,  tre  giorni  prima 
di  morire,  nel  Capitolo  di  quel  mo- 
nistero.    V.  il  Papebrochio,  in  Pro- 
pyleo  pag.    199,  che  ne  riporta  l'e- 
legante   epitaffio    ivi    statogli     posto 
da  que'  monaci.  Che  si  suonasse    la 
campana  per  riunire    i  monaci,  e  i 
frati    al  Capitolo,    lo   abbiamo    da 
molte  memorie,    e  questo    costume 
tuttora    si  osserva ,    suonandosi  nei 
Capitoli  de'  canonici  il  campanello. 
I  Capitoli  generali,    celebrati  da- 
gli Ordini  religiosi,  per    solito  pre- 
sieduti ,     se  adunati  in    Roma  ,  dai 
rispettivi  Cardinali    protettori    degli 
Ordini  medesimi,  furono    talora  de- 
corati ,   presieduti ,     ed    assistiti    dai 
Sommi  Pontefici.  E  per  dire  di  al- 
cuni esempii,  abbiamo ,    che  Euge- 
nio III,  mentre  nel    11 48  trovavasi 
in  Francia,  amorevole  verso  il    suo 
Ordine  cistcrciense,  a  cui  aveva  ap- 
partenuto,   intervenne    al    Capitolo 
generale  di  que' monaci  nel    celebre 


CAP 

monistero  di  Cistello,  come  se  fos- 
se stato  uno  di  loro.  Bonifacio V IH, 
nel  1296,  presiedette  al  Capitolo 
generale  che  i  frati  minori  convo- 
carono in  Anagni,  ove  eletto  gene- 
rale di  tutto  r  Ordine  francescano 
Fr.  Giovanni  Minio  ,  il  Papa  nel 
i3o2,  r esaltò  al  Cardinalato,  rila- 
sciandogli però  il  governo  dell'  Or- 
dine, sino  al  Capitolo  generale  se- 
guente. E  Nicolò  V  onorò  di  sua 
presenza,  nell'anno  i45>o,  nella  fe- 
sta di  Pentecoste,  il  Capitolo  gene- 
rale de'  minori  conventuali,  e  quel- 
lo de'minori  osservanti  di  s.  Fran- 
cesco, cui  intervennero  tre  mila  ot- 
tocento frati,  fra'  quali  Gio.  da  Ca- 
pistrano,  Iacopo  della  Marca,  e  Die- 
go, tutti  poi  canonizzati. 

Nel  secolo  passato,    varie    volte  i 
Papi  si  recarono  in  persona  a  pre- 
siedere   ai  Capitoli    generali ,    come 
rilevasi  dai  seguenti  esempii.    Intex'- 
rotto  da  venticinque  anni    il    Capi- 
tolo generale  de'  minori    osservanti , 
Innocenzo  XllI  per  dimostrare    l'a- 
more, che  portava   a  quest'Ordine, 
comandò,  che  si  celebrasse  nella  so- 
hta  forma,  ed  egli  medesimo  l'ono- 
rò della  sua  presenza,  volendo  pre- 
siedervi    nel    convento   di     Araceli, 
ove  ebbe  fine  ai    i5  maggio   17^3, 
col  restare  eletto  in  ministro    gene- 
rale con  cent'ottantatre    voti,   il  p. 
Cozza  poi    Cardinale.    Tanta    fu  la 
riconoscenza  dei  religiosi,  clic  deter- 
minarono con    legge  perpetua ,   do- 
ver   per    l'avvenire     essere    solenne 
quel  giorno  in  tutto  l'Ordine,  e  dopo 
la  morte  di  lui  vollero,  che  avesse  luo- 
go un'anniversaria  messa  di  requiem, 
oltre  a  tre   messe,  che  ciascun  reli- 
gioso osservante,  e  riformato  avreb- 
be dovuto  celebrare  appena    detòn- 
to.  Affinchè  non  perisse    la   memo- 
ria di  questa  disposizione,  pregarono 
il    Papa    ad    autorizzarla    con    una 


bolla,  ch'egli  ematìS^  a'  ó  giugno 
Ex  injunctiy  Bull.  Rom.  tomo  XI, 
par.  II,  p.  264;  aggiungendovi  gli 
stessi  religiosi  una  lapide  nella  loro 
chiesa  di  Araceli ,  che  tutto  ciò 
esprime  con  elegante  iscrizione. 

Benedetto  XIV ,  a'  i  o  maggio 
1741?  si  recò  con  molta  solennità 
al  convento  de'  ss.  XII  Apostoli  per 
presiedere  al  Capitolo  generale  dei 
minori  conventuali,  in  cui  fu  eletto 
ministro  generale  il  p.  Carlo  Anto- 
nio Calvi,  bolognese.  Quindi  ,  nel- 
r  anno  1750  ai  16  maggio,  vol- 
le intervenire  al  Capitolo  genera- 
le de'  minori  osservanti  nel  sud- 
detto convento  di  Araceli.  Dopo 
un'eloquente  orazione,  ch'egli  seden- 
te in  trono  fece  in  lode  dell'Ordine 
serafìiio,  con  pluralità  di  voti,  rive- 
duti dai  Cardinali  Valenti,  Guada- 
gni, e  Colonna  protettore  dell'Or- 
dine, e  di  Yorck  ,  dal  Pontefice  a 
ciò  destinati,  restò  eletto  in  genera- 
le il  p.  Molina,  già  procuratore  ge- 
nerale in  curia ,  trovandosi  allora 
in  Roma  mille  e  trecento  minori 
osservanti.  Lo  stesso  Pontefice,  vo- 
lendo presiedere  al  Capitolo  gene- 
rale, che,  a'  5  giugno  i  ^56,  voleva- 
no celebrare  i  religiosi  dell'Ordine 
de'  predicatori,  lo  prorogò  a'  3  di 
luglio,  e  quindi  con  gran  pompa  si 
recò  al  loro  convento  di  s.  Maria 
sopra  Minerva,  ove  dopo  aver  pro- 
nunziato una  dotta  allocuzione,  con 
novantaquattro  voti  sortì  eletto  in 
generale  de'domenicani,  il  p.  Tom- 
maso Boxadors,  poi  Cardinale,  nel 
1775,  ritenendo  il  generalato  sino 
al  seguente  Capitolo. 

Finalmente,  Clemente  XIV  già 
de'  minori  conventuali,  presiedette  al 
Capitolo  generale,  che  questi  con- 
vocarono nel  convento  de' ss.  XII 
Apostoli ,  prescegliendosi  in  mini- 
stro   generale    il    p.    Luigi    Maria 


CAP 

Marzoni,  che  poi  ammise,  dopo  il 
vespero  di  Pentecoste  al  trono  del- 
la cappella  Paolina,  al  bacio  del 
piede  in  uno  ai  padri  vocali,  o  ca- 
pitolari. Ed  il  Pontefice  Pio  VI,  ai 
3  giugno  1775,  intervenne  nel  con- 
vento di  s.  Maria  in  Traspontina , 
al  Capitolo  generale  de'  carmelitani, 
per  l'elezione  del  priore  generale, 
ove  restò  confermato  il  p.  Giuseppe 
Ximenes;  indi  nel  1777  presiedette 
al  Capitolo  generale  de'  domenicani 
nel  convento  della  Minerva,  nel  qua- 
le fu  prescelto  in  generale  dell'Or- 
dine il  p.  Baldassare  de  Quinones. 
CAPIZUCCHI  GiANNANTON.o,  Car- 
dinaie.  Giannantonio  Capizucchi,  di 
antica  e  nobile  famiglia  romana, 
nacque  nel  1 5 1 5.  Era  nipote  del 
celebre  Paolo  Capizucchi,  vescovo 
di  Nicastro,  decano  della  Piuota  ro- 
mana, e  vicario  dei  Pontefici  Cle- 
mente VII,  e  Paolo  111.  Tanta  esti- 
mazione faceva  di  lui  Clemente 
VII,  che  tolta  ai  Cardinali  legati 
la  causa  della  dibattuta  nullità  del 
matrimonio  tra  Caterina  di  Aragona 
ed  Enrico  VIII,  re  d'Inghilterra, 
ne  commise  la  revisione  al  Capi- 
zucchi, riservando  a  se  la  senten- 
za, come  scrive  il  Pallavicini  nella 
Storia  del  Concìlio  di  Trento.  Emu- 
latore della  virtù  dello  zio ,  si  fece 
strada  a  conseguire  da  Paolo  III 
un  canonicato  nella  basilica  vatica- 
na, dopo  il  quale  -fu  fatto  uditore 
di  Ruota.  In  appresso  Paolo  IV  lo 
creò  Cardinal  prete  di  s.  Pancra- 
zio, ai  20  dicembre  del  i555,  e 
dopo  due  anni  vescovo  di  Lodi,  ove 
tenne  il  sinodo,  e  ne  pubblicò  con 
gran  vantaggio  le  costituzioni.  Po- 
scia s.  Pio  V  lo  volle  prefetto  del- 
la segnatura  di  grazia,  lasciata  dal 
Cardinal  Vitellozzi  :  indi  deputollo 
alla  congregazione  del  santo  offi- 
zio,  col    governo  di    Gualdo,  come 


^  CAP 

lognto  apostolico.  Il  Capizucchi  era 
tanto  di  voto  alla  Vergine  santis- 
sima ,  che  volle  visitarla  a  piedi 
allorquando  si  portò  al  santuario 
di  Loreto.  Da  ultimo,  dopo  essere 
intervenuto  ai  conclavi  dei  due  Pii 
IV  e  V,  mori  a  Roma  nel  bacio 
del  Signore,  di  cinquantaquattro  an- 
ni, e  cinque  di  Cardinalato,  nel  iSGg, 
ed  ebbe  tomba  nella  chiesa  di  san 
Clemente,  suo  titolo,  a  cui  era  stato 
trasferito. 

CAPIZUCCHI  Raimondo,  Cardi- 
naie.  Raimondo  Capizucchi  nacque 
a  Roma  nel  1616,  da  illustre  fa- 
miglia. Giunto  all'età  di  quattordici 
anni  professò  nell'Ordine  dei  predi- 
catori, e  fece  tali  progressi  da  ve- 
nire nei  casi  più  dijHcili  consultato 
quale  oracolo.  Innocenzo  X,  quando 
seppe  del  merito  di  lui,  lo  fece  se- 
gretario dell'  Indice  nel  1 65o ,  poi , 
nel  i653,  esaminatore  dei  vescovi, 
quindi,  nel  i654,  maestro  del  sa- 
cro palazzo.  Senonchè  accusato  pres- 
so Alessandro  VII  di  avere  troppo 
incautamente  approvato  un  libio, 
che,  per  la  sua  mordacità,  non  me- 
nta va  vedere  la  luce,  senza  lasciarlo 
rivedere  al  vicegerente  di  Roma,  di- 
mise la  sua  carica,  ed  ebbe  a  suc- 
cessore il  p.  Libelli,  segretario  dell'In- 
dice, ed  intrinseco  amico  del  Ponte- 
fice. Il  Capizucchi,  sicuro  e  tranquil- 
lo in  coscienza,  ritornò  con  eroica 
fermezza ,  e  cristiana  rassegnazione 
al  suo  convento,  per  cui  ammirando 
il  Pontefice  così  saggia  condotta,  gli 
diede  la  preferenza  sopra  tutti  i 
padri  dell'Ordine,  tranne  il  gene- 
rale, e  gli  ollèrì  la  mitra  di  parec- 
chie chiese.  Lo  stesso  fece  Clemente 
IX;  ma  egU  sempre  modestamente 
ricusava  una  tal  dignità.  Da  ultimo 
Clemente  X,  ammiratore  di  tanta 
virtù,  lo  ristabilì  maestro  del  sa- 
cro palazzo,  perche  il  p.  Libelli    era 


CAP  ,^     59 

divenuto  arcivescovo  di  Avignone. 
Da  Innocenzo  XI  fu  creato  Car* 
dinaie,  conferitogli  poscia  il  tito- 
lo presbiterale  di  s.  Maria  degli  An- 
geli, nel  primo  settembre  del  1681. 
Poi  venne  ascritto  alle  congregazio- 
ni del  s.  Oflizio,  del  concilio,  dei  ve- 
scovi e  regolari,  e  dopo  essere  inter- 
venuto ai  conclavi  di  Alessandro  Vili, 
e  d'Innocenzo  XII,  morì  a  Roma 
di  settantasei  anni,  e  dieci  di  Car- 
dinalato, nel  1692.  Fu  sepolto  nella 
chiesa  di  s.  Maria  in  Portico,  nella 
tomba  de' suoi  maggiori  nella  cap- 
pella gentilizia  di  s.  Paolo.  Era  il 
nostro  Cardinale  di  mente  quadra, 
religioso,  integerrimo,  modesto,  com- 
passionevole ,  generoso  e  benigno. 
Pubblicò  alcune  opere,  cui  riporta 
il  p.  Touron,  nelle  Vite  degli  uo- 
mini illustri  dell'  Ordine  dei  predi- 
catari  tomo  V,  pag.  655  e  seg. 

CAPIZUCCHI  Roberto,  Cardi- 
nale. Roberto  Capizucchi ,  o  Gian- 
roberto,  patrizio  romano,  venne  sol- 
levato air  Gnor  della  porpora  col 
titolo  di  s.  Clemente  nel  1097,  e 
si  annovera  tra  i  porporati  di  Ur- 
bano li.  V  è  chi  vuole,  che  questo 
Cardinale  sia  il  medesimo  dell'altro 
Gianroberto  Capizucchi,  decorato  del- 
le insegne  Cardinalizie  da  Onorio  li. 
Se  non  che,  non  valendo  molto  le 
ragioni  addotte,  la  cosa  resta  in- 
decisa. 

CAPOCCI  Nicolò  ,  Cardinale. 
Nicolò  Capocci,  nobile  romano,  pro- 
nipote di  Onorio  IV,  per  via  di 
madre,  si  applicò  con  impegno  alle 
leggi  nella  università  di  Perugia,  e 
non  ancora  quadrilustre,  laureossi 
nel  diritto  canonico  e  civile.  Solle- 
vato da  Giovanni  re  di  Francia  a 
cancelliere  supremo  del  regno,  sos- 
tenne grandissime  làtiche  per  la 
Chiesa ,  specialmente  contro  Lodo- 
vico il  Da^'aro,  ed  altri  nemici  della 


6o       .  GAP 

religione.  A  premio  di  tanto  zelo, 
ebbe  pingui  abbazie  e  beneficii,  co- 
me la  prepositura  di  s,  Audemaro 
a  Puy,  ove  fondò  tre  cappellanie, 
il  priorato  di  s.  Quintino,  e  l' arci- 
diaconato  della  chiesa  di  Erbipoli 
riell'Alemagna ,  di  Autun,  e  di  Mans 
nelle  Gallie.  Nel  i34o  fu  fatto  ve- 
scovo di  Utrecht,  e,  nel  i348,  di 
Urgelle  nella  Spagna;  poi  Clemen- 
te VI  ai  17,  ovvero  18  dicembre 
del  1 35o,  l'onorò  della  sacra  porpora 
col  titolo  di  s.  Vitale,  e  nel  i36i 
divenne  vescovo  tusculano,  ed  arci- 
prete della  basilica  di  s.  Maria  Mag- 
giore. Quindi,  nel  i356,  era  sta- 
to inviato  legato  a  latere  con  Ta- 
lairando,  vescovo  Cardinal  di  Al- 
bano ,  a  riconciliare  la  corte  di 
Parigi  con  quella  di  Londra,  al 
qual  fine  volle  il  Papa,  che  i  legati 
si  abboccassero  prima  coli'  impera- 
tore Carlo  IV,  per  implorarne  la 
mediazione.  Ma  ogni  cosa  fu  vana, 
benché  i  legati  fossero  accolti  molto 
onorevolmente,  ed  impiegati  due 
anni  in  tale  legazione,  stabilissero 
una  lega,  che  fu  brevissima.  Il  re 
di  Francia  ruppe  in  aperta  battaglia 
con  (juello  d'Inghilterra  nella  famosa 
giornata  di  Poitiers,  in  cui  vinsero 
gì'  inglesi ,  ed  il  re  di  Francia  fu 
fatto  prigioniero  e  perdette  sul  cam- 
po il  fiore  della  nobiltà  francese. 
Però  non  avvenne  così  di  Carlo  re 
di  Navarra,  e  Carlo  duca  di  Nor- 
mandia, coi  sovrani  d'Inghilterra  e 
Scozia,  tra'  quali  si  stabili  sincera 
amicizia.  Ritornato  dalla  legazione  , 
mentre  dimorava  con  Urbano  V, 
mostrandosi  al  popolo  nel  giorno 
3  marzo  dell'anno  i368,  le  te- 
ste dei  ss.  Apostoh  Pietro  e  Paolo, 
il  Pontefice  portò  quella  di  s.  Pie- 
tro, ed  il  Capocci  quella  di  s.  Paolo. 
A  Perugia  eresse  un  collegio,  che  chia- 
mò di  s.  Sofia,  detto  Gregoriano,  e 


GAP 

più  comunemente  Sapienza  Veccìùa, 
nel  quale  per  sette  anni  si  doves- 
sero alimentare  quaranta  giovani , 
che  in  quella  università  si  applicas- 
sero agli  studii.  Un  altro  ne  fondò 
a  Parigi,  detto  Aó.  poveri  secolari, 
o  di  s.  Sofonia ,  benché  non  ne 
parli  nel  suo  testamento;  a  Perugia 
egualmente,  nel  1367,  stabili  un  no- 
bile monistero  con  chiesa,  cui  donò 
ai  monaci  Olivetani ,  detto  di  Mon- 
temorcino.  Generosissimo  coi  poveri, 
ogni  giorno  mandava  agU  spedali 
pane,  vino  ed  abbondevoli  vivande 
preparate  in  sua  casa  a  loro  favore; 
eccellente  poi  nelle  leggi,  difendeva 
le  cause  delle  vedove ,  e  dei  pupil- 
li, e  pagava  del  proprio  la  neces- 
saria spedizion  delle  liti,  ^perlochè 
si  guadagnò  il  glorioso  titolo  di 
avvocato  dei  poveri.  Tale  infatti  lo 
chiama  Baluzio,  aggiugnendo,  che 
zelava  valorosamente  la  giustizia , 
sosteneva  costantemente  i  poveri ,  e 
veniva  altamente  commendato  per 
la  libertà ,  con  cui  esponeva  nei 
concistori  il  proprio  parere.  Era  con 
tutti  piacevole,  benigno,  fuori  che 
con  sé  stesso,  poiché  macera  vasi  con 
aspri  digiuni  e  cilicii.  Dopoché  in- 
tervenne ai  conclavi  per  le  elezioni 
d'Innocenzo  VI,  e  di  Urbano  V, 
morì  santamente  a  Montefìascone 
dopo  dieciotto  anni  di  Cardinalato, 
nel  I  368,  ove  allora  trova  vasi  il  Pa- 
pa per  respirare  un*  aria  più  pura. 
Fu  poscia  il  suo  corpo  trasferito 
a  Roma,  e  sepolto  nella  basilica 
liberiana ,  nella  cappella  di  s.  Lo- 
renzo, da  lui  abbellita  e  dotata, 
ed  ove  si  rese  chiaro  per  miracoli, 
come  abbiamo  presso  Bosqueto.  Vol- 
le il  Capocci,  che,  morto  lui,  si 
stabilisse  in  quella  basilica  un  col- 
legio di  dodici  sacerdoti,  perchè  col 
capitolo  convenissero  in  coro  alla  re- 
citazione  dei   divini  officii,  ai  quali 


GAP 

assegnò  rendite  per  vivere  ed  abita- 
zione, sulla  piazza  della  stessa  basilica. 
La  sua  vita  Fu  pubblicata  dal  Mura- 
tori, nel  t.  YIII  degli  scrittori  delle 
cose  d' Italia  pag.  22. 

CAPOCCI  Pietro  ,  Cardinale. 
Pietro  Capocci,  di  nobile  famiglia 
romana,  del  rione  dei  Monti,  chia- 
ro per  la  illibatezza  dei  costumi,  e 
per  la  profondità  della  scienza,  da 
giovane  si  diede  al  mestiere  delle 
armi,  e  potè  valorosamente  difen- 
dere Gregorio  IX  dagl'  insulti  dei 
romani  messi  a  rivolta  contro  di 
lui,  e  ricuperare  la  Sabina,  e  le 
città  e  terre  del  patrimonio  di  san 
Pietro.  Poi  passato  a  Lione,  ov'era 
il  Pontefice  Innocenzo  IV,  da  lui 
venne  eletto  arciprete  della  basili- 
ca liberiana,  e  nel  concilio  generale, 
che  vi  si  tenne  dal  medesimo  In- 
nocenzo IV,  nel  dicembre  del  1 244> 
fu  creato  Cardinal  diacono  di  san 
Giorgio  in  Velabro,  ove  stabili  in- 
signi benefizii,  che  durarono  sino 
agli  ultimi  tempi.  Nell'anno  1247, 
ebbe  la  legazione  di  Danimarca, 
Pomerania,  Polonia,  ed  Alemagna, 
per  muovere  i  principi  alla  elezione 
del  nuovo  imperatore;  e  ricevette 
l'ordine  di  allontanare  dalla  Chiesa 
coloro,  che,  lasciato  il  partito  di  Fe- 
derico e  Corrado,  nuovamente  li 
seguissero.  Intimò  un'  assemblea  ge- 
nerale a  Nuitz  presso  Colonia,  ove, 
nel  1247,  Guglielmo  conte  di  Olan- 
da, fu  eletto  re  di  Germania,  poi- 
ché quantunque  fosse  appena  qua- 
drilustre, era  fornito  di  doti  supe- 
riori all'età.  Della  quale  elezione 
contento  il  Pontefice,  impose  al  Car- 
dinal legato  di  fulminar  l' anatema 
a  tutti  quei  laici,  che  vi  si  oppones- 
sero. Dipoi  passò  in  Sicilia,  ove 
vestito  pontificalmente,  cinto  di  spa- 
da e  di  coiazza ,  inspirò  supcriore 
coraggio   alle  sue  truppe   contro  le 


GAP  6r 

cesaree,  che  rimasero  disfatte,  e 
conquise.  Quindi  ,  dal  1249  ,  ^^ 
i25i,  d'ordine  d' Innocenzo  IV,  co- 
me legato  apostolico,  resse  le  pro- 
vincie  dell' Etruria  ecclesiastica,  del- 
l'Umbria, e  della  Marca;  in  ap- 
presso dovette  di  nuovo,  nel  i2  54, 
recarsi  in  Alemagna,  sconvolta  da 
intestine  discordie  per  la  elezione 
del  nuovo  Cesare,  poiché  altri  segui- 
vano Guglielmo,  altri  Corrado.  Il 
Papa  dichiarossi  contro  quest'ultimo, 
ed  ordinò  al  Cardinal  legato  di  re- 
stituire alla  comunione  della  Chiesa 
quei  tutti,  che  gli  fossero  contrarii, 
perdonando  loro  qualunque  ingiuria 
praticata  alla  Chiesa,  e  che  contro 
ai  ribelli  fosse  ari-olato  esercito  po- 
deroso. Alle  generose  cure  del  Ca- 
pocci ,  ed  a  favore  de'  canonici  re- 
golari francescani  di  s.  Antonio  ab- 
bate, devonsi  il  tempio,  il  monistero, 
e  lo  spedale  di  s.  Antonio  presso 
s.  Maria  Maggiore,  cui  soppresse  Pio 
VI;  l'ospedale,  il  resto  fu  dato  al- 
le monache  camaldolesi,  le  quali  tut- 
tora vi  dimorano.  Nutriva  tenera 
devozione  alla  ss.  Vergine,  e  pas- 
sando per  Firenze  nel  ritorno  in 
Francia,  gettò  la  prima  pietra  alle 
fondamenta  del  magnifico  tempio 
della  ss.  Annunziata.  A  Roma  edificò 
ancora  la  chiesa  di  s.  Maria  in  Via, 
per  un  sorprendente  prodigio,  poi- 
ché si  vide  un'  immagine  della  Ma- 
donna, scolpita  in  pietra,  galcggiare 
d' improvviso  al  margine  di  un  poz- 
zo, le  acque  del  quale  uscendo  inon- 
davano quasi  il  luogo  vicino.  Ciò 
veduto  il  Cardinale,  prese  con  vera 
fiducia  in  Dio  la  sacra  immagine, 
la  portò  in  processione,  alla  quale 
volle  intervenire  anche  il  Pontefice, 
e  la  collocò  ove  ancora  sta,  vene- 
rata dalla  devozione  dei  romani. 
Poi  Vincenzo  Capocci  pose  in  quel 
tempio   una    iscrizione,   che  ri[>orta 


63    ^  CAP 

tutto  l'avvenuto.  Finalmente  il  no- 
stro porporato,  dopo  aver  favorita 
la  elezione  di  Alessandro  IV,  mori 
gloriosamente  a  Roma  nel  i25g,  con- 
tando tre  lustri  di  Cardinalato,  e  fu 
seppellito  nella  cappella  di  s.  Barbara, 
cui  egli  avea  fondato  nella  basilica 
liberiana. 

CAPOCCI  Raniero  ,  Cardinale. 
Raniero  Capocci,  nobile  di  Vitej-bo, 
monaco  cistcrciense,  ed  abbate  nel 
monistero  delle  tre  Fontane  fuori 
di  Roma,  pei  suoi  costumi  illibati , 
e  per  la  sua  insigne  erudizione,  da 
Innocenzo  III  fu  creato  Cardinal 
diacono  di  S.  M.  in  Cosmedin  nel- 
l'anno 12 12,  ovvero  nel  12 13, 
colla  diaconia  di  s.  Maria  in  Cos- 
medin ;  e  poscia  da  Onorio  III  fu 
fatto  Pontifìcio  legato  nella  Toscana. 
11  Capocci  ritornò  alla  ubbidienza 
della  Sede  Apostolica  Viterbo ,  clie 
l'imperatore  Federigo  11  si  era  usur- 
pato, e,  compito  sotto  Imiocenzo  IV 
il  concilio  di  Lione,  con  Stefano,  Car- 
dinal di  s.  Calisto,  promulgò  contro 
di  lui  la  sentenza  di  privazione  dello 
imperio.  Mentre  era  Pontefice  Gre- 
gorio IX,  ridusse  al  dovere  Monte- 
fiascone,  la  Toscana  ecclesiastica ,  e 
la  Sabina  ribellate  al  Papa.  Quan- 
do poi,  come  legato,  governava  la 
provincia  del  patrimonio ,  la  Marca 
di  Ancona,  e  il  ducato  di  Spoleto, 
difese  da  valoroso  quest'  ultimo  dalla 
violenza  dei  nemici,  e  dovette  per- 
ciò sofìerire  grandi  insulti  da  Bei  tol- 
do  figlio  di  Corrado,  cui  il  Papa 
scomunicò.  Edificò  la  chiesa  di  s. 
Maria  de'  Gradi  in  Viterbo,  e  la  do- 
nò ai  domenicani:  inoltre  altri  tem- 
pli ancora  egli  edificò,  come  quello 
di  s.  Maria  del  Paradiso,  di  s.  Pietro 
detto  del  Castagno ,  di  s.  Martino  ai 
monti,  dei  quali  due  ultimi  fece  dono 
ai  monaci  cistcrciensi.  Quest'ultimo 
però  non  fu  veramente  da  lui  fonda- 


CAP 

to,  ma  sibbene  ristaurato  in  modo, 
elle  può  dirsi  come  secondo  fonda- 
tore. Fu  presente  ai  comizi  di  Ono- 
rio III,  Gregorio  IX,  Celestino,  ed 
Innocenzo  IV,  al  quale  ultimo,  nel 
giorno  solenne  della  sua  coronazio- 
ne, impose  la  tiara  Pontificia  come 
primo  tra  i  Cardinali  diaconi.  Po- 
scia fu  fatto  rettore  del  patrimonio 
di  s.  Pietro,  quando,  nel  i252,  do- 
po quaranta  anni  di  Cardinalato , 
mori  a  Viterbo,  di  cui  per  un  anno 
era  stato  anche  vescovo ,  e  fu  se- 
polto innanzi  l'aitar  maggiore  nella 
chiesa  dei  Gradi,  cui,  prevenuto  dalla 
morte,  non  potè  ultimare.     . 

CAPODIFERRO  Girolamo,  Car- 
dinale. Girolamo  Capodiferro,  patri- 
zio romano,  nacque  nel  i5o2.  Era 
creduto  di  Napoli,  perchè  il  padre  di 
lui  era  cittadino  napolitano  della  fa- 
miglia dei  Recanati,  il  quale  menò  a 
moglie  Bernardina  Capodiferro  da- 
ma romana,  il  cui  cognome  assunse 
il  nostro  Girolamo.  Ancor  giovanetto 
fu  messo  alla  corte  del  Cardinal  Ales- 
sandro Farnese,  che  poi  divenne  Pa- 
pa col  nome  di  Paolo  III.  Scorgen- 
do il  Cardinale  in  Girolamo  gran 
destrezza  nel  maneggio  degli  affari , 
impiegoUo  molto  utilmente,  e  lo 
diede  a  conoscere  a  Clemente  VII, 
che  occupollo  nella  curia  romana, 
ed  in  alcune  nunziature  di  altissi- 
mo affare ,  ove  potè  far  conoscere 
la  vivacità,  e  la  profondità  del  suo 
sapere.  Nel  i54^  Paolo  III  ordi- 
nò a  lui,  che  intimasse  alla  Fran- 
cia ed  al  Portogallo  il  concilio  ge- 
nerale, nel  qual  incarico  riuscito  a 
maraviglia,  divenne  tesoriere  della 
Camera  Apostolica,  e  fu  deputato 
col  Cardinale  Ascanio  Sforza  di  e- 
stinguere  i  canoni,  e  i  censi  devo- 
luti alla  Chiesa  Romana ,  ed  altre 
chiese  e  luoghi  pii  del  dominio  ec- 
clesiastico, e  d' infeudare  nuovamen- 


GAP 

te,  ed  alTittare  i  beni  ecclesiastici 
per  ninnare  denaro  nella  giiena  con- 
tro il  turco,  che  occupala  1'  Unghe- 
ria e  i  conilnl  della  AUemagna,  mi- 
nacciava discendere  in  Italia.  Poi, 
nel  1542,  fu  fatto  vescovo  di  Nizza, 
datario,  e  a  mezzo  del  Cardinal  So- 
doleto,  che  scrisse  assai  onorevol- 
mente di  lui  al  Pontefice,  fu  da  que- 
sti creato  Cardinal  diacono  in  s.  Gior- 
gio in  Yelahro  ai  19  dicembre  del 
i544-  Quindi  divenne  vescovo  di 
Terovaime ,  secondo  Ciacconio ,  e 
come  legato  della  Romagna  gover- 
nò parecchi  anni  nei  Pontificati 
di  Paolo  III,  Giulio  III,  e  Mar- 
cello il,  con  grande  integrità  e  pru- 
denza. Sono  ancora  in  vigore  alcune 
sagge  costituzioni  di  lui  pel  buon  go- 
verno di  quella  provincia.  Due  vol- 
te fu  spedito  alla  corte  di  Parigi 
da  Paolo  III  a  Francesco  I,  perchè 
mandasse  i  suoi  vescovi  al  concilio 
generale;  poi  da  Giulio  III,  fu  man- 
dato ad  Enrico  II,  per  trattare  l'alFare 
dei  sancsi.  A  Roma  fabbricò  un  pa- 
lazzo magnifico,  che,  nel  i63o,  passò 
al  Cardinal  Bernardino  Spada.  Que- 
st'ultimo lo  accrebbe  ed  abbellì,  ed 
ora  è  proprietà  del  principe  Spada. 
Finalmente  dopo  essersi  recato  ai 
conclavi  di  Giulio  III,  Marcello  II, 
e  Paolo  IV,  il  nostro  Porporato 
mori  nel  iSSg,  di  cinquantaselte 
anni,  e  quindici  di  Cardinalato,  ed 
ebbe  tomba  nella  chiesa  di  s.  Ma- 
ria della  Pace. 

CAPO  D'ISTRIA  (Justmopoli- 
tan.).  Città  vescovile  unita  a  Trieste 
(Pedi),  nel  regno  illirico,  e  che 
un  di  era  capitale  dell'Istria.  Con- 
quistata da'  romani,  indi  dagli  un- 
ni ,  dai  goti ,  e  dagli  imperatori 
greci ,  fece  parte  dell'  esarcalo.  ]\el 
sistema  feudale  ebbe  un  marche- 
se ,  ora  dipendente ,  ora  annesso  al 
patriarcato  d'Acpiilcia,  e  nelle  guer- 


CAP  63 

re  di  Venezia  co  patriarchi  aqui- 
leiesi ,  r  Istria  si  diede  a  poco  a 
poco  a' veneti,  indi,  nell' anno  1797, 
ai  tedeschi .  Capo  d'  Istria  (  Ca- 
put Istriae)  è  costruita  sopra  una 
isoletla,  la  quale  è  unita  colla  ter- 
raferma mediante  un  lungo  argi- 
ne. E  cinta  di  buone  muraglie ,  e 
difesa  da  un  forte,  avendo  il  van- 
taggio di  un  comodo  porto  nell'  A- 
driatico.  Quest'  isoletta  si  chiamava 
anticamente  A  egida  ^  perchè  il  suo 
terreno  era  atto  a  nutrire  capre , 
ciò  che  le  fece  dare  dai  latini  il 
nome  di  Capraria.  Fu  detta  pure 
Giustinopoli  dal  nome  dell'impera- 
tore Giustino,  nipote  di  Giustinia- 
no, il  quale  permise  agli  abitanti 
deir  Istria  di  fondarvi  una  città.  I 
veneziani  se  ne  impadronirono  per 
assalto  nell'anno  980  ;  i  genovesi 
ne  divennero  padroni,  nel  i38o, 
ma,  nel  1478,  i  veneti  la  ricupera- 
rono, e  la  conservarono  sino  al  ter- 
mine della    loro  repubblica. 

Verso  l'anno  756,  vi  fu  eretta  la 
sede  vescovile,  suffraganea  della  me- 
tropoli di  Aquileia,  e  quando  Bene- 
detto XIV  estinse,  nel  i75i,  questo 
patriarcato,  nell'erigere,  nel  17^3,  la 
metropoli  d'  Udine,  vi  sottopose  Ca- 
po d'  Istria,  il  cui  ultimo  vescovo 
fu  Bonifacio  da  Ponte,  camaldolese 
di  s.  Michele  di  Murano,  giacché 
il  Pontefice  Leone  XII  uni  la  dio- 
cesi in  perpetuo  a  quella  di  Trie- 
ste, dichiarandole  ambedue  sutfra- 
ganee  dell'arcivescovo  di  Gorizia.  Ad 
esse  il  regnante  Pontefice,  nel  con- 
cistoro de' 3  o  settembre  i83i,  diede 
per  primo  vescovo  l' attuale  monsi- 
gnor Matteo  Raunicher. 

La  magnifica  cattedrale  di  Capo 
d' Istria  è  dedicata  alla  beata  Ver- 
gine Assunta  in  cielo,  ed  il  capitolo, 
che  prima  era  numeroso,  ed  avea 
quattro    dignità,    ora    non    hu    che 


H  e  A  P 

quattro  canonici,  tre  colla  preben- 
da, e  imo  soprannumerario.  Inoltre 
per  r  ufficiatura  vi  sono  tre  preti, 
e  quattro  chierici  mansionarii.  Nella 
città  vi  sono  parecchie  chiese,  due 
conventi  di  religiosi,  cioè  di  cappuc- 
cini, e  minori  osservanti,  due  con- 
fraternite, ospedale,  monte  di  pietà, 
un  liceo,  ed  un  ginnasio.  La  tassa 
camerale  è  di  quattrocento  fiorini. 

CAPO-RIONI  DI  Roma.  Secondo 
il  dizionario  della  lingua  italiana, 
Caporione  significa  Caporale^  De- 
curio j  Ductor,  cioè  principale,  guida, 
comandatore,  ed  anche  regolatore, 
governatore  e  signore ,  maestro ,  e 
scorta  degli  altri.  Abbiamo  dall' Ami- 
denio,  nella  sua  Relazione,  che  Ro- 
ma (divisa  in  quattordici  regioni, 
dette  con  vocabolo  corrotto  Rioni  ), 
imbussola  innanzi  il  Cardinal  camer- 
lengo alcuni  soggetti  di  ciascuna  re- 
gione, dell'  ordine  de'  nobili,  chi  per 
conservatore,  chi  per  priore  de' Capo- 
rioni, cioè  magistrato  dei  capi  delle 
regioni,  volgarmente  appellati  Capo- 
rioni ^  e  come  i  Conservatori,  nel 
principio  del  suo  ingresso,  o  nelle 
mani  del  Papa,  o  in  quelle  del  men- 
tovato Cardinale,  presta  il  giuramen- 
to di  fedeltà ,  come  meglio  si  dice 
air  articolo  Conservatori  di  Roma  , 
in  cui  pure  si  tratta  del  priore  dei 
Capo-rioni.  Finché  esistettero  i  Ca- 
po-rioni facevano  il  giuramento  al 
Cardinal  camerlengo,  o  Io  presta- 
vano nelle  mani  del  Pontefice,  ed 
al  trono  nella  cappella  Pontificia , 
dopo  il  vespero  della  Circoncisione, 
quando  venivano  chiamati  a  nome 
de'  loro  rioni  dall'  avvocato  fiscale 
di  Campidoglio. 

Anticamente,  cioè  fino  a'  primor- 
dii,  come  si  dirà,  del  secolo  nostro, 
ogni  rione  di  Roma  {Vedi),  era  com- 
messo alla  cura ,  e  custodia  di  un 
Capo-rione,  di  un  Capoterò  {Fedi), 


CAP 

ossia  conestabile,  o  contestabile,  e  di 
due  deputati  con  la  loro  milizia,  salvo 
che  il  rione  de'  Monti,  eh'  era  devo- 
luto alla  giurisdizione  del  priore  dei 
Capo-rioni ,  come  rileva  Bernardino 
Bernardini,  priore  de' Capo-rioni  nel 
Pontificato  di  Benedetto  XIV,  nella 
Descrizione  del  nuovo  riparlìniento 
de'  quattordici  rioni  di  Roma  fat- 
ta per  ordine  di  detto  Papa,  Ro- 
ma 1744-  Di  questo  magistrato  si 
fa  memoria  in  un  codice  della  bi- 
blioteca vaticana,  fino  dall'anno  g48, 
nel  qual  tempo  erano  denominati 
decarconi,  giacché  prima  di  tal'epo- 
ca ,  sotto  Alberico  ,  che  s' intitolò 
Principe  e  senatore  di  tutti  i  roma- 
ni,  e  di  suo  fratello  Giovanni  XI 
detto  XII,  creato  nel  gSi,  alcuni 
sostengono,  che  due  consoli  si  crea- 
vano ogni  anno  in  R.oma,  oltre  un 
prefetto  della  nobiltà,  e  per  render 
ragione  al  popolo,  e  alla  plebe,  si 
elessero  pure  dodici  decarconi,  i  qua- 
li sostenessero  l'ufficio  del  senato, 
ovvero  dexarconi,  come  tribuni  della 
plebe,  secondo  Biondo.  Siccome  poi 
in  guerra  usavano  alcune  bandiere, 
ed  ogni  regione  si  distingueva  dalla 
bandiera  particolare,  con  vocabolo  te- 
desco furono  àeiiiBanderesi  {Vedi)^ 
nome  col  quale ,  oltre  quanto  si 
dice  a  quell'articolo,  fino  dal  1262  si 
trovano  chiamati.  Essi  in  certe  oc- 
casioni usavano  un  particolar  vestia- 
rio, ed  avevano  grandissima  autori- 
tà, la  quale  fu  loro  di  molto  dimi- 
nuita, nel  1 369,  dal  Pontefice  Uiba- 
no  V,  e  poscia,  verso  il  termine  di 
detto  secolo  XIV,  fu  affatto  soppres- 
sa da  Bonifacio  IX.  E  benché,  nel 
1 408 ,  a  cagione  della  guerra,  che 
faceva  a  R.oma  Ladislao  re  di  Na- 
poli ,  come  quegli,  che  ne  aspirava 
al  dominio ,  e  per  la  gran  carestia 
del  pane  ond'  era  afflitta  la  città, 
fosse  nuovamente  creato  questo  ma- 


GAP 
gisiitito  dal  Cardinal  Pietro  Stefane- 
schi,  \icario  di  Papa  Gregorio  XII, 
e  gli  fossero  date  »>  Banderas  con- 
*»  siietas  tempore  antiquo ,  uti  do- 
M  minoriim  banderesioriim  cum  si- 
>»  gno  pavesati ,  et  balisteri  ",  ciò 
non  ostante  furono  poco  dipoi  nuo- 
vamente aboliti.  Talvolta  i  bande- 
resi  furono  chiamati  Capo-rioni,  co- 
me quando  si  recarono  al  conclave, 
in  cui  fu  eletto  Urbano  YI.  Abbia- 
mo, che  a' 4  gennaio  i4io>  i  Capo- 
rioni fecero  i  conservatori  di  Roma, 
e  nel  di  seguente  salirono  il  Cam- 
pidoglio (Vedi)^  ed  espulsero  il  se- 
natore Gio.  de  Tostis,  che  lo  tene- 
va pel  re  Ladislao.  E  nel  Pontifica- 
to di  Giovanni  XXIII,  i  Capo-rioni, 
ai  27  agosto  i4ii}  ricevettero  con 
grand'  onore  nel  palazzo  apostolico 
il  senatore  conte  Ruggero  d'Antiglio- 
la.  Quando  poi  il  popolo  romano 
si  pentì  d'essersi  ribellato  nel  14^4 
ad  Eugenio  IV,  e  che  questi  spedì 
a  Roma  Giovanni  Yitelleschi  coman- 
dante del  suo  esercito,  venne  quel 
comandante  ricevuto  dai  romani,  e 
dai  Capo-rioni  con  grande  onorifi- 
cenza. 

Il  cav.  Venuti,  nel  Fiorino  d'oro 
illustrato j  p.  3 1  3,  parlando  de'  ban- 
deresi  detti  ancora  Pavesani,  o  Ba- 
lestrieri  3  dice  »  che  essendo  divisa 
M  la  città  di  Roma  ii:\  piti  decurie, 
»  avea  ciascuna  di  esse  il  suo  capo, 
w  ed  il  suo  segno  particolare,  sotto 
M  il  quale  militava.  Tali  capi  si 
>i  dicevano  banderesi ,  ad  una  coi 
iy  loro  decurioni.  Oggi  quei  capi, 
w  che  si  appellavano  banderesi,  si 
>ì  dicono  comunemente ,  e  con  ti- 
>»  tolo  proprio  Capo-rioni ,  e  sono 
»»  quattordici  ,  essendo  altrettanti 
>»  i  rioni  della  città  di  Roma  **. 
V.  il  Marini ,  Archiatri  Pontificii  j 
tomo  I,  p.  106.  Da  tuttociò,  come 
riflette  il  citato  Beruardini,  è  maui- 

VOL.    VUL 


CAP  65 

festo,  che  i  banderesi  erano  total- 
mente diversi  dai  Capo-rioni ,  e  per 
ragione  del  loro  numero,  e  per  la 
loro  amplissima  possanza,  in  vigore 
della  quale  potevano  anche  dare,  e 
togliere  la  vita  ,  cioè  far  grazia ,  e 
condannare  all'  estremo  supplizio  ; 
laddove  i  Capo-rioni  (conservati  sino 
a  Pio  VII),  tanto  nel  numero,  che 
nell'autorità,  per  altro  limitata,  non 
oltrepassavano  i  confini  del  proprio 
rione  nell'  esercizio  di  essa  ;  con  que- 
sto però,  che  sino  al  lySi  tale  ca- 
rica fu  propria  della  nobiltà  roma- 
na; ma  poi  si  elessero  i  cittadini. 
I  Capo-rioni  (Capita- Regionum)  fu- 
rono denominati  anche  maestri  delle 
curie  _,  e  siccome  erano  scelti  dai 
ceto  della  romana  nobiltà ,  qualifi- 
cati vennero  col  titolo  di  nobìles  viriy 
come  si  ricava  da  un  istromento  del 
XV  secolo,  che  si  conserva  nell'ar- 
chivio di  s.  Angelo  in  Pescheria. 

Sebbene,  come  vedremo,  parlan- 
do in  questo  articolo  dell'  intervento 
de' Capo-rioni  ai  Possessi  de'  Papij 
e  degli  attuali  presidenti  de*  rioni 
di  Roma,  i  Capo-rioni  esistessero  sino 
dal  XV  secolo,  e  talora,  come  rile- 
vammo, fossero  creduti  essere  i  ban- 
deresi, tuttavolta  la  loro  formale  re- 
golarizzazione, e  concessione  di  sta- 
bili prerogative,  si  deve  al  Sommo 
Pontefice  Gregorio  XIII,  allorquan- 
do coir  autorità  della  bolla,  Urbent 
Romani  j  emanata  ai  25  maggio 
i58o,  che  si  legge  nel  tomo  IV, 
par.  Ili,  pag.  4^6 ,  del  Boll.  rom. 
confermò  gli  statuti  di  Roma,  rifor- 
mati da  Luca  Peto  e  da  altri,  secondo 
le  circostanze  de'  tempi.  Fra  le  prov- 
videnze nello  statuto  contenute,  venne 
formato  un  gran  consiglio,  ed  altro 
segreto  nel  quale  aveano  anche  luo- 
go il  priore  de'Capo-rioni,  i  treilici, 
o  venlisei  consiglieri  scelti  dai  me- 
desimi   Capo-rioui,   ed    eziandio  dei 


priore  de'  Capo-rioni,  e  tredici  Capo- 
rioni, ch'erano  stati  in  carica  nel 
trimestre  antecedente,  dappoiché  tan- 
to i  conservatori,  che  il  priore  dei 
Capo-rioni,  ed  i  Capo-rioni  erano  elet- 
ti ogni  trimestre.  I  Capo-rioni  furo- 
no dichiarati  dipendenti  dal  prìore 
de'Capo-rioni,  magistrato  subalterno, 
e  destinati  a  paterni  ed  utili  uflficii,  e 
dovea  ognuno  nella  propria  regione, 
insieme  a  tre  scelti  deputati,  eserci- 
tare una  conciliativa  giurisdizione, 
in  vantaggio  de'  cittadini,  tutelando 
i  diritti,  e  le  sostanze  loro,  senza  stre- 
pito ,  o  pubblicità.  Ciascun  Capo- 
rione era  assistito  da  un  numero  di 
scelti  cittadini,  che  sotto  il  nome 
di  conslabili ,  o  capotori ,  mantene- 
vano la  pubblica  tranquillità,  vigi- 
lando air  esecuzione  de'  loro  ordini. 
Ogni  qual  volta  poi  o  il  sovrano 
Pontefice,  o  altre  circostanze  il  vo- 
leano,  i  Capo-rioni  riunivano  i  loro 
constabili,  ed  in  caso  di  maggiore 
urgenza,  avvalorandosi  coli' aiuto  di 
ogni  altro  cittadino ,  concorreva  a 
formare  quella  forza  urbana,  o  ci- 
vica, che  in  ogni  tempo  rese  impor- 
tanti servigi.  Ma  altre  più  inte- 
ressanti notizie  riguardanti  i  Capo- 
rioni, si  riportano  all'  articolo  Capo- 
tori. 

Fino  dal  1661  terminarono  i  pub- 
blici ,  e  segreti  consigli ,  e  non  piti 
per  bussolo,  ma  per  organo  della 
segreteria  di  stato,  i  Pontefici  eles- 
sero i  magistrati,  il  priore  de'  Capo- 
rioni, ed  i  Capo-rioni.  Diminuita  però 
la  rappresentanza  loro  nel  termine 
del  secolo  XV III,  stante  l'istituzione 
della  guardia  civica,  ordinata  da  Pio 
VI ,  affatto  rimasero  anzi  estinti 
i  magistrati  Capo- rioni,  e  i  loro  at- 
tributi, per  disposizione  del  successo- 
re Pio  VII,  sebbene  quest'ultimo 
Pontefice  restituisse  a  quel  magistra- 
to romano  il  privilegio,  tolto  secondo 


GAP 

alcuni  da  Clemente  X,  di  estrarne 
per  bussolo  ogni  trimestre ,  innanzi 
il  Cardinal  camerlengo  dal  novero 
delle  sessanta  nobili  famiglie  roma- 
ne, dette  coscritte,  i  tre  conservatori 
e  il  priore  de'Capo-rioni.  Quel  prio- 
re fa  parte  della  rappresentanza ,  e 
quantunque  non  sia  eguale  nella  giu- 
risdizione, ha  comune  l'abito  coi 
conservatori  di  Roma.  Un  tal  abito 
consiste  nel  rubbone  nero,  e  di  oro 
nelle  solennità,  come  il  tutto  dicesi 
dettagliatamente  all'  articolo  Conser- 
vatori. P^.  la  bolla  Urbem  Romani^ 
di  Benedetto  XIV,  pubblicata  ai  4 
gennaio  1747»  nella  quale  sono  pre- 
scritti i  requisiti,  che  debbono  avere 
i  nobili  per  essere  dichiarati  o  con- 
servatori di  Roma,  o  priori  de'  Capo- 
rioni. Si  aggiunga,  che  durante  il 
sistema  del  bussolo,  il  priore  dei 
Capo-rioni  copriva  il  posto  anco  di 
Capo-rione  senza  distinzione  di  rione, 
ma  ripeteremo  che  negli  ultimi  tem- 
pi sino  alla  cessazione  de'  Capo-rioni, 
il  priore  prendeva  sempre  posto  nel 
rione  primo  Monti ,  onde  in  ogni 
tempo  ha  avuto  duplice  rappresen- 
tanza. Il  medesimo  priore  de'  Capo- 
rioni nel  giorno  ultimo  dell'  anno  , 
dopo  il  vespero  papale ,  nella  Pon- 
tificia cappella,  se  egli  è  il  nuovo 
eletto,  presta  nelle  mani  del  Ponte- 
fice il  giuramento,  il  quale  nello 
stesso  luogo  e  giorno  finche  esistet- 
tero i  Capo-rioni,  lo  prestarono  co- 
me dicemmo  superiormente. 

Nella  sede  vacante  i  Capo-rioni, 
doveano  raddoppiare  la  loro  vigi- 
lanza per  prevenire  i  tumulti,  e  le 
sedizioni,  e  difendere  all'occorrenza 
la  città  da  qualche  nemico,  che 
avesse  tentato  invaderla,  o  turbarne 
la  quiete,  come  fece  nel  secolo  XIV 
Giacomo  Ponziani,  il  quale  colla 
milizia  del  suo  priore,  respinse  al- 
cuni soldati   stranieri   entrati   forza- 


GAP 
tamenle  in  Roma  per  la  porta  san 
Sebastiano,  al  lato  della  quale  se 
ne  legge  la  memoria  in  una  iscri- 
zione. Ciascuno  de'  Capo-rioni  nella 
sede  vacante  aveva  scudi  venticin- 
que, ogni  dieci  giorni,  ma  Clemen- 
te XII  nella  riforma  li  ridusse  a 
diecisette.  Seguila  poi  V  elezione  del 
nuovo  Pontefice,  il  Capo-rione  del 
quartiere,  in  cui  era  situato  il  pa- 
lazzo che  l'eletto  abitava  da  Cardi- 
nale, prontamente  vi  si  recava  colle 
sue  milÌ7Ìe  de'  capotori  per  custo- 
dirlo, afllnchè  il  popolo  non  Io  spo- 
gliasse, abuso  che  pur  troppo  più 
Tolte  era  accaduto,  e  vietato,  mas- 
sime dal  concilio  di  Costanza,  e  da 
Leone  X. 

Prima  di  parlare  dell'  intervento 
de^Capo-rioni  alle  solenni  cavalcate 
pei  possessi  de'  Pontefici,  e  dei  sena- 
tori di  Roma,  e  degli  abiti  da  loro 
assunti,  riporteremo  quelli,  che  as- 
segnati lor  vengono  dal  Piazza  nelle 
pubbliche  funzioni  del  popolo  roma- 
no, nel  suo  Efìierologio  di  Roma^ 
tom.  I,  pag.   264. 

Sino  dai  tempi,  in  cui  Augusto 
divise  Roma  in  XIV  rioni,  come 
dice  Svetonio  nella  sua  Storia  capo 
3o,  assegnò  a  ciascuno  de'Capo-rioni 
la  propria  insegna,  e  veste  di  co- 
lore diverso,  insegna  e  veste  che  si 
continuarono  a  portare  per  molti  se- 
coli, essendo  gelosi  i  romani  della 
conservazione  delle  loro  antiche  co- 
stumanze. Il  primo  de'  Capo-rioni 
di  Campidoglio,  ovvero  Campitelli, 
vestiva  di  color  verde  ;  il  secondo 
de*  Monti,  di  color  cangiante,  il  ter- 
zo di  Trevi  compariva  in  abito  da 
pellegrino;  il  quarto  di  Colonna,  di 
color  bigio;  il  quinto  di  Campo 
Marzo  vestiva  da  turco  con  l'arco, 
e  le  freccic;  il  sesto  del  Ponte  A- 
driano  o  s.  Angelo,  di  color  celeste; 
il  settimo  di  Borgo,   o  Città  Lconi- 


CAP  67 

na,  vestiva  di  paonazzo;  l'ottavo  di 
Trastevere,  vestiva  di  color  giallo; 
il  nono  di  Ripa  vestiva  di  bianco; 
il  decimo  di  s.  Angelo  in  Pesche- 
ria, di  color  riverso  ;  l' undecimo 
della  Regola,  vestiva  da  moro  colle 
gambe  tinte;  il  duodecimo  di  Pa- 
rione  di  color  leonato;  il  decimoter- 
zo di  s.  Eustachio  compariva  con 
due  ninfea  canto;  e  il  decimoquarto 
della  Pigna  vestiva  di  color  di  carne. 
Nei  solenni  possessi,  che  i  Ponte- 
fici presero  della  basilica  lateranense 
descritti  eruditamente  da  Cancellieri, 
sul  priore  de'Capo-rioni,  e  de'  XIII 
Capo-rioni,  rilevansi  le  seguenti  no- 
tizie. Dopo  la  deposizione  di  Gio- 
vanni XXIII,  seguita  nel  concilio  di 
Costanza,  quivi  nel  i^i'J  fu  eletto 
Martino  V  romano,  il  quale  recan- 
dosi in  Roma  a' 28  settembre  1420, 
gli  fu  fatto  grandissimo  onore.  Per 
ogni  rione  si  fecero  giuochi  da  otto 
gentiluomini  romani;  e  i  conserva- 
tori, e  i  Capo-rioni  con  molti  citta- 
dini per  diverse  sere  girarono  per 
la  città  con  torcie  accese,  gridando: 
viva  Papa  Martino,  anzi  a  perpe- 
tua memoria ,  fecero  registrare  il 
giorno  del  suo  ingresso  in  Campi- 
doglio, come  giorno  felice.  Ai  24 
giugno  i447>  segui  in  s.  Gio.  in 
Laterano  il  possesso  di  Nicolò  V,  al 
quale  intervennero  i  Capo-rioni ,  e 
si  fece  correre  il  pallio  da  ss.  Cosma 
e  Damiano  al  Laterano.  Nel  possesso 
d'Innocenzo  Vili,  ai  12  settembre 
1484,  i  Capo-rioni  con  molti  citta- 
dini, e  nobili  romani,  portarono  il 
baldacchino  ,  sotto  cui  cavalcava 
il  Papa,  cioè  dal  Vaticano  al  La- 
terano. Eletto  Alessandro  VI  agli 
I  I  agosto  i49^'>  "cl  d\  seguente 
alle  ore  due  di  notte,  il  senatore, 
i  conservatori,  e  i  Capo- rioni,  con 
parecchi  nobili,  fatta  una  incarnì' 
sciata    (festa    popolare),    nudarono 


68  GAP 

al  palazzo  del  Papa  a  cavallo ,  con 
torcie  accese,  ed  eseguita  una  gio- 
stra sulla  piazza  di  s.  Pietro,  rice- 
vettero poi  la  benedizione  aposto- 
lica. 

Nella  cavalcata  del  possesso  pre- 
so ai  5  dicembre  i5o3  da  Giulio 
II,  i  conservatori  cavalcarono  cogli 
ambasciatori,  né  vollero  andare  a 
piedi  presso  il  Papa,  assistendolo  in 
quella  vece  il  senatore  coi  Capo- 
rioni, ognuno  dei  quali  portava  in 
mano  un  bastone  bianco,  mentre 
tredici  loro  famigliari  armati,  pro- 
cedendo dopo  i  cursori  equestri  a 
piedi,  sostenevano  i  vessilli  delle  re- 
gioni. Nella  stessa  funzione,  essen- 
dovi l'abuso  che  i  romani  si  vole- 
vano impadronire,  appena  giunto  il 
Papa  al  Lalerano,  del  cavallo,  della 
sedia,  e  del  baldacchino  di  che  si 
era  servito,  Leone  X  ordinò  nel 
suo  possesso  ai  conservatori,  e  Ca- 
po-rioni ,  che  vegliassero  per  im- 
pedire il  tumulto,  giacché  avreb- 
be concesso  anche  di  piti.  Nel  pos- 
sesso di  Paolo  IIIj  agli  i  i  apri- 
le i535,  nella  scala  del  palazzo  va- 
ticano, vi  fu  contrasto  tra  i  Capo- 
rioni ,  e  i  parafrenieri ,  volendo  i 
primi  custodu'e  la  persona  del  Pon- 
tefice; ma  fu  comandato,  che  i  pa- 
rafrenieri facessero  l'offizio  loro,  e 
se  i  Capo-rioni  volevano  interveni- 
re, procedessero  in  due  ale,  senza 
impedire  il  posto  ai  detti  famigli 
Pontificii.  Racconta  il  Colaine  pres- 
so il  Gattico,  Acta  Caerem.  p.  391, 
che  Paolo  IV  a  28  ottobre  i555 
andò  al  Laterano  in  lettiga  a  pren- 
dere possesso,  accompagnato  da  tutti 
i  Capo-rioni ,  co'  romani  ben  arma- 
ti. Quindi  giunto  alla  chiesa  si  po- 
se in  sedia,  portata  dai  Capo-rioni 
sino  all'altare,  ma  nel  ritornare  al 
Vaticano  nacque  contesa  tra  Pa- 
pirio    Capizucchi,    che    comandava 


GAP 

una  compagnia  di  soldati,  ed  i  Ca- 
po-rioni, da' quali  restò  ferito  in  una 
coscia  con  un  colpo  di  picca.  Ai 
27  maggio  1572,  Gregorio  XIU 
prese  possesso  della  basilica  latera- 
nense,  ed  i  Capo-rioni  vestivano  un 
rubbone  di  velluto  cremesino ,  es- 
sendo il  vestiario  di  sotto  del  me- 
desimo colore,  tessuto  con  oro.  Nel 
possesso  di  Sisto  V,  ai  5  maggio 
i585,  i  conservatori,  i  Capo-rioni, 
ed  altri  uffiziali  del  popolo  roma- 
no cavalcarono  innanzi  gli  .ambascia- 
tori :  in  quello  preso  da  Gregorio 
XIV,  ai  i3  dicembre  iSgo,  tredi- 
ci Capo-rioni  delle  regioni  di  Roma 
per  ordine  cavalcarono  dopo  il  ma- 
resciallo del  popolo  romano ,  vesti- 
to ciascuno  di  giubbone ,  e  calzoni 
di  tela  d'argento,  trinati  d'oro,  cal- 
ze tessute  di  seta  d' oro ,  scarpe 
bianche,  spada  dorata  cinta,  con  pen- 
denti ricamati,  rubboni  di  velluto  ere- 
merino  sino  al  ginocchio,  gran  cappel- 
lo, ò  berrettone  di  velluto  nero  all'an- 
tica, con  oro,  perle ,  margarite  ,  e 
belle  gemme;  le  fibbie,  e  staffe  della 
sella  erano  dorate,  come  lo  erano 
gli  altri  ornamenti,  in  tanto  che  le 
gualdrappe  di  velluto  nero,  aveva- 
no trine,  e  frange  di  seta,  e  di  oro , 
ed  i  fornimenti  de'  cavalli  erano  di 
velluto  nero.  Seguiva  il  priore  dei 
Capo-rioni,  il  Capo-rione  della  regio- 
ne Colonna,  avendo  il  primo  a  de- 
stra il  gonfaloniere  perpetuo  del  po- 
polo romano;  indi  procedevano  i 
conservatori  di  Roma.  Altrettanto  si 
praticò  nel  1^91  nel  possesso  di 
Innocenzo  IX,  ma,  nel  i%2,  nel 
possesso  di  Clemente  VII,  i  Capo- 
rioni vestivano  cappotti  di  velluto 
rosso  foderati  di  tela  d' argento,  e 
calzoni,  e  giubboni ,  o  saii  di  raso 
bianco,  cavalcando  due  a  due;  e  nel 
i6o5,  nel  possesso  di  Leone  XI,  i 
Capo-rioni  vestirono   di  tabi  bianco 


GAP 

con  trine  d'oro,  con  rubboni  di  da- 
masco cremisino ,  seguiti  dal  loro 
priore  con  veste  di  tela  d' oro ,  in 
campo  rosso.  In  quello,  che  nel  1 6o5 
prese  Paolo  V,  i  Capo-rioni  usarono 
i  cappotti  di  tela  d'oro,  con  astoni, 
calzoni,  e  giubboni  di  tela  d'argen- 
to ;  indi  cavalcavano  i  conservatori , 
e  priore  de'  Capo-rioni ,  con  veste 
lunga  di  tela  d'  oro  alla  ducale,  e 
sottane  di  raso  rosso,  con  gualdrap- 
pe di  velluto  nero,  co' loro  Fedeli 
(Vedi),  vestiti  di  rosso  con  bastoni 
dipinti,  e  dorati.  E  quando  il  Papa 
nella  basilica  lateranense  ascese  in 
sedia  gestatoria,  i  Capo-rioni  porta- 
rono le  aste  del  baldacchino.  Nel 
possesso  preso  da  Innocenzo  X,  nel 
i644j  dopo  il  capitano  degli  sviz- 
zeri cavalcavano  i  Capo-rioni,  vesti- 
ti di  broccato,  e  velluto  bianco,  e 
rosso  con  berrettoni  j  ma  secondo 
il  diarista  Giaciuto  Gigli ,  furono 
dati  ad  essi  settanta  scudi  per  cia- 
scuno, affinchè  si  facessero  l'abito,  che 
consisteva  in  rubbone  di  velluto  cre- 
niesino,  sino  al  ginocchio,  calzoni,  e 
giubbone  di  lama  di  argento  guar- 
nita d'oro,  calzette  e  legacci  di  se- 
ta bianca  guernite  con  merletto 
d'oro,  spada  dorata ,  cintura  rica- 
mata, berretta  di  velluto  nero  alla 
spagnuola  ,  con  piuma  bianca,  e 
rossa,  con  gioiello,  e  sella  di  vellu- 
to, colle  stalFe  dorate.  Anche  il  prio- 
re loro,  e  i  tre  conservatori  rice- 
verono cento  e  quaranta  scudi  per 
cadauno  per  farsi  una  sottana  di  ra- 
so cremisino,  ed  un  rubbone  sino 
ai  piedi  di  broccato  d'oro.  Altret- 
tanto si  praticò  ne'  possessi  degli 
altri  Pontefici,  principalmente  di 
Clemente  X,  ed  Innocenzo  XIII, 
romani,  anzi  in  questo  ultimo  si 
nominano  quattordici  Capo-rioni ,  e 
fra  le  pompe  del  Campidoglio  ,  si 
noverano  le  insegne  de'  rioni,  collo- 


CAP  69 

cate    sui    balconi    de'  palazzi    late- 
rali. 

In  quanto  al  posto  preso  da' Ca- 
po-rioni nelle  cavalcate,  fu  per  lo 
più  quello  di  seguito  agli  uditori 
di  Rota,  andando  talora  il  priore 
de' Capo-rioni  in  mezzo  ai  cancel- 
lieri del  popolo  romano,  ed  insieme 
talvolta  co' conservatori.  Che  il  prio- 
re e  i  conservatori  addestrassero  il 
cavallo  al  Papa  ne'  possessi ,  finche 
entrassero  in  cavalcata,  si  rileva  an- 
che dagli  ultimi ,  che  furono  Cle- 
mente XIV,  e  Pio  VI.  Attualmente, 
non  più  nel  Campidoglio,  ma  nella 
piazza  lateranense,  in  un  con  loro, 
il  senatore  offi'e  al  Papa  l'obbedien- 
za e  fedeltà  del  popolo  romano  [V. 
l'articolo  Possessi  de'  Papi  ).  Che  i 
Capo-rioni  intervenissero  alle  caval- 
cate del  possesso  del  senatore,  lo 
abbiamo  dal  seguente  esempio,  ri- 
portato dal  citato  Piazza  pag.  265, 
pel  possesso  preso  ai  i\  gennaio 
17 12  dal  senatore  Marco  Frangi- 
pane, il  quale  riporta  ancora  il  mo- 
do come  v'  incedevano.  Dopo  i  ser- 
genti de'  capotori  e  loro  paggi,  pro- 
seguivano i  Caporioni  dei  Monti,  e 
Trevi,  con  due  offiziali,  con  bande 
e  penne,  con  ispada  nuda  nella  destra, 
e  nell'altra  con  l'arme,  e  due  de- 
putati coir  insegne  de'  medesimi  rio- 
ni. Seguivano  due  Capo-rioni  con 
penne  e  bande,  e  due  paggi  che  soste- 
nevano le  insegne,  con  ottanta  sol- 
dati disposti  con  ordine  quattro  per 
quattro,  intramezzando  i  Capo-rioni, 
essendo  gli  altri  quei  delle  regioni 
Colonna,  Campo-marzo,  Ponte,  Pa- 
rione,  Regola,  s.  Eustachio,  Pigna, 
s.  Angelo,  Campi telli.  Ripa,  Traste- 
vere e  Borgo.  Per  detti  soldati  si 
debbono  intendere  i  capotori,  chia- 
mati anche  guardie  de' Capo-rioni, 
i  quali  essendo  eletti  ogni  tre  me- 
si, li  accompagnavano  al  Campido- 


70  CAP 

glio,  e  poi  ricevevano  da   loro  una 

mancia.   V.  Cavalcata. 

In  oltre  i  Capo-rioni  intervenne- 
ro, e  fecero  corteggio  anche  nei  so- 
lenni ingressi  in  Roma  di  sovrani , 
o  altri  principi.  Difatti  abbiamo  da 
xjuello  dell'  imperatore  Carlo  V,  se- 
guito ai  5  aprile  i536,  nel  Ponti- 
ficato di  Paolo  III,  che  i  Capo-rio- 
ni ,  cavalcavano  dopo  la  famiglia 
Pontificia,  vestiti  di  velluto  e  raso 
cremisi.  E  quando  s.  Pio  V  per  la 
vittoria  riportata  a  Lepanto  contro 
i  turchi,  decretò  gli  onori  del  trion- 
fo al  celebre  Marc' Antonio  Colon- 
na, comandante  le  galere  Pontificie, 
ai  4  dicembre  1571,  in  cui  ebbe 
luogo  tal  ingresso  trionfale,  i  Capo- 
rioni coi  conservatori,  e  senatore, 
presero  ad  incontrarlo  alla  porta 
s.  Sebastiano.  Nella  cavalcata  suc- 
cessiva dopo  i  marescialli,  seguivano  i 
paggi  de'  Capo-rioni  a  ca  vallo  due  a 
due  con  le  insegne  del  loro  rione, 
vestiti  di  paonazzo,  e  casacche  con 
veste  di  velluto  verde,  e  frange  di 
taffettà  rosso,  con  celata  in  testa,  e 
coi  pendoni  proprii  de'  Capo-rioni. 
Erano  di  poi  seguiti  da  dodici  Capo- 
rioni due  a  due,  senza  il  priore,  il 
quale  andò  solo  con  vesti  di  vellu- 
to paonazzo  con  tela  d' argento,  cal- 
ze di  scarlatto,  con  cosciali  a  oro 
di  velluto  cremisino,  cappello  di  vel- 
luto paonazzo,  con  frangie  d'oro. 
Armati  erano  i  Capo-rioni  di  armi 
bianche,  con  il  latoclavo,  o  nodo  di 
velluto  paonazzo  foderato  di  tocca 
d'argento,  con  bastone  in  mano  a 
cavallo,  co'  pendoni  proprii  de'Ca- 
po-rioni.  L'  ultimo  era  quello  di  Co- 
lonna, come  priore  de'  medesimi. 
Indi  cavalcava  il  paggio  di  questo 
con  la  rispettiva  insegna,  con  quat- 
tro staffieri  due  avanti  il  priore ,  e 
due  alla  staffa,  vestiti  come  quelli 
de'Capo-rioni,  poscia  venivano  il  gon- 


CAP 

faloniere,  i  cancellieri ,  Marc'  Anto- 
nio, il  senatore,  ed  i  conservatori. 
Aboliti  i  Capo-rioni  nel  Pontifica- 
to di  Pio  VII,  come  superiormente 
si  è  accennato,  istituiti  furono  i  Pre- 
sidenti  regionarii  de  medesimi  quat- 
tordici rioni  di  Roma,  i  quali  suc- 
cessori de'Capo-rioni,  con  quelle  di- 
versità che  noteremo,  nelle  attri- 
buzioni, in  sede  vacante  vennero  di- 
chiarati Capo-rioni ,  e  ne  esercitano 
le  funzioni.  Prima  di  tutto  fa  d'uo- 
po, ed  è  indispensabile  pi-emettere, 
che  sino  dai  tempi  i  più  rimoti , 
sebbene  forse  con  altri  metodi ,  e 
disposizioni  differenti,  furono  in  vi- 
gore in  Roma  i  regolamenti  di  po- 
lizia, e  in  vista  appunto  de'  vantag- 
gi, che  la  società  ne  risentiva,  furo- 
no animati  i  sovrani  Pontefici,  prin- 
cipalmente Paolo  II,  del  i464>  Si" 
sto  IV  del  i^'jì  y  Innocenzo  VIII, 
del  i4B4>  e  Sisto,  V  del  1 585,  non- 
ché altri ,  a  dare  i  piti  sensati  e 
provvidi  regolamenti,  affinchè  la  po- 
lizia, cioè  la  vigilanza  del  magistra- 
to civile,  per  la  quale  si  preveggo- 
no, e  si  evitano  i  delitti,  e  si  man- 
tengono le  città  sicure  e  tranquille, 
avesse  i  più  facili  mezzi  di  esecu- 
zione. Che  anzi  ne'suaccennati  Statu- 
ti di  Roma,  riformati  e  migliorati  da 
Gregorio  XIII,  venne  meglio  suddivisa 
la  vastità  dell'  abitato  in  tredici  rio- 
ni, a  cui  Sisto  V  aggiunse  il  deci- 
moquarto di  Borgo,  e  se  ne  scelse- 
ro i  capi  all'  oggetto  d*  invigilare 
sui  costumi  de'  cittadini ,  resistere 
alle  violenze,  comporre  le  dissensio- 
ni e  richiamare  ad  una  utile  indu- 
stria la  classe  degli  operai  facen- 
doli dipendenti  dell'  università  ar- 
tistiche, onde  sotto  Gregorio  XIII, 
come  si  riferì,  ebbe  luogo  se  non 
r  istituzione,  almeno  la  regolare  giu- 
risdizione de'  magistrtiti  detti  Capo- 
rioni. 


GAP 

Si  progredii  con  tali  sistemi  fino 
ai  primordii  del  corrente  secolo,  e 
alle  ultime  straniere  invasioni  degli 
stati  romani,  durante  le  quali  eb- 
bero luogo  le  massime  ed  i  regola- 
menti degl'  intrusi  governi.  Al  ces- 
sare però  di  questi ,  conoscendosi 
utile  e  necessario  un  sistema  pres- 
soché uniforme  all'impianto  novel- 
lo de'  governi  europei ,  riflettendo 
che  le  regole  di  polizia  sono  le  basi 
principali  dell'  ordine  pubblico ,  il 
glorioso  Pontefice  Pio  VII ,  con  e- 
ditto  de'  23  ottobre  1816,  Ogni 
colta  nazione^  ec,  organizzò,  ed  isti- 
tuì pur  egh  con  provvide  leggi,  suc- 
cessivamente ampliate  e  migliorate, 
la  polizia  s\  in  Roma,  che  in  tutto 
Io  stato  Pontificio.  Di  essa  venne 
stabilito  in  magistrato  centrale  mon- 
signor governatore  di  Roma,  colla 
onorevolissima  qualifica  di  Diretto- 
re generale  della  polizia ,  e  nelle 
Provincie  furono  dichiarati  capi  i 
Cardinali  legati,  e  i  prelati  delegati 
prò  tempore.  In  quanto  a  Roma , 
divisa  la  città  ne'  quattordici  rioni, 
rimanendo  fisso  tale  riparto,  Pio 
VII  nominò  in  ciascun  rione  un  pre- 
sidente regionario,  che  venne  scelto 
dalla  classe  de'  nobili,  fra  i  più  colti, 
probi  ed  onesti  cittadini ,  e  tutti 
col  grado  ed  onorificenza  di  mag- 
giori. Vennero  del  pari  nominati,  e 
col  grado  ed  onore  di  capitani,  quat- 
tordici vice-presidenti^  prescelti  an- 
cor questi  dalla  miglior  classe  dei 
cittadini,  autorizzati  a  fare  le  veci 
dei  presidenti  ne'  casi  di  assenza,  o 
d' impotenza  ;  ed  inoltre  vennero 
nominati  altrettanti  segretarii,  ispet- 
tori e  portieri,  tutti  dipendenti  dal 
governatore  di  Roma.  Riuniti  negli 
u/ìlcii  de'  presidenti^  chiamossi  pre- 
sideiiza  regionaria  ciascun  olìicio 
di  questi  ullicii,  ed  innalzato  fu  sul 
portone  di  cadauna  la  rispettiva  ar- 


CAP  71 

ma  del  rione,  con  l'iscrizione  Pre- 
sidenza DEL  Rione  N. 

Successivamente  in  vista  del  bi- 
sogno, e  pel  più  utile  servizio  del 
governo,  a  ciascuna  presidenza  si 
aggiunse  un  commesso,  ed  un  ad- 
detto, o  sia  esploratore.  Ad  ogni 
presidente,  finché  fosse  in  esercizio, 
fu  stabilita  una  decorazione  da  ap- 
pendersi dalla  parte  sinistra  del  pet^ 
to.  Essa  consiste  in  una  croce  d'oro 
da  cavaliere,  che  pende  da  un  anel- 
lino, e  componesi  nel  centro  dallo 
stemma  rispettivo  del  rione  in  cam- 
po d'  oro  ,  il  cui  cerchio  è  di 
smalto  bianco.  Di  tale  smalto  sono 
pure  coperti  i  quattro  bidenti  a  so- 
miglianza della  croce  gerosolimitana, 
frammezzati  da  altrettanti  raggi.  Non 
ha  guari  però,  per  viste  economi- 
che, rimanendo  ferme  le  anteriori 
discipline  nelle  presidenze  de'  quat- 
tordici rioni,  venne  ristretto  e  de- 
terminato il  numero  delle  presiden- 
ze a  dieci  soltanto ,  dappoiché  per 
titoli  di  vacanza  o  quiescenza,  fu- 
rono riunite  quella  di  Ripa  a  Tras- 
tevere, l'altra  di  s.  Angelo  a  Cam- 
pitelli ,  quella  di  Pigna  alla  presi- 
denza di  s.  Eustachio ,  e  quella  di 
Paiione  a  Ponte;  ed  é  perciò,  che 
i  presidenti,  i  quali  riuniscono  l'eser- 
cizio di  due  presidenze,  portano  le  de- 
corazioni colle  insegne  di  ambedue.  la 
ciascun  rione  poi,  anche  delle  pre- 
sidenze soppresse,  evvi  una  brigata 
di  carabinieri ,  come  hanno  le  esi- 
stenti, composta  per  lo  meno  di  sette 
comuni,  comandate  da  un  sotto  uf- 
ficiale. Tali  brigate  dipendono  im- 
mediatamente dal  rispettivo  presi- 
dente, in  quanto  al  servigio  del  lo- 
ro istituto ,  essendo  pel  resto  sotto 
la  dipendenza  dei  supei'iori  dell'ar- 
mata. 

Di  qual  vantaggio  poi,  ed  utilità 
sieno  riuscito  le  i>iesi(lenzc  regione* 


*j1  GAP 

rie  di  Roma,  è  cosa  troppo  nota, 
ed  inutile  a  dimostrarsi.  Le  incom- 
benze principali  di  tali  ufficii  regio- 
nari i  sono ,  di  tener  nota  di  tutti 
gl'individui  abitanti  nella  rispettiva 
giurisdizione,  di  generale  sorveglianza, 
d' indagini  tanto  sugli  statisti,  che  su- 
gli esteri,  i  quali  dimorano  nel  rione, 
di  vigilanza  sui  bottegai ,  commer- 
cianti, locande,  ec,  suU'  osservanza 
delle  leggi,  e  regolamenti  in  vigore, 
con  autorità  di  procedere  alle  con- 
travvenzioni, vegliare  alla  sicurezza 
e  nettezza  dell'interno  delle  abitazio- 
ni, alla  pubblica  sanità,  alla  regola- 
rità della  notturna  illuminazione, 
alle  diverse  forze  pubbliche  esi- 
stenti nel  rione,  sul  costume,  sui 
pubblici  spettacoli ,  suU'  accattonag- 
gio, sui  detentori  d'armi.  Inoltre  han- 
no incombenza  di  conciliare  ad  un 
tempo,  e  pacificare  le  piccole  dif- 
ferenze, anco  domestiche,  di  giudi- 
care nelle  cause  economiche  sino  alla 
somma  di  scudi  cinque,  procedere, 
e  punire  in  via  correzionale,  con 
arresti,  precetti,  ed  ammonizioni  ec. 
Finalmente  i  presidenti  de'  rioni  dis- 
impegnano altre  delicate  attribuzio- 
ni ordinarie,  e  straordinarie ,  che  li 
rendono  benemeriti  della  popolazio- 
ne, e  del  governo. 

Assumendo  i  conservatori  di  Ro- 
ma nella  sede  vacante,  per  singoiar 
privilegio  loro  accordato  dalle  costi- 
tuzioni apostoliche,  il  comando  di 
molte  cose,  invigilando  specialmente 
alla  sicurezza  della  città,  seguita  la 
morte  del  Papa,  restano  i  presidenti 
regionari  con  dispacci  del  governa- 
tore di  Roma,  e  de'  conservatori 
stessi,  nominati,  e  sostituiti  agli  an- 
tichi Capo-rioni,  finché  dura  la  sede 
vacante ,  e  perciò  ne  disimpegnano 
le  analoghe  ingerenze ,  e  prerogati- 
ve, le  quali  consistono,  I.  Nel  ri- 
cevere dai  conservatori,   ed  inalbe- 


CAP 
rare  fuori  d' una  delle  finestre  della 
presidenza,  le  bandiere  rispettive. 
II.  Nell'avere  a  loro  disposizione  un 
deputato  della  milizia  capitolina,  ed 
un  comune  dei  capotori,  per  ser- 
virsene pel  disimpegno  degli  ufficii 
di  Capo-rioni,  per  la  pubblica  tran- 
quillità, e  per  la  continua  relazione 
col  magistrato  romano  de' conserva- 
tori. E  ad  oggetto  di  non  trovarsi 
questi,  per  le  ulteriori  riforme  nella 
legislazione,  in  collisione  colla  dire- 
zione generale  di  polizia,  fu  loro 
hmitato,  e  stabilito  l'esercizio  della 
giurisdizione  in  tempo  di  sede  va- 
cante. III.  Nel  procedere  in  tutte 
quelle  materie,  nelle  quali  il  presi- 
dente procedeva,  ed  agiva  in  linea 
correzionale.  IV.  In  tutto  ciò,  che 
ha  riguardo  alle  contravvenzioni  di 
contro  ora  sull'apertura,  e  chiusura 
delle  botteghe  dei  caffettieri,  osti,  ed 
altri  pubblici  spacciatori  di  liquori. 
La  qualifica,  e  nome  di  Capo- 
rione ad  ogni  presidente  regionario, 
ebbe  principio  coll'autorità  del  Car- 
dinal camerlengo,  e  di  concerto  del 
governatore,  e  conservatori  di  Roma, 
nella  sede  vacante  per  morte  di  Pio 
VII,  accaduta  ai  20  agosto  1823, 
e  prosegui  regolarmente  nelle  suc- 
cessive sedi  vacanti,  nelle  quali  però 
non  ebbe  luogo,  come  si  praticava 
allorché  esistevano  i  Capo-rioni,  la 
formazione  in  ogni  regione  d' uà 
quaitiere  di  milizie  capitoline,  per 
la  quantità  delle  milizie  che  presi- 
diano Roma  attualmente.  Il  senato 
romano  però,  dopo  aver  radunata 
la  milizia  urbana  de' capotori,  chia- 
ma a  sé  i  presidenti  de'  rioni  di 
Campitelli,  e  di  Regola,  che  facen- 
do le  veci  degli  antichi  Capo-rioni, 
spedisce  col  capitano  di  detta  mili- 
zia ad  aprire,  giusta  l'antica  con- 
suetudine, le  carceri  nuove,  e  quelle 
di  Campidoglio,   affine  di  liberare  i 


CAP 

detenuti  rei  di  piccole  colpe,  giacche 
quelli  di  gravi  delitti  preventivamente 
si  trasferiscono  in  Castel  s.  Angelo. 
Di  fatti  nelle  ultime  tre  sedi  vacanti, 
i  presidenti  Capo-rioni  di  Carapitelli, 
e  di  Regola,  in  abito  di  città,  pre- 
ceduti da  sei  fedeli  di  Campidoglio 
colle  mazze,  ed  accompagnati  dal 
capitano  de'ca potori,  come  capoto ro 
del  rione,  da  un  notaio  capitolino, 
e  da  trentasei  capotori  cogli  uffiziali, 
tutti  vestiti  colla  montura  di  gala, 
portando  inalberata  la  bandiera  del 
rione,  a  tamburo  battente,  si  recarono 
quello  di  Campitelli  alle  prigioni  di 
Campidoglio,  e  quello  di  Regola  alle 
carceri  nuove,  e  liberarono  i  dete- 
nuti per  lievi  colpe,  che  nelle  tre 
dette  epoche  ascesero  a  novantotto, 
un  dopo  l'altro  separatamente. 

CAPOTORI.  Milizia  urbana  del 
magistrato  romano,  ed  anche  guar- 
dia Pontificia,  composta  di  cittadini 
romani.  Anticamente  i  Capotori  si 
chiamarono  Comìtes  Slahiles,  o  Con- 
stabili  j  ed  i  loro  uffiziali  Capo- 
tauri,  o  Capotori,  poi  Milizia  Ur- 
bana, o  Capitolina  del  popolo  ro- 
mano, ed  anche  Guardie  del  popolo 
romano.  Sempre  però  furono  cono- 
sciuti sotto  la  volgare  denominazione 
di  Capotori ,  sebbene  fossero  appel- 
lati ora  urbani,  ed  ora  deputati, 
oltre  la  milizia  dei  feudi  del  senato 
romano.  Per  dire  della  loro  origine, 
uffizio,  ed  altro,  che  li  riguarda,  fa 
prima  d'uopo  ripetere  alcuna  cosa 
sui  Eioni  di  Roma,  de'  quali ,  oltre 
al  proprio  articolo,  si  trattò  relati- 
vamente anche  all'  altro  de'  Capo- 
rioni. 

§  I.   Capotori  o  Milizia  Urbana 
di   Roma. 

La  città  di  Roma  sì  favorita  dalla 
Provvidenza,   meritò   di  essere  con- 


CAP  73 

traddislìnta  coll'altributo  di  eterna', 
forse  più  per  la  costanza  nel  con- 
servare perpetuamente  sotto  diverse 
nomenclature  le  sue  primitive  isti- 
tuzioni, di  quello  che  per  l'immen- 
sità de' suoi  dominii  e  la  lunga  du- 
rata del  suo  impero,  come  rilevasi 
dalla  sua  storia.  Lo  stesso  statuto 
pubblicato  da  Gregorio  XIII,  e  san- 
zionato a'2i3  giugno  i58o  colla  sua 
bolla,  Urhem  Romani,  nel  quale  si 
divide  r  amministrazione  della  città 
ne' suoi  consigli  pubblico,  e  segreto, 
ne'  conservatori,  nel  senatore,  nei 
capo-rioni,  ne' maestri  di  strada  ec, 
ci  adombra  gli  antichi  comizii  del 
popolo,  il  senato,  i  consoli,  il  pre- 
tore, i  tribuni,  gli  edili  ec.  E  ciò, 
che  avvenne  nelle  istituzioni  poli- 
tico-amministrative ,  si  osserva  an- 
cora ne'  metodi  di  conservare  la 
pubblica  tranquillità  per  mezzo  di 
una  forza  interna,  ed  esecutrice  del- 
le leggi. 

Roma  antica  fu  divisa  in  regioni, 
o  rioni,  come  diciamo  oggidì,  e  sino 
dai  primi  tempi  cesarei,  ne  contava 
quattordici,  i  quali  esistono  tuttora. 
Ogni  regione  aveva  im  curator,  un 
denunciator,  ed  ogni  vico  quattro 
ma §i stri,  ai  quali  presso  a  poco 
corrispondono  i  capo-rioni,  e  i  tre 
deputati  voluti  dallo  statuto  roma- 
no. A  coadjuvare  gli  antichi  curatori 
delle  regioni,  e  a  mantenere  la  pub- 
l)lica  tranquillità.  Cesare  istituì  set- 
te coorti.  Per  lo  statuto  poi  del 
i58o  (come  si  legge  nel  Fcnsonio 
ad  Statutum  Urbis,  Adnot.  al  cap. 
18  hb.  I,  e  cap.  8,  lib.  Ili)  non 
furono  istituite  cose  nuove,  ma  solo 
si  riformarono  quelle,  che  i  romani 
sibi  a  majorihus  relieta  habebant, 
e  che  erano  forse  confuse  ob  tcni- 
poruni  vetustatem,  et  magistratituni 
Jbrtasse  negli  genti  avi,  e  venne  lioi*- 
ganizzata  una  forza,   che,   come  le 


74  CAP 

antiche  sette  coorti  urbane,  invigi- 
lasse air  interna  tranquillità  della 
città,  or  individui  componenti  que- 
sto corpo  urbano  assunsero  il  nome 
allora  molto  comune  in  Europa  di 
comites  stahiles^  constabili,  o  costa- 
bili.  Si  compose  esso  di  numero 
trecento  teste,  i  suoi  uffiziali  furono 
appellati  capotauri,  o  capotori  e 
capitoriy  venendo  divisi  in  un  nu- 
mero corrispondente  fra  le  tredici 
regioni,  nelle  quali  era  allora  divisa 
la  città.  Sisto  V  però,  successore 
immediato  di  Gregorio  XI!I,  unì 
la  XIV  regione  di  Borgo ,  chiama- 
ta anche  ciltà  Leonina  all'  ammi- 
nistrazione della  romana  magisti'a- 
tura. 

I  rioni  de' Monti,  di  Colonna,  di 
Ponte,  e  di  Trastevere  ebbero  ognu- 
no trenta  comites  slabiles,  e  venti 
per  cadauno  gli  altri  nove  rioni.  I 
constabili  (ciascuno  nella  sua  regio- 
ne) dipendevano  dal  capo -rione, 
come  meglio  dicesi  a  quell'articolo, 
il  quale  corrispondeva  al  priore  dei 
capo-rioni,  ch'era  il  comandante  su- 
periore di  questa  forza,  come  tuttora 
prosiegue  ad  esserlo.  I  capotauri, 
in  volgare  denominati  capotori,  uf- 
ficiali di  questa  milizia,  dovevano 
o  confermarsi,  o  nuovamente  eleg- 
gersi dal  corpo  de'constabili ,  metodo 
che  oggi  vediamo  imitato  in  Fran- 
cia nelle  guardie  nazionali,  e  gli 
stipendii  degli  stessi  constabili  si  fa- 
cevano pagaj-e  dal  priore  de'  capo- 
rioni ,  loro  supremo  comandante. 
Era  poi  cura  de'  constabili,  sotto  la 
direzione  de'  proprii  uffiziali  capo- 
tauri,  d' invigilare  alla  pubblica  tran- 
quillità, e  di  eseguire  gli  ordini  del 
rispettivo  prefetto,  o  capo  della  re- 
gione. Della  milizia  dei  feudi  del 
senato  romano,  si  tratterà  in  fine 
di  quest'articolo. 

]\el  tempo  della  sede  vacante,  in 


C/VP 

cui  era  bisogno  di  maggior  forza  per 
mantenere  la  pubblica  tranquillità, 
questo  corpo  si  aumentava  con  istra- 
ordinarii  arruolamenti,  ed  era  im- 
piegato al  servigio  interno  di  Roma, 
al  presidio  del  Campidoglio,  al  ghet- 
to ,  alle  porte  della  città ,  andando 
in  unione  ai  capo-rioni  di  Campi- 
telli,  e  Regola,  a  liberare  i  detenuti 
nelle  pubbliche  carceri  e  in  quelle 
capitoline,  atto  di  giurisdizione  con- 
servato sino  a*  nostri  giorni  nelle 
sedi  vacanti  per  la  morte  di  Pio 
VII,  Leone  XII,  e  Pio  Vili,  colla 
sola  differenza  (come  si  disse  all'ar- 
ticolo Capo-Rioni),  che  in  luogo  di 
questi  antichi  magistrati,  adempi- 
rono alle  loro  funzioni,  e  attribu- 
zioni, gli  attuali  presidenti  regionari!, 
i  quali  dopo  le  riforme  legislative 
operate  da  Pio  VII,  nel  1816,  as- 
sunsero in  gran  parte  le  ingerenze 
de' capi  delle  regioni. 

Non  riuscirà  poi  discaro,  che  qui 
si  riporti  quanto  analoganente  scris- 
sero il  Lunadoro,  Relazione  della 
corte  di  Roma,  pag.  59,  90  e  91 
del  tom.  I,  e  Novaes,  Dissertazioni 
storico-critiche j  del  Conclave ^  tom.  I, 
pag.  91,  117  e  161.  Seguita  la 
morte  del  Sommo  Pontefice,  ed 
annunziata  alla  città  l' infausta  no- 
tizia col  suono  lugubre  della  cam- 
pana maggiore  del  Campidoglio,  il 
capitano  de'Capotori  partila  dal  Cam- 
pidoglio medesimo  con  uomini  ar- 
mati, e  giunto  al  rione  della  Regola, 
ne  prendeva  la  bandiera,  recandosi 
a  suono  di  tamburo  ad  aprire  le 
pubbliche  carceri,  per  porre  in  li- 
bertà i  delinquenti  di  piccoli  delitti, 
giacché  quelli  rei  di  maggiori  veni- 
vano per  cura  del  governatore  di 
Roma  fatti  traspoitare  in  Castel'  s. 
Angelo.  Altrettanto  fa  ce  vasi  colla 
bandiera  del  rione  Campilelli  alle 
carceri  capitoline,  pei  prigioni  debi- 


GAP 

tori  di  piccole  somme.  Il  magistrato 
di  Roma,  adunandosi  subito  in  Cam- 
pidoglio, creava  immediatamente  dal- 
l'oi  dine  de*  nobili  il  capitano  delle 
milizie  del  popolo  romano,  che  si 
arruolavano  per  la  sede  vacante,  ia 
numero  di  duecento  sedici  soldati, 
benché  prima  di  Clemente  XII  fos- 
sero trecento.  Aveano  esse  un  al- 
fiere nominato  dal  Cardinal  camer- 
lengo, due  sergenti,  nove  caporali, 
un  foriere,  un  aiutante,  un  cancel- 
liere, e  due  tamburini,  l'uffizio  dei 
quali,  e  del  restante  della  soldatesca, 
spirava  colla  elezione  del  nuovo  Pon- 
tefice. 11  magistialo  romano  creava 
pure  i  capotori ,  che  dovevano  fare 
la  ronda  di  notte,  prendendo  per 
ciò  molte  volte  un  uomo  per  cia- 
scuna casa,  e  per  maggior  sicurezza 
lo  stesso  magistrato  comandava  ai 
capi  delle  famiglie  di  tenere  la  notte 
un  lume  alla  finestra,  non  essendosi 
ancora  attivata  1'  attuale  notturna 
illuminazione,  il  qual  lume,  nel 
conclave  per  la  morte  di  Benedetto 
XIV,  nel  1758,  fu  sospeso  nel  tem- 
po che  in  Roma  s'  introduceva  il 
fieno,  per  evitare  un  qualche  in- 
cendio. 

Prima  della  riforma  fatta  da  Cle- 
mente XII,  nel  1732,  col  chirografo 
Avendo  Noi,  in  forza  del  quale  fu 
soppresso  l'uffizio  di  quelli,  che  cu- 
stodivano le  porte,  il  detto  Pontefice 
regolò  le  spese  dei  conclavi,  e  si 
occupò  ancora  delle  milizie  urbane, 
e  loro  uffiziali,  imperocché  pagando 
la  camera  apostolica  per  tal  motivo 
al  senato  romano,  mille  e  ciuquan- 
tacinque  scudi,  ad  ogni  dieci  giorni 
della  sede  vacante,  egli  ridusse  le 
paghe  alla  metà,  eccettuando  i  tre- 
dici capo-rioni,  col  loro  priore.  Ad 
essi  in  luogo  di  scudi  venticinque 
ogni  dieci  giorni,  volle  che  se  ne 
dessero  solo  diciassette  per  cadauno. 


CAP  75' 

Il  quartier  generale  di  questa  trup- 
pa urbana  stabili  vasi  nel  portico 
di  Campidoglio,  sotto  l'abitazione 
de' conservatori  di  Roma,  ed  altri 
piccoli  quartieri  erigevansi  ne' quat- 
tordici rioni  della  città,  donde  le 
milizie  uscivano  per  le  ronde  si  di 
notte,  che  di  giorno  per  la  pubblica 
quiete.  E  nel  giorno,  in  cui  i  Car- 
dinali entravano  in  conclave,  le 
stesse  milizie  si  schieravano  sulla 
piazza  vaticana,  e  poscia  passavano 
ad  occupare  tutti  i  nominati  quar- 
tieri. 

Ritornando  agli  antichi  constabili, 
e  capotauri  loro  uffiziali,  questa  mi- 
lizia, siccome  composta  di  cittadini, 
in  progresso  di  tempo  assunse  il  no- 
me, che  le  competeva,  cioè  di  mili' 
zia  urbana  del  popolo  romano j  ma 
non  avendo  uniforme,  soltanto  nel 
1740,  nel  tempo  del  conclave,  per 
la  morte  di  Clemente  XII,  col  con- 
senso del  sacro  Collegio  de'  Cardinali, 
ebbe  un  uniforme ,  e  un  distintivo , 
come  rilevasi  da  una  iscrizione  lapi- 
daria, che  si  legge  nel  palazzo  con- 
servatoriale.  Tuttavolta  il  numero 
8078  del  Diario  di  Roma ,  del  1769, 
riporta  che  la  processione  dell'  arci- 
confraternita  di  s.  Anna  fu  in  quel- 
r  anno  decorata  dalle  bandiere  dei 
quattordici  rioni  di  Roma,  coi  rispet- 
tivi capotori  dei  medesimi ,  vestiti 
con  abito  di  città,  detto  di  spada  e 
cappa,  e  torcie  accese  in  mano,  per 
grazia  accordata  al  sodalizio  dai  con- 
servatori, e  priore  de'  capo-rioni  del 
popolo  romano. 

Nel  1775,  allorché  fu  assunto  al 
Pontificato  Pio  VI,  ottennero  i  Capo- 
tori  un  nuovo  uniforme  di  que'  me- 
desimi coloii  rosso  e  giallo,  rubri  ci 
flavi  coloris  ,  che  oggi  indossano,  e 
ciò  in  vigore  di  un  rescritto  emanalo 
dai  conservatori  dell*  uditMiza  Ponti- 
ficia de'  27  settembre  del  detto  au- 


76  CAP 

no.  Frattanto  le  istituzioni  statutarie 
col  trascorrere  de'  secoli  andavano 
illanguidendo,  ed  ai  capo  rioni  poca 
autorità  rimaneva,  cosicché  le  attri- 
buzioni de'  constabili  erano  diminuite 
io  modo,  che  il  loro  numero  di  trecen- 
to sembrava  superfluo.  Fu  allora  che, 
con  apposito  regolamento  approvato 
dalla  segreteria  di  stalo,  a'  i5  giugno 
1790,  gli  antichi  constabili  compo- 
nenti la  milizia  ui-bana  del  popolo 
romano,  furono  organizzati  all'  incir- 
ca come  tutte  le  altre  truppe  di  linea, 
che  nello  stato  Pontifìcio  ebbero  ori- 
gine nel  decorso  secolo  ;  cioè  ebbe  due 
ufficiali  superiori  col  titolo  d' ispet- 
tori, che  assunsero  in  prima  entram- 
bi i  distintivi  di  colonnello;  distintivi 
che  conservati  nel  più  anziano  di 
questi  uffizi  ali ,  rimasero  al  iuniore 
le  spalline  di  maggiore.  Fu  costituito 
il  corpo  in  una  compagnia  di  cento 
dodici  teste,  oltre  i  Capotauri,  o  Ca- 
pitori,  o  Capotori,  e  gli  fu  dato  un 
capitano,  ufficiali ,  e  sott'  ufficiali  di 
compagnia,  secondo  il  costume  degli 
altri  corpi  militari. 

Sul  declinare  del  secolo  XVIII , 
le  vertigini  repubblicane  investirono 
anche  Roma ,  e  dopo  la  morte  di 
Pio  VI,  accaduta  nel  1799,  a  Va- 
lenza di  Francia,  non  si  praticarono 
in  Roma  le  consuete  formalità  della 
sede  vacante,  anche  perchè  il  sagro 
Collegio  si  adunò  in  Venezia  per 
dargli  il  successore.  Eletto  ivi,  nel 
marzo  1800,  Pio  VII,  Chiaramonti, 
stabilì  di  fare  la  sua  entrata  in  Ro- 
ma a'  3  di  luglio.  Mancava  però 
ogni  guardia,  ed  ogni  milizia  Ponti- 
ficia, onde  la  milizia  urbana  dei  Capo- 
tori  supplì  a  quanto  era  necessario. 
Circondò  questa  il  suo  nuovo  sovrano, 
ed  ebbe  l'onore  di  prestargli  servi- 
zio nel  palazzo  apostolico  Quirinale, 
schierandosi  un  distaccamento  di  essa 
per  le  scale,    e    per  le  anticamere, 


CAP 

avente  alla  testa  i  suoi  ispettori  mar- 
chese Filippo  Bonadies,  e  conte  Fi- 
lippo della  Porta.  Ecco  anzi  come 
il  Cancellieri,  ne'  suoi  Possesfii,  pag. 
485  ,  ciò  descrive.  «  All'arrivo  che 
M  fece  in  Roma  la  truppa  napoleta- 
>♦  na  comandata  dal  generale  Naselli, 
il  conte  Filippo  della  Porta  Ro- 
diani ,  ispettore  della  milizia  ur- 
bana, unitamente  all'aiutante  Gio- 
vanni Pagliucchi ,  ora  aiutante 
maggiore  capitano  e  cavaliere  del- 
lo speron  d'oro,  sapendo  che  gli 
individui  di  detta  milizia  si  aveano 
conservate  le  loro  monture,  rimi- 
sero in  piedi  la  propria  truppa  , 
e  la  posero  in  attività,  prestando 
tutto  il  servizio,  che  in  tal  tempo 
occorreva  in  tutta  la  città.  In 
conseguenza  di  ciò  si  seppe,  che 
la  santità  di  nostro  Signore  Pio 
VII  era  per  dirigersi  a  Roma  sua 
sede,  e  non  avendo  veruna  guar- 
dia per  sua  sicurezza,  lo  stesso 
conte  della  Porta,  e  il  marchese 
Filippo  Bonadies,  ispettori  di  detta 
truppa,  avanzarono  supplica  in 
Venezia  colla  esibizione  della  loro 
guardia,  che  Sua  Santità  si  degnò 
di  accettare;  onde  per  un  intero 
bimestre  supplirono  in  luogo  della 
guardia  svizzera  ,  e  de'  cavai  leg- 
gieri ,  con  tanta  fedeltà  ed  esat- 
tezza, mediante  la  somma  vigilan- 
za dell'  aiutante  Pagliucchi,  che  la 
Santità  Sua  in  benemerenza,  si  è 
benignamente  degnata  di  fissare 
la  stessa  guardia  nell'anticamera 
Pontifìcia,  in  luogo  della  guardia 
de'  cavalleggieri.  Quindi  anche  nel- 
le solenni  funzioni  della  Santità 
Sua  tutta  la  compagnia  de'  capo- 
tori,  in  divisa  rossa,  e  armata  di 
carabina,  presta  il  suo  servizio, 
intervenendovi  ancora  come  ispet- 
tore della  stessa  guardia,  col  ran- 
go di  colonnello,  il  marchese  Do- 


GAP 

»  menico  Serlupi.  V.  Cavalleggieri. 

La  milizia  urbana  de*  Capotori,  in 
solenne  attestato  di  gradimento  del 
sovrano  Pontefice  Pio  VII ,  con  bi- 
glietto di  monsignor  Marino  Caraffa 
maggiordomo,  in  data  de'  9  agosto 
1800,  ricevette  pertanto  la  soddisfa- 
cente riprova,  che  Sua  Santità,  in 
considerazione  de'  prestati  servigi,  e 
della  fedeltà ,  e  puntualità  con  cui 
erano  stati  adempiuti,  comandò  che 
sino  a  nuovo  ordine  Ja  milizia  ur- 
bana de'  Capotori  facesse  parte  della 
guardia  della  so  era  sua  persona,  e 
de'  palazzi  apostolici,  ove  le  fu  dato 
un  luogo  per  riunirsi.  Nella  medesi- 
ma epoca,  quantunque  ristrettissima 
di  numero  la  milizia  urbana ,  fino 
all'aprile  1801,  guarniva  la  segrete- 
ria di  stato ,  e  a  tutto  agosto  del 
medesimo  anno  1801,  montava  rego- 
larmente la  guardia  alla  depositeria 
urbana,  il  che  risulta  dai  registri  dei 
servigi  prestati  dai  Capotori  u.  i,**  e 
2."  degli  anni   1800,  e  1801. 

Nel  solenne  possesso  poi,  che  pre- 
se lo  stesso  Pio  VII,  a'  22  novem- 
bre 1801,  i  Capotori  in  numero  di 
oltre  ottanta,  col  capitano  Paolo  Sal- 
viucci,  e  l'ajutante  Giovanni  Pa- 
gliucchi,  armarono  sulla  piazza  late- 
ranense  il  triclinio,  e  tirarono  il  cor- 
done dall'una  all'  altra  parte  della 
strada,  perocché  il  senatore  coi  con- 
servatori, priore  de' caporioni ,  e  gli 
altri  del  magistrato  romano,  invece 
del  Campidoglio,  ivi  fecero  il  con- 
sueto omaggio  di  sudditanza  al  Papa. 

Faremo  qui  menzione,  che  nei 
possessi  solenni  de'  senatori  di  Ro- 
ma, i  Capotori  coi  loro  capitani,  e 
colle  quattordici  bandiere  spiegate 
de' rioni,  precedevano  il  nuovo  se- 
natoie.  In  fatti  si  legge  da  varie 
relazioni  di  tali  possessi,  riportati 
dal  Cancellieri  nelle  sue  Campane, 
che    precedevano    il    senatore    cou 


GAP  77 

molti  tamburi ,  armati  di  spade  e 
archibugi ,  e  che  per  letizia  sca- 
ricavano spesso  ;  che  inoltre  erano 
ben  vestiti  con  pennacchi  e  bende 
di  diversi  colori ,  e  in  bella  ordi- 
nanza, gli  artisti  di  Roma  chiamati 
Capitori,  o  contestabili,  o  soldati  del 
popolo  romano,  i  quali  solevano  fare 
la  guardia  ai  caporioni,  e  quando  que- 
sti erano  creati,  li  accompagnavano  al 
Campidoglio  e  ricevevano  da  essi 
una  propina.  La  loro  insegna  rossa 
portavasi  in  mezzo  ad  una  squadra 
armata  di  picche. 

Occupata  nuovamente  Roma  dai 
francesi,  e  ristretto  il  Pontefice  Pio 
VII  nel  palazzo  Quirinale,  la  mili- 
zia urbana  non  solo  continuò  fe- 
delmente r  interno  servizio  in  tal  pa- 
lazzo, ma  senza  curare  i  pericoli,  a 
cui  si  esponeva,  assunse  prontamen- 
te la  nuova  coccarda,  decretata  nel 
1809  dal  Cardinal  Pacca,  allora  pro- 
segretario di  stato,  e  vietata  dal 
generale  comandante  le  armi  frar- 
cesi. 

Ritornato  quel  Pontefice  ,  nel 
1 8  1 4,  gloriosamente  alla  sua  capi- 
tale, dopo  il  penoso  esilio  di  cinque 
anni,  nel  mentre  che  mancava  il 
servizio  degli  altri  corpi  militari,  la 
milizia  urbana  de'  Capotori  riprese 
la  sua  antica  uniforme,  e  la  coccar- 
da onoratamente  conservata.  Quin- 
di il  colonnello  di  essa,  con  ordine 
del  giorno  de' 2 3  maggio,  intimò 
pel  dì  seguente  ai  Capotori  di  fe- 
steggiare il  tanto  desiderato  ingres- 
so del  Sovrano  Pontefice,  ed  inco- 
minciare il  primiero  servigio.  Il  ma- 
gistrato romano  in  si  avventuroso 
giorno  andò  incontro  al  supremo 
Gerarca,  e  gli  presentò  gli  omaggi 
di  fedeltà  del  popolo  romano,  colle 
chiavi  della  città,  seguito  dalla  mi- 
lizia urbana,  che  subito  riassunse 
r  antico  suo  onorevole  posto   presso 


78  CAP 

sua  Santità,  accompagnandola  nella 
solenne  entrata.  Poscia  per  sovi-ana 
clemenza,  monsignor  Rivarola  mag- 
giordomo, ed  ora  amplissimo  Car- 
dinale, decretò  con  grazioso  bigliet- 
to de' 19  aprile,  che  la  guardia  dei 
Capotori  fosse  dichiarata  stabile,  e 
distinta  cogli  attributi  d'una  delle 
guardie  Pontifìcie;  e  dal  medesimo 
Pio  VII  venne  assegnata  la  somma 
di  scudi  cinquanta  il  mese,  di  ripar- 
tirsi mensilmente  a  quelli  che  aves- 
sero montato  la  guardia  ,  nell'  anti- 
camera Pontificia.  Quindi  è,  che  in 
tutti  i  giorni  nei  quali  il  sommo  Pon- 
tefice dà  udienza,  essa  guarnisce  la 
prima  anticamera,  e  il  suo  ajutan- 
te  sta  nella  terza,  cioè  in  quella  dei 
bussolanti.  Interviene  in  molte  fun- 
zioni, cui  assiste ,  o  celebra  il  Pa- 
pa, come  nella  settimana  santa,  nei 
Pontificali  solenni,  e  per  le  cappel- 
le Papali  della  prima  domenica  del- 
l'avvento,    della  purificazione,    del- 


l' annunziata,    di    s.  Fili 


ppo, 


dell' 


.scensione,  di  s.  Gio.  Battista,  del- 
l' assunta,  di  s.  Maria  del  Popolo , 
di  s.  Carlo ,  ed  in  altre  funzioni , 
)  anche  straordinarie,  non  che  nella 
processione  del  Corpus  Domini,  ec. 
Oltre  tali  onorifici  servigi,  e  quel- 
li molti,  che  presta  al  magistrato 
romano,  ed  in  Campidoglio,  la  mi- 
lizia urbana  de' Capotori  prestava 
que'  servigi  di  piazza,  che  le  erano 
comandati,  specialmente  nel  tempo 
di  carnevale,  che  venne  solo  inter- 
rotto posteriormente,  e  nel  i835 
per  alcune  vertenze  di  preeminenza 
colla  guardia  civica,  istituita  nel  de- 
clinare del  secolo  XVIII,  rinnovata 
ed  aumentata  nel  18 16.  Nelle  ul- 
time tre  sedi  vacanti  la  milizia  dei 
Capotori,  con  ispeciale  annuenza 
dei  CardinaH  camerlenghi  di  s.  Chie- 
sa, compì  il  suo  arruolamento,  pre- 
stò il  suo  servigio    in  Campidoglio, 


CAP 
al  ghetto,  e  negli  altii  luoghi  ove 
richiedeva  la  circostanza,  perlustrò 
la  cittti  con  pattuglie ,  adempiendo 
a  tutto  ciò,  ch'era  anticamente  ine- 
rente alle  sue  attribuzioni,  come 
sopra  abbiamo  accennato. 

11  regnante  Pontefice  Gregorio 
XVI ,  amorevole  verso  la  romana 
magistratura,  e  tutto  ciò  che  la  ris- 
guarda,  nell'anno  1839,  volle  per 
la  prima  volta  con  sovrana  gene- 
rosità, e  per  ispeciale  favore,  che 
la  milizia  de'  Capotori,  a  spese  del 
pubblico  erario,  ottenesse  un  dupli- 
ce, decente,  ed  elegante  uniforme, 
ed  insieme  un  nuovo  completo  ar- 
mamento. E  bene  lo  meritava,  sic- 
come quella,  che  composta  di  tutti 
cittadini  romani ,  ebbe  sempre  per 
sua  caratteristica  l'onore ,  e  la  fe- 
deltà. Passiamo  ora  a  parlare  dei 
Capotori,  o  milizia  dei  feudi  del  se- 
nato romano. 

§  II.  Milizia  dei  feudi    del  senato, 
e  popolo  romano. 

II  senato  romano  del  medio  evo, 
siccome  si  disse  superiormente,  rite- 
nendo per  la  tranquillità  di  Roma 
la  milizia  urbana,  per  quella  de'suoi 
feudi,  e  pel  presidio  de'  luoghi  forti 
di  sua  giurisdizione,  ebbe  costante- 
mente altro  corpo  militare,  che  tut- 
tora conservasi.  Tal  corpo  ,  nel  se- 
colo XVI,  chiama  vasi  Dei  soldati 
delle  battaglie  del  popolo  romano^, 
ed  oggi  distinguesi  col  titolo  Delle 
milizie  de"  feudi  del  popolo  romano. 
Abbiamo  da  documenti  autentici, 
che  nel  i556,  nel  Pontificato  di 
Paolo  IV,  tal  corpo  oltre  di  custo- 
dire la  città  di  Cori,  e  Magliano,  e 
i  castelli  di  Vitorchiano,  e  Barbe- 
rano,  feudi  del  senato  romano,  pre- 
sidiava eziandio  la  rocca  della  città 


GAP 
di  Tivoli,  a  quel  tempo  ancora  sog- 
getta al  medesimo  senato. 

Sebbene  esattamente    non    si  co- 
nosca   l'antica    organizzazione    e    la 
divisione  di  questo  corpo ,    che   per 
altro  componevasi  di  varie  e    sepa- 
rate sezioni,  certo  è,  ch'esso   dipen- 
deva interamente  da  un  comandan- 
te in  capo,    col    titolo    di    capitano, 
ovvero  duce.  Esso  veniva  eletto  dal 
pubblico  consiglio,  e  godeva  di  mol- 
te facoltà,  come  di  scegliere  gli  uf- 
fiziali  subalterni,   giudicare  i  delitti, 
e  persino  punirli    coli' estremo  sup- 
plizio.    Fruiva    d'uno    stipendio ,  il 
quale  proporzionatamente  si  esigeva 
dalle  comunali  amministrazioni    de- 
gli stessi  feudi.   In  origine    la  dura- 
ta del  suo  uffizio  era  di    un  anno , 
in  progresso  divenne  triennale,  quin- 
di a  vita,  come  è  tuttora.  Allorché 
cessò  di  fatto  la   riunione    de' consi- 
gli capitolini  (il    che  avvenne  verso 
la  metà  del  secolo  XVII  ),  i  coman- 
danti   del  medesimo    corpo    furono 
eletti  dai  conservatori  di    Roma  ,    e 
la  loro  nomina  sanzionavasi  dal  so- 
vrano Pontefice.  Nella   stessa   epoca 
i  comandanti  assunsero  la    qualifica 
di   Colonnello^  ed  anco    di    Kìlìar' 
ca^  siccome  forse    più    analoga  agli 
usi  del  tempo.  Questo  grado  di  uf- 
fìziale  superiore   fu  sempre    ncoper- 
to  da  nobili  romani ,    e    nella   loro 
serie    piti    anticamente    rinvengonsi 
gl'illustri  nomi  dei   Frangipani,  dei 
Savelli,  degh  Orsini,  e  de'Tolomei, 
siccome    più  modernamente    si    leg- 
gono registrati  quelli  dei  Grassi,  dei 
Muti,  de'  Caprauica  ec.    Nel    Ponti- 
ficato   di  Clemente   XIV    fu    fatto 
colonnello  il    cav.  Odoardo    de' cin- 
que Quintilii,    il    quale    disimpegnò 
tale  incarico    fino  al    i8o4,    in  cui 
ottenne  un  onorevole  riposo.  A'  3o 
agosto  gli    fu  dato    in   successore  il 
cav.    Pietro  Ricci  marchese   Rondi- 


GAP 


79 


nini,  attuale  vigilantissimo  colonnel- 
lo coraundante  generale  di  questa 
milìzia. 

Con  superiore  disposizione  T  uffi- 
zio di  colonnello  della  milizia  dei 
feudi,  fu  riunito  all'altro  di  colon- 
nello della  milizia  urbana ,  locchè 
dovrà  in  fatto  avverarsi  alla  prima 
vacanza  di  uno  de'due  attuali  uffi- 
ziali  superiori  di  questa  milizia,  cioè 
il  detto  cav.  Ricci,  marchese  Rondi- 
nini, e  il  marchese  Bartolomeo  Ca- 
pranica,  colonnello  de'  ca potori. 

Quantunque  ,     lo    ri  peliamo    an- 
cora,    non    si    possa     stabilire    con 
pi'ccisione  quando     sia     stata    orga- 
nizzata    questa     antica     milizia     dei 
feudi  del    senato    romano,    rilevasi 
per  altro  dalle    diverse  patenti    spe- 
dite agli  uffiziali  di  grado    inferiore 
al  colonnello,    che    suddividevasi    irt 
piccoli  corpi,  e  compagnie.    Oltre  i 
sopraindicati     servigi ,     forniva    essa 
uomini    nelle    occasioni     delle    sedi 
vacanti,  per  completare  l'armamen- 
to della  milizia  urbana  de' ca  potori, 
che  in  quelle    circostanze,    come  si 
disse,  ordinavasi    dal    senato.    Sotto 
il  Pontificato  di  Clemente  Vili,  elet- 
to nel   i52  3,  con  editto  del  Cardi- 
nal Aldobrandini,  nipote  del  Papa , 
furono  accordati  alle  milizie  de'  feu- 
di, tutti  i  privilegi   goduti  dalle  al- 
tre milizie  Pontificie,  privilegi ,  che 
da  esse  si  finirono  pacificamente  si- 
no al   1798,  epoca    in  cui    tutte  le 
istituzioni    romane,  in    uno    a    que- 
sto corpo,  furono  abolite  per  le  ver- 
tigini   repubblicane.    Tuttavolta    nel 
Pontificato  di  Pio  VII,  con   bigliet- 
to della  segreteria    di    stato    de'  i4 
luglio    r8o4,  la  milizia  de' feudi  fu 
ripristinata,  e  nel  dicembre  del  me- 
desimo anno,  con  altra  disposizione 
della    segreteria     di    slato     vennero 
tornati  in  vigore    gli    antichi   privi- 
legi, dettagliati  in  apposita  ordinan- 


8o  GAP 

za.  Fu  allora  precisamente,  che  la 
milizia  de' feudi  conseguì  una  orga- 
nizzazione più  analoga  ai  tempi,  e 
conforme  a  quella  ricevuta  dalle  al- 
tre milizie  provinciali  dello  stato  ec- 
clesiastico. 

Diviso  fu  il  corpo  in  due  batta- 
glioni di  fanteria,  ed  in  uno  squa- 
drone di  cavalleria.  Ogni  battaglio- 
ne si  compose  di  quattro  compagnie, 
e  fu  sottoposto  al  comando  di  un 
ufficiale  superiore,  ch'ebbe  il  grado 
di  maggiore,  cui  fu  aggiunto  un  a- 
iutante  maggiore.  Ciascuna  compa- 
gnia ebbe  il  suo  capitano,  due  te- 
nenti, e  i  sotto  uffiziali  come  gli 
altri  corpi.  Lo  squadrone  di  caval- 
leria fu  composto  di  due  compa- 
gnie, preponendosi  al  comando  di 
esso  un  altro  maggiore,  a  cui  fu  as- 
segnato un  aiutante ,  e  ogni  com- 
pagnia ebbe  il  capitano,  due  tenen- 
ti, ed  i  soliti  sotto  uffiziali.  Ma  non 
andò  guari,  che  tal  milizia  di  nuo- 
vo si  soppresse  nel  1809,  nella  in- 
vasione imperiale  francese,  e  soltan- 
to al  ritorno  in  Roma  di  Pio  VII, 
con  autorizzazione  della  segreteria 
di  stato,  emanata  a'  6  dicembre 
18 14,  le  fu  ridonata  1'  antica  e- 
sistenza.  In  progresso,  nelle  turbo- 
lenze del  i83i,  fiu'ono  alla  mede- 
sima distribuite  delle  armi ,  e  fu 
utilmente  impiegata  al  mantenimen- 
to della  pubblica  tranquillità.  Nel 
i835  però  nacque  discussione,  se  i 
suoi  individui  avessero  il  privilegio 
di  portare  le  armi  da  caccia  allor- 
ché incedono  senza  uniforme ,  e 
fu  decisa  la  vertenza  dalla  segrete- 
ria di  stato  a  favore  del  corpo. 

Questa  milizia  ha  1'  uniforme  suo 
proprio ,  e  continua  a  prestare  un 
onorato  servigio,  disimpegnando  nei 
feudi  del  senato  romano  quelle  at- 
tribuzioni ,  che  nelle  altre  città  e 
paesi  dello  stato  ecclesiastico  si  pre- 


GAP 

stano  dalle  così  dette  milizie  di  ri- 
serva. Quantunque  incompleto  nei 
suoi  quadri,  tal  corpo  è  però  diviso 
ne'  feudi  nel  modo  seguente.  A  Cori 
vi  ha  un  battaglione  di  fanteria,  ed 
una  compagnia  di  cavalleria  ;  a  Ma- 
gliano  vi  sono  due  compagnie  di 
fanteria ,  ed  una  di  cavalleria  j  a 
Vitorchiano,  ed  a  Barberano  una 
compagnia  di  fanteria.  Tutto  il  corpo 
è  sottoposto  al  colonnello,  o  Riliarca, 
che  ha  presso  di  se  un  aiutante  mag- 
giore ,  dipendendo  ordinariamente 
dal  magistrato ,  o  senato  romano , 
ed  anche  dal  Pontificio  governo,  per 
mezzo  della  segreteria  di  stato ,  o 
della  presidenza  delle  armi,  ogni  qual 
volta  vengono  trasmessi  ordini  in 
nome  del  sovrano  Pontefice. 

CAPPA.  Veste  ecclesiastica,  e  or- 
namento di  chiesa,  che,  secondo  il  Ma- 
cri,  sole  vasi  portare  principalmente 
dai  cantori  [Fedi),  e  dai  coristi  nel- 
le feste  solenni.  Usasi  dal  Papa,  dai 
Cardinali  ,  da'  vescovi ,  da'  prelati , 
da'  canonici,  e  da'  beneficiati,  e  per 
antico  privilegio  ne  hanno  l' uso  i 
cubicularii  Pontificii ,  ed  altri ,  va- 
riando nelle  forme,  nel  colore  e  nel 
drappo,  come  si  dirà.  In  latino  vie- 
ne chiamata  Cappa  ^  0  Capa ^  sa- 
cra trabea ,  vesds  pluvialis  ,  e  pel 
suo  cappuccio  [Fedi),  da  molti  scrit- 
tori si  chiama  Caputium^  et  Capi- 
tium. 

La  cappa  de'frati  è  una  specie  di 
mantello,  con  un  cappuccio  al  di  die- 
tro, il  quale  dicesi  anco  capperuccia, 
ed  è  usata  da  alcuni  Ordini  religiosi 
in  diverse  forme ,  specie  e  colori , 
come  si  può  vedere  a'  loro  articoli, 
anzi  anticamente  una  sorte  di  colore 
si  chiamò  Cappa  di  frati  ^  ed  in 
latino  tal  cappa  si  dice  pallium,  ve- 
slis  cuculiata j  casula.  Il  Ducange  nel 
suo  Glossario  ecco  come  la  descris- 
se:   Cappa  tunicae  talaris ,  et  la- 


GAP 

xwn's  species  fiat  j  quasi  caeteris 
vi'stihus  sitpcriiìduchatur  pallii  in- 
star-y  linde  On'gineSj  cap.  3i,  capam 
divtam  scripsit ,  quia  quasi  totum 
capiat  lìominvm.  V.  il  Burio,  Ono- 
lììasticon  elyniologicum  j  alla  parola 
Cappa. 

La  Cappa  viene  originariamente 
dal  mantello  degli  antichi  detto  Pc- 
nuìa  _,  che  essi  adoperavano  contro 
il  freddo ,  e  la  pioggia.  La  penula 
era  nna  veste  rotonda,  che  ricuopri- 
va  tutta  la  persona ,  senza  veruna 
apertura ,  eccettuata  quella  per  cui 
s' introduceva  il  capo ,  onde  veniva 
sostenuta  dalle  spalle,  dietro  le  quali 
era  aggiunto  un  piccolo  cappuccio, 
che  cuopriva  il  capo.  Da  ciò  appunto 
si  disse  Cappa,  o  Capa,  dalla  pa- 
rola latina  caput,  o  dal  verbo  ca- 
pere ,  perchè  le  cappe  racchiudono 
tutto  il  corpo  intiero;  onde  cappa 
e  cappuccio  in  origine  servì  ad  in- 
dicare un  gran  manto  con  cappuc- 
cio unito,  che  si  rialzava  sopra  la  te- 
sta. Ma  siccome  dalla  forma  della 
veste  penula  ,  procede  la  casula  ,  o 
pianeta,  adoperata  dai  sacerdoti,  ri- 
tenuta dai  greci,  e  variala  nella  for- 
ma dai  latini ,  così  dalla  medesima 
cappa,  o  penula,  ebbe  origine  la  cap- 
pa detta  pluvialis ,  e  volgarmente 
piviale  (i^edi),  e  si  adoperava  in 
tempo  di  pioggia  anticamente  nelle 
pubbliche  processioni,  non  solamente 
dal  clero,  ma  dai  cantori,  e  dai  laici; 
anzi  la  Cappa  fu  poscia  comune  an- 
che alle  donne,  per  cui  non  è  stata 
mai  annoverata  tra  le  vesti  sacre, 
pei  che  non  henedìcitur,  cum  sìt  pa- 
ranientuni  ad  sacrificiuni  ordina- 
tum,  ma  piuttosto,  come  si  disse,  or- 
dinato alla  difesa  del  corpo ,  o  dal 
freddo  nelle  chiese ,  perchè  poi  fu 
aggiunta  la  pelle,  o  dalla  piof](gia 
nelle  strade. 

La  Cappa,    delta    piviale,    variò 
voL.  vin. 


CAP  8i 

nella  forma,  pure  in  essa  non  mai 
s*  introdusse  il  capo,  come  nella  pe- 
nula ,  ma  s*  imponeva  sulle  spalle. 
E  siccome  era  tutta  aperta  nella 
parte  anteriore,  così  si  riunivano  am- 
bedue le  parli  sopra  al  petto,  o  con 
fìbbie,  o  con  altri  legami,  come  tut- 
tora si  usa,  ajflìne  di  poter  aver  li- 
bere le  mani  per  sostenere  i  libri 
del  canto,  adoperare  il  turibolo,  ed 
eseguire  le  altre  azioni  negli  ufficii 
divini,  e  sacre  funzioni  della  Chiesa. 
Quindi  per  molti  anni  Cappa  si 
chiamò  il  piviale,  e  ne'  rituali  anti^ 
chi,  parlandosi  di  quello  del  Papa, 
si  trova  pure  appellato  col  nome  di 
Cappa,  osservando  il  Bernini,  il  tribu- 
nale della  Rota,  p.  87,  che  il  piviale 
sino  al  secolo  X  continuò  a  chia- 
marsi Cappa ,  onde  ne  venne  la  di- 
stinzione tanto  del  nome ,  quanto 
della  forma  della  veste,  che  dell'uso. 
Per  altro  nella  Cappa  rimase  il  cap- 
puccio del  piviale,  ed  in  questo  la 
similitudine  della  Cappa.  La  Cappa 
divenne  una  veste  di  comodo,  di 
distinzione  e  di  onore,  e  non  co- 
mune che  ad  alcuni  ecclesiastici , 
principali  dottori,  e  cubicularii  Pon- 
tificii ec. ,  ed  il  piviale  fu  soltanto 
ristretto  ad  uso  degli  ecclesiastici , 
siccome  veste  sacra.  Ne  rimase  però 
l'uso  agli  avvocati  concistoriali,  ben- 
ché laici,  per  la  coronazione ,  e  pel 
possesso  de'  Papi.  Per  altro  l' impe- 
ratore se  assiste  nella  cappella  Pon- 
tificia al  mattutino  della  notte  di 
Natale,  per  cantare  la  lezione,  il  de- 
ve portare  non  coli' apertura  sul 
braccio  destro,  come  gli  altri  sovra- 
ni ,  nel  ricevere  il  donativo  dello 
stocco  benedetto,  o  per  altre  funzio- 
ni, ma  ante  pectus  ut  episcopi. 

Tuttavolta  il  detto  Gavanto,  De 

ruh.  missae,  tit.  19,  scrisse:  Pluvia- 

lis,  et  Cappa  sunt  idem  j  ma  il  I3o- 

nanni,   Gerarchia  eccl.  pag.  43 a,  ri- 

6 


82  GAP 

flette,  che  quantunque  col  medesimo 
nome  anticamente  si  appellassero  am- 
bedue le  vesti,  nuUadimeno  non  fu- 
rono la  medesima  veste,  essendo  il 
piviale  aperto  nella  parte  anteriore, 
ritenendo  la  sola  forma  del  cappuc- 
cio de'  primi  secoli.  Ma  la  Cappa 
sempre  fu  chiusa,  e  ad  essa  fu  sem- 
pre congiunto  il  cappuccio.  Che  que- 
sta sorte  di  veste  fosse  comune  ai 
diaconi  nel  VI  secolo,  lo  afferma 
s.  Gregorio  di  Tours,  che  visse  nel 
596,  come  riporta  il  Mabillon,  Li- 
iurg.  gali.  cap.  7,  lib.  I,  che  la  Ca- 
sula j  e  la  Capsa  erano  due  cose 
diverse.  La  casula  significava  la  veste 
sacerdotale,  ma  la  capsa  era  la  ve- 
ste usata  dal  diacono,  la  quale,  quasi 
simile  nella  forma,  era  di  lino  bianco 
ampia  e  talare  senza  maniche.  »  Ca- 
f)  psa  QiWtexn^  die  egli,  dilatata  erat  ", 
e  poi  soggiunge ,  che  un  certo  dia- 
cono ,  a  cui  il  vescovo  avea  do- 
nata simile  veste ,  >>  ex  promiscue 
f>  indutus  absque  religione  proce- 
«  dens  deciso  cuculio  tegumen  ex 
>»  ilio  pedibus  aptavit  ".  Spiegan- 
do poi  tal  sorte  di  veste ,  dice  : 
fi  Erat  proinde  capsa  illud  ge- 
>»  nus  indumenti,  quod  modo  Cap- 
»  pam  appellamus ,  cujus  pars  po- 
«  sterior  humeris  dependens  prò  cu- 
»  cullo ,  quoniam  erat  ad  caput 
»  operiendum  ,  qualis  est  Cappa  s. 
f>  Audomari  episcopi  in  s.  Bertini 
»  monasterio  hactenus  asservata  ". 
Tal  sorte  di  veste  deve  esser  proce- 
duta dal  monachismo,  come  affermò 
Macri  nel  Hìerolexìcon^  al  vocabolo 
Cappa.  >i  Cappa  haec  ab  habitus 
«  monachorum  forma  desumpta  fuit, 
9i  quando  ecclesiam  gubernarunt  "; 
giacche  sino  dal  IV  secolo,  in  cui 
si  propagò  il  governo  della  chiesa 
con  r  elezione  di  un  maggior  nume- 
ro di  santi  vescovi  scelti  dai  monaci, 
come   si   ha    dal    Barcoio   all'  anno 


CAP 
328,  e  dal  Bisciola  nel  compendio 
degli  Annali  ecclesiastici ,  la  soprav- 
este monastica  volgarmente  chia- 
mata cocolla,  facilmente  diede  oc- 
casione di  adottarsi  dal  clero  una 
simile  veste,  ampia  e  talare  anche 
per  riparo  dal  freddo  nelle  lunghe 
funzioni,  e  nel  salmeggio  diurno,  e 
notturno  in  tempi  rigidi  nelle  basi- 
liche ,  nelle  quali  si  sa  che  mai  si 
interrompeva  il  salmeggiare ,  suc- 
cedendo perciò  al  primo  coro  dei 
monaci,  il  secondo,  e  a  questo  il 
terzo. 

Passato  poi  tal  uso  nella  Chiesa, 
e  succeduto  il  clero  secolare,  con 
eleggere  altro  metodo,  e  rito  nel 
salmeggio,  terminò  anche  l'uso  del- 
la cappa,  che  in  tal  tempo  dicevasi 
Cappa  Choralisj  come  notò  Mat- 
teo Parisio,  perchè  ordinariamen- 
te si  adoperava  nel  coro  ove  si 
cantavano  i  salmi,  rimanendo  sol- 
tanto l'uso  di  essa  nelle  flmzioni 
ecclesiastiche  per  segno,  e  ornamen- 
to di  dignità ,  onde  distinguere ,  e 
onorare  le  persone,  a  maggior  de- 
coro delle  stesse  funzioni.  Vi  si  ag- 
giunse di  poi  la  fodera  di  pelle  di 
armellini  bianca,  o  bigia  nell'inver- 
no, e  la  fodera  di  seta  nell'estate, 
e  si  aggiunse  la  coda  per  renderla 
maestosa,  chiamandosi  Cappa  ma- 
gna, allorché  si  spiega,  e  col  lungo 
strascino  di  coda  ricuopre  in  giro 
chi  la  porta.  Il  Sarnelli  nel  tom.  II, 
pag.  62,  Della  forma  di  alcune  ve- 
sti ecclesiastiche^  somiglianti  a  quel- 
le  degli  antichi  romani,  dice,  che 
la  cappa  magna  del  vescovo  somi- 
glia assai  alia  toga  per  la  forma, 
e  per  l'uso,  chiamandosi  Toga  tra- 
bea  quella  ornata  nel  lembo  di  por- 
pora, e  circondata  di  faccie  larghe 
tessute  della  stessa  porpora ,  e  que- 
sta rassomigliarsi  alla  cappa  magna 
de' Cardinali.  In  quanto  al  significa- 


GAP 

to  della  cappa  del  vescovo,  essa  di- 
nota remiiionte  dignità  sacerdotale. 
Ruperto,  in  cap.  i  Apocal.  ,  dice 
che  nella  coda,  o  strascino  vuoisi 
dimostrare,  che  la  dignità  sacerdo- 
tale durerà  sino  al  giorno  del  giu- 
dizio, secondo  la  predizione  del  Sal- 
mista :  Tu  es  sacerdos  in  aeternum^ 
Psal.  109.  Si  porta  poi  la  coda  pie- 
gala, e  involta  solto  il  braccio,  per- 
chè l'autorità  ecclesiastica  non  si 
deve  manifestare,  se  non  in  tempo 
di  necessità  per  l'onore  di  Dio,  e 
salute  delle  anime.  La  pelle  con  cui 
è  foderala,  e  che  presso  il  collo,  e 
sopra  il  petto  si  stende,  serve  di 
ammonizione  a  chi  la  porta,  ch'egli 
e  peccatore,  come  si  esprime  s.  Ago- 
stino, contva  mendaci um  e.  io,  ov- 
vero eh'  egli  è  mortale  ^  come  avver- 
tì Origene. 

In  quanto  al  manto ,  o  cappa 
de'  vescovi  greci  antica ,  e  moderna, 
sappiamo  dal  SarnelH,  tom.  X  p.  43, 
ch'essa  è  segnata  con  qualche  cro- 
ce, e  con  certi  O  ;  che  rassomiglia- 
no al  laticlavo  de' romani,  i  quali 
nella  veste  senatoria  usavano  tali 
segni,  che  se  erano  d'oro ,  chiama- 
vano là  veste  palmata,  e  se  di  por- 
pora verrucata  .  Gli  augustoclavi 
erano  de'  cavalieri  romani,  ed  il  da- 
vo, o  capo  de' chiodi,  erano  alcuni 
pezzetti  di  porpora  rotondi.  Quindi 
la  cnppa  de'  vescovi  greci  fu  incre- 
spala nel  collo,  e  aperta  davanti;  ha 
per  ornamento  certe  liste  di  raso 
rosse  e  bianche  a  guisa  di  fiumi , 
simbolo  della  predicazione ,  che  a 
guisa  di  fiume  sgorga  dal  seno  del 
vescovo,  alludendosi  anche  al  detto 
di  Cristo  :  Flwnina  de  ventre  ej'iis 
fluent  aquac  vivae.  Le  dette  striscio 
dinotano  eziandio  l'acqua,  e  il  san- 
gue uscito  dal  costato  di  Gesù  Cri- 
sto, come  spiega  Gregoras  al  lib. 
VI,  cap.    T.  Inoltre  la  cappa  del  vc- 


CAP  83 

scovo  greco  ha  ne*  quattro  lati  al- 
trettante pezze  quadre  di  diverso 
colore,  che  rappresentano  i  quattro 
evangelisti,  ed  è  chiamata  Mandyas. 

§  I.  Della  Cappa  del  Sommo 
Pontefice. 

La  cappa,  che  usava  il  Papa,  era 
rossa,  di  velluto,  di  saja,  e  di  scar- 
latto, foderata  di  armellini.    La  as- 
sumeva   di     velluto    nel    mattutino 
della  notte  di  Natale,  di  saia  ne'  tre 
mattutini    delle   tenebre   nella  setti- 
mana santa,  e     talora    con    essa  si 
portò  ad  adorare  la  croce  la  mattina 
del  venerdì  santo,  e  di  scarlatto  era 
quella  con  cui  assisteva  al  mattutino 
dell'anniversario  de' fedeli  defunti;  do- 
po però  il  Pontificato  di  Pio  VI  non 
abbiamo  esempi,  che  fosse  adoperata 
dai  successori.  Il  Macri  dice,  che  il 
Papa  nelle  cappelle  di    lutto    usava 
la  cappa  magna   di    saia   rossa  ,  fo- 
derata nel  cappuccio  con  pelli  d'ar- 
meUino,  tutta  aperta    davanti,    dal- 
l'alto al  basso^  chiamata     dal    Ceii- 
monialc  Mantum.,  Chlamys  coccinea, 
Chlaniys  ruhea.   Il  Sestini    nel    suo 
Maestro   di    Camera    stampato    nel 
1634,  aggiugne,  che  quando  il  Pon- 
tefice usa  cappa  rossa,   col    cappuc- 
cio di  essa  si  cuopre    al  trono ,    in- 
tanto che  si  cantano    i    salmi,    non 
usa  mitra,  ed  entra  in  cappella  il  pri- 
mo dopo  la  croce,  in   mezzo  ad  un 
Cardinale  diacono ,  e  al  vescovo  più 
degno.  Rileva  ancora    il  Sestini,  che 
essendo  stato  Bonilàcio  IX,  del   iSSq, 
r  istitutore  di  tal  cappa  ,  fu   adope- 
rata fino  a  Leone  X  del    i5i3    che 
la  rifece,  e  dice,  che  a' suoi  tempi  an- 
cora   durava ,  onde    in    duecento   e 
quarant'anni,  stante  il  poco  uso,  solo 
due  di  velluto  ne  furono  fatte.  Rilc- 
vifimo    poi     dal     Cancellieri  ,    nelle 
Cappelle  Pontificie^  che    quando    il 


f4  GAP 

Papa  nelle  suddette  funzioni  pren- 
deva la  cappa  rossa  di  velluto,  di 
saia,  o  di  scarlatto,  sedeva  al  trono 
senza  l'assistenza  de' Cardinali  dia- 
coni, i  quali  siedono  allora  ai  loro 
posti,  come  si  ha  dall'Amelio  nel- 
1'  Ordine  Romano  XV ^  pag.  45 1  > 
e  i  due  vescovi  assistenti  al  soglio 
piti  antichi,  gli  sostenevano  lo  stra- 
scico, o  coda.  Noi  aggiungiamo, 
che  due  camerieri  segreti  sosteneva- 
no i  lembi  davanti.  Quando  poi  in 
detti  tempi  i  Papi  non  prendevano 
la  cappa ,  come  si  pratica  oggidì , 
nel  mattutino  della  notte  di  Na- 
tale indossavano  il  piviale  bian- 
co con  mitra  di  lama  d'oro,  e 
negli  altri  mattutini ,  e  funzioni  il 
piviale  rosso,  con  mitra  di  tocca  di 
argento. 

Passiamo  a  dire  della  vera  origi- 
ne della  Cappa  del  Papa ,  del  suo 
colore,  forma,  uso,  ed  altro  che  la 
riguarda,  colla  scorta  del  p.  Bonan- 
ni ,  che  nella  sua  Gerarchia  Eccl. 
tratta  al  capo  LXXIII,  Della  Cap- 
pa usata  dal  Sommo  Pontefice  as- 
sistente agli  ufficii  divini  nella  Cap- 
pella. Di  questa  Cappa  si  fa  men- 
zione nel  libro  II ,  cap.  ^i  Del- 
le sagre  cerimonie ,  pubblicato  da 
Cristoforo  Marcello,  ove  trattando 
del  mattutino  del  meicoledi  santo , 
dice  che  il  Papa  »  indutus  amictu, 
»  alba ,  cingulo ,  stola  violacea  ,  et 
5s  manto  cum  capuccio  inverso  su- 
»i  pra  caput,  vel  capa  rubra  de 
?j  scarlato  sine  mitra,  etc.  ".  Della 
medesima  fece  memoria  il  citato 
Pietro  Amelio  nel  Ceremoniale  ^ 
cap.  75,  parlando  della  VI  feria 
della  settimana  santa ,  dicendo  che 
il  Papa  portandosi  ad  assistere  alla 
cappella  »  accipit  Cappam  de  scar- 
»  Iato  rubeo  pectore  usque  ad  pe- 
»  des,  ec.  "  e  dichiaia  che  tal  rito 
si  usava  a'  tempi  del  Cardinal  Gia- 


CAP 

corno  Gaetani,  creato  da    Bonifacio 
Vili  suo  zio  nel    129^,  come  si  ri- 
leva   nel    suo    libro    de'  Sagri    riti, 
cap.  93,  ove    tratta    dell'  uffizio    del 
venerdì  santo:  «  Papa  venit  ad  ca- 
«   pellam  cum  Cappa  clausa  de  scar- 
w  lato  rubeo,  foderata   de  herminis 
«   clausa  a  medio  pectore    rursum , 
»   et  aperta  deorsum.  CucuUam  sem- 
«  per  tenet   su  pra    caput ,    et    sine 
»   mitra  in  cathedra  nuda  sedet  "; 
locchè    dimostra    T  anteriorità    della 
Cappa   Pontificia,    a   quelli   che  di- 
cono averla    istituita    Bonifacio  IX, 
del  1 389,  come  rilevasi  dal  seguente 
passo  riportato  dal  Cancellieri,  No- 
tizie sulla  vigilia  di  Natale,  p.  -i  i  : 
>i  De    matutinis    vei'o    Papa     venit 
»   indutus    Cappa    lanea.     Modernis 
»   temporibus    est  de  veluto   creme- 
'>   sino,  foderata  de  ermellinis.  Hoc 
»  adinvenit    Bonifacius    IX.    Cappa 
»  lanea  de    scarlato    rubeo    clausa 
"   usque  ad  medium  pectoris,  cum 
'»   bireta   connodata   subtus  barbam 
«   propter    frigus  et  sine    mitra    se- 
«   det  in  dictis  matutinis,  quas   ipse 
»  incipit    more    solito.     Nec    stant 
»   ante      ipsum  ,      nec      ad     latera 
«   Cardinales    diaconi  ,     sed     sedent 
"   in  scamnis     suis    juxta     ordinem 
>»  suum  ". 

Altra  menzione  più  antica  della 
cappa  del  Papa  non  si  rinviene, 
sebbene  molti  autori  parlando  delle 
vesti  Pontificie,  nominino  vagamen- 
te la  cappa,  il  piviale,  il  manto, 
la  clamide,  e  il  mantello.  Tuttavia 
abbiamo  da  Anastasio  bibliotecario, 
che  appena  eletto  il  Papa,  gli  s' im- 
poneva la  cappa,  al  qual  uso  allu- 
dendo s,  Pier  Damiani,  quando 
scrisse  all'  antipapa  Cadaloo,  come 
riferisce  il  Baronio  all'anno  1062, 
gli  disse:  •'  Habes  nunc  forsan  mi- 
^-  tram,  habes  juxta  morem  Romani 
«  Pontificis  rubeam  cappam?"  Altri 


GAP 

Ui  t;hirtn1arono  pallio,  altri  mantello. 
Così  Pietro  Diacono  nel  c<ipit.  29, 
lib.  4  »  cJ''lle  Cronache  di  Ulontecas- 
ino  ,  lece  memoria  che  Alessio,  im- 
peratore d'  Oriente  ,  mandò  «  pal- 
»  liiim  purpureum  optimum  etc.  " 
La  Cappa  fu  xJetta  Clamide,  dicen- 
doci r  Amelio)  che  il  menzionato 
Bonifacio  IX  trovandosi  in  Perugia, 
ed  assistendo  alla  messa  nella  notte 
di  Natale,  a  cagione  di  quanto  sof- 
friva per  la  stagione  rigidissima, 
depose  il  piviale,  e  la  mitra,  e  si 
vestì  della  clamide ,  ossia  Cappa 
chiusa  di  scarlatto,  foderata  di  pelli 
di  armellino.  Che  per  clamide  non 
si  debba  intendere  sempre  la  Cap- 
pa, ma  piuttosto  il  piviale,  si  rileva 
dal  canonico  Benedetto,  che  parlan- 
do nel  cap.  XI  delle  cerimonie  usate 
in  Coena  Domini^  dice  che,  finita  la 
messa,  il  Papa  »y  indutus  cum  caete- 
w  ris  ad  palati um  in  basilica  s.  Lau- 
»  renili  revertitur,  ibique  expoliat  se 
»  usque  ad  Dalmaticam,  et  apposita 
»  chlamyde  rubea  ipsi  ad  collum 
«  sedet  etc.  "  Altri  poi  stimano  do- 
versi intendere  per  clamide  quella, 
che  diciamo  mozzetta ,  oppure  la 
raantelletta  usata  già  dai  Pontefici 
più  lunga  di  quelle  de' Cardinali,  e 
de' vescovi  d'oggidì,  che  perciò  tal- 
volta si  legge  indicata  colla  voce 
Manlelluni.  V.  l'articolo  Mozzetta. 
Finalmente  in  quanto  al  colore 
purpureo  della  Cappa  del  Papa,  e 
particolarmente  di  quella  della  set- 
timana santa ,  si  riconosce  la  me- 
moria dello  spargimento  del  sangue 
fatto  dal  Redentore  nella  sua  pas- 
sione. Anticamente,  in  segno  di 
duolo,  i  Pontefici  solevano  usare 
vesti  di  color  nero,  come  si  legge 
nel  rituale  dèi  mentovato  Cardinal 
Gaetani  cap.  82,  Per  questa  stessa 
mestizia  osservata  dai  Papi  ne' tempi 
del   triduo    della    sctliuiajia     santa, 


CAP  85 

vuoisi  introdotta  la  Cappa,  e  sosti», 
tuita  al  piviale  per  essere  meno 
preziosa  di  questo,  e  più  conveniente 
in  tal  tempo,  giacche  essendo  il  pi- 
viale di  seta  con  ricami  d'oro'  fer- 
mato con  gioiello,  o  formale  di  pre- 
gio, non  si  credettero  ornamenti 
convenevoli  alla  celebrazione  della 
morte  del  Redentore,  e  molto  meno 
nella  notte  di  Natale,  in  cui  pove- 
ro, e  abbietto  volle  nascere  in  un 
presepio.  E  il  detto  Bonanni  riporta 
nel  citato  luogo  le  figure  di  Eugenio 
IV,  vestito  di  Cappa,  che  assistette 
coir  imperatore  Paleologo  al  concilio 
generale  di  Firenze  del  i437j  e 
quella  d'  Innocenzo  X ,  del  1 644  > 
presa  dal  Ceremoniale  de' Vescovi, 
che  si  pubbhcò  nel  suo  pontificato. 

§  II.    Cappa  de  Cardinali. 

La  origine  della  Cappa  Cardina- 
lizia si  fa  derivare  da  Bonifacio  VIII 
creato  nel  1294,  come  asserisce  nella 
di  lui  vita  il  Ciacconio,  e  Girolamo 
Albano  alla  quest.  8,  de  Carditi., 
come  ancora  l'uso  della  Porpora 
(  J^edi),  al  qual  articolo  si  riportano 
gli  esempi  anteriori,  in  cui  si  fa 
menzione  di  Cardinali  decorati  di 
essa.  Poco  differisce  nella  forma  la 
Cappa  Cardinalizia  dalla  canonicale, 
e  vescovile,  se  non  nell'  ampiezza 
della  veste  talare  a  cui  fu  aggiunto 
il  cappuccio,  reso  comune  in  Avi- 
gnone dopoché  i  Papi  sino  dal  i3o5 
vi  stabilirono  la  sede  Pontificia.  Ivi 
essendo  il  clima  umido,  e  freddo, 
bisognava  che  si  cuoprissero,  e  di- 
fendessero anche  con  foderare  il 
cappuccio  con  pelli.  Il  Davanlria 
nel  suo  Cerimoniale  presso  il  Macri, 
allerma  che  queste  pelli  furono  gri- 
gie ne' giorni  di  lutto,  e  particolar- 
mente dal  mercoledì  al  sabba to  san- 
to;  ma  poi  le  pelli  furono  in  ogni 


^8b  CAP 

tempo  di  armellini  bianchi,  che  se- 
condo il  beneplacito  del  Papa,  si 
mettono  per  s.  Caterina  a'  i5  no- 
vembre, e  si  levano  ordinariamente 
per  l'Ascensione.  Talvolta  però  fu- 
rono messe  e  levate  prima  di  tali 
epoche ,  toccando  al  prefetto  de'  ce- 
rimonieri, inteso  il  volere  del  Papa, 
mandare  la  schedula  di  avviso,  per 
togliere,  o  rimettere  le  pelli  sulle 
cappe  tanto  de'  CardinaH ,  che  di 
ogni  altro  che  abbia  luogo  in  cap- 
pella, per  mezzo  de' pontificii  cur- 
sori. I  Cardinali  arcipreti  delle  ba- 
siliche ,  in  esse  si  uniformano  alla 
consuetudine  del  capitolo,  riguardo 
alle  peUi  d'armeUini,  e  se  accadesse 
la  celebrazione  de'  vesperi  con  inter- 
vento del  sacro  Collegio  nella  pro- 
pria basilica ,  seguono  gli  arcipreti 
il  costume  del  capitolo ,  piuttosto 
che  quello  de'  colleghi. 

Sì  vuole  che  anticamente  le  Cap- 
pe de'  Cardinali  fossero  di  colore 
paonazzo,  com'  è  di  parere  il  Macri. 
11  Sabellico ,  il  Platina ,  e  il  Vo- 
laterrano  sono  di  avviso,  che  soltan- 
to Paolo  II,  del  14^45  concedesse 
a'  Cardinali  le  cappe  rosse ,  insieme 
ad  altri  ornamenti,  e  che  Bonifacio 
Vili  avesse  loro  solo  accordato  la 
cappa  paonazza  ,  colle  vesti  di  por- 
pora ,  rimanendo  la  distinzione  a 
tenore  delle  funzioni,  il  colore  pao- 
nazzo, come  si  dirà  ;  dappoiché  il  so- 
lo Pontefice  usò  sempre  la  Cappa 
purpurea  di  lana,  e  di  velluto.  Jl 
motivo  poi  per  cui  Paolo  II  deter- 
minò la  Cappa  rossa  a'  Cardinali ,  e 
di  cambellotto,  e  di  seta,  fu  acciocché 
anche  in  questo  indumento  fossero 
distinti  dai  vescovi,  e  altri  prelati, 
i  quali  usavano  cappe  della  medesi- 
ma forma,  colore  e  materia,  la- 
sciando per  altro  a""  Cardinali  religio- 
si ,  meno  i  chierici  regolari ,  i  pp. 
dell'  Oratorio  ec,  il  colore  della  cap- 


CAP 
pa  eguale  a  quello  dell'abito  dtlhìt 
religione  a  cui  aveano  ap{>arfeenuto, 
restando  però  vietata  ai  piloni  la  se- 
ta. In  quanto  alle  pelli  delle  cappe 
degli  altri  Cardinali ,  finti ,  o  mona- 
ci ,  esse  debbono  essere  anche  del 
colore  dell'  abito ,  sir::ome  le  loro 
cappe  sono  di  saja,  o  mirinosse, 
non  variano  mai ,  e  servono  in  ogni 
tempo. 

La  Cappa  de'  Cardinali  si  mette 
sopra  il  rocchetto ,  dopo  che  si  sono 
levati  la  mezzetta ,  e  la  mantelletta, 
e  viene  sciolta  nella  funzione  dal 
caudatario  (Predi'),  che  quando  é 
ripiegata  sostiene  la  coda.  Colla  cap- 
pa i  Cardinali  usano  la  berretta  ros- 
sa (Fedi),  ma  nelle  cavalcate  (Fe- 
di),  cuoprendosi  il  capo  col  cappuc- 
cio della  cappa ,  su  di  esso  sovrap- 
ponevano il  cappello  pontificale  rosso. 
11  cappuccio  della  cappa  si  pone  in 
testa  a  Cardinali  quando  ricevono 
dal  Papa  il  cappello  rosso  [Vedi), 
quando  passano  dopo  tal  funzione  in 
cappella  pel  Te  Deum,  quando  dan- 
no la  benedizione  nelle  loro  chiese 
titolari,  e  in  altre  circostanze.  Allor- 
ché i  Cardinali  entrano  in  cappella, 
la  Cappa  viene  spiegata,  ed  allora 
comparisce  in  un  modo  imponente 
per  la  sua  ampiezza ,  ricordandosi 
con  ciò  a'  Cardinali,  ch'essi  sono  il 
senato  ecclesiastico  ,  incaricato  a 
sostenere  il  governo  del  cristianesi- 
mo, come  spiega  il  Bonanni,  ovvero 
si  può  applicare  quanto  dice  il  Macri 
succitato,  che  cioè  rappresenta  la  gran- 
dezza della  dignità  sacerdotale,  la 
quale  durerà  sino  alla  fine  del  mon- 
do. Si  pone  sotto  il  braccio,  e  si 
ravvolge,  come  spiegasi  dal  p.  Tobia 
Corona,  De"  scirri  templi  par.  i.  pag, 
1 68,  per  dinotare,  che  l'autorità  e  giu- 
risdizione ecclesiastica,  si  dee  spiegare 
nelle  occorrenze  per  Tonore  di  Dio,  e 
in  ajuto  del  prossimo,  e  che  pel  biac- 


GAP 
ciò  suole  la  Sacra  Scrittura  significa- 
re l'autorità  sacerdotale  essendo  stato 
detto  ad  Eli  :  Praccidam  brachium 
tuuni.  In  cappella  i  due  Cardinali 
diaconi  assistenti  al  soglio ,  dovendo 
continuamente  agire,  non  portano  la 
Cappa  sciolta,  ma  ripiegata  sotto  il 
braccio  sinistro.  Anticamente  ancor 
essi  la  lasciavano  sciolta,  ripiegandola 
alla  meglio  sotto  il  detto  braccio,  co- 
me nota  il  Cancellieri  ne'  suoi  Pos- 
sessi p.  2  12,  e  nelle  sue  Cappelle ,  p. 
II 8.  Né  dee  tralasciarsi  di  avvertire, 
che  le  Cappe  si  sciolgono  dai  Cardi- 
nali soltanto  nelle  cappelle  Pontificie j 
e  che  il  Cardinal  Guidiccioni  mori 
nel  i549  per  una  caduta  fatta  nell'  in- 
ciampare sulla  coda  del  Cardinal  s. 
Angelo. 

Le  Cappe  usate  dai  Cardinali  so- 
no tre:  la  prima  è  di  porpora  di  a- 
muer  ondata,  la  seconda  di  seta  pao- 
nazza, egualmente  ondata,  la  terza  di 
sajetta  pure  paonazza.  Quando  sui 
cappucci  di  tutte  tre  non  havvi  la 
pelle  d' armellino,  sono  foderate  di  se- 
ta, cioè  di  porpora  la  rossa,  e  le  al- 
tre due  di  seta  cremisi.  E  benché 
nella  IV  domenica  di  quaresima,  e 
nella  III  dell'  avvento  i  Cardinali  ve- 
stano di  colore  rosaceo,  le  Cappe  non 
sono  di  tale  colore,  ma  di  seta  pao- 
nazza con  pelli  di  armellino.  In  con- 
clave i  Cardinali  non  usano  le  Cappe, 
ma  la  croccia  [Vedi).  Tuttavia  si  ha 
che  anticamente  le  portavano  in  con- 
clave con  pelli  di  colore  cinerino. 
11  Macri  aggiunge,  che  una  volta  i 
Cardinali  assumevano  in  conclave  la 
Cappa  nera  foderata  nel  cappuccio 
con  pelle  nera.  Ma  ai  Cardinali  è 
vietato  il  corruccio,  o  il  color  nero, 
perchè  essendo  il  Papa  pel  sublime 
suo  grado  superiore  a  tutti,  né  do- 
vendo essere  turbato  per  nessun  av- 
venimento, cos\  i  Cardinali  per  la  lo- 
ro dignità  devono  essere  superiori  al- 


CAP  87 

le  cose  umane,  e  per  esse  non  mo- 
strare mestizia,  uniformandosi  solo  al- 
la mestizia  della  Chiesa  nelle  vesti,  e 
Cappe  paonazze  nel  venerdì  santo,  in 
cui  portano  quella  di  sajetta  paona/za, 
mentre  i  Cardinali  creature  la  assu- 
mono nell'esequie  novendiali  de'  Pon- 
teficij  o,  per  dir  meglio,  in  sede  va- 
cante, prima  di  entrare  in  conclave. 
Le  Cappe  si  custodiscono  entro  sac- 
coccie  di  tela  del  medesimo  colore, 
e  sono  poste  in  dosso  ai  Cardinali 
dai  decani,  coli' assistenza  del  mae- 
stro di  camera  o  gentiluomini. 

In  quanto  al  rito,  che  i  Cardina- 
H  di  santa  romana  Chiesa  osserva- 
no nella  variazione  dei  colori  delle 
Cappe,  diremo  prima  di  quella  di  co- 
lore rosso,  e  poi  di  quella  di  colore 
violaceo,  o  paonazzo.  I  Cardinali 
pertanto  usano  la  Cappa  rossa,  quan- 
do vanno  vestiti  di  rosso,  cioè  dal 
vespero  della  vigilia  di  Natale,  sino 
alla  Settuagesima ,  e  dalla  Pasqua 
di  resurrezione ,  fino  alla  prima  do- 
menica dall'avvento,  eccettuati  però 
i  venerdì  ed  altri  tempi,  in  cui  vesto- 
no di  paonazzo.  Nondimeno,  a  me- 
glio spiegarci,  le  Cappe  rosse  si  as- 
sumono in  tutti  i  vesperi  e  cappel- 
le Pontificie,  sebbene  il  Papa  non 
v'  intervenga ,  purché  esse  si  cele- 
brino, ne'  tempi  nei  quali  si  adopera 
l'abito  rosso.  Nelle  cappelle  della 
Cattedia  di  s.  Pietro ,  dell'  Annun- 
ziata, per  r  anniversario  della  crea- 
zione e  coronazione  del  Papa,  seb- 
bene cadessero  in  settuagesima,  o 
quaresima ,  si  usano  le  cappe  rosse, 
ben  inteso  però,  che  se  tali  anniver- 
sarii  cadessero  in  una  delle  dome- 
niche di  quaresima,  o  dell'avven- 
to o  della  settimana  santa,  i  Cardi- 
nali vestiranno  vesti  e  cappe  pao- 
nazze, ed  il  restante  del  gioì  no  u- 
seranno  vesti  rosse.  Pure  osserva 
Scipione  Amati  nel  Maestro  di  Qt* 


8H  GAP 

mera  del  Seslini,  che  alcuna  volta 
sotto  Leone  X  si  praticò  il  contra- 
rio. Nelle  cappelle  per  le  elezioni 
degli  imperatori,  i  Cardinali  vesti- 
rono abiti  e  cappe  rosse,  ad  onta 
che  cadessero  in  avvento  o  quare- 
sima. Clemente  XIV,  facendosi  con- 
sacrare vescovo,  volle  che  la  messa 
fosse  semplicemente  letta,  e  non  so- 
lenne, e  che  i  Cardinali  invece  dei 
paramenti  sacri,  prendessero  le  cap- 
pe rosse. 

Le  cappe  rosse  si  mettono  nella 
mattina  del  sabbato  santo ,  in  cui 
vengono  levate  le  paonazze,  dopo  il 
versetto  Peccatores^  te  rogamus  ali- 
di non,  ad  onta  che  la  sottana,  e 
fascia  siano  paonazze.  Rossa  dev'esse- 
re la  cappa  nelle  cappelle  dell'An- 
nunziata e  della  Concezione  (ben- 
ché cadano  in  quaresima,  ed  avven- 
to ) ,  nelle  tre  feste  di  Natale,  Pas- 
qua di  resurrezione  e  nella  Pente- 
coste, compresi  i  vesperì  che  si  ce- 
lebrano nelle  basiliche,  come  in  quel- 
li di  s.  Pietro.  Ma  se  in  questo  gior- 
no i  Cardinali  dovessero  recarsi  in 
altro  luogo  fuori  della  basilica  va- 
ticana, useranno  cappa  paonazza.  E 
da  avvertirsi  però,  che  in  tal  gior- 
no i  Cardinali  non  possono  mettersi 
la  cappa  né  in  chiesa,  né  in  sagri- 
stia,  ma  nella  camera  capitolare  de' 
canonici ,  ove  celebrano  le  congre- 
gazioni ne'  novendiali  per  la  morte 
del  Papa,  in  cappa  paonazza.  Rossa 
debb'  essere  la  cappa  per  cappelle  di 
pubbliche  allegrezze,  come  di  vitto- 
rie e  paci,  e  quando  il  Papa  battezzi 
o  cresimi  ebrei,  o  altri,  ciò  che  tal- 
volta si  fece  al  battisterio  latera- 
nense,  eccettuati  i  tempi  in  cui  si 
veste  di  paonazzo,  su  di  che  è  a  ve- 
dersi r  articolo  Vesti  Cardinalizie. 
Rossa  debb' essere  pure  in  tutte  le 
processioni  dell'  ottava  del  Corpus 
Dominij  e  ne'  vesperi    celebi^ati  col 


CAP 

ss.  Sacramento  esposto.  Ne*  secondi 
vesperi  della  Cattedra  di  s.  Pietro, 
il  Cardinal  arciprete  usa  Cappa  ros- 
sa, gli  altri  Cardinali  paonazza,  co- 
me si  pratica  per  quello  della  de- 
dicazione della  basilica  a'  i8  no- 
vembre, in  cui  r  arciprete,  per  uni- 
formarsi al  capitolo,  ha  pure  messo 
r  armellino  sulla  cappa  rossa.  Nella 
basilica  liberiana,  ne'  vesperi  di  s. 
Maria  della  Neve,  e  per  l'Assun- 
zione, r  arciprete  porta  cappa  rossa, 
e  gli  altri  Cardinali  l'hanno  paonazza. 
Altrettanto  si  fa  nella  basilica  latera- 
nense ,  ne'  vesperi  dell'  Ascensione , 
di  s.  Gio.  Battista ,  e  a'  9  novem- 
bre per  la  dedicazione  della  chiesa  : 
anzi  in  questo  vespero  1'  arciprete , 
per  uniformarsi  al  capitolo  sulla  cap- 
pa usa  l'armellino.  Se  nei  pontiQ- 
cali  di  Pasqua,  di  s.  Pietro  e  di  Na- 
tale, il  Papa  o  non  celebra ,  o  non 
interviene,  i  Cardinali,  in  luogo  dei 
paramenti,  usano  cappe  rosse  e  scar- 
pe nere ,  ricevendo  la  comunione  i 
CardinaU  diaconi ,  colla  stola  sulla 
cappa  sciolta.  Altrettanto  si  dica  dei 
vesperi  Pontificali  per  dette  solen- 
nità, cioè  di  s.  Pietro  e  di  Natale, 
in  cui  i  Cardinali  rendono  l'ubbi- 
dienza al  Papa  colle  cappe  rosse , 
indi  assumono  i  paramenti  sacri  , 
seppure  non  li  avessero  presi,  come 
vSi  praticò  talvolta.  Non  pertanto  Pio 
Vili,  benché  per  la  festa  di  s.  Pie- 
tro non  pontificasse,  ma  solo  assi- 
stesse ,  volle  che  il  sagro  Collegio 
vi  prendesse  i  paramenti  sagri ,  e 
le  scarpe  di  colore  rosso ,  avendo 
similmente  praticato  Pio  VII ,  pel 
Pontificale  di  Pasqua  del  1819,  in 
cui  celebrò  la  messa  il  Cardinal 
decano ,  in  occasione  della  presenza 
in  Roma  dell'  imperatore  France- 
sco I. 

Per    la    cappella    Cardinalizia    di 
s.  Boudveutura ,    che   si  celebra    iu. 


GAP 

ss.  XII  Apostoli,  il  sagro  Collegio 
vi  si  reca  in  vesti  rosse  e  cappe 
paonazze,  mentre  il  Cardinal  tito- 
lare usa  cappa  rossa.  Altrettanto  si 
lìi  nella  cappella  Cardinalizia ,  che 
fci  celebra  a  s.  Marcello,  per  la  fe- 
sta dell'  Esaltazione,  della  ss.  Croce, 
giacche  il  Cardinal  titolare  nella 
sua  chiesa,  per  la.  piena  giurisdi- 
zione che  vi  esercita,  nel  recarvisi 
usa  sempre  vesti  e  cappe  rosse,  co- 
me abbiamo  detto  de'  Cardinali  ar- 
cipreti, meno  che  nelle  cappelle  di 
esequie.  E  se  nell'avvento,  quare- 
sima, o  tempora,  e  vigilie  coman- 
date si  celebrassero  altre  funzioni , 
compresa  quella  delle  quaranta  ore, 
in  cui  si  espone  il  ss.  Sacramento 
con  processione,  allora  assumeranno 
i  Cardinali  vesti  e  cappe  paonazze, 
soltanto  eccettuata  la  festa  titolare 
della  chiesa,  in  cui  prendono  il  ve- 
stiario e  le  cappe  rosse.  Colla  cap- 
pa e  cappuccio  in  testa ,  i  Cardi- 
nali titolari  nelle  rispettive  chiese 
compartono  la  trina  e  solenne  be- 
nedizione, con  indulgenza,  che  si 
pubblica  da  un  canonico ,  o  sacer- 
dote della  medesima  (  V.  Titoli 
Caedinalizii  ).  I  Cardinali  legati  a 
lataCy  nel  luogo  della  loro  giurisdi- 
zione, e  secondo  il  contenuto  del  bre- 
ve apostoHco,  oltre  l'uso  della  cro- 
ce, e  il  poter  benedire,  possono  ve- 
stire abiti,  e  cappe  rosse  nelle  cap- 
pelle ed  altre  funzioni. 

Passiamo  a  trattare  dei  tempi  e 
funzioni,  in  cui  si  adopera  dai  Car- 
dinali la  cappa  violacea,  o  paonazza, 
avvertendosi  che  questo  colore  si 
dee  considerare  quasi  fosse  color  di 
porpora,  come  osservò  il  Bonanni, 
capo  CIX  Della  Cappa  Cardinali- 
zìa  pag.  4^^j  dicendo,  che  Plinio 
riconobbe  la  porpora  di  due  specie, 
una  di  colore  acceso,  l'altia  di  colo- 
l'e  violaceo,  perchè  in  ognuno  spicca 


CAP  <S9 

il  colore  di  rosa,  benché  il  primo 
si  adoperi  nelle  feste  solenni,  %  l'al- 
tro ne'  diversi  tempi  dell'  anno,  e 
particolarmente  quando  la  Chiesa 
prescrive  i  colori  di  penitenza,  mor- 
tificazione o  lutto,  secondo  i  misteri, 
che  celebra.  La  Cappa  paonazza  si 
porta  dai  Cardinali  di  Santa  Roma- 
na Chiesa  ordinariamente ,  e  senza 
veruna  eccezione,  oltre  quanto  ab- 
biamo detto  dell'  uso  della  Cappa 
rossa ,  ne'  concistori  tanto  pubblici , 
che  semipubblici  e  segreti.  Dal  Dia- 
rio però  del  maestro  di  cerimonie 
De  Grassis  si  legge ,  che  quando 
Leone  X  ricevette  in  Bologna  nel 
concistoro  pubblico,  Francesco  re  di 
Francia ,  i  Cardinali  assunsero  le 
Cappe  rosse.  La  Cappa  paonazza 
egualmente  si  adopera  dal  sacro 
Collegio  nelle  dispute,  o  conclusioni 
degli  uditori  di  Rota,  e  degli  avvo- 
cati concistoriali  nell'aula  della  can- 
celleria, e  nelle  chiese,  quando  sono 
dedicate  ad  un  Cardinale,  come  an- 
cora ne'  capitoli.  Si  devono  però 
eccettuare  le  tre  feste  di  Natale,  di 
Pasqua  di  Risurrezione,  e  della  Pen- 
tecoste, e  quelle  di  s.  Pietro,  ed 
ottava  del  Corpus  Domìnij  in  cui, 
come  si  disse  superiormente,  le  por- 
tano rosse.  Alle  altre  conclusio- 
ni, i  Cardinali  si  recano  in  abito 
senza  cappa  paonazza,  nonché  in 
tutte  le  prediche,  che  si  fanno  tanto 
nel  palazzo  apostolico,  che  nelle 
chiese,  eccettuate  le  nominate  festi- 
vità. Quando  il  p.  Micara,  predica- 
tore apostolico,  fu  pubblicato  Car- 
dinale in  quaresima  da  Leone  XI 1, 
continuò  a  fare  le  prediche  nello 
Pontifìcie  camere,  al  Papa,  e  al 
sacro  Collegio,  per  tutto  il  tempo 
quadragesimale,  vestito  colla  cap- 
pa. Inoltre  la  c<\ppa  paonazza  si 
usa  in  tulle  le  cappelle  Cardinali- 
zie, meno    nelle    predelle  feslc,  e  iu 


90  GAP 

tutte  le  cappelle  cleU' avvento,  e  di 
quaresima,  compresa  la  lavanda  nel 
giovedì  santo.  Che  se  il  tesoriere  è 
Cardinale,  in  cappa  somministra  le 
medaglie  al  Papa  pei  pellegrini, 
od  apostoli;  ritenuto  però  che  nel- 
la mattina,  e  giorno  del  venerdì 
santo,  la  Cappa  è  di  sajetta,  la  quale 
dai  Cardinali  veniva  adoperata  an- 
che in  altre  circostanze  pel  lutto.  È 
ancora  paonazza  in  tutte  le  esequie, 
ed  anniversari  de' fedeli  defunti,  dei 
Papi,  Cardinali  e  sovrani,  compreso 
il  mattutino  de'morti.  Se  la  Purifi- 
cazione non  cade  dopo  la  settuage- 
sima,  terminata  la  funzione  delle 
candele,  in  cui  presero  i  sacri  para- 
menti, i  Cardinali  assumono  nuo- 
vamente le  Cappe  rosse,  colle  quali 
aveano  reso  l'ubbidienza,  altrimenti 
prendono  le  paonazze,  le  quali  ven- 
gono da  essi  usate  nelle  cappelle  a 
s.  Lorenzo  in  Damaso,  e  nella  chiesa 
del  Gesìi  per  la  solenne  esposizione 
del  ss.  Sacramento;  che  se  il  Papa 
non  fa  la  funzione  delle  ceneri,  i 
Cardinali,  in  luogo  de' paramenti , 
con  cappa  le  ricevono  dal  celebran- 
te, e  se  la  festa  di  s.  Gio.  Battista 
cade  nell'ottava  del  Corpus  Domini^ 
ai  secondi  vesperi  della  basilica  la- 
teranense,  i  Cardinali  prenderanno 
le  cappe  rosse ,  viceversa  devono 
essere  paonazze.  Alla  messa  della 
beatificazione,  i  Cardinali  della  con- 
gregazione de'  Riti  assistono  con  cap- 
pe paonazze.  Il  Cardinal  penitenziere 
maggiore,  tanto  quando  prende  pos- 
sesso della  sua  carica,  alla  sua  sedia, 
nelle  basiliche  lateranense,  liberiana 
e  vaticana,  che  quando  nella  dome- 
nica delle  Palme  si  reca  alla  prima 
per  ascoltarvi  le  confessioni,  nel 
mercoledì  santo  alla  seconda,  e  nel 
giovedì  santo  alla  terza,  assume 
sempre  la  cappa  paonazza,  che, 
scioltagli    dal    suo  caudatario,    colla 


GAP 

berretta  in  capo  si  pone  a  sedere. 
Inoltre  usavano  i  Cardinali  la  cappa 
paonazza  nelle  cavalcate,  recandosi 
al  concistoro  pubblico  per  prendere 
il  cappello  Cardinalizio,  nelle  abiure 
di  errori,  e  delle  sette  eseguite  nelle 
chiese,  nelle  congregazioni  avanti  al 
Papa,  per  le  investiture  dei  domimi 
della  Santa  Sede,  e  per  altre  fun- 
zioni e  circostanze.  Ne' concistori  se- 
greti e  pubblici  si  assume  sempre 
la  cappa  paonazza,  come  dicemmo, 
fuorché  se  cadessero  nelle  feste  di 
Natale,  Pasqua  e  Pentecoste,  in  cui 
si  adoprerà  la  cappa  rossa. 

§  III.  Cappa  de  prelati,  degli  av- 
vocati concistoriali  y  de  cubicula' 
riij  de' procuratori  di  collegio^  dei 
canonici  e  di  altri. 


Le  Cappe  de'  patriarchi ,  arcive- 
scovi, vescovi  e  prelati,  che  ne  hanno 
r  uso,  si  resero  piti  comuni ,  quando 
i  Papi  dimorarono  in  Avignone.  So- 
no tutte  di  saia  paonazza,  con  istra- 
scico,  il  quale  viene  ripiegato  e  attor- 
tigliato, e  sorretto  nel  fianco  sinistro 
da  una  fettuccia.  Neil'  inverno  si  fo- 
dera di  pelle  di  armeUino,  e  negli  altri 
tempi,  cioè  dal  mese  di  maggio  al  no- 
vembre, pili  o  meno  secondo  le  con- 
suetudini, la  fodera  del  cappuccio  è 
di  ormesino  o  di  seta  cremisi.  I  pa- 
triarchi ,  arcivescovi  e  vescovi  reli- 
giosi usano  le  cappe  del  colore  del- 
l'abito dell'Ordine  cui  appartennero, 
meno  quelli  autorizzati  da  Pontificia 
concessione.  Così  le  pelli,  e  le  fodere 
di  seta  si  regolano  a  seconda  del  co- 
lore della  cappa,  eccettuati  i  chierici 
regolari,  ed  altre  congregazioni,  che 
r  adoperano  come  gli  altri  paonazza, 
e  cogli  armellini  e  fodere  cremisi, 
siccome  si  avvertì  al  §  II  di  ({uesto 
articolo,  parlandosi   delle   Cappe  dei 


CAP 
Cardinali  religiosi.  F.  Caerìmoniale 
episcoporum^  de  Cappa  episcopi. 

Gli    Oidi  nari  i    spiegano  le   cappe 
nelle  loro  diocesi,  e  luoghi  di  pro- 
pria giurisdizione ,  ma  in  Roma  ,  e 
nelle  cappelle  Pontifìcie,  ninno  può 
spiegarla,  come  non  possono  spiegar- 
la i  prelati  di  quantunque  collegio, 
meno  gli  uditori  di  Rota,  ed  il  com- 
mendatore di  s.  Spirito.    In  quanto 
al  commendatore  di  s.  Spirito ,  egli 
in  tutte  le  solennità  maggiori,  nella 
chiesa  di  s.   Spirito  in  Sassia,   assi- 
ste in  coro  nel  suo  seggio  con  cappa 
sciolta  di  saietta  paonazza.  Riguardo 
agli  uditori  di  Rota,  racconta  il  Ber- 
nini, il  Tribunale  della  Rota^  pag. 
i83,  che  nell'apertura  del  tribunale, 
la  quale  si  fa  a' primi  di  ottobre  nelle 
camere  del  palazzo  vaticano ,    dopo 
aver  ascoltato  la    messa,  passano  in 
quella  dell'  auditorio ,    e  disciolta  la 
Cappa  magna ,   che  aveano  assunto 
prima  della  messa,  si  pongono  a  se- 
dere nelle  rispettive  cattedre,  ed  as- 
sistono alla  formale  lettura  delle  co- 
stituzioni apostoliche   riguardanti    il 
tribunale.  Quando  però  gli  uditori  di 
Rota  non  aveano  abito  distinto,  es- 
sendo anticamente    composto   il  tri- 
bunale di   monaci,  di    chierici    e  di 
laici ,  i  primi  vestivano    di  nero  ,  i 
i  secondi  di  paonazzo,  e  poi  anche 
di  nero,  e  i  terzi  di  rosso.  Nelle  ese- 
quie novendiah,  e  nelle  conclusioni 
alla  cancelleria ,  e  quando  si  riuni- 
scono   agli  avvocati  concistoriali    in 
qualche  particolar  funzione  cogli  udi- 
tori di  Rota ,    questi    adoperano   le 
cappe    della    forma    di  quelle  degli 
avvocati  concistoriali. 

Gli  avvocati  concistoriali  portano 
una  Cappa  soltanto  propria  del  loro 
collegio,  già  usala  ne'  tempi  antichi 
dai  Cardinali  e  dai  canonici.  Questa 
Cappa  in  presenza  del  Papa  si  porta 
aperta ,  ossia  si  mostra  l' arinclliiio, 


CAP  ^'"^ìfr^ 

e  la  seta    secondo    la    stagione  ;    in 
ogni  altra  circostanza  si  porla  chiu- 
sa ,  restando  l'armellino,  o  la  setn 
al  di  dentro.  Si  sovrappone  poi  alla 
soprana  di  saia  paonazza  senza  ma- 
niche, con  tre  aperture,  una  avanti 
al  petto  sino  al  collo,  e  le  altre  ai 
lati  per  introdurvi  le  braccia  ,    non 
ha  coda  come  quella  de'cubicularii , 
ed  è  tutta   stesa  sino  a'  piedi.    Nel- 
l'inverno portano  il  cappuccio  fode- 
rato   di  pelli  di  armellino,  e    negli 
altri  tempi  la  fodera  è  di  ormesino 
cremisi.  Altrettanto  usano  i  soli  mon- 
signori procuratore  generale  del  fisco 
ed  il  commissario  della  camera,  seb- 
bene quest'ultimo  anticamente  gode- 
va la  Cappa  rossa  de'  cubiculari. 

Tutti  i  cubicularii  [Fedi),  cioè  fa- 
migliari Pontificii,  come  «  camerieri 
»   segreti,  soprannumerarii,  e  di  ono- 
>»   re  ecclesiastici,  cappellani    segreti 
>}   e  di    onore ,    cappellani    comuni , 
«   chierici    segreti    e   aiutanti  di  ca- 
mera   del  Papa  ",    nelle    cavalcate 
e  concistori  pubblici,  nella  processio- 
ne del   Corpus  Domini  ^    e  in  tutte 
le  cappelle  Pontificie  [Vedi),  usano 
Cappa  di  saia  rossa,  con  mostre  di 
seta  rossa,  con  cappuccio  simile  guar- 
nito di  pelli  di  armellino  nell'  inver- 
no ,  e  colla  fodera  di  seta  rossa    in 
altri  tempi.   Questa  Cappa,  che  assu- 
mono sulla  sottana  paonazza,  è  aper- 
ta in  sul  davanti,    senza  coda,  con 
maniche  larghe  e  corte,  con  mostre 
di   seta    rossa.    I    bussolanti  poi ,  ai 
quali  vennero  riuniti  gli  scudieri,  e 
i  camerieri  extra  muroSj  hanno  la 
Cappa,  <iome  i  sopraddetti,  tanto  nel- 
la forma,  che  nella  qualità  e  colore. 
Solo    diversifica    nel   cappuccio,  che 
non  è  ornato  né  di  pelli,  ne  di  fo- 
dera di  seta,    e   soltanto  Benedetto 
XIV,  nel    174^)  concesse  ai  canW" 
rieri    extra   muros    V  uso    del  cap- 
puccio.   Hanno    inoltre    l*  uso    ilella 


9^  GAP 

Cappa,  come  quella  de'  camerieri  se- 
greti, sebbene  i  registri  concistoriali 
prescrivano  quella  de'  bussolanti  col 
capj3Uccio  però  ritorto ,  e  ne'  conci- 
stori sì  pubblici  che  segreti,  e  nelle 
esequie  de'  Papi,  e  Cardinali ,  i  tre 
chierici  nazionali  dell'  impero ,  di 
Francia  e  di  Spagna ,  vestendo  di 
sotto  la  sottana  e  fascia  paonazza. 
V.  Concistori.  I  procuratori  di  col- 
legio (Vedi)^  poiché  Leone  XII,  con 
breve  de'  21  giugno  i8si5,  li  rein- 
tegrò del  loro  posto  nelle  cappelle 
Pontifìcie,  e  ne  confermò  i  privilegi 
che  godevano,  portano  Cappa  di  saia 
nera,  con  fodera  di  seta  nera,  e  cap- 
puccio simile  foderato  di  seta  di 
egual  colore.  La  Cappa  loro  è,  come 
quella  degli  avvocati  concistoriali, 
ma  non  hanno  l'  uso  delle  pelli  sul 
cappuccio;  la  sottana  è  di  seta  nera 
neir  estate,  e  di  panno  nell'  inverno. 

Finalmente  nella  cappella  Pontifi- 
cia, quando  i  chierici  regolari,  e  gli 
alunni  de' collegi  recitano  il  discorso, 
assumono  la  cappa  di  saja  paonazza 
con  fodera  di  seta  cremisi,  e  nell'  in- 
verno cogli  armellini  bianchi. 

Riguardo  alle  Cappe  de'  canonici, 
oltre  quanto  si  è  detto  superiormente 
sull'origine  della  Cappa,  ed  all'arti- 
colo Caivonici,  aggiungeremo  col  Ma- 
cri,  che  anticamente  la  loro  Cappa  era 
come  quella  de  frati,  tutta  aperta 
davanti,  e  solamente  unita  a'  piedi, 
come  viene  descritta  da  Nicolò  III 
nelle  costituzioni  della  basilica  vaticana, 
di  cui  era  stato  arciprete:  >>  A  vigilia 
=->  scilicet  omnium  sanctorum  usque  ad 
"  sabbatum  sanctum  superpelliceas 
>»  lineas  deferant,  cappas  nigras  de 
«  sagia  simpUces;  vel  si  voluerint 
"  foderatas  a  cingulo  vel  circa  ex 
ii  parte  interiori  fixas  inferius  et  a- 
"  pertas".  I  beneficiati  però  porta- 
vano le  Cappe  tutte  serrate,  con  u- 
na    piccola   apertui'a    per   cavar   le 


GAP 

mani,  della  qual  forma  era  quella 
de'  Cardinali,  come  si  ravvisa  dagli 
antichi  monumenti  di  pitture,  meda- 
glie, ec.  E  il  Bonanni  dice,  che  fino 
a'  tempi  d' Innocenzo  III,  i  canonici 
vaticani  usavano  la  cappa  di  saja  ne- 
ra, cambiata  però  in  paonazza  cogli 
armellini  da  Nicolò  V,  il  quale  con- 
cesse a'  beneficiati  la  fodera  di  pelle 
cenerina.  Diversi  Pontefici  concedet- 
tero a'canonici  d'insigni  capitoh,  bene- 
ficiati, e  chierici  beneficiati  l'uso  del- 
la cappa  nell'inverno,  ed  a  molti  ca- 
nonici le  cappe  rosse  per  ispecial  pri- 
vilegio; altri  permisero,  come  al  ca- 
pitolo di  s.  Maria  in  Trastevere  in 
Roma,  di  spiegare  le  Cappe  all'ado- 
razione della  Croce  nel  venerdì  santo, 
e  la  congregazione  de'  Riti,  per  non 
dii'e  di  altri  esempi,  con  decreto  de' 4 
settembre  i745'  tomo  IV.  p.  352,  n. 
4029,  permise  a'canonici  della  cat- 
tedrale di  s.  Severo  di  andare  all'  a- 
dorazione  della  Croce  colle  cappe  spie- 
gate. 

All'  articolo  Canonici  Regolari 
(Vcdi)^  si  tratta  delle  Cappe  da  loro 
usate,  con  molte  erudite,  ed  analoghe 
notizie.  A  Bonifacio  Vili  era  stato  do- 
mandato dall'abbate  de'monaci  di  Co- 
lonia r  uso  della  Cappa  rossa  ;  però 
non  gli  fu  accordata  che  la  Cappia 
nera  con  lo  strascico;  e  Guglielmo 
conte  di  Pontieu  assegnò  a'  canonici 
regolari  de'  ss.  Maurizio  e  compagni 
martiri,  acciò  portassero  sempre  a 
loro  onore  la  Cappa  rossa,  tredici 
lire  d'argento,  come  abbiamo  da  una 
lapide  ;  >y  Ad  emendas  vigiliti  ulnas 
«  scarlatae  ad  ulnam  de  provinis, 
«  ad  facienda  cappuccia,  quae  prae- 
«  dicti  canonici  in  signum  martyrii 
»  b.b.  martyrum  Mauritii,  sociorum- 
«  que  ejus  jure  ordinis,  et  consue- 
«  tudinis  in  ecclesia  gestare  rubea 
«   dignoscuntur  ". 

Non  si  dee  tralasciare  di  far  men- 


GAP 
7Ìniie  del  così  detto  Diritto  di  Cappa, 
che  si  pagava  a*  capitoli  pc'niiOTi  pre- 
lati, od  ai  religiosi    pe'  nuovi  abbati 
commcndatarii,  secondo  l'uso  partico- 
lare di  a  le  line  chiese.  Per  diritto  di 
Cappa  s'intende  eziandio  quello,  che 
certi    capitoli    esigevano   da' canonici 
novelli ,   per  islallarli^  e   dar  loro    il 
possesso  in  coro,  consistente  in  un  do- 
nativo di  denari  da  suddividersi  fra 
i    canonici,  ciocche  vietò   il  concilio 
di  Trento,  come  Pio  li  precedente- 
mente avea  proibito  gli  altri  regali. 
Per  la  celebre  Cappa  di  s.  Martino 
s'intese  indicare  quel  mantello  o  sten- 
dardo, aflìdalo  alla  custodia  de' duchi 
d'Anjou,  come  siniscalchi  di  Francia,  e 
che  jìortavasi  dall'esercito,  consistendo 
in  un  velo  di  taffetà,  colla  effigie  del 
santo,  e  che  era  stato  posto  sulla  di 
lui  tomba.  Vuoisi  da  alcuni,  come  di- 
remo all'articolo    Cappellani,    che    i 
cappellani  avessero  1'  origine  dai  cu- 
stodi di  tal  cappa,    e    da    essa    cosi 
sieno  stati  chiamati. 

Finalmente  è  da  avvertirsi,  che  nel- 
la corte  romana  si  chiamano  Cappe 
nere,  quegl'individui,  che  appartengo- 
no alle  famiglie  nobili  dei  Cardinali, 
primari!  prelati,  principi,  ambasciato- 
ri, e  nobiltà  romana,  cioè  i  loro  mae- 
stri di  camera,  i  gentiluomini^  i  cap- 
pellani, e  i  camerieii  ec,  perchè  ve- 
stono abiti  neri  detti  da  città,  e  gli 
ecclesiastici  l'abito  talare.  Ed  ezian- 
dio i  camerieri  segreti,  e  di  onore 
secolari  del  Papa,  chiamansi  di  spa- 
da e  cappa,  perchè  coli'  abito  di  cit- 
tà usano  pure  la  spada,  come  i 
maestri  di  camera,  e  i  gentiluomini 
secolari  de' Cardinali,  prelati,  ed  altri 
summentovati.  La  denominazione 
Cappa  in  tali  individui  sembra  pro- 
venuta dal  fbrrajuolone  di  scia,  o 
mantello,  anticamente  appellalo  cap- 
pa, e  l'aggiunto  di  nera  dal  colore 
di  esso,  e  dal  restante  dell'abito. 


CAP  93 

CAPPADOCIA.  Era  una  delle 
parti  più  vaste  dell'  Asia  minore. 
Anticamente  eravi  soltanto  una  pro- 
vincia chiamata  Cappadocia,  che,  se- 
condo Slrabone,  i  persiani  divisero 
in  due  satrapie,  e  i  macedoni  in 
due  regni,  uno  dei  quali  fu  appel- 
lato Cappadocia  del  monte  Tau- 
ro, e  questa  era  la  grande  Cap- 
padocia; l'altro  chiamossi  di  Cap- 
padocia del  Ponto.  La  Cappado- 
cia detta  Magna,  per  distinguerla 
da  quella  del  Ponto,  che  poteva  dir- 
si Cappadocia  marittima,  confinava 
coir  Armenia  minore ,  colla  Gala- 
zia  ,  colla  Licaonia ,  colla  Cilicia , 
e  col  regno  del  Ponto.  Mazaca  ^ 
o  Eusehia  ^  detta  poi  Cesarea  fu 
la  capitale.  Vi  regnarono  in  va- 
rii  tempi  Farnace  investitone  da 
Ciro,  A  riarte,  Ariobarzane,  ed  Ar- 
chelao, sotto  il  quale  divenne  provin- 
cia romana  per  volere  del  senato, 
e  di  Tiberio,  e  fu  governata  dal- 
l'ordine de'  cavalieri.  L'  imperatore 
Valente,  dopo  che  la  Cappadocia 
era  passata  dall'impero  romano  a 
quello  de'  greci,  trascorsa  la  metà 
del  IV  secolo,  divise  la  Cappadocia 
in  prima,  e  seconda.  Cesarea (Fe- 
c?/),  già  metropoli  di  tutta  la  Cap- 
padocia, rimase  metropoli  della  pri- 
ma; la  seconda  ebbe  per  capitale 
Tiana  {Vedi),  alle  falde  del  monte 
Tauro,  quindi  l'imperatore  Giusti- 
niano I  nel  VI  secolo  cambiò  anco- 
ra quest'  ordine,  e  suddivise  la  se- 
conda Cappadocia  in  seconda  e  ter- 
za ,  dando  per  metropoli  a  que- 
st'ultima la  città  di  Mocesa,  che  poscia 
dal  suo  nome  prese  quello  di  Giu- 
stinianopoli  (  Fedi).  Altri  poi  dico- 
no, che  questo  paese  veniva  separa- 
to in  due  parti  generali,  l'Armenia 
minore,  e  la  Cappadocia  propria. 
Questa  era  smUlivisa  in  due  gran 
Provincie,  la  gran  Cappadocia,  quale 


Oi  GAP 

giaceva  fra  la  terra  e  il  Ponto,  che 
racchiudeva  quanto  estendevasi  lun- 
go il  Ponto-Eusino.  E  questo  paese,  il 
quale  comprendeva  tutto  quello,  che 
in  oggi  si  conosce  sotto  il  nome  ge- 
nerale di  Amasia,  città,  che  fu  l'an- 
tica residenza  dei  re  di  Cappa- 
docia ,  ed  alcuni  cantoni  circon- 
vicini, avea  parecchie  considerabili 
città ,  delle  quali  ancora  sussiste 
la  maggior  parte ,  sebbene  alcune 
abbiano  cambiato  interamente  il 
nome,  e  quello  di  altre  siasi  al- 
terato. In  progresso  di  tempo,  nei 
primordii  del  XIII  secolo,  servì  di 
asilo  all'imperatore  Alessio  Comne- 
no,  che  Baldovino  conte  di  Fian- 
dra, alla  testa  de' francesi,  e  de' ve- 
neziani, discacciò  da  Costantinopoli. 
In  allora  fu,  che  Comneno  fondò  l'im- 
pero di  Trebisonda ,  il  quale  soste- 
nutosi per  duecento  e  cinquant'anni, 
fu  da  Maometto  II  distrutto  nel  XV 
secolo,  recando  prigioniero  il  regnan- 
te Davide  Comneno,  e  tutta  l'impe- 
riale famiglia,  onde  la  Cappadocia 
ancora  interamente  cadde  in  potere 
de' turchi. 

Passando  a  parlare  dell'introdu- 
zione del  cristianesimo  nella  Cappa- 
docia, è  da  premettersi  che  la  reli- 
gione degli  antichi  suoi  abitanti  era 
quella  dei  persiani.  In  seguito  si 
succedettero  i  riti  barbari,  dappoi- 
ché si  vuole  che  venissero  offerte  a 
Comano  vittime  umane.  Certo  è, 
che  quando  il  principe  degli  apo- 
stoli s.  Pietro,  passò  dalla  Palestina 
nella  Soria,  fissando  nell'  anno  38 
dell'  era  cristiana  la  sua  sede  in  An- 
tiochia, trascorse  quindi  le  provincie 
di  Ponto,  Calazi  a  ,  e  Cappadocia  , 
predicando  per  tutto  l'evangelo,  a- 
vendo  primieramente  nella  sua  ca- 
pitale Cesarea  battezzato  Cornelio 
centurione  romano ,  che  essendo  il 
primo  de' gentili    a  ricevere  il   bat- 


CAP 

tesimo,  divenne    in  seguito    vescovo 
della  stessa  Cesarea,  come  attesta  il 
p.  Sa^igallo,  nelle    Gesta    de'  Ponte- 
fici, titolo  3.  Dipoi  accadute  le  ac- 
cennate    suddivisioni     della     Cappa- 
docia,  che  ebbe    la  gloria    di    pro- 
durre i  santi  Gregorio  Taumaturgo, 
Basilio  //  Grande,  Gregorio  Nazian- 
zeno,  ed  altri  padri,  che  ne  nobili- 
tarono il  suolo,  ad  onta  della  men- 
zionata   disposizione    di    Giustiniano 
I,  stante  quelle  del  concilio  Calcedo- 
nese,  celebrato  nel  45»  i ,  il  quale  avea 
regolate  le  sue  provincie    ecclesiasti- 
che,   in    modo    che    non     potessero 
essere  cambiate  dal  principe  ,  la  se- 
de di  Mocesa  o    di    Giustinianopoli 
non  godeva  tuttavia  dei  diritti   me- 
tropolitici all'epoca  del  sesto    conci- 
lio generale,  celebrato    in    Costanti- 
nopoli nell'anno  68o  sotto    il  pon- 
tificato   di     Agatone  ;     e     Nazianzo 
(  Vedi),  che  secondo  1'  Oriens  cìirist. 
tom.  I,  p.   35 r,    viene    posta    nella 
terza  Cappadocia,  fu  eretta   in  me- 
tropoli dall'imperatore  d'oriente  Ro- 
mano IV  Diogene. 

Ecco  le  sedi  vescovili  delle  tre 
provincie  di  Cappadoica.  I  Cesa- 
rea, metropoli,  Nissa ,  o  Niso,  Ter- 
me Basilica ,  Cissa ,  Pamuliana,  o 
Camuliana.  II  Tiana,  metropoli,  Ci- 
bestra ,  o  Cybistra ,  Faustinopoli , 
Sasime  ,  o  Zazima,  Balbissa.  Ili 
Mocesa,  o  Giustinianopoli,  metro- 
poli, Nazianzo,  Colonia,  Parnasso , 
Doara. 

Commanvìlle  registra  le  diocesi 
della  prima  provincia  di  Cappado- 
cia, in  questo  modo:  Cesarea,  Nis- 
sa,  Camuliana,  Cissa,  Teodosiopoli , 
Evaisso,  Seria,  Arathia^  Epolia ,  e 
Metodiopoli,  ed  alla  terza  provincia, 
aggiunge  alle  predette  sedi  vescovi- 
li, Meliana  fondata  nel  IX  secolo. 

Due  sono  i  concilii  di  Cappadocia. 
Il  primo  vuoisi  da  alcuni  convocato 


GAP 
l'anno  827  coll'intervento  di  s.  Basi- 
lio, per  la  divisione  della  Cappadocia 
in  due  provincie,  prescritta  dall'im- 
peratore Valente.  S.  Basilio  come 
metropolitano  sostenne  che  tal  sud- 
divisione non  dovesse  punto  pre- 
giudicar alla  sua  giurisdizione  su 
tutte  le  chiese  di  Cappadocia.  Il 
vescovo  poi  di  Tiana,  dichiarata 
metropoli  della  seconda  Cappado- 
cia, pretese  invece  di  esercitare  egli 
i  diritti  e  le  prerogative  di  metropo- 
litano sulle  chiese  soggette  alla  pro- 
pria sede  metropolitica;  ma  il  con- 
cilio compose  la  questione,  accre- 
scendo il  numero  de'  vescovati ,  il 
che  sì  risolvette  in  vantaggio  spi- 
rituale della  Chiesa.  11  secondo  con- 
cilio di  Cappadocia  si  dice  adunato 
nell'anno  876,  pei*  approvare  il  li- 
bro dello  Spirito  santo,  composto 
dal  menzionato  dottore  san  Basilio 
Magno. 

CAPPELLA,  Capella,  Sacellum, 
Sacrarìunij  dedicala.  Luogo  nelle 
chiese  o  case  ,  ov'  è  situato  V  altare 
per  celebrare,  o  un  oratorio  in  cui 
avvi  un  solo  altare,  il  quale  si  chia- 
ma anco  piccola  chicsina.  Il  Burio, 
nel  suo  Ononiasticon,  dice  che  cap- 
pella )»  apud  Gavantum  deducitur  a 
'>  caprarum  pellibus  bisce  verbis: 
M  cappella  fuit  apud  antiquos  pia 
*»  domus  itineraria  ex  caprarum  pel- 
M  libus  fabricala;  et  a  pellibus  bis 
«  cappellas  earumque  custodes  ca- 
»  pellanos  vocitabant  ".  Altri  fanno 
derivare  la  parola  Cappella  dalla 
cappa  di  s.  Martino,  che  i  re  di 
Francia  nelle  guerre  facevano  custo- 
dire sotto  tende,  che  dicevansi  cha- 
pelleSj  e  che  poi  racchiudevasi  nella 
santa  cappella,  i  cui  custodi,  come 
spiega  il  Zaccaria,  furono  appellati 
cappellani  (  Fedì  ).  Cappella  per- 
tanto dicesi  quella  baracca  di  rami 
fìx^uzuti,    di  frasche,   e  di  legname 


CAP  95 

che  si  rizza  talvolta  nelle  guerre,  e 
in  altre  circostanze  alla  testa  del 
campo ,  acciò  il  cappellano  vi  possa 
porre  V  altare  [Fedi),  e  dir  la  mes- 
sa ,  cui  assistono  i  soldati. 

Dalla  vita  di  s.  Norberto  cap.  i5, 
si  ha  che  Cappella  significò  an- 
cora quel  luogo,  in  cui  si  custodi - 
vailo  le  cappe,  ed  anco  i  mantelli 
de'  santi,  non  che  i  paramenti  sacri 
da  usarsi  nella  celebrazione  de'  di- 
vini misteri,  luogo  chiamato  eziandio 
cubiculum  j  e  talvolta  per  Cappella 
s' indicò  la  cappellania  (Fedi),  spe- 
cie di  benefìcio  ecclesiastico.  Si  chia- 
mò altresì  Cappella  la  moltitudine 
de'  musici ,  deputati  a  cantare  in 
una  chiesa  ;  e  quindi  canto  a  Cap- 
pella si  nominò  il  canto  figuralo,  o 
quella  specie  di  canto  musicale,  che 
per  lo  più  si  usa  nelle  sacre  fun- 
zioni. Maestro  di  cappella,  Cory- 
phaeuSj  chiamasi  colui  che  regola, 
e  dirige  i  musici  della  cappella,  e 
cappellani  cantori  si  dicono  i  canto- 
ri della  cappella  Pontificia  (  Fedi). 
Dice  il  Macri,  che  nella  festa  del 
santo  titolare  d'una  cappella  si  re- 
cita l'ofìjzio,  come  ordina  il  Calen- 
dario romano,  piti  si  celebra  la  messa 
col  Gloria,  senza  il  Credo,  come 
prescrive  la  rubrica.  Ma  se  nella  C^ap- 
pella  fosse  stato  trasferito  il  titolo  di 
qualche  chiesa  rovinata ,  allora  si  re- 
citerà r  ufllcio  del  santo  titolare  qual 
ufficio  semidoppio .  Il  medesimo  ag- 
giunge altresì,  che  per  Cappella  s' in- 
ttnde  anche  quell'  oratorio ,  o  pic- 
cola chiesa,  destinato  alla  preghiera, 
e  alla  celebrazione  della  messa,  con- 
siderandolo qual  parte  della  chiesa. 
Fra  le  etimologie  di  Cappella,  ri- 
porta il  Macri  medesimo  quella  ac- 
cennata da  Gemin,  lib.  I,  cap.  128: 
w  Capenum  dicitur  domus,  ad  quam 
«  pauperes  ad  postulandam  vico 
»  mosynam  confluunt.  Inde  dimiim- 


96  GAP 

M  tum  cappella  dicitur,  in  qua  chri- 
«  stiani  paupercs  spirita  ad  postu- 
^  landam  animae  eleemosynam  con- 
w   veniunt  ". 

Abbiamo  dal  p.  Lupi ,  Disserta- 
zioni^ tomo  I,  p.  37,  che  le  cap- 
pelle annesse  alle  antiche  chiese, 
chiamate  anche  Oratoriij  o  Esdre, 
furono  fatte  ad  imitazione  delle  fab- 
briche sacre  de'  gentili ,  e  con  un 
solo  altare.  Quindi  riporta  gli  esem- 
pii delle  antiche  cappelle  ne'  templi 
de'  gentili,  quelle  del  Pantheon ,  o 
chiesa  di  s.  Maria  ad  Martyresj  e 
dice,  che  il  disegno  della  croce  gre- 
ca con  cui  fu  edificata  presso  il  fo- 
ro Agonale  la  chiesa  di  s.  Agnese, 
con  tre  cappelle  nell'  estremità  della 
croce,  e  quattro  nei  quattro  angoli 
che  formano  gli  stipiti,  od  i  piloni 
della  cupola,  sia  una  imitazione  del 
tempio  creduto  di  Plutone,  nella 
villa  Adriana  presso  Tivoli.  Le  gran 
cappelle  laterali  della  chiesa  di  s. 
Andrea  della  Valle,  si  riconoscono 
nella  fiancata  del  tempio  della  Pa- 
ce, ed  altrove.  Quando  gli  antichi 
usarono  la  voce  Deluhrum,  intese- 
ro indicare  un  tempio  colle  cappel- 
le, a  differenza  di  quando  adopera- 
rono altri  vocaboli  :  Deliibra  sunt 
tempia  ciini  sacellis.  Riferisce  il  Ber- 
lendi,  Delle  oblazioni  all'altare^  p. 
1 49,  che  nelle  antiche  chiese,  in  cui 
eravi  un  solo  altare,  si  videro  tal- 
volta lateralmente  alcune  camerette, 
chiamate  anche  cellette  da  s.  Paoli- 
no, e  monisteri  da  Agnello  nella  vi- 
ta di  san  Giovanni  arcivescovo  di 
Ravenna.  San  Nilo,  nella  descri- 
zione del  tempio  fatto  innalzare  dal 
prefetto  Olimpiodoro,  dice  :  In  com- 
muni vero  aede  multis  variisqiic 
distincta  cubiculis.  L' autore  del- 
la vita  di  Sergio  nel  Pontificale , 
narra:  »  Hic  tectum,  et  cubicula 
^i  universa  in  circuitu   basilicae   b. 


GAP 
»*  apostoli  Pauli  studiosius  exorna- 
«  vit  ".  Queste  camere  presso  gli 
antichi  sono  come  le  nostre  Gappel- 
le ,  onde  disse  il  Baronio  »*  Cubi- 
«  culum  enim  idem  fuisse  apud 
»5  antiquos,  quod  hodie  apud  nos 
"  cappellam  "  ;  ed  è  perciò  che  Gar- 
lo  Macri  nelle  aggiunte  fatte  al  Hie- 
rolexicon  del  suo  fratello  Domeni- 
co, dice  »  Synonima  sunt  cappella* 
>y  nus,  et  cubicularius  apud  latinos  '*, 
e  perciò  il  Bianchini  nelle  note  a 
s.  Leone  I,  Papa  del  44^5  spiega 
che  i  cubicularii,  o  cappellani,  pre- 
sero questa  denominazione  dalla  cu- 
stodia loro  affidata  de'  venerandi  cor- 
pi de'  principi  degli  apostoli,  a'  quali 
custodi  edificò  il  detto  Pontefice 
presso  le  tre  basiliche  altrettante  ca- 
mere, chiamate  sacrarla^  sive  sa- 
cella,  per  abitarvi.  In  esse  non 
si  celebrava  la  messa ,  ma  piutto- 
sto vi  si  ritiravano  i  fedeli  ad  ora- 
re con  maggior  raccoglimento,  e  ta- 
lora servirono  per  seppellirvi  i  de- 
funti. 

Riguardo  al  tempo  della  erezio- 
ne delle  cappelle  nelle  chiese,  si 
vuole  che  fosse  nel  sesto  secolo,  in 
cui  si  moltiplicò  la  erezione  degli 
altari ,  ed  in  cui  si  accrebbero  tan- 
to i  sacerdoti,  che  i  fedeli,  come  at- 
testa il  Mabillon,  Praef.in  Saec.  Ili 
n.  'j']  :  »  Mysteria  sacra  frequenta- 
»  ri  amplius,  et  arac  plures  una  in 
»  ecclesia  construi  captae  ";  anzi 
a'  tempi  di  Carlo  Magno ,  il  conci- 
lio di  Tionville  deir8o4  ne  vietò  il 
superfluo,  ed  eccessivo  numero.  Er- 
i-arono  pertanto  il  Gocleo,  e  Bild 
detto  Renano,  nel  dire  il  primo,  che 
la  moltiplicità  degli  altari  nelle  chic- 
se  per  mezzo  delle  cappelle,  inco- 
minciasse nel  XII  secolo,  e  nel  sos- 
tenere il  secondo,  che  moderna  sia 
una  tale  aggiunta.  Le  Gappelle  adun- 
que fabbricate   nelle  chiese,    e    che 


GAP 
Hinno  parfe  di  esse  sono  chiamate 
tla'  canonisti  sub  teclo,  mentre  quel- 
le edificate  fuori  delle  chiese,  e  che 
sussistono  da  loro  stesse  le  chiama- 
no su!)  diu. 

Il  Millin  comprende  sotto  il  no- 
me di  Cappella ,  tanto  que*  piccoli 
edificii  che  possono  riguardarsi  co- 
me diuìinutivi  di  templi ,  o  chiese 
(Vedi)  ^  e  che  secondo  lui  tengono 
il  luogo  delle  antiche  Àediculae,  quan- 
to quelle  porzioni  di  edificii  sacri, 
che  contengono  un  altare,  e  che  en- 
trano nella  composizione,  e  nel  com- 
plesso di  una  chiesa.  I  primi,  che 
sono  talvolta  da  noi  chiamati  orato- 
rii ,  si  costruiscono  d' ordinario  in 
que*  luoghi,  i  quali  non  ammettereb- 
bero per  se  stessi  ne  la  estensione 
né  la  spesa  della  costruzione  d' una 
chiesa.  ISell'  Italia  specialmente,  pres- 
so le  pubbliche  vie,  se  ne  trova  un 
numero  considerevole,  per  comodo 
de'  viandanti,  e  degli  abitatori  cam- 
pestri. Il  carattere  di  tali  piccoli  e- 
dificii  non  ammette  ne  ricchezza,  né 
lusso,  ma  solo  forme  sempHci,  di 
che  può  servire  a  modello  quello, 
che  Giulio  IH  fece  fabbricare  dal 
celebre  architetto  Vignola,  ad  o- 
nore  di  s.  Andrea  apostolo,  sulla 
\ia  Flaminia  presso  la  Villa  chia- 
mata volgarmente  di  Papa  Giulio. 
Imitò  l'artefice  in  questo  lavoro  l'an- 
tico stile,  col  dare  una  forma  qua- 
drata all'esterno,  sopra  la  quale 
pose  una  cupola  bassa,  come  quel- 
la del  Pantheon,  e  rivestì  T edi- 
lìzio di  peperino.  Le  Cappelle  poi, 
che  non  formano  im  corpo  di  edi- 
lìzio isolato,  e  che  quasi  sono  il  di- 
minutivo d'  una  chiesa,  sono  quelle, 
che  vcggonsi  forse  troppo  moltipli- 
cate nelle  chiese,  nelle  quali  forma- 
no un  complesso  di  parti  dipendenti 
dal  tutto,  ordinai iamcnte  separate 
dalla  nave  per  mezzo  d'  una  infcr- 
voL.  vni. 


GAP 


97 


riata,  o  di  balaustri,  e  indicate,  e 
caratterizzate  da  un  altare.  E  sic- 
come piacciono  quelle  d'  un  disegno 
uniforme,  senza  monotonia,  cosi  so- 
no commendevoli  quando  sono  erette 
in  armonia,  e  in  proporzione  all'  ar- 
chitettura dell'interno  della  chiesa, 
e  trovano  il  loro  più  naturale  col- 
locamento negli  sfondi  delle  navate 
collaterali. 

Il  severo  Milizia  si  scaglia  contro 
l'abuso  delle  Cappelle  straordina- 
riamente moltiplicate  nelle  nostre 
chiese.  La  decorazione  ordinaria  con- 
siste in  un  quadro  che  rappresenti 
r  immagine  del  santo,  cui  è  intito- 
lata la  cappella ,  o  qualche  tratto 
della  sua  vita.  Spesso  si  innalza  so- 
pra l'altare  la  statua  del  santo  me- 
desimo, o  entro  una  nicchia  sfonda- 
ta, o  in  una  nicchia  formata  este- 
riormente da  colonne,  come  quelle 
della  chiesa  di  s.  Maria  ad  Marty- 
res  in  Roma  tanto  encomiate.  Si 
collocano  finalmente  dagli  archi- 
tetti le  cappelle ,  anche  all'  aria  a- 
perta ,  nei  cimiterii,  e  ne'  luoghi, 
ove  i  fedeli  comunemente  si  adu- 
nano ad  orare,  e  ad  esercitare  ope- 
re pie. 

Si  diede  il  nome  di  Cappella  a 
tutte  le  chiese  particolari,  che  i  prin- 
cipi, o  i  grandi  eressero  nei  propri 
palazzi.  In  Roma  celebri  sono  le  ma- 
gnifiche cappelle  dei  palazzi  apo- 
stolici vaticano  ,  e  quirinale.  Nel 
primo  vi  sono  le  cappelle  Sistina 
fabbricata  da  Sisto  IV  ,  e  paoli- 
na  edificata  da  Paolo  III,  come- 
chè  si  «chiami  paolina  quella  pu- 
re del  quirinale  siccome  eretta  da 
Paolo  V.  In  Parigi  Santa  Cappella 
dicevasi  quella  dell'antico  palazzo  di 
s.  Luigi  IX ,  costrutta  con  disegno 
gotico ,  e  meravigliosa  per  la  sua 
leggerezza ,  e  bella  anche  per  le  sue 
vetriale  dipinte.   Presso  i  francesi  so- 


c)B  C  A  P 

no  pure  rinomale  le  cappelle  di 
Vincennes,  e  quella  di  Versailles,  e 
presso  le  corti  de'  sovrani  ve  ne  so- 
no di  maggiore,  o  minor  pregio. 
Cliiamasi  pure  Cappella  l'argente- 
ria, e  le  suppellettili  sacre,  Sacra 
sacelli  supellex,  che  i  prelati ,  e  i 
gran  signori  posseggono  per  uso ,  e 
servigio  delle  loro  cappelle. 

I  Cardinali  non  possono  disporre 
de'  paramenti ,  e  sacri  arredi  delle 
loro  cappelle  senza  l'autorizzazione 
d'  un  breve  Pontifìcio.  E  se  muoio- 
no ab  inU'statOy  divengono  proprie- 
tà della  Cappella  Pontificin.  Non  sia 
discaro  che  qui  si  avverta ,  come 
Benedetto  XIV  colla  costituzione,  Ad 
audicntiam,  dei 5  febbraio  lySS, 
presso  il  Bull.  maga,  tom  XIX,  p.  1 3o, 
dichiarò  che  i  sei  Cardinali  subiubi- 
carii  non  possono  conferire  nelle  loro 
cappelle  in  Roma,  a'  proprii  dipen- 
denti o  diocesani,  se  non  che  la  pri- 
ma tonsura,  per  non  ledere  la  giu- 
risdizione del  Cardinal  vicario.  Varii 
poi  sono  i  privilegi  di  che  godono 
le  cfjppclle  domestiche  de'  Cardinali, 
fra'  quali  l'indulgenza  delle  stazioni. 
/^.  il  Cardinal  Brancaccì,  Disserta- 
/io  de  privilcgiis  (juibus  gaiidcnt  Car- 
diiiales  in  propriis  capellisj  Rouiae 
1672,  iiiL  cjiis  di  ss.  p.    1. 

Tenere  Cappella  dicesi  di  alcuni 
principi ,  come  massimamente  del 
i'apa,  allorquando  assistono  all'utìi- 
cio  divino,  alle  messe,  e  ad  altre 
sacre  funzioni,  con  grandi  cerimonie, 
ne'  giorni  solenni.  A  Versailles  si 
chiamavano  giorni  di  grande  Cap- 
pella quelle  feste  solenni,  in  cui  era 
celebrato  1'  ufficio  nella  Cappella  rea- 
le da  un  vescovo.  Le  funzioni  eccle- 
siastiche, che  in  Pioma  celebra ,  od 
alle  quali  assiste  il  Sommo  Pontefi- 
ce, co'  Cardinali,  collegi  prelatizii,  e 
con  tutti  quelli,  che  vi  hanno  luogo, 
lauto  nelle  cappelle  palatine,  che  m 


GAP 

alcune  basiliche,  e  chiese,  si  chiama- 
no Cappelle  Pontifìcie  {Vedi),  e  Car- 
dinalizie e  prelatizie  si  denominano 
le  Cappelle,  che  celebrano  i  Cardi- 
nali ,  e  varii  collegi  prelatizii  senza 
r  intervento  del  Papa ,  ma  solo  coi 
ministri  e  cappellani  cantori  della 
Cappella  Pontificia. 

L'  uso  delle  cappelle  domestiche , 
od  oratorii  privati  riprovato  dal  Ber- 
gier  alla  voce    Cappella,    contro  il 
cui  abuso  procurò  rimediare  il  con- 
ciho  di  Trento  nella  sessione  22,  è 
tuttavia  assai  antico    ne'  palazzi  dei 
principi.  Del  gran  Costantino  riferi- 
sce Sozomeno  :    In  palatio  constru- 
xit  oratoriuni  .  ...  in  quo  deberent 
Dcum  laudìbus  ejferre,  et  sacra  my- 
steiia  percipere.  Negli  atti  della  vita 
di  s.  Desiderio    vescovo    di  Gahors , 
si  trova,  che    il    di    lui  fratello  era 
stato  abbate  del  regio  oratorio  sotto 
i  re  franchi  Clotario  II  del  584,  e 
Dagoberto  I:  Ruslicus  abbaliani  pa- 
latini oratorii  gessit:    lo  stesso  no- 
me e  titolo  era  in  uso  sotto  Carlo 
Magno.    Queste    regie  cappelle  ave- 
vano i  loro  sacerdoti   per  celebrare 
il  sagrificio,  i  quaU  chiama vansi  cap- 
pellani, arcicappellani,  gran  cappel- 
lani e  sommi  cappellani ,    titoli  che 
presso  a    poco    nella  corte    di  varii 
principi  oggidì  hanno  effettivo,  o  di 
onore  alcuni  vescovi  e  prelati  deco- 
rati di  particolari  insegne  e  privilegi, 
non  che  giurisdizione,  singolarmente 
in  Francia.  Di  fatti  il  tesoriere  della 
santa  Cappella    di    Parigi    aveva    il 
diritto,  come  vicario  nato  del  re,  di 
conferire    le  cappelle    di   fondazione 
regia,  che  erano  tanto  nella  s.  Cap- 
pella, che  nella  città,  e  prevostura  di 
Parigi.  Ed  inoltre  si  sa  che  la  santa 
Cappella    del    palazzo    veniva  consi- 
derata come  un  capitolo,  i  cui  mem- 
bri   principah    erano    canonici  ;    ma 
essa  nou  uvea  nulla  di  comune  col 


GAP 

cleix)  della  corte,  vale  a  dire  la  ca|)- 
pella ,  e  l' oratoiio  del  re ,  pcrcliè 
questi  nveano  sempre  avuto  la  loro 
cappella  indipendentemente  da  quel- 
la del  palazzo.  Ad  esempio  poscia 
dei  re  e  dei  piincipi  cominciarono 
anciie  i  nobili  ad  onore  di  qualche 
santo  far  fabbricare  le  cappelle  ed 
ora  tori  i  privati,  a'  quali  erano  tenuti 
assegnare  gli  stipendi  necessari,  e  pel 
sostentamento  del  sacerdote ,  e  per 
la  celebrazione  delle  messe,  secondo 
quello  statuto  fondato  sopra  Tordi- 
dina  mento  di  Zaccaria  Pontefice  del 
74 1  ,  wel  rescritto  a  Pipino  re  di 
Francia  :  »  ut  qui  oratorium  consacra- 
»  tum  liabet ,  vel  habere  voluerit , 
»i  per  consilium  episcopi  de  suis  pro- 
•^  priis  rebus  ibidem  largiatur  ". 
Essendo  però  queste  semplici  fonda- 
zioni laicali,  non  si  ricercava  la  di- 
pendenza del  vescovo ,  se  non  per 
potere  ne'  medesimi  celebrarsi  la  mes- 
sa, secondo  il  canone  1 1  del  conci- 
lio trullano,  a  cui  avendo  la  preten- 
sione di  certi  nobili  derogato,  si  sta- 
bili, come  si  ha  ne'  capitolari  de'  re 
franchi  in  quell'  epoca  :  «  Qui  in 
f'  domo  sua  oratorium  habet,  orare 
>»  ibi  potest.  Tamen  non  potest  in  eo 
»  facere  uiissas,  sine  permissu  epi- 
«  scopi  ".  Per  altro  la  scelta  del  sa- 
cerdote, quando  non  fosse  stato  este- 
ro, o  sconosciuto,  conforme  il  divieto 
del  concilio  IV  di  Orleans,  si  face- 
va ad  arbitrio  de'  fondatori  delle 
dette  cappelle  ed  oratorii,  ed  a  que- 
sto si  dava  uno  stipendio,  e  il  no- 
me di  cappellano  ;  poiché  essendo 
cappella  dotata  poteva  servire  ad 
un  chierico  di  vero  titolo  per  ordi- 
narsi prete;  titolo,  che  ammettono 
per  legittimo  i  concili i  di  Meaux,  e 
<li  Epaona ,  essendosi  praticate  tali 
ordinazioni  anche  nella  Chiesa  Ro- 
mana, Degli  oratorii  e  cappelle  pri- 
vate, oltre  il  citato  lìerlendi ,  parla 


con  grande  erudizione  il  p.  Carac- 
ciolo teatino  sopra  la  settima  lettera 
di  s.  Gregorio  Nisseno ,  da  lui  con 
altre    sei    stampata    in    Firenze   nel 

.73.. 

Che  il  concilio  di  Trento  nella  men- 
tovata sess.  XII,  e.  g,  abbia  proibito 
a' vescovi  di  poter  ulteriormente  con- 
cedere il  permesso  di  celebrare  la 
messa  fuori  delle  chiese,  in  oratorii, 
e  cappelle  domestiche,  per  cui  il  solo 
Pontefice  può  accordare  T  Altare  por- 
tatile, lo  dicemmo  a  questo  articolo. 
Tuttavia  si  può  consultare  il  p.  Gal- 
lico, De  Oraloriis  domestiche  et  de 
usu  altaris  porlalilis,  Romae  174^; 
Ferrari  Biblioth.  Canon,  verbo  AU 
tare,  e  Benedetto  XIV,  De  Sacrif. 
Missae  lib.  I,  cap.  2  ,  num.  4-  ^^ 
è  a  tacersi,  che  essendo  nate  in  Po- 
Ionia  molte  controversie  sugli  ora- 
torii privati,  quel  Pontefice,  per  se- 
darle, scrisse  ai  vescovi  polacchi  il 
breve  Magno  unanimi,  emanato  R•^ 
giugno  1701,  cotìie  si  legge  nel  Bull. 
Magn.  tom.  XXIII  p.  21 5,  col  quale 
confermò  loro  ii  privilegio  di  usare 
fuori  delie  diocesi  l' altare  portatile 
nelle  proprie  abitazioni;  dichiarando 
nello  stesso  tempo,  che  la  licenza  di 
alzare  gli  oratorii  privati,  proibita 
a' vescovi  dal  Tridentino,  e  da  Paolo 
V,  dal  solo  romano  Pontefice  si  del> 
ba  accordare,  secondo  le  circostanze 
de'  luoghi,  e  delle  persone  ;  le  quali 
facoltà  si  concedono  per  oigano  dell;i 
segreteria  de'  Brevi  Pontifìcii.  Avendo 
poi  fatto  fabbricare  in  Roma  il  ré 
di  Portogallo  Giovanni  Y,  una  son- 
tuosa cappella  di  preziosi  marmi,  de- 
dictita  a  s.  Gio.  Battista,  col  quadro 
del  santo  eseguito  in  mosaico,  in  atto 
di  battezzare  Gesù  Cristo,  per  collo- 
locarla  in  Lisbona  nella  chiesti  di  s. 
Rocco  de'  {Gesuiti,  volle  il  detto  Pon- 
tefi(;e  consacrarla  solennemente.  A 
talelfetto  Incappella,  ch'era  qostll  ulta 


loo  GAP 

in  modo  da  potersi  comporre ,  e 
scomporre,  fu  eretta  nella  chiesa  na- 
zionale di  S.Antonino  de' portoghesi, 
e  Benedetto  XIV  y'i  si  recò  a  con- 
sacrarla a'  i5  dicembre  i744)  ^^' 
chiarando  il  suo  altare  Pontifìcio 
(Vedi),  colla  concessione  di  quei 
privilegi,  ed  indulgenze,  di  cui  si 
tratta  a  quell'articolo. 

Finalmente  alcuni  oratorii  (F'edi), 
delle  arci  confraterni  te,  confraternite, 
o  di  altri  pii  istituti,  o  patroni,  non 
che  alcuni  degli  oratorii  eretti  ne'  pa- 
lazzi de'principi,  sono  riguardati  come 
chiese  pubbliche,  per  privilegio,  e  con- 
cessioni, nel  qual  caso  tanto  gli  o- 
ratorii,  che  le  cappelle  perpetue  do- 
mestiche si  benedicono  col  rito,  che 
descrive  il  Diclich  nel  suo  Dizionario 
Storico-Liturgico,  all'articolo  Chiesa 
nuova,  ovvero  Oratorio  pubblico. 
Tutti  poi  sanno,  che  le  cappelle  do- 
mestiche si  deggiono  collocare  in  luo- 
ghi decenti,  separati  dalle  altre  ca- 
mere della  casa,  e  che  sieno  suffi- 
cientemente grandi,  acciò  gli  assisten- 
ti non  vengano  costretti  ad  ascolta- 
re la  messa  fuori  delia  porta;  che 
non  è  permesso  farvi  celebrare  la 
messa  ìnei  giorni  di  grande  solenni- 
tà, meno  i  casi  d'infermità  per  sin- 
goiar concessione^  e  per  ispecial  pri- 
vilegio ;  che  debbano  essere  fornite 
degli  arredi,  e  paramenti  sacri,  e  di 
tutto  il  necessario  alla  celebrazione 
del  sacrifizio,  per  cui  il  vescovo  è 
tenuto  a  visitarle,  o  farle  visitare,  co- 
me è  indispensabile  l'autorizzazione, 
per  celebrare  nelle  cappelle  domesti- 
che, dell'indulto  della  Santa  Sede, 
non  che  per  celebrarvi  più  messe,  il 
qual  indulto  si  suole  rimettere  dalla 
stessa  Sede  Apostolica  all'arbitrio  dei 
rispettivi  Ordinarli. 

CAPPELLANI  COMUNI  del  Papa. 
Famigliari  ecclesiastici  del  Pontefice 
pro-tempore,  della  classe  de'  cubicu- 


CAP 

larii  (capo  de'  quali  è  il  primo  de- 
cano di  anzianità  di  servigio  ),  e  sa- 
cerdoti appartenenti  alla  famiglia  no- 
bile. Sotto  il  nome  generico  di  cu- 
bicularii,  sino  da  s.  Leone  I,  si  chia- 
marono quelli,  che  prestavano  ne' 
diversi  uffizii  un  servigio  più  o  me- 
no intimo  al  Papa.  Tuttavia,  sino 
al  secolo  XVI,  non  se  ne  ha  sepa- 
rata memoria,  e  solo  ne'  Possessi 
del  Cancellieri,  in  quello  specialmen- 
te preso  da  Gregorio  XIV,  a'  i3 
dicembre  1590,  si  legge,  che  dopo 
gli  avvocati  concistoriali,  cavalcavano  : 
w  circiter  LX  ss.  cubicularii,  et  ca- 
»  pellani  vestibus  rubeis,  et  talari- 
»  bus,  cura  capuciis  inversis  ad  col- 
»  lum  induti,  et  inter  eos  secre- 
ti tiores,  et  intimi  octo  S.  S.  fa- 
»  miliares  erant".  L'esistenza  de' 
Cappellani  nel  Pontificato  di  Paolo 
IV  si  rileva  pure  dai  ruoli  del  pa- 
lazzo apostolico  del  i555j  ruoli  più 
antichi  di  quell'  archivio.  Si  osserva, 
che  in  detta  epoca  (come  si  dirà 
air  articolo  Cappellani  segreti  ) ,  i 
Cappellani  del  Papa  non  erano  di- 
stinti in  segreti  e  comuni. 

Ai  Cappellani  del  Papa  furono 
conceduti  alcuni  privilegii  da  Gre- 
gorio XIV,  creato  nel  1590,  e  con- 
fermali dalla  sua  bolla,  Circumspe- 
cta,  la  quale  viene  citata  in  quella 
di  Gregorio  XV,  che  concesse  ad 
essi  molti  altii  privilegii.  Se  l'origi- 
ne poi  de'  monsignori  Cappellani 
segreti  del  Papa  [Vedi),  sia  ante- 
riore ,  contemporanea ,  o  posteriore 
a  quella  dei  Cappellani  comuni  , 
non  si  può  con  certezza  precisare  ; 
certo  è ,  che  ne'  ruoli  del  palazzo 
apostolico ,  sotto  Clemente  Vili ,  e- 
letto  nel  1592,  per  la  prima  volta, 
oltre  i  Cappellani  segreti,  sono  no- 
minati altri  Cappellani  in  numero 
di  sette,  avente  ognuno  un  servo  pa- 
latino, con  parte  di   pane    e    vino, 


GAP 
ed  altro,  con   paoli    quarantacinque 
ognuno    pel    companatico ,     essendo 
però  il  settimo  un  chierico  segreto. 
JVel  ruolo  di  Urbano  Vili,  del  i638, 
si  legge   Cappellani  comuni  nove,  e 
pel  primo  l'arciprete  di  Castel-Gan- 
dolfo.  Sei  erano  quelli   d'Innocenzo 
X,  d'Alessandro  VII,  e  di  Clemen- 
te X ,  che    già    aveano    aumentato 
l'onorario.   Altrettanti  furono    quelli 
de'  successori ,    e    sotto    Benedetto 
XIV  ve  n'ebbe   un    egual    numero 
di  soprannumerarii,  avendo  però  gli 
effettivi,  paoli  settantacinque  mensili, 
I  Cappellani  segreti,  nel  possesso 
che  prese    Innocenzo   X  nel    i644j 
sono  pure  distinti  da  quelli  comuni, 
mentre   dalla    Relazione    di    quella 
funzione,  compilata  da  Fulvio   Ser- 
vanzio,  dopo  gli    avvocati    concisto- 
riali cavalcavano   "    Capellani   fami- 
y»   liae  Papae ,  et  Capellani   secreti , 
«  cubicularii  honoris  et  secreti,  ve- 
>»  stibus,  et  caputiis  rubeis  cum  pel- 
>i  libus    amìcti    " .    Nel    Pontificato 
però  di  Alessandro  VII,   successore 
immediato  d' Innocenzo  X,  che  mol- 
te istituzioni  riformò,  altre    ne  sta- 
bilì   facendo     la     visita     apostolica , 
fra  le     provvidenze,   che  prese    sul- 
la    cappella     Pontifìcia,     estinse    il 
collegio  de'  suddiaconi ,  cui  pur  so- 
stituì gli  uditori  di  Rota ,    che  an- 
cora    portavano     l'antico    titolo    di 
Cappellani  Pontificii ,     soppresse    il 
collegio  degli  accoliti  apostolici  o  ce- 
roferarii,  che  servivano   il  Papa  nel- 
le messe  solenni,  e  vi  surrogò  i  vo- 
tanti di  segnatura  di  giustizia  {Vedi)y 
ed  inoltre  vuoisi,  che  dividesse  e  sta- 
bilisse meglio  le  due  classi  de'  Cap- 
pellani domestici  del  Papa,  in  Cap- 
pellani segreti,  famigliari  del  Ponte- 
fice vivente,  ed  in  Cappellani  comu- 
ni, confermati  perpetui,  come  si  ri- 
leva dalla  bolla.  Grata  familiarità- 
tis  obsequia.  In  quella  bolla  per  la 


CAP  loi 

prima  volta  vengono  chiamati  espres- 
samente i  Cappellani  comuni ^  for- 
se perchè,  come  diremo,  servono  il 
sommo  Pontefice  tanto  nella  cap- 
pella segreta,  che  nella  pubblica,  e 
nella  cappella  comune,  o  perchè  re- 
sta loro  r  ufficio  anche  in  sede  va- 
cante; ond'è,  che  appena  eletto  il 
nuovo  Pontefice,  incombe  loro  di 
andarlo  a  servire  nelle  rispettive  at- 
tribuzioni, anche  prima  che  abbia 
fissato  qualunque  altro  nuovo  fa- 
migliare. E  che  ciò  sia  vero,  si  scor- 
ge chiaramente  dalla  bolla  Circuni- 
specta^  presso  il  tora.  VI,  par.  IV, 
pag.  83  del  Boll.  Rom.,  in  cui  si 
tratta  de'  privilegii  de'  famighari  Pon- 
tificii. Il  medesimo  Alessandro  VII, 
con  bolla,  che  trovasi  nel  tom.  VI, 
part.  IV,  pag.  182  del  citato  Bolla- 
rio  ,  dichiarò  i  Cappellani  comuni 
anche  accoliti  ceroferari i  {  Vedi) 
della  cappella  Pontificia  nelle  funzio- 
ni sagre.  Nelle  solenni  suppliscono 
essi  in  detto  ufficio  ai  prelati  votan- 
ti   di  segnatura. 

Il  numero  dei  Cappellani  comu- 
ni variò  a  beneplacito  de'  Pontefici. 
Non  furono  però  mai  meno  di  quat- 
tro, né  più  di  sette,  e  quasi  sem- 
pre sei,  come  si  rileva  dai  succita- 
ti ruoli,  e  dal  Bonanni,  Gerarchia 
eccl.  p.  4?^)  e  dalle  Notizie  annuali 
di  Roma.  In  queste  si  legge  pure, 
incominciando  dal  Pontificato  di  Be- 
nedetto XIV,  il  novero  de'  Cappel- 
lani comuni  soprannumerarii,  che 
ascesero  a  piii  o  meno  di  dieci.  A- 
vendo  essi  però  l'abito,  l'ufficio,  e  i 
privilegii  di  quelli  in  paga,  per  an- 
zianità succedono  a  questi  ultimi. 
Aggiunge  il  Bonanni,  che  sei  sono 
i  Cappellani  comuni,  e  che  gli  ac- 
coliti ceroferari!,  istituiti  da  Alessan- 
dro VII  con  breve  de*  io  giugno 
1657,  erano  quattro,  i  quali,  per 
non  aggravare  di   spesa    il   palazzo 


n,2  CAP 

jipòstolico,  fLiroiio  da  lui  annoverati 
alla  classe  de'  cubicularii  bussolan- 
ti (Fedi).  In  progresso  di  tempo, 
]'  uffizio  degli  accoliti  ceroFerarii  del- 
la cappella  Pontifìcia  fu  unito  a 
quello  de'  Cappellani  comuni,  e  lo- 
ro soprannumerarii ,  essendo  ora  i 
primi  in  numero  di  sette,  ed  i  se- 
condi tredici  :  sono  poi  tenuti  a  spe- 
dire il  breve  apostolico ,  il  quale 
perpetua  loro  1'  ufficio.  I  partecipan- 
ti, o  effettivi  Cappellani  comuni  go- 
dono dieci  scudi  mensili ,  oltre  di- 
verse propine ,  ed  emolumenti ,  e 
riconoscono  per  superiore  il  prelato 
maggiordomo,  che  distribuisce  loro 
ne'  possessi,  e  per  la  festa  di  s.  Pie- 
tro la  medaglia  di  argento,  la  qua- 
li; si  conia  in  quelle  ricorrenze. 

L'  abito  de'  Cappellani  comuni  è 
di  tre  specie.  Il  talare  consisteva , 
come  riferisce  il  medesimo  Bonanni, 
in  collare,  sottana,  e  fascia  di  seta 
paonazza,  e  soprana  o  mantellone 
di  saja  di  egual  colore,  il  tutto  del- 
la forma  dell'abito  de'  Cappellani  se- 
greti ;  e  incedendo  per  la  città,  so- 
pra la  sottana  paonazza,  in  luogo 
del  mantellone ,  usavano  un  man- 
tello nero.  Attualmente  vestono  co- 
me i  Cappellani  segreti,  cioè  sottana 
e  mantellone  di  panno  nell'inverno, 
e  l'una  e  l'altro  di  seta  nell'estate. 
L' ahi'O  abito ,  che  assumono  nelle 
cappelle  Pontificie  ,  processioni ,  ca- 
valcate ec.  5  è  egualmente  come  l'u- 
.sato  dai  Cappellani  segreti,  cioè  vesti 
e  cappe  rosse  con  pelli  di  armelli- 
ni  nell'inverno,  e  di  seta  rossa  nel- 
le altre  stagioni;  il  che  pongono 
sulla  sottana  violacea.  Il  terzo  mo- 
do poi  con  cui  vestono  i  Cappella- 
ni comuni,  che  nelle  cappelle  Pon- 
tifìcie e  Cardinalizie,  ne' Pontifìcali, 
ed  altre  funzioni,  debbono  esercita- 
re r  ufficio  di  accoliti  ceroferarii,,  è 
la  sottana,  e  fascia  paonazza  e  cotta. 


CAP 

Divenuto  r  ufficio  di  questi  cubi- 
cularii duplice,  cioè  come  cappella- 
ni comuni,  e  come  accoliti  cerofera- 
rii,  in  queste  due  rappresentanze 
disimpegnano  le  seguenti  incumben- 
ze,  tanto  nella  cappella  segreta  del 
Papa,  quanto  nelle  cappelle  Ponti- 
ficie, o  pubbliche,  ossia  nelle  fun- 
zioni sagre,  ordinarie  e  straordina- 
rie, che  celebra,  od  alle  quali  assi- 
ste il  Pontefice,  anche  nelle  diverse 
basiliche  e  chiese,  come  nelle  bene- 
dizioni col  ss.  Sagramento,  nelle  con- 
sagrazioni ,  ec.  Devono  pertanto  i 
Cappellani  comuni  assistere  quoti- 
dianamente nella  cappella  segreta 
del  Papa,  ove  risiede,  alla  celebra- 
zione della  di  lui  messa,  e  supplire 
in  caso  di  deticienza  a'  cappellani 
segreti,  ed  in  loro  presenza  recare 
le  torcie  accese  all'  elevazione,  locchè 
hanno  disimpegnato  fino  a  tutto  il 
Pontificato  di  Pio  VII.  I  di  lui  suc- 
cessori però  vollero  celebrare  priva- 
tamente ;  ma  quando  i  Papi  si  reca- 
no in  qualche  chiesa  a  celebrare ,  o 
ad  ascoltare  la  messa ,  i  Cappellani 
comuni  portano  le  torcie  ,  ed  eserci- 
tano quegli  uffizii,  che  non  facesse- 
ro i  Cappellani  segreti.  Nella  stessa 
cappella  segreta  assistono  alle  pri- 
vate funzioni,  come  cresime ,  ordi- 
nazioni, tradizioni  di  pallii ,  ed  al- 
tre, partecipando  alle  analoghe  pro- 
pine. Altrettanto  fanno  nelle  comu- 
nioni generali ,  che  sogliono  fare  i 
Pontefici  alla  famiglia  nobile  Pon- 
tificia nella  cappella  palatina,  per  Pas- 
qua ,  per  l'Assunta ,  per  la  festa  di 
Ognissanti,  e  per  quella  di  Natale. 
Se  detta  funzione  viene  eseguita  dal 
maggiordomo,  o  dal  sagrista,  i  Cap- 
pellani comuni  seniori  lo  assistono 
all'altare,  e  gli  altri  portano  le  tor- 
cie, oltre  il  disimpegno  delle  altre 
ingerenze,  mentre  uno  dei  primi 
Cappellani  celebra  la  seconda  messa. 


GAP 

Aggiungiamo  col  Bonanni,  p.  i'jS , 
che  i  Cappellani  conìimi  vennero 
così  appellati,  perchè  a  vicenda  do- 
veano  celebrare  ogni  mattina  nella 
cappella  comune  la  messa,  per  co- 
modo della  famiglia,  e  guardia  Pon- 
tificia, la  qual  messa  da  uno  di  lo- 
ro, o  da  altro  individuo,  chiamato 
assistente  alle  cappelle  comuni^  at- 
tualmente soltanto  si  celebra  pei 
suddetti  famigliari  e  guardie,  al- 
lorché evvi  cappella  Pontifìcia,  e 
contemporaneamente  ad  essa.  Quan- 
do poi  il  Pontefice  alloggia  nel 
proprio  palazzo  qualche  sovrano, 
come  fece  Pio  VII  nell'anno  i8ig, 
alloggiando  l' imperatore  d'  Austria, 
e  la  sua  imperiai  corte,  i  Cappella- 
ni segi-eti  e  comuni  sono  tenuti  a 
celebrare  la  messa,  e  a  disimpegna- 
re altre  ecclesiastiche  funzioni  per 
alcun  sovrano,  e  suo  seguito.  Altra 
volta  pure  è  avvenuto ,  che  ciò  fa- 
cessero i  Cappellani  segreti ,  come 
sotto  Leone  XII  si  praticò  colla  re- 
gina vedova  di  Sardegna.  Nelle  cap- 
pelle Pontificie  e  processioni,  i  Cap- 
pellani comuni  seniori ,  con  vesti  e 
cappe  rosse  prendono  luogo  dopo  i 
Cappellani  segreti,  facendo  parte  della 
coite  del  Papa,  mentre  altri  Cappel- 
lani comuni,  innanzi  gli  aiutanti  di 
camera  e  chierici  segreti  portano  il 
triregno  e  le  mitre  del  Pontefice; 
e  appresso  gli  stessi  Cappellani  se- 
greti ricevono  al  trono  dal  Ponte- 
fice le  candele ,  le  ceneri,  le  palme, 
e  gli  Agnus  Dei,  e  si  recano  nel 
venerdì  santo  all'  adorazione  della 
croce ,  mentre  gli  stessi  Cappellani 
comuni  nelle  cappelle  Pontifìcie  sie- 
dono sull'  ultimo  gradino  del  ripia- 
no di  quelli  dell'  altare.  In  dette 
cappelle  gli  altri  cappellani  con  cot- 
ta in  qualità  di  accoliti ,  servono 
il  celebrante  di  libro,  Imibolo,  can- 
dclheri    ce,  sostengono  le  tomo  ul- 


^AP  ir,:. 

l'elevazione,  e  fonno  altri  ulllcii,  che 
loro  appartengono  ;  e  nei  Pontificali, 
come  superiormente  si  accennò,  sup- 
pliscono ai  votanti  di  segnatura,  nel 
portare  al  Papa  i  sagri  paramenti , 
i  sette  candellieri,  e  le  torcie,  ce. 
Quando  avevano  luogo  le  cavalca- 
te [Vedi),  i  Cappellani  comuni  v'in- 
tervenivano in  vesti  e  cappe  ros- 
se, così  a  quelle  pei  possessi  de'  Pon- 
tefici, a  quelle  delle  cappelle  del- 
l'Annunziata, di  s.  Filippo,  della  na- 
tività della  b.  Vergine ,  e  di  s.  Car- 
lo: non  che  a  quelle  cavalcate,  che  si 
facevano  nei  pubblici  e  solenni  in- 
gressi degli  ambasciatori,  pel  traspor- 
to de'  cadaveri  di  re,  regine,  prin- 
cipi reali,  e  Cardinali  decani ,  vice- 
cancellieri, camerlenghi  e  peniten- 
zieri maggiori.  In  queste  cavalca- 
te soleva  intervenire  monsignor  mag- 
giordomo, oltre  i  camerieri  extra 
muros ,  e  gU  scudieri  ;  e  con  so- 
pravvesti e  cappe  rosse  cavalcava- 
no pure  i  Cappellani  comuni.  Nel 
1747  pel  Cai'dinal  Petra  peniten- 
ziere maggiore,  v'  intervennero  al- 
tresì i  cappellani  segreti.  Nella  ca- 
valcata, che  si  faceva  dal  predetto 
maggiordomo,  mentre  si  celebrava 
il  vespero  del  Corpus  Domini,  es* 
sendo  tal  prelato  vestito  di  mantel- 
letta  e  rocchetto,  pel  colonnato  va- 
ticano, e  strada,  ove  nel  dì  seguente 
dovea  passare  la  solenne  processione, 
per  visitare  ed  esaminare  i  prepa- 
rativi ,  i  Cappellani  comuni  vi  an- 
davano in  sottana  e  mantellone  pao- 
nazzo :  corteggio,  che  tuttora  fanno, 
sebbene  non  evvi  piìi  la  cavalaila , 
ma  sì    l'ispezione  anzidetta. 

I  cappellani  comuni,  siccome  cu- 
biculari i,  furono  onorati  da  diversi 
Papi  di  privilegi  e  concessioni,  le 
principali  delle  i[uali  sono  cspixìssi^ 
nel  breve  d'  lnnoi:enzo  X,  emanalo 
ai   18  gennaio   i(>47,  presso  il  lom. 


io4  CAP 

VI,  parte  II!,  p.  102  del  Bollano, 
Grata  familiarilatis.  In  quel  breve 
confermansi  quelli  di  Gregorio  XIV, 
e  di  Gregorio  XV,  Extensìo,  et  no- 
va concessìo  privilegiorum  capel- 
lanìs  Romani  Pontificis,  ec,  privi- 
legi, che  consistevano  nel  nominarli 
Cappellani  perpetui, protonota rii  apo- 
stolici non  partecipanti,  conti  palatini, 
nobili  romani,  cittadini  di  qualun- 
que città  dello  stato  ecclesiastico , 
cogli  annessi  privilegi  e  diritti ,  con 
facoltà  di  farsi  creare  dottori ,  av- 
vocati ec. ,  coir  indulto  di  ritenere 
più  benefìcii ,  anche  residenziali ,  e 
disporre  de'  benefìcii  semplici  non 
residenziali ,  sino  alla  somma  di  cen- 
to ducati  ;  colla  facoltà  di  poter  pri- 
vatamente rogare ,  e  far  testamen- 
to, come  se  fosse  rogato  per  atti  di 
pubblico  notaro  ec.  ec.  Questi  pri- 
vilegi furono  pressoché  approvati,  e 
rinnovali  da  altri  Pontefici.  In  fatti 
abbiamo  dal  Bollarlo:  Alexander  VII 
concedil  privilegia  siiis  Capellanis 
communibus f  toni.  VI,  part.  IV,  p. 
5i,  tom.  VI,  par.  VI,  p.  290,  Ccn- 
cessio  privilegiorwn  prò  capella- 
nis conimunihus  Clementis  IX,  t.  VII, 
p.  68  ,  Concessio  priv.  prò  capel- 
lanis communibus  Clemends  Xj  tom. 
VIII,  Privilegia  capellanorum  In- 
nocentii  XI j  p.  i32,  tom.  IX,  p.  38, 
Privilegia  capellanorum  communiwn 
Alexandri  Vili,  ibid.  p.  284;  Pri- 
vilegia sub  Innocentio  XII,  tom.  X, 
p.  217,  sub  Innocentio  XIII,  tom. 
XIII,  p.  180;  sub  Clemente  XII j 
Clementis  XIII ,  Concessio  priv.  prò 
capellanis  communibus  capellce  Pon- 
tificice,  Romae  l'jSS;  Grata  fami- 
liaritatisj  Clemens  XIV,  11  maji, 
1770,  Grata  familiarità  ds ,  conce- 
dil multa  privilegia  capellanis  com- 
munibus capellce  Ponti ficice,  Pius  VI, 
21  junii  1775,  Grata  etc,  indul- 
get  privilegia   capellanis  coni,  ca- 


CAP 

pellaò  Pontificiaej  Pius  VII,  24 
januarii  1804,  Concessio  privilegio- 
rum  prò  capellanis  communibus  ejus 
capellae  Pontificiae. 

CAPPELLANI  SEGRETI  del  Papa. 
Cubiculari!  ecclesiastici ,  con  titolo 
e  qualifica  di  monsignori  di  man- 
tellone  a  vita  del  Papa,  che  h  ha 
eletti.  Primo  di  essi  è  il  caudatario, 
di  cui  si  parlerà  in  fine,  il  quale 
ne  regola  le  attribuzioni.  Sono  essi 
sacerdoti  appartenenti  alla  famiglia 
nobile  palatina,  e  si  chiamano  Cap- 
pellani segreti,  perchè,  come  si  dirà, 
celebrano  quotidianamente  nella  cap- 
pella segreta  Pontificia ,  e  prestano 
al  Papa  altri  servigi  intimi,  mentre 
gli  uditori  di  E.ota,  che  pur  sono 
riconosciuti  perpetui  Cappellani  del 
Papa,  ne  esercitano  le  ingerenze 
nelle  cappelle  pubbliche,  e  nelle  so- 
lenni funzioni,  cui  assiste,  o  celebra 
il  romano  Pontefice.  V>e  Cappellani 
comuni  (  V^edi)  differenti  sono  le 
attribuzioni,  siccome  a  quell'articolo 
dicemmo.  Abbiamo  dai  ruoli  di 
Paolo  IV,  del  i555,  che  i  Cappel- 
lani del  Papa  erano  trentasei,  con 
parte  di  pane,  vino,  cavalH,  e  servi 
palatini,  e  per  la  coronazione  del 
Pontefice  ebbe  ognuno  pel  vestiario 
tre  canne  e  tre  palmi  di  panno  ro- 
sato, o  saia  rossa,  quattro  canne,  e 
due  palmi  di  saia  o  raso  paonazzo, 
e  piti  di  quattro  palmi  d' ormesino 
di  tal  colore  per  le  mostre.  In  altro 
ruolo  di  Paolo  IV  si  enumerano 
venti  tre  cappellani  cubicularii,  più 
quindici  cappellani  cubicularii  senza 
servizio.  Da  dò  si  conferma,  che  i 
cappellani  erano  chiamati  anche  cu- 
bicularii, e  già  aveano  il  titolo  di 
monsignore.  Fra  i  primi  eravi  il 
cappellano  e  caudatario  di  Marcello 
II,  oltre  il  caudatario,  che  Paolo  IV 
avea  quand'era  Cardinale.  Il  suo 
successore    Pio    IV    ebbe    ventisette 


GAP 
cappellani,  il  primo  de'qiiali  appel- 
lavasi    decano ,    e    i    primi    quatti-o 
sembravano    gì'  inlimi,  o    i   segieti, 
pei'  aver  maggior  onorario.  Sotto  s. 
Pio    V     erano     midici,     cioè    nove 
maggiori,  e  due  minori,  ed  il  pri- 
mo custode  delle  gioiej  e  sotto  Sisto 
V  eranvi  un  cappellano  caudatario, 
e  cinque    cappellani  segreti,    i  quali 
erano  tre  soli  nel  Pontificato  di  Cle- 
mente Vili.    In  quello  del  menzio- 
nato Sisto   V,   i    cappellani  sebbene 
senza   distinzione   di   comuni,    o  se- 
greti,    intervennero    alle    cavalcate, 
fra    gli    avvocali    concistoriali ,    e    i 
camerieri    d'  onore.     Altrettanto    si 
legge  ne'  possessi ,    che  presero  della 
basilica    lateranense    Gregorio  XIV, 
Innocenzo  IX  e  Leone  XI.  Ne'  ruoli 
della  famiglia  di  Urbano  Vili,  creato 
nel  1623,  sono  aftatlo  distinti  i  cap- 
pellani  segreti    dai   cappellani  co- 
miiniy    avvegnaché    quattro    sono    i 
primi,  e  sei,  nel  i638,  compresi  due 
crociferi ,    ed  un  chierico  segreto  :  i 
due  primi  aveano  venti  scudi  men- 
sili di  onorario,  agli  altri  se  ne  da- 
vano quindici,  e  soli  quarantacinque 
paoli  al  chierico  segreto.   Sei  n'  ebbe 
pure  Innocenzo  X,  nel  possesso  del 
quale  per  la  prima   volta   sono  no- 
minati espressamente  cappellani  se- 
greti,    essendo  eglino  in  avanti  solo 
conosciuti    colla    qualifica  di  cappel- 
lani del  Papa.    Ma    sulla   loro  anti- 
chità, ed  altro  che  li  riguarda,   K. 
r  articolo  Famiglia.  Pontificia. 

In  quanto  poi  alla  loro  nomina, 
questa  siegue  per  mezzo  di  un  bi- 
glietto di  monsignore  maggiordomo 
appena  creato  il  novello  Pontefice,  il 
quale  suole  dichiarare  per  tali  il 
cappellano  caudatario,  che  lo  serviva 
nCj'I  Cardinalato,  e  che  diviene  cap- 
pellano segreto  e  caudatario ,  qual- 
che altro  ecclesiastico  della  sua  an- 
teriore corte,  ed  alcun  ben  all'etto, 


CAI' 
comechè    talorn    confermi  alcuno  di 
quelli  del   suo    predecessore.    Il  nu- 
mero   de'  Cappellani    segreti ,    come 
abbiamo  veduto,  fu  stabilito  secondo 
il  volere    de'  Pontefici.    Di  che  per 
dare  alcuni  pochi  esempi,  Alessandro 
VII    n'  ebbe    quattro.    Clemente  X 
cinque,    Innocenzo    XI    due,    Inno- 
cenzo XII  tre,  prima  altrettanti,  e 
poi  sei  Clemente  XI,  Innocenzo  XIII 
n'ebbe  quattro,  Benedetto  XIIT,  che 
gli  successe,  otto.  Clemente  XII,  e 
Benedetto  XIV  sei,    e  sette,  altret- 
tanti   n'  ebbero    Clemente    XIII ,   e 
XIV,  e  Pio  VI    non    meno  di  tre, 
ne    più    di    cinque     nel    suo    lungo 
Pontificato.     Ma    i    suoi    successori , 
sino  al  regnante  Pontefice,  n'ebbero 
sempre  sei,    ed   alcuna  volta  anche 
un  soprannumero,    che   nel  Pontifi- 
cato di  Clemente  XIV,  fi.i  il  sotto- 
guardaroba. Vi  sono  eziandio  i  Cap- 
pellani segreti  di  onore,  i  quali  han- 
no   r  abito    come    gli    effettivi ,    ed 
intervengono  presso  di  loro  alle  cap- 
pelle Pontificie,    ed  alle  altre  sagre 
funzioni,    con  titolo  di  monsignore. 
Clemente  XII  fu  il  primo,  che  fece 
Cappellani    segreti    di    onore,    e   fu 
imitato  da  Benedetto  XI V,   che  ne 
nominò    quattro,    e  da  altri,   anche 
in  maggior  numero.  Leggiamo  nelle 
Notizie  di  Roma,  che  sedici  furono 
quelli  di  Pio  VII,    e   che  sono  più 
di  otto  gli  attuali. 

Finalmente  evvi  anche  la  classe 
de'  cappellani  segreti  di  onore  ex- 
tra urbem ,  che  nel  Pontificato  di 
Pio  VII  giunsero  a  ventiquattro,  e 
nell'odierno  a  dodici.  Questi  cappel- 
lani extra  urhem  se  fossero  in  Ro- 
ma non  sarebbero  considerati  per 
tali.  Godono  solo  extra  urbem  il 
titolo  di  monsignore,  il  quale  insie- 
me alla  qualilìca  cessa  colla  morie 
del  Papa,  che  li  nominò,  locchè  av- 
viene eziandio    a    quc'  segreti    e    di 


io6  GAP 

onore.  L' abito  v  comune  a  quelli 
di  queste  ultime  due  classi,  e  la 
distinzione,  che  passa  fra  gli  uni  e 
gli  altri,  cioè  fra  quelli  dì  onore,  e 
quelli  extra  urbem,  è  eguale  a  quel- 
la, la  quale  si  descrive  all'  articolo 
Camerieri  del  Papa,  al  paragrafo  V, 
ove  si  tratta  de'  camerieri  d' onore 
in  abito  paonazzo,  ed  al  VI,  in  cui 
parlasi  de'  camerieri  d'  onore  extra 
iirbem. 

I  soli  cappellani  segreti  hanno 
r  onorario  mensile  di  scudi  trenta- 
due dal  palazzo  apostolico,  oltre  le 
propine,  emolumenti  e  medaglie  di 
argento  nelle  ricorrenze  del  solenne 
possesso  del  Papa ,  e  per  la  festa 
del  principe  degli  Apostoli.  Il  cau- 
datario e  il  crocifero  (  eh'  è  il  se- 
condo fra  i  cappellani  segreti,  come 
poi  diremo)  godono  decente  abi- 
tazione ne'  due  palazzi  Papali  del 
quirinale,  e  del  vaticano,  pei  mag- 
gior servizio,  che  prestano  al  Pon- 
tefice sì  in  Roma,  che  nei  viaggi  e 
villeggiature  sino  a  Clemente  XI , 
che  accrebbe  loro  l'onorario  a  ven- 
tinove scudi  il  mese.  Lo  stesso  sa- 
gro palazzo  li  forniva  di  domestici, 
di  cavalli,  somministrando  loro  an- 
che il  mantenimento  per  questi;  ed 
in  oltre  sino  al  Pontificato  di  Pio 
VII,  pane,  vino,  cera  ed  altre  cose, 
chiamate  parte  di  palazzo.  Fino  al 
detto  Pio  VI  nelle  summentovate 
ricorrenze  avevano  ognuno  altresì 
una  medaglia  d' oro  ,  oltre  quella 
d' argento. 

Consiste  l'abito  de'  cappellani  se- 
greti giornaliero,  in  attualità  di  ser- 
vizio ,  in  collare ,  sottana ,  fascia  e 
mantellone  di  seta  paonazza;  ma 
neir  inverno  la  sottana  e  il  man- 
tellone sono  di  panno  in  lutto  egua- 
le, e  della  stessa  forma  dell'  abito 
de'  camerieri  segreti  ;  come  simile  a 
quello  di  essi    è    la    sopravveste    di 


CAP 
saia  rossa  e  cappa  di  simile  colore 
con  fodere  di  seta  rossa,  e  pelli  di 
armellini  nell'inverno;  abito,  che  usa- 
no in  tutte  le  cappelle  Pontificie  e  so- 
lenni processioni,  e  che  adoperavano 
nelle  cavalcate  de*  possessi ,  ed  in 
quelle  delle  cappelle  dell'  Annunzia- 
ta, di  s.  Filippo,  della  natività  di 
Maria  Vergine ,  e  di  s.  Carlo.  Se 
il  Pontefice  celebra  messa  bassa  ,  o 
nella  propria  cappella  segreta,  o  al- 
trove, se  fa  consagrazioni ,  se  com- 
parte benedizioni  col  ss.  Sagramen- 
to  ec. ,  allora  il  caudatario,  il  croci- 
fero, e  gli  altri  cappellani  segreti 
di  servizio,  sono  quelli  che  lo  assi- 
stono, e  gli  presentano  i  paramenti, 
assumendo  allora  sulla  sottana  pao- 
nazza la  cotta.  Fuori  di  Pioma,  tanto 
i  cappellani  segreti ,  che  quelli  di 
onore,  ed  extra  urbem,  possono  usa- 
re le  calze  di  seta  paonazza,  come 
i  monsignori  camerieri  segreti. 

Nelle  cappelle  Pontificie  siedono 
i  cappellani  segreti  sull'  ultimo  gra- 
dino del  ripiano  dell'altare ,  ove  il 
caudatario  riceve  la  pace  da  un 
maestro  di  cerimonie,  che  poi  la 
dà  a'  compagni,  i  quali  la  passano 
ai  comuni,  e  questi  agli  aiutanti  di 
camera.  Ne'  Pontificali  siedono  sui 
gradini  dell'  altare  Papale.  Antica- 
mente aveano  la  precedenza  sugli 
avvocati  concistoriali;  ma  ora  van- 
no dopo  di  loro  all'  adorazione  del- 
la croce  nel  venerdì  santo,  come 
collo  stesso  ordine  si  recano  al  tro- 
no a  ricevere  dalle  mani  del  Pon- 
tefice le  candele,  le  ceneri,  le  pal- 
me, e  gli  Agnus  Deì^  seguiti  dai 
cappellani  segreti  di  onore  e  dai 
cappellani  comuni  :  ordine,  che  os- 
servano pure  nelle  processioni.  Tan- 
to in  queste,  che  nelle  cappelle,  ap- 
partiene a  due  cappellani  segreti  il 
portare  la  mitra  preziosa,  e  il  tri- 
regno   usuale,    che   depongono  sul- 


GAP 
l'altare  Pontificio.  Questi  due  non 
procetiono  coi  compagni ,  ma  van- 
no dopo  gli  uditori  di  Rota ,  cioè 
innanzi  alla  croce,  riunendosi  po- 
scia ad  essi.  Nel  possesso  di  Leone 
X,  nel  i5r3,  che  ih  l'ultimo  a 
prenderlo  co'  paramenti  sagri,  da 
quattro  cubicularii  si  portarono  a 
cavallo  due  mitre,  e  due  triregni 
ricchi  di  preziosissime  gioie.  In  quelli 
d'Innocenzo  X,  di  Clemente  IX, 
di  Clemente  X,  d' Innocenzo  XI,  di 
Alessandro  Vili,  di  Innocenzo  XII, 
di    Clemente    XI,    e    di   Innocenzo 

XIII,  i  cappellani  comuni  e  segreti 
precedettero,  come  accennammo,  gli 
avvocati  concistoriali ,  mentre ,  in 
quelli  di  Clemente  XIII,    Clemente 

XIV,  e  Pio  VI,  gli  avvocati  ebbero 
la  precedenza  sui  cappellani  segreti, 
che  seguirono  però  i  monsignori 
commissario  e  procuratore  del  fìsco, 
e  d'allora  in  poi  anco  nelle  proces- 
sioni e  nel  recarsi  al  trono  Ponti- 
fìcio, gli  avvocati  continuarono  a 
goder  la  precedenza  sui  cappellani 
segreti.  Nelle  medesime  cavalcate  de' 
possessi,  e  in  quelle  delle  suddette 
quattro  cappelle,  monsignor  cauda- 
tario, per  esser  pronto  a  sostenere 
il  lembo  della  veste  al  Papa  allor- 
ché scendeva,  in  sopravveste  e  cap- 
pa rossa,  cavalcava  appresso  il  Pon- 
tefice, cioè  dopo  il  maestro  di  ca- 
mera, e  dopo  i  due  camerieri  se- 
greti, avendo  a  destra  l'archiatro  o 
medico  segreto,  il  quale  talvolta  era 
in  mezzo  al  caudatario,  e  al  custo- 
de delle  vesti,  o  al  sotto-guardaroba 
che  appartiene  alla  classe  de'  l)usso- 
lanti,  comcchè  talora  lo  fosse  a  quel- 
la de' cappellani  comuni.  Seguivano 
due  aiutanti  di  camera  con  soprav- 
vesti e  cappe  rosse,  f^.  Possessi  e 
Cappelle  Pontificie. 

Fra  i  molti   ufìlcii  onorevoli,  che 
si  disimpegnauo    dai    cappellani    se- 


CAP  foy 

greti,  oltre  i  suaccennati ,  ed  ;iltri , 
faremo  menzione  de'  principali,  men- 
tre di  quelli,  che  si  esercitano  esclu- 
sivamente dal  caudatario,  e  dal  cro- 
cifero, parleremo  in  appresso.  E  pri- 
mieramente, trattando  di  loro  il  Bo- 
nanni,  Gerarchia  eccl.  pag.  474  > 
Roma  1720,  dice  che  U  numero 
de'  cappellani  segreti  era  indeter- 
minato, e  dipendeva  dall'  arbitrio 
del  Papa  :  pure  non  era  minore  di 
sei .  Uno  di  essi  a  vicenda  suo- 
le recitare  col  Pontefice  l'  ufficio  di- 
vino, seppure  non  Io  voglia  dire  so- 
lo, e  celebrare  la  messa  quotidia- 
namente per  turno  settimanale.  Al- 
lora ha  l'uso  della  carrozza  palati- 
na, detta  frullone,  la  quale  godono 
i  cappellani  segreti  anche  nelle  cap- 
pelle Pontificie  ed  altre  funzioni,  che 
celebra,  od  alle  quali  assiste  il  Papa. 
La  messa  quotidiana,  ch'essi  dicono 
al  medesimo  altare  in  cui  celebra  il 
Pontefice,  viene  talvolta  dal  Pontefi- 
ce medesimo  ascoltata,  ovvero  dalla 
intima  e  domestica  sua  famiglia  ;  men- 
tre nelle  messe,  che  il  Papa  dice  in 
detta  cappella,  seppure  non  li  di- 
spensa, facendola  servire  all'aiutante 
di  camera,  e  quando  la  dice  nelle 
chiese,  tocca  ai  cappellani  segreti  as- 
sisterlo in  sottana  paonazza  e  cotta. 
E  se  poi  la  vuole  ascoltare,  uno  di 
loro  la  celebra,  coli'  avvertenza  che 
nel  Confiteor^  il  cappellano  rivolgen- 
dosi al  Papa  dice,  in  vece  del  vo^ 
bis  fratres^  libi  pater,  e  al  vo?  fra^ 
trcs,  te  pater,  facendo  però  in  am- 
bedue le  volte  la  genuflessione  ver- 
so lo  stesso  Pontefice.  Se  poi  il  Papa 
volesse  ricevere  dalle  sue  mani  la  s. 
comunione,  per  la  quale  assume  la 
stola  bianca,  nel  dire  il  cappellano 
Corpus  Domìni  nostri  Jesu  Chris  ti 
CHstodiat  aniinam  tnani,  deve  in  vece 
proMun/.iare  custodiat  te  in  i'ita/n 
actcrnattij  Amen,  come  praticasi  al- 


io8  GAP 

lorcliè  6Ì  comunicano  i  preti.  Egli 
è  servito  da  un  chierico  segreto , 
clic  domanda  al  Papa  la  benedi- 
zione dell'acqua  all'offertorio,  dan- 
do il  cappellano  al  termine  della 
messa  la  benedizione  da  un  Iato, 
premessa  la  genuflessione  al  Ponte- 
fice. Il  caudatario ,  che  sta  sempre 
dietro  al  Pontefice,  se  non  vi  è  il 
maestro  di  cerimonie,  dopo  la  let- 
tura del  vangelo ,  si  reca  a  pren- 
dere il  messale  dal  chierico  segreto, 
e  lo  consegna  a  monsignor  mag- 
giordomo, che  lo  dà  a  baciare  al 
Papa,  facendo  altrettanto  dopo  VA- 
gnus  Dei  per  la  pace,  che  suol  dar- 
si con  un  quadretto  di  argento  do- 
rato, coli'  immagine  del  Redentore. 
E  quando  alloggiarono  nel  palazzo 
apostolico  sovrani  e  regine,  furono 
incaricati  i  cappellani  segreti  di  ce- 
lebrar loro  la  messa.  Dove  però 
fossero  stali  diversi  i  principi,  ven- 
nero ad  alcuni  di  essi  destinati  an- 
che i  Cappellani  comuni. 

I  Cappellani  segreti  fanno  parte 
della  così  detta  camera  segreta ,  e 
perciò  in  alcune  circostanze ,  col 
mantellone  fanno  corteggio  al  Papa, 
sia  nella  penultima  anticamera  del 
suo  appartamento ,  sia  quando  si 
reca  nella  basilica  vaticana  per  l'e- 
sequie di  alcun  suo  predecessore, 
ne'  venerdì  di  marzo  alla  visita  del- 
la stazione,  nel  venerdì  santo,  in 
occasione  dell'  esposizione  del  ss.  Sa- 
gramento,  e  nella  processione  del- 
l' ottava  del  Corpus  Domini,  tanto 
di  detta  basilica ,  che  della  latera- 
nense.  Talvolta  un  cappellano  se- 
greto a  cavallo  portò  la  ss.  Euca- 
ristia, cioè  quando  precedeva  il  Papa 
ne'suoi  viaggi,  come  avvenne  sotto 
Benedetto  XIII  quando,  nel  1724»  si 
recò  a  Benevento.  Ed  è  perciò,  che 
monsignor  Ferrari,  cappellano  segre- 
to, vestito  di  abito  paonazzo   viato- 


CAP 

rio ,  con  cotta ,  rocchetto ,  e  stola 
bianca,  e  per  difendersi  dall'acqua , 
assunse  pure  un  mantellone  paonaz- 
zo con  cappuccio  della  forma  di  quel- 
lo de' caudatari  de'  Cardinali  [Vedi), 
ed  attaccato  al  mantellone  portava 
il  cappello  semi-pontificale  in  testa, 
e  colla  mano  destra  reggeva  1'  om- 
brellino di  taffettà  bianco  incerato, 
con  trina,  e  frangie  d'oro,  con  cui 
cuopriva  la  cassetta  fermata  sull'ar- 
cione della  sellaj  che  conteneva  la 
ss.  Eucaristia  (  Vedi).  Lo  stesso  Be- 
nedetto XIII,  quando,  nel  1729, 
ritornò  a  Benevento ,  ebbe  seco  in 
carrozza  un  cameriere  segreto  e  un 
cappellano  segreto,  onore  che  que- 
sto ultimo  ottenne  da  altri  Ponte- 
fici in  mancanza  de'  camerieri  se- 
greti; anzi  lo  stesso  Benedetto  XIII 
per  la  sua  profonda  umiltà,  nelle 
frequenti  visite  che  faceva  alle  chie- 
se, vi  si  recava  con  un  solo  cap- 
pellano segreto,  col  quale  per  istra- 
da recitava  il  rosario. 

I  Cappellani  segi*eti  coli'  abito  di 
mantellone  intervengono  alle  esequie 
de'  palaJ;ini,  o  primarii  della  fami- 
glia Pontificia,  esequie  che  anche  ad 
alcuni  caudatarii,  e  crociferi  venne- 
ro celebrate,  come  si  ha  dai  Dia- 
rii  di  Roma.  Di  fatti  abbiamo,  che 
morto  monsignor  Pietro  Valeri  cap- 
pellano segreto  e  caudatario  di  Cle- 
mente XII,  e  canonico  di  s.  Blaria 
in  Cosmedin,  nel  1735,  fu  esposto 
il  suo  cadavere  sopra  alto  letto, 
nella  chiesa  parrocchiale  de'  ss.  Vin- 
cenzo ed  Anastasio  a  Trevi,  e  gli 
furono  nella  chiesa  stessa  celebrate 
r  esequie  coU'assistenza  di  monsignor 
sagrista,  de'  prelati  della  camera  se- 
greta, e  dei  ministri  delle  cappelle 
Pontificie.  Nel  1736  si  celebrò  un 
funerale  per  monsig.  Lorenzo  Sbatti, 
altro  cappellano  segreto,  e  caudatario 
di  Clemente    XII.    Il    suo  cadavere 


GAP 

fu  esposto  con  ventiquattro  fiacco- 
lotti,  ed  intervennero  ajla  funzione 
i  suddetti  personaggi  ed  i  cappella- 
ni segreti.  Nel  lySS  nella  chiesa  di 
s.  Apollinare  ebbero  luogo  l'esecpiie 
del  cappellano  segreto  e  crocifero 
di  Pio  \I,  monsignor  Antonio  Pa^ 
lombi,  che  fu  esposto  in  letto  ve- 
stito di  sottana  e  mantellone  pao- 
nazzo, co'  soliti  cerei,  e  quattro  tor- 
cie  accese,  e  venne  ivi  sepolto  co- 
me sua  parrocchia.  E  nel  1786  si 
celebrarono  pompe  funebri  per  mon- 
signor Giacomo  Paris ,  cappellano 
segreto  e  caudatario  di  Pio  VI,  e 
beneficiato  di  s.  Pietro  in  Vati- 
cano, ove  nella  cappella  del  coro 
gliele  fece  il  rev.  capitolo  ;  e  poscia 
fu  sepolto  nella  sepoltura  de'  bene- 
ficiati in  sagrestia. 

Passiamo  a  dire  alcuna  cosa  in- 
torno ai  due  primi  cappellani  se- 
greti caudatario  e  crocifero,  e  di 
quanto  riguarda  ambedue.  Tutte  le 
volte,  che  il  Papa  va  per  la  città 
col  servizio  di  città,  sebbene  impro- 
priamente è  detto  di  campagna,  per 
visitare  chiese,  monisteri,  sovrani  ec, 
nonché  quando  si  reca  alle  cappelle, 
cbe  non  si  celebrano  nel  suo  pa- 
lazzo, essi,  vestiti  di  mantellone,  pren- 
dono luogo  nel  frullone  della  secon- 
da muta,  coi  camerieri  segreti.  E 
quando  il  Papa  esce  con  treno  no- 
bile o  semipubblico,  il  caudatario  va 
nella  prima  carrozza  del  più  degno 
Cardinale,  che  sta  in  quella  del  Ponte- 
fice ,  cogli  aiutanti  di  camera  del 
Papa;  mentre  il  crocifero  precede  a 
cavallo  colla  croce  Pontificia,  colla 
quale  egli  pure  precede  il  Papa 
tanto  in  città,  che  ne'viaggi,  ed  in 
cotta,  quando  si  reca  a  dare  la  bene- 
dizione col  ss.  Sagramento  in  qualche 
chiesa,  meno  quando  il  Papa  segue  , 
o  va  alia  testa  del  sagro  Collegio,  che 
allora   viene   portata    la   croce    dal- 


CAP  log 

l'ultimo  uditore  di  Rota.  Ne'  viag-^^^r 
gi  ambedue  questi  Cappellani  se-  -, 
greti ,  vestiti  d'abito  viatorio ,  cioè 
sottana,  e  mantellone  corto,  con  cal- 
ze di  seta  paonazza,  vanno  nella  terza 
muta  cogli  aiutanti  di  camera.  Il 
caudatario  sempre  dee  sostenere  il 
lembo  della  sottana  Pontificia,  mo- 
tivo per  cui  si  chiama  caudatario, 
o  lembifero,  ed  il  crocifero,  cosi  detto 
dal  portar  la  croce,  quando  scende 
il  Papa  dalla  carrozza  ,  va  innanzi 
a  piedi  colla  croce  inalberata.  Ab- 
biamo poi,  che  recandosi  Innocenzo 
XI  li  con  formalità  ed  in  lettiga  alla 
Catena  (feudo  della  sua  famiglia  Con- 
ti, poche  miglia  distante  da  Roma), 
venne  preceduto  dal  crocifero  a  caval- 
lo su  d' una  mula  bianca,  con  gual- 
drappa di  panno  nero,  ed  addestra- 
ta dal  cavallerizzo  d'  opera  della 
scuderia  Pontificia,  nel  qual  modo 
appunto  ora  procede  ne'  suddetti 
treni  semi  pubblici  ;  locchè  prima  fa- 
ceva tutte  le  volte,  che  usciva  il 
Papa  dal  suo  palazzo  per  un  tratto 
di  strada,  ascendendo  poi  nella  car- 
rozza, ove  egli  pure  ha  posto.  Si 
dee  però  avvertire,  che  quando  il 
Papa  in  abito  di  mozzetta  e  roc- 
chetto non  porta  la  stola ,  non  ha 
luogo  la  croce  Pontificia  (Vedi),  la 
quale  soltanto  il  deve  precedere  o 
quando  assume  la  stola,  o  quando 
è  vestito  de'  sagri  paramenti.  In 
alcuni  Pontificati  sostenne  il  croci- 
fero anche  diverso  ufficio ,  come  in 
quello  di  Benedetto  XIV,  in  cui 
era  sotto-guardaroba.  In  altre  cir- 
costanze poi,  e  particolarmente  ne' 
viaggi  e  nelle  villeggiature,  in  cui  i 
Papi  talvolta  si  degnano  ammette- 
re alla  loro  mensa  quelli  della  lo- 
ro camera  segreta ,  vengono  pure 
compresi  in  sì  onorifica  distinzione 
il  caudatario  e  il  crocifero ,  ullìzii , 
che   in    caso    di    assenza,    od   im- 


no  GAP  GAP 

potenza    sono     suppliti    dagli    altri  di    poi    alla     lettura    il    bussolante 

cappellani  segreti.    Non  è  poi  a  ta-  sotto-guardaroba.   V.  Sacchi  ni,  Epi- 

corsi,    I."  che  furono  chiamati  ero-  stola    de    utilitate  bene  legendi    ad 

ciferi  anco  i  maestri  ostiarii  (Fe<i/),  maisam,  Mediolani   1621. 
custodi  della  croce  Pontificia,  2.°  che  Quando  poi  il   Papa  ammette  in 

da    Urbano  Vili    vennero   impiega-  solenne  convito  sovrani,  o  Cardinali, 

ti    due  cappellani   crociferi,    i   qua-  tocca    al    caudatario    non    solo  dire 

li   talvolta    furono    prima    del   cau-  la   formola    della    benedizione    della 

datario    in    ordine    di    precedenza,  mensa,    la    quale    viene     compartita 

sebbene    sotto    Innocenzo    X,    negli  dal  Papa,    cui    rispondono   i    Cap- 

idtimi    Pontificati,    ed    attualmente  pellani  cantori,    ma  altresì    di    leg- 

sia  egli    il  primo    de'  cappellani  se-  gere  alcuni  capitoli    delle    opere    di 

greti.  san  Gregorio,    o    altro    libro    adat- 

Anche    il    caudatario   disimpegno  to ,  finché  beve    il    Papa    la  prima 

contemporaneamente    qualche    altra  volta,    terminando    allora    di    leg- 

carica  nel   palazzo    apostolico,   come  gere,    per  dar    luogo    ai    cantori  di 

nel   Pontificato    di    Clemente  XIII,  cantare    alcuni    sagri    mottetti    sino 

nel  quale  fu  eziandio  sotto-guardaro-  al    fine    della    mensa,    terminata  la 

ba,  ed   abbiamo  sotto  Clemente  XI  quale,    monsignor    caudatario    deve 

nel  1720  che  il  suo  caudatario  monsig.  fare  colle    solite  forme  il  ringrazia- 

de  Pretis  fu  dichiarato  ablegato  Pon-  mento. 

tificio  per  portare  le  berrette  Car-  I  Cappellani  segreti  pel  nobile,  ed 
dinalizie  nella  Spagna  ai  Cardinali  intimo  servigio,  che  prestano  alla  sa- 
Tescovo  di  Murcia,  e  Borgia  pa-  gra  persona  del  sovrano  Pontefice, 
triarca  dell'  Indie.  Il  caudatario  del  furono  in  ogni  tempo  beneficati  con 
Papa  prò  tempore  è  sempre  priore  provviste  ecclesiastiche,  e  promozio- 
del  collegio  de' caudatarii  de' Cardi-  ni,  vantando  essi  Cardinali,  vescovi, 
nali.  Quando  ha  luogo  nel  palazzo  prelati,  ed  altri  personaggi,  che  ap- 
apostolico  per  le  solennità  della  partennero  al  loro  ceto.  E  senza 
Pasqua,  dell'Assunta,  di  Ognissanti,  dire  di  altri,  il  regnante  Pontefice 
e  di  Natale,  la  comunione  generale  Gregorio  XVI  meritamente  innalzò 
della  famiglia  Pontificia,  mentre  il  al  Cardinalato  un  individuo,  eh'  era 
Papa,  od  il  maggiordomo,  ovvero  il  stato  cappellano  segreto  di  Pio  VII, 
sagrista  la  fa  alla  famigha  nobile,  ed  uno  fra  i  suoi  cappellani  segreti 
il  caudatario  in  altra  cappella  la  egli  promosse  alla  prelatura,  e  a 
somministra  al  restante  della  stessa  votante  di  segnatura,  altro  a  cano- 
fàmiglia  assistito  dai  chierici  della  nico  lateranense,  e  minutante  della 
cappella  Pontificia.  Alla  mensa,  che  segretaria  di  stato,  ed  altro  a  bene- 
imbandisce  il  Papa  nel  giovedì  santo  fìciato  della  vaticana  basihca,  ed  ad 
a  tredici  sacerdoti,  eh'  egli  stesso  ufficiale  del  Concessum  della  dataria 
serve  individualmente,  il  caudatario  apostolica,  facendo  eziandio  agli  altri 
finche  il  Pontefice  vi  si  trattiene  provare  gli  elFetti  della  sua  genero- 
in  abito  paonazzo  (ed  in  sua  as-  sita,  e  clemenza.  Sino  a  Pio  Vf, 
senza  il  crocifero,  o  altro  cappellano  tutti  i  Papi  accordarono  a'  Cappel- 
segreto),  legge  un  qualche  libro  lani  segreti  amplissimi  privilegi,  e 
spirituale ,  o  quello  che  rammenta  per  nominare  quelli  compartiti  da 
la    cena    dei    Signore,    subentrando  Clemente  XIV,  e  Pio   VI,    Conces' 


GAP 

sio  prn'ìlegìorum  prò  nonnullis  siiis 
familianbus,  Roina^  i7^9)  ^^  ^77^i 
diremo  de'  principali  ,  che  sono 
i  seguenti:  Conti  del  palazzo  la- 
teranense  ,  cavalieri  dello  sperone 
d'oro,  nobili  romani,  e  di  Avigno- 
ne, Bologna,  Ferrara,  Benevento, 
ed  altre  città  dello  stalo  ecclesiasti- 
co, co' relativi  privilegi  ec. ,  ed  an- 
corché non  avessero  l'uso  del  roc- 
chetto, e  l'abito  di  notari,  li  crea- 
rono notari  senza  pregiudizio  di 
quelli  di  numero ,  con  tutte  le  li- 
bertà, grazie,  favori,  estensioni,  in- 
dulti ec.  di  poter  inquartare  l'arme 
del  Pontetìce  nel  proprio  stemma,  di 
poter  essere  dichiarati  veri  fami- 
gliari ,  e  continui  commensali  del 
l^apa,  oltre  la  esenzione  da  tutte 
le  gabelle,  dazi,  decime;  ed  oltre 
il  potere  di  farsi  ordinare  da  qua- 
lunque vescovo  in  tre  domeniche 
consecutive,  e  feste  fuori  de' tempi 
stabihti  dal  proprio  Ordinario  senza 
licenza  di  veruno,  qualora  sieno  tro- 
vati idonei,  incaricandone  la  coscien- 
za del  vescovo;  finalmente  il  poter- 
si eleggere  il  confessoie  per  farsi 
assolvere  da'  casi  riservati ,  compresi 
quelli  riservati  alla  Santa  Sede  in 
qualunque  maniera.  Li  resero  ca- 
paci ancora  di  ottenere  qualunque 
ufficio,  beneficio  ec,  trasferendo  an- 
cora le  pensioni  sino  alla  somma 
di  trecento  ducati ,  e  ricevendo  fa- 
coltà di  testare  de' frutti  de' benefì- 
zii.  Morendo  poi  senza  far  testa- 
mento, appartengono  agli  credi  loro, 
sieno  consanguinei,  oppi u-e  famigliari, 
tutti  i  beni  e  lagioni,  che  perverreb- 
bero alla  camera  apostolica,  cioè  agli 
S(3ogli,  colla  inibizione  alla  detta  ca- 
mera, agli  arcivescovi,  vescovi,  ed 
altri  prelati  delle  chiese,  alla  fabbri- 
ca di  s.  Pietro,  alla  santa  crociata,  e 
agli  altri  succollettori,  di  perturbarli 
sotto  qualunque  titolo  ec.  ec. 


GAP  III 

CAPPELLANIA.  Così  chiamasi 
un  beneficio  ecclesiastico,  fondato  ed 
annesso  ad  un  altare,  o  ad  una 
cappella,  che  gode  il  cappellano.  Dai 
canonisti  si  distinguono  tre  sorte  di 
cappellanie,  cioè  quelle  fondate  dai 
laici  senza  1'  approvazione  d' alcuno, 
quelle  istituite  coli*  assenso  del  ve- 
scovo per  tempo  determinato,  e  quel- 
le erette  coll'àutorità  della  sede  Apo- 
stolica, o  dall'Ordinario,  e  fondate 
formalmente  in  titolo  perpetuo.  La 
prima  qualità  di  cappellanie,  sebbene 
istituite  in  perpetuo ,  col  peso  di 
messe,  o  altri  servigi,  non  sono  be- 
neficii  ecclesiastici,  venendo  conside- 
rate quali  fondazioni  laiche,  e  tem- 
porali, potendo  entrare  nel  commer- 
cio ,  e  venir  possedute,  alienate,  e 
lasciate  da'  laici  ai  laici  stessi  senza 
colpa  veruna  :  i  patroni  però,  o  con- 
giunti dei  fondatori,  sono  tenuti  ad 
adempiere  l' intenzione  rli  questi  ul- 
timi nella  elezione  dei  titolari.  Le 
cappellanie  della  seconda  specie,  cioè 
le  amovibili ,  da  alcuni  sono  consi- 
derate come  veri  benefici i,  e  da  al- 
tri, quali  pie  fondazioni,  che  non 
avendo  la  perpetuità  della  loro  ere- 
zione, non  possono  essere  veri  be- 
nefìcii.  Le  cappellanie  poi  autorizzate 
dal  Pontefice,  o  dal  vescovo,  sono 
veri  benefìcii.  1^.  Beneficio  Eccle- 
siastico. 

Si  giudica  del  servizio  di  una 
cappella,  dal  titolo  della  fondazione, 
e  dai  termini  in  essa  usati  dagli 
istitutori,  se  il  beneficio  è  sacerdo- 
tale, o  no.  Allorché  nella  fondazio- 
ne si  prescrive,  che  la  Cappellania 
debba  essere  confei'ita  ad  un  sacer- 
dote ,  non  è  sufìficiente  all'  ecclesia- 
stico il  farsi  promuovere  al  presbi- 
t(M*ato  dentro  l'anno,  essendo  neces- 
sario, ch'egli  già  sia  prete.  L'obbligo 
della  celebrazione  della  messa  non 
remle   sacerdotale    una   Cappellania, 


112  GAP 

giacche  il  cappellano  deve  soddisfare 
al  suo  obbligo,  celebrando  le  messe, 
locchè  può  fare  anche  per  mezzo 
d'mi  altro,  ed  il  vescovo  non  lo 
può  costringere  a  celebrarle  egli 
stesso,  se  la  fondazione  non  ve  l'ob- 
blighi espressamente,  o  con  espres- 
sioni, e  clausole  equivalenti.  Ma  se 
il  fondatore  erasi  dichiarato,  che  in 
cadauna  vacanza  si  nominasse  un 
cappellano,  il  quale  fosse  tenuto  di 
celebrare  tre,  o  quattro  messe,  o 
più,  o  meno  in  ogni  settimana,  o 
mese ,  la  residenza  non  è  perciò 
necessaria,  ne  il  beneficio  è  sacerdo- 
tale. Se  la  fondazione  prescrive,  che 
sia  nominato  un  sacerdote  per  cele- 
brar tutti  i  giorni  determinatamente 
la  messa  in  una  chiesa,  la  Cappel- 
lania  è  sacerdotale ,  ed  obbliga  alla 
personale  residenza.  In  ciò  appunto 
consiste  la  differenza,  che  fa  duopo 
fare  delle  parole  Cappellano  e  Pre- 
te :  il  fondatore  non  dice  mai ,  che 
si  faccia  la  nomina  d'  un  pjete , 
senza  che  intendesse  di  aver  voluto 
rendere  la  Cappellania  sacerdotale, 
mentre  adoperando  invece  la  parola 
cappellano,  s'  interpreta  in  favore 
della  libertà,  dappoiché  siccome  ogni 
altro  che  un  prete  può  essere  cap- 
pellano, così  si  può  soddisfare  alle 
brame  del  pio  fondatore,  per  mezzo 
di  un  sostituto. 

Questa  specie  di  cappelle,  che 
esigono  residenza,  sono  incompati- 
bili con  un  benefìcio,  qualora  si 
godesse,  situato  nella  stessa  chiesa, 
e  fa  duopo  della  Pontificia  dispensa, 
per  possedere  Tuna,  e  l'altro.  E- 
giialmente  se  la  Cappellania  impone 
l'obbligo  di  servire  al  coro  tanto 
d'una  chiesa  cattedrale,  che  colle- 
giale, non  si  può  possedere  un  ca- 
nonicato nello  stesso  tempo  senza 
una  speciale  dispensa.  Se  le  cappel- 
lanie  poi    non   epigono   residenza,  e 


GAP 

che  esse  siano  di  tal  tenue  rendita, 
che  l'una  non  basti  senza  l'altra  al 
mantenimento  del  cappellano,  in  tal 
caso  non  sono  incompatibili.  /^.    la 
Giurisprudenza  Canonica^,  alla  paro- 
ai  Cappella j  il  Dizionario  di  Diritto 
Canonico    di  Durand  di  Mailane  ad 
egual  voce,  e  l'articolo  Gappellano, 
mentre  a  quello  di  Cappella  si  tratta 
della  origine  delle  cappellanie,  e  di 
altro,    che   le  riguarda.     Il    Parisio 
poi  nelle   sue  Istruzioni^    tomo  IV, 
p.    25,    riporta  la  formola,   Collatio 
Cappellanice j  che  si  conferiscono  dai 
vescovi  nelle  loro  diocesi;  ed  a  pag. 
28,  trattando  Della  nomina,  e  pre- 
sentazione,  e  della  sua  formula  che 
usano  i  patroni  delle  Cappellanie,  e 
del  tempo  in  cui  possono  nominare, 
e  presentare,  avverte,  che  in  dette 
patenti  suole  allegarsi  il  titolo,  come 
per  Istromento,  ec,  per  Sentenza^,  ec. 
ovvero    esprimere  se  appartiene    ah 
immemorabili.     De  jure,    i    patroni 
ecclesiastici  hanno  sei  mesi  di  tempo 
a  presentare    un    solo    soggetto,   ed 
i    patroni    laici    ne    hanno    quattro, 
dentro   il  qual    tempo    possono  pre- 
sentare cumulative  uno,  o  più  sog- 
getti idonei,  in  una  o  più  nomine, 
e  presentazioni,    in    modo  che  resti 
ad  arbitrio    dell'  Ordinario    la  scelta 
del  cappellano.    11  termine  comincia 
a  decorrere  a  die  scientice,  seu  ha- 
hitce  notitice  vacationis. 

CAPPELLANO  (  Capellanus  ). 
Con  questo  nome  si  chiama  quegli, 
che  è  provveduto  di  una  cappella , 
o  cappellania ,  un  prete  che  ufficia 
una  cappella ,  o  eh'  è  beneficato  di 
una  cappella.  Oltre  quanto  si  è  detto 
all'articolo  Cappella,  sull'origine  della 
sua  denominazione  ,  coli'  autoi*ità  di 
Val  fri  do,  De  reh.  eccl.  cap.  3 1  ;  di 
Onorio,  in  semi.  s.  Martini,  e  del 
Sarnelli ,  tom.  X ,  p.  96 ,  dei  preti 
cappellani  perchè  così  chiamati,  ri- 


GAP 

porteremo,  che  la  parola  Cappellano 
proviene  da  quei  sacerdoti,  die  cu- 
stodivano la  cappa  di  s.  Martino  ve- 
scovo di  Toui-s ,  e  le  altre  reliquie, 
che  i  re  di  Francia  avevano  nei  loro 
palazzi,  e  portavano  secoloro  all'eser- 
cito, conlldando  nell'intercessione  dei 
santi  di  riportare  vittoria  de'  proprii 
nemici.  Sulpizio  Severo  descrivendo 
l'  abito  di  s.  Martino ,  dice  quanto 
segue  :  Ubi  Martinum  vidcnmt  in 
veste  hispida^  nigro  pendulo  pallio 
circutntcctum  j  cioè  eh'  era  vestito  di 
una  veste  ispida,  ed  una  cappa  nera 
d'  attorno  alla  medesima. 

Furono  soliti  i  principi  cristiani 
portare  nelle  guerre  entro  casse  al- 
cune reliquie  de'  santi,  e  i  loro  sa- 
cerdoti s\  per  la  custodia  e  culto 
delle  medesime,  sì  per  la  celebrazio- 
ne delle  messe ,  sì  per  confessare  e 
comunicare  i  guerrieri  ;  ma  più  pro- 
babilmente dalle  tende,  cappe  o  cap- 
pelle, colle  quali  ricoprivansi  le  cas- 
se delle  reliquie ,  e  dal  luogo  ove  si 
ponevano,  forse  si  appellarono  cap- 
pellani. Tali  luoghi  divenendo  pic- 
cole chiese ,  o  attinenti  alle  grandi, 
o  separate,  i  sacerdoti,  che  le  aveano 
in  cura,  si  chiamarono  Cappellani. 
Tuttavia  altri  soggiungono,  come  os- 
serva il  Bernini,  spiegando  come  gli 
uditori  di  Rota  si  chiamavano  cap- 
pellani del  Papa,  che  dalla  Francia 
essendo  passata  tale  denominazione 
in  Italia ,  si  applicò  a  quegli  eccle- 
siastici, i  quali  ritenevano  in  custo- 
dia cosa  sacra  di  qualche  chiesa,  o 
cappella.  11  perchè  cominciossi  a  chia- 
mare cappellano  il  custode  de'  pa- 
ramenti, arredi  sacri,  e  reliquie  della 
cappella.  Ma  nella  Chiesa  Romana 
non  si  udì  il  nome  di  Cappellano , 
che  verso  l'anno  4^^,  cioè  poco  più 
di  sessant'  anni  dopo  la  morte  di 
s.  Martino.  Quindi  dando  s.  Leone  I 
in  consegna  i  corpi  de'  beati  apostoli 
voL.  vin. 


GAP  ii3 

Pietro  e  Paolo  a'  suoi  intimi  cubi- 
cularii,  o  famigliari,  questi  si  dissero 
cappellani,  massime  gli  uditori  di  Ro-  \ 
ta,  che  quali  giudici  del  palazzo  apo- 
stolico, vennero  così  denominati,  per- 
chè il  Papa  giudicava  con  essi  nella 
sua  cappella  tutte  le  questioni,  sulle 
quali  era  consultato  da  ogni  parte 
del  cristianesimo. 

Questo  nome  di  Cappellano  si  di- 
latò in  progresso,  e  l'ebbero  i  no- 
tari,  i  segretarii,  e  i  cancellieri,  in 
vista  dei  quali  talvolta  la  cancelleria 
si  nominò  cappella;  Più  particolar- 
mente fu  devoluto  ai  sacerdoti,  che 
hanno  1'  obbligo  di  celebrare  la  mes- 
sa nelle  cappelle  e  nelle  chiese ,  ed 
anche  si  diede  ai  chierici  addetti  jn 
servigio  di  esse.  E  siccome  per  cap- 
pella s' intende  1'  oratorio  ,  o  una 
parte  della  chiesa,  che  gli  antichi 
dissero  Cubicula  _,  i  cappellani  ven- 
nero detti  eziandio  cubicularii.  Inol- 
tre si  disse  Capellaris  una  cosa  ap- 
partenente alla  cappella ,  onde  Ra- 
dolfo  nomina  clerici  capellares  ^  i 
chierici  e  musici  della  ^appella  Pa- 
pale, ed  offìcium  capellare  chiamos- 
si  r  antico  ufficio,  che  si  cantava  in 
detta  cappella.  Nella  vita  di  s.  Gio. 
Elemosinano  si  legge ,  che  egli  solo 
diceva  messa  nella  cappella  domesti- 
ca, servito  da  un  cappellano.  I  cap- 
pellani de'  re  erano  ufficiali  ecclesia- 
stici, che  servivano  ne'  regi  oratorii. 

All'articolo  Cappella  abbiamo  par- 
lato degli  arcicappellani ,  dei  gran 
cappellani ,  e  dei  sommi  cappellani. 
Il  vescovo  d'  Angoulème ,  per  non 
dire  di  altri ,  avea  il  titolo  di  arci- 
cappellano  del  re  nell'Aquitania  ;  e  i 
cappellani  dell'Ordine  gerosolimitano, 
o  di  Malta,  erano  chierici  conventuali, 
che  formavano  il  secondo  stato  di 
queir  insigne  Ordine,  che  ora  rifiori- 
sce. Dei  cappellani  segreti,  e  dei  cap- 
pellani comuni  del  Papa,  se  ne  par- 
b 


ii4  CAP 

ìev'cì  ai  loro  articoli,  mentre  a  quel- 
lo di  caudatarii ,  sì  tratta  del  cap- 
pellano caudatario  de*  Cardinali,  cosi 
detto  perchè  sostiene  la  coda  delle 
\esti  Cardinalizie,  o  della  cappa.  Il 
Parisi,  nell'opera,  Istruzioni  per  la 
gioi'enthj  tomo  IV,  pag.  i3,  riporta 
Formula  capellani  honorijici,  emi- 
nentissimorum  Cardìnalìum,  pel  go- 
dimento degl'inerenti  privilegi  con- 
cessi dalle  costituzioni  apostoliche. 

Oltre  quanto  si  è  detto  all'  arti- 
colo Cappellanie  (Vedi),  sugli  obbli- 
ghi dei  cappellani,  dice  il  Berlendi, 
delle  oblazioni  all'  altare,  che  il  cap- 
pellano obbligato  a  celebrare  ogni 
giorno  può  godere  qualche  vacanza, 
che  ne'  giorni  di  detta  vacanza  non 
può  celebrare  per  altri,  e  ricevere 
stipendio,  e  che  obbligato  a  celebra- 
re, ma  non  ad  applicare  la  messa, 
può  per  l'applicazione  ricevere  nuovo 
stipendio,  punti  che  egli  tratta  con 
critica  ed  erudizione.  Avverte  poi 
il  Macri,  che  quei  cappellani,  i  quah 
hanno  l'obbligo  quotidiano  di  cele- 
brare la  messa,  non  possono  trala- 
sciarla che  per  infermità,  o  altro 
legittimo  impedimento,  C.  significa- 
tum  de  praebendisj  ed  aggiunge  che 
in  tal  caso,  il  cappellano  non  e  ob- 
bligato a  far  celebrare  da  altri  in 
suo  luogo,  seppure  nella  fondazione 
della  cappellanìa  non  fosse  espresso 
un  tal  obbligo.  Molli  canonisti ,  e 
teologi  sono  d'avviso,  che  si  possa 
vacare  un  giorno  della  settimana , 
come  dicemmo  coli'  autorità  del  Ber- 
lendi ,  nel  qual  giorno  però  non  si 
può  celebrare  per  altri,  sebbene  al- 
cuni sieno  di  opinione,  che  quattro 
volte  all'anno  si  possa  applicare  il 
sacrificio  per  se,  o  per  altri,  perchè 
non  sembra  ciò  essere  contro  la  men- 
te del  testatore.  F.  Ani.  Nald.  ver- 
bo  Missa^  num.  ii.  Il  cappellano 
delle  monache,    le  quali  non  usano 


CAP 
il  Breviario  Romano,  può  dire  la 
messa  di  quel  santo,  del  quale  esse 
fanno  l'ufficio,  ma  col  messala  ro- 
mano, Sac.  cong.  rit.  20  nov.  1628. 
Altri  decreti,  che  sono  tenuti  i  cap- 
pellani ad  osservare  nelle  chiese  dei 
regolari ,  e  delle  monache ,  sono  ri- 
portati dal  Diclich  nel  Dizionario 
Sacro  liturgico.  Il  cappellano  non 
può  celebrare  con  rito  doppio  la  fe- 
sta del  suo  titolo,  ma  solamente  co- 
me viene  prescritta  dal  calendario. 
V.  Gavanto ,  in  Rub.  brev.  sec.  3  , 
cap.  12.  I  cappellani  poi  delle  chie- 
se cattedrali  sono  sottoposti  alla  giu- 
risdizione del  capitolo  siccome  loro 
superiore.  In  alcuni  luoghi  furono 
istituiti  i  cappellani  per  servire  di 
supplemento  a'i  canonici,  senza  poter 
prendere  sede,  e  luogo  né  in  coro,  ne 
in  capitolo,  ed  in  altri  vengono  am- 
messi all'ufficiatura  del  coro  (Fedi). 
Finalmente  chiamasi  cappellano  an- 
che il  Mansionario  (Fedi),  che  uf- 
ficia, assiste,  o  che  ha  in  custodia 
la  chiesa. 

CAPPELLE  Pontificie,  o  Papa- 
II.  Cosi  chiamansi  i  vesperi,  i  mat- 
tutini,  le  messe  cantate,  i  pontifi- 
cali, e  le  altre  sagre  funzioni,  che 
coi  venerabili  riti  della  romana  Chie- 
sa, e  collo  splendore  e  decoro  di  eccle- 
siastica magnificenza,  celebra,  o  alle 
quali  assiste  il  sommo  Pontefice,  in  u- 
no  coi  Cardinali,  patriarchi,  arcive- 
scovi, vescovi,  e  prelati,  colla  maggior 
parte  de' capi  degli  Ordini  religiosi, 
e  prim^rii  personaggi  del  magistra- 
to di  Roma,  e  curia  romana,  fami- 
glia Pontificia,  ed  altri,  che  vi  han- 
no onorevole  luogo;  cioè  nelle  son- 
tuose Cappelle  maggiori  dei  palaz- 
zi apostolici,  ove  risiede  il  medesi- 
mo Pontefice,  od  in  alcune  deter- 
minate basiliche,  e  chiese  di  Roma, 
per  festività ,  e  tempi  ordinarii ,  e 
solenni,  e  per  circostanze  anco  stra- 


GAP 

culinarie  ;  funzioni  che,  intimate  dai 
Pontificii  cursori,  sono  dirette,  e  re- 
golate dai  maestri  delle  cerimonie, 
dai  ministri  assistenti  alle  stesse  Cap- 
pelle, e  dai  cappellani  cantori  Pon- 
tificii, colla  soprai ntendenza  del  pre- 
lato maggiordomo ,  prefetto  de'  sa- 
gri palazzi  apostolici. 

§  I.  Origine  delle  Cappelle  Papali. 

§  II.  Descrizione  delle  Cappelle  mag- 
giori de'  palazzi  apostolici ,  cioè 
della  Sistina,  e  Paolina  del  palazzo 
valicano,  e  della  Paolina  del  pa- 
lazzo quirinale,  e  delle  loro  scale, 
e  sale  regie. 

g  III.  Rinnovazione  dell'antico  uso 
di  celebrare  le  funzioni  ecclesia- 
sticlie  dal  Papa  in  diverse  chiese 
di  Roma. 

5  IV.  Ministri ,  cantori ,  ed  inser- 
vienti delle  Cappelle. 

§  V,  Elenco  delle  Cappelle  ordi- 
narie, cioè  vesperi,  mattutini,  mes- 
se, e  Pontificali,  che  si  celebra- 
no dal  Papa  in  epoche  fìsse  nel 
decorso  dell'anno,  comprese  le 
processioni,  ed  altre  funzioni. 

§  VI.  Notizie  delle  Cappelle,  e  sa- 
gre funzioni  mobili  e  straordina- 
rie, che  celebransi  annualmente,  e 
in  altri  tempi,  e  circostanze. 

§  VII.  Personaggi,  che  hanno  luogo 
nelle  Cappelle.  Indicazioni  di  quel- 
li, che  v'  intervenivano,  e  posti,  che 
vi  presero  i  sovrani.  Luogo  dove 
ora  si  ammettono  quelli,  che  bra- 
mano assistervi. 

§  Vili.  Modo,  col  quale  si  recano 
tanto  alle  Cappelle  palatine,  che 
nelle  diverse  chiese  di  Roma,  il 
Papa,  i  Cardinali,  e  gli  altri. 

§  IX.  Osservazioni  preliminari  per 
l'intelligenza  delle  cerimonie  sa- 
gre, che  sogliono  essere  comuni 
in  quasi  tutte  le  Cappelle;  delle 
prediche,    e  discorsi    che  in  esse 


GAP 

si  recitano,  e  dei  cursori  Pontifi- 
cii, i  quali  pubbhcano  l'ora  delia 
celebrazione  delle  medesime  Cap- 
pelle e  funzioni. 
§  X.  Cappelle ,  vesperi ,  mattutini , 
messe,  pontificali,  ed  altre  sagre 
funzioni,  che  si  celebrano  nelle 
Cappelle  maggiori  dei  palazzi  a- 
postolici,  e  nelle  basiliche,  e  chie- 
se di  Roma,  per  ordine  progres- 
sivo di  tempo  in  cui  cadono. 

§  I.   Orìgine  delle  Cappelle 
Papali. 

E  ben  ragionevole,  che  ove  ha  se- 
de il  capo  augusto  della  Chiesa  cat- 
tolica, ivi  risplenda  maggiormente 
l'esterna  espressione  del  culto  reli- 
gioso ,  che  si  deve  alla  Divinità , 
nel  modo  il  piìi  edificante  e  decoroso. 
Abbiamo  sino  dai  primi  anni  del 
terzo  secolo,  che  il  Pontefice  romano 
s.  Zeferino,  eletto  nel  20 3,  decretò, 
che  mentre  celebrava  il  vescovo,  vi 
assistessero  tutti  i  sacerdoti,  come  i 
vescovi,  e  i  sacerdoti  assistevano  in 
Roma  il  Papa,  allorché  celebrava  i 
sagrosanti  misteri.  In  que'  tempi,  ad 
onta  della  fierezza  delle  persecuzio- 
ni, nel  segreto  delle  abitazioni ,  e 
talora  ben  anche  nelle  grotte,  e  nel- 
le catacombe  ciò  avea  luogo  per  la 
pietà  de' zelanti  Pontefici,  e  si  cer- 
cava eziandio  di  eseguirli  con  reli- 
giosa pompa  e  decoro,  secondo  il 
permettevano  le  calamitose  circostan- 
ze; onde  Papa  s.  Ponziano,  nell'an- 
no 233,  fece  tutti  i  vasi  sagri  di 
argento,  i  quali  si  custodivano  gelo- 
samente nei  sotterranei;  ed  il  Pon- 
tefice s.  Stefano  I,  nell'anno  360 , 
ebbe  troncata  la  testa  nella  sedia 
Pontificale,  mentre  appunto  celebra- 
va nelle  catacombe.  Cessate  nell'an- 
no 3 II,  per  opera  dell*  impera toi*c 
Costantino,  le  persecuzioni  contro  i 


e  doi 


ii6        -^   CAP 

crisliani,  e  donato  da  quel  magna- 
nimo principe  a  Papa  s.  Melchia- 
de  il  palazzo  laterancnse,  con  ren- 
dite corrispondenti  a  sostenere  la 
suprema  dignità  ecclesiastica,  poten- 
do quindi  i  Papi  mostrarsi  in  faccia 
al  mondo  nel  loro  sublime  carat- 
tere, a  maggior  gloria  di  Dio ,  ac- 
crebbero alle  sagre  funzioni  quella 
gravità  e  splendidezza,  che  ravviva 
la  fede  negli  assistenti,  e  li  penetra 
di  religiosa  venerazione.  Onde  già 
nel  quarto  secolo  si  hanno  chiari 
monumenti,  che  attestano  essersi  for- 
mati i  Pontefici  una  corona  del  cle- 
ro romano ,  con  l' intervento  del 
quale  eseguivano  regolarmente  ogni 
sorta  di  funzioni ,  sia  con  solenni 
messe,  colle  visite  delle  stazioni  (/^e<f/), 
con  numerose  processioni  (  Vedi  ) , 
singolarmente  nelle  principali  feste, 
che  attraevano  non  solo  il  popolo 
romano  a  piamente  intervenirvi , 
ma  gU  stranieri  ancora,  e  di  lontane 
regioni.  E  per  darne  un'  idea,  oltre 
quanto  individualmente  si  dice  ai 
citati  articoli,  e  si  dirà  in  questo 
a'  rispettivi  luoghi ,  ed  agli  altri 
riguardanti  le  Pontificie  sagre  fun- 
zioni, come  coronazione  degl'  impe- 
ratori, ed  altri  sovrani  possessi,  che 
presero  alla  basilica  lateranense,  ed 
altre  molte,  ci  limiteremo  ad  indi- 
carne alcune,  oltreché  al  paragrafo 
III  si  rileverà  dove  si  solennizzava- 
no le  principali  festività,  per  co- 
noscere pm'e  quali  personaggi  v'in- 
tervenivano ne' primi  secoU  della 
Chiesa,  dappoiché  di  quelli  de' suc- 
cessivi secoli  tratteremo  al  para- 
grafo VI. 

Erettesi  pertanto  in  Roma  nel  IV 
secolo  le  basiliche  patriarcali  del  Sal- 
vatore, di  s.  Pietro  in  Vaticano,  di 
s.  Paolo  nella  via  ostiense,  di  s.  Ma- 
ria Maggiore,  o  Liberiana,  e  di  s.  Lo- 
renzo fuoi'i  delle  mura,  oltre  diverse 


GAP 
altre  basiliche  e  chiese  di  titoli  Car- 
dinalizii  (Vedi),  i  Sommi  Pontefici 
vi  si  recarono  a  celebrare  in  tempi 
stabiliti,  ed  anco  straordinarii  le  sa- 
cre funzioni,  alle  quali  vollero,  che 
per  maggior  maestà  assistessero  i 
sette  vescovi  delle  città  suburbi- 
carie,  a'  quali  pertanto  diedero  ezian- 
dio l'incaiico  di  celebrare,  ciascuno 
alternativamente  in  un  giorno  della 
settimana,  sull'altare  Papale  della  ba- 
sihca  lateranense,  ed  è  perciò  che 
secondo  il  Panvinio,  essi  furono  ap- 
pellali vescovi  Cardinali,  cioè  prin- 
cipah,  vescovi  collaterali  del  Papa, 
ed  ehdomadarii ,  chiamandoli  Gio. 
Diacono,  t.  II,  Miis.  Ital  p.  574, 
Episcopi  primae  sedis.  Nelle  altre 
quattro  basiliche  patriarcali ,  consi- 
derandosi per  tale  quella  suminen- 
tovata  di  san  Lorenzo ,  furono  de- 
stinati per  ognuna  sette  Cardinali 
preti  delle  limitrofe  chiese  titolari,  i 
quali  eziandio  celebravano  quotidia- 
namente sull'altare  Papale,  facendo 
anch'  essi  nel  medesimo  le  veci  del 
lomano  Pontefice,  sebbene  ogni  ba- 
silica patriarcale,  compresa  la  lale- 
lanense,  avesse  il  proprio  arciprete, 
meno  le  basiliche  ostiense,  e  di  san 
Lorenzo,  che  aveano  un  Cardinale 
abbate.  Vi  erano  poi  dodici  Cardi- 
nali diaconi  regionarii,  cui  sovrasta- 
vano i  sei  Cardinali  diaconi  palatini, 
primo  de'  quali  era  il  Cardinal  ar- 
cidiacono di  s.  Maria  in  Domnica, 
a*  quali  spettava  di  cantar  il  vangelo 
nella  chiesa  lateranense,  mentre  agli 
altri  incombeva  cantarlo  nelle  sta- 
zioni. 

Quando  poi  il  Papa  cantava  so- 
lennemente la  messa,  che  oggidì  di- 
cesi Pontificale,  v'intervenivano,  ol- 
tre i  Cardinali,  gli  abbati  delle  venti 
abbazie  privilegiate  di  Roma,  e  luo- 
ghi suburbani.  Il  p.  Casimiro  da  Ro- 
ma, nelle  Memorie  isloriche,  Roma 


GAP 

1736,  a  pag.  9  e  seg. ,  fie  tesse  il 
catalogo,  e  riporta  le  diverse  analo- 
ghe opinioni  degli  autori.  Secondo 
il  parere  de'  più,  esse  erano  quelle 
di  s.  Cesareo,  di  s.  Gregorio  al  cli- 
vo di  Scauro,  di  s.  Maria  del  Mon- 
te Aventino,  di  s.  Alessio,  di  s.  Pri- 
sca, di  s.  Saba,  di  s.  Pancrazio,  di 
s.  Silvestro  in  Campo  Marzo,  di 
s.  Maria  in  Campidoglio,  di  s.  Bia- 
gio presso  il  palazzo  di  Trajano,  di 
s.  Agata  in  Suburra,  di  s.  Lorenzo 
in  Pane  e  Perna,  di  s.  Tommaso  in 
Formis,  di  s.  Biagio  della  Pagnotta, 
della  ss.  Trinità  degli  scozzesi,  di  san 
Valentino,  di  s.  Maria  in  Castello 
aiueo ,  di  s.  Maria  in  Pallara ,  dei 
ss.  Cosma  e  Damiano,  e  di  s.  Ma- 
ria in  Monistero.  Ne  solo  i  detti  ab- 
bati anticamente  assistevano  al  Papa 
quando  celebrava  nell'altare  mag- 
giore di  s.  Giovanni  in  Laterano , 
ma  anche  nelle  stazioni  della  stessa 
basilica  più  volte  all'  anno,  e  in  al- 
tre solennità  accennate  dal  Panvinio, 
Delle  sette  chiese  principali  di  Ro' 
ma,  p.  182,  Doveano  inoltre  inter- 
venire alle  processioni,  che  si  faceva- 
no dalla  chiesa  di  s.  Pietro  sino  a 
quella  di  s.  Giovanni  per  la  coro- 
nazione del  Pontefice ,  e  da  questa 
a  quella  per  la  festa  di  s.  Marco, 
alla  quale  insieme  col  Papa,  coi  Car- 
dinali e  coi  vescovi  interveniva  tutto 
il  clero  di  Roma ,  ricevendo  ogni 
abbate  per  quest'ultima  funzione  il 
presbiterio  di  tre  soldi,  che  il  detto 
Panvinio,  p.  64,  valuta  ognuno  uno 
scudo  e  mezzo  d' oro,  e  il  Ciac- 
conio,  in  Vita  s.  Silvestri  j  quattro 
scudi  d'  oro.  l  medesimi  abbati  avea- 
no  luogo  dopo  i  Cardinali,  anzi  ap- 
presso i  prelati  delle  cinque  patriar- 
cali, cioè  il  priore  della  basilica  la- 
teranensc,  gli  arcipreti  della  vatica- 
na, e  (Iella  liberiana,  e  gli  abbati 
di  s.  Paolo,  e  di  s.  Lorenzo,  ambe- 


CAP 

due  fuori  delle  mura  di  lloma,  ma 
prima  de'  sette  suddiaconi,  de'  cufii- 
cularii,  della  scuola  tic'  cantori,  dei 
chierici,  e  de'  maggiorati  laici ,  che 
erano  il  prefetto  di  Roma ,  i  sette 
giudici  palatini ,  cioè  primicerio  dei 
notari,  ossia  decano  del  collegio  dei 
protonotarii  apostolici,  e  capo  delle 
dignità  palatine,  il  secondicerio,  l'ar- 
cario ,  il  sacellario  ,  il  protoscrina- 
rio,  il  primicerio  de'  difensori  e  Tam- 
minicolatore  ,  o  nomenclatore  ,  di 
cui  ci  ha  dato  Pier  Luigi  Galletti 
distinta  relazione,  i  senatori,  gli  altri 
giudici,  gli  avvocati,  gli  scrinarii,  ed 
i  baroni  romani,  i  quali  a  simili  fun- 
zioni intervenivano  anch'essi  ;  perso- 
naggi tutti,  che  per  la  maggior  parte, 
sino  al  secolo  XI,  elessero,  o  concor- 
sero all'  elezione  del  Pontefice.  F. 
Mabillon,  Miis.  Ital.  tomo  II,  pag. 
570. 

Per  dare  un'idea  del  modo  co- 
me i  Papi  celebravano  i  divini  mi- 
steri, le  stazioni  e  le  messe  solenni, 
riporteremo  quanto  il  citato  Galletti 
narra  alla  p.  1 1,  e  seg..  Del  primi- 
cero  della  Santa  Sede  ^  e  di  altri 
uffìziali  maggiori  del  palazzo  late- 
ranense,  Roma  1766:  »  Allorché 
w  l'apostolico  signore,  cioè  il  Papa, 
M  portavasi  alla  stazione  di  qualche 
»»  chiesa,  prima  di  andare  all'  altare, 
H  sostenuto  dai  diaconi,  entrava  nel 
«  secretarlo ,  che  oggi  chiamiamo 
M  sagrestia ,  collocata  nelle  antiche 
»  chiese  dalla  parte  degli  uomini  in 
»  fondo  della  nave  volta  a  mezzodì, 
w  donde  essi  immediatamente  usci- 
«  vano  per  andarsi  a  paiare,  ed  in- 
»»  tanto  egli  vi  rimaneva  assistito 
»  dal  primicero,  dal  secondicero,  dal 
"  primicero  de*  ditensori,  dai  notali 
»  regionarii  e  dal  suddiacono ,  che 
»  portava  il  pallio.  Quivi  il  Ponte- 
♦*  flce  per  mano  de'  suddiaconi  re- 
»>  gionarii  vesti  vasi  degli  abili  pon- 


8 


CAP 


lifìcali ,  ^d  il  primicero ,  e  il  se- 
condicero  gli  andavano  componen- 
do le  vesti,  perchè  senza  ricevere 
impaccio  dalle  medesime,  potesse 
tratto  tratto  comodamente  sedersi, 
e,  come  dicesi  nell'Ordine  terzo, 
che  non  è  di  tanta  antichità,  quan- 
to è  il  primo,  e  il  secondo  di  essi, 
ut  ex  honorabili  compositione  ex- 
hiheatur  circumstantibus  spectacu- 
lum  reverendae  dìgnitatis  ",  Quan- 
do poi  era  all'altare  dopo  l'evan- 
gelo,  il  primicero,  il  secondi<3ero 
e  il  primicero  de*  difensori,  tut- 
ti i  regionarii,  e  notari,  ascende- 
vano al  trono  Pontificio,  ed  allor- 
ché il  Papa  passava  quindi  al 
senatorio ,  cioè  a  quel  luogo  ove 
stavano  i  magnati  secolari,  avea 
alla  destra  il  primicero  de'  notari, 
e  alla  sinistra  il  primicero  de'  di- 
fensori. Prima  poi  che  Sua  Santità 
andasse  dalla  banda  delle  donne, 
riceveva  pure  dal  primicero ,  dal 
secondicero,  e  dal  primicero  dei 
difensori  le  oblazioni,  poiché  que- 
sti tre  personaggi  ne'  giorni  festivi 
offerivano  all'  altare,  dopo  eh*  era 
seguita  la  offerta  de'  diaconi:  ri- 
tornava quindi  alla  sua  sede,  ed 
era  sostenuto  nell'  ascendervi  dal 
primicero  e  dal  secondicero  sotto 
le  braccia,  come  veggiamo  ora 
farsi  dai  due  Cardinali  diaconi 
assistenti  al  soglio.  Posta  che  l'ar- 
cidiacono avea  l' acqua  nel  calice, 
i  diaconi  salivano  al  trono,  ed  al- 
lora il  primicero ,  il  secondicero, 
ed  il  primicero  de'  difensori  coi 
notari  e  difensori  regionarii  discen- 
deano ,  e  si  trasferivano  a'  loro 
luoghi.  Data  altresì,  che  l'arcidia- 
cono avea  la  pace,  i  suddetti  ascen- 
devano nuovamente  all'  altare ,  e 
si  distribuivano  secondo  il  loro 
ordine.  Terminato  il  canone,  dopo 
che  il  Papa  avea  spezzata  l'obiatj^, 


CAP 

»>  il  primicero ,  il  secondicero  e  il 
'»  primicero  de'  difensori  con  tutti  ì 
«  regionarii  e  notari,  di  nuovo  ascen- 
»  devano  all'altare,  ponendosi  quivi 
»'  dalie  due  bande  destra  e  sinistra 
»»  giusta  le  loro  precedenze  :  allora  il 
»>  nomenclatore,  il  sacellario  ed  il 
«  notaro  del  vice-domino  del  palria- 
*»  chio  lateranense,  oggidì  maggior- 
«  domo  prefetto  de'  palazzi  aposto- 
w  liei,  dopo  detto  V Agnus  Deij  ascen- 
»*  devano  anch'essi,  e  si  ponevano 
w  al  cospetto  del  Pontefice,  per  aspet- 
w  tare  che  accennasse  loro  i  nomi 
»>  di  quei,  che  si  doveano  invitare 
»#  alla  mensa.  Quelli,  che  aveano  luo- 
M  go  alla  tavola  dal  Papa ,  erano 
M  invitati  dallo  stesso  nomenclatore, 
f»  quelli,  che  doveano  intervenire  alla 
»  mensa  del  vice-domino,  erano  in- 
>»  vitati  dal  notaro  dello  stesso  vice- 
w  domino.  Scritti,  che  erano  i  no- 
»»  mi,  discendevano  a  fare  un  tale 
•»  invito,  ed  il  Papa  sostenuto  dal 
>#  primicero  de'  notari  e  dal  primi- 
M  cero  de*  difensori,  dalla  sua  sedia 
M  portavasi  a  comunicare  tutti  quei, 
>»  ch'erano  nel  senatorio,  e,  come 
*»  dicesi  nel  citato  Ordine  terzo , 
>»  quivi  comunicava  principes  popU' 
n  lorum,  et  matres  f amili as  earum. 
»  Il  primicero,  interrogatone  prima 
«  il  santo  Padre  per  averne  la  sua 
>*  licenza,  colla  mano  sotto  la  pia- 
«  neta  accennava  a'  vescovi  ed  ai 
)*  preti,  che  comunicassero  il  restan- 
>»  te  del  popolo.  Dopo  che  tutti  avea- 
»  no  ricevuto  la  sacrosanta  comu- 
i>  nione,  il  nomenclatore,  il  sacella- 
M  rio,  l'accolito,  che  tenea  la  patena, 
»>  quegli  che  portava  l' asciugatoio 
«  per  le  mani ,  e  quegli  che  dava 
V  l'acqua  a  lavare,  ritornavano  tutti 
«  al  trono,  e  si  comunicavano  an- 
»   eh'  essi. 

«  Ne'vesperi   del  giorno  di   Pas- 
w  qua,   dopo   varie  cerinaonie,   che 


GAP 

M  ivi  si  descrivono,  andavano  tutti  a 
*j  s.  Andrva  ad  Criicem^  ch'era  un 
«  tempio  prossimo  al  Valicano,  edi- 
»  llcalo  dal  Pontefice  Simmaco,  crea- 
«  to  neir  anno  49^  >  ^'  *^^^^  do- 
«  pò  aver  cantato  alcune  antifone 
*i  (f^edì)y  i  primati  della  Chiesa,  cioè 
H  ì  suddetti  uffiziali  primarii,  invitati 
*•  dal  uotaro  del  vicedomino,  porta- 
>»  vansi  in  un  luogo  di  riposo  ove 
>»  per  tre  volte  si  refocillavano  con 
M  bevande,  la  prima  usando  del 
»3  greco j  un'altra  del  pactisij  e  la 
«  terza  del  procoma j  o  procovia^ 
w  tutti  vini  così  denominati  da'luo- 
»  ghi  ov'trano  prodotti,  e  dopo  di 
«  essersi  cosi  ristorati,  ritornavano 
»  a  celebrare  i  vesperi,  e  bevevano, 
»  come  ivi  si  dice,  de  dato  preaby- 
»  terio,  le  quali  parole  mancano  in 
»»  alcuni  codici,  e  lo  stesso  si  con- 
w  tinuava  a  fare  in  tutta  la  dome- 
>*  nica  in  Albis.  Nell'Ordine  III  ag- 
*>  giungesi,  che  dopo  letto  il  vangelo, 
»  il  Pontefice  sostenuto  da  ambedue 
»  le  bande  dal  primicero  de'  notari 
»  a  destra ,  e  dal  primicero  de'  di- 
M  fensori  a  sinistra,  discendea  al 
*»  senatorio,  luogo  de'  principi  per 
M  ricevere  le  oblazioni,  e  queste 
"  porgevansi  dalle  mani  del  Papa 
*•  ad  un  suddiacono  regionario,  il 
f>  quale  consegnavale  all'altro,  che 
«  gli  veniva  dopo,  e  questi  le  po- 
u  neva  in  un  lenzuolo,  ch'era  sos- 
»»  tenuto   da  due  accoliti.  V.  Obla- 

*i    ZIONI. 

Nel  libro  intitolato  Pollicitus,  di 
Benedetto  canonico  di  s.  Pietro,  e 
cantore  insieme  della  Santa  Romana 
Chiesa,  diretto  a  Guido  di  CastelU 
Cardinale  di  s.  Marco,  che  fu  poi 
Celestino  II,  creato  l'anno  ii43, 
ove  si  parla  di  ciò,  che  si  praticava, 
allorché  il  Sommo  Pontefice  reca- 
vasi alia  stazione  in  s.  Maria  Mag- 
giore   il    giorno   del    santo   Natale, 


CAP  119 

si  dice  che  giunta  Sua  Santità  nel 
mezzo  del  presbiterio,  quivi  si  fer- 
mava per  un  poco,  ed  il  primicero 
gli  levava  di  capo  la  mitra,  e  gli 
baciava  la  spalla  destra,  dopo  di 
che  ne  riceveva  la  benedizione.  Fi- 
nita la  messa  il  santo  Padre  caval- 
cando ritornava  al  palazzo  latera- 
nense,  col  seguente  ordine.  Prece- 
devano dodici  militi  draconarii,  che 
portavano  altrettanti  stendardi  chia- 
mati banda:  seguiva  un  cavallo  pel 
Papa  ben  ornato,  indi  la  croce  Ponti- 
fìcia, poi  venivano  i  vescovi  che  si  tro- 
vavano in  Roma,  i  notai  ora  protono- 
tarì  apostolici,  i  quali  precedevano  can- 
tando. Poscia  i  Cardinali,  i  suddiaconi , 
l'arcidiacono,  i  diaconi  col  primicero 
due  a  due,  e  l'apostolico  signore, 
cioè  il  Pontefice,  dopo  il  quale  ca- 
valcava il  prefetto  di  Roma  vestito 
di  prezioso  manto,  e  calzato  d'oro 
in  una  gamba,  e  di  rosso  nell'altra, 
coi  giudici  coperti  di  piviali.  Intorno 
alla  processione  andavano  i  dirun- 
garii,  i  due  prefetti  navali  pur  chia- 
mati dirung^arii,  co' bastoni  in  mano, 
vestiti  egualmente  di  piviale,  i  mag- 
giorenti con  mantelli  di  seta,  e  con 
bastoni,  i  quali  erano  detti  della 
Scuola  degli  Stimolati,  per  regolare 
la  processione,  acciò  niuno  la  inter- 
rompesse, e  questi  sembra  che  sieno 
stati  come  le  guardie  nobili  d'oggidì. 
Giunto  il  Papa  alla  btisilica  del  Pon- 
tefice Zaccaria,  discendeva  da  ca- 
vallo, riceveva  le  acclamazioni  del 
popolo,  ed  il  primicero  de'difensori, 
e  secondicero  lo  prendevano  per 
mano,  e  lo  riconducevano  alla  ca- 
mera: quivi  si  distribuivano  i  Pres- 
hitcrii  (  Vedi),  cioè  i  donativi  a 
quelli,  che  aveano  assistito  alla  fun- 
zione: il  prefetto  avea  venti  soldi, 
et  mamim ,  cioè  la  mancia,  il  pri- 
micero de' giudici  quattro  soldi,  e 
così    pro|xjrzionutdmeute   aveano  gli 


Ilo  CAP 

altri,  e  la  scuola  de'  cantori.  Fatta  la 
«listnhuzione  del  presbiterio,  anda- 
vano tutti  alla  mensa:  i  vescovi,  e 
ì  Cardinali  sedevano  al  Iato  destro, 
iìà  al  sinistro,  l'arcidiacono,  il  diacono, 
il  primicero  de'  notari,  il  priore  ba- 
silicario ,  cioè  della  basilica  latera- 
nense,  ed  il  priore  regionario. 

Nel  giorno    della    Purificazione  il 
Pontefice  andava  a  s.  Martina  pres- 
so  s.    Adriano ,  ov'  era    la    Colletta 
(f^edì)y  e  quindi  scalzato  recavasi  a 
s.   Maria  Maggiore,    sostenendogli  il 
piimicero  di  dietro  dalla  banda  si- 
nistra il  piviale.  La  mattina  di  Pa- 
s(|ua  di  Risurrezione  andava  il  Papa 
a  s.  Maria  Maggiore,  ov'era  la  sta- 
zione, e  quando  giungeva  in  Meru- 
lana  vi    si    trovava    un    notaro  re- 
gionario ,     il    quale    ad    alta    voce 
dicevagli:  juhe^  donine ^    benedicere^ 
e  ricevuta,  che  questi  avea  la  benedi- 
zione, soggiungeva  :   in  ecclesia  san- 
ctce  Mance,    in  hac  nocte  haptizati 
siint  tot  masculi,   et  tot  foeniince,  al 
che     Sua    Santità    rispondeva     Deo 
gratias,    ed   il    notaro  suddetto  dal 
sacellario  riceveva  una  moneta  chia- 
mata bizanzio.  Però  nell'  Ordine  ro- 
mano  di    Cencio  Camerario    si  ag- 
giunge, che    passando    il    Papa    per 
Merulana,  gli  dava  conto  de' battez- 
zati   in   quella   notte,    non    più  un 
notaro,    ma    un    semplice  scrinarlo. 
Ritornato  poi    il   Papa  coronato  al 
patriarchio    lateranensc,   disceso   da 
cavallo,    il    secondicero    gli   toglieva 
la  corona    dal  capo,    e   i   giudici  lo 
conducevano  nella  gran  basilica  leo- 
niana,  detta  casa  maior,    in  quella 
camera  appellata  triclinio,    ove  era- 
no preparati  undici  scanni ,  ed  uno 
sgabello  all'  intorno  della  mensa  del 
Papa,    in   figura  di  dodici  apostoli, 
e    della    mensa    di    Cristo,    quando 
mangiarono  la  Pasqua:  vi  sedevano 
cinque  Cai  dinali ,  cinque  diaconi ,  e 


CAP 

il  primicero,  come  si  praticò  fino 
agli  ultimi  tempi,  in  uno  al  prin- 
cipe assistente  al  soglio  Pontificio 
nel  giovedì,  e  venerdì  santo. 

Queste  ed  altre  funzioni  venivano 
eseguite    da*  romani    Pontefici    nelle 
diverse    basiliche,    e    chiese  di  Ro- 
ma ,     massime     nella     lateranensc , 
presso  la  quale   abitarono  per  tanti 
secoli  nel  patriarchio,  e  con  maggior 
magnificenza,  allorquando  prima  della 
metà    del    secolo    ottavo,    divennero 
essi  sovrani  temporali  di  Roma,  sue 
dipendenze,  ed  altri  dominii;    onde 
accrescendosi  di  magistrati,  ed  indivi- 
dui la  loro  corte,  venne  questa  in  pro- 
gresso distinta  su  tutte  le  altre  nella 
celebrazione  delle  ecclesiastiche  fun- 
zioni ,    per   ammirarsi  nelle  medesi- 
me, non  senza  stupore  degli  stranieri, 
mi  misto   di  sacerdotale,    di    regio, 
di  principesco  e  di  sacro,  che  spira 
maestà,    e  insieme  religiosa  venera- 
zione.   Ed  in  prova,    che  i  romani 
Pontefici  abitando  il  patriarchio  la- 
teranensc, scendendo  da  esso  si  as- 
sociavano alla  processione  che  nella 
contigua    basilica    faceva    quel  clero 
prima  della  celebrazione  delle  messe 
solenni ,  tuttora  dal  capitolo  latera- 
nensc si  fa  una  processione,    perciò 
denominata  Processio  ad  Doniimuii 
Papam,  nelle  domeniche  eccettuate. 
Queste  sono  le  feste  di  prima  clas- 
se,    e  le  altre  nelle   quali  anterior- 
mente si  è  esposto  nella  basilica,  in 
forma  solenne  il  ss.  Sacramento,  ov- 
vero vi   sia    altra    processione.     Be- 
nedetto XrV    concesse   cento    giorni 
d'indulgenza  a  coloro,  che  interven- 
gono alla  suddetta  processione,  la  qua- 
le si  fa  all'altare  del  ss.  Sacramento, 
dopo  la  recita  dell'  ora  di  terza ,  col 
canto  delle  litanie  de' santi,   e  delle 
consuete  preci. 

Sino  al  secolo  XIV  conlinuaronsi 
a  celebrare  le  messo,  stazioni,  prò- 


CAP 
cecsìonì,  ed  altre  funzioni  cogli  an- 
tichi liti  ,  con  piccole  variazioni,  le 
quali  si  descrivono  negli  Ordini  ro- 
mani, ma  che  di  molto  cambiarono, 
allorquando  dopo  la  morte  di  Bene- 
detto XI,  eletto  in  successore  nel  1 3o5 
Clemente  V,  che  si  trovava  in  Fran- 
cia, chiamati  (la  lui  colà  i  Cardinali,  ivi 
stabilì  poscia  la  residenza  Pontificia 
cioè  nella  città  d'Avignone,  in  cui  ri- 
siedettero eziandio  altri  sei  Papi,  ove 
e  per  non  esservi  le  basiliche,  e  non 
quel  numero  di  chiese,  ch'erano  in 
Roma,  e  pel  clima  rigido  e  umido, 
essendo  edificata  la  città  sulla  sini- 
stra riva  del  fiume  Rodano,  che 
scorre  lungo  le  sue  mura ,  e  con 
un  braccio  ne  l'attraversa,  dividen- 
dola quasi  per  mezzo,  ebbero  ori- 
gine le  Cappelle  Pontificie,  cioè  la 
celebrazione  delle  suddette  funzioni, 
nella  Cappella  del  palazzo  apostolico. 
Allora  adunque  perirono  molte  san- 
tissime istituzioni  de'nostri  nìaggiori, 
come  si  esprime  il  Moretti  de  Pres- 
byte  rio  pag.  178,  e  prese  forza  il 
nuovo  costume  di  celebrare  piuttosto 
nelle  angl^ste  Cappelle  dei  palazzi 
Pontificii,  in  confronto  delle  vaste 
basiliche,  molte  tra  le  antiche  sta- 
zioni, e  funzioni,  che  si  solennizza- 
vano nelle  feste  correnti,  su  di  che 
è  a  vedersi  il  Cod.  Ccere/non.  Fat. 
/\'j^'J,  in  acta  Ccerem.  del  p.  Gat- 
tico.  Non  è  poi  a  tralasciarsi  di  qui 
ricordare  l' antico  uso  de'  Papi  di 
pronunziare  le  sentenze  nella  loro 
Cappella,  il  che  servì  poi  di  occa- 
sione a  deputare  alla  cognizione  e 
giudicatura  delle  cause  i  loro  cap- 
pellani, poi  detti  Auditores  causarum 
palata  apostolici^  e  uditori  di  Rota, 
come  osserva  il  Garampi,  Sigillo 
dilla  Garfagnana,  pag.  1  i4,  ove 
facendo  menzione  d'un  placito  tenu- 
tosi nel  I  I  a6  dai  chierici  della  Fra- 
ternità Romana^  nel   Pontificato  di 


CAP 

Onorio  n,  si  nota  che  i  rettori 
dopo  di  aver  prumm/lata  la  loro 
sentenza,  >y  geslae  rei  ordinem  Paprfc 
**  seriatim  in  Cappella  nariaverunt. 
"  Ceteium  dominus  Papa  audii;» 
"  causa,  benedicens  ei,  lauda vit,  et 
'»   confirmavit.  " 

Per  dire  poi  alcuna  cosa  delle 
Cappelle  del  palazzo  avignonese , 
aggiungeremo,  che*  successo  a  Cle- 
mente V,  nell'anno  i3i6,  Giovanni 
XXII,  ch'era  vescovo  d'Avignone, 
questi  ampliò  il  palazzo  vescovile, 
racchiudendovi  la  parrocchia  di  santo 
Stefano,  contigua  alla  cattedrale,  e 
trasferendo  perciò  la  parrocchia  nella 
chiesa  della  Maddalena.  Quindi  Be- 
nedetto XU,  eletto  nel  i334,  asse- 
gnò altro  palazzo  a' vescovi  di  Avi- 
gnone, e  stabilendo  per  residenza 
de'  sovrani  Pontefici ,  quello  antico 
de'  vescovi ,  per  mezzo  dell'architetto 
Obrerio ,  lo  riedificò  magnificamen- 
te, consacrando  dipoi,  come  voglio- 
no alcuni^  la  cappella  Pontificia, 
che  vi  eresse  l'arcivescovo  d' Arles 
Galberto  della  Valle.  Tuttavolta  la 
Cappella  maggiore,  nel  i347,  "*^^ 
era  per  anco  fabbricata ,  dappoiché 
si  ha  dal  p.  Fantoni,  Storia  d'Avi- 
gnone, pag.  20 5,  che  Clemente  VI, 
successore  di  Benedetto  XII,  a'  2  i 
giugno  di  detto  anno,  canonizzò 
s.  Ivo  nella  sala  del  convento  dei 
domenicani,  dove  già  Giovanni  XXII 
avea  celebrato  la  canonizzazione  di 
s.  Tommaso  d'  Aquino.  Lo  slesso 
Clemente  VI  proseguì  la  fabbrica 
del  palazzo  apostolico,  e  fece  edifi- 
CiU'e  la  gran  cappella  da  basso,  veiso 
il  palazzo  della  vicegerenza  d'Avigno- 
ne. Esaltato  anche  in  questa  città  al 
Pontificato,  nel  I  35?,,  Innocenzo  VI, 
compì  il  detto  Pontifìcio  palazzo  dal- 
la parte  meridionale,  ed  tMlifìcò  in  es- 
so la  gran  Capptjlla  superiore.  Uiba- 
no  V  poi,  che  gli  successe  nel  i3(>2, 


12^  C4P 

perfezionò  l' eclifìzio  del  palazzo  apo- 
stolico, mediante  l'appartamento,  che 
guarda  l'oriente,  dalla  sala  de'  legati, 
fino  alla  gran  Cappella.  V.  l'arti- 
colo   PALAZZO  APOSTOLICO  d'AvIGNONE. 

Fu  adunque  in  dette  Cappelle,  che 
i  mentovati  Pontefici,  e  Gregorio  XI, 
che  fu  r  ultimo  a  dimorare  in  Avi- 
gnone, neir  eseguirvi  le  funzioni  sa- 
cre, che  in  Roma  si  celebravano  da- 
gli antecessori ,  diedero  origine  alle 
cappelle  Papali  o  palatine,  che  poi 
incominciarono  ad  aver  luogo  anche 
in  Roma ,  mentre  in  Avignone  gli 
antipapi  Clemente  VII  e  Benedetto 
XIII  facevano  contemporaneamente 
altrettanto  nelle  Cappelle  stesse,  in 
cui  i  legittimi  Pontefici  aveano  so- 
lennizzato le  annuali  e  straordinarie 
feste,  e  sacre  funzioni. 

Il  primo  ad  introdurre  in  Roma 
r  uso  delle  Cappelle  nel  palazzo  a- 
postolico,  secondo  il  Cancellieri,  De- 
scrizione delle  Cappelle  Pontificie,  e 
Wovacs  tomo  II  delle  sue  Disserta- 
zioni, de  Pontificali^  e  solenni  Cap- 
pelle Pontificie^  fu  il  suddetto  Pon- 
tefice Urbano  V,  Grinioaldi,  giacché 
considerando  egli  la  dignità  Papale 
come  esiliata  al  di  là  de'  monti,  men^ 
tre  era  in  Avignone,  appena  eletto, 
nel  1 362,  dichiarò  di  voler  restitui- 
re a  Roma  la  residenza  Pontificia, 
come  sua  propria  e  vera  sede.  Ed  è 
perciò,  che,  nulla  valutando  le  con- 
trarie rimostranze,  per  effettuare  la 
sua  deliberazione,  a'  io  aprile  i363, 
col  tenore  della  costituzione  Testi- 
monio fide  digno,  che  si  legge  nel 
tomo  II.  p.  i  del  Bollarlo  vatica- 
no, ordinò  a  tal  effetto  a  Giovanni 
vescovo  di  Orvieto,  suo  vicario  in 
Roma,  il  risorgimento  del  palazzo 
vaticano,  edificato  da  Nicolò  III  del 
1277,  che  per  l'assenza  di  sessanta, 
e  pi  il  anni  de' Sommi  Pontefici,  era 
caduto  in  pessimo  stato.  Diede  esecu- 


CAP 

zione  Urbano  V  al  suo  costante  de- 
siderio esternato  in  altra  lettera,  sci'it- 
ta  in  Avignone,  a*  29  luglio  i366, 
apud  Bull.  Val.  p.  5,  effettuandolo 
a'  16  ottobre  iSGy,  giorno  in  cui,  in 
mezzo  air  indescrivibile  tripudio  dei 
romani  fece  A  suo  ingresso  in  Roma, 
andando  ad  abitare  il  palazzo  vati- 
cano da  lui  restaurato,  come  atte- 
sta il  Pagi,  Breviar,  gest.  RR.  PP. 
in  vita  Urbani  V,  num.  34.  Egli 
però  non  vi  si  potè  fermare  lungo 
tempo,  stante  le  guerre,  che  arde- 
vano in  Portogallo,  nella  Spagna, 
nella  Na varrà,  in  Francia,  e  in  In- 
ghilterra, volendo  qual  padre  comune 
sopirle  da  vicino;  ed  è  perciò,  che 
nell'anno  1370,  fra  le  lagrime  dei 
romani,  fece  ritorno  in  Avignone, 
ove  giunse  a'  24  settembre,  essendo 
riservata  al  suo  successore  Gregorio 
XI  la  gloria  di  ristabilire  la  sede  a- 
postolica  in  Roma ,  ciò  eh'  egli  feli- 
cemente eseguì  a'  17  gennaio  1377, 
morendo  poco  di  poi  nel  palazzo  va- 
ticano a' 28  marzo    1378. 

Sebbene  Urbano  V  nel  suo  viag- 
gio in  Italia  non  dimorasse  sempre 
in  R.oma,  giacché  stette  alcun  tem- 
po in  Corneto,  Viterbo,  e  Monte- 
fìascone,  tuttavia  viene  considerato 
come  il  primo  Pontefice,  che  intro- 
dusse in  Roma  la  Cappella  Palati- 
na, secondo  lo  stile  tenuto  in  Avi- 
gnone, leggendosi  nell'Ordine  XV  di 
Pietro  Amelio,  presso  Mabillon,  Mus. 
Ital.  t.  II,  p.  479?  ^^  ^^  Pontefice 
Urbano  VI,  Prignani,  eletto  succes- 
sore a  Gregorio  XI  agli  8  aprile 
1378,  nel  giorno  della'domenica  delle 
palme,  non  ne  fece  l'uffizio,  perché 
ancora  non  era  coronato,  ma  bensì 
le  distribuì,  ed  assistè  con  piviale 
rosso,  e  mitra  bianca,  alla  messa  can- 
tata dal  Cardinal  di  Firenze  nella  Cap- 
pella grande  del  palazzo  apostolico  ; 
come  altresì  assistette  alla  messa  cele- 


GAP 

Jjrata  nel  marlotri  santo  da  un  ciin- 
toro  nella  Cappella  piccola ,  colla  let- 
tura del  Passio;  e  quindi  dai  Car- 
dinali fiu'ono  celebrate  le  tre  messe 
della  settimana  santa  alla  presenza 
di  Urbano  VI.  Ciò  fa  vedere  al- 
tresì ,  che  già  nel  palazzo  vaticano 
vi  erano  due  Cappelle  edificate  pro- 
babilmente da  Urbano  V,  il  quale, 
come  dicemmo  ,  fece  nel  detto  pa- 
lazzo diversi  r istauri,  ed  avendo  fissa- 
to di  stabilir  la  sua  dimora  in  Ro- 
ma, è  assai  probabile, 'che  fra  le  sue 
prime  cure ,  avesse  quella  di  for- 
mare una  Cappella  adattata  all'e- 
sercizio delle  sacre  funzioni,  come 
si  praticava  in  Avignone,  e  fin- 
che fossero  state  risarcite  le  chiese, 
in  cui  prima  solevano  eseguirsi,  tro- 
vandosi in  cattivo  stato  per  la  lunga 
assenza  de' Papi.  Oltre  tali  testimo- 
nianze, riportate  anche  dal  citato  Gat- 
tico,  Act.  Caereni.  p.  196,  ve  ne  ha 
un'  altra,  che  più  chiaramente  dimo- 
stra r  esistenza  della  Cappella  Pala- 
tina sino  dai  primordii  del  Pontifica- 
to di  Urbano  VI,  come  risulta  da 
un  Diario  mss.  già  posseduto  da 
monsignor  Dini,  primo  maestro  del- 
le cerimonie  Pontificie,  in  cui  si  rac- 
conta, che  dopo  la  coronazione  di 
Urbano  VI,  funzione  eh'  ebbe  luogo 
a'  i8  aprile  giorno  di  Pasqua,  egli 
intervenne  a'  vesperi  nella  Cappella 
maggiore  del  palazzo  Papale,  ove 
sgridò  pubblicamente  alcuni  vescovi. 
L' immediato  successore  di  Urba- 
no VI,  fu  Bonifacio  IX,  sotto  di  cui 
abbiamo  altra  memoria  delle  Cap- 
pelle Pontificie  nel  palazzo  vaticano, 
facendone  menzione  Pietro  Amelio, 
il  quale  nel  descrivere  la  canonizza- 
zione di  s.  Brigida ,  racconta ,  che 
stante  una  piccola  infermità  sovrag- 
giunta al  Papa,  invece  di  celebrarla 
nella  basilica  di  s.  Pietro,  la  fece 
nella  Cappella  del  palazzo  vaticano, 


GAP  1^3 

sebbene  nel  dì  seguente  essendo  gua- 
rito, calò  nella  dotta  basilica,  ove 
cantò  la  messa  solenne  della  santa. 
Nella  mattina  pertanto  di  siibato  7 
ottobre  1 891,  Bonifacio  IX,  ad  onta 
di  un  suo  incomodo,  non  volle  tra- 
lasciare di  eseguire  la  stabilita  cano- 
nizzazione di  s.  Brigida  nella  Cap- 
pella grande  del  sacro  palazzo  vati- 
cano, che  a  tal  effetto  fu  parata  da  tut- 
ti i  lati  di  panni,  ed  ornata  di  fronde 
di  mirto  dal  maestro  della  floreria  a- 
postolica.  Furono  inoltre  poste  per 
tutta  la  Cappella  ottantasei  torcie 
di  cera,  ciascuna  di  libbre  undici  : 
nella  stessa  mattina  il  Papa  ascoltò 
la  messa  dello  Spirito  Santo  nella 
sua  camera,  dopo  la  quale  si  recò 
nella  gran  Cappella  accompagnato 
da  tutti  i  Cardinali  ,  e  dai  nobih 
romani.  Fu  cominciata  la  processio- 
ne, la  quale  si  fece  per  tutta  la  Cap- 
pella, fino  all'altra  Cappella,  ritor- 
nando il  Pontefice  processionalmente 
alla  gran  Cappella.  L'altra  Cappel- 
la ,  di  cui  fece  menzione  V  Amelio, 
sarà  stata  forse  la  piccola,  nominata 
nel  codice  vaticano ,  scritto  sotto 
Urbano  VI.  D,al  medesimo  eziandio 
si  rileva,  che  celebravansi  le  altre 
funzioni  nella  Cappella  maggiore,  a- 
vendo  lasciato  scritto  a  pag.  44 '>  ^i 
quella  della  vigiha  di  Natale.  «  Au- 
»  no  Domini  1 898  in  Urbe  D.  Bo- 
»  nifacius  Papa  IX  die  lunae  in  vi- 
m  gilia  Nativitatis  Christi  incepit  infir- 
>»  mari.  Vesperae  fuerunt  canta tae 
M  per  cantores  in  magna  Cappella  ". 
Non  dee  recare  meraviglia,  che 
anche  dopo  il  ritorno  de' Pontefici 
in  Homa  si  proseguisse  il  costu- 
me introdotto  in  Avignone,  giacche 
essendosi  trovata  in  gran  parte  ro- 
vinata anche  la  basilica  lateranense, 
col  suo  patiiarchio,  ed  oratorio  di  s. 
Lorenzo  ad  Sanata  Sanctorum,  come 
ancoia  quasi  tutte  le  chiese,  in  cui 


1^4  CAP 

celcbravansi  ]  :  st-ì/ioni,  pel  menzio- 
nato motivo,  non  si  poteva  ripigliare 
l'iis(\  antico  di  celebrarvi  le  funzio- 
ni l*apali.  Sopravvenne  inoltre  nel 
medesimo  Pontificato  di  Urbano  VI 
il  iagrimevole  scisma  sostenuto  da- 
gli antipapi  avignonesi  dal  1878 
al  1417,  il  quale  divise  1' miità  del- 
la Chiesa,  onde  i  Pontefici  non  po- 
tevano fare  una  stabile  permanenza 
in  Roma,  e  però  essendo  costretti  a 
vagare  per  diverse  città,  non  ebbero 
tempo  e  quiete  per  ristabilire  l' uso 
interrotto  di  dette  sacre  funzioni,  fi- 
letto Martino  V  nel  detto  anno 
1417  nel  concilio  di  Costanza,  e  reca- 
tosi in  Roma  nel  14^0,  dopo  essersi 
trattenuto  pochi  anni  nel  palazzo  va- 
licano, passò  ad  abitare  in  quello 
della  sua  famiglia  Colonna,  contiguo 
alla  chiesa  de'  SS.  XII  Apostoli,  nel- 
la quale  celebrò  varie  funzioni.  Eu- 
genio IV,  di  lui  immediato  successo- 
re, costretto  per  la  ribellione  de'  ro- 
mani a  restare  fuori  di  Roma  dal 
1434  sino  al  i44^'j  il*  pochi  anni, 
che  dimorò  in  questa  città,  in  cui 
parte  abitò  al  Vaticano,  e  parte  a 
s.  Grisogono  in  Trastavere,  non  po- 
tè ristabilire  l'uso  delle  Cappelle  Pon- 
tificie, e  la  regolare  celebrazione  del- 
le funzioni  Papali. 

Nicolò  V,  esaltato  al  Pontificato 
nel  i447j  zelante  del  culto  divino, 
e  de'  sacri  riti,  come  abbiamo  da 
Francesco  Filelfo,  lib.  i3.  epist.  i. 
oltre  di  aver  riedificato  il  palazzo 
precedentemente  da  Nicolò  IV  abi- 
tato presso  la  basilica  liberiana,  do- 
ve si  celebravano  varie  funzioni,  fe- 
ce fabbricare  nel  palazzo  vaticano 
una  cappella  pubblica  Pontifìcia,  dedi- 
cata al  ss.  Sacramento.  Ivi  fece  di- 
pingere da  fr.  Gio.  Angelico  da  Fie- 
sole domenicano,  che  qual  beato  ve- 
neriamo, alcune  storie  della  vita  di 
Gesù    Cristo,    frammischiandovi  fra 


CAP 

gli  ornati,  diversi  ritratti  di  uoniini 
illustri     contemporanei,    che     poscia 
fece  copiare  il   Giovio  per    arricchi- 
re il   proprio  museo,  quando  Paolo 
HI  per  dirizzare    la  scala   regia,  fe- 
ce demolire  questa  Cappella,  che  re- 
stava verso  la  Paolina,  Cappella  di 
cui  parleremo  nel  seguente    §  lì.  È 
molto  probabile,  come  opinano  i  ci- 
tati Cancellieri,   e  Novaes,  che  nella 
Cappella  di  Nicolò  V,  in  vece  di  quelle 
superiormente   ricordate    di    Urbano 
VI,  e  Bonifacio  IX,  incominciassero  a 
celebrarsi    regolarmente    secondo    lo 
stile  principiato  in  Avignone,  le  Cap- 
pelle Palatine,  che  ivi  si  saranno  tenu- 
te, finche  fu  edificata  la  Sistina.   Di 
ciò  evvi  certezza    solo    in  un  codice 
del  p.  Gattico,  Acta  Caercm.  p.  85, 
ove  si  parla  della  domenica  dopo  l'ot- 
tava dell'  Epifania,  e  si    legge  che  in 
detto  giorno,  nell'anno    i44^j   nella 
Cappella  maggiore  celebrò  N.  N.,  ve- 
scovo di    Modena    in     presenza    del 
Pontefice  Nicolò  V,  de'  Cardinali,  e  di 
altri  prelati,  cioè  nel  palazzo  aposto- 
lico ,    situato  presso  la  basilica  di  s. 
Pietro.  Qui  può  credersi  indicata  la 
Cappella  di  Nicolò  V,  che  forse  chia- 
mavasi  maggiore  per  distinguerla  da 
un'  altra  privata  ivi  eretta  dal    me- 
desimo Pontefice,  presso  la  sala  vec- 
chia degli  svizzeri,  al  pari  dell'apparta- 
mento di  Raffaele,  e    dipinta    dallo 
stesso  Gio.  da  Fiesole,  desciitta  dal 
Taja,  del  palazzo  apostolico  valica- 
no ^.  117,  eh'  ebbe  il  merito  di  scuo- 
prirla,  e  che  tuttora  esiste,  dicendo- 
ci inoltre,  che  dai  dipinti  in  essa  e- 
sistenti  molto  si  giovò  Raffaello.  L'ai-» 
tare  di  detta  Cappella  fu  consagrato 
da  Benedetto  Xlll,  nel  i7'?,5,  ponen- 
dovi le  reliquie  de  ss.   martiri  Vene- 
rando e  Fausto.   Dal  menzionato  co- 
dice rilevasi  ancora,  che  nella  Cap- 
pella maggiore  si  celebravano  le  Cap- 
pelle nelle  domeniche    dell'  avvento, 


GAP 

kggentlosì  a  p.  4^5  ^^^^  Nicolò  V 
ne'  giorni  delle  donieniche  dell'  av- 
vento, si  recava  alle  Cappelle  col 
piviale,  e  mitra  aurifrigiala,  e  che  in 
tali  giorni  sempre  celel)rc)  in  Cap- 
pella un  vescovo,  e  nella  domenica 
Gaudete  celebrò  il  Cardinal  d' Au- 
gusta, che  usò  la  mitra  aurifrigiala. 
Qie  poi  nella  Cappella  di  Nicolò  V 
si  celebrassero  gli  scrulinii  per  l'e- 
lezione del  Papa,  lo  riporta  il  Bur- 
cardo,  Conclavi  de  Ponte fìci  Roma- 
ni, e  noi,  coH'autorilà  del  medesi- 
mo, daremo  altre  notizie  sulla  Cap- 
pella di  Nicolò  V,  all'articolo  Cap- 
pelle   SEGRETE   DEL   PaPA. 

Che  tali  Cappelle  si  celebrassero 
con  religioso  decoro,  maestà  ed  in- 
tervento della  romana  curia,  corte,  e 
famiglia  Pontifìcia,  si  ha  da  una  let- 
tera scritta  a  Martino  JVlayer  dal 
Pontefice  Pio  li,  Pìccoloniini ^  elet- 
to nel  1 4^8 ,  già  segretario  e  sud- 
diacono apostolico  di  Nicolò  V,  e 
stampata  poi  nell'edizione  romana  dei 
suoi  celebri  Commentarli  nel  14845 a 
pag.  789.  In  questa  dipinse  la  gravità 
delle  Cappelle  Pontifìcie,  co'  seguenti 
termini.  >*  Se  vedessi  il  romano  Pon- 
tefice, o  mentre  celebra,  o  mentre 
assiste  al  divino  sacrifizio,  certamen- 
te dovresti  confessare  non  esservi  or- 
dine, splendore  e  magnificenza  se  non 
presso  di  lui.  Vediesti  nel  suo  trono 
subhme  assiso  il  Papa,  alla  sua  de- 
stra seduti  i  Cardinali,  in  piedi  al- 
la sinistra  i  primarii  prelati,  quindi  i 
vescovi,  gli  abbati  mitrati,  i  protono- 
tari,  gli  ambasciatori,  e  i  grandi  nei 
loro  posti  convenienti.  Da  un  Iato 
vedresti  gli  uditori,  dall'  altro  i  chie- 
rici di  camera,  e  poi  i  procuratori 
degli  Ordini,  e  poi  i  suddiaconi,  e  poi 
gli  accoliti,  i  cubicularii  del  Papa,  e  tut- 
ti gli  altri  moltissimi  seduti  in  terra. 
Certamente  dovresti  dire  essere  a 
guisa  della  celeste    gerarchia  la   ro- 


CAP  ,2J 

mana  cuiia,  essendo  tutte  le  cose  con 
meraviglioso,  e  stabile  modo  ordinale, 
prescritte  e  disposte,  le  quali  al  nii- 
larsi  per  le  persone  pie,  non  possono 
essere  se  non  lodate,  e  applaudite:  ". 
A  Pio  11,  nel  1464?  successe  Pao- 
lo II,  che  pel  suo  animo  grande,  e 
magnifico  nelle  sue  azioni,  non  solo 
a  decoro  delle  sacre  funzioni  rifece 
un  prezioso  Triregno  (  Vedi),  ma  per- 
chè i  Cardinali  in  esse  comparissero 
con  maggior  distinzione,  lor  conce- 
dette la  berretta  rossa,  la  mitra  di  da- 
masco bianco,  ed  i  banchi  più  alti 
de'  prelati  nelle  Cappelle  Papali,  ol- 
tre l'uso  delle  gualdrappe  di  scarlat- 
to nelle  loro  mule,  che  cavalcavano, 
recandosi  alle  Cappelle  ed  altre  fun- 
zioni. Nel  successore  Sisto  IV  viep- 
più si  consolidò  la  celebrazione  di  es- 
se nel  palazzo  abitato  dal  Pontefice, 
coli'  erezione  della  Cappella,  che  dal 
suo  nome  prese  quello  di  Sistina,  e 
che  fu  imitato  da  Paolo  III,  e  poi  da 
Paolo  V,  i  quali  edificarono  quelle  son- 
tuose Cappelle,  che  in  uno  alla  pri- 
ma andiamo  a  descrivere  nel  seguen- 
te paragrafo,  perchè  meglio  si  com- 
prenda l'augusto  luogo,  ove  si  cele- 
brano le  Cappelle  Papali,  non  liu- 
scendo  perciò  a  Sisto  V  ripristinare 
tutte  quelle,  le  quali  si  celebravano 
nelle  diverse  chiese  e  basiliche  di 
Roma,    come  si  dirà  al  §  III. 

§.  II.  Descrizione  delle  Cappelle 
maggiori  de"  palazzi  apostolici, 
cioè  I."  della  Sistina  del  palazzo 
vaticano,  2."  della  Paolina  del 
medesimo  Vaticano,  3."  della  Pao- 
lina del  palazzo  Quirinale,  e  delle 
loro  scale  e  sale  regie. 

I.    Della    Cappella    Sistina 
del  Vaticano. 

La  Cappella  Sistina  prende  il  no- 
me  dal  Pontefice   Sisto   ÌV ,  della 


19.6  GAP 

Jìovere  j  che  coll'opora,  e  disegno 
(li  Baccio,  o  Bartolomeo  Pintelli,  ar- 
chitetto fjorentino ,  la  fece  edificare 
nel  palazzo  valicano,  con  istile  sem- 
plice, ma  pieno  al  tempo  stesso  di 
belle  e  grandiose  proporzioni,  affin- 
chè degnamente  corrispondesse  al- 
l'uso solennissìmo,  a  cui  dovea  ser- 
vire; e  poi  ornare  di  sacre  rappre- 
sentanze da'  piti  valenti  dipintori  del 
suo  pontificato.  È  di  forma  quadri- 
lunga, avendo  nella  sua  maggior 
lunghezza  l'estensione  di  palmi  cento 
ottantatre,  e  nella  minore,  o  larghez- 
za, di  sessantuno ,  rimanendo  l' in- 
gresso nella  sontuosa  sala  regia.  Piesta 
divisa  in  due  parti  dalla  balaustra, 
sulla  quale  elevandosi  i  cancelli  do- 
rati, avviene,  che  la  parte  mag- 
giore chiamata  presbiterio,  serve 
alla  celebrazione  de'  divini  ufficii , 
ed  all'  uso  delle  Cappelle  Pontificie, 
ed  in  tempo  di  conclave,  sino  al- 
la creazione  di  Pio  VI,  vi  si  fece  lo 
scrutinio,  per  l' elezione  de'  Papi.  La 
detta  parte  maggiore  è  separata  dal- 
la minore,  ove  i  laici ,  ossia  il  po- 
polo assiste,  mentre  del  luogo  pe'  so- 
vrani, corpo  diplomatico,  dame,  ec, 
si  parlerà  al  §.  VII.  Questa  par- 
te è  divisa  dalla  accennata  balau- 
stra, con  sua  porta  di  noce,  deco- 
rata con  intagli  ed  arme  d'Inno- 
cenzo X,  che  chiudesi  in  tempo  del- 
la predica,  i  cui  stipiti  ed  archi- 
trave sono  di  marmo  greco,  inta- 
gliati secondo  i  modelU  di  Bonar- 
roti;  posando  sul  medesimo  archi- 
trave otto  candellieri  di  egual  mar- 
mo e  forme,  ma  ognuno  differente 
pegli  intagli  di  elegantissimi  ornati. 
È  illuminata  da  dodici  finestre, 
sei  per  parte ,  e  disposte  nelle  pa- 
reti più  lunghe,  sulle  quali  s' innal- 
za la  mirabile  volta  dipinta  a  fre- 
sco da  Michelangelo.  Questa  dà  luo- 
go ad  altrettante  lunette,  da  lui  pu- 


CAP 
re  operate ,  V  estremità  delle  quali 
posano  sopra  pilastri  decorati  in 
campo  d'oro,  con  ornati  a  chiaro- 
scuro. Ciascuno  di  essi  è  collocato 
fra  due  finestre,  e  basato  sopra  il 
maggior  cornicione  sottoposto,  aven- 
do da  ambi  i  lati  uno  spazio  ove 
sono  dipinti  parecchi  santi  Ponte- 
fici quasi  fossero  in  una  nicchia , 
opera  forse  degli  autori  de'  sottopo- 
sti quadri ,  che  andiamo  a  descri- 
vere. E  siccome,  oltre  alle  dodici  fi- 
nestre, che  illuminano  la  Cappella 
nella  sua  lunghezza,  due  sono  fin- 
te per  simmetria  nella  parte  incon- 
tro all'  altare  Papale,  così  i  Ponte- 
fici distinti  sono  ventotto ,  e  le  lu- 
nette quattordici.  Sotto  poi  il  sud- 
detto cornicione  proseguono  in  mol- 
ta notabile  altezza  le  lunghe  pareti 
divise  in  pilastri,  i  quali  collocati 
sotto  i  già  descritti,  ed  ornati  nello 
stesso  modo,  posandosi  sopra  un'  in- 
feriore cornice,  che,  come  il  corni- 
cione,  fascia  tutta  la  Cappella,  se- 
gnano sei  spazi i  eguali  per  parte , 
ove  dal  lato  dell'  evangelio  sono 
espresse  le  gesta  di  Mosè,  e  quelle 
di  Gesù  Cristo  dalla  parte  dell'  e- 
pistola;  così  dalla  seconda  cornice 
scendendo  fino  al  piano  della  Cap- 
pella sono  egualmente  divise  le  pa- 
reti da  simile  numero ,  e  specie  di 
pilastri,  e  le  parti  interposte  sono 
occupate  da  grandi  e  ricchi  panneg- 
giamenti a  foggia  di  parati  finti  in 
broccato  d'oro  su  fondo  rosso,  turchi- 
no, e  bianco,  variati  tutti  nelle  loro 
pieghe,  ed  eseguiti  dal  pennello  di 
Filippo  Germisoni ,  con  precisa  ed 
indicibile  diligenza,  tanto  nell'ope- 
ra a  guisa  di  drappo  ricamato,  che 
nei  ripetuti  stemmi  di  Sisto  IV. 

Tutto  il  pavimento  è  tassellato 
di  diversi  marmi  mischi ,  e  bianco 
a  mosaico,  con  riquadri,  e  figu- 
re   ovali ,   ma   questo    si   gode    sol- 


CAP 

tanto  nel  mattutino  del  gloredì  san- 
to, e  in  tutto  il  seguente  giorno, 
essendo  sempre  coperto  di  tappeto 
verde,  mentre  quello  del  ripiano  e 
scalini  dell'  altare  è  un  arazzo  con 
arabeschi  e  fregi.  Quando  celebrano 
i  Cardinali  e  i  patriarchi,  sotto  il 
faldistorio  si  pone  un  piccolo  tap- 
peto, distinzione  che  non  godono  al- 
tri. Dal  lato  dell'epistola  nel  pres- 
biterio, evvi  una  loggia  elevata,  che 
forma  il  coro  de'  cantori  Pontificii , 
sostenuta  da  quattro  modiglioni  di 
marmo  collo  stemma  di  Sisto  IV, 
e  balaustra  pur  di  marmo  con  va- 
riatissimi  e  stupendi  intagli,  ascen- 
dendovisi  per  una  porticeli.!  al  di 
fuori  della  balaustra,  che  divide  la 
Gippella;  mentre  di  contro,  e  verso 
l'angolo,  vicino  alla  porta  grande 
avvene  un'  altra,  che  introduce  in 
luogo  per  uso  degli  stessi  cantori..  Fi- 
nalmente a'  lati  dell'  altare  vi  sono 
due  altre  porte,  quella  a  ministra  è 
finta  con  armetta  di  Clemente  XI 
nell'architrave,  in  memoria  dei  ri- 
stauri,  ch'egli  fece  alla  Cappella, 
mentre  quella  a  destra ,  con  arme 
di  Alessandro  VI,  conduce  alla  sa- 
grestia Pontificia,  ed  alla  piccola  ca- 
mera de'  paramenti,  eretta  da  Gre- 
gorio XIII,  ampliata  da  Clemente 
Vili,  ed  attualmente  abbellita  clal 
regnante  Gregorio  XVI,  essendo  di- 
pinte le  pareti  dell'andito  fra  la  sa- 
grestia, e  la  Cappella,  con  pitture 
eseguite  nel  Pontificato  di  Sisto  V. 
Nella  facciata  principale  di  contro 
alla  porta  maggiore  si  ammira  il  ce- 
leberrimo dipinto  del  Giudizio  uni- 
versale ,  eseguito  da  Michelangelo , 
avendo  innanzi  sopra  due  gradini 
di  marmo  un  nobile  altare  tutto  di 
marmo  bianco,  intarsiato  di  mischi, 
e  isolato  da  tutte  le  parti,  fatto  di 
nuovo  costruire  da  Benedetto  XIll, 
e  dal  medesimo   consacrato.    Su    di 


CAP  t27 

esso  s'innalza    un  maestoso  baldac- 
chino. 

Due  sono  i  baldacchini  della  Cap- 
pella Pontificia,  quello  dell'altare,  e 
quello  del  trono  (Fedi),  il  quale 
sta  allo  stesso  ripiano  dell'  altare , 
dalia  parte  del  vangelo.  Essi  si  com- 
pongono di  tre  fregi  di  velluto  gal- 
lonato d'  oro ,  con  frangie  simili  di 
colore  rosso  o  paonazzo  secondo  i 
tempi,  cogli  stemmi  del  Papa  regnan- 
te, ricamati  d'oro,  e  posti  ai  lati 
laterali,  e  nella  parte  davanti.  Chia- 
masi riquadro  del  dossello ,  quella 
fascia  di  velluto  rosso,  o  paonazzo 
di  velluto  gallonato  d'  oro.  Il  fondo 
circondato  da  dette  fascie  si  deno- 
mina pure  dossello,  o  coltre;  ma 
in  quello  dell'altare  si  pone  l'araz- 
zo istoriato,  che  fa  le  veci  del  qua- 
dro. Il  fondo,  o  coltre  del  trono,  e 
la  coltrina  della  sedia  si  regola  co- 
me segue  :  se  le  fascie  sono  di  vel- 
luto rosso ,  la  coltre  dev'  essere  di 
lama  d' oro  rossa ,  cioè  drappo  tes- 
suto di  seta  rossa,  e  oro  ;  se  poi  le 
fascie  sono  di  colore  paonazzo ,  la 
coltre,  e  coltrina  sono  di  lama  d'oro 
paonazza.  Allorquando  la  rubrica 
prescrive  il  colore  bianco  ai  sacii 
paramenti,  e  al  paliotto,  il  che  si 
noterà  al  §  X,  allora  il  cielo  del 
baldacchino  del  trono  è  di  lama 
di  argento,  i  fregi  o  fascie  sono  di 
velluto  rosso,  e  il  fondo  o  coltre, 
e  la  coltrina  altresì  di  lama  d' ai^ 
gento  con  ricami  di  fiori  d'oro  ;  però 
il  cielo  del  baldacchino  dell'altare  è 
sempre  di  damasco  paonazzo ,  o 
rosso,  secondo  il  colore  delle  fascie. 
Sul  trono  evvi  la  sedia  Papale,  la  cui 
copertura  dicesi  coltrina,  che  è  se- 
condo il  colore  e  qualità  del  dnijv 
pò  dello  specchio,  o  mezzo  della 
coltre,  e  si  regola  come  sopra,  men- 
tre i  due  sgabelli  sono  (li  velluto 
rosso,  e  paonazzo,  secondo  i  tempi. 


ì-jH  cap 

L  qui  da  avverlirsi,  che  molte  delle 
uitiche  coltri ,  e  dosselli  de'  troni 
Pontindi  sono  quelle  coltri,  che  nel- 
ìe  solenni th  si  espongono  sui  pila- 
siri  delle  basiliche  patriarcali,  col- 
J' iscrizione  del  Papa,  che  li  donò. 
Sullo  scaUno  della  mensa  dell'alta- 
re si  pongono  sei  candellieri  con  cro- 
ce di  metallo  inargentati  ne'  tempi 
comuni,  fatti  da  Leone  XIT,  e  do- 
rati ne'  tempi  solenni,  fatti  da  Pio 
VII,  mentre  di  quelli  di  argento 
dorato,  e  delle  otto  simili  statue  de- 
gli apostoli  di  Pio  VI ,  e  di  quelli 
d' argento  di  Benedetto  XI V  ,  da 
lui  fatti  per  l'avvento,  quaresima  ed 
esequie,  e  non  più  esistenti ,  se  ne 
ha  la  descrizione  dal  Cancellieri  nel- 
la sua  Descrizione  delle  Cappelle , 
ed  anche  nella  sua  Settimana  santa. 
Dalla  parte  del  trono  verso  l'al- 
tare vi  è  un  elevato  sedile  coperto 
di  arazzi  pei  patriarchi ,  arcivescovi 
e  vescovi  assistenti  al  soglio,  stando 
innanzi  a'  primi  un  credenzino  di 
■legno,  sul  quale  si  posa  sopra  il  cu- 
scino il  libro  del  Papa,  e  al  di  den- 
tro si  conserva  il  lume  per  accen- 
dere quello ,  che  fa  le  veci  della 
bugia,  come  si  dice  a  quest'  articolo. 
Dall'  altra  parte  del  trono,  fino  alla 
balaustra,  o  presbiterio,  vi  sono  le 
bancate  coperte  di  eleganti  arazzi 
pei  Cardinali  preti;  e  di  contro  ve 
ne  sono  altre,  che  chiudono,  o  for- 
mano la  quadratura  della  Cappella, 
pei  Cardinali  diaconi ,  sedendo  sul 
sottoposto  gradino  i  loro  caudatari. 
Di  dietro  ai  Cardinali  diaconi,  vi  è 
un  lungo  sedile ,  pure  coperto  di 
arazzi ,  ma  senza  spalliera,  pei  pro- 
4;onotari  apostolici  partecipanti  e  di 
onore  ;  e  al  di  dietro  di  essi,  accan- 
to alle  pareti,  evvi  il  sedile  coperto 
di  arazzi ,  in  cui  siedono  i  quattro 
prelati  di  fiocchetti  ,  i  vescovi  non 
-assistenti,  gli  abbati  mitrati  coU'ar- 


CAP 

chimandrita  di  Messina  ed  il  com- 
mendatore di  s.  Spirito,  i  generali 
degli  Ordini  religiosi  e  gli  altri,  che 
hanno  luogo  in  Cappella,  de'  quali, 
e  di  queUi  che  siedono  sui  banchi 
minori,  e  sugli  scalini  del  trono,  e 
dell'  altare,  si  tratta  al  §  VII; 
qui  solo  avvertiamo  che  sei  sono  i 
gradini  del  trono  Pontificio  nella 
Cappella  Pontificia,  ed  altrettanti  ne 
ha  l'altare,  divisi  in  due  branche, 
cioè  di  quattro,  e  di  due  ;  nelle  chie- 
se e  basiliche  si  regolano  a  propor- 
zione di  queUi  dell'altare.  Prima  poi 
delle  ultime  vicende,  intorno  al  pres- 
biterio della  Cappella,  le  pareti  de- 
corate dal  finto  panneggiamento  era- 
no ornate,  secondo  i  tempi,  di  parati 
rossi ,  e  paonazzi  con  trine  d'  oro , 
rimanendo  nude  dal  giovedì  santo 
al  mattutino,  a  tutto  il  seguente  ve- 
nerdì santo. 

Lungo  poi  sarebbe  il  fare  la  de- 
scrizione delle  succennate ,  o  altre 
pitture,  che  decorano  questa  magni- 
fica Cappella,  per  altro  annerite  non 
solo  dal  fumo  delle  candele,  e  delle 
torcie,  che  si  adopeiano  nelle  fun- 
zioni, le  quali  ivi  si  celebrano  dagli 
ultimi  anni  del  secolo  XV,  ma  più 
dall' abbruciamento  delle  schedole, 
quando  nella  mattina,  e  giorno  del 
conclave  vi  si  tenevano  gli  scrutinii , 
che,  secondo  il  Burcardo,  Conclav^i 
cle^  Pontefici  romani ,  incominciaro- 
no ivi  a  celebrarsi  dopo  la  morte 
di  Sisto  IV  medesimo,  sebbene  ne- 
gli ultimi  tempi  procurarono  rime- 
diarvi condottando  il  fumo  in  tubo 
di  lata.  Inoltre  si  ha  per  tradizio- 
ne, che,  nel  1 527,  i  soldati,  i  quali  sac- 
cheggiarono Roma,  vi  facessero  gran 
fuoco,  seppure  ciò  non  devesi  riportare 
che  accadesse  alle  camere  dipinte  da 
Raffaello  d'  Urbino.  Pitture,  che  de- 
scrissero, oltre  altri  autori.  Agostino 
Taia,  Descrizione  del  palazzo  apO' 


GAP 

stolico  valicano,  Roma  17^0;  Gio. 
l'ic'lro  Cliallard  Nuova  descrizione 
del  Valicano ,  Roma  1766;  Fran- 
cesco Cancellieri,  Descrizione  della 
cappella  sistina,  Roma  1790,  e  da 
ultimo  Erasmo  Pistoiesi,  il  Vaticano 
descritto  ed  illustrato,  Roma  1829. 
Si  può  consultare  principalmente  la 
Descrizione  delle  principali  pitture 
della  cappella  sistina  al  Vaticano, 
Roma  1889,  che  vuoisi  fatta  dal 
celebratissimo  pittore  barone  Vin- 
cenzo Camiiccini,  benemerito  ispet- 
tore delle  gallerie  vaticane.  Per  le 
divisioni  poi  de' luoghi,  e  posti  della 
cappella ,  se  ne  parlerà  anche  al 
§  VII ,  riportandosi  al  numero  2,  la 
descrizione  di  Paride  de  Grassis,  ce- 
lebie  maestro  delle  cerimonie  sot- 
to Leone  X,  che  la  divide  in  sette 
parti. 

Tuttavolta  giovandomi  di  questa 
ultima  artistica  descrizione,  e  di  quel- 
la dell'  erudito  Cancellieri ,  passo  a 
darne  un  cenno  compendioso.  E 
primieramente  dovendo  riuscire  la 
cappella  in  ogni  sua  parte  magnifi- 
ca, e  degna  della  reggia  de'  Ponte- 
fici, e  della  capitale  del  mondo  cat- 
tolico, per  adornare  la  facciata  del- 
l' altare,  e  pareti  laterali,  fu  stabilito 
da  Sisto  IV,  che  vi  si  eseguissero 
varie  storie  del  vecchio  e  nuovo 
testamento ,  riguardanti  la  vita  di 
Mosè,  e  di  Gesù  Cristo,  nelle  quali 
si  esprimesse  il  confronto  tra  la  fi- 
gura e  il  figurato;  onde  prima  che 
nella  vasta  facciata  il  Buonarroti 
esprimesse  il  famigerato  giudizio  uni- 
versale, era  stata  dipinta  nel  mezzo 
come  per  tavola ,  o  quadro  dell'  al- 
tare, da  Pietro  Perugiiio  ,  l'  Assiui- 
y,ione  della  b.  Vergine,  con  Sisto  V 
genuflesso ,  e  nello  spazio  al  lato 
dell'  evangelo,  incominciava  l' istoria 
di  Mosè,  tolto  dalle  ac(|ue  del  JNilo 
dalla  figlia  di  1^'araouc,  meulre  dalla 
voL,   vni. 


GAP 

parte  deUepistola  era  dipinta  la  tiasoi- 
la  del  Redentore  in  Ijellcmme  ;  ma 
queste  tre  pitture  rimasero  1  operu; 
sotto  Paolo  HI,  dalla  meravigliosa  del 
giudizio.  Nella  prima  poi  dalla  partv 
del  vangelo.  Luca  Signorelii  rapprc 
sento  il  viaggio  di  Mosè  in  Egitto, 
e  principalmente  Sefora  sua  consor- 
te, che  circoncide  il  proprio  figlio. 
Alessandro  Filippi,  detto  Sandro  Rot- 
ticelli,  espresse  nel  secondo  quadro 
Mosè  ,  che  uccide  1'  egizio ,  che  re- 
prime i  pastori  di  Madian,  per  le 
insolenze  fatte  alle  figlie  di  Jetro , 
ed  abbevera  il  gregge  di  esse.  Nel 
terzo  Cosimo  Piosselli  dipinse  il  pas- 
saggio del  Mar  rosso,  ma  conoscendosi 
inferiore  agli  altri  artisti  nel  disegno 
e  nel  colorito,  volle  coli'  astuzia  ri- 
piegare al  suo  mediocre  valore,  lu- 
meggiando il  suo  quadro  con  molto 
oro,  e  mentre  i  compagni  il  deri- 
sero, piacque  tal  modo  siffattamente 
a  Sisto  IV,  che  non  solo  lo  premiò 
più  di  tutti  gli  altri,  ma  anzi  ordi- 
nò a  questi ,  che  lumeggiassero  ad 
oro  le  loro  pitture.  Lo  stesso  Ros- 
selli nel  quarto  quadro  eseguì  l'ado- 
razione del  vitello  d'  oro.  Nel  quinto 
si  vede  il  castigo  del  fuoco  celeste 
caduto  su  Core,  Datan  ed  Abiron, 
lavoro  di  Sandro  Botticelli,  encomia- 
to per  r  architettura.  Nel  sesto  Si- 
gnorelii dipinse  Mosè  vicino  a  morte, 
che  legge  il  suo  testamento  agi'  israe- 
liti, e  li  benedice,  oltre  altre  azioni 
della  sua  vita.  Cecchino  Sai  via  ti  ese- 
gui r  alterco  di  s.  Michele  Arcan- 
gelo col  demonio,  per  celare  il  cor- 
po di  Mosè,  pittura,  che  fu  ri  latta 
da  Matteo  da  Leccio,  per  esser  ca- 
duto l'architrave  della  porla;  ma 
che  riuscì  inferiore  alla  prima. 

Passando  alle  pitture  laterali    dal 

lato  dell'epistola,  ci   limiteremo    ad 

indicare,    corno    nelle    precedenti,  i 

principali  falli  rappresentati  ne'  selle 

9 


i3o  GAP 

quadri.  Pietro  Perugino  pertanto 
figurò  nel  primo  il  battesimo  di 
Gesù  Cristo,  pittura  malconcia  dai 
ristauri  ad  olio  fatti  posteriormen- 
te .  Nel  secondo  quadro  Sandro 
Botticelli  dipinse  la  tentazione  del 
Redentore  nel  deserto  .  Domeni- 
co Corradi,  detto  il  Ghirlanda- 
io ,  fu  1*  autore  del  terzo  ,  in 
cui  rappresentò  Cristo,  che  chiama 
dalle  reti  Pietro  ed  Andrea.  Nel 
quarto  Cosimo  Rosselli  dipinse  la 
predicazione  di  Gesù  sul  monte,  ma 
il  paese  è  opera  di  Pietro  Cosimo 
suo  scolare.  Del  quinto  sono  autori 
Pietro  Perugino,  e  d.  Bartolomeo 
della  Gatta,  abbate  di  san  Clemen- 
te in  Arezzo,  che  vi  dipinsero  Cri- 
sto, il  quale  dà  le  chiavi  al  princi- 
pe degli  apostoli,  ed  un  tempietto 
con  due  archi  trionfali,  in  onore 
di  Sisto  IV,  fondatore  della  Cappel- 
la, paragonandosi  a  Salomone  ])er 
r  erezione  del  tempio  di  Gerusalem- 
me, per  cui  nel  cornicione  dell'  ar- 
co, verso  l'altare,  che  accenna  il 
tempio  di  Salomone  si  legge: 

Lnmensiim    Salomon    templum  , 
tu  hoc.  Quarte,  sacrasti, 

e  nell'altro  arco,  o  tempietto,  figu- 
rato per  la  Cappella,  evvi  scritto: 

Sixte ,  opibus    dìspar ,  rclligìone 
prior, 

Cosimo  Rosselli  rappresentò  nel 
sesto  quadro  la  cena  del  Signore 
cogli  apostoli,  e  nel  settimo,  fra  l'an- 
golo e  la  porta  dell'ingresso  della 
Cappella,  il  Ghirlandaio  avea  dipin- 
ta la  risurrezione  del  Signore,  ma 
per  l'accennata  caduta  dell'architra- 
ve, fu  rifatta  mediocremente,  quan- 
do Gregorio  XIII  riedificò  il  muro. 
Abbiamo  dal  Giovio,  e   da  Girola- 


CAP 

mo  Negro,  che  nel  giorno  di  Nata- 
le i522,  cadde  da  se  l'architrave 
della  Cappella  Sistina,  mentre  era 
passato  Adriano  VI  per  celebrarvi 
la  solenne  messa,  e  che  vi  rimasero 
uccisi  due  soldati  della  guardia  sviz- 
zera. 

Nel  Pontificato  poi  di  Giulio  II, 
della  Rovere  y  eletto  nel  i5o3,  e 
nipote  di  Sisto  IV,  venne  eseguita 
dall'inimitabile  Michelangelo  Buonar- 
roti la  sublime  dipintura  della  vol- 
ta della  Cappella  Sistina.  In  memo- 
ria pertanto  di  Sisto  IV,  il  Papa 
commise  a  Michelangelo  un  tal  dif- 
ficile lavoro,  ad  onta  della  sua  ri- 
pugnanza, perchè  non  esercitato  nel 
dipingere  a  fresco;  ed  a  tal  effetto 
con  prodigioso  meccanismo  formò  il 
palco  senza  bucare  la  volta,  ne  toc- 
care i  muri  laterali,  erigendolo  sopra 
puntelli,  e  sorgozzoni,  che  servirono 
di  modello  a  Bramante  per  farne 
di  consimili  per  la  fabbrica  di  san 
Pietro;  e  secondo  Vasari  n'ebbe  in 
pagamento  soli  tremila  scudi ,  che 
ebbe  quasi  tutti  spesi  pei  colori . 
Durante  questa  grand'opera  Miche- 
langelo si  rese  a  tutti  invisibile,  e 
nella  Cappella  non  volle,  che  vi  pe- 
netrasse alcuno,  macinandosi  da  se 
i  colori,  facendo  tutto  eziandio  da 
per  se  fino  le  mestiche,  ed  ogni  ne- 
cessario ordigno.  Questo  meraviglioso 
e  sorprendente  lavoro  fu  da  lui  esegui- 
to nel  breve  peiiodo  di  venti  mesi, 
per  cui  poco  rimase  contento  del- 
l'opera sua;  ma  dal  lavorare  tanto 
tempo  col  capo  in  su ,  non  curan- 
dosi di  accomodarsi  agiatamente,  ne 
contrasse  un  vizio  alla  vista,  che 
per  molti  mesi  non  poteva  ne  ve- 
dere, ne  leggere,  se  non  guardando 
all'  insù.  Finalmente,  compiuta  l'o- 
pera e  discoperta,  Giulio  II  nella 
mattina  d'  Ognissanti,  vi  tenne  Cap- 
pella>  con  im  concorso  straordinario 


GAP 

dì  gente.  Molte  sono  le  descrizioni, 
che  si  hanno  delle  pitture  di  que- 
sta volta,  ma  compendiando  quella 
di  Ascanio  Condivi,  ci  limiteremo  a 
dire  quanto  egli  riporta  nella  vita 
del  Buonarroti,  giacche,  se  è  diffìcile 
assai  comprenderne  gli  alti  pregi,  è 
poi  del  tutto  impossibile  di  acconcia- 
mente rilevarli.  La  forma  della  vol- 
ta è  a  botte,  e  ne'posamenti  suoi  a 
lunette,  che  per  lunghezza  sono  sei, 
e  per  larghezza  due,  onde  tutta 
viene  ad  essere  due  quadri  e  mezzo. 
In  questa  Michelangelo  ha  dipinto 
la  creazione  del  mondo,  e  vi  ha 
abbracciato  quasi  l' intera  storia  dei 
principali  fatti  del  testamento  vec- 
chio, onde  r  opera  dividesi  nel  se- 
guente modo.  Incominciando  dai 
peducci,  dove  le  corna  delle  lunette 
si  posano  fin  quasi  a  un  terzo  del- 
l'arco della  volta,  finge  come  una 
parete  piana,  tirando  su  a  quel  ter- 
mine alcuni  pilastri,  o  zoccoli  finti 
di  marmo ,  che  sporgono  in  fuori 
sopra  un  piano,  a  guisa  di  poggiuo- 
lo,  colle  sue  mensole  sotto,  e  con 
altri  piccioli  pilastri  sul  medesimo 
piano,  ove  risiedono  profeti,  e  sibil- 
le. Sopra  detti  zoccoli  sono  finti  al- 
cuni fanciulletti  ignudi  in  varii  gesti 
i  quali,  a  guisa  di  termine,  reggono 
una  cornice,  che  intorno  cinge  tut- 
t^  l'opera,  lasciando  nel  mezzo  del- 
la volta  da  capo  a  pie,  come  un 
aperto  cielo.  Tale  apertura  è  sud- 
divisa in  nove  liste,  dappoiché  dalla 
cornice  sopra  i  pilastri,  si  muovono 
alcuni  archi  corniciati,  i  quali  pas- 
sano per  r  ultima  altezza  della  vol- 
ta, e  vanno  a  trovare  la  cornice 
dalla  parte  opposta,  lasciando  tra 
arco ,  e  arco  nove  vani ,  uno  gran- 
de, ed  uno  piccolo.  Nel  piccolo  so- 
no due  listerelic  finte  di  marmo , 
che  traversano  il  vano,  fatte  in  mo- 
do, che  nel    mezzo    restano    le   due 


CAP  t3i 

parti,  ed  una  delle  bande  ove  sono 
collocati  i  medaglioni,  come  si  dirà. 
Adunque  nel  primo  vano,  nella 
testa  di  sopra,  il  quale  è  de' minori, 
si  vede  in  aria  Iddio,  che  divide  la 
luce  dalle  tenebre;  nel  secondo  va- 
no è  dipinta  la  creazione  del  so- 
le, e  della  luna,  ordinando  alla 
terra  di  produrre  alberi,  e  frutti; 
nel  terzo  rappresentasi  creatore  degli 
altri  esseri  ;  nel  quarto  è  dipinta  la 
creazione  dell'  uomo  ;  nel  quinto 
quella  della  donna;  nel  sesto  la  ten- 
tazione del  demonio  per  cogliere  il 
vietato  pomo,  ed  inoltre  Adamo, 
ed  Eva  discacciati  dal  giardino  di 
Eden;  nel  settimo  è  il  sacrifizio  di 
Abele  e  di  Caino;  nell'ottavo  il  di- 
luvio coir  arca  di  Noè;  e  nel  nono 
si  vede  questo  ebbro  dal  vino.  Sotto 
poi  la  cornice,  che  termina  la  pa- 
rete, e  sopra  ì  peducci  ove  si  po- 
sano le  lunette  tra  i  pilastri  vi  sono 
dodici  grandi  figure  sedenti ,  cioè 
profeti  e  sibille.  In  quello  spazio^ 
eh'  è  sotto  le  lunette,  e  cosi  in  quel 
di  sopra,  che  ha  figura  di  triangolo, 
vi  è  dipinta  tutta  la  genealogia  di 
Gesù  Cristo,  meno  che  ne' triangoli 
de' cantoni,  i  quali  uniti  insieme,  di 
due  divengono  uno,  e  lasciano  dop- 
pio spazio.  In  uno  di  questi  presso 
la  facciata  del  giudizio,  a  diritta  si 
vede  il  castigo  del  superbo  Assuero, 
nell'altro  il  Serpente  di  bronzo,  nel 
terzo  Giuditta,  che  recide  la  testa 
ad  Oloferne,  e  nel  quarto  cantone 
Davide,  che  taglia  quella  di  Goliat. 
Non  meno  poi  meravigliosi  sono 
que'  nudi ,  studio  a  Michelangelo 
prediletto,  non  che  gì'  inimitabili 
scorci  senza  ripetizioni  ,  che  sulla 
cornice,  sostengono  sedendo  lateral- 
mente i  medaglioni  di  finto  metal- 
lo, ne'quali  si  rappresentano  analo- 
ghe istorie  al  subbietto  principale , 
della  gloria  del  Salvatore. 


i32  GAP 

JNel  riflesso  poi,  che  la  maggior 
j>arte  delle  funzioni  sacre  si  celebra- 
no dai  Papi  in  questa  Cappella,  ol- 
ire le  straordinarie,  ed  altre,  di  cui 
parleremo  al  §  VI,  nonché,  come  di- 
cemmo, quella  della  elezione  ivi  ese- 
guita dei  Pontefici,  dopo  la  sua  ere- 
zione sino  a  Pio  VI  incliiswej  e  che 
in  essa  ancora  si  espone  il  cadavere 
del  definito  Pontefice,  sebbene  mo- 
risse al  quirinale,  collocandosi  sopra 
alto  letto,  con  torcie  accese  intorno, 
custodito  dai  pp.  penitenzieri,  i  qua- 
li nella  mattina  seguente  al  suo 
tiasfèrimento  in  questa  cappella , 
lo  consegnano  al  capitolo  di  s.  Pie- 
tro, che  insieme  a' Cardinali,  e  pre- 
latura ,  lo  portano  nella  contigua 
basilica ,  come  megho  si  dirà  al  § 
\I,  cap.  2,  n.  4>  ci  siamo  estesi 
alquanto  nella  descrizione,  d'altron- 
de compendiosa  in  confronto  de'suoi 
pregi.  Così  per  tanta  sua  celebrità  non 
riuscirà  discaro,  che  si  aggiunga  per 
ultimo,  quella  del  famoso  dipinto 
del  Giudizio  Universale,  indicandone 
le  cose  principali. 

Il  Pontefice  Clemente  VII  ordinò 
a  Michelangelo  Buonarroti  di  dipin- 
gere sul  muro  di  prospetto  della 
Cappella,  il  Giudizio  Universale,  la 
caduta  di  Lucifero,  e  degli  Angeli, 
che  peccarono  con  lui;  ma  siccome 
Michelangelo  tutto  intento  a  com- 
piere il  deposito  di  Giulio  II,  ne 
trascurò  V  esecuzione ,  il  Papa  potè 
vederne  appena  i  disegni ,  e  per  sua 
morte  n'  ebbe  la  gloria  Paolo  III , 
che  gli  successe.  Ammiratore  questi 
dell'insigne  artefice,  gli  scrisse  tre 
onorevolissimi  brevi,  che  il  citato 
Cancellieri ,  in  uii^  a  preziose  eru- 
dizieni su  tal  pittura,  riporta  nelle 
sue  Cappelle  ec. ,  confermandogli 
l'annua  rendita  stabiUtagli  per  tal 
lavoro  da  Clemente  VII,  cioè  1200 
scudi  d'oro.    Tuttavolta  Buonarroti 


CAP 

per  terminare  il  deposito  a  Giulio 
lì ,  ricusò  per  quanto  potè  ;  ma 
Paolo  III  ebbe  ad  esclamare:  »  ho 
»  avuto  trent'anni  questo  desiderio, 
»  ed  ora  che  son  Papa  non  lo  vedrò 
"  effettuare  ?  "  onde,  e  per  la  visita 
fattagli  dal  Pontefice,  accompagnato 
da  molti  Cardinali,  e  per  aver  dato 
luogo  a  migliori  riflessioni,  Buonar- 
roti condiscese  pienamente  a' voleri  del 
supremo  gerarca  ;  ed  è  perciò  che  nel 
i538  il  Cardinal  Sforza  camerlengo, 
autenticò  le  Pontificie  promesse  con 
lettere  patenti ,  e  fu  stabihto,  che  in 
onore  di  Clemente  VII,  si  sarebbe 
posto  il  suo  stemma,  come  bene- 
merito della  primaria  ordinazione, 
sotto  la  figura  del  profeta  Giona , 
che  è  situata  nel  luogo  più  degno, 
cioè  sopra  il  mezzo  della  parete  del 
giudizio  stesso. 

Primieramente  Michelangelo  fece 
dare  di  bianco  alle  tre  pitture  su- 
periormente accennate  da  Pietro  Pe- 
rugino, e  poi  fece  fare  da  cima  a 
fondo  una  scarpa  di  mattoni  scelti 
e  ben  cotti,  con  mezzo  braccio  di 
pendenza,  affinchè  non  vi  si  depo- 
sitasse la  polvere,  e  si  diede  a  di- 
pingere in  ottimo  fresco  quest'opera 
immensa,  avendovi  impiegato  in  co- 
lorirla circa  quattro  anni,  senza 
calcolare  il  tempo  per  fare  i  disegni 
sui  cartoni,  e  scuopren do  il  suo  lavoro 
alla  pubblica  vista  il  dì  del  Natale 
del  i54i  con  lode  universale.  Or  dun- 
que colla  scorta  ancora  del  menzionato 
Condivi,  passiamo  a  farne  una  breve 
descrizione.  Nella  parte  di  mezzo 
dell'  aria ,  vicino  alla  terra ,  sono 
sette  angeh,  che  colle  trombe  dalle 
quattro  parti  del  mondo,  chiamano 
i  morti  al  giudizio.  Allora  si  vedono 
aprire  i  monumenti  sepolcrali  della 
terra,  ed  uscire  i  trapassati,  in  va- 
riati gesti,  alcuni  già  vestiti  di  car- 
ne,   altri    ancora  scheletri,    e    altri 


GAP 

procurando  cnoprirc  la  propria  nu- 
dità. Sopra  i  suddetti  angeli  evvi 
in  atteggiamento  maestoso  il  figliuolo 
di  Dio  in  atto  di  maledire  i  re- 
probi, mentre  dalla  parte  destra 
colla  sinistra  mano,  par  che  dolce- 
mente raccolga,  e  rassicuri  i  buoni. 
I  cattivi  sono  tirati  al  fuoco  eterno 
dai  demonii,  per  quella  parte  che 
peccarono;  e  quivi  si  vede  l'episodio 
della  barca  di  Caronte,  mentre  altri 
angeli  accorrono  alla  destra  in  difesa 
degU  eletti,  contro  i  maligni  spiriti. 
Intorno  al  figliuolo  di  Dio  fanno 
cerchio  e  corona  i  beati ,  ma  sepa- 
rata e  prossima  a  lui  si  rappresenta 
la  sua  divina  madre  in  sembiante 
di  paventare;  e  dopo  di  lei  il  Pre- 
cursore, gli  apostoli,  i  santi,  e  le 
sante,  ciascuno  mostrando  al  tremen- 
do Giudice  gì'  istromenti,  co'  quali 
soffrirono  per  lui  il  martirio.  In  al- 
to,  e  in  ambo  i  lati  varii  gruppi 
di  angeli  sorreggono  la  croce,  la 
spugna,  la  corona  di  spine,  i  chio- 
di, e  la  colonna ,  stromenti  tutti, 
che  rammentando  la  passione  di 
Cristo,  rinfacciano  a'  rei  l' ingratitu- 
dine ,  e  infondono  a'  buoni  fiducia 
e  conforto. 

Michelangelo  nel  proporsi  a  prin- 
cipale oggetto  del  suo  dipinto  di 
rappresentare  lo  spavento  del  giorno 
estremo,  si  mostrò  dotato  di  profon- 
da intelligenza  delle  sacre  Scritture, 
ove  quel  terribile  giorno  è  sidatta- 
mente  descritto,  che  l'animo  è  com- 
preso di  terrore,  ed  è  richiamato  a 
salutari  proponimenti.  Per  tal  fine 
volle  potentemente  riunire  in  questo 
argomento  tutto  ciò,  che  poteva 
concorrere  all'elfetto,  ch'eiasi  posto 
in  mente  di  produrre.  Che  se  si 
vuole  parte  a  parte  osservare  questo 
capo-lavoro  di  Michelangelo,  si  resta 
sbalorditi  per  la  varietà  de' movi- 
menti tutti  pieni  di  vita,  pei  natU' 


CAP  i33 

ralissimi  scorci,  per  quella  cognizione 
de'  muscoli  del  corpo  umano,  che 
lo  resero  inimitabile,  e  per  cento 
altri  pregi  ;  onde  ognuno  vi  ammira 
con  istupore  il  prodotto  straordina- 
rio d'un  genio  veramente  meravi- 
glioso, e  fa  eco  al  meritato  plauso 
tributatogli  dai  maestri  e  dai  dotti 
d' ogni  età.  Per  altro  due  eccezioni 
furono  date  a  questa  sorprendente 
pittura;  la  prima  è  la  mescolanza 
del  sacro  col  profano,  e  del  cristiano 
col  favoloso  ;  mentre  la  seconda  è 
la  troppa  nudità,  con  cui  in  luogo 
sacro  Michelangelo  espresse  santi,  e 
dannati.  Racconta  il  Vasari,  che 
messer  Biagio  da  Cesena,  maestro 
delle  cerimonie,  rilevò  a  Paolo  III, 
che  que'  tanti  nudi  erano  da  stufe , 
e  da  osterie,  e  non  da  luogo  vene- 
rando; e  che  essendo  ciò  dispiaciuto 
a  Michelangelo,  se  ne  volle  vendicare, 
con  ritrattare  al  vero,  sebbene  l'aves- 
se veduto  una  sola  volta,  Biagio  al  na- 
turale nell'inferno  in  mezzo  a'  diavoli, 
in  figura  di  Minos  con  una  coda 
serpentina.  Il  cerimoniere  strepitò 
col  Papa  perchè  fosse  cassata  la  pit- 
tura, ma  Paolo  III  interrogatolo  ove 
lo  avesse  posto,  ed  avendogli  rispo- 
sto neir  inferno,  soggiunse  »>  che  se 
«  fosse  stato  messo  in  purgatorio,  vi 
M  sarebbe  stato  qualche  rimedio,  ma 
»  «eir  inferno,  nulla  est  redemptìo  ". 
Lo  stesso  Vasari  dice  ancora,  che 
Adriano  VI  voleva  far  cassare  le 
pitture  della  volta,  pegli  altri  nudi 
che  vi  sono;  e  Paolo  IV  del  i55T 
poco  mancò  che  non  facesse  dar  di 
bianco  al  Giudizio,  dicendo  a  Mi- 
chelangelo, che  bisognava  ritoccare 
la  sua  pittura  a  cagione  della  nudi- 
tà, cui  si  vuole  che  l'artista  rispon- 
desse: »  esser  prima  bisogno,  che 
«  rassettasse  il  mondo,  perchè  in 
»  cpianto  al  dipinto  facilmente  si 
»  riformava  "  .    11     successore    IHo 


i34  GAP 

IV  era  per  effettuarlo,  se  alcuni 
Cardinali  non  s'  interponevano  col 
far  cuoprire  con  panneggiamenti 
varie  figure,  da  Daniele  Ricciarelli 
da  Volterra,  detto  perciò  Daniele 
delle  braghe,  o  braghettoney  ed  altre 
ne  ricuoprì  il  Pozzi,  sotto  Clemen- 
te XIII.  Nell'odierno  Pontificato  tutti 
i  bassi  rilievi  dei  marmi  della  can- 
toria, balaustra,  suo  architrave,  e 
candellieri  sono  stati  nuovamente 
lumeggiati  d'  oro  per  armonizzare 
colle  pitture  e  panneggiamenti  delle 
pareti,  mentre  degli  stabili  palchi  fatti 
nel  medesimo  Pontificato  pei  sovra- 
ni, si  tratta  al  §  VII. 

3.  Della  Cappella  Paolina 
del  Vaticano. 

Fu  cosi  chiamata  per  averla  fat- 
ta edificare  Paolo  III,  presso  quel- 
la Sistina,  da  Antonio  Sangallo, 
celebrandone  la  fondazione  una  me- 
daglia ,  eh'  egli  fece  coniare ,  col- 
r  iscrizione:  Pìetati ,  et  commodo 
Pontificum.  Prima  di  fabbricarla  fu 
demolita  quella  Cappella  maggiore, 
che  Nicolò  V  avea  dedicato  al  ss. 
Sacramento,  di  cui  si  parlò  al  §  I 
di  questo  articolo,  e  molte  notizie 
ne  dà  il  p.  Gattico,  Ada  Coerem. 
massime  in  par.  II,  pag.  loi,  de 
itineribus  Pontificum.  La  porta  adun- 
que corrispondente  alla  sala  regia, 
della  quale  poi  tratteremo,  fu  deco- 
rata con  due  colonne  di  paonazzetto 
antico,  con  capitelli  di  marmo  bian- 
co d'ordine  corintio,  ed  architrave 
di  giallo  antico,  fregio  d'africano,  no- 
bilitata dal  nome,  e  dallo  stemma 
dell'istitutore  Paolo  III.  La  mede- 
sima introduce  nella  cappella,  lunga 
centoventotto  palmi  circa,  e  larga 
quarantatre,  il  cui  altare  maggiore 
venne  allora  arricchito  da  due  gran 
colonne  di  porfido,  sul  cui  fusto  so^ 


GAP 

no  scolpiti  in  rilievo  due  impera- 
tori, che  si  danno  l'abbraccio,  spie- 
gandosi per  l'unione  dei  due  imperii 
occidentale,  ed  orientale.  Esse  fu- 
rono prese  dalle  Terme  di  Domi- 
ziano, dette  anche  di  Traiano,  per 
la  Cappella  del  coro  della  basilica 
vaticana,  fabbricata  da  Sisto  IV, 
quindi  trasportate  in  detta  Cappella, 
donde  Pio  VI  le  levò  collocandole 
nella  biblioteca  vaticana.  Paolo  III 
decorò  questa  Cappella  con  due  pit- 
ture a  fresco  di  straordinaria  gran- 
dezza, eseguite  da  Buonarroti  in  età 
di  settantacinque  anni ,  rappresen- 
tanti la  crocifissione  di  s.  Pietro,  e 
la  conversione  di  s.  Paolo,  le  quali 
furono  l'ultimo  sforzo  del  suo  sapere. 
Pierino  del  Vaga  dovea  coi  disegni 
di  Michelangelo  dipingere  la  volta, 
e  ornarla  di  stucchi,  ma  essendo 
morto  Paolo  III,  dipoi  Gregorio  XIII 
ne  affidò  l' incarico  a  Federico  Zuc- 
cari,  il  quale,  oltre  la  volta,  dipinse 
le  lunette,  e  lateralmente  alla  detta 
crocefissione ,  la  caduta  di  Simon 
mago,  e  s.  Pietro,  che  battezza  un 
catecumeno;  mentre  Lorenzo  Sab- 
batini  di  Bologna  fece  que'  due 
dipinti,  che  stanno  di  contro,  in 
ambedue  i  lati  della  Conversione, 
esprimendo  san  Paolo,  che  appro- 
da a  Malta,  e  nell'altro  un  gio- 
vane da  esso  resuscitato.  Le  otto 
figure  di  stucco  situate  agli  angoli 
della  Cappella ,  sono  del  celebre 
Prospero  bresciano.  Furono  inoltie 
benemeriti  di  essa,  e  particolarmente 
negli  stucchi,  ed  altri  ornati  Paolo 
V,  e  Alessandro  Vili,  consacrando- 
ne l'altare,  nel  1724,  Benedetto  XIII, 
poi  Leone  XII  la  destinò  anche 
per  Cappella  parrocchiale  della  fa- 
miglia Pontificia,  dimorante  nel  pa- 
lazzo vaticano. 

Paolo  III  inoltre  fece  porre   su|- 
V  unico  suo    altare  un  sontuoso  ta-- 


GAP 

heniacolo  di  bronzo,  gettato  da  Gi- 
rolamo Feri-arese,  tolto  dipoi  da  Cle- 
mente XI ,  il  quale  vi  fece  sostituirne 
altro  di  finissimi  cristalli,  che  descri- 
vono il  Taia,  e  lo  Chattard,  per  ri- 
porvi  nella  prima  domenica  di  av- 
vento il  ss.  Sacramento,  funzione 
che  ivi,  nel  1592,  incominciò  ad 
introdurre  Clemente  Vili.  Pel  fumo 
delle  candele  prodotto  in  dette  due 
circostanze,  e  per  un  incendio  avve- 
nuto, tutte  le  pitture,  e  gli  stucchi 
si  annerirono,  e  deteriorarono,  onde, 
nel  1837,  accorse  il  regnante  Pon- 
tefice a  ripristinarla  nell'antico  splen- 
dore. Vennero  ingrandite  pertan- 
to le  luci,  fu  demolita  la  macchi- 
na di  legno,  che  ingombrava  tut- 
to il  gran  vano  dell'  altare,  che  ven- 
ne reso  maestoso  da  un  tabernacolo 
di  marmo  per  custodirvi  il  ss.  Sa- 
cramento, nonché  da  quattro  colon- 
ne di  granito ,  da  marmi  preziosi , 
da  un  quadro  dipinto  da  Guido,  rap- 
presentante la  Trasfigurazione  del  Si- 
gnore, e  da  pitture  laterali  a  chiaro- 
scuro, anologhe  agli  stucchi,  ed  ezian- 
dio con  pavimento  a  scomparti  di 
marmo,  in  tutto  il  presbiterio,  diviso 
con  apposita  balaustra  dal  resto  del- 
la Cappella.  Gli  stucchi  della  volta, 
e  della  lunetta  ebbero  un  conve- 
niente colore,  e  ripuliti  tutti  gli  af- 
fieschi  suaccennati,  tornarono  come 
a  nuova  vita  ;  onde  a  memoria  di 
tanta  benemerenza  sul  lato  interno 
della  porta  fu  eretto  il  Pontificio 
stemma  marmoreo  di  Gregorio  XVI, 
e  venne  coniata  una  grande  meda- 
glia da  Pietro  Girometti  incisore  dei 
conii  delle  medaglie  Pontificie,  aven- 
te da  una  parte  l' elFigie  del  Ponte- 
fice ,  e  dall'  altm  lo  spaccato  della 
stessa  Cappella,  leggendosi  sull'archi- 
trave dell'altare,  la  seguente  iscri- 
zione, che  in  marmo  venne  pure 
eretta  sul  medesimo: 


GAP 


i35 


GREGORIVS    XVI 

RESTITVIT 

A  .  VII  .  S.  PRINCIPATVS 

Nella  medaglia  si  vede  poi  il  Pon- 
tefice genuflesso ,  vestito  di  piviale , 
col  triregno  a'  piedi ,  apparendogli 
la  religione  raggiante,  con  due  an- 
geli, uno  de'  quali  sostiene  un  calice, 
con  ostia  sopra,  e  di  sotto  l'altra 
iscrizione:   sacrarivm   paulinvm  pav- 

LVS    III     COND.     GREGORIVS     XVI,     REST. 

1837.  ^^  P^i'i  tempo  lasciandosi  in- 
tatto il  baldacchino,  o  tabernacolo 
di  cristallo  per  la  reposizione  del 
s.  Sepolcro,  ed  esposizione  del  ss.  Sa- 
cramento in  forma  di  quarant'ore, 
a'  3  dicembre  di  detto  anno,  si  vide 
una  nuova  disposizione  di  lumi,  più 
decorosa  e  ricca  pel  copioso  numero 
di  candellieri  dorati  fatti  apposita- 
mente. Finche  poi  il  conclave  (Fedì) 
fu  celebrato  al  Vaticano,  nella  Cap- 
pella paolina  si  alzavano  tre  altari 
per  parte ,  oltre  il  maggiore ,  per 
comodo  de'  Cardinali,  e  de'  concla- 
visti per  celebrare  la  messa.  Anzi 
abbiamo  dal  Burcardo,  Conclavi  dei 
Pontefici^  che  anticamente  in  que- 
sta Cappella  si  fecero  molte  volte 
gli  scrutinii,  si  effettuò  l' elezione  del 
nuovo  Papa ,  che  vi  prendeva  gli 
abiti  suoi  proprii  ;  locchè  si  praticò 
circa  sino  a  Paolo  V. 

Finalmente  dovendosi ,  nel  §  X , 
far  menzione  delle  sale  regia  e  ducale 
del  Vaticano,  per  le  processioni,  ed 
altro,  che  si  fa  nella  prima,  e  per 
la  lavanda,  e  altro  che  avea  luogo 
nella  seconda,  è  indispensabile  farne 
qui  menzione,  incominciando  dalla 
regia,  e  dalla  saila,  che  ad  essa  con- 
duce, appellata  pure  con  tal  nome, 
anche  per  quanto  riguarda  le  desait- 
le  Cappelle  Sistina  e  Paolina.  La 
beala  adunque,  la  quale  dalla  galle- 


i3(>  CAP 

>ij,  o  vestibolo  del  portone  della 
j;uardia  svizzera  ,  sta  al  fine  del 
braccio  destro  del  colonnato  vatica- 
ni' chiamasi  Regia ,  ed  anche  di 
'-Costantino,  per  la  statua  equestre  di 
esso,  la  quale  decora  il  ripiano  che 
alla  medesima  conduce,  cioè  in  fac- 
cia al  magnifico  porticale  di  s.  Pie- 
tro, e  porta  alla  surriferita  sala  re- 
gia, per  mezzo  di  due  lunghi  bran- 
chi di  scale.  Essendo  il  luogo  stretto 
ed  oscuro,  Paolo  IH  procurò  col- 
1'  opera  di  Sangallo  di  renderla  me- 
no incomoda  e  difettosa,  nobilitan- 
dola con  diverse  pitture  di  Pierino 
del  Vaga.  Fu  merito  però  dell'alta 
mente  di  Alessandro  VII  di  renderla 
magnifica,  comoda,  e  luminosa  come 
trovasi  oggidì  (essendo  pure  stata 
nel  decorso  anno  restaurata  e  resa 
più  luminosa),  affidandone  il  difficile 
incarico  al  cav.  Bernini.  Questi  su- 
però se  stesso  per  mezzo  degli  or- 
nati, stucchi  e  colonne  d'ordine  io- 
nico, che  pose  lateralmente  alla  pri- 
ma branca,  per  cuoprirne  i  difetti^ 
siccome  angusta  ed  ineguale,  cavando- 
ne opportune  mente  lume  ov'  era  buio, 
artifizio  che  particolarmente  adope- 
rò nella  seconda  branca,  prendendo 
il  lume  dalla  stessa  volta;  operazio- 
ne ardita,  e  sì  difficile,  che  chiunque 
ne  faccia  l' esame  non  può  non  re- 
starne maravigliammo  5  dappoiché  nel 
fabbricarla  gli  convenne  reggere  so- 
.pra  puntelli,  e  sopra  la  volta  di  que- 
sta scala ,  la  saia  regia ,  e  le  due 
Cappelle  Sistina  e  Paolina  ;  e  sebbene 
ciò  fosse  fatto  con  tutto  il  mecca- 
nismo dell'  arte,  tanto  Bernini ,  che 
Carlo  Fontana,  il  quale  l'aiutò,  non 
potevano  recarvisi  senza  orrore.  Fu 
tale  r  onore,  acquistato  dal  valente 
architetto ,  che  a  celebrarne  V  inge- 
gno, il  Papa  fece  coniare  una  me- 
daglia coir  epigrafe  :  regia  ab  avla, 
AD  DOMVM  DEI,   Celebrata  da  tutti  i 


CAP 

numismaU  Pontificii.  Da  questa  scala, 
in  diversi  tempi  discendono,  e  ascen- 
dono tutte  quelle  processioni,  di  cui 
parleremo  qui  appresso,  ed  alla  fine 
di  essa,  innanzi  alla  statua  equestre 
di  Costantino,  il  Papa  fa  la  solenne 
protesta  sul  ducato  di  Parma  e  Pia- 
cenza, innanzi  al  tribunale  della  ai- 
mera  apostolica ,  allorché  si  reca  a 
celebrare  il  vespero  Pontificale  nella 
vigilia  della  festa  di  s.  Pietro. 

Da  questa  scala  si  entra  alla  sala 
regia,  che  è  lunga  palmi  cento  cin- 
quanta sette,  e  larga  cinquantatre,  ed 
alta  a  proporzione  ;  essendo  la  volta 
a  mezza  botte ,  ornata  di  bellissimi 
stucchi,  coi  motti,  armi  ed  imprese 
di  Paolo  III,  e  degli  altri  Papi,  che 
nomineremo,  venendo  dintorno  so- 
pra il  cornicione  circondata  da  una 
ringhiera  di  ferro  dorato,  come  por- 
tava l'uso  antico  delle  grandi  sale. 
Ha  sette  porte  con  due  gran  lunette 
per  finestre  nella  facciata  di  fronte, 
e  in  quella  di  contro,  essendo  le 
pareti  laterali ,  fino  all'  altezza  dei 
quadri,  incrostate  di  marmi  di  pre- 
gio di  varii  colori,  come  lo  è  il  pa- 
vimento. Dall'  iscrizione  sotto  il  gran 
fìnestrone,  e  dai  diversi  stemmi  ri- 
levasi, che  questa  sala,  incominciata 
da  Sangallo  per  volere  di  Paolo  IH, 
fu  accresciuta  ,  e  nobilitata  da  Pio 
IV,  e  da  s.  Pio  V,  ed  ultimata  da 
Gregorio  XIII  nel  iSyS.  Sopra  cia- 
scuna delle  sei  porte,  fuori  della  set- 
tima della  Cappella  Paolina,  evvi  lo 
spazio  di  sei  grandi  quadri,  e  nelle 
pareti  de'  fianchi  per  quattro  altri 
maggiori,  adornati  tutti  con  figuroni 
per  termini  ed  imprese,  rappresen- 
tandosi ne'  dipinti  i  fatti  più  memo- 
rabili de'  Pontefici,  spiegati  dalle  sot- 
toposte iscrizioni.  I  sei  quadri  mi- 
nori stanno  sopra  altrettante  porte  : 
cioè  su  quella  della  scala  detta  del 
maresciallo    del  conclave,  di  contro 


GAP 

alla  rogin  ,  Taddeo  Zuccari  dipìnse 
a  fresco  Carlo  Magno,  che  rimette 
la  Chiesa  Romana  in  possesso  del 
suo  patrimonio.  Sopra  quella  della 
scala  regia  ,  Vasari  espresse  (rrego- 
l'io  IX,  che  scomunica  Federico  11. 
Sopra  quella  della  Cappella  Sistina 
(iirolamo  Siciolante  di  Sermoneta 
dipinse  Pipino,  che,  debellato  il  lon- 
gobardo Aistulfo,  rende  1'  esarcato 
di  Ravenna  al  Papa  .  Su  quel- 
la della  Siila  ducale  ,  Livio  Agresti 
da  Forlì  rappresentò  Pietro  re  di 
Aragona,  che  fa  il  suo  regno  tribu- 
tario ad  Innocenzo  III.  Mario  da 
Siena  ha  rappresentato  sulla  porta, 
che  conduce  alla  loggia  vaticana  del- 
le solenni  benedizioni,  Ottone  J,  il 
quale  restituisce  alla  Chiesa  le  pro- 
vincie  occupate  da  Berengario,  e  dal 
suo  fìgho  Adalberto;  ed  Orazio  Sam- 
machini  bolognese,  ha  dipinto  sulla 
porta  di  contro,  che  conduce  all'an- 
tica spezieria,  Gregorio  li,  il  quale 
fa  confermare  a  Luitprando  la  do- 
nazione di  Ariperto.  Quattro  poi  so- 
no i  quadri  maggiori  :  quello  dirim- 
petto alla  Cappella  Sistina  rappre- 
senta Federico  I,  che  riconciliasi  con 
Alessandro  III  sulla  piazza  di  san 
Marco  in  Venezia.  Giuseppe  Porta 
della  Garfagnana,  che  ne  fu  l'autore, 
dipinse  anche  quello  piccolo  conti- 
guo a  questo ,  come  appendice  alla 
storia  di  Alessandro  III.  Sull'altro 
quadro  grande  dopo  la  porta  della 
scala  del  maresciallo  del  conclave,  il 
Vasari  fece  il  ritorno  di  Gregorio  XI 
in  Roma  :  sui  due  della  parete  in- 
contro ,  lo  stesso  autore  espresse  il 
combattimento,  seguito  nel  i5'ji  nel 
mar  Ionio  fra  i  turchi,  e  la  sacra 
lega,  avendo  Loienzino  da  Bologna 
fatto  la  gloria,  e  le  figure  della  fede, 
e  de'  turchi  debellati  ;  mentre  nel 
quarto,  Vasari  dipinse  la  lega  di  san 
Pio  V   colla  Spagna    ed  i  veneziani, 


e  la  vittoria  di  Lepanto;  cioè  sua 
è  l'ordinanza  navale,  e  il  cartello- 
ne, il  resto  di  Lorenzino.  Intorno 
alla  porta  della  Cappella  Paolina  i 
Zuccari  dipinsero  s.  Gregorio  VII , 
che  assolve  Enrico  IV,  e  la  ricupe- 
ra di  Tunisi  avvenuta  sotto  Paolo 
III.  Ai  fianchi  poi  delle  porte  delUi 
Cappella  Sistina,  e  della  sala  ducale, 
vi  sono  altre  quattro  pitture.  Vasari 
dipinse  la  morte  di  Coligny ,  capo 
degli  ugonotti,  seguita  in  Parigi  nel- 
la notte  di  s.  Bartolomeo  del  iSji; 
mentre  nell'altra  evvi  rappresentata 
la  strage  degli  stessi  ugonotti.  I  di- 
scepoli del  Vasari  eseguirono  il  par- 
lamento presieduto  da  Carlo  IX,  in 
cui  si  approvò  la  uccisione  del  gran- 
de ammiraglio  Cohgny;  la  quarta 
pittura,  e  la  menzionata  appendice 
de'  fatti  di  Alessandro  III,  fu  esegui- 
ta da  C becchino  Salviati,  e  da  Giu- 
seppe della  Porta. 

In  questa  sala  si  trattengono  i 
domestici  de'  Cardinali,  e  prelati, 
che  hanno  luogo  alle  Pontificie  fun- 
zioni, ivi  mettendosi  e  levandosi  si 
gh  uni,  che  gli  altri  la  cappa,  ed  in 
alcune  funzioni,  i  paramenti  sacri  : 
in  essa  si  fanno  le  processioni  della 
candelora,  delle  palme,  quando  la 
Cappella  si  tiene  nella  Sistina,  del 
giovedì,  e  venerdì  santo,  per  mette- 
re e  levare  il  sepolcro,  e  nella  prima 
domenica  dell'  avvento  per  incomin- 
ciare il  giro  della  esposizione  delle 
quaranta  ore  nella  Cappella  Paolina, 
oltre  il  passaggio  delle  altre  proces- 
sioni, che  hanno  luogo  dalla  came- 
ra de' paramenti  ,  e  dalla  Cappel- 
la Sistina  alla  basilica  vaticana,  pei 
Pontificali,  canonizzazioni,  apertura 
e  chiusura  della  porta  santa,  trasjìor- 
to  de'  cadaveri  de'  Pontefici  ce.  ec, 
non  che  dalla  basilica  stessa  alla 
gran  loggia,  per  alcune  solenni  be- 
nedizioni. Allorché  il   Papa  si     reca 


i38  GAP 

a  celebrare  nella  basilica  vaticana  il 
vespero  Pontificale  per  la  solennità 
del  principe  degli  Apostoli,  nella  sa- 
la regia  i  cursori  Pontificii  fanno 
formale  citazione  in  nome  di  mon- 
signor fiscale  della  camera,  pe'  cano- 
ni dovuti  ad  essa,  ed  il  Pontefice  a- 
scolta  un'analoga  protesta;  locchè 
nello  stesso  luogo  si  ripete  la  mat- 
tina seguente,  recandosi  il  Papa  al 
solenne  Pontificale,  cose  che  descri- 
vonsi  al  §  X  n.  3o  e  n.  3i.  Quan- 
do il  conclave  si  celebrò  al  Vaticano, 
in  questa  sala  si  adunava  il  sacro  Col- 
legio per  ricevervi  i  Cardinali  colleglli, 
ed  udirvi  gli  ambasciatori,  leggendosi 
nelle  iscrizioni  sulle  due  porte  delle 
scale  regia,  e  del  maresciallo,  quando 
entrarono  nel  1769  in  conclave  per 
questa  sala,  l'imperatore  Giuseppe  II, 
e  il  vSuo  fratello  Pietro  Leopoldo 
gran  duca  di  Toscana.  Per  preser- 
vare poi  dalla  polvere,  e  custodire 
le  pitture  delle  Cappelle  Sistina,  e 
Paolina,  e  della  sala  regia,  Paolo 
III  con  un  breve,  che  si  legge  nel 
tom.  VI  p.  24  delle  Lettere  pitto- 
riche^ conferì  l'impiego  di  pulitore, 
e  custode  delle  medesime,  colla  me- 
sata di  sei  scudi  d'oro,  a  certo  A- 
matori  fedel  servo  di  Buonarroti,  e 
da  questo  generosamente  beneficato, 
e  da  allora  in  poi  ne'  ruoli  del  pa- 
lazzo apostolico,  si  legge  sempre  il 
custode  di  tali  pitture. 

Finalmente  è  indispensabile  far 
qui  un  cenno  anco  della  sala  duca- 
le, il  cui  ingresso  è  nella  stessa  sa- 
la regia,  cioè  di  contro  alla  porta 
della  Cappella  Sistina,  sì  perchè  da 
essa  si  va  alla  camera  de'  paramen- 
ti dalla  quale  in  sedia  gestatoria, 
meno  alcuni  tempi,  anticamente  i 
Papi  si  recavano  alle  Cappelle  an- 
che ordinarie,  ed  ora  partono  da  es- 
sa ne'  soli  Pontificali,  ed  eziandio  per 
le  gegueuti  cose.  Chiamasi  sala  duca-» 


GAP 
le,  perchè  ivi  si  è  tenuto  fino  dai 
tempi  antichi  il  concistoro  pubblico 
pel  solenne  ricevimento  di  que'  prin- 
cipi sovrani,  e  di  que'  duchi,  che  nel 
Cerimoniale  si  chiamavano  Duchi  di 
maggior  potenza  j  e  Benedetto  XIII 
celebrando  messa  Pontificale  nella 
Cappella  Sistina,  in  questa  sala  ta- 
lora fece  cantare,  ed  assistette  all'ora 
di  terza.  Ora  alcuna  volta  vi  si 
tiene  il  concistoro  pubblico,  per  da- 
re il  cappello  rosso  a'  Cardinali  ; 
nel  giovedì  santo  sino  al  regnante 
Pontefice  vi  si  fece  la  lavanda  dei 
tredici  apostoli,  e  l'isiedendo  il  Papa 
al  Vaticano,  vi  si  tenevano  i  conci- 
stori per  la  definizione  delle  cano- 
nizzazioni, ciocché  l'attuale  Pontefi- 
ce fece  nella  sala  Clementina  del 
soffitto  dorato,  al  ripiano  dell'  appar- 
tamento Pontificio,  ove  pure  talvolta 
si  dà  il  cappello  Cardinalizio.  Questa 
sala  ducale  è  lunga  duecento  palmi, 
e  quarantadue  larga:  prima  era  divi- 
sa in  due  stanze,  ma  Alessandro  VII 
coir  opera  del  Bernini  vi  fece  sosti- 
tuire un  arco  con  vago  panneggia- 
mento di  stucco.  Lorenzino  Sabba- 
tini,  bolognese,  ajutato  da  Raffaelli- 
no  di  Reggio,  la  dipinse  sotto  Pao- 
lo IV,  Pio  IV,  e  Gregorio  XIII  ;  i 
paesi  però  furono  eseguiti  da  Cesa- 
l'e  Piemontese,  Matteo  Brilli,  ed  al- 
tri l>ravi,  fra'  quali  Matteo  da  Siena, 
e  Giovanni  Fiammingo. 

3.  Della  Cappella  Paolina 
del  Quirinale. 

Si  ascende  a  questa  per  due  ma- 
gnifiche branche  di  scale,  il  cui  in- 
gresso è  nel  sontuoso  cortile  del 
palazzo  Pontificio.  Al  primo  ri- 
piano evvi  una  pittura  stimata,  rap- 
presentante r  ascensione  del  Salvato- 
re, opera  diligente  di  Melozzo  da  For- 
lì, trasportatavi  dalla  tribuna   della 


CAP 

basilici!  de*  SS.  XII  Apostoli,  nel 
Pontificato  di  Clemente  XI.  Prose- 
guendo a  salire,  al  capo  della  secon- 
da branca  si  entra  nella  sala  regia 
fabbricata  da  Carlo  Maderno,  per  co- 
mando di  Paolo  V,  ed  ornata  di  ric- 
co soffitto  con  intagli  dorati.  Sot- 
t»  di  essi  evvi  un  gran  fregio,  le 
cui  prospettive  furono  dipinte  da 
Agostino  Tassi,  colle  figure  di  Ora- 
zio Gentileschi.  Il  pavimento  poi  è 
composto  di  pietre  mischie.  La  fac- 
ciata della  Cappella,  colf  altra  di 
contro,  furono  dipinte  dal  cav.  Lan- 
franco ;  e  gli  altri  due  lati  verso  la 
porta,  e  le  finestre  da  Carlo  Sara- 
ceni, detto  il  veneziano.  Nelle  pare- 
ti prima  delle  ultime  vicende,  eran- 
vi  appesi  alcuni  cartoni  del  Domeni- 
chino;  e  i  più  grandi  bozzetti  di  Carlo 
Maratta,  dopo  aver  servito  per  mo- 
dello dei  mosaici  delle  cupole  della 
basilica  vaticana,  da  Innocenzo  XII 
fiuono  fatti  ivi  trasferire,  formando- 
ne il  principal  ornamento  la  tavola 
originale  di  s.  Petronilla  del  Guer- 
cino,  copiata  in  mosaico  dal  Cristo- 
fori  per  la  detta  basilica.  Taddeo 
Landini  è  l' autore  del  bellissimo 
basso  rilievo  di  marmo,  che  sovrasta 
la  porta  della  Cappella  Paolina,  rap- 
presentante il  Redentore,  che  lava  i 
piedi  agli  apostoli;  mentre  gli  an- 
geli, che  sostengono  lo  stemma  bor- 
ghesiano  di  Paolo  V,  sono  di  Pietro 
Bernini ,  e  di  Bevtolot.  In  questa 
sala  regia,  abitando  il  Papa  il  conti- 
guo appartamento,  fu  talvolta  tenuto 
il  concistoi^o  pubblico,  come  fecero 
PCgli  ultimi  tempi  i  Pontefici  Pio 
VII  e  Vili  ;  nonché  si  fece  la  mag- 
gior parte  delle  processioni,  che 
descrivemmo  superiormente,  parlan- 
do della  sala  regia  del  Vatica- 
no; ed  anche  in  essa  per  la  cele- 
brazione delle  Cappelle,  si  Iratten- 
goRo  i  domestici  de'  Cartlinali,  e  pvc- 


CAl»  i3<) 

lati,  prendendovi  e  deponendovi  le 
cappe,  e  i  sacri  paramenti.  Abbia- 
mo poi  dal  Diario  di  Roma,  num. 
88  dell'anno  1800,  che  detta  sa- 
la fu  accomodata  ad  uso  di  Ponti 
ficia  Cappella,  e  servì  in  luogo  del- 
la contigua  Paolina,  sinché  questa 
non  fu  da  Pio  VII  restaurata,  e 
riattivata,  cioè  dai  primi  vesperi  del- 
la festa  del  principe  degli  Apostoli 
del  1800  fino  a  quelli  per  la  festi- 
vità d'Ognissanti  del   1801. 

Ampia,  magnifica,  e  luminosa  é 
la  Cappella  Paolina  del  palazzo  qui- 
rinale, così  chiamata  dal  suo  gran- 
dioso fondatore  Paolo  V,  che  ne  fe- 
ce la  solenne  benedizione  a'  2  5  gen- 
naio 1616,  giorno  della  conversio- 
ne di  s.  Paolo,  dedicandola  all'  As- 
sunzione in  cielo  della  b.  Vergine. 
Fra  le  medaglie  Pontificie,  ne  ab- 
biamo quattro,  che  ci  rappresentano 
la  Cappella.  Essa  é  lunga  184  pal- 
mi, e  larghi  60,  avente  il  pavimen- 
to di  marmi  mischi  ;  e  di  bei  mar- 
mi é  pure  il  coro  de'  cantori.  Anti- 
camente eravi  una  balaustrata  di 
marmo,  che  chiudeva  il  presbiterio, 
con  porta  di  noce  intagUata  e  sos- 
teneva sull'architrave  otto  candela- 
bri di  metallo  dorato,  di  cui  erano 
pure  le  colonnette,  fra  otto  colonne 
di  giallo  antico;  ma  essendo  stato  il 
tutto  manomesso,  Pio  VII,  come  di- 
remo, edificò  l'attuale.  Carlo  Mader- 
no ne  fu  l'architetto;  ma  la  volta 
fu  decorata  con  superbi  stucchi  do- 
rati, con  disegno  dell'  Algardi.  Be- 
nedetto XIV  donò  al  suo  altare  il 
paliotto,  che  tuttom  si  conserva,  di 
madreperla,  ebano,  e  tartaruga,  le- 
gato in  oro;  prezioso  regalo,  cl\{;  gli 
fece  il  Cardinal  dello  Lanze,  dopo 
la  sua  promozione  alla  porpora,  a- 
vendolo  fatto  lavorare  a  Torino  cno 
figure,  ed  ornati  vaghissimi;  il  ptuv 
che  viene  adoperato  ancl^e  nelle  ÌV\u 


f4u  cir 

zi  Olii  j,  che  si  fpiirio  nella  Cappel- 
la Sistina  elei  Vaticano.  Riguar- 
do all'arazzo  dell'altare,  suoi  orna- 
menti, trono,  banchi,  posti  ec.,  al- 
lorquando vi  si  celebrano  le  Cap- 
pelle, si  osserva  tuttociò  che  si  pra- 
tica nella  Sistina  del  Vaticano,  men- 
tre al  §  X  si  vedrà  quali  solenni 
funzioni  vi  si  fecero  dai  Papi  resi- 
denti nel  contiguo  palazzo. 

Clemente  XIII,  nel  1761,  aven- 
do fatto  ricostruire  1'  altare  della 
Cappella  Paolina  con  marmi  prezio- 
si, con  disegno  del  Posi,  e  con  me- 
talli dorati,  lo  consacrò  la  mattina 
de'  ss.  Simone  e  Giuda  apostoli,  con- 
cedendo indulgenza  a  quelli,  che  lo 
visitassero  negli  anniversarii  di  tal 
consacrazione.  Inoltre  fece  eseguire 
dal  Boroni  sei  magnifici  candellieri 
di  argento  dorato,  la  croce  ed  otto 
statue  d'  argento  di  getto,  con  altre 
quattro  rappresentanti  i  dodici  apo- 
stoli, che  nelle  maggiori  solennità  si 
esponevano  nel  gradino  superiore. 
Ma  tutto  fu  perduto  colle  note  in- 
fauste vicende  ;  anzi  nella  suaccen- 
nata riapertura  della  Cappella,  non 
essendovi  più  le  nobili  parature  di 
damaschi  trinati  d' oro  con  frangie 
simili,  di  colore  rosso,  e  paonazzo 
secondo  i  tempi,  con  cui  Clemente 
XIII  avea  decorato  le  sue  pareti , 
Pio  VII  vi  fece  sostituire  diversi 
de'  suindicati  quadri ,  che  essendo 
di  varie  misure,  non  corrispondeva- 
no alla  sontuosità  del  luogo  ;  quin- 
di, nel  1804,  fece  ristaurare  l'alta- 
re, e  Io  consacrò  nuovamente,  dedi- 
candolo al  suo  antico  patrono  s.  Gre- 
gorio I  Magno.  Ma  dipoi,  nel  18  18, 
con  disegno  e  direzione  dell'  archi- 
tetto Ratìàele  Stern,  Pio  VII  ridus- 
se questa  nobilissima  Cappella  nel- 
lo stato  in  cui  trovasi,  lavoro,  che 
fu  eseguito  in  soli  giorni  trentuno, 
e  che  per  le  vaghe  dipinture  a  tem- 


CAP 
pera  eccitarono  la  sorpresa   univer- 
sale ,  quando  vi  si  celebrò  il  vespero 
d'  Ognissanti. 

Le  sue  pareti  pertanto  si  veggo- 
no distinte  da  venti  pilastri  scan- 
nellati d'ordine  corintio,  sostenenti 
il  cornicione,  che  serve  d' imposta 
alla  volta  :  due  di  essi  costituiscono 
r  ornamento  dell'  altare  ,  altri  due 
fiancheggiano  la  gran  porta  d'in- 
gresso, ed  otto  per  ciascuna  parte 
adornano  le  parti  maggiori.  Ne'  quat- 
tro angoli  la  trabeazione  è  sostenu- 
ta da  quattro  sodi,  i  quali  tolgono 
l'odiosa  vista,  che  produrrebbero  i 
pilastri  dell'altare,  ove  in  due  nicchie 
sono  dipinti  s.  Pietro  a  destra,  e  s. 
Paolo  a  sinistra,  il  primo  eseguito 
da  Agostino  Tofanelli,  il  secondo  da 
Vincenzo  Ferreri,  presso  quelli  di  Raf- 
faello, di  cui  parleremo.  Altre  tredici 
se  ne  veggono  negli  interpilastri  del- 
le pareti,  sette  cioè  a  sinistra,  e  sei 
a  destra ,  perchè  la  cantoria  ne  to- 
glie uno  spazio.  Fra  i  vacui  mino- 
ri, che  risultano  lateralmente  ai  sodi 
angolari,  sono  situati  sei  magnifici 
candelabri  :  i  luoghi  poi  disuguali 
sopra  le  nicchie  sono  ornati  da  cor- 
rispondenti riquadri  con  analoghi 
arabeschi  in  basso  rilievo,  campeg- 
giati in  oro,  che  sono  eziandio  ri- 
petuti nel  fregio  dell'ordine,  ne'  so- 
di, e  sotto  le  nicchie.  Nelle  tredici 
nicchie  sono  pure  dipinti  a  chiaio- 
scuro  gli  altri  apostoli,  copia  di  quelli 
che  Raffaello  eseguì  nella  chiesa  dei 
ss.  Vincenzo  ed  Anastasio  alle  tre 
fontane,  essendovi  però  aggiunti  due 
evangelisti  del  medesimo  stile.  S.  An- 
drea fu  eseguito  da  Durantini  ;  s. 
Giacomo  maggiore  da  Luigi  Agi-i- 
cola;  s.  Giovanni  da  Conca;  s.  Tom- 
maso da  Filippo  Agricola  ;  s.  Gia- 
como minore  da  Valle;  s.  Filippo 
da  Minardi  ;  s,  Bartolomeo,  e  s.  Mat- 
teo da  Giorgini;  s.  Simone  e  s.  Tad- 


GAP 
deo  da  Chech  ;  s.  Mattia  dal  men- 
tovato Ferrcri  ;  e  s.  Luca,  e  s.  Mar- 
co dal  de  Angelis.  Queste  figure 
meritarono  gli  cncomii  di  tutti,  sì 
per  la  correzione  del  disegno,  sì  pel 
meraviglioso  elFetto  del  chiaroscuro, 
e  ve  n'  ebbero  gran  lode  gli  artisti. 
Non  è  a  tacersi,  che  Pio  VII  ese- 
guì quanto  si  era  proposto  fare  a 
questa  Cappella  il  suo  predecessore 
Pio  VI,  il  quale  inoltre  voleva,  che 
le  dette  figure  di  apostoli,  ed  evan- 
gelisti fossero  di  marmo. 

Finalmente  tutta  l'architettura  di 
questa  Cappella,  e  ricavato  in  chiaro- 
scuro, lumeggiata  ad  oro  ,  riesce 
di  decorazione,  ed  è  armonico  col 
ricchissimo  soffitto,  formando  un  com- 
plesso dignitoso  degno  dell' augvisto 
luogo.  Pio  VII  fece  inoltre  costrui- 
re nel  mezzo  della  Cappella  la  ba- 
laustrata, non  essendovi  più  Y  anti- 
ca, che  divide,  e  chiude  il  presbite- 
rio, decorata  di  otto  colonne  di  por- 
ta santa,  con  basi  e  capitelli  di  mar- 
mo bianco.  Sono  esse  elevate  su 
magnifico  basamento ,  e  sostengono 
vma  continuata  cornice  architravata 
sulla  quale  posano  gli  otto  candela- 
bri richiesti  dalla  rubrica  delle  sa- 
cre funzioni  Pontifìcie,  come  diremo. 
In  memoria  di  tante  beneficenze  fu- 
rono collocate  in  onore  di  Pio  VII 
le  due  seguenti  iscrizioni,  la  prima 
sull'architrave  della  balaustra,  la 
seconda  sulla  porla  d'ingresso  nel- 
la parte  interna. 

I 

ANNO   DOMINI    MDCCCXVIIl 
Plus  VII  P.  M.  PONTIFICATUS  SUI  ANNO  XIX 


SACELLUM 
A    PAUI-O    V    EXTRUCTUM 

Plus    VII 

INSTAURANDUM    CURAVIT 

AN.    MDCCCXVm 


GAP  l4l 

Alla  morte  di  sì  gran  Pontefice, 
accaduta  a' 20  agosto  iS^S,  il  sacro 
Collegio  avendo  quasi  a  pieni  voti 
stabilito  di  celebrare  il  conclave  nel 
palazzo  quirinale,  destinò  la  Cappella 
Paolina  pegli  scrutinii  della  mattina, 
e  del  giorno,  onde  in  essa  furono 
eletti  successivamente,  ed  adorati 
per  la  prima  volta,  Leone  XII,  Pio 
Vili,  ed  il  regnante  Gregorio  XVI; 
servendo  la  sala  regia  per  ingresso 
al  conclave  de'  Cardinali  forastieri , 
o  che  non  vi  avessero  potuto  en- 
trare il  giorno  della  chiusura ,  e  per 
ammettere  alla  sua  porta  ad  udienza 
gli  ambasciatori,  come  si  faceva  al 
Vaticano  alla  porta,  che  dalla  sala 
del  maresciallo  del  conclave,  intro- 
duceva alla  sala  regia. 

g  III.  Rinnovazione  dell' antico  uso 
di  celebrare  le  funzioni  ecclesia' 
stiche  dal  Papa,  in  diverse  chiese 
di  Roma. 

Benché  fossero  erette  le  Cappelle 
Sistina  e  Paolina  del  Vaticano,  esal- 
tato al  soglio  Sisto  V  voleva  intro- 
durre l'antica  consuetudine  di  cele- 
brare le  funzioni  Pontificali  nelle 
sette  basiliche  di  Roma,  e  di  resti- 
tuire insieme  queste  alla  primiera 
venerazione.  Radunati  pertanto  i 
Cardinali  in  concistoro,  espose  la 
necessità  di  rinnovare  questo  santo 
costume,  non  solo  ad  incremento 
del  religioso  culto  di  dette  ed  altre 
chiese,  nelle  quah,  come  si  disse,  i 
primi  Pontefici  solevano  recarsi  pei 
divini  uffici,  e  per  le  stazioni  in  un 
modo  solenne ,  coli'  assistenza  di 
tutto  il  clero  e  del  popolo,  al  quale 
i  medesimi ,  e  principalmente  s.  Leo- 
ne I,  del  44^,  e  s.  Gregorio  1,  del 
590,  recitarono  molte  omelie  elo- 
quenti e  dotte,  ma  eziandio  per 
risvegliare  nc'romaui,  e  ne*  forastieri, 


i  v^.  GAP 

c!io  si  recano  a  Pir)ma,  la  divozione, 
'joll'  esempio  del  Capo  augusto  della 
Cliiesa ,  del  sacro  Collegio,  della  pre- 
latura, e  di  tutti  que' personaggi , 
che  vi  hanno  luogo.  E  protestando 
che  la  chiesa  di  s.  Sebastiano  era 
troppo  distante  ed  incomoda,  vi  so- 
stituì la  chiesa  di  s.  Maria  del  Po- 
polo. I  Cardinali  approvarono  una- 
nimamente  tale  divisamente,  e  Sisto 
V,  a'  i3  febbraio  i586,  emanò  la 
costituzione,  Egregia,  che  si  legge 
nel  tom.  IV,  par.  IV,  pag.  187  del 
Boll.  Rotn.y  nella  quale  dispose  con 
accurato  regolamento  tutto  ciò,  che 
si  avea  da  praticare  in  queste  Cap- 
pelle o  funzioni  Pontifìcie,  alle  quali 
egli  non  mai  mancò  d'  intervenire , 
per  quanto  il  tempo  fosse  cattivo, 
presciivendo  ancora,  che  in  esse 
dovesse  celebrare  la  messa  un  Car- 
dinale, e  a  tal  effetto  aprì  nuove 
strade,  e  ristaurò  le  antiche,  che 
erano  rovinate. 

Ecco  l'ordine  delle  Cappelle  Pon- 
tificie, stabilito  da  Sisto  V.  11  primo 
giorno  di  quaresima  si  farebbe  cappel- 
la nella  chiesa  di  s.  Sabina  sul  Monte 
Aventino,  ove  il  Papa  avrebbe  di- 
stribuito le  ceneri.  La  prima  dome- 
nica di  quaresima  in  s.  Maria  del 
Popolo;  la  seconda  in  s.  Paolo  nella 
via  ostiense;  la  terza  in  s.  Lorenzo 
fuori  delle  mura;  la  quarta,  colla 
benedizione  della  Rosa  d'oro,  in  s. 
Croce  in  Gerusalemme;  la  quinta 
in  s.  Maria  Maggiore;  la  sesta,  colla 
distribuzione  delle  palme,  in  s.  Pie- 
tro in  Vaticano  ;  e  il  giorno  di  Pas- 
qua in  s.  Giovanni  in  Laterano, 
dove  Sisto  V  voleva  dare  la  bene- 
dizione solenne.  La  prima  domenica 
dell'avvento  si  dovea  celebrare  in 
s.  Lorenzo  ;  la  seconda  in  s.  Gio- 
vanni ;  la  terza  in  s.  Croce;  la  quar- 
ta in  s.  Paolo  ;  e  il  giorno  di  Natale 
in  s.  Maria   Maggiore.   Per   la  Ck- 


GAP 

concisione  venne  destinala  la  predet* 
ta  chiesa  di  s.  Maria  del  Popolo; 
per  r  Epifania  in  s.  Pietro  ;  per 
r  Assunzione  della  b.  Vergine ,  in 
s.  Maria  Maggiore;  per  la  Natività 
in  s.  Maria  del  Popolo;  per  l'jln- 
venzione  della  ss.  Croce,  nella  chiesa 
di  s.  Croce  in  Gerusalemme;  il  gior- 
no di  s.  Pietro,  nella  basilica  vatica- 
na ;  per  la  Commemorazione  di  san 
Paolo,  nella  sua  basilica;  per  la  fe- 
sta di  s.  Gio.  Battista,  alla  basilica 
lateranense  ;  per  quella  di  s.  Loren- 
zo, nella  nominata  sua  chiesa  fiiori 
le  mura  ;  per  la  Annunziata,  in  s. 
Maria  sopra  Minerva  ;  per  1'  Ascen- 
sione, colla  benedizione  solenne  al 
popolo,  per  la  Pentecoste  ed  Ognis- 
santi, nella  basilica  di  s.  Pietro,  e 
finalmente  negli  altri  giorni  festivi, 
nelle  Cappelle  del  palazzo  apostoli- 
co, come  per  la  festa  solenne  del 
Corpus  Domini,  nella  Cappella  Pa- 
latina, prima  della  processione,  la 
quale  terminerebbe  in  s.  Pietro,  do- 
ve si  riporrebbe  il  ss.  Sacramento. 

Ad  onta  però  delle  prescrizioni 
di  Sisto  V,  per  la  gran  lontananza 
della  principal  parte  delle  nominate 
chiese,  a  poco  a  poco  si  riprese  l'uso 
di  celebrare  la  maggior  parte  di 
queste,  ed  altre  sacre  funzioni  nella 
Cappella  Sistina  al  Vaticano,  o  nella 
Cappella  Paolina  al  Quirinale,  se- 
condo che  il  Pontefice  si  trova  ad 
abitare  in  uno  di  detti  palazzi,  co- 
me si  vedrà  nella  descrizione  delle 
Cappelle  Papali,  ec,  al  §  X,  meno 
quelle  della  Invenzione  della  Croce, 
e  per  la  festa  di  s.  Lorenzo,  che 
non  si  celebrano  più,  e  solo  a'  i4 
settembre  nella  chiesa  di  s.  Marcello 
per  r  esaltazione  della  Croce ,  evvi 
nella  detta  chiesa  Cappella  Cardina- 
lizia, come  si  vedrà  a  suo  luogo. 

Monsignor  Suarez,  trattando  del 
sito  dove  oi'a  si  benedicono  gli  Jgnus 


GAP 

/À'/j  così  parla  della  origine  di  que- 
sto cambiamento ,  nel  suo  trattato , 
De  Baptismale  Paschali,  et  origine 
ac  rilu  consecraudi  Agnus  Dei  etc. 
Romae  1696,  p.  99.  "  Il  luogo  nel 
»  quale  si  distribuiscono  gli  Jgnus 
»  Dei,  è  la  Cappella  Pontificia,  o 
»  del  Vaticano ,  o  del  Quirinale , 
M  nelle  quali  si  celebrano  le  sacre 
»>  funzioni.  Un  tempo  fu  la  basilica 
«  lateranense,  alla  quale  poi  succes- 
w  sero  queste  Cappelle ,  per  la  ra- 
>i  gione,  che  i  Pontefici  d'  Avigno- 
>»  ne  tralasciarono  quelle  stazioni, 
3ì  alle  quali  non  potevano  andare; 
j»  e  in  vece  di  esse,  e  delle  chiese 
«  che  religiosamente  solevano  visita- 
«  re,  e  nelle  quali  facevano  le  sacre 
»  funzioni,  eressero  Cappelle  nel  pa- 
>y  lazzo  apostolico  d'Avignone,  che 
«  per  queste  cose  a  quelle  successe- 
«  ro.  Que'  Pontefici  poi,  che  partiti 
a  da  Avignone  dimorarono  in  Ro- 
»  ma,  imitando  gli  antecessori  avi- 
>j  gnonesi ,  eressero  pure  Cappelle 
»  ne'  palazzi  romani,  acciò  avessero 
«  luogo  le  Siicre  funzioni,  lasciando 
»  così  di  celebrale  alcune  stazioni , 
>i  cui  recavansi  solennemente,  finché 
>i  Sisto  V  non  tentò  di  riporle  in 
^»  uso  ".  Ed  è  per  questo,  che  so- 
lendo anticamente  i  Papi  recarsi  col 
clero,  nella  domenica  innanzi  la  Pen- 
tecoste, a  celebrare  la  stazione,  e  la 
messa  in  s.  Maria  ad  Martyres,  co- 
me ancora  per  avervi  Anastasio  IV 
fabbricato  un  contiguo  palazzo  per 
abitarvi,  quella  chiesa  fu  chiamata 
Cappella  Pontificia.  Ed  avendo  di- 
versi Papi  dimorato  in  Assisi,  e  ce- 
lebrate le  funzioni  sacre  nella  basi- 
lica di  s.  Francesco,  Benedetto  XIV 
la  dichiarò  patriarcale,  e  Cappella 
Papale.  Intorno  a  ciò  è  a  vedersi , 
Caeremoniale  Bened.  XIV  jussu  e- 
ditiun  prò  basilica  assisìensi  s.  Fran- 
cisci    in  patriarchalem    et   capei" 


GAP  143 

Inni  Papalem  erecta^  Romie  175^. 
E  noto,  che  i  l^onlefici  celebra- 
rono le  sacre  funzioni  e  Cappel- 
le presso  le  basiliche  e  chiese  dei 
palazzi  ( Fec?/),  presso  cui  abitavano, 
e  il  p.  Casimiro  nelle  sue  Memorie, 
della  Chiesa  d'Araceli,  riporta 
quelle  ivi  celebrate  dai  Papi ,  che 
abitarono  nel  palazzo  di  s.  Marco  , 
nella  qual  contigua  chiesa  pure  ese- 
guirono, ed  assistettero  a  molte  fun- 
zioni. Da  ultimo  leggiamo  in  Pisto- 
iesi, Vita  di  Pio  VII,  t.  II,  p.  291, 
che  allorquando  fu  stabilita  la  città 
di  Savona  per  luogo  di  ritenzione 
di  quel  glorioso  Papa,  la  cattedrale 
assunse  il  nome  di  Cappella  Pa- 
pale j  ed  il  prefetto,  il  maire,  e  gli 
attinenti  al  governo  francese  ivi  si 
recavano  in  corpo  per  ascoltare  la 
messa ,  che  chiamavano  messa  Pa- 
pale. Quali  poi  sieno  le  Cappelle , 
che  si  celebrano  nel  palazzo  aposto- 
lico ,  e  quaH  nelle  chiese  assegnate 
da  Sisto  V,  si  tratterà  al  §  X. 

§  IV.  Ministri,  Cantori,  ed  Inservienti 
delle  Cappelle  Palatine. 

Se  il  prelato  maggiordomo  sopra- 
intende  alle  Cappelle  Pontifìcie,  e  a 
tutto  ciò,  chead  esse  appartiene,  o 
le  riguarda,  il  prelato  sagrista  (Ve- 
di), vescovo  assistente  al  soglio  nato, 
e  il  prefetto  della  sagristia  Pontifi- 
cia, ha  in  custodia  le  suppellettili, 
i  sacri  arredi  e  i  paramenti  tanto  del 
sommo  Pontefice,  che  per  uso  delle 
stesse  Cappelle  Papali;  rappresentato 
ed  aiutato  da  un  religioso  maestro  del 
suo  Ordine  agostiniano,  col  titolo  di 
sotto-sagrista,  di  cui  pure  si  parlerà 
all'articolo  Sagrista,  al  quale,  per 
disposizione  di  Ltxjue  XI 1,  è  alìida- 
ta  la  cura  delle  anime  nella  parroc- 
chia istituita  ne'  palazzi  apostolici, 
lalcraaeusc,  valicano  e  quirinale  E 


^44  CAP 

per  le  attribuzioni,  ed  altro  relati- 
vamente alle  Cappelle,  e  funzioni 
Pontificie,  tanto  del  sagrista,  che  del 
sotto-sagrista,  si  tratterà  in  questo  ar- 
ticolo a'  luoghi  rispettivi,  ne'  quali 
si  dirà  di  tutti  quelh,  che  vi  hanno 
parte,  sieno  Cardinali,  prelati,  mae- 
stri di  cerimonie  ed  altri.  Siccome 
poi  nel  cantar  messa  il  Sommo  Pon- 
tefice riunisce  in  parte,  in  segno  del- 
la comunione  con  tutti  i  cattolici 
del  mondo,  i  due  riti  latino  e  gre- 
co, specialmente  dell'  epistola,  e  del 
vangelo,  che  dopo  essersi  cantati  in 
lingua  latina  dal  suddiacono,  e  dal 
diacono,  che  servono  al  Papa,  ven- 
gono cantati  successivamente  in  lin-' 
gua  greca  da  un  suddiacono,  e  dia- 
cono greco,  questi  debbonsi  riguar- 
dare come  addetti  alla  Cappella  Pon- 
tificia. Certo  Guarino,  o  Favorino, 
nel  Natale  del  i5i3,  cantò  l'episto- 
la in  greco,  e  sebbene  poi  fosse  fat- 
to vescovo  da  Leone  X,  nel  Natale 
del  i5i6,  e  nella  Pasqua  del  i5i7, 
fece  da  diacono  greco. 

Si  chiamano  però  più  particolar- 
mente per  ministri  sacri  alle  messe 
della  Cappella  Pontificia,  i  tre  cano- 
nici delle  patriarcali ,  cioè  quello  di 
s.  Giovanni  in  Laterano,  come  pre- 
te assistente,  quello  di  s.  Pietro,  co- 
me diacono,  e  quello  di  s.  Maria 
Maggiore,  come  suddiacono,  de'qua- 
li  si  è  parlato  all' articolo  Canonico. 
Oltre  quanto  ivi  si  è  detto,  aggiun- 
giamo, che  primachè  Alessandro  VII 
ciò  stabilisse,  a' io  giugno  1657,  si 
esercitavano  talora  tali  ufficii  da  al- 
cuni semplici  benefiziati  delle  mede- 
me  basiliche;  dappoiché  risulta  da  un 
diploma  del  Pontefice  Paolo  III  del- 
l'ultimo  aprile  i538,  che  era  dia- 
cono della  Cappella  Gio.  Battista 
Conti,  benefiziato  della  basilica  va- 
ticana. Dai  ruoli  poi  del  palazzo 
apostolico  di  Paolo  IV  del  iì)55,  e  suoi 


CAP 

successori ,  rilevasi,  che  i  coadiuto- 
ri al  diacono  e  suddiacono  assisten- 
te, erano  talvolta  i  cappellani  del 
Papa;  anzi  dai  medesimi  si  ha,  sot- 
to il  titolo  di  Cappella  Pontificia, 
i  seguenti  soggetti  :  il  sagrista ,  il 
palafreniere  del  Corpus  Domini^  il 
diacono,  il  suddiacono,  il  chierico, 
il  custode  de' hbri  de' cantori,  e  lo 
scrittore  del  canto  fermo.  Né  sarà 
discaro,  che  qui  si  riporti  come  nei 
ruoli  medesimi  erano  descritti  gli 
inservienti  alla  Cappella  Pontifìcia 
sotto  Clemente  XI  del  1700,  cioè  il 
sagrista,  il  sotto-sagrista,  tre  maestri 
di  cerimonie,  due  chierici,  un  sotto 
chierico,  il  custode  de'libri,  lo  scritto- 
re del  canto  figurato,  lo  scrittore  del 
canto  fermo,  e  il  custode  delle  pittu- 
re della  medesima  Cappella.  Certo  è, 
che  essendo  i  cantori  l^ontificii  anco 
cappellani  del  Papa,  e  suddiaconi 
apostolici,  uno  di  essi  ministrava  da 
suddiacono  nel  solenne  Pontificale 
del  Pontefice,  e  nelle  altre  messe 
celebrate  da'  Cardinali  ,  e  vescovi 
nella  Cappella  Papale,  due  cantori 
facevano  da  diacono,  e  da  suddia- 
cono. Degli  assistenti  poi  delle  Cap- 
pelle Cardinalizie y  e  delle  Cappel- 
le Prelatizie^  si  parla  a  quegli  ar- 
ticpli. 

Non  solo  Alessandro  VII,  a  mag- 
gior decoro  delle  Cappelle  Papali, 
dopo  aver  soppresso  i  tre  privati 
ministri,  volle  che  i  tre  canonici 
menzionati  fossero  i  ministri  assi- 
stenti, ma  operò  nelle  Cappelle  stes- 
se una  salutare  riforma ,  massime 
sui  ministri  delle  medesime,  ad  in- 
cremento di  splendore,  e  decoro 
delle  relative  funzioni,  in  cui  com- 
paiisce  il  supremo  Gerarca  qual  me- 
diatore, che  unisce  V  uomo  a  Dio  , 
circondato  da  gran  parte  dell'  eccle- 
siastica gerarchia  ,  ond'  ebbe  a  dire 
un  ambasciatore  straniero,   allorché 


GAP 

assistè  ad  una  cappella,  ch'essa  era 
una  funzione  sovrumana  e  celestia- 
le. Alessandro  VII  inoltre  estinse  il 
collegio  ed  ufficio  dei  suddiaconi,  ed 
accoliti  apostolici,  i  quali  erano  ot- 
to, che  servivano  il  Papa  nei  Pon- 
ti ficah ,  nel  qual  collegio  essendo  i 
posti  vendibili,  talvolta  si  ammet- 
tevano individui  poco  degni.  Ed  è 
perciò,  che  in  luogo  loro,  a'  26  ot- 
tobre i655,  sostituì  per  suddiaconi 
gli  uditori  di  Rota  (Fedi),  ì  quaU 
aveano  già  1'  antico  titolo  di  cappel- 
lani del  Papa.  Siccome  poi  i  giudici 
lateranensi,  a  cui  ciano  succeduti  nei 
primi  secoli  della  Chiesa,  nelle  fun- 
zioni esercitavano  l' ufficio  di  sud- 
diacono, così  Alessandro  VII  li  pre- 
ferì agli  altri  prelati  costituendoli 
in  suddiaconi  apostolici,  accrescendo 
loro  le  prerogative,  ed  alla  così  detta 
parte  di  pane  d'onore,  aggiunse  quel- 
la del  vino,  diede  loro  precedenza 
sui  chierici  di  camera,  e  nelle  ca- 
valcate e  processioni,  che  procedes- 
sero innanzi  alla  croce.  Per  accoliti 
poi,  il  medesimo  Pontefice  dichiarò 
i  prelati  votanti  della  segnatura  di 
giustizia  (Fedi),  ed  in  compenso 
della  perduta  precedenza  nelle  Cap- 
pelle, concedette  diversi  privilegi  ai 
chierici  di  camera  (  Fedi  ). 

E  compreso  fra  i  ministri  delle 
Cappelle  Pontifìcie,  anche  l'antichis- 
simo collegio  de'  cappellani  cantori 
della  Cappella  Papale  (  Fedi  ),  che 
in  esse  sostengono  la  principal  par- 
te nell'  uffiziatura,  come  si  può  ve- 
dere nella  descrizione  successiva  delle 
funzioni,  e  nelle  erudite  Osservazio- 
ni per  ben  regolare  il  coro  della 
Cappella  Pontificia ^  tanto  nelle  fun- 
zioni ordinarie^  die  straordinarie, 
fatte  da  Andrea  Adami,  maestro  del- 
la medesima,  nel  Pontificato  di  Cle- 
mente XI,  Roma  171  i.  Sebbene 
dopo  la  gloriosa  morte  del  Salvato- 
vor.   vin. 


GAP 


re,  gli  apostoli  introducessero  il  can- 
to degl'  inni  e  salmi  nella  Chiesa , 
i  cui  meravigliosi  effetti  negli  ascol- 
tanti rileva  sant'  Agostino  Confess. 
lib.  X  cap.  20,  in  progresso  di  tem- 
po s'introdusse  nelle  chiese  occiden- 
tali ed  orientali  il  canto  figurato,  e 
in  quella  alessandrina  il  canto  pia- 
no, finche  nel  V  secolo,  Papa  s.  Ilare 
regolarizzò  in  Roma  il  canto  eccle- 
siastico, che  ricevette  per  altro  la 
perfezione  da  s.  Gregorio  I,  elevato 
al  Pontificato,  nel  Sgo,  istituendo 
la  scuola  de'  cantori,  che  dipoi  se- 
guì i  Papi  ovunque  recavansi  a  ce- 
lebrare le  funzioni,  le  messe,  le  pro- 
cessioni, e  le  stazioni  ;  onde  da  lui 
il  canto  romano  fu  detto  canto  fer- 
mo e  canto  gregoriano,  come  me- 
glio dicesi  air  articolo  Canto  eccle- 
SI4STICO  (Fedi),  e  sue  diverse  spe- 
cie. E  perciò  lungi  dal  ripetere  il 
miglioramento ,  che  il  canto  della 
Chiesa  ricevette  da  altri  Papi,  ram- 
menteremo qui  soltanto,  eh'  esso  va 
di  molto  debitore  a  Guido  d' Arez- 
zo, che  si  dice  inventore  anche  del 
canto  chiamato  falso  bordone^  usato 
nella  Cappella  Pontifìcia,  che  è  una 
unione  di  consonanze,  con  qualche 
legatura  di  note  musicali ,  sebbene 
non  manchino  quelli,  che  asserisco- 
no aver  acquistato  un  tal  nome  dal- 
l'idioma  francese,  e  mentre  i  Pon- 
tefici risiedevano  in  Avignone.  Po- 
co a  poco  avendo  il  canto  ecolesia- 
siastico  cambiato  i  modi  antichi,  ed 
essendosi  introdotto  nelle  chiese  una 
musica  non  adatta  alla  santità  del 
luogo,  pensò  Marcello  II,  nel  i555, 
di  abolirla  nelle  sacre  funzioni ,  e 
l'avrebbe  fatto,  se  Gio.  Pier  Luigi 
da  Palestrina  non  ne  avesse  riformato 
lo  stile,  riducendolo  a  vero  ecclesia- 
stico, e  tale  da  seguitarsi  ancora.  Or 
dunque  l'attuale;  canto  nelle  Cappelle 
Pontificie,  esclusa  qualunque    specie 


i4^i  CAP 

{1i  sti'iiDìcnti,  è  precisamente  quello, 
secondo  le  teorie  di  s.  Gregorio,  di 
Guido,  e  del  Palestrina,  canto  che 
'fonila  l'ammirazione  di  tutte  le  na- 
zioni ,  e  il  principale  ornamento  del- 
le sacre  funzioni,  per  la  gravità  e  ar- 
monia delle  composizioni. 

H  cerimoniale  dell'uffiziatura  quo- 
tidiana feritile^  e  comune,  che  han- 
no eseguito  nel  palazzo  apostolico 
t  cappellani  cantori  Pontifìcii  da 
tempo  immeJDoraÌ3Ìle  fino  alla  metà 
del  Pontificato  di  Pio  YI,  cioè  fi- 
no circa  il   1788,    era    il  seguente: 

Alle  ore  sette  e  mezzo,  uno  dei 
chierici  della  cappella  (che  perciò 
furono  detti  chierici  campanari) 
suonava  la  campanella  di  palazzo 
per  un  quarto  d' ora.  Al  terminare 
il  «uono,  i  cappellani  cantori  vestili 
di  colta  erano  pronti  in  cappella, 
disposti  in  due  ale  ai  banconi  dei 
Cardinali.  Un  tenore  ebdomadario 
si  poneva  la  stola  al  collo,  ed  in- 
tuonava r  uffizio  divino,  ec,  e  quin- 
di si  cantava  la  messa.  Il  più  da 
notarsi  era ,  che  si  poneva  sempre 
uno  sgabello  accanto  al  bancone  dei 
Cardinali  diaconi ,  precisamente  a- 
vanti  il  pulpito j  incontro  al  trono, 
e  questo  sgabello  eia  pel  Papa,  se 
interveniva  a  recitare  l'uffizio  divi- 
no coi  cappellani  cantori,  come  so- 
levano spesso  fare  nel  secolo  de- 
corso, Clemente  XI,  Benedetto  XIV, 
Clementt;  XI li  e  XIV,  per  non  di- 
re dei  più  antichi,  i  quali  interve- 
nivano quotidianamente,  e  sedevano 
al  detto  sgabello,  e  rispondevano  coi 
cappellani  cantori  ali'  intonazione 
del  tenore  ebdomadario.  Da  questa 
costumanza  ne  discendeva  un'altra 
simile.  Solevano  i  Sommi  Pontefici 
fino  a  Clemente  XIV,  per  io  più 
il  sabbato,  ed  anche  in  altri  giorni 
per  le  novene  delia  beatissima  Ver- 
gine, recarsi  a  recitale  le  litanie  tino 


CAP 
alla  chiesa  di  s.  Maria  della  Vitto- 
ria, o  alla  chiesa  di  s.  Maria  degli 
Angeh,se  abitavano  al  Quirinale,  ov- 
vero in  quella  di  s.  Maria  delle  Gra- 
zie se  risiedevano  al  Vaticano,  od 
altrove.  Intervenivano  sempre  i  cap- 
pellani cantori  di  settimana;  ed  il 
tenore  ebdomadario  ponevasi  la  stola 
al  collo,  intuonava  le  preci,  e  reci- 
tava le  orazioni,  rispondendo  il  Papa 
unitamente  agli  altri. 

Vi  sono  inoltre  come  ministri  del- 
le Cappelle  Pontifìcie,  ed  inservienti 
ad  esse,  i  cappellani  comuni  (P^edi), 
che  esercitano  l' uffizio  di  accoliti  ce- 
roferarii,  quando  non  tocca  a  sup- 
plirvi a'  prelati  votanti.  Come  an- 
cora due  chierici  sono  destinati  in 
servigio  delle  Cappelle,  con  parecchi 
soprannumerarii,  che  vestono  in  esse 
sottana  paonazza  ,  con  collare  e  fa- 
scia simile  e  cotta,  mentre  nelle  so- 
lennità assumono  la  sottana  di  saja 
rossa,  come  i  cerimonieri  Pontificii, 
ma  allora  senza  fascia.  Dell'  eserci- 
zio poi,  e  delle  attribuzioni,  che  loro 
spettano ,  si  parlerà  in  progresso  di 
quest'articolo,  ove  si  vedrà,  che  ad  essi 
spetta  l'ornare  l'altare^  invigilare  sul- 
le candele  accese,  ed  accendere  quelle 
delle  funzioni  ed  esequie  a  chi  vengo- 
no dispensate,  prepaiare  la  credenza, 
il  genuflessorio  del  Papa  collo  sgabello 
ed  i  cuscini  il  faldistorio  pel  celebran- 
te, portare  le  ampolle  all'altare,  aver 
cura  del  turibolo,  e  somministrare 
o  ritirare  i  paramenti,  il  messale,  e 
i  Hbri  dell'  epistole,  e  degli  evange- 
li, ec.  11  sagrista  Landucci  nelld 
sua  opera  sulle  Cappelle  Pontificie^ 
tom.  I,  cap.  4?  5  riporta  altre  no- 
tizie, che  li  riguarda,  e  gli  emolu- 
menti e  propine,  che  loro  apparten- 
gono. In  mancanza  poi  dei  maestri 
delle  cerimonie,  e  chierici  della  cap- 
pella, essi  suppliscono  agU  uffizii  dei 
medesimi.    Abbiamo    dal    Bouanni , 


Gerarchia  p.  49^  >  ^^^  *  cKierìci 
della  Cappella  Pontificia  anticamen- 
te si  t'hianiavano  clerici  campana- 
ruin,  benché  nelle  Cappelle  Papali 
mai  si  adoperarono  né  il  campanello, 
ne  le  campane  (  Vedi).  Forse  ven- 
nero ex)sì  ajìpellati,  come  abbiamo 
detto,  peidiè  snona  vano  la  campa- 
nella quando  davano  il  segno  del- 
l' ntìlzio  quotidiano  a'  cantori  Pon- 
tillcii,  nello  stesso  tempo,  che  si  da- 
■va  un  tal  segno  al  clero  della  ba- 
silica vaticana;  ovvero  perchè  quan- 
do il  Pontefice  viaggiava ,  precedu- 
to dalla  ss.  Eucaristia,  era  loro  uf- 
ficio suonare  il  campanello  per  in- 
vitare il  popolo  ad  adorare  il  ss. 
Sacramento,  come  leggesi  in  un  an- 
tico cerimoniale  d'Avignone  ;  e  quan- 
do in  tal  circostanza  accompagnava- 
no il  ss.  Sacramento ,  vestivano  di 
rosso,  e  siccome  almeno  uno  di  essi 
doveva  essere  sacerdote,  a  questo  in- 
combeva ti'asferirlo  dal  cavallo  su 
cui  era  portato,  all'altare,  venendo 
circondato  lo  stesso  cavallo  con  lu- 
mi entro  lanterne. 

Finalmente,  oltre  gli  addetti  alle 
Cappelle  Pontifìcie,  di  cui  si  farà 
menzione  ai  paragrafi  IX  e  X,  evvi 
anche  f  accenditore  delle  torcie  nel- 
le messe  e  funzioni,  e  delle  candele 
degli  otto  candellieri,  che  stanno  sulla 
balaustra  ,  o  cancellata  delle  Cap- 
pelle Palatine,  e  sulla  balaustra  del- 
l'altare Papale  nelle  basiliche  pe'  so- 
lenni Pontificali  ;  il  quale  inservien- 
te veste  con  collare  e  sottana  di  saja 
paonazza,  e  con  fascia  di  seta  di  simil 
colore. 

E  però  da  avvertirsi,  che  le  can- 
dele della  balaustra  sono  di  cei'a 
bianca  o  gialla,  secondo  quelle  del- 
l'altare, e  si  accendono  o  smorzano 
quando  si  fa  altrettanto  alle  mede- 
sime. Se  celebra  il  Papa,  o  vcspe- 
lo  Pontificale,  o  Pontificale,  od  an- 


CAP  i47 

che  la  messa  bassa  nella  mattina  del 
Corpus  Domini,  nelle  Cappelle  Pa- 
latine, si  accendono  otto  candele  po- 
ste sui  detti  candellieri;  sei  in  tutte 
le  altre  funzioni  de'  vesperi,  mattu- 
tini ec,  e  quando  celebra  la  messa 
mi  Cardinale,  o  un  patriarca,  men- 
tre sole  quattio  si  accendono  quando 
celebrano  gli  arcivescovi  e  i  vescovi, 
benché  assistenti  al  Pontificio  so- 
glio. Anticamente  sui  detti  candel- 
lieri, in  vece  di  candele  si  ponevano 
le  torcie,  come  riportano  il  Bonan- 
ni  citato  a  p.  492 ,  ed  altri  autori* 

§  V.  Elenco  delle  Cappelle  ordi^ 
narie,  cioè  vesperi,  matliitinij  mes- 
se e  Pontificali,  che  si  celebrano 
nel  decorso  dell'anno^  dal  Papa, 
in  epoche  fisse,  comprese  le  pro- 
cessioni^ ed  altre  funzioni. 

Dal  numero  d'  ordine  si  potrà 
rinvenire  la  descrizione  d' ognuna 
al  §  X  :  delle  altre  Cappelle  poi  non 
ordinarie,  che  si  celebrano  in  tempi 
determinati,  ed  anco  indeterminati, 
e  di  quelle  straordinarie  si,  ti*atterà 
al   seguente    paragrafo  VI. 

I.  Cappella  della  Circoncisione. 

1.  Vespero  dell'Epifania. 

3.  Cappella  dell'  Epifania. 

4.  Festa  della  Cattedra  di  s.  Pietro. 
o.  Festività  della  Purificazione,  con 

lienedizione,  distribuzione  e  pro- 
cessione delle  candele,  e  Te  Deuni 
dopo  la   messa. 

6.  Primo  giorno  di  quaresima,  con 
distribuzione  delle  ceneri. 

7.  Prima  domenica  di  quaresima. 

8.  Seconda  domenica  di  quaresima* 

9.  Terza  domenica   di  quaresima. 

10.  Quarta  domenica  di  quaresima, 
con  benedizione  della  Rosa  d'oro. 

I  I .  Quinta  domenica  di  quaresima. 
12.   Domenica  ultima  di  quaresima, 


i48  GAP 

con  benedizione,  distribuzione,    e 
processione  delle  palme. 

i3.  Mattutino  del  mercordì  santo,  e 
notizie  come  diversi  degli  ultimi 
Papi  celebrarono  le  funzioni  della 
settimana   santa. 

14.  Messa  del  giovedì  santo,  reposi- 
zione del  Sepolcro,  solenne  be- 
nedizione, lavanda  e  pranzo  de- 
gli apostoli;  nonché  pranzo  dei 
Cardinali,  e  mattutino  delle  te- 
nebre. 

i5.  Venerdì  santo;  funzioni  della 
mattina,  cioè  messa  de' Presan- 
tifìcati,  sermone,  adorazione  del- 
la Croce,  processione  del  sepolcro, 
termine  della  messa ,  e  vespero, 
non  che  pranzo  de'  Cardinali,  mat- 
tutino delle  tenebre  nel  giorno , 
dopo  il  quale  il  Papa  col  sacro 
Collegio  si  reca  nella  basilica  va- 
ticana a  venerare  le  reliquie. 

16.  Sabbato  santo;  diverse  funzio- 
ni proprie  di  questo  giorno,  mes- 
sa, e  canto  del  vespero. 

17.  Pontificale  di  Pasqua  di  risur- 
rezione, e  solenne  benedizione. 

18.  Messa  della  Cappella  della  se- 
conda festa    di  Pasqua. 

19.  Messa  della  Cappella  della  ter- 
za festa  di  Pasqua. 

20.  Messa  del  sabbato  ìa  Albis,  e 
distribuzione  degli  Jgnus  Dei  be- 
nedetti, se  ne  ricorre  la  funzione. 

21.  Vespero  dell'Ascensione. 

22.  Cappella  dell'Ascensione  con  so- 
lenne benedizione. 

23.  Vespero  di  Pentecoste. 

24.  Cappella  di  Pentecoste. 

25.  Vespero  della  festa  della  ss. 
Trinità. 

26.  Cappella  della  ss.  Trinità. 

27.  Vespero  del   Corpus  Domìni. 

28.  Messa  bassa,  e  solenne  proces- 
sione del  Corpus  Domini.  Inter- 
vento del  Papa,  e  del  sacro  Col- 
legio alle  processioni,  che  nella  ot- 


CAP 
tava  di  tal  festa  celebrano  le  ba- 
siliche lateranense  e  vaticana,  cioè 
nella  domenica  la    prima,    e    nel 
giovedì  la  seconda. 

29.  Cappella  di  s.  Giovanni  Battista. 

So.  Vespero  Pontificale  per  la  festi- 
vità de'ss.  Pietro  e  Paolo. 

3 1 .  Pontificale  per  la  detta  solen- 
nità. 

32.  Cappella  per  1'  Assunzione  di 
Maria  Vergine,  con  solenne  be- 
nedizione. 

33.  Cappella  della  Natività  della  b. 
Vergine. 

34.  Vespero  d'Ognissanti. 

35.  Cappella  d'Ognissanti. 

36.  Mattutino  de'  morti. 

37.  Anniversario  de'fedeh  defunti. 

38.  Anniversario  pei  Sommi  Pon- 
tefici defunti. 

39.  Cappella  di  s.  Carlo  Borromeo. 

40.  Anniversario  de'Cardinali  di  S.B. 
Chiesa,  defunti. 

4i.  Cappella  della  prima  domenica 
dell'  avvento  ,  ed  incominciamento 
del  giro  delle  quaranta  ore,  colla 
esposizione  del  ss.  Sacramento, 
nella  Cappella  Paolina  del  Va- 
ticano. 

42.  Cappella  della  Concezione,  seppu- 
re non  cade  dopo  la  seguente. 

43.  Cappella  della  seconda  domeni- 
ca dell'avvento. 

44-  Cappella  della  terza  domenica 
dell'avvento. 

45.  Cappella  della  quarta  domenica 
dell'avvento. 

46.  Vigilia  del  s.  Natale,  cioè  ves- 
pero pontificale,  mattutino  della 
notte,  benedizione  del  cappello  e 
stocco,  e  messa. 

47-  Pontificale  della  solennità  del 
santo  Natale. 

48.  Cappella  della  seconda  festa  del 
santo  Natale. 

49.  Cappella  della  terza  festa. 

50.  Vespero  della  festa    della    Cir- 


GAP 

concisione,  dopo  il  quale  il  Pa- 
pa col  sagro  Collegio  suole  inter- 
venire al  solenne  Te  Deuni  nella 
chiesa  di  Gesù. 

§  VI.  Notizie  delle  Cappelle,  e  sa- 
gre funzioni  mobili  e  straordina- 
rie, che  celebransi  annualmente, 
e  in  altri  tempi  e  circostanze. 

Cappelle  mobili  annuali. 

I.  Cappella  dell'Annunziata, 
a.  Di  s.  Filippo. 

3.  Anniversario  della  a'eazione  del 
Papa. 

4.  Anniversario  della  coronazione  del 
Papa. 

5.  Anniversario  dell'ultimo  Papa  de- 
fonto,  e  de'  Cardinali  al  Papa  che 
li  creò,  cui  talvolta  interviene  il 
Pontefice  vivente. 

I.  Cappella  Papale,  che  si  tiene 
nella  chiesa  di  s.  Maria  sopra 
Minerva ,  per  la  festa  della  ss. 
Annunziata ,  a^  i5  marzo,  e  se 
cade  nella  settimana  santa,  si  ce- 
lebra nella  domenica  in  Albis. 

Il  Pontefice  col  consueto  abito, 
e  con  scarpe,  e  mozzetla  di  velluto 
l'osso,  filettata  d'  armellini,  colla  stola 
di  raso  di  egual  colore,  si  reca  in 
questa  Cappella  con  treno  nobile  det- 
to semipubblico,  avendo  seco  in  car- 
rozza due  Cardinali.  Smonta  alla  por- 
teria della  chiesa,  essendo  nella  piazza 
schierata  la  milizia.  Viene  ricevuto  dal 
Cardinal  più  degno,  e  dal  p.  gene- 
rale dell'Ordine  de'  predicatori,  alla 
lesta  de'  suoi  religiosi  del  contiguo 
convento,  e  trova  in  sagrestia  riunito 
il  sagro  Collegio ,  che  vi  si  è  recato 
col  treno  di  carrozze,  e  di  livree 
di  gala,  in  vesti,  e  cappe  rosse,  co- 
me che    sia    quaresima.    Dove    però 


CAP  149 

il  Papa  non  intervenisse,  i  Car- 
dinali vanno  direttamente  a'  propri 
stalli.  Vestitosi  ivi  il  Pontefice  di  pi- 
viale bianco,  e  col  triregno  in  capojÉ^, 
è  preceduto  dalla  processione  di  tut-^ 
ti  quelli ,  che  hanno  luogo  nelle 
Cappelle.  Ascende  quindi  in  sedia  ge- 
statoria co'due  flabelli  ai  lati,  e  ne  di- 
scende per  adorare  il  ss.  Sagramento 
esposto  nella  cappella  di  s.  Domenico. 
Ciò  fatto  risale  in  sedia ,  e  giunto 
avanti  l'altare  maggiore,  torna  a  di- 
scendere, per  incominciare  la  messa, 
che  viene  cantata  dal  Cardinale  ti- 
tolare della  chiesa  co'  paramenti  bian- 
chi. La  coltre  del  trono,  e  la  col  trina 
della  sedia  sono  di  lama  d'argento,  coi 
ricami  di  fiori  d*  oro,  siccome  si  de- 
scrive al  §  IX,  Osservazioni,  ec. 
La  Cappella  si  regola  nel  solito  mo- 
do ;  dopo  Toffertorio  si  canta  il  mot- 
tetto. Ne  timeas  Maria,  e  se  que^ 
sta  festività  cadesse  in  quaresima, 
dopo  r  epistola  evvi  il  graduale ,  e 
poi  il  tratto,  e  all'  offertorio  il  mot- 
tetto Suscipe  Verhum.  Cantandosi 
il  Credo  alle  parole  Et  incarnatus 
est  etc,  tutti  genuflettono  a  motivo 
del  mistero,  che  si  celebra  in  quel 
giorno,  mentre  nelle  altre  Cappelle 
ciò  si  fa  dai  soli  ministri,  che  stanno 
in  piedi,  chinando  gli  altri  soltanto 
il  capo.  Altrettanto  si  pratica  nella 
messa  della  notte ,  e  nella  mattina 
di  Natale.  Non  essendovi  sermone, 
finita  la  messa  il  celebrante  pubbli- 
ca r  indulgenza  di  trent'  anni  con- 
cessa dal  Papa  tanto  agli  assistenti, 
che  al  popolo  presente.  Quindi  i 
deputati  dell'  arcicon fraternità  della 
ss.  Annunziata  (P^edi),  accompagnati 
dai  maestri  di  cerimonie,  ricevono 
in  bacili  d' argento  l'oblazione  solita, 
che  fa  il  Papa  di  cento  scudi  d'oro 
entro  una  borsa ,  che  anticamente 
consegnava  uno  de'  deputati  del  mon- 
te di  pietà,  e  che  ora  si  consegna  dal 


i^o  GAP 

tesoriere ,  per  mezzo  d' un  cerimo- 
niere. Raccolgono  que'  deputati  e- 
gualmente  con  bacili,  le  oblazioni 
de' Cardinali,  ognuno  dei  quali,  ben- 
ché non  intervenga,  dà  uno  scudo 
d'oro,  a  vantaggio  delle  copiose  do- 
tazioni dispensate  per  tal  festa  dal 
sodalizio.  Indi  gli  stessi  deputati  ac- 
compagnano a  baciare  il  piede  al 
Papa  sedente  in  trono,  alcune  donzelle 
ammantate  di  bianco ,  con  candela 
accesa  in  mano,  e  con  corona  in 
testa,  per  significare  essere  parte  di 
quelle,  che  ricevettero  la  dote  per 
monacare.  I  deputati  pei  primi  ba- 
ciano il  piede;  e  in  questo  tempo 
il  Cardinal  protettore  si  pone  a  se- 
dere sul  ripiano  del  trono  nel  luo- 
go, ove  suol  sedere  il  Cardinal  pri- 
mo prete.  Terminata  anche  questa 
cerimonia,  il  Papa  ,  collo  stesso  ac- 
compagnamento,  viene  portato  in 
sedia  gestatoria,  co'  flabelli,  nella  sa- 
grestia, ove  spogliato  de'  sagi-i  para- 
menti ,  ascende  in  carrozza ,  ed  ac- 
compagnato dal  Cardinale  più  de- 
gno, e  coi  due  Cardinali  coi  quali 
erasi  condotto  alla  chiesa ,  fa  ritorno 
alla  sua  residenza.  Se  non  intervie- 
ne il  Pontefice,  le  dette  donzelle 
baciano  genuflesse  la  porpora  del 
Cardinale  più  degno. 

Abbiamo  che  Clemente  XIV,  nel 
1772,  stante  la  dirotta  pioggia,  tras- 
ferì la  Cappella,  e  la  solenne  caval- 
cata dal  mercoledì  alla  domenica,  e 
che  Clemente  XIII,  nel  i75g.  Cle- 
mente XIV,  nel  1772,  e  Leone  XII, 
a'  nostri  giorni ,  celebrando  questa 
Cappella  nella  quarta  domenica  di 
quaresima,  benediiono  la  Rosa  d'oro 
nella  sagrestia  della  chiesa  della  Mi- 
nerva, e  la  portarono  in  mano  sulla 
sedia  gestatoria,  sì  nell'andata,  che 
nel  i^itorno  all'altare,  sul  quale  la 
fecero  esporre. 

Questa    Cappella    in  onore    della 


CAP 

ss.  Annimziata  ebbe  origine  da  Eu- 
genio IV ,  che  pel  primo  celebrolla 
nella  detta  chiesa  di  s.  Maria  sopra 
Minei'va,  nella  cui  sagrestia  era  stato 
eletto  Pontefice,  a'  3  marzo  i43i. 
1  successori  di  lui  continuarono  a 
celebrarla ,  come  afferma  Paride  de 
Grassis  nel  suo  Diario  de'  11  apri- 
le   i5ro. 

Nel  i486  cadde  questa  festa  nel 
sabbato  santo,  onde  Innocenzo  Vili 
la  trasferì  ai  28  dello  stesso  mese 
di  marzo,  cioè  al  martedì  di  Pasqua, 
nel  qual  dì  fece  vacare  la  Cappella 
nel  palazzo  apostolico,  affinchè  i  Cav- 
dinali ,  per  ie  loro  istanze,  e  per 
quelle  della  compagnia  dell'Annun- 
ziata, potessero  andare  ad  assistere 
alla  solennità  nella  chiesa  della  Mi- 
nerva, come  riporta  il  cerimoniere 
Gio.  Burcardo  nel  diario  di  tal  an- 
no. In  quello  poi  del  1488  aggiun- 
ge, che  lo  stesso  Innocenzo  \III  si 
recò  col  sagro  Collegio  in  solenne 
cavalcata  alla  predetta  chiesa ,  ove, 
dopo  aver  assistito  alla  messa  can- 
tata, si  fece  la  distribuzione  dell'ele- 
mosina ,  e  della  borsa  alle  zitelle, 
cioè  la  dote  per  agevolare  il  loro 
stato ,  ed  una  borsetta  con  entro 
trentatre  paoli  per  l' abito  di  lana 
bianca,  velo,  guanti  e  scarpe  di  egual 
colore.  Non  si  dee  qui  tacei'e,  che 
sino  agli  ultimi  tempi ,  tutte  le  zi- 
telle, le  quali  avessero  ricevuto  dal 
sodalizio  il  sussidio  dotale,  prima  di 
tal  Cappella  si  riunivano  neh'  ora- 
torio dell'arciconfraternita  tutte  am- 
mantate, e  precedute  dai  pp.  dome- 
nicani ,  ed  accompagnate  dai  depu- 
tati, andavano  processionalmente  in 
chiesa,  ove  dopo  la  messa,  baciava- 
no il  gradino  del  trono  del  Papa  , 
premessa  la  genuflessione,  mentre  le 
monacande  venivano  ammesse  dal 
Pontefice  al  bacio  del  piede.  Alcuna 
volta    il  medesimo    Pontefice  distri- 


GAP 
hxji  scflenle  in  trono  i  brovofH  delle 
doti  alle  zitelle,  ed  anclie  allora  sul 
ripiano  di  esso  sedeva  il  Cardinal  pro- 
tettore dell' areiconfraternita.  wSino  al 
Pontificato  di  Pio  VI ,  il  Papa  si 
recava  a  questa  cappella  con  solen- 
nissima  cavalcata,  di  cui  daremo  il 
seguente  cenno. 

Precedevano  alcune  coppie  di  ca- 
valieggieri  con  aste  in  mano ,  ve- 
stiti di  casacche  di  parmo  cremisi 
trinate  d'oro,  con  cimieri  e  pennac- 
chi bianchi  e  rossi ,  per  rimuove- 
re dalle  strade  ogni  ostacolo  al  pas- 
saggio della  cavalcata.  Seguivano  due 
cavalieri  della  guardia  chiamata  Z/^/z- 
cie  spezzate^  con  armatura  di  ferro 
dorata,  mentre  due  o  quattro  di  essi 
invigilando  sul  buon  ordine,  percor- 
revano la  cavalcata  avanti,  e  dietro. 
Appresso  venivano  il  foriere  maggio- 
re, ed  il  cavallerizzo  maggiore  Pon- 
tificio con  abiti  di  città,  col  man- 
tello nero  guarnito  di  merletti  ne- 
ri, e  due  sopraintendenti  alle  scu- 
derie del  Papa.  Quindi  succedeva-^ 
no,  due  a  due,  i  camerieri  dei 
Cardinali  colle  valigie ,  fregiate  del- 
lo stemma  gentilizio  de'  loro  pa- 
droni ,  e  colle  mazze  d' argento  dei 
medesimi.  Proseguivano  i  gentiluo- 
mini de'  principi,  degli  amljasciatori 
e  de*  Cardinali,  ognuno  de'  quali  ne 
mandavano  due  in  abito  lungo  se 
erano  abbati,  o  in  abito  da  città,  se  se- 
colari. Indi  venivano  il  sarto,  il  fornaio, 
il  barbiere  e  il  custode  de'  giardini 
Pontifìcii  con  cappotti  o  casacche  di 
panno  rosso.  Dopo  di  essi  gli  scu- 
dieri del  Papa  vestiti  di  abito  e  cap- 
puccio piegato,  di  colore  rosso.  Poi 
dodici  mule,  o  chinee  bianche  una 
dopo  r  altra,  bardate  aju  gualdrap- 
pa di  velluto  cremisi  ricamate,  e  gui- 
date a  mano  da  un  garzcnie  della 
scuderia  Pontificia  in  casacca  di  pan- 
no rosso,  e  due  lettighe  di  velluto 


CAI 


r  j 


cremisi  ricamate  d' oio  pollale  da 
due  mule  bianche,  con  coperta  rossa 
a  trine  d'  oro.  In  appresw  il  mae- 
stro di  stalla ,  in  collare  con  abit 
nerOj  e  quattro  trombetti  di  ca vai- 
leggieri  suonando  le  trombe.  Veni- 
vano poi  i  camerieri  extra,  vestiti 
di  cappe  rosse  con  cappuccio ,  indi 
gli  aiutanti  di  camera  del  Papa  con 
cappe  rosse ,  e  cappuccio  ornato  di 
pelli  bianche  d'armellini.  In  seguito 
incedevano  monsignor  fiscale,  e  mon- 
signor commissario  generale  della 
camera  apostolica  in  abito  e  cappuc- 
cio paonazzo;  i  cappellani  comuni  e 
segreti  in  vesti  rosso  e  cappuccio 
con  armellini,  gli  avvocati  concisto- 
riali in  abito  paonazzo  e  cappuccio 
con  pelli  di  armellini,  i  cavalieri  ro- 
mani, i  camerieri  d' onore  di  spada 
e  cappa,  i  prelati  di  mantellone,  cioè 
i  camerieri  d' onore,  i  camerieri  se- 
greti di  spada  e  cappa,  i  camerieri 
segreti  di  mantellone,  il  baronaggio 
romano,  i  duchi,  ed  i  principi  a  cop- 
pia in  abito  di  città  sopra  cavalli 
riccamente  bardati,  coi  paggi  a  piedi 
preceduti  dai  loro  staffieri  in  livree 
di  gala,  e  dai  decani  in  abito  nera 
e  collare.  Seguivano  di  poi  quattro 
camerieri  segreti  de' piit  anziani,  con 
altrettanti  cappelli  Pontificali  di  vel- 
luto cremisi  sulle  aste,  e  il  capitano 
della  guardia  svizzera,  circondato  da 
quattro  svizzeri  con  elmo,  armatura 
di  ferro,  ed  alabarda  sulla   spalla. 

Continuavasi  la  cavalcata  dalla  pre- 
latura, cogli  abbreviatori  cii  [mu-oo 
maggiore  in  rocchetto,  nuuitelletla, 
e  cappuccio  sulle  spalle,  coperti  di 
cappello  semipontifieale,  sopra  mule 
bardate  di  color  paonazzo;  poi  i  vo- 
tanti di  segnatm-a,  i  chierici  di  ca- 
mera, il  p.  maestro  del  sagro  pji- 
lazzo  col  suo  abito  domenicano,  col 
penultimo  uditore  dì  Ilota,  e  gli  al- 
tri uditori  di  Rota  coi  loro  gran  man- 


132  C4P 

teìli,  cappucci  e   cappelli  Pontificali, 
sopra  mule  bardate  di  color  paonaz- 
zo. Venivano  quindi    l'ambasciatore 
di  Bologna  in  rubbone  di  velluto  ne- 
ro, il  governatore  di  Roma  alla  de- 
stra del  principe  assistente  al  soglio, 
servito  da  due  paggi,  dal  decano    e 
da'  suoi  staffieri  ;  poi  tre  maestri  di 
cerimonie  con  mantelloni,  cappucci, 
e  cappelli  semipontiflcali.    Poscia  ap- 
pariva    la     croce    Papale,     portata 
dall'  ultimo  uditore  di  Rota,  vestito 
come  gli  altri  suoi  colleglli,  in  mez- 
zo a  due  maestri  ostiarii  virga    vu- 
hea,  a  cui  succedevano  i  parafrenie- 
ri  Pontificii  colla  spada  al  fianco,  in 
abito  di  velluto  rosso  centra  tagliato, 
e  gli  svizzeri  con  alabarde.  In  mezzo 
incedeva  il  Sommo  Pontefice   vesti- 
to di  sottana,  fascia,  falda,  rocchetto, 
coll^  stola  preziosa  di  raso  color  ru- 
bino tutta  ornata  di  perle  di    varie 
grandezze  a  disegno,    collo    stemma 
di  Gregorio  XV,  e  col  cappello  Pon- 
tificale sopra  il    camauro    rosso,    in 
ricca    sedia    scoperta,    ovvero    sopra 
cavallo    bianco,    bardato    magnifica- 
mente di  velluto  cremisi  a  trine  d'  o- 
ro.  Il  cavallo  era  guidato  (sino    al- 
la metà  della  piazza  di  s.  Pietro  (se 
il  Pontefice  abitava  il  palazzo    vati- 
cano, e  fino  alla  metà  della   piazza 
quirinale  se  dimorava  in  quel  palaz- 
zo) dal  principe  assistente  al   soglio, 
e  poi  dai  conservatori  di    Roma,    e 
dal   priore   de' caporioni,    vestiti    coi 
rubboni  d' oro  ;   che  se  il  Papa  an- 
dava in  sedia  scoperta,  procedevano 
appresso  l'ambasciatore  di   Bologna 
a  cavallo. 

Veniva  poscia  un  famigliare  Pon- 
tificio, recante  un  velo  cremisi  con 
merletto  d'oro,  entro  cui  eranvi  i 
guanti  ed  altro  cappello  Pontificale; 
i  maestri  delle  strade  in  rubbone 
nero ,  alcuni  cavalieri  della  guardia 
delle    lancie    spezzate,  e    i    mazzieri 


GAP 
colle  mazze  d'argento,  oltre  altri  sei 
mazzieri,  che  cavalcavano  per  vigila- 
re al  buon   ordine    della    cavalcata. 
Seguivano  i  cursori  Pontificii  in  so- 
prana  paonazza,  il  decano    e    sotto- 
decano Pontificio  in  abiti  neri  por- 
tando ambedue  l'  ombrellino  aperto, 
e  la  saccoccia  per  le  suppliche  ;    sei 
svizzeri  cogli  spadoni  sguainati  sulle 
spalle;  il  custode  generale  delle  ve- 
sti (carica,    che  ora    si   riunisce    nel 
primo  aiutante  di  camera),  e  gli  sco- 
patori segreti  col  solito  servizio.  Ap- 
presso, quando  il  Papa  cavalcava,  era  vi 
la  sua  sedia  Pontificia  scoperta,  tira- 
ta da  due  muli  con  finimenti  di  vellu- 
to cremisi  ricamati    ad  oro,    poscia 
veniva  la  sedia    a   mano  coperta   di 
velluto  cremisi,  detta  portantina  o  let- 
tiga.  Succedeva  il  maestro  di  came- 
ra in  rocchetto,  mantelletta,   e  cap- 
pello in  testa,  sopra    mula   bardata 
di  color  paonazzo,  fra  due  camerie- 
ri   segreti  vestiti  colle  cappe  rosse  e 
pelli  di  armellino,  e  dopo  di  essi  il 
medico  Pontificio^  ed  il  caudatario. 
Veniva  immediatamente    il  sagro 
Collegio  de'  Cardinali  a  due  a  due, 
coir  ordine  solito  di    anzianità,    con 
cappe,  e  cappelli  rossi  in  testa  (ben- 
ché la  festività  cadesse  in  quaresima) 
sopra  mule   riccamente    bardate    di 
rosso,  con  ornamenti  di  metallo  do- 
rato, preceduti  da  due  servitori  con 
bastoni  in  mano,  fregiati  dello  stem- 
ma di  cadaun  Cardinale,  e  da  tut- 
ti gli  altri  loro  staffieri  in  livrea  di 
gala.    Succedevano  i    patriarchi,   gli 
arcivescovi,  i  vescovi  assistenti  al  so- 
glio Pontificio,  i  monsignori  uditore 
della  camera,  tesoriere  e  maggiordo- 
mo, e  i  protonotarii  apostolici  tutti 
con  gran  mantelli,  cappucci,  e  cappelli 
PontificaU,  sopra  mule  bardate  di  pao- 
nazzo, e  con  finimenti  dorati.  Final- 
mente venivano  gli  arcivescovi,  e  ve- 
scovi non  assistenti ,   i  referendari  di 


CAP 

segnatura  vestiti  di  rocclietto,  man- 
lelìelta,  e  cappello  scmipontifìcale, 
sopra  mule  bardate  di  paonazzo. 

Poscia  seguiva  la  carrozza  nobile 
del  Pontefice  coperta  di  velluto  cre- 
misi, e  fregiata  di  ricchi,  e  nobili 
lavori  d'oro,  tirata  da  sei  cavalli 
bianclii.  Presso  la  carrozza  cavalca- 
vano due  trombetti  de' cavalleggieri 
seguiti  dai  quattro  capitani  di  tal 
guardia  sontuosamente  vestiti,  pre- 
ceduti però  da  altrettanti  paggi  a 
cavallo  riccamente  vestiti,  ed  aventi 
in  mano  la  lancia  e  l'elmo  de'  me- 
desimi capitani.  In  mezzo  di  questi 
prendeva  luogo  il  vessillifero  di  s. 
Chiesa,  con  bandiera  spiegata.  Dopo 
la  compagnia  di  cavalleggieri,  pro- 
cedeva quella  delle  corazze  col  pro- 
piio  capitano,  ed  uffiziale  alla  lesta, 
preceduti  dalle  trombe  e  dai  timpa- 
ni, chiudendo  l'ordine  della  cavalca- 
la, che  riusciva  veramente  splendi- 
da e  maestosa,  tutta  la  fanteria  Pon- 
tifìcia del  battaglione  de^  rossi. 

Se  però  il  Papa  non  cavalcava, 
ma  ascendeva  in  carrozza,  allora  l'ac- 
compagnamento era  diverso,  giacché 
non  intervenendo  con  tal  treno  i 
Cardinali,  che  recavansi  direttamen- 
te da  per  loro  alla  chiesa  predetta  di 
s.  Maria  sopra  Minerva,  non  avea  luo- 
go la  cavalcala  dei  gentiluomini,  ne 
dei  loro  camerieri.  Mancavano  an- 
che i  principi,  fuori  di  uno  dei  due 
principi  assistenti  al  soglio  (alternan- 
do il  Colonna,  e  1'  Orsini),  che  ca- 
valcava vicino  al  governatore  di 
Roma,  e  dentro  le  due  ale  della 
guardia  svizzera,  ed  avanti  la  carrozza 
tiel  Pajìa,  che  seco  conduceva  due 
Cardinali  in  rocclietto,  mozzelta,  man- 
lelletta  e  berrcitta.  Conduceva  in  tal 
modo  il  Pontefice  per  ordine  di  an- 
zianità, tutti  i  Cardinali  nelle  varie 
])ubl)liche  funzioni,  e,  terminato  il 
turno,  chiamava  a  suo  beneplacito  i 


CAP  ,>3 

Cardinali  palatini,  od  altri.  Tutta  la 
prelatura  cavalcava  dopo  tal  carioz- 
za  in  rocchetto  e  mantelletta,  con 
cappello  usuale  o  puntato,  coli' ordi- 
ne suddescritto,  meno  i  patriarchi, 
arcivescovi,  e  vescovi,  che  non  v'in- 
tervenivano. Seguiva  la  guardia  dei 
cavalleggieri,  ma  coi  capitani  vestiti 
in  abito  nero,  senza  paggi,  e  senza 
il  vessillifero:  però  interveniva  la 
compagnia  delle  corazze.  Seguivano 
da  ultimo  le  due  prime  carrozze 
dei  Cardinali,  che  accompagnavano  il 
Papa. 

Nella  prima  andavano  i  due  mae- 
stri di  camera,  e  i  due  coppieri  o 
gentiluomini  colle  berrette  Cardina- 
lizie de' loro  padroni,  e  nella  secon- 
da gli  altri  gentiluomini.  Succedeva 
la  carrozza  nobile  a  coda  del  prin- 
cipe assistente  al  soglio  col  suo  mae- 
stro di  camera  e  gentiluomo,  e  poi 
le  altre  carrozze  de' due  suddetti  Por- 
porati, coi  loro  caudatari,  cappellani, 
e  camerieri. 

La  strada,  per  cui  passava  il  Pa- 
pa, tanto  se  cavalcava,  che  se  an- 
dava in  carrozza,  che  è  quella  cui 
oggidì  percorrono  i  Pontefici  nel  re- 
carsi a  questa  Cappella  col  treno  no- 
bile, che  si  compone  come  descrive- 
si  al  §  YIII ,  abitando  al  palazzo 
vaticano,  era  per  Borgo,  ponte  s.  An- 
gelo ,  banchi,  e  strada  papale.  Pas- 
sato s.  Andrea  della  Valle,  voltava 
la  cavalcata  dicontro  al  palazzo  Ori- 
go,  e  per  santa  Chiara,  ove  il  Ponte- 
fice trovava  avanti  all'  oratorio  del- 
l'arciconfraternita  della  ss.  Annunzia- 
ta i  deputati  di  essa  schierati ,  quin- 
di giungeva  sulla  piazza  della  Mi- 
nerva. Se  poi  il  Pontehce  risiedeva 
al  palazzo  quirinale,  la  cavalcata  ed 
il  treno  passava  per  la  via  di  Ma- 
gnanapoli ,  per  le  tre  Cannelle,  per 
s.  Romualdo,  piazza  del  (iesìi  ,  Ce- 
sarini,  palazzo  Origo,    e    s.  Chiara, 


i54  CAI» 

che  è  pure  la  strada,  la  quale  si  fa 
ngi^idì  allorquando  il  Papa  dal  Quiri- 
nale recasi  ad  assistere  a  questa 
Cappella. 

Giunto  pertanto  il  sommo  Pon- 
tefice sulla  piazza  della  Minerva, 
discendeva  dal  cavallo  innanzi  la 
porta  principale  della  chiesa,  ed  era 
ricevuto  dai  Cardinali,  che  non  avea- 
no  cavalcato ,  i  quali  vestiti  colle 
cappe  losse  si  trovavano  schierati 
all'ingresso  della  medesima.  Perve- 
nuto il  Papa  alla  soglia  della  porta, 
genufletteva  sopra  un  cuscino  ivi 
collocato  su  d'  un  tappeto ,  e  il 
Cardinal  titolare,  o  in  assenza  del 
medesimo  il  piìi  antico,  o,  più  de- 
gno de'  Cardinali  preti,  gli  dava  a 
baciare  la  croce.  Alzatosi  in  piedi, 
il  medesimo  Cardinale  gli  presenta- 
va il  cucchiarino  per  porre  l' incen- 
so nel  turibolo ,  sostenuto  da  un 
cerimoniere  genuflesso.  Presentatosi 
indi  al  Papa  l' aspersorio,  egli  si 
segnava  prima  la  fronte,  e  poi  a- 
spergeva  coU'acqua  benedetta  i  Car- 
dinali ,  ed  altri  entro  la  chiesa , 
poi  rivolgendosi  anche  ad  asperge- 
re quei,  eh'  erano  fuori,  restituiva 
l'aspersorio  al  predetto  Cardinale,  il 
quale  indi  incensava  il  Pontefice , 
che  entrato  in  chiesa,  ed  orato  bre- 
vemente all'altare  di  s.  Domenico, 
al  ss.  Sagramento  esposto ,  passava 
nella  sagrestia  a  vestirsi  de'  sagri 
paramenti.  Altrettanto,  quando  avea 
luogo  la  cavalcata,  si  praticava  per 
le  Cappelle  di  s.  Filippo,  della  Na- 
tività, e  di  s.  Carlo  alle  chiese 
rispettive  mentre  del  treno  nobile  o 
semipubblico  col  quale  ad  esse,  ed  a 
questa  dell'Annunziata,  vanno  oggi- 
dì i  Pontefici,  si  tratta  al  citato  §  Vili. 
Si  è  detto,  che  quando  questa  festa  ca- 
de nella  settimana  santa,  si  traspor- 
ta per  solito  alla  domenica  in  Àlbis, 
sebbene  Pio  VI,  nel    1788,    si    re- 


CAP 
casse  alla  chiesa  della  Minerva  per 
celebrarla  nella  terza  festa  di  Pasqua, 
per  cui  non  vi  fu  allora  Cappella 
nel  palazzo  apostolico.  Cadendo  la 
festività  nel  giovedì,  e  venerdì  san- 
to, al  §  X,  num.  i4  e  i5,  in  cui 
si  parla  di  tali  giorni,  è  pur  detto 
quanto  viene  praticato  per  riguardo 
alla  messa. 

2.  Cappella  Papale j  che  sì  tiene 
nella  chiesa  di  s.  Maria  in  Val- 
li cella  ^  chiamata  volgarmente  la 
chiesa  Nuova,  a  26  maggio,  per 
la  festa  di  s.  Filippo  Neri,  Cap- 
pella che  ha  luogo  nel  dì  seguen- 
te, se  cade  la  celebrazione  de 
qualche  solennità  in  tal  giorno^ 
come  dell'  Ascensione,  Penteco- 
ste, ec. 

Anche  in  questa  Cappella  il  Pa- 
pa si  reca  con  treno  nobile,  o  semi- 
pubblico, vestito  di  scarpe,  e  moz- 
zetta  di  seta  di  raso  rosso,  e  di  si- 
mile stola  con  due  Cardinali  in  car- 
rozza, non  avendo  più  luogo  la  so- 
lenne cavalcata  ,  in  cui  prati  cavasi 
ciò,  che  si  accennò  nella  precedente 
Cappella,  alla  quale,  come  in  questa, 
si  recano  i  Cardinali  col  treno  di 
carrozze  e  di  livree  di  gala,  con 
vesti  ,  cappe  ,  e  tult'  altro  rosso. 
Scende  il  Papa  dalla  carrozza  al- 
la porteria  della  chiesa ,  nella  cui 
piazza  è  schierata  la  truppa ,  ri- 
cevuto dal  Cardinal  decano,  ovve- 
ro dal  più  degno,  e  dal  superiore, 
dai  padri  della  congregazione  del- 
l'Oratorio ,  detti  Filippini  [Vedi), 
co'  quali  passa  nel  loro  oratorio,  ove 
trovaci  Cardinali  ad  attenderlo  in 
cappa.  Quivi  assunto  il  piviale  bian- 
co, e  la  mitra  di  lama  d'oio,  sale 
in  sedia  gestatoria,  e  preceduto  dal 
sagro  Collegio,  e  da   quelli  che  han- 


CAF 

no  luogo  nelle  Cappelle,  viene  por- 
lato  fia  i  flabelli  all' altare  della 
Cappella  della  nobile  famiglia  Spa- 
da, tlediealo  al  santo  Cardinale  Car- 
lo Borromeo,  ove  è  stato  preeeden- 
temente  esposto  il  ss.  Sagramento. 
Ivi  fa  nna  breve  orazione ,  e  poi 
risale  nella  detta  sedia,  donde  torna 
a  discendere  avanti  T  altare  princi- 
pale ,  ove,  dopo  aver  orato  nel  suo 
gennflessorio ,  incomincia  la  messa 
col  Cardinale  dell'  ordine  de'  preti , 
vestilo  de'  paramenti  bianchi ,  cui 
tocca  per  turno  a  cantarla.  Il  resto 
della  funzione  si  regola  come  nelle 
altre  Cappelle,  a  cui  assiste  il  Papa, 
ed  il  mottetto  dell' ofìèrtorio,  De- 
fick  caro  mea,  è  talora  del  Pisari. 
Siccome  poi  non  evvi  discorso,  ter- 
minata che  sia  la  messa,  e  datasi 
dal  Pontefice  la  benedizione,  il  Car- 
dinal celebrante  annunzia  al  popolo 
l' indulgenza  conceduta  di  trenta  an- 
ni. Talvolta  i  Pontefici,  dopo  esse- 
re ritornati  in  sedia  gestatoria  e  coi 
flabelli  al  luogo  ove  presero  i  sagri 
paramenti,  licenziato  il  sagro  Colle- 
gio, passarono  ad  ascoltare  una  mes- 
sa bassa  nella  sontuosa  Cappella,  o- 
ve  riposa  il  corpo  di  s.  Filippo,  de- 
scritta dai  Janningo  e  dal  Bovio , 
ovvero  in  quella  ove  il  santo  abitò, 
e  poscia  col  medesimo  treno  fecero 
ritorno  al  palazzo  apostolico. 

Abbiamo  dai  Diarii  di  Roma 
del  171 8,  che  nella  suddetta  chiesa 
di  s.  Maria  in  Vallicella,  per  la  fe- 
sta di  s.  Filippo,  già  si  celebrava- 
vano  i  secondi  vcsperi  coli'  interven- 
to de'  Cardinali ,  e  che  nel  172  i 
vi  ebbe  luogo  nella  mattina  la  Cap- 
pella Cardinalizia  (^Fedi),  mentre 
nella  vigilia  la  chiesa  era  stata  vi- 
sitata da  Innocenzo  XIII,  ricevuto 
da  molti  Cardinali ,  secondo  il  co- 
stume d'allora,  in  cui  quando  il  Pa- 
pa recavasi   a  visitale  qualche  chie- 


C  A  P  ,,  -yj 

sa,  sì  trovavano  molti  Cardinali  i 
riceverlo.  Nel  1722,  si  celebiò  nuo 
vamente  nel  dì  della  festa  Cappcll  » 
Cardinalizia,  ed  Innocenzo  XI lì,  nel 
dopo  pranzo ,  si  recò  a  venerare  il 
santo,  che  Roma  appella  il  suo  apo- 
stolo ;  ma  solo  al  Pontefice  Bene- 
detto XIII,  suo  degno  successore 
immediato,  dobbiamo  l'origine  del- 
l' attuale  Cappella  Papale ,  e  della 
solenne  cavalcata ,  pe'  seguenti  mo- 
tivi. 

Benedetto  XIII  si  riconobbe  tre 
volte  debitore  della  vita,  in  tre  dis- 
grazie accadutegli,  all'intercessione 
di  s.  Filippo.  iLa  principale  di  quel- 
le disgrazie  si  fu  allorquando,  nel 
1688,  nel  suo  arcivescovato  di  Be- 
nevento, restò  illeso  dalle  rovine  del 
terremoto,  quantunque  avesse  vedu- 
to morire  sotto  di  esse,  e  nella  me- 
desima sua  camera,  il  proprio  gen- 
tiluomo. Egli  è  perciò,  che  assunto 
al  Pontificato,  ordinò  che  il  giorno 
16  maggio,  in  cui  correva  la  festa 
del  santo,  non  solo  divenisse  di 
precetto  per  Roma  e  pel  suo  distret- 
to, ma  che  nella  chiesa,  ove  riposa 
il  santo  corpo,  si  dovesse  celebrare 
ogni  anno  dal  Pontefice  e  dai  Car- 
dinaH  Cappella  Papale.  La  prima 
fu  da  lui  celebrata  nel  i7'28,  sic- 
come descrivesi  nel  n.  1687  de'  ci- 
tati Diarii  di  Roma.  Nell'anno  se- 
guente i7'29,  cadde  la  festa  nel  gio- 
vedì dell'Ascensione,  e  fu  trasporta- 
ta la  Cappella  al  sabbato,  essendo 
il  Papa  assente  per  la  gita  di  Be- 
nevento, che  continuava  a  governa- 
re come  suo  vescovo.  Clemente  XIll, 
nel  1 7(3 'T,  si  recò  a  celebrare  la 
Cappella  nella  suddetta  chiesa  a' 27 
maggio ,  perchè  nel  giorno  prece- 
dente, ricorreva  la  solennità  di  Pen- 
tecoste ;  ma  nel  1 769  non  Inter- 
veìine  il  successore  Clemente  XIV, 
perchè  non  era  ancora  coronalo. 


nò 


GAP 


3.  Cappella  anniversaria  della 
creazione^  od  elezione  del  Papa 
regnante,  che  si  celebra  nella 
Cappella  Palaliiiaj  ove  risiede 
il  Pontefice. 

1  Cardinali  vi  si  recano  in  vesti, 
e  cappe  e  tutt' altro  rosso,  con  due 
carrozze,  e  servi  colle  livree  di  gala, 
benché  ciò  cada  nelle  tempora,  in 
avvento ,  o  quaresima  ec. ,  meno 
nella  settimana  santa,  in  cui  devono 
vestire  di  paonazzo.  Il  Papa  vi  si 
conduce  in  manto  o  piviale  bianco, 
e  mitra  di  lama  d'oro.  L'arazzo,  o 
quadro  dell'altare,  anticamente  rap- 
presentava Gesù  Cristo,  che  confe- 
risce a  s.  Pietro  l'autorità  di  pascere 
e  governare  il  gregge  cristiano,  copia 
del  dipintore  sanese  Giuseppe  Pas- 
seri. Ma  quello,  che  si  espone  og- 
gidì, rappresenta  il  medesimo  Re- 
dentore, il  quale  comanda  agli  apo- 
stoli di  propagare  il  vangelo.  La 
coltre  del  trono,  e  la  coltrina  della 
sedia  è  di  lama  d' argento  co'  fiori 
d'oro,  e  il  paliotto  dell'altare  è  di 
colore  bianco.  Canta  messa ,  co'  pa- 
ramenti bianchi,  il  secondo  Cardi- 
nale creato  dal  Papa  regnante,  e 
air  offertorio  si  sogliono  cantare  i 
mottetti  Tu  es  Petrus j  ovvero  l'al- 
tro Tu  es  Pastor  ovium ,  ambedue 
del  Palestrina.  Non  essendovi  il  ser- 
mone, dopo  che  il  Papa  al  fine 
della  messa  ha  data  la  benedizione, 
il  celebrante  pubblica  1'  indulgenza 
di  trenta  anni  concessa  agli  astanti. 
Dopo  la  Cappella,  il  Cardinal  deca- 
no, a  nome  del  sagro  Collegio,  in 
sagrestia  fa  al  Papa  gli  augurii  di 
glorioso,  e  lungo  Pontificato,  me- 
diante breve  discorso,  al  quale  ri- 
sponde il  Pontefice  con  espressioni 
di  gradimento.  Questa  Cappella,  co- 
me quella  della  coronazione,  si  ce- 


CAP 

le1)ia  benché  sia  assente  il  Papa» 
come  avvenne  nel  Pontificato  di 
Benedetto  XIII,  allorquando  andò 
a  Benevento ,  nonché  sotto  altri 
Pontefici.  Incontrandosi  però  l'an- 
niversario della  creazione  di  Cle- 
mente XIII  nel  dì  dell'ottava  della 
festa  de'  principi  degli  apostoli ,  in 
cui  si  tiene  Cappella  Cardinalizia 
nella  basilica  lateranense,  in  tutto 
il  suo  Pontificato  volle,  che  il  sagro 
Collegio  intervenisse  a  quella  della 
creazione  nel  palazzo  apostolico,  e 
nella  detta  basilica  supplisse  il  capi- 
tolo. Infausta  fu  l' ultima  Cappella, 
che  celebrò  a'  i5  febbraio  1798, 
Pio  VI,  dappoiché  mentre  egli  assi- 
steva nella  Sistina  alla  Cappella  del 
XXII  suo  anniversario,  fu  sul  Cam- 
pidoglio dai  francesi  repubblicani 
proclamata  la  libertà,  e  la  nuova 
repubblica  tiberina,  ed  il  commissa- 
rio Halier  si  recò  ad  annunziare  al 
Papa,  circondato  dai  Cardinali,  che  ^ 
il  suo  regno  era  finito.  P^.  Anni- 
versario dell'elezione  del  Papa. 

4.  Cappella  Anniversaria  della 
coronazione  del  Papa  regnante, 
che  si  celebra  nella  Cappella  del 
palazzo  apostolico,  dove  abita  il 
Pontefice. 

I  Cardinali  vi  si  recano  con  due 
carrozze ,  co'  domestici  in  livree  di 
gala,  con  abiti,  cappe  e  tutt' altro 
rosso  in  qualunque  tempo;  ma  se 
cadesse  nella  settimana  santa  (s'in- 
tende nei  giorni  nei  quali  non  siavi 
Cappella,  altrimenti  si  trasferisce 
nella  settimana  in  albis),  usano,  co- 
me più  sopra  si  disse,  vesti,  e  cappe 
paonazze,  ed  il  Pontefice  v'  inter- 
viene con  piviale  bianco,  e  triregno 
in  capo.  Il  quadro  dell'  altare  è 
quello  medesimo  della  Cappella  della 
creazione,    cioè  la  propagazione  del 


GAP 

vangelo.  Canta  messa  il  primo  Car- 
dinale tatto  dal  regnante  Pontefice, 
chiamato  prima  creatura;  ed  all'of- 
fertorio si  canta  il  mottetto,  In  dia- 
demate capitìs  Aaron  ec,  di  Felice 
Anerio,  ovvero,  Jppavuil  Doniìnus 
Salomoni  ec. ,  di  Giuseppe  Baini. 
Compartitasi  dal  Papa  la  benedizio- 
ne ,  viene  pubblicata  1'  indulgenza 
dal  Cardinal  celebrante  di  trenta  an- 
ni, concessa  agli  astanti.  Terminata 
la  Cappella,  dopo  che  il  Papa  si  è 
spogliato  in  sagrestia,  o  camera  dei 
paramenti  degli  abiti  sagri,  il  de- 
cano del  sagro  Collegio ,  in  nome 
de'  Cardinali  suoi  colleghi,  rinnova 
le  felicitazioni  per  la  conservazione, 
e  lunga  vita  del  Sommo  Pontefice, 
il  quale  risponde  con  ringraziamenti , 
invocando  1'  aiuto  dell'  Onnipotente 
per  ben  governare  la  sua  Chiesa. 
IVon  intervenendovi  il  Papa,  vi  so- 
no esempii ,  che  il  Cardinal  decano 
si  recasse  nelle  camere  del  Ponte- 
fice, ad  eseguire  eguali  felicitazioni. 
Delle  illuminazioni,  fuochi  artificiali, 
ed  altre  dimostrazioni  di  gioia,  che 
si  sogliono  fare  nell'  anniversario 
della  coronazione,  si  tratta  a  que- 
sto articolo ,  ove  pure  si  riportano 
analoghe  notizie. 

5.  Cappella  Papale  per  V  anniver- 
sario dell'ultimo  Pontefice  defon- 
to  j  che  celebrasi  nella  Cappella 
del  palazzo  abitato  dal  Papa  re- 
gnante j  e  Cappella  anniversaria 
dell'  esequie 3  che  i  Cardinali  ce- 
lebrano al  Papaj  che  li  creò. 

Il  Pontefice  prò  tempore  suole 
ogni  anno  far  celebrare  l'esequie  al 
suo  immediato  predecessore  nel  gior- 
no anniversario  della  morte  di  lui, 
recandovisi  con  stola  paonazza  e 
piviale  rosso,  e  mitra  di  lama  di 
argento  ,    usandosi    la    quale    sulla 


CAP  ,57. 

mensa  dell'altare  non  si  pone  al- 
cuna mitra.  I  Cardinali  poi  vestono 
abiti ,  e  cappe  di  colore  paonazzo. 
11  quadro,  o  arazzo  dell'altare,  rap- 
presenta il  Salvatore,  che  risuscita 
Lazzaro:  tanto  le  candele  dell'alta- 
re, de'candellieri  de' ceroferari ,  che 
della  cancellata  o  balaustrata,  e  le 
torcie  per  l'elevazione,  sono  di  cera 
gialla.  La  coltre  del  trono  è  di  seta 
o  ganzo  d' oro  paonazza ,  come  lo 
sono  la  coltrina  della  sedia,  ed  il  pa- 
liotto.  La  funzione  è  in  tutto  simile 
a  quella  dell'anniversario  de' fedeli 
defònti,  che  descrivesi  al  n.  87  del 
§  X.  Avverte  l' Adami ,  nelle  sue 
Osservazioni  sul  coro  della  Cap- 
pella Pontificia  pag.  1 52 ,  che  es- 
sa si  regola  a  seconda  se  assiste,  o 
no  il  Pontefice,  cantando  messa  coi 
paramenti  neri,  la  prima,  o  più 
degna  creatura  elevata  al  Cardina- 
lato dal  Papa  defonto,  e  facendo  il 
Pontefice  vivente  1'  assoluzione  sul 
catafalco,  o  tumulo,  che  al  fine  della 
messa  due  accoHti  pongono  innanzi 
al  Pontificio  trono. 

Leggiamo  poi  nel  Sestini  ,  che 
anticamente  i  Cardinali  creati  dal 
Pontefice ,  a  cui  erano  state  cele- 
brate queste  esequie,  dopo  la  Cap- 
pella calavano  nella  basilica  vatica- 
na ,  se  la  Cappella  era  stata  fatta 
nella  Sistina ,  e  si  recavano  a  far 
orazione  per  la  di  lui  anima,  avanti 
il  suo  deposito  presso  la  cappella 
del  coro. 

Cappella  anniversaria  delle  esequie^ 
che  nella  Cappella  del  coro  del- 
la basilica  vaticana,  celebrano  i 
Cardinali  al  Pontefice  defonto, 
che  li  creò. 

I  Cardinali  creature  d'un  Papa, 
cioè  quelli  esaltati  da  un  Pontefice 
al  Cardinalato,  celebrano  ogni  anno, 


I  TS  GAP 

finché  rimane  superstite  uno  di  lo- 
ro ,  nel  d\  anniversario  della  di  lui 
morte,  solenni  esequie,  la  cui  spesa 
ascende  a  circa  scudi  trecento,  che 
si  pagano  a  parti  eguali  dai  Cardi- 
nali del  medesimo  collegio  presenti 
in  Roma,  onde  l'ultimo  superstite 
supplisce  all'  intiera  spesa,  potendo- 
•v'i ,  se  vogliono ,  concorrervi  anco 
gli  assenti.  Il  primo,  o  piii  antico  di 
essi,  fa  le  spese,  ed  invita  i  suoi 
collcghi  e  gli  altri  Cardinali;  inter- 
venendovi sì  gli  uni ,  che  gli  altri 
con  una  carrozza,  in  vesti,  cappe 
e  tutto  altro  paonazzo.  Sono  rice- 
vuti dallo  stesso  Cardinale,  che  ha 
fatto  l'invito,  da  cui  poi  vengono 
ringraziati.  I  caudatarii  incedono  in 
sottana  e  fascia  di  seta  paonazza ,  e 
ferrai  uclone  nero. 

Canta  messa  un  vescovo,  il  quale 
per  r  invito  che  riceve,  suole  essere 
un  canonico  della  stessa  basilica, 
coli'assistenza  dei  ministri  delle  cap- 
pelle Cardinalizie,  ed  altri  della  Cap- 
pella Pontifìcia,  erigendosi  fuori  del 
coro  un  magnifico  tumulo  sovrastato 
dal  triregno,  cogli  stemmi  del  defonto 
Pontefice,  e  circondato  da  molti  can- 
dellieri  con  candele  di  cera  bianca, 
del  qual  colore  è  tutta  quella,  che 
adoperasi  in  questo  funerale. 

Suole  il  Papa  regnante,  come  fe- 
cero alcuni  altri  suoi  predecessori, 
intervenirvi  alF  improvviso  ,  ma  i 
Cardinali  non  si  muovono  dalla 
cappella  del  coro;  è  però  incon- 
trato alla  porta  dal  Cardinal  ar- 
ciprete, e  da  parte  del  capitolo  va- 
ticano, che  dipoi  nella  partenza  ivi 
lo  accompagnano.  Egli  \i  si  reca  in 
sottana,  fascia,  rocchetto,  mozzetta 
e  scarpe  di  panno,  o  cammellotto 
rosso,  secondo  la  stagione,  colla  stola 
di  simile  colore,  accompagnato  dalla 
sua  camera  segreta,  e  dalle  guardie 
nobjh,  e  svizzera.   Adorato  il  ss.  Sa- 


CAP 

gramento  chiuso  nel  ciborio,  nel 
])assare  innanzi  alla  tomba  dei  prin-» 
cipi  degli  Apostoli,  il  Papa  con  tutta 
la  corte  genuflette;  giacche  si  legge 
nel  Diaiio  mss.  del  cerimoniere  Gio. 
Paolo  Mucan/io:  »  die  io  octobris 
»  I 'J94  conclusum  fuit,  quod  Papa 
»  et  alii  genuflectere  deberent  in 
"  transeundo  ante  altare  apostolo- 
>i  rum  tam  in  basilica  s.  Petri,quam 
?'  in  basilica  s.  Pauli,  quia  ibi  sunt 
>»  dimidiata  eorum  corpora,  sicuti 
.'»  eliam  in  basilica  lateranensi  ante 
»  capita  dictorum  apostolorum.  Ita 
»  approbante  Cardin.  Gesualdo,  et 
•j  magislris  creremoniarum  Paulo  A- 
»  laleona.  Guidone  Prevosto,  et  Jo. 
»   Paulo  Mucantio. 

Giunto  il  Pontefice  nella  cappella 
del  coro,  prende  luogo  nel  primo 
stallo  canonicale,  sotto  di  un  pic- 
colo baldacchino,  ed  è  perciò  che  i 
Cardinali  occupano  gli  stalli  de' be- 
neficiati ;  il  maggiordomo,  il  maestro 
di  camera,  l'elemosiniere,  e  il  sa- 
gri sta  in  abiti  prelatizii  prendono 
luogo  in  quello  de' beneficiati,  e  la 
camera  segreta  in  mantellone  pao- 
nazzo, cioè  i  camerieri  segreti  par- 
tecipanti, i  cappellani  segreti,  e  gli 
aiutanti  di  camera,  siedono  nei  ban- 
chi dalla  parte  del  vangelo.  I  can- 
tori sono  quelli  della  basilica,  e 
mentre  stanno  per  terminare  il  canto 
del  Dies  ir  ce  ec,  i  cerimonieri  Pon- 
tifìcii, assistiti  dagli  accoliti  cappel- 
lani comuni,  dispensano  la  torcia  e 
candela  ai  caudatari,  la  quale  torcia 
si  accende  al  vangelo,  al  prefazio,  e 
per  la  solenne  assoluzione,  soireg- 
gendo  quella  del  Papa  il  cameriere 
segreto  coppiere:  pel  resto  della 
funzione  non  evvi  niente  di  partico- 
lare, e  terminata  che  sia,  il  Papa 
se  ne  parte  col  medesimo  accompa- 
gnamento, non  avendo  luogo  più  per 
la  sua  venuta    il  ringraziamento  al 


CAP 

sagro  Collegio  del  Cardinale,  che  lo 
ha   invitato. 

Non  riuscirà  discaro,  che  qui  si 
aggiunga,  che  essendo  sepolto  Inno- 
cenzo X  nella  chiesa  di  s.  Agnese 
in  piazza  Navona,  finché  visse  il 
pronipote  Cardinal  Benedetto  Pam- 
lili,  fece  in  essa  celebrare  anniver- 
sarie esequie ,  invitandovi  il  sagro 
Collegio.  Benedetto  XllI,  nel  1725, 
andò  nella  basilica  vaticana,  con  mi- 
tra di  argento  e  piviale  paonazzo,  ad 
assistere  alle  esequie  anniversarie  di 
Clemente  X,  di  cui  era  creatura,  co- 
me lo  era  il  INIarescotti,  che  conta- 
va cinquanta  anni  di  Cardinalato, 
cantandovi  la  messa  il  Cardinal 
Altieri,  pronipote  del  Papa  defonto. 
Dipoi  tanto  a  Clemente  X ,  e  pri- 
ma di  lui  ad  Innocenzo  X,  ad  Ur- 
bani Vili,  e  poscia  ad  altri  Pon- 
telici  defonti,  dai  rispettivi  pronipoti, 
benché  non  creati  da  essi  Cardinali, 
fiuono  fatte  celebrare  nella  basilica 
vaticana  le  esequie  anniversarie,  con 
invito  del  sagro  Collegio;  e  siccome 
Clemenle  X\l  fu  tumulato  nella  sua 
cappella  entro  la  basilica  lateranen- 
se ,  ivi  i  Cardinali  sue  creature, 
gliele  celebravano.  Ed  il  Cardinal 
Portocarrero,  nel  i  7^9,  prima  crea- 
tura di  Benedetto  XIV,  stabilì  alla 
morte  di  questo,  di  fargli  celebrare 
anniversarie  esequie,  finché  egli  fosse 
vissuto. 

II.    Cappelle   e  funzioni  straor- 
dinarie, 

T.  Funzioni  dopo  seguita  l'elezio- 
ne del  nuovo  Papa. 

2.  Coronazione  e  consagrazione  del 
Pontefice. 

3.  Possesso  del  Papa. 

4.  Morte  del  Pontefice ,  trasporto 
del  cadavere  la  sera  del  terzo  gior- 
no di  sua    morte    dal  Quirinale,  o 


CAP  1% 

dall'appartamento  vaticano  alla  Cap-' 
pella  Sistina  ,  poi  alla  basilica  vati- 
cana e  sua  tumulazione. 

5.  Novendiali  esequie  pei  defonti 
Pontefici. 

6.  Cappella,  che  precede  l'entra- 
ta de'  Cardinali  in  conclave. 

7.  Cappella  per  1'  esequie  de'  so- 
vrani cattolici. 

8.  Cappella  Papale  per  l'esequie 
di  un  Cardinale  defonto. 

9.  Funzioni  dell'  apertura,  e  chiu- 
sura della  Porta  santa. 

I  o.  Funzione  e  processione  pe'  giu- 
bilei straordinaiii. 

I  f .  Funzione  e  pontificale  per  la 
canonizzazione. 

12.  Battesimo  di  ebrèi  ed  infe- 
deH. 

i3.  Benedizione  delle  fascie. 

i4-  Altre  diverse  funzioni  straor- 
dinarie, che  celebra  il  Sommo  Pon- 
tefice. 

I.  Funzione  sagra,  che  si  fa  dopo 
l'elezione  del  novello  Pontefice, 
nella  Cappella  Paolina  del  Qui' 
rinaie,  in  quella  Sistina,  e  nella 
basilica  vaticana. 

Appena  il  Cardinal  creato  Papa 
ha  dato  il  suo  consenso,  vestito  de- 
gli abiti  Pontificii,  riceve  da  tutto 
il  sagro  Collegio  la  prima  adorazio- 
ne (  P  edi  ) ,  indi  si  apre  il  concla- 
ve, ed  il  nuovo  Pontefice,  quando 
il  conclave  si  faceva  al  Vaticano, 
passava  nella  Cappella  Sistina  ve- 
stito de'paramenli  sagri,  a  ricevervi 
la  seconda  adorazione.  Celebrandosi 
oi*a  il  conclave  al  palazzo  quirinale, 
i  Pontefici  novelli ,  dopo  la  detta 
piima  adorazione,  si  recano  alla  Si- 
slina  del  Vaticano  con  treno  nobile  o 
senjipubblico,  accompagnati  da  due 
Cardinali  piìi  degni,  o  nel  medesinìo 
giorno  della  loro  elezione,  o  nel  lU 


i^o  GAP 

seguente,  come  praticarono  Pio  Vili 
nel  1829,  e  il  regnante  Gregorio 
XVI  nel  i83i.  I  Cardinali,  sebbene 
sia  quaresima,  o  avvento  ec,  van- 
no alla  Cappella  Sistina  in  abito 
rosso,  con  treno  di  gala,  e  prima 
di  entrarvi ,  nella  sala  regia  pren- 
dono le  cappe  rosse.  Il  quadro  del- 
l' altare  anticamente  rappresentava 
Gesi^i  Cristo,  che  dà  le  chiavi  a  s. 
Pietro  ;  ma  quello,  che  si  usa  oggi- 
dì, figura  il  Salvatore,  nell'atto  di 
comandare  agli  apostoli  la  predica- 
zione del  vangelo,  11  baldacchino 
dell'altare  è  di  velluto  cremisi  con 
trine  e  frangie  di  oro,  e  colle  armi 
del  nuovo  Papa:  simile  è  quello  del 
trono,  ma  la  coltrina  della  sedia,  e  il 
dossello  è  di  ganzo  o  lama  d'argento 
co' ricami  a  fiori  d'oro,  essendo  bian- 
co il  paliotto  dell'  altare.  Giunto  il 
Papà  nella  sagrestia,  ivi  prende  il 
piviale  bianco,  e  la  mitra  di  lama 
d'oro,  e  preceduto  dal  consueto  ac- 
compagnamento, si  reca  nella  Cap- 
pella Sistina ,  e  dopo  aver  breve- 
mente orato ,  vien  posto  a  sedere 
sopra  un  cuscino  in  mezzo  all'alta- 
re, ove  riceve  dai  Cardinali  la  se- 
conda ubbidienza  di  adorazione  do- 
po la  quale  ,  per  ricevere  la  ter- 
za in  s.  Pietro,  si  pone  in  sedia  ge- 
statoria ,  mentre  i  due  cantori  so- 
prani anziani  intuonano  1'  antifona  : 
Ecce  sacerdos'  magnua,  ec,  ed  il 
coro  risponde  :  Qui  in  diebus  suis  ec, 
tutto  in  contrappunto,  la  quale,  me- 
no r  mtonazione,  si  va  replicando  , 
finche  il  Papa  per  la  sala,  e  sca- 
la regia  processionalmeute  non  è 
giunto  innanzi  l' altare  del  ss.  Sa- 
cramento, ove  scende  dalla  sedia  per 
adorarlo,  dopo  essere  stato  ricevu- 
to nel  portico  vaticano  dal  capito- 
lo della  basilica ,  il  cui  coro  can- 
ta il  versetto  :  Tu  es  Petrus,  ec. 
Filila  breve  orazione,  il  Pontefice  sul- 


CAP 

la  stessa  sedia  gestatoria  è  portato' 
avanti  l'altare  Papale,  ivi  nuova- 
mente discende,  prega  alquanto,  e 
postosi  sopra  un  cuscino  a  sedeie  in 
mezzo  alla  mensa  dell'altare,  gli  vie- 
ne resa  dai  Cardinali  la  terza  ado- 
razione colle  cappe  sciolte.  Appena 
il  Cardinal  decano  ha  reso  l' obbe- 
dienza, che  consiste  nel  bacio  del 
piede,  e  della  mano  del  Papa,  che 
dà  a  lui  un  duplice  amplesso ,  al- 
trettanto praticando  gli  altri  Cardi- 
nali ,  si  ritira  dalla  parte  dell'  epi- 
stola, ed  ivi  intuona  il  Te  Deum, 
che  viene  proseguito  dai  cantori  Pon- 
tificii, sinché  tutto  il  sagro  Collegio 
abbia  resa  l' adorazione.  Terminato 
i'  iimo,  il  Cardinal  decano  intona  il 
Pater  noster,  ed  il  versetto  Salvuni 
fac  servum,  ec,  co'  seguenti,  termi- 
nati i  quali,  il  Pontefice  stando  sul- 
r  altare  stesso,  senza  mitra,  dice  :  Sii 
nonien  Domini  benedictum,  ec. ,  e 
rivolto  verso  il  popolo,  lo  benedice 
per  la  prima  volta  solennemente,  e 
quindi  riascende  in  sedia,  si  spoglia 
de'  sagri  paramenti  nella  Cappella 
della  Pietà ,  e  col  medesimo  treno , 
ed  accompagnamento  ritorna  al  pa- 
lazzo quirinale,  seppure  non  voglia 
passare  alla  contigua  residenza  del 
palazzo  vaticano.  V.  Elezione  dei 
Pontefici  e  Benedizione,  ove  si  par- 
la di  quelle  del  Papa ,  e  in  quali 
tempi  le  comparte,  funzione  augu- 
sta ed  imponente. 

2.  Coronazione  e  consagrazione  del 
nuovo  Pontejice,  che  ha  luogo  nel- 
la basilica  vaticana. 

Dell'  antico  rito  della  coronazione 
e  consagrazione  de'Pontefici,  si  par- 
la anche  ai  rispettivi  articoli:  qui 
solo  diremo  le  notizie  principaH,  e 
ciò  che  si  pratica  oggidì,  tanto  nella 
coronazione,    che    per   la  consagra- 


GAP 
aorte  dell'  felelto ,  qualora  ilon  sia 
insignito  del  carattere  vescovile ,  e 
solo  tiuanto  riguarda  la  funzione. 
Per  ciò  poi  elle  appartiene  alla  de- 
scrizione del  Pontificale,  che  ha  luo- 
go nella  coronazione  e  consagrazio- 
ne,  si  può  vedere  il  n.  17  del  §  Xj 
cioè  per  quello  di  Pasqua ,  in  cui 
se  ne  fa  tutta  la  dichiarazione^  e  che 
meno  alcune  particolarità,  le  quali 
qui  noteremo,  è  eguale  a  quello,  il 
quale  si  celebra  in  questa,  per  s.  Pie- 
tro, per  Natale,  e  per  le  canoniz- 
zazioni. 

Della  Coronazione  del  Papa. 

Antichissimo  è  senza  dubbio  l'uso 
di  coronarsi  i  Pontefici.  Fanno  essi 
questa  cerimonia  con  gran  magnifi- 
cenza, non  già  per  far  pompa  della 
loro  suprema  dignità,  ma  per  mag- 
gior esaltazione  della  gloria  di  Ge- 
sù Cristo,  e  della  sua  Chiesa.  Vuoisi 
la  prima  coronazione  rimontare  a  s. 
Leone  HI  nel  79*),  e  che  sia  stata 
eseguita  sui  gradini  inferiori  della 
basilica  vaticana,  o  a  Nicolò  I,  crea- 
to neirSjS.  Ne  una  sol  volta  corona- 
vansi  i  Pontefici  dopo  la  loro  ele- 
Hone,  poiché  solevasi  farlo  in  diver- 
si altri  giorni  dell'  anno,  cioè  nelle 
feste  de' ss.  Quattro  coronali,  di  s. 
Martino  I,  di  s.  Clemetite  I,  nella 
prima  domenica  dell'avvento  in  s. 
Maria  maggiore,  nella  domenica  Lae- 
tare  nella  chiesa  di  s.  Croce  in  Ge- 
rusalemme, nella  domenica  Gaudete 
nella  basilica  di  s.  Pietro,  ove  fa- 
cevasi  altrettanto  nella  seconda  fe- 
ria di  Pasqua,  nella  seconda  dome- 
nica dopo  questa  solennità,  detta 
Paslor  Doiuiff^  per  l'ascensione,  per 
la  pentecoste,  per  la  ièsla  di  s.  Pie- 
tro, per  quella  del  s.  Natale,  per  s. 
Stefano,  per  s.  Silvestro  I,  per  l'Epi- 
fsrnia,  e  per  l'anniversario  della  co- 

VOL.    VIH. 


GAP  r6i 

ronazione  del  Pontefice  stesso.  Ma 
per  queste  coronazioni  si  deve  inten- 
dere, che  il  Papa  in  tali  giorni  fra 
le  diverse  mitre  che  usava,  si  met- 
teva il  triregno,  e  perciò  la  festivi- 
tà di  tali  giorni  appellavasi,  Festuni 
coronae.  Si  sa,  che  fina  dall'antichità 
i  Papi  avevano  tre  mitre,  cioè  una 
bianca  tutta  liscia,  l'altra  ricamata 
in  oro,  ma  senza  cerchio  dalla  parte 
inferiore,  e  la  terza  pure  ricamata 
con  cerchio  d' oro,  chiamata  rtgno, 
pliryg'mm,  mitra  turbinala^  iiara^  e 
triregno^  quando  si  compose  di  tre 
corone.  La  prima  si  vuol  data  da 
Costantino  IMagno  a  s.  Silvestro  I , 
in  segno  della  libertà  dalla  Chiesa 
acquistata  per  mezzo  di  quell'  impe- 
ratore nel  tarsi  cristiano,  per  la  fi- 
gura conica  segno  di  libertà,  simile  ad 
un  pileo;  la  seconda  corona  dicesi 
aggiunta  nel  io58  da  Nicolò  li,  ov- 
vero da  Bonifacio  Vili,  o  da  Cle- 
mente V;  mentre  della  terza  si  dà 
il  vanto  a  Benedetto  XII,  ed  anche 
ad  Urbano  V  j  o  a  Bonifacio  IX, 
tutti  fioriti  nel  XIV  secolo.  In  pro- 
gresso Paolo  II,  Giulio  II,  Clemen- 
te VII,  Paolo  III,  Clemente  Vili* 
Urbano  Vili,  e  Pio  VI  fecero  fare 
nobilissimi  e  preziosissimi  triregni, 
tutti  perduti  nelle  vicende  del  secolo 
decorso,  per  cui  ora  non  vi  è  che 
quello  donato  da  Napoleone  a  Pio 
VII,  e  l'usuale  fatto  dal  regnan- 
te Pontefice.  Tanto  poi  le  mitre 
preziose ,  che!  i  triregni  si  custodi- 
vano in  Castel  s.  Angelo  gelosa- 
meilte,  e  con  tutte  le  formalità  si 
cavavano  nel  giorno  precedente  al 
Pontificale,  ed  alla  festa  del  Corpus 
Domini,  nonché  per  la  coronazioue 
del  nuovo  Papa. 

Per  questa    gli    antichi    Pontefici 

destinavano  un  giorno  di  festa  o  di 

domenica,  come    si    pratica   oggidì , 

sebbene  Clemente  VII,    Paolo   111, 

li 


i62  GAP 

per  non  dire  di  altri  Pontefici,  e  da 
wltimo  Clemente  XI,  si  coronarono 
in  giorni  feriali.  Nel  giorno  prece- 
dente alla  coronazione,  nel  cortile 
di  Belvedere  del  palazzo  vaticano, 
l'elemosiniere  distribuisce  un  paolo 
per  cadauno  dei  poveri,  che  d'am- 
bo i  sessi  ivi  si  presentano.  Lo  stes- 
so si  pratica  ogni  anno ,  negli  an- 
niversarii  di  essa  ,  e  nello  stesso 
giorno  precedente  si  fa  altrettanto , 
ma  colla  dispensa  di  un  grosso.  Nel- 
la mattina  poi  della  consagrazione 
anticamente  si  poneva  avanti  al  no- 
vello Pontefice  un  gallo  di  bronzo 
sopra  una  colonna,  per  rammentar- 
gli, secondo  il  Macri,  il  fallo  di  s. 
Pietro,  e  l'umana  fragilità,  nonché 
per  invitarlo  ad  essere  piacevole  ed 
indulgente  col  suo  popolo,  e  compa- 
tirlo. E  poi  falso,  che  in  tal  gior- 
no solevasi  cantare  al  Pontefice  : 
Non  vìdehis  annos  Petri,  come  non 
potesse  arrivare  agli  anni  del  Pon- 
tificato di  s.  Pietro ,  e  non  vivere 
in  esso  più  di  venticinque  anni. 

Era  altresì  antichissima  usanza , 
che  i  Pontefici  nel  giorno  della  lo- 
ro coronazione  gettavano  al  popo- 
lo gran  somma  di  denaro,  ed  im- 
bandivano magnifica  mensa  ai  Car- 
dinali, ed  ambasciatori  de'  principi; 
consuetudine,  che  pel  giorno  della 
coronazione  rimonta  a  Papa  Valen- 
tino, eletto  Tanno  827,  e  durò  sino 
a  Pio  II,  a  Paolo  II,  e  ad  alcun  al- 
tro Pontefice,  rimettendolo  nel  i555 
Paolo  IV.  Ma  Pio  IV,  s.  Pio  V, 
Gregorio  XIII,  e  Sisto  V  tolsero  l'uso 
di  gettare  sulle  scale  della  basilica 
vaticana  il  denaro ,  ove  nascevano 
uccisioni,  risse,  e  disgrazie,  ed  ancora 
tolsero  il  solenne  banchetto,  erogando 
il  denaro,  che  si  gettava,  e  spendeva, 
nel  soccorrere  i  bisognosi,  i  luoghi 
pii,  e  monisteri  poveri,  avendo  per- 
ei© origine  la  suaccennata    distribu- 


CAP 
zione  del  paolo  in  Belvedere;  ed  irì 
altre  copiose  beneficenze,  di  cui  fu- 
rono sempre  larghi  i  romani  Ponte- 
fici. Bensì  nella  sera  della  corona- 
zione ,  e  nella  seguente  si  vedono 
per  tutta  Roma  segni  di  allegrezza, 
con  fuochi,  illuminazioni,  e  spari; 
illuminazioni,  che  particolarmente  si 
fanno  nei  palazzi  de'  Cardinali ,  del 
corpo  diplomatico  ,  de'  prelati ,  del 
magistrato  romano,  e  della  nobiltà, 
e  che  si  ripetono  negli  anniversarii 
della  coronazione,  insieme  all'illumi- 
nazione della  facciata,  colonnato  e 
cupola  vaticana,  coli' incendio  del- 
la rinomata  girandola  sul  Castel  s. 
Angelo. 

Se  il  Papa  abita  al  Quirinale,  si 
reca  alla  basilica  vaticana  con  treno 
nobile  o  semipubblico ,  avendo  ia 
carrozza,  gius's»:i  il  costume,  i  due  più 
degni  Cardinali  forastieri,  che  si  sono 
recati  al  conciave.  Nel  passare  il 
ponte  di  s.  Angelo,  il  Castello  spara 
alcune  salve  di  artiglieria  ,  mentre 
gli  stemmi  del  nuovo  Pontefice,  di- 
pinti su  due  grandi  stendardi,  sven- 
tolano sul  medesimo  forte,  come  nel 
dì,  in  cui  il  Papa  si  recò  al  Vati- 
cano per  la  funzione  dell'  adora- 
zione ,  nel  quale  passaggio  fu  pure 
salutato  dai  cannoni  del  Castello. 
Giunto  alla  camera  de'  paramenti , 
prende  gli  abiti  sagri ,  ed  il  piviale 
bianco,  con  mitra  di  lama  d'oro; 
mentre  se  egli  già  abita  al  Vaticano, 
si  reca  a  piedi  alla  detta  camera 
de'  paramenti,  ove  trova  i  Cardinali 
vestiti  di  abiti,  scarpe  e  cappe  ros- 
se, essendovi  andati  con  treno  di 
gala ,  colore  che  in  questa  circo- 
stanza usano,  benché  fosse  avven- 
to o  quaresima.  Montato  il  Papa 
nella  sua  sedia  gestatoria  co'  flabelli 
a'  lati  preceduto  dalla  processione , 
che  egualmente  descrivesi  nel  men- 
zionato Pontificale  di  Pasqua  ,  arri- 


GAP 

^-nlo  al  portico  di  s.  Pietro,  che  in 
questa  circostanza  è  parato  di  da- 
maschi rossi  con  trine  d'oro,  men- 
tre i  cantori  della  basilica  cantano 
Tu  es  Petrus j  etc,  smonta  dalla  se- 
dia ,  e  va  a  sedere  sopra  il  trono, 
che  quivi  ti-ovasi  alzato  ed  incontro 
alla  porta  santa,  sotto  al  baldacchì- 
lìo,  e  i  Cardinali  occupano  i  banchi 
intorno,  essendo  tutto  questo  luogo 
circondato  da  uno  steccato,  e  dalle 
milizie,  per  contenere  il  popolo  af- 
follato a  vedere  il  nuovo  Pontefice. 
Indi  il  Cardinal  arciprete  della  ba- 
silica, gli  va  a  baciare  il  piede,  e  la 
mano,  e  riceve  dal  Papa  il  duplice 
amplesso.  Ciò  fatto,  il  medesimo  Por- 
porato legge,  o  pronunzia  una  breve 
orazione  gratulatoria,  in  cui  esprime 
la  sua  gioia ,  e  quella  del  capitolo 
valicano  ivi  presente  per  la  di  lui 
assunzione  al  Pontificato,  e  lo  sup- 
plica ad  ammettere  il  medesimo  al 
bacio  del  piede,  il  che  viene  accor- 
dato benignamente.  Assistito  il  Papa 
da'  due  Cardinali  diaconi ,  e  dallo 
stesso  arciprete,  riceve  al  bacio  del 
piede  i  canonici  ,  i  beneficiati  ,  i 
cappellani  Innocenziani ,  e  i  chie- 
rici beneficiati  ,  in  cotta  e  roc- 
chetto i  primi ,  e  gli  altri  in  cotta, 
e  tutti  in  cappa  se  d' inverno.  Quin- 
di in  cotta  lo  baciano  i  cantori ,  i 
chierici,  gli  alunni  del  seminario  va- 
ticano,  ed  il  resto  del  clero  della 
basilica,  e  terminata  questa  dimo- 
strazione di  ossequio ,  il  Pontefice 
rimonta  in  sedia  gestatoria ,  e  per 
la  porta  maggiore,  sulla  quale  evvi 
già  il  suo  stemma  fra  le  immagini 
dei  ss.  Pietro  e  Paolo,  si  reca  ad  a- 
tlorarc  il  ss.  Sagramento  esposto  nel- 
^a  solita  cappella,  discendendo  dalla 
isedia,  e  deponendo  la  mitra;  nella 
qual  circostanza  tutta  la  basilica  è  pa- 
i*ata  con  damaschi  rossi.  Dopo  breve 
preghiera  ripresa  la  mitra  ,    sale    di 


GAP  i63 

nuovo  in  sedia,  ed  è  condotto  alla 
cappella  di  s.  Gregorio,  detta  Clemen- 
tina, siccome  edificata  da  Clemente 
Vili,  la  quale  in  questa  funzione  ser- 
ve a  ricordare  l'antico  e  rinomato  se- 
gretario, o  sagrestia,  ove  i  Pontefici 
solevano  vestirsi  de'paramenti  sagri, 
prima  di  passare  a  celebrare  all'al- 
tare. Quivi  pure  riceveva  il  Papa  gli 
omaggi  de'  diaconi ,  che  poi  usciva- 
no dalla  sagrestia,  detta  anche  per- 
ciò salutatorio,  per  vestirsi  delle  dal- 
matiche, corrispondendo  in  parte  un 
tal  saluto  all'  ubbidienza  ,  che  nelle 
Cappelle  si  presta  dai  Cardinah  al 
Papa.  Quivi  recitavasi,  come  si  fa 
in  questa  funzione ,  1'  ora  di  terza  , 
detta  ora  sagra^  perchè  in  quest'  ora 
discese  lo  Spirito  santo  sopra  gli  apo- 
stoli, e  Gesìi  Cristo  fu  crocefisso.  Nello 
stesso  segretario,  oltre  a  diverse  cerimo- 
nie, i  Papi  deponevano  le  vesti  usuali, 
e  prendevano  i  paramenti  sagri  dai 
suddiaconi  regionarii,  uno  dei  quali 
gli  metteva  il  manipolo,  ed  il  pallio, 
che  poi  riponeva  nella  stessa  sagre- 
stia, in  cui  custodivasi.  Quindi  è,  che 
gli  odierni  Pontefici,  per  conservare 
in  parte  la  memoria  degli  antichi 
usi ,  ne'  Pontificali  ricevono  all'  ub- 
bidienza i  Cardinah ,  i  vescovi ,  gli 
abbati  e  i  penitenzieri  j  dicono  terza 
e  si  vestono  degli  abiti  sagri,  in  detto 
sito  diverso  da  quello,  in  cui  stanno 
in  tempo  del  Pontificale,  come  si 
dirà  al  citato  g  X,  num.  17.  In  que- 
sto giorno  della  coronazione  parti- 
colarmente fanno  tutte  coteste  fun- 
zioni, e  danno  ancora  la  benedizio- 
ne al  popolo  in  delta  cappella,  per- 
chè ivi  stava  l'antico  segi-etario,  co- 
me afferma  il  Cancellieri,  De  secre- 
tar iìs ,  tomo  I,  p.  2o4  e  409.  Da 
questo  medesimo  luogo  veniva  il 
Papa  in  processione  preceduto  dalla 
ss.  Eucaristia,  eh'  egli  adorava,  nel» 
l'alto  che  gli  veniva  mostrata  den- 


i64  CAP 

Irò  una  cassa  da  due  accoliti,  i  quali 
poi  la  collocavano  sull'  altare  in  cui 
doveva  celebrare ,  e  dove  giungeva 
sotto  il  baldacchino,  detto  Mapula 
o  Canopeo  ^  che  portavano  i  cubi- 
cukrii<  Da  cui  derivò  il  rito  del- 
r  adorazioiiCj  che  il  Papa  va  a  pre- 
stare ai  ss,  Sagrameiito  esposto,  tut- 
te le  volte  che  celebra^  o  che  recasi 
in  qualche  chiesa  alle  Cappelle  per 
assistere  alla  messa  ,  nonché  eb- 
be origine  la  processione  con  cui 
il  Pontefice^  dopo  che  ha  assunto  i 
sagri  paramenti  j  s' incammina  al- 
l'altare. 

Adunque,  nella  predetta  cappella 
di  s.  Gregorio,  si  erige  un  trono  con 
dossello  o  coltre  di  lama  d' argento 
e  ricami  di  fiori  d'oro,  come  lo  è 
la  coltrina  della  sedia  ,  guarnito  di 
velluto  cremisi  con  trine  e  frange 
d'oro,  ma  senza  baldacchino:  vi 
sono  i  banchi  pe'  Cardinali  e  pel 
rimanente  de'  personaggi,  che  for- 
mano la  Cappella  Papale.  Disceso 
il  Pontefice  dalla  sedia  gestatoria,  e 
fatta  breve  orazione  nel  genuflessorio, 
colla  mitra  in  capo  si  reca  al  trono, 
ove  riceve  all'ubbidienza  i  Cardinali, 
che  in  cappa  rossa  gli  baciano  la 
mano  destra  sotto  V  aurifrigio  del 
manto  o  piviale.  Anche  a  questo 
ti'ono  assistono  il  principe  del  soglio, 
il  senatore  di  Roma,  i  conservatori 
del  popolo  romano,  col  priore  dei 
caporioni,  vestiti  co'  rubboni  di  gan- 
zo d'  oro.  Terminata  V  ubbidienza  , 
r  uditore  di  Rota  suddiacono  apo- 
stolico si  avvicina  al  soglio  colla  cro- 
ce Papale,  ed  il  Papa  alzato  in  pie- 
di, e  detto  Sit  nonieii  Domini  he- 
nedictum^  dà  la  benedizione  al  po- 
polo, rispondendogli  i  cantori  Pon-' 
tificii,  indi  siede,  e  vien  coperto  colla 
mitra.  I  due  ultimi  Cardinali  dia- 
coni vanno  quindi  al  soglio,  nel 
luogo  dei  due  primi ,    che    passano 


CAP 

ne'  loro  stalli    a  deporre  le  cappe  e 
le  berrette  rosse,   ed  a  vestirsi  delle 
dalmatiche  bianche,   mentre  gli  altri 
Cardinali ,  cioè  i   vescovi  suburbica- 
rii  assumono  il   piviale,  e  i  preti  le 
pianete,  tutto  di   color  bianco,  colle 
mitre  Cardinalizie    di  damasco ,  ve- 
stiti dai  rispettivi  maestri  di  camera, 
caudatari ,    e  camerieri.    Il  Cardinal 
diacono,  che  deve  cantare  il  vangelo, 
e  il  suddiacono  uditore  di  Rota,  che 
dee  cantare  l'epistola  latina,  si  vesto- 
no ad  una  mensa  ivi  preparata,  ed  i 
prelati  assistenti  ,    e    non   assistenti , 
cioè  i  vescovi   del  soglio,  e  gli  altri, 
compresi    gli    orientali    e  gli  abbati 
mitrati,  assumono  i  paramenti ,  e  i 
latini  piviale  bianco,  e  mitra  di  tela. 
Essendo    questa  la    prima  funzione, 
in  cui  parliamo   della  assunzione  dei 
sagri   paramenti  ,  daremo  un  cenno 
di    quelli    de'  patriarchi ,    e    vescovi 
orientali,    mentre  delle  vesti,    colle 
quali  incedono  alle  Cappelle  e  fun- 
zioni ordinarie,  parleremo  al  §  IX. 
I  vescovi  greci  indossano  una  tona- 
cella  sparsa  di  croci  di  stoffa  di  seta, 
il  loro  pallio  è  tessuto  di  lana  bianca 
con  diverse  croci,  e  se  lo  avvolgono 
intorno  agli  omeri,  cadendo  1'  estre- 
mità   parte    di  dietro ,  e  parte    da- 
vanti.   Sul    pallio    evvi    appesa  una 
teca,  o  croce  contenente  le  sagre  re- 
liquie. Hanno  la  mitra  quasi  simile 
alla  tiara  imperlale,  ornata  di  croci, 
degli  emblemi    degli     evangehsti ,  e 
di  altrettante  teste  di  cherubini.  Ri- 
guardo poi  al  colore  de'  paramenti, 
il  bianco  è  più  comune,    eccettuata 
la  quaresima    e  i  giorni  di  digiuno 
e  di  lutto,  nei  quali  sono  di  colore 
rosso.    I    vescovi    armeni    assumono 
un  piviale,  che  non   differisce  molto 
dal  latino,  ma  non  ha  il  cappuccio: 
così    la    mitra   è    della  forma  delle 
nostre.  Il  pallio  lungo  due  canne,  e 
largo  un  palmo,  cuopre  gli  omeri, 


GAP 

0  le  parti  davanti ,  e  di  dietro  con 
parecchie  croci.  L'enchirio  di  forma 
quadra  appendesi  al  cingolo  dal  lato 
destro.  Il  vescovo  siro  poi  porta  la 
mitra  come  quella  de'  latini,  così  il 
piviale  con  ricami;  il  pallio  con  di- 
verse croci  largo  è  portato  a  guisa 
di  scapolare,  essendo  lungo  d'ambe^ 
due  le  parti  sino  ai  piedi,  penden' 
dogli  dal  collo  la  croce  episcopale. 
Ritoiiiando  a  quelli,  che  devono 
prendere  i  paramenti,  gU  uditori  di 
Ilota,  i  chierici  di  camera,  i  votan- 
ti di  segnatura ,  e  gli  abbyeviatorl 
sul  rocchetto  sovrappongono  la  cotta^ 
deponendo  le  cappe;  mentre  l  referen* 
darii  spogliatisi  della  mantelletla,  pon- 
gono anch'  essi  sul  rocchetto  la  cotta  ; 
il  suddiacono ,  e  diacono  greci,  che 
devono  cantare  nel  loro  idioma  l'epi- 
stola, e  il  vangelo,  prendono  pure 
i  paramenti  del  proprio  rito,  cioè  il 
diacono  la  dalmatica  di  lama  d'ar- 
gento ampia,  e  talare,  coll'ornamen- 
to  suo  proprio  detto  orario  _,  cioè 
una  fascia  eguale  larga  cinque  pol- 
lici, la  quale  si  appende  alla  spalla 
sinistra ,  e  discende  davanti ,  e  di 
dietro,  avente  alle  due  estremità  tre 
fiocchi  d'oro,  ed  orlata  con  mer- 
letto simile;  è  anche  ornata  di 
tre  croci,  e  dell'  iscrizione  ricama- 
ta d' oro  ;  agionj  agios,  agios,  che 
esprime  la  santità  necessaria  a  chi 
esercita  tal  ministero,  e  l'inno  che 
gli  angeli  cantano  in  cielo  .  Al- 
l'estremità delle  braccia  ha  i  ma- 
nipoli detti  braccia  j  o  sopramanì- 
chCj  con  croci.  Il  suddiacono  usa  di 
veste  tonaca  di  lama  d'argento  più 
Stretta ,  e  piìi  corta  dell'  usata  dal 
diacono ,  che  dalle  sue  lunghe  pie- 
ghe chiamasi  versus  linea,  cinta  di 
Mna  zona  o  fàscia  puie  di  lama  di 
argento,  che  è  lo  stesso  Orario  cui 
porta  il  diacono,  perchè  quando  il 
Hiddiacono  e  ordinato    diacono,  se 


"GAP  i65 

gli  toglie  dai  lombi,  e  gli  si  pone 
sulla  spalla  sinistra .  Tali  vesti  si 
usano  in  Roma  sempre  bianche, 
meno  ne'  Pontificali  di  quelle  ca- 
nonizzazioni in  cui  ricorre  il  colo- 
re rosso ,  e  in  quello  per  la  festa 
de'  principi  degli  apostoli  ;  ed  am- 
bedue sono  guernite  con  galloncini 
d'  oro.   F.  Greci. 

Ritornati  al  trono  i  due  primi 
Cardinali  diaconi  già  parati,  i  due 
ultimi  vanno  a  fare  altrettanto,  men- 
tre i  penitenzieri  di  s.  Pietro,  colle 
pianete  bianche  si  recano  al  proprio 
luogo,  e  gli  avvocati  concistoriali 
assumono  il  piviale  bianco,  che  met- 
tono a  traverso  della  spalla  sinistra, 
perchè  poi,  come  si  dirà,  deggiono 
rispondere  alle  litanie,  che  intuona  il 
Cardinal  primodiacono.  Essi  pongono 
sullo  stesso  piviale  il  cappuccio  delle 
loro  cappe.  Quindi  il  Papa  levatasi  la 
mitra,  si  alza  in  piedi,  intona  terza, 
la  quale  si  fa  di  confessore  Pontefi- 
ce, ed  è  come  quella  degli  altri  Pon^ 
tificali ,  cantata  dai  cappellani  can- 
tori. Postosi  il  Pontefice  a  sedere, 
recita  i  salmi ,  e  le  orazioni  prepa- 
ratorie della  messa ,  gli  vengono 
messi  i  sandali  dall'uditore  di  Rota, 
e  dall'aiutante  di  camera  e  terminata 
terza,  e  detto  dai  cantori  il  Bcnedica- 
mus  Domino j  si  lava  le  mani,  e  prende 
tutti  i  sagri  paramenti  pel  solenne 
Pontificale,  che  descrivonsi  al  pre-» 
detto  di  Pasqua.  Finito  di  pararsi, 
il  primo  diacono  colla  ferula  in  ma^ 
no ,  dice  Procedamus  in  pace ,  e 
rispondendo  il  coro  In  fio  mine  Chri- 
sii  Amen 3  il  Papa  preceduto  dalla 
croce,  e  dalla  processione  s'avvia 
all'altare  Papale,  in  sedia  gestatoria, 
sotto  baldacchino  bianco,  co'  flabelli 
ai  due  lati.  Neil'  uscire  dalla  cap- 
pella Clementina,  trova  un  maestro 
di  cerimonie  genuflesso  con  una  can- 
na inargentata,  che  ia  cima  ha  doU 


%€6  GAP 

la  stoppa,  ed  un  chierico  di  Cap- 
pella con  candela  accesa  dà  fuoco 
ad  essa,  mentre  alzando  il  cerimo- 
niere la  canna ,  canta  queste  parole  : 
Sanate  Pater j  sic  transit  gloria  mun- 
di. Quindi  si  ripete  l'incendio  della 
stoppa  (  Fedi),  che  pone  sulla  forci- 
lìella  della  canna  altro  chierico,  il 
quale  la  porta  entro  un  cuscino  di 
seta,  due  altre  volte,  cioè  avanti  la 
statua  di  s.  Pietro ,  ed  innanzi  alla 
cappella  dei  ss.  Processo  e  Marti  • 
niano ,  dicendo  in  ogni  volta  il  ce- 
rimoniere le  medesime  parole  Sanate 
Pater  etc,  affine  di  rammentare  al 
novello  Pontefice,  nell'occasione  che 
s' incorona  sovrano,  e  Pontefice  mas- 
simo,  quanto  sia  breve  la  gloria  di 
questo  mondo,  simile  ad  una  vam- 
pa di  stoppa ,  che  finisce  nell'  atto 
medesimo  in  cui  si  accende.  Qui 
avvertiamo,  che  prima  si  descriverà 
la  funzione,  come  l' eletto  già  fosse 
vescovo,  ed  in  fine  si  dirà  della  con- 
sagrazione,  qualora  non  lo  fosse. 

Arrivalo  il  Pontefice  avanti  1'  al- 
tare Papale,  discende  dalla  sedia  ge- 
statoria, e  dopo  breve  orazione,  in- 
comincia l'introito  della  messa,  stan- 
do in  mezzo  al  Cardinal  vescovo  as- 
sistente, che  tanto  in  questa  funzione 
della  coronazione  quanto  in  tutti  i 
Pontificali,  è  il  Cardinal  decano  del 
sagro  Collegio,  e  al  Cardinal  diacono 
del  vangelo.  Finita  la  confessione,  il 
primo  diacono  gli  pone  la  mitra  in  ca- 
po, quindi  il  Papa  risale  sulla  sedia 
gestatoria,  ed  allora  i  tre  primi  Car- 
dinali vescovi  suburbicarii  recitano 
sopra  di  lui  le  tre  solite  orazioni, 
dopo  le  quali  discende  dalla  sedia,  e 
recandosi  avanti  l' ultimo  gradina 
dell'altare,  il  Cardinal  primo  diaco- 
no gli  leva  la  mitra,  ed  aiutato  dal 
secondo  Cardinal  diacono  gli  mette 
sulle  spalle  il  pallio  Pontificio,  che 
ficeve  dal  suddiacono  latino,  facen- 


CAP 

dolo  baciare  prima  allo  stesso  Papa; 
e  mentre  lo  ferma  con  tre  spilloni 
d' oro  gioiellati,  dice  col  ceremoniale: 
«  Accipe  pallium  sanclum,  plenitudi  - 
»  nem  Pontificalis  officii,  ad  hono- 
«  rem  omnipolentis  Dei,  et  glorio- 
«  sissimoe  Virginis  Mariae,  ejus  ma- 
"  tris,  et  beatorum  Apostolorura 
«  Petri  et  Pauli,  et  Sanctae  Roma- 
»  naì  EcclesÌ3e".  Ricevuto  il  Ponte- 
fice il  paUio,  sale  all'altare,  e  poi  va 
al  trono  grande,  ed  ivi  riceve  dai 
Cardinali,  dai  vescovi,  dagli  abbati, 
e  dai  penitenzieri  l'ultima  adorazio- 
ne, nel  modo  sopraddescritto  :  cioè 
i  Cardinali  baciano  il  piede,  e  la 
mano,  ricevendo  un  duplice  amples- 
so ;  i  patriarchi,  arcivescovi,  e  vesco- 
vi baciano  il  piede,  e  il  ginocchio 
destro,  e  l'archimandrita  di  Messina, 
se  vi  è,  il  commendatore  di  s.  Spirito,  e 
gli  abbati  mitrati,  non  che  i  peniten- 
zieri vaticani,  baciano  il  solo  piede. 
Terminata  l'adorazione,  il  Papa,  de- 
posta la  mitra,  dice  l'introito  della 
messa,  ed  i  Kyrie,  indi  intuona  il 
Gloria  in  excelsis  Dea,  che  il  coix> 
prosiegue  col  canto.  Finito  questo, 
il  Pontefice  torna  a  levarsi  la  mi- 
tra, e  detto  il  Pax  vobis,  canta  l'o- 
razione della  messa  in  die  corona- 
tionisj  si  rimette  a  sedere,  riprende  la 
mitra,  e  si  cinge  il  grembiale  bian- 
co. Il  Ferrari,  Biblioth.  Canon,  tom. 
VI.  verbo  Papa,  num.  78,  dice  che 
nella  coronazione  del  Papa,  si  can- 
tano da  questo  tre  collette,  la  pri- 
ma allo  Spirito  santo,  perchè  lo  illu- 
mini, la  seconda  alla  ss.  Vergine, 
perchè  lo  protegga,  la  terza  a  s.  Fran- 
cesco perchè  come  riparò  questo  santo 
la  rovina  della  Chiesa,  così  continui 
a  sostenerla.  Questa  terza  colletta  a 
s.  Francesco  non  sussiste,  dappoiché 
il  cerimoniale  de'  Riti  della  s.  Chie- 
sa, compilato  dal  Patrizi,  e  nel  1750 
riprodotto  con  note  dal  p.  Catalano, 


GAP 

non  Io  prescrive,  ma  bensì  dice  una 
lerzii  colletta  per  sé  medesimo.  Frat- 
tanto il  Cardinal  primo  diacono  col- 
la ferula  in  mano,  per  implorare  la 
divina  protezione,  e  quella  dei  san- 
ti sopra  il  novello  Capo  della  Chiesa, 
accompagnato  da  un  maestro  di  ce- 
rimonie, e  seguito  dagli  uditori  di 
Rota  suddiaconi  apostolici,  dagli  av- 
vocati concistoriali,  e  da  altri  uffi- 
ciali della  corte  Pontifìcia,  preceden- 
do quattro  mazzieri,  processional- 
mente  scende  alla  confessione j  o  se- 
polcro de' principi  degli  Apostoli,  o- 
ve  per  tre  volte  canta  con  voce  so- 
nora Exaiuli  Christe,  a  cui  per  al- 
trettante volte  gli  altri  rispondono: 
>»  Domino  nostro  (Gregorio),  a  Deo 
*>  decreto  summo  Pontifici  ,  et  u- 
«  niversali  Papae  vita  ".  Indi  ii  me- 
desimo Cardinale  dice  per  tre  volte: 

'^.  Salvator  Mundi,  cui  gli  altri 
rispondono. 

Vi.  Tu  illum  adiuva  ec. 

Due  volte    ^.  S.  Maria. 

1^.  Tu  illum  ec. 

Una  voltii  ^.  S.  Michael. 

K>.  Tu   illum  ec. 

ij^   S.  Gabriel. 

^.   S.  Raphael. 

^.  S.   Io.    Baptista. 

■^.  S.  Petre. 

iJ'.  S.  Paula. 

'^.  S.   Andrea. 

^.  S.    Stephane. 

ij/.  S.    Leo. 

S>.  S.  Gregori. 

iJ'.  S.  Benedicte. 

'?^  S.  Basili. 

■<l>.  S.  Sabba. 

^.  S.  Agnes. 

"J/.  S.  Cacci lia. 

^.  S,  Lucia,  dicendosi  ad  ogni  ver- 
setto dai  mentovali  •.  Tu  illum  etc. 

Finita  la  recita  di  queste  Orazio- 


m 


tTAP  167 

ni,  e  litanie,  continua  a  celebrarsi 
il  Pontificale  colle  stesse  cerimonie 
degli  altri,  cantandosi  l'offertorio  in 
contrappunto  dai  Pontificii  cantori,  e 
il  mottetto:  In  diademate  capitis 
Aaron  etc.  Non  ha  luogo  però  la  co- 
munione dei  Cardinali  diaconi,  del 
principe  assistente  al  soglio,  del  se- 
natore di  Roma,  de' conservatori,  e 
priore  de  caporioni  e  del  maestro 
del  sagro  ospizio,  siccome  propria 
de'soh  pontificali  di  Pasqua  e  Na- 
tale. Terminata  poi  la  messa,  il  Pa- 
pa vestito  di  tutti  i  paramenti  com- 
presi i  guanti,  lasciando  sull'altare 
il  solo  manipolo,  è  condotto  in  se- 
dia gestatòria  sotto  il  baldacchino, 
e  fra  i  flabelli  sul  portico  superio- 
re della  stessa  basilica,  nella  gran 
loggia  delle  solenni  benedizioni.  Qui- 
vi alla  vista  di  tutto  il  popolo  si 
asside  sul  trono  appositamente  eret- 
to, ed  il  coro  de'  cantori  incomincia 
il  mottetto  del  Palestrina  :  Corona 
aurea  super  caput  ejus  etc.,  dopo 
il  quale  il  Cardinale  decano  intuo- 
na il  Pater  noster.  ec,  e  seguono  i 
versetti,  come  appresso: 

^'.   Cantemus  Domino. 

R.  Gloriose  enim  magnificatus  est. 

^'.  Buccinate  in    neomenia  tuba. 

jRj.  In  insigni  die  solemnitatis  vestrae. 

^.  Jubilate    Deo  omnis  terra. 

R.   Servite  Domino  in  Icetitia. 

yj.  Domine,  exaudi  orationem  meam. 

^.  Et  clamor  meus  ad  te  veniat. 

%' .  Dominus  vobiscum. 

R.  Et  cum  spiritu  tuo. 

Quindi  il  Cardinale  suddetto  re- 
cita sopra  il  Pontefice  l'orazione  »*  O- 
>*  mnipotens  sempiterne  Deus,  di* 
*»  gnitas  sacerdoti!,  et  auctor  regni, 
»»  da  gratiam  famulo  tuo  (Gregorio) 
»  Pontifìci  nostro,  ecclesiam  tua  ni 
>i  fructuose  rcgendi,  ut  qui  tua  ciò- 


i6ò 

'■>  nientia  pater  regum,  et  rector  o- 
i  luniiiDi  fideliiim  constituitur,  et 
•  corc^rmtur,  salubri  tua  dispositio- 
»  ne  Guncla  bene  gubernentur.  Per 
«  Ghristum  etc,  "  e  si  risponde  dagli 
stessi  cantori.  Àmen. 

Allora  il  Cardinale  secondo  dia-f 
cono  leva  la  mitra  al  Pontefice,  ed 
il  Cardinal  primo  diacono,  a  cui 
spetta  coronare  il  Pontefice  Romar 
no,  gli  mette  in  testa  la  sagra,  tia»* 
ra,  ossia  triregno,  proferendo  qucr 
«te  parole;  »  Accipe  tiaram  tribus  cor 
'»  ronis  ornata m,  et  scias  te  esse 
w  patrem  principum,  et  regum,  re- 
«  ctoiem  orbis  ,  in  terra  vicarium 
«  Salvatoris  nostri  Jesu  Christi,  cui 
*»  est  honor  et  gloria  in  saecula  sae- 
?*   culorum.  Amen  ". 

Fatta  la  coronazione,  il  Papa  se-? 
dendo  legge  ad  alta  voce  le  solite 
orazioni,  per  compartire  in  piedi  la 
trina,  e  solenne  benedizione  fra  gli 
spari  de  mortali  della  guardia  sviz- 
zera, e  de'  cannoni  di  Castel  s.  An- 
gelo, fra  il  suono  delle  bande  della 
guardia  civica ,  carabinieri ,  e  linea 
SI  a  piedi  che  a  cavallo,  le  milizie 
schierate  sulla  gran  piazza  vaticana, 
gli  evviva  del  popolo,  ed  il  lieto  suo- 
no delle  campane,  pu])blÌGando  i 
Cardinali  assistenti  l' indulgenza  pie- 
narici,  tanto  in  idioma  latino,  che 
in  italiano.  Quindi  i  Cardinali  spo' 
gliatisi  de'  paramenti  sagri ,  assu- 
mono le  cappe  rosse,  ed  accompa- 
gn9no  il  Papa,  portato  in  sedia  ge- 
statoria co' soliti  flabelli,  alla  came- 
ra de'  paramenti,  ove  deposti  gli .  a- 
biti  pontificali,  il  Cardinal  decano 
in  nome  del  sagro  Collegio  pro- 
nunzia un  discorso,  in  cui  encomian- 
do le  virtù  del  nuovo  Pontefice, 
phe  gli  meritarono  il  maggiore  dei 
troni,  gli  augura  lungo,  e  glorioso 
pontificato,  ed  il  Papa  risponde  a- 
jialogamente,    ringraziando,    e    pre- 


CAP 

gando  il  sagro  Collegio  ad  assister- 
lo nel  governo  della  Chiesa  mii ver- 
sale, e  dello  stato,  co'  suoi  lumi,  e 
consigli  ec,  invocando  in  pari  tem- 
po il  divino  aiuto,  quello  della  b. 
Vergine,  e  de  beati  Apostoli.  Quinr 
di  il  Pontefice  si  ritira  nel  suo  ap- 
partamento vaticano,  e  vi  rimane  ad 
abitarlo,  ovvero  dopo  pochi  giorni 
ritorna  al  Quirinale, 

Della  consagrazione  del  Papa, 

Eletto  il  nuovo  Pontefice  dal  grar 
do  di  chierico,  suddiacono,  diacono, 
e  prete,  questi  dopo  l'elezione  viene 
consagrato  vescovo.  Nell'anno  827,  i 
riti ,  e  consuetudini  di  gioia  della 
consagrazione  del  novello  sommo 
Pontefice,  come  attesta  il  Mabillon, 
Mas.  Ital.  tom.  II,  cap.  18,  p.  117, 
componevansi  della  consagrazione  e^ 
piscopale,  dell'imposizione  di  esso 
sulla  veneranda  sedia  di  s.  Pietro , 
dell'oblazione  del  sagrifizio  pel  nuo- 
vo eletto,  del  banche  Ito  che  in  tal 
giorno  facevasi  dal  medesimo,  e  dei 
donativi,  che  si  distribuivano  al  se» 
nato,  ai  giudici,  agli  avvocati,  agli 
scrinarli ,  ec,  e  al  popolo  romano, 
i  quali  donativi  si  chiamavano  vol- 
garmente preshiterii  j  mentre  oggi- 
di  si  praticano  que'  medesimi  riti, 
che  si  usano  per  consagrare  un  ve- 
scovo, meno  alcune  diiferenze,  per 
ragione  della  sublime  dignità  del 
capo  augusto  della  Chiesa. 

La  consagrazione  del  romano  Pon- 
tefice si  faceva  anticamente  in  una 
domenica,  ne  mancano  però  recen-? 
ti  esempii ,  che  fu  eseguita  in  gior^ 
ni  anche  non  festivi.  Gli  ultimi  Papi, 
i  quali  non  erano  insigniti  della  di- 
gnità vescovile  quando  furono  in-, 
nalzati  alla  sede  apostolica,  sono  Cle-^ 
mente  Vili,  Clemente  XI,  Clemen- 
te XIV,  Pio  VI,  ed  il  regnante  Gre-» 


GAP 
gorio  XVr.  In  quanto  poi  ai  primi 
Pontefici  che  ascesero  alia  cattedra 
di  s.  Pietro  col  carattere  episcopale 
(giacche  nei  primi  secoH  delia  Cliie- 
sa  furono  eletti  l^api  più  spesso  i  dia- 
coni ,  clie  i  preti,  e  i  vescovi  an- 
che meno  di  questi  ultimi  ) ,  ab- 
biamo neir89i  il  primo  vescovo, 
il  quale  da  una  particolare  chiesa 
determinata  sia  passato  alla  romana , 
nella  persona  di  Formoso  vescovo 
di  Porto;  mentre  di  chiese  indeter- 
minate gli  scrittori  opinano  in  favo- 
re di  s.  Lino  consagrato  vescovo  da 
s.  Pietro,  ed  anche  Marino  I  eletto 
Papa  neir882.  Quando  poi  il  ro- 
mano Pontefice  era  già  vescovo  pri- 
ma della  sua  elezione,  egli  non  si 
consagra  di  nuovo,  ma  soltanto  si 
benedice  ,  benedizione  ,  che  alcuni 
chiamarono  eziandio  consagrazione  , 
e  ne' primitivi  tempi  eseguivasi  in 
giorno  di  domenica.  Episcopus  (pre- 
scrivesi  nell'Ordine  romano  del  Car- 
dinal Giacomo  Stefeneschi ,  presso 
Mabillon  citato  tom.  II,  pag.  212), 
«  qui  in  Papam  electus  est ,  non 
*»  consecratur  denuo,  sed  benedici- 
>#  tur  aliquo  die  dominico ,  quo  et 
*>  coronatur.  Così  Agostino  Patrizii 
nel  suo  Cerimoniale;  »  Si  electus 
»  Pontifex  jam  episcopus  est,  tan- 
»  tum  benedicendus,  et  coronandus  ". 
Trattandosi  all'articolo  Consagra- 
ZioìVE  il  come,  e  in  qual  giorno  se- 
guiva, con  le  rispettive  erudizioni 
e  notizie,  facendosi  ora  prima  del- 
lo stesso  Pontificale ,  che  precede 
la  coronazione  suddescritta ,  e  per 
Io  più  in  giorno  festivo  o  di  dome- 
nica, omesse  le  coso  che  riguardano 
il  Pontificale ,  o  la  coronazione,  ci 
limiteremo  di  acceimare  le  princi- 
pali funzioni,  dappoiché  le  descrive 
il  Pontificale  romano ,  e  nelle  cose 
essenziali  è  eguale  a  quella  dei  ve- 
«pQvi  ;  mentre  all'articolo  Benedizioni 


C  A  P  1 69 

si  tratta  dì  quella  de'  Pontefici  elet- 
ti dal  grado  episcopale,  che  anti- 
camente si  benedicevano  sgltaiito, 
ciocche  molti  scrittori  chiamarono  "^f^v 
eziandio  Consagrazione  ^  e  tanto 
questa  benedizione,  che  l' effettiva 
consagrazione,  fino  dai  primi  secoli 
della  Chiesa,  fu  sempre  fatta  dai  Car- 
dinali vescovi  suburbicarii  di  Ostia, 
di  Porto,,  e  di  Albano.  Oggidì,  es- 
sendo sempre  il  decano  del  sagro 
Collegio  vescovo  di  Ostia,  il  sotto 
decano  vescovo  di  Porto,  siccome 
la  consagrazione  del  Papa  si  fa  dai 
tre  Cardinali  suburbicarii  più  an- 
tichi, così  non  sempre  s'incontra  che 
il  vescovo  albanese  sia  il  terzo  Car- 
dinale di  dignità,  ma  invece  è  quello  di 
Sabina,  o  di  Palestrina,  o  di  Frascati, 
uno  de' quali,  ed  i  due  primi  nominati 
la  effettuano  nella  basilica  vaticana, 
prima  della  messa,  coli' assistenza  del 
Cardinal  primo  prete,  e  di  tre  Cardi- 
nali diaconi,  due  assistenti,  ed  il  terzo 
parato,  come  se  dovesse  cantare  l'  e- 
vangelo,  ed  alla  presenza  del  sagro 
Collegio  in  paramenti  sagri  bianchi. 
Ciò  si  descrive  dall'Adami  alla  p.  116, 
Della  Consagrazione  del  nuovo  Pon^ 
iejìce  j  giacche  non  è  necessario  in 
una  medesima  mattina  consagrare, 
e  coronare  il  nuovo  Papa,  e  ne  ab* 
biamo  l'ultimo  esempio  in  Clemente 
XIV,  il  quale  neppure  volle  che  la 
Consagrazione  seguisse  solennemente. 
Dappoiché,  eletto  egli  nel  venerdì  19 
maggio  1769,  nel  seguente  giovedì 
non  intervenne  alla  processione  del 
Corpus  Domini y  né  al  suo  vespero,  e 
neppure  alla  cappella  di  s.  Filippo, 
ed  alle  processioni  dell'  ottava  del 
medesimo  Corpus  Domini^  cioè  late- 
ranense,  e  vaticana,  perché  non  an- 
cor consagrato  e  coronato.  Nella 
domenica  pertanto  de'  28  maggio  si 
fece  consagrare  nella  basilica  vatica- 
na, e  per  minor  pompa,    ed   ineo» 


lyo  CAP 

modo  Volle,  die  i  Cardinali  v' in- 
tervenissero colle  cappe  rosse,  che 
appena  entrati  nella  basilica,  visita- 
to il  ss.  Sagramento,  si  recassero 
agli  stalli,  e  che  la  messa  fosse  sem- 
plicemente lefta,  e  non  solenne  se- 
condo i  consueti  riti.  Fu  poi  con- 
sagrato dal  Cardinal  Lante  sotto- 
decano, vescovo  di  Porto ,  essendo 
il  decano  cagionevole  di  salute ,  e 
dai  Cardinali  Albani  vescovo  di  Sa- 
bina, e  di  Yorck  vescovo  di  Fra- 
scati. Al  termine  della  messa  diede 
dall'altare  la  trina  benedizione,  quin- 
di deposti  gli  abiti  sagri ,  e  ripresi 
gli  usuali,  ritornò  alla  contigua  re- 
sidenza privatamente ,  cioè  per  la 
scala  presso  l'altare  del  ss.  Sagra- 
mento, e  poscia  nella  seguente  do- 
menica ai  4  S'ugi^o  si  fece  solenne- 
mente coronare. 

La  consagrazione  adunque  si  fa 
dopo  il  canto  di  terza.  Mentre  que- 
sta si  prosegue,  e  il  Papa  prende  gli 
abiti  pontificali,  il  Cardinal  decano 
vescovo  d'Ostia  consagranle,  o,  per 
sua  impotenza,  il  Cardinal  sotto  de- 
cano, si  reca  in  un  luogo  apparta- 
to, per  assumere  i  paramenti  Pon- 
tificali, col  sagro  pallio,  che  usa  ap- 
punto perchè  consagra  il  sommo 
Pontefice,  in  uno  ai  due  vescovi 
suburbicarii  più  antichi.  Vestitosi  il 
Papa,  preceduto  dalla  processione, 
si  reca  avanti  l' altare  Papale ,  ove 
il  Cardinal  diacono  gli  leva  la  mi- 
tra, ed  il  Pontefice  dopo  aver  bre- 
vemente orato,  sull'altare  stesso,  fa 
l'atto  solenne  della  professione  di  fe- 
de [Fedi),  terminata  la  quale,  va 
a  genuflettere  nel  genuflessorio  collo- 
cato sulla  predella  dell'altare.  Allo- 
ra il  Cardinal  decano,  come  vesco- 
vo consagrante,  si  pone  ginocchione 
alla  sinistra  del  Papa,  e  i  due  Cai-- 
dinali  vescovi  consagranti  fanno  al- 
Uiettanto   dietro    al    Pontefice.    Im- 


CAP 

mediatamente  due  cappellani  canto- 
ri Pontificii  incominciano  il  canto 
delle  litanie  dei  santi,  al  termine 
delle  quali  i  tre  Cardinali  vescovi 
compartono  le  solite  benedizioni  sul- 
l'augusto consagrato,  fanno  pure  sul 
capo  di  lui  le  consuete  imposizioni 
delle  mani,  e  del  libro  de'  vangeli, 
recitando  le  analoghe  orazioni;  ed 
in  tuonato  dal  Caidinal  decano  il 
P^enì  Creator  spirituSj  i  cantori  lo 
proseguono  in  canto  figurato.  Fi- 
nito l'inno,  mentre  il  detto  Por- 
porato unge  il  capo,  e  le  mani  del 
Pontefice,  intona  1'  antifona  Unguen- 
tum  in  capile,  etc. ,  che  ripigliano 
in  contrappunto  i  medesimi  cantori, 
terminata  la  quale ,  1'  intero  coro 
intona  il  salmo:  Ecce  quam  bonum, 
alternando  a  due  cori  un  verso  per 
ciascuno,  ed  in  fine  replica  l'antifo- 
na Unguentuni  in  capite,  etc,  sen- 
za intonazione.  Intanto  il  Cardinal 
consagrante  pone  l'anello  Pontifica- 
le in  dito  al  Papa,  ed  insieme  ai 
due  Cardinali  consagranti,  gli  dà  a 
toccare  il  libro  de'  sagri  vangeli, 
e  fattogli  un  profondo  inchino,  tutti 
e  tre  partono,  e  il  decano  va  a  de- 
porre gh  abiti 'Pontificali,  per  assu- 
mere il  piviale  col  formale ,  per 
assistere  il  Pontefice  alla  celebrazio- 
ne della  messa  solenne ,  come  ve- 
scovo assistente.  Alzatosi  il  Papa, 
siede  sul  faldistorio,  e  mentre  il 
Cardinal  diacono  ministrante  gli 
asterge  il  capo  della  sagra  unzione, 
si  lava  le  mani;  dopo  di  che  di- 
sceso nel  ripiano  inferiore  dell'alta- 
re, recita  l' introito  della  messa,  as- 
sistito dal  Caxxlinal  decano,  dal  Car- 
dinal diacono  ministrante,  e  dall'  u- 
ditore  di  Rota  suddiacono  apostoli- 
co, che  gli  mette  nel  braccio  sini- 
stro il  manipolo,  e  poi  presenta  al 
Cardinal  primo  diacono  il  pallio,  il 
quale   lo  impone    al  Pontefice  colle 


GAP 

formule  descritte  superiormente,  par- 
landosi della  coronazione.  Il  resto 
della  messa  prosiegue  come  quella 
del  Pontificale  delia  coronazione.  Al- 
l' offertorio  si  canta  il  mottetto  ;  E- 
xiiltatc  Deo,  etc.  del  Nani  ni  a  due 
cori,  nel  qnal  tempo  si  recano  al 
trono  Pontifìcio  cinque  preiati  vo- 
tanti di  segnatura,  accompagnati  dai 
mazzieri,  e  da  un  cerimoniere,  col- 
le oblazioni  da  farsi  al  Papa  ,  con- 
sistenti in  due  ceri  ornati,  in  due 
j)ani,  e  in  due  bariletti  di  vino,  co- 
se tutte,  che  il  Cardinal  decano  pre- 
senta, ed  offre  alla  sagra  di  lui  per- 
sona; mentre  la  messa  continua  col- 
le prescritte  Pontificali  rubriche,  e 
con  quanto  si  disse  parlando  della 
coronazione,  cantandosi  all'elevazio- 
ne il  mottetto:  Fratres,  ego  enùn, 
etc.  del  Palestrina.  Quando  il  Papa 
teneva  nello  stesso  giorno  alla  men- 
sa i  sette  Cardinali,  che  avevano 
assistito  alla  consagrazione  ,  avverte 
V  Adami  citato ,  che  il  collegio  dei 
cappellani  cantori,  senza  cotta  si  re- 
cava nel  luogo  del  pranzo  per  can- 
tare, dopo  che  per  la  prima  volta 
avea  bevuto  il  Papa,  tre  o  quattro 
mottetti  a  più  voci  sull'organo.  Non 
riuscirà  discaro,  che  qui  si  aggiun- 
ga, che  eletto  Pio  VII  nel  conclave 
tenuto  nel  monistero  di  s.  Giorgio 
in  Venezia,  in  quel  tempio  fu  so- 
lennemente coronato  ai  2 1  marzo 
1800,  osservandosi  tutte  le  consue- 
te cerimonie  s\  del  Pontificale,  che 
della  coronazione,  per  cui  il  Cardi- 
nal di  Yorck  come  arciprete  della 
basilica  di  s.  Pietro,  recitò  un'eru- 
dita, e  breve  allocuzione,  e  due  mo- 
naci armeni  mechilaristi  del  moni- 
stero  di  s.  Lazzaro,  isola  della  stes- 
sa città  di  Venezia,  fecero  da  dia- 
cono, e  da  suddiacono  greci ,  can- 
tando nell'idioma  greco  l'epistola 
^4  il  vangelo. 


CAP 


1  71 


3.  Possesso  solenne  che  ì  Pontefici 
prendono  della  basilica  latera- 
nense. 

Alla  patriarcale  basilica  di  s.  Gio- 
vanni in  Laterano,  come  a  propria 
loro  cattedrale,  si  recano  i  Sommi 
Pontefici  dopo  la  loro  elezione,  e 
coronazione ,  a  prendervi  solenne 
possesso,  detto  anticamente  Processo^ 
e  Processione.  Allorché,  a'  26  marza 
dell'anno  '/Si,  fu  eletto  Papa  Ste- 
fano II,  detto  III,  essendo  egh  gran- 
demente amato  dal  popolo  romano, 
per  trasporto  di  gioia  lo  portarono 
sulle  spalle  alla  basilica  lalerancnse, 
onde  venne  adombrato  il  primo  pos- 
sesso, e  ne  restò  l'uso  di  portare  in 
alto  il  Papa,  quindi  quello  della 
sedia  gestatoria.  Tuttavolta  per  co- 
mune consenso,  particolarmente  di 
Francesco  Cancellieri,  nella  sua  eru- 
ditissima storia  de^ Possessi  de' Papi , 
vuoisi  che  il  primo  fosse  quello  di 
s.  Leone  III.  Dappoiché,  creato  que- 
sto Pontefice  a'  26  dicembre  yg"]»,  e 
consagrato  nel  dì  seguente,  dopo  la 
consagrazione  fu  coronato  ai  gradi- 
ni inferiori  della  basilica  vaticana,  e 
quindi  con  processione  si  portò  alla 
basilica  lateranense,  ciò  che  eseguito 
in  progi^sso  di  tempo  dai  successo- 
li, chiamossi  questa  funzione  Pro- 
cesso,  e  Processione,  da  procedere 
dopo  la  coronazione  dal  Vaticano 
al  Laterano,  dalla  tomba  dei  prin- 
cipi degli  apostoH,  alla  prima  chiesa 
del  mondo.  Il  medesimo  Cancellieri 
fa  pure  derivare  l'origine  di  tal  pos- 
sesso allorché,  lo  stesso  san  Leone  III 
ritornando  in  Roma  ai  29  novem- 
bre 800,  donde  era  partito  per  una 
congiura,  vi  rientrò  come  in  trionfo, 
e  con  solennissima  pompa,  colla 
quale  appunto  in  seguito  si  recii- 
roao  i  sovrani  Pontefici  al  Laterano. 


'^^^' 


ÉCAP 
:o  è,  che  già  nel  secolo  XII  la 
Ihiizione  era  adottata  ,  ed  abbiamo 
indubitatamente,  che  Calisto  II  prese 
possesso  con  singolari  dimostrazioni 
di  gioia  de'romani  ai  2  giugno  i  120, 
narrandosi  fra  gli  antichi  riti  1'  in- 
contro de' fanciulli,  de' greci,  delle 
diaconesse,  delle  sagre  vergini  cogli 
allori  e  le  palme,  e  di  tutti  gU 
ordini  della  milizia ,  del  solenne 
convito  nel  palazzo  iatei'ap.ense  coi 
sagri  paramenti.  Splendidissimo  fu  il 
possesso,  che  dopo  coronato  prese  nel 
1198  Innocenzo  III,  e  simile  fu 
l'altro  di  Onorio  III,  nel  12  16,  e 
quello  di  Gregorio  IX,  che  benedetto 
ai  2  1  marzo  1227,  non  nel  mede- 
simo giorno,  ma  ai  3o  di  detto  mese, 
prese  il  possesso.  Con  magnificenza,  e 
con  sontuosa  cavalcata  vi  si  recò  nel 
1272  Gregorio  X,  addestrandogli  il 
cavallo,  che  cavalcava,  Carlo  I  re  di 
Sicilia;  e  con  pompa  mai  per  l' ad- 
dietro veduta  Bonifacio  Vili,  nel 
J295,  passò  dalla  basilica  vaticana 
alia  lateranense  pel  possesso. 

Clemente  V,  eletto  nel  i3o5,  vo- 
lendo stabilire  la  residenza  Pontifìcia 
in  Francia,  si  fece  coronare  in  Lio- 
ne nella  chiesa  di  s.  Giusto,  e,  per 
seguire  il  rito  praticato  in  Roma 
con  nobilissima  cavalcata,  si  recò  ad 
altra  chiesa,  come  che  fosse  la  ba- 
silica lateranense,  siccome  san  Cele^ 
stino  Vavea  praticato  in  Aquila.  Re- 
stituita, nel  i377,  da  Gregorio  XI 
la  residenza  del  Papa  in  Roma, 
quivi  i  successori  continuarono  a  se- 
guire la  cerimonia,  e  Nicolò  V^  co- 
ronato ai  19  marzo  i447>  ^^^  san 
Pietro  nella  IV  domenica  di  quare- 
sima Lcetare^  dopo  aver  benedetta 
la  Rosa  d'orOj  con  questa  in  mano 
cavalcando  e  preceduto  dal  ss.  Sa- 
gramento,  si  recò  a  prendere  il  pos- 
sesso. Pio  II,  nel  1458,  giunto  al 
]baterano,  corse  grave  pericolo  nello 


CAP 

scendere  da  cavallo,  perchè  il  popolo 
se  Io  appropriò  giusta  il  costume,  im- 
padronendosi talvolta  anche  del  bal- 
dacchino sotto  cui  andava  il  Pon- 
tefice. Tuttavia  chiamandosi  sempre 
questa  funzione  processo^  e  proces- 
sione ^  nel  Diario  clelV  Infessura, 
presso  il  Muratori,  solo  in  quello, 
nel  1471»  pi'eso  da  Sisto  IV  trovasi 
la  parola  possesso.  Abbiamo  dal 
Burcardo,  che  Pio  III,  nel  i5o3, 
impotente  di  recarsi  al  Laterano, 
ricevette  l'omaggio  della  legge  dagli 
ebrei  in  mia  sala  del  Vaticano,  che 
essi  solevano  offerire  passato  l'arco 
di  Tito,  nel  passaggio  dei  Papi,  e 
scritta  in  pergamena.  Finalmente 
Giulio  II,  coronatosi  ai  26  novem-- 
bre  i5o3,  fu  il  primo  Pontefice  il 
quale  separò  tal  funzione  da  quella 
del  possesso,  che  prese  a'  5  dicembre  ; 
sistema  dipoi  confermato  nel  1590 
da  Gregorio  XIV,  e  ciò  per  non  più 
abitarsi  dai  Pontefici  il  patriarchio 
lateranense,  ove  dovendo  ritornare  1 
dopo  la  coronazione,  il  facevano  con 
grandissima  solennità  e  in  paramenti 
sagri,  per  ultimare  alcune  cerimonie 
della  coronazione.  Necessità,  che  ces^ 
so  quando  stabilmente  dimorarono 
presso  il  Vaticano,  e  nei  palazzi  di 
s.  Marco,  e  del  Quirinale. 

È  ben  vero  però,  che  l'antica 
processione  unita  alla  coronazione 
era  un  imponente  argomento  della 
maestà  e  potestà  Pontificale;  mentre 
la  funzione  dell'attuale  possesso,  se^- 
parata  dalla  coronazione,  non  fa  che 
riguardare  la  solennità  dell'antico 
rito,  senza  aggiungere  veruna  auto» 
rità  al  Papa,  giacche  questa  ceri-» 
monia  nulla  ad  essa  influisce,  co- 
minciando i  Pontefici  ad  esercitare 
il  loro  apostolico  ministero,  con  tutta 
la  pienezza  del  loro  supremo  po- 
tere ,  nel  giorno  della  coronazione. 
Non  mancano  però  esempii  di  aver» 


GAP 
la  essi  esercitata  anche  subito  dopo 
r  elezione,  giacche  il  possesso  non  è 
che  una  formalità  per  riguardo  al 
vescovato,  che  prendono  di  Roma. 
Quindi  è,  che  la  rimembranza  della 
creazione,  e  della  coronazione  dei 
Papi  si  celebra  ogni  anno  nell'  an- 
niversaria ricorrenza  con  cappella 
Papale,  illuminazioni,  ed  altre  di- 
mostrazioni di  gioia,  ma  non  cosi 
del  possesso,  della  cui  celebrità  non 
rimane  anniversario,  e  viene  dimen- 
ticato come  tutte  le  altre  pompe 
straordinarie,  meno  la  medaglia  che 
appositamente  si  conia,  e  si  dà, 
come  diremo  ,  nella  basilica  latera- 
nense  in  presbiterio  ai  Cardinali,  e 
poi  altrove  a  quelli,  che  godono  della 
dispensa  delle  medaglie,  le  quali  si 
distiibuiscono  per  la  festa  de'  prin- 
cipi degli  apostoli. 

L'ultimo  Pontefice  j  che  prese 
possesso  nel  i5i3,  cogli  antichi  riti, 
e  con  tale  straordinaria  magnificen- 
za non  più  veduta  in  Roma  dopo 
il  tempo  de' goti,  fu  Leone  X,  pel 
quale  si  eressero  sette  archi  trionfa- 
li. Con  lui  adunque  si  terminò  l'uso 
di  prendeilo  co' paramenti  sagri  e  le 
mitr'^,  di  far  preceder  la  ss.  Euca- 
ristia, di  accettare  la  presentazione 
della  legge  dagli  ebrei,  avvolta  in 
preziosi  drappi.  Cessò  l'incontro  dei 
turiboli  dalle  chiese,  avanti  le  quali 
passava,  di  spargere  monete  per  la 
strada,  di  porsi  a  sedere  nella  sedia 
stercoraria,  cosi  detta  dal  versetto, 
che  allora  si  cantava.  De  stercore 
erìgit  pauperem,  e  nelle  sedie  por- 
fìreliche,  dalle  quali  spargeva  mo- 
nete d'oro,  di  argento,  e  di  rame, 
in  cui  pareva  che  giacesse  come  so- 
pra due  letti,  indicanti  il  primato 
di  Pietro,  e  la  predicazione  di  Pao- 
lo, con  proferire  varie  sentenze  del- 
la Scrittura.  Terminarono  ancora 
tante  belle  simboliche  e  commoventi 


,    ^ 


,73 


cerimonie,  le  (jufii  erano  lo  seguen- 
ti: la  ferula,  che  gli  veniva  presen- 
tata dal    priore    di    s.    Lorenzo   ad 
Sancta    Sanctoruvi,  in  segno  del  suo 
potere  di  reggere,  e  di    correggere; 
le    dodici    pietre  preziose,   col    mu* 
Schio,  dentro  una  borsa,  per  rappre- 
sentare la  potestà  dei   XII    apostoli, 
la  fraganza  delle  viriti,  e  la    carità 
verso  i  poveri;  le  sette    chiavi,  e  i 
sette  sigilli  appesi  ad  una    fascia    o 
zona  con  cui    veniva    cinto,    e    che 
alludevano  all'  agnello  dell'  Apocalis- 
se degno  di   aprire  i  sette  sigilli  del 
libro  misterioso,  scritto  dentro  e  fuo- 
ri, ai  sette  doni  dello  Spirito  santo, 
di  cui  doveva  essere  rivestito,  ed  ai 
sette  sacramenti,  che  doveva  ammi- 
nistiare,  nonché  alla  continenza,  che 
doveva  gelosamente  conservare;  il  ri- 
to delle  laudi  cantate  prima  nella  sa- 
la del  concilio,  e  ne'tempi  posteriori, 
come  si    dirà,    nella    stessa  basilica 
una  volta  dal  Cardinal  titolare  di  s. 
Lorenzo  fuori  delle  mura;  le    obla- 
zioni presentate   dai  Papi    sulle    sa- 
gre mense  della  basilica  ,  e  di  san* 
da    sanctoriim,      rimanendo      però 
quella  dell'altare  della  prima;    ter- 
minando  ancora    nel    patriarchio  il 
convito  grandiosissimo,  colla  massima 
pompa  e  formalità,  in    cui    sovrani 
e    principi     versarono     l'acqua    alle 
mani  ai  Pontefici,  e  gli  presentaro- 
no le  due  prime  vivande.  La    pre- 
sentazione poi  delle  chiavi  della  ba- 
silica   tuttora  si  pratica,  e,  secondo 
il  Bonanni,  principiò    nel    1099    in 
Papa  Pasquale  II,  locchè  alcuni  spie- 
garono   pel    simbolo   della  suprema 
autorità   Pontificia    di    sciogliere ,  e 
legare.    Ciò  per    altro    gravi  autori 
col  Cenni,  nel  BuUariiun  Basii.  Fa- 
tic.  t.  III.  p.  2  3?,,  confutano  giusta- 
mente, dappoiché  lungi  dal  ricevere 
il  Papa  veruna  autorità  dalla  presen- 
tazione di  esse,  solo  rioeve  le  cliiavi 


Ì74  CA1> 

la  basilica,  come  sua  chiesa  calledrale. 
L'intervento  poi  degli  oratori  del- 
le città  suddite,  e  gli    ambasciatori 
de'  sovrani  terminarono  nel  decorso 
secolo,  cioè  ne'  primordii  gli  amba- 
sciatori de' principi,  e  negli  ultimi  il 
superstite  ambasciatore  di    Bologna, 
dopo  che  quella  città  si  astenne  dal 
più  inviarlo  in  Roma.   Avvenne  per- 
tanto nel  possesso,  cui  in  lettiga  a- 
perta     prese    nel     1692     Innocenzo 
XII,  che  il  conte  di  Martin itz,  am- 
basciatore imperiale,  pretese    di  non 
andare,  com'  era  1'  uso,  col  governa- 
tore di  Roma  in  mezzo,  e  il  conte- 
stabile   Colonna    principe    assistente 
al  soglio  a  spalla,  cedendo  bens'i    il 
luogo  al  primo,  ma  volendo  che  il 
secondo    andasse  innanzi.  Dopo    un 
lungo    trattenimento    della    cavalca- 
ta, il    Papa    ordinò    al    contestabi- 
le, che  senza  pregiudizio    delle    sue 
ragioni    andasse    prima    dell'amba- 
sciatore, dopo  il  quale  venisse  mon- 
signor   governatore     di    Roma.  Nel 
possesso  poi,  che  ai  io  aprile    1701, 
prese  Clemente  XI  della  basilica  la- 
teranense  sopra  un    cavallo    bianco, 
non  vi  assistettero  gli    ambasciatori, 
secondo    l' antica    consuetudine,     pel 
motivo    d'essere     ancora     incogniti 
quelli    dell'  imperatore    Leopoldo    I, 
e  del  re  di  Spagna    Filippo    V,    e 
per  astenersene  quello    di    Venezia, 
avendo  istruzioni  di  non  intervenir- 
vi solo.    Perciò    avendo  il    Pontefi- 
ce fatte  gravi  rimostranze,   terminò 
l'uso  che    gli   ambasciatori    assistes- 
sero ai  possessi. 

Descrizione  della  solenne  cavalcata 
colla  quale  i  Pontefici  presero  il 
solenne  possesso  della  basilica 
lateranenscy    dopo  Leone  X,  fino 

\    a  Pio   VI  nel  lyyS. 

La     seguente    pompa    fu    anche 
maggiore  secondo   le  circostanze  dei 


GAP 

tempi,  il  volere  dei  Papi,  e  l'intervelfi 
to  delle  persone.  Per  solito  fu  preso 
il  possesso  in  giorno  di  domenica,  o 
festivo.  Procedevano  i  Pontefici  a 
cavallo,  in  lettiga  aperta,  e  in  sedia, 
in  diverse  ore,  cioè  talvolta  nella 
mattina,  ed  altra  nel  dopo  pranzo, 
e  partendo  dal  palazzo  Vaticano,  o 
da  quello  Quirinale.  La  strada,  che 
fecero,  se  residenti  al  Vaticano,  è 
quella  delta  Papale,  cioè  piazza  di 
s.  Pietro,  Borgo  nuovo,  ponte  s.  An- 
gelo, Banchi,  Chiesa  nuova,  Parione, 
piazza  di  Pasquino,  s.  Andrea  della 
Valle,  Cesarini,  piazza  del  Gesù, 
Campidoglio,  campo  Vaccino,  Arco 
di  Tito,  Colosseo,  stradone,  e  piazza 
Lateranense.  Quando  poi  partirono 
dal  Quirinale,  come  fecero  Bene- 
detto XIII,  Benedetto  XIV,  e  Cle- 
mente XIV,  passarono  per  la  via 
delle  tre  Cannelle,  s.  Romualdo, 
piazza  del  Gesù,  Campidoglio,  cam- 
po Vaccino,  Colosseo,  fino  al  La- 
terano. 

Lungo  tali  strade,  oltre  l'arena  si 
gettavano  fiori,  e  verzura,  le  finestre 
erano  parate  di  drappi,  etl  in  alcuni 
luoghi  erigevansi  orchestre  per  mu- 
sici e  suonatori.  Diverse  nazioni  cui 
appartennero  i  Pontefici  eressero  in 
varii  punti  archi  trionfali,  con  allu- 
sive iscrizioni,  archi  spesse  volte  in- 
nalzati anche  da  signori,  e  partico- 
lari ben  affetti  al  novello  Papa,  e 
persino  le  facciate  delle  chiese  si 
ornarono  a  festa.  Quando  il  Ponte- 
fice era  di  patria  romano,  il  Cam- 
pidoglio si  adornava  magnificamen- 
te, con  arco  trionfale,  colle  quat- 
tordici bandiere  de'  rioni  di  Roma 
spiegate.  Dal  campo  Vaccino  al  La- 
terano,  le  settanta  arti  di  Roma 
ornavano  le  parti  laterali  della  stra- 
da con  arazzi,  fregi,  ed  analoghe 
iscrizioni.  Alla  metà  del  Campo  Vac- 
cino o  Foro  Romano,  rimpetto  agU 


CAP 
oj*tl  Farnesiani ,  s' innalzava  nn  ma- 
gnifico arco  trionfale  per  ordine  del 
re  delle  due  Sicilie,  come  proprie- 
tario di  detti  orti ,  in  nome  del  qua- 
le, mentre  passava  il  Papa,  veniva 
ossequiato  dal  regio  agente  in  abito 
di  formalità,  piesentandogli  il  dise- 
gno dell'arco;  ciò  che  prima  face- 
vasi  dal  duca  di  Parma  tributario 
della  Santa  Sede,  finche  gU  orti 
dalla  casa  Farnese  passarono  alla 
casa  Borbone  di  Napoli.  Quindi  dal- 
l'arco di  Tito  sino  al  Colosseo  spet- 
tava l'apparato  della  strada  all'uni- 
versità degli  ebrei,  dai  quali  oltre 
gli  arazzi,  per  uniformarsi  al  loro 
costume,  si  aggiungevano  vari  cartel- 
loni con  emblemi,  e  motti  della  sagra 
Scrittura,  allusivi  all'ubbidienza,  e 
fedeltà  al  Sommo  Pontefice,  e  al 
possesso  di  lui.  Ovunque  pertanto 
si  vedevano  arazzi ,  e  superbe  tap- 
pezzerie, ne  mancarono  in  alcuni 
possessi  di  gettar  vino  le  fontane  di 
Campidoglio  o  altre,  ad  accresci- 
mento di  tripudio.  Le  gemme,  l'oro, 
l'argento,  i  pennacchi,  e  quanto 
v'ha  di  prezioso,  fu  posto  sugli  abiti, 
nelle  berrette ,  ne'  cappelli ,  e  nelle 
baidature,  e  gualdrappe  de' cavalli, 
e  delle  mule  del  nobilissimo  corteg- 
gio, formato  di  personaggi  distinti, 
della  primaria  nobiltà,  della  curia, 
e  corte  romana. 

Adunatisi  poi  i  Cardinali  nella 
camera  de' paramenti  al  Vaticano, 
o  al  Quirinale,  quivi  il  Pontefice 
prendeva  la  falda,  la  stola  preziosa, 
ed  il  cappello  Pontificale ,  avendo 
già  la  sottana ,  e  la  fascia  di  seta 
bianca  con  fiocchi  d'oro,  il  rocchet- 
to, e  la  mozzetta  rossa  di  seta,  o 
di  velluto  con  armellini  secondo  la 
stagione,  colla  quale  si  regolavano 
le  scarpe  rosse.  Adunata  pure  la 
prelatura,  la  nobiltà,  la  Pontificia 
famiglia    e    ogni    altro    che   doveva 


CAP  i;. 

cavalcare ,  incominciava  a  di  filare 
la  maestosa  cavalcata,  coli*  ordine 
seguente. 

Precedevano  due  coppie  di  caval- 
leggieri,  nobilmente  vestiti  di  vel- 
luto cremisi  con  galloni  d'oro,  ci- 
miero ornato  di  pennacchi  bianchi , 
che  siccome  avanguardia  trascorre- 
vano la  strada  per  rimuovere  qua- 
lunque impedimento  pel  libero  pas- 
saggio della  cavalcata.  Seguivano 
quattro  cavalieri  della  guardia  detta 
delle  lancie  spezzate,  vestiti  colle 
loro  armature  di  acciaio  con  fregi 
d'oro;  due  sopiaintendenti  alla  scu- 
deria Pontifìcia;  il  foriere  maggiore, 
e  cavallerizzo  maggiore  in  abito  dì 
corte ,  i  quali  prendevano  questo 
luogo  dopo  aver  servito  il  Pontefice 
nel  montare  a  cavallo,  o  nell'en- 
trare in  lettiga  se  non  cavalcava; 
i  camerieri  de'CardinaU  in  abito  da 
città  due  a  due,  con  ricche  valigie 
di  scarlatto,  ove  con  ricami  d'oro, 
ed  argento  erano  impressi  gli  stemmi 
gentilizii  de' rispettivi  padroni;  indi 
gli  altri  camerieri  de'Cardinali  egual- 
mente a  coppia  colle  ricche  mazze 
Cardinalizie  di  argento  di  ciascun 
Porporato  colle  proprie  armi  incise, 
sostenute  sull'arcione  delia  sella  ;  e  poi 
i  gentiluomini  de'  medesimi  Cardinali, 
degli  ambasciatori,  e  de' principi,  in 
abito  da  città,  con  ispada  al  fianco. 
Quindi  venivano  i  famigliari  dome- 
stici del  Papa ,  cioè  il  sartore ,  il 
fornaro,  il  barbiere,  e  il  custode  de- 
gli orti  e  giardini  con  casacche  ros- 
se, seguiti  dagli  scudieri  del  Papìt 
in  vesti  e  cappe  rosse  con  cappuc- 
cio piegato,  e  dai  famigli  e  garzo- 
ni della  scuderia  Pontifìcia,  vestili 
di  casacche  rosse.  Questi  conduce- 
vano a  mano  dodici  chinee  o  mule 
bianche,  che  gli  ambasciatori  dei  ih» 
di  Napoli  aveaiio  presentato  nei  pre- 
cedenti anni,  col  tributo  dì  sette  mild 


176  GAP 

ducati  d'oro  pel  feudo  di  quel  rea- 
me, tutte  coperte  di  gualdrappe  di 
velluto  cremisi,  ricamate  d'argento, 
con  ricchi  fiocchi  pendenti,  rilevan- 
dosi dagli  stemmi  i  Pontefici  cui  fu- 
rono presentate*  Seguivano  le  letti- 
ghe Pontificie  portate  da  muli  co- 
pertij  e  quelle  e  questi  di  velluto 
cremisi^  con  trine  d' oro  e  flocchi  : 
indi  il  maestro  di  stalla  in  collare, 
ed  abito  nero,  con  due  ufìiziali  di 
palazzo  a  cavallo  j  poi  quattro  trom- 
betti delle  guardie  a  cavallo,  suo- 
nando alternativamente  ;  i  camerie^ 
ri  extra  muros ,  vestiti  con  cappe 
rosse  con  cappuccio;  gli  aiutanti  di 
camera  del  Papa  con  cappe  rosse, 
con  cappuccio,  adornato  di  pelli  bian- 
che di  armellino  se  d' inverno,  altri- 
menti con  fodere  di  seta  rossa  ;  la  no- 
biltà romana  in  abito  di  città;  quin- 
di il  fiscale  e  commissario  della  ca- 
mera apostolica,  in  abito  e  cappuc- 
cio paonazzo,  con  armellini  se  d'in- 
verno, viceversa  con  fodere  di  seta 
cremisi  ;  i  cappellani  comuni  e  cap- 
pellani segreti,  vestiti  come  gli  aiu- 
tanti di  camera;  gli  avvocati  conci- 
storiali in  abito  paonazzo,  e  cap- 
puccio con  pelli  di  armellino,  e  con 
mostre  di  seta  cremisi  ;  i  camerieri 
segreti,  e  di  onore  soprannumerarii 
di  spada  e  cappa  in  abito  da  città; 
i  camerieri  segreti  e  di  onore  so- 
prannumerarii di  mantellone,  vestiti 
come  i  cappellani  segreti  ;  i  quattro 
camerieri  segreti  partecipanti  vestiti 
come  i  precedenti,  portando  quattro 
cappelli  Pontificali, sopra  aste  foderate 
di  velluto  cremisi.  Se  il  Pontefice  era 
romano  qui  cavalcavano  quaranta  de- 
putati del  popolo  romano,  con  rub- 
boni  neri ,  preceduti  dagli  uffiziali 
del  Campidoglio,  e  seguiti  dai  mae- 
stri giustizieri.  A  questi  tenevano 
dietro  il  baronaggio  romano,  com- 
posto di  duchi  e  principi,  che  cavalca- 


CAP 

vano  generosi  destrieii,  avendo  ciascu- 
no intorno  a  se  due  paggi  vagamen- 
te vestiti,  con  alcuni  famigliari  con 
ricche  livree,  e  poscia  veniva  il  capi- 
tano delia  guardia  svizzera/con  no- 
bile armatura,  circondato  da  sei  sol- 
dati svizzeri  armati  di  ferro,  con 
alabarde. 

Quivi  principiava  V  ordine  della 
prelatura,  e  pei  primi  cavalcavano 
gli  abbreviatori  di  parco  maggiore 
in  rocchetto  e  mantelletta,  coperti 
di  cappuccio  con  cappello  semi-pon- 
tificale, sopra  mule  bardate  di  nero, 
modo  con  cui  incedevano  pure  i  se- 
guentij  ma  con  gualdrappe  paonaz- 
ze ;  i  votanti  della  segnatura  di  giu- 
stizia ;  i  chierici  di  camera  ;  gli  udi- 
tori di  Rota,  preceduti  dal  p.  mae- 
stro del  s.  palazzo  apostolico  col  l'a- 
bito della  sua  religione  domenica- 
na, anch'egU  col  cappello  pontificale, 
avendo  esso  a  destra  il  penultimo 
uditore  di  PiOta,  i  quali  uditori  ca- 
valcavano coi  loro  gran  mantelli,  e 
cappelli  Pontificali,  sopra  mule  bar- 
date di  colore  paonazzo.  Se  il  Pon- 
tefice era  romano,  in  questo  luogo 
seguivano  i  quattordici  capo-rioni , 
vestiti  con  abiti  o  rubboni  di  vel- 
luto cremisi,  foderati  di  tela  d'ar- 
gento, e  berrettone  di  velluto  nero , 
ornato  di  gemme. 

Qualora  il  Papa  andava  in  sedia 
o  lettiga  scoperta,  procedevano  in 
questo  luogo  i  conservatori  di  Ro- 
ma, col  priore  de'  capo-rioni,  ma  se 
cavalcava,  dovevano  tenere  la  briglia 
del  cavallo,  come  poi  si  dirà,  vesti- 
ti con  rubboni  senatorii  all'antica  di 
broccato  d'oro,  e  di  sotto  di  tabino 
cremisi  con  fascia  co'  flocchi  d'  oro. 
Seguivano  l'ambasciatore  di  Bologna 
in  rub^one,  con  quello  di  Ferrara, 
ambedue  città  suddite  del  sovrano 
Pontefice  ;  il  governatore  di  Roma 
alla  destra    d' uno   de'  principi   assi- 


CAP 

slenti  al  soglio,  il  quale  era  servito 
dai  suoi  paggi,  dal  decano  e  staffieri 
con  ricche  livree;  tre  maestri  delle 
cerimonie  Pontifìcie,  con  mantelloni, 
cappucci  e  cappelli  semi-pontificali; 
r  ultimo  uditore  di  Rota,  in  rocchet- 
to, e  mantellone,  cappuccio  e  cap- 
pello Pontificale,  colla  croce  Papa- 
le astata ,  sopra  mula  bardata  di 
diappo  paonazzo,  addestrata  da  un 
inserviente  della  scuderia  Pontifìcia, 
vestito  di  casacca  rossa,  in  mezzo 
a  due  maestri  ostiarii  virga  rubea, 
così  detti  dai  bastoncini,  che  porta- 
vano coperti  di  velluto  rosso. 

Avviala  poi  la  cavalcata  coli' or- 
dine descritto,  il  Pontefice  discen- 
deva le  scale  del  suo  palazzo,  quin- 
di montava  su  di  un  cavallo  bian- 
co coperto  di  magnifica  bardatura 
quadrata  di  velluto  cremisi,  con  ri- 
cami e  riporti  di  soprarriccio  d'oro, 
il  qual  cavallo  veniva  presentato  dal 
cavallerizzo  maggiore.  Dalla  parte 
sinistra  sosteneva  la  staffa  e  la  bri- 
glia d'oro  un  principe  assistente  al 
soglio,  il  quale  emulando  l' uffizio , 
che  più  volte  esercitarono  nei  pos- 
sessi molti  principi  e  sovrani,  con- 
duceva il  Pontificio  cavallo  sino  al- 
l' obelisco  della  piazza ,  ove  il  Pa- 
pa colla  benedizione,  gli  dava  il  per- 
messo di  salire  anch'  esso  a  cavallo, 
e  andare  a  raggiungere  il  governa- 
tore di  Roma,  subentrando  allora 
in  di  lui  luogo  a  tenere  i  cordoni 
della  briglia,  sino  alla  basilica  late- 
ranense,  i  conservatori  di  Roma  col 
priore  de'  capo-rioni,  avendo  il  Pon- 
tefice nel  montare  a  cavallo  assun- 
to i  guanti,  e  preso  una  bacchetta 
inargentata.  Circondavano  poi  il  ca- 
vallo i  maestri  di  strada  in  rubbo- 
ne,  i  nobili  paggi  romani,  nominati  dal 
Cardinal  camerlengo,  e  dai  detti  con- 
servatori. Tali  paggi  solevano  essere 
venticinque,  e  se  il  Papa  era  roma- 

VOL.    VTIf. 


CAP  177 

no,  quaranta  o  cinquanta:  vestiva- 
no di  lama  d'argento  guarnita  di 
010,  con  mantelli  simili,  mostre  di 
raso  nei'O,  calzoni  bianchi  con  na- 
stri, calze,  e  scarpini  all'antica  usan- 
za romana,  e  il  cappello  in  mano 
con  pennacchiera  bianca.  Uno  di 
questi  paggi  alla  staffa  destra  del 
Papa  portava  un  velo  di  seta  cre- 
misi con  merletto  di  oro,  con  den- 
tro il  cappello  Pontificale  di  vellu- 
to, quando  il  Pontefice  si  serviva 
di  quello  di  raso,  i  guanti,  e  altro 
che  poteva  occorrergli.  Un  altro  pag- 
gio accanto  all'altra  staffa  portava 
due  bacchette  inargentate,  per  usar- 
ne il  Papa  in  caso  di  bisogno  :  que- 
sti paggi  poi  erano  creati  dal  Pon- 
tefice conti  palatini  del  palazzo  apo- 
stolico e  cavalieri  dello  sperone  d'o- 
ro, con  apposito  breve.  Venivano  a 
lui  presentati  poscia  all'udienza  dai 
medesimi  conservatori  di  Roma,  e- 
rano  ammessi  dal  Papa  al  bacio  del 
piede ,  e  ricevevano  da  lui  pure  il 
donativo  d'  una  corona  d'agata  alla 
cavaliera,  con  medaglia  d' oro,  e  be- 
nedetta. 

Intorno  parimenti  al  Papa  ince- 
deva la  di  lui  corte  domestica,  giac* 
che  oltre  i  mazzieri,  e  cursori  Pon- 
tificii colle  mazze  d'argento  a  pie- 
di, procedevano  il  decano,  e  sotto- 
decano del  Pontefice  in  abito  nero , 
portando  ambedue  l' ombrellino  a- 
perto,  non  che  i  Pontificii  parafi'e- 
nieri  lateralmente  colle  spade  al  fian- 
co, e  sei  soldati  svizzeri  cogli  anti- 
chi spadoni  sulle  spalle.  Dopo  il 
Pontefice  succedevano  pertanto  il  pre- 
lato suo  maestro  di  camera,  in  roc- 
chetto, mantelletta,  e  cappello  usua- 
le in  testa,  cavalcando  una  mula  con 
gualdrappa  paonazza,  avendo  ai  lati 
i  due  camerieri  segreti,  coppiere,  e 
segretario  d' ambasciata,  i  quali  ve- 
stivano cappe   rosse    con  cappuccio, 


178  CAP 

foderate  di  pelli  d'armellini  se  iii 
inverno,  e  di  seta  rossa  in  altre  sta- 
gioni. In  appresso  venivano  il  me- 
dico del  Papa  alla  destra  del  cau- 
datario egualmente  colle  cappe  co- 
me i  precedenti,  e  due  aiutanti  di 
camera  vestiti  come  gli  altri  sudde- 
scritti,  seguiti  da  due  scopatori  se- 
greti in  sottana,  e  casacca  paonaz- 
za, col  consueto  servizio,  entro  una 
borsa  per  qualunque  occorrenza  del 
Papa. 

Se  il  Papa  cavalcava,  in  questo 
luogo  si  portav^a  la  sedia  Papale  da 
due  muli  con  finimenti  di  velluto 
cremisi  ricamati  d'oro,  e  non  caval- 
cando, questo  era  il  luogo  occupato 
dal  cavallo,  che  a  lui  dovrebbe  ser- 
vire, portato  a  mano  da  un  garzo- 
ne di  scuderia.  Indi  procedevano  i 
sediarii  Pontificii,  portando  a  mano 
l'altra  sedia  detta  portantina^  o  let- 
tiga. Dopo  succedeva  il  sagro  Col- 
legio de'  Cardinali  a  due  a  due  col- 
l'ordine  di  anzianità,  con  cappe,  e 
cappelli  Pontificali  rossi  in  testa,  ca- 
valcando mule  riccamente  bardate 
di  rosso,  con  finimenti  ornati  di 
metalli  dorati,  avendo  ciascun  Car- 
dinale vicino  il  suo  decano  in  abi- 
to nero,  e  molti  parafienieri  colle 
livree  di  gala.  Poscia  venivano  i 
patriarchi,  arcivescovi,  e  vescovi  as- 
sistenti al  soglio  Pontificio;  indi  1' 
uditore  della  camera,  in  mezzo  al 
tesoriere,  e  al  maggiordomo  del  pa- 
lazzo apostolico;  indi  i  protonotarii 
apostolici,  vestiti  dei  loro  gran  man- 
telli con  cappucci  e  cappelli  Ponti- 
ficali, cavalcando  tutti  mule  coperte 
di  paonazzo,  con  finimenti  con  guar- 
nizioni dorate  ;  poscia  gli  arcivescovi 
e  vescovi  non  assistenti  al  soglio , 
ed  i  referendarii  di  segnatura  vestiti 
di  rocchetto,  mantelletta  e  cappello 
semi  -  pontificale ,  cavalcando  mule 
bardate  di  panno  nero.    Quindi  se- 


CAP 

guiva  la  nobilissima,  e  magnifica  car- 
rozza del  Pontefice,  copei  ta  di  vel- 
luto cremisi ,  con  trine ,  fiangie  e 
ricami  d'  oro ,  tirata  da  sei  bianchi 
cavalli,  cavalcando  quei  del  bilanci- 
no e  i  timonieri  il  cavalcante  ,  e 
cocchiere  nobili  con  bellissimi  abiti; 
poi  due  trombetti  di  cavai  leggi  eri  , 
e  quattro  paggi  colle  lancie  alzate, 
che  precedevano  i  capitani  di  tal 
guardia ,  con  superbe  armature  di 
acciaro,  e  ricca  sopravveste,  avendo 
in  mezzo  il  vessillifero  di  s.  Chiesa 
con  bandiera  spiegata.  Indi  si  vede- 
vano i  cornetti  e  le  compagnie  dei 
cavalleggieri.  Seguivano  altre  trom- 
be, e  timpani  col  capitano  delle  co- 
razze, e  una  compagnia  di  questa 
arma ,  chiudendo  la  cavalcata  tutta 
la  fanteria  Pontificia  co'  suoi  uffi- 
ziah. 

Sul  ponte  s.  Angelo ,  se  il  Papa 
partiva  dal  Vaticano,  ottanta  pezzi 
di  cannone ,  e  lo  sparo  di  cinque- 
cento mortari,  festeggiavano  il  pas- 
saggio  del  Sommo  Pontefice  innanzi 
la  fortezza  di  Castel  s.  Angelo;  la 
guarnigione  della  quale,  col  castel- 
lano, trovavasi  ivi  schierata  in  ordi- 
nanza militare,   per  fargli  omaggio. 

Giunto  il  Papa  sul  Campidoglio, 
discendeva  dallo  scalone  del  palazzo 
senatorio  ad  incontrarlo  il  senatore 
di  Roma,  con  grande  abito  di  rub- 
bone  di  lama  d' oro ,  con  collana 
pure  d'oro,  e  scettro  d'avorio  in 
mano,  avendo  a  fianco  i  collaterali 
di  Campidoglio,  la  curia  capitolina, 
e  la  sua  corte.  Neil'  arrivare  il  Pon- 
tefice sulla  piazza,  s'inginocchiava  il 
senatore  avanti  di  lui ,  e  fermato 
il  cavallo,  con  breve  orazione  latina, 
offriva  e  prometteva  la  fedeltà  ed 
obbedienza  del  senato  e  popolo  ro- 
mano, a  cui  il  Papa  rispondeva  be- 
nignamente con  parole  acconcie,  ac- 
cellaiìdo  tali    proteste ,    ed  allora  il 


GAP 

senatore  gli  presentava  in  un  bacile 
le  chiavi  dello  stesso  Campidoglio , 
che  toccate  dal  Pontefice,  indi  com- 
partiva al  senatore  e  agii  astanti 
l'apostolica  benedizione,  e  prosegui- 


va il  suo  viaggio. 


Arrivato  il  Papa  nella  piazza  la- 
teranense,  veniva  incontrato  proces- 
sionahnente  dal  capitolo  lateranense 
col  Cardinal  arciprete,  con  due  pa- 
diglioni, e  due  croci,  le  quali  rien- 
travano nel  portico  all'apparire  del- 
la croce  Papale. 

Siccome  tutte  le  posteriori  cerimo- 
monie,  e  funzioni  che  dovrebbonsi  qui 
descrivere,  anche  ai  nostri  giorni  si 
osservano,  le  descriveremo,  nel  rac- 
contare il  modo  col  quale  presso  a 
poco  i  successori  di  Pio  VII  presero 
il  possesso  della  basilica  lateranense, 
e  siccome  per  le  circostanze  de'  tem- 
pi il  regnante  Pontefice  lo  prese 
nella  mattina  de'  3i  maggio  i832, 
non  con  tutta  la  solennità  nel  re- 
carsi al  Laterano,  e  in  occasione  di 
assistere  alla  Cappella  dell'  Ascensio- 
ne ,  che  in  quella  mattina  giusta  il 
costume  celebravasi  nella  basilica  la- 
teranense, preferiremo  la  descrizione 
del  modo  come  lo  prese  l' immedia- 
to suo  predecessore  Pio  Vili ,  il 
quale  come  Pio  VII,  e  Leone  XII,  vi 
si  lecò  in  carrozza,  essendosi  tralascia- 
ta la  magnifica  pompa ,  e  cavalcata 
suddescritta,  coll'adottarsi  un  treno 
poco  diverso  dal  nobile,  ritenendosi 
quelle  poche  formalità  più  sostanziali. 

Descrizione  del  treno,  e  cerimonie, 
col  quale  oggidì  i  Sommi  Pon- 
tefici prendono  il  formale  possesso 
della  basilica  lateranense,  e  rac- 
conto di  entello  preso  la  dome- 
nica'n^  maggio  iBsQj  da  Pio 
FUI,  Castiglioni. 

Avendo  destinato  il  detto  Ponte- 
fice di  prendere  possesso  in  tal  gior- 


CAP  179 

no,  siccome  glorioso  anniversario  di 
quello  in  cui  Pio  VII,  nel  18 14, 
ritornò  trionfante  in  Roma,  nel  qual 
mese  l'aveano  pure  preso  Gregorio 
XIII,  Sisto  V  e  Benedetto  XIV,  a 
tal  effetto  monsignor  Zucche,  prefet- 
to de'  maestri  delle  cerimonie  Pon- 
tificie, dai  cursori  fece  portare  la 
schedola  d'intimazione  a  tutto  il  sa- 
gro Collegio,  prelatura,  e  personaggi, 
che  dovevano  intervenirvi. 

Quindi  il  Papa,  che  abitava  il  Vati- 
cano, si  recò  nel  giorno  precedente 
al  Quirinale,  nel  qual  giorno,  secon- 
do il  costume,  emanò  varie  benefi- 
che disposizioni.  Fece  perciò  dispen- 
sare copiosissimi  biglietti  per  pane 
e  carne  in  favore  della  classe  indi- 
gente, per  organo  del  Cardinal  Al- 
bani segretario  di  stato,  istituì  un 
vistoso  capitale  per  soccorrere  le  par- 
rocchie piti  bisognose  dello  stato  ec- 
clesiastico, assegnò  un  fondo  annuo 
di  mille  ottocento  scudi  da  ripartirsi 
in  tante  pensioni  a  favore  de'  più 
meritevoli  studenti  di  pittura,  scul- 
tura e  architettura  della  città  di 
Roma,  e  fece  disposizioni  a  vantag- 
gio della  pastorizia  ec.  ec.  Ad  ore 
venti  ogni  Cardinale,  colla  sua  corte, 
e  col  caudatario  in  croccia  ,  montò 
in  carrozza  vestito  di  scarpe  e  tutto 
altro  di  colore  rosso,  col  seguito  di 
altra  carrozza,  e  domestici  colle  livree 
di  gala.  Per  la  via  del  Colosseo,  e 
dello  stradone  di  s.  Giovanni,  smon- 
tarono alla  sagrestia  della  basilica 
lateranense,  e  quivi  subito  assunsero 
i  paramenti  sagri  di  colore  bianco 
secondo  il  rispettivo  ordine,  e  i  cau- 
datarii  sulla  croccia  misero  la  cotta 
e  la  bimba  o  velo  bianco  per  sor- 
reggere la  mitra,  e  poi  recaronsi  ad 
attendere  il  Papa  nel  portico,  quan- 
do egli  n'  era  vicino.  Terminata  la 
fimzione ,  deposero  i  paramenti ,  o 
ripresa    la   mantelletta ,   mozzetla  e 


i8o  GAP 

cappello,  fecero  ritorno  per  la  me- 
desima strada  ai  loro  palazzi,  senza 
fare  nella  sera  veruna  dimostrazio- 
ne, non  costumandosi  aflfatto. 

Uscì  quindi  il  treno  Pontifìcio  no- 
bile, o  semipubblico,  dal  palazzo  Qui- 
rinale ad  ore  ventuna,  e  fu  annun- 
ziata tale  uscita  alla  citta  di  Roma 
dalle  salve  delle  artiglierie  di  Castel 
s.  Angelo.  Due  drappelli  di  drago- 
ni a  cavallo  con  un  brigadiere  di 
avanguardia  aprirono  il  corteggio, 
che  si  diresse  alla  patriarcale  basi- 
lica lateranense ,  per  la  via  delle 
quattro  fontane,  per  quella  che  con- 
duce alla  basilica  liberiana,  e  per 
quella,  che  da  essa  porta  al  latera- 
no,  gli  abitanti  delle  quali  aveano 
ornate  le  finestre,  e  luoghi  decen- 
temente ,  e  a  festa  ,  col  sohto  in- 
vito della  notificazione  de'  conser- 
vatori di  Roma ,  il  perchè  si  vi- 
dero quelle  strade  con  arazzi ,  ele- 
ganti parati ,  e  con  verzure,  alloro 
e  fiori. 

Altro  drappello  di  carabinieri  a 
cavallo  seguiva  i  due  menzionati , 
con  quattro  velette  delle  dette  due 
armi,  e  due  della  guardia  civica 
scelta  a  cavallo ,  con  drappello  di 
questa.  Dopo  due  battistrada  a  ca- 
vallo procedeva  un  frullone  palati- 
no col  foriere  maggiore ,  e  cavalle- 
rizzo maggiore.  Cavalcavano  quindi 
i  camerieri  segreti  soprannumerarii, 
e  di  onore  di  spada  e  cappa  con 
abito  da  città.  Appresso  egualmen- 
te cavalcavano  i  monsignori  came- 
rieri segreti  soprannumerarii,  e  di 
onore  vestiti  di  mantellone  paonaz- 
zo, e  cappello  usuale.  Indi  cavalca- 
va (in  luogo  del  capitano  suo  genito- 
re il  tenente  Martino  Pfyffer  della 
guardia  svizzera,  vestito  con  busto 
tli  acciaro,  con  fregi  d'oro  a  colori, 
con  gonnella  di  pelle  di  dante  ec. 
con  bel  giaccò  pure  d'acciaro  e  pen- 


GAP 

nacchiera,  avente  ai  lati  alcuni  in- 
dividui della  stessa  guardia. 

Veniva  poi  monsignor  Cappelletti, 
governatore  di  Roma,  a  cavallo  con 
grande  bardatura  paonazza,  é  fioc- 
chi violacei  intarsiati  d'oro,  vestito 
di  sottana,  fascia,  rocchetto  e  man- 
telletta  paonazza,  con  cappello  usua- 
le in  testa,  guanti  bianchi ,  e  bac- 
chetta in  mano.  Precedevano  quattro 
guardie  nobili  con  un  cadetto,  e  la 
croce  Papale  portata  su  mula  bianca 
con  gualdrappa  nera,  da  monsignor 
Michele  Materassi,  crocifero  Pontifì- 
cio ,  in  abito  violaceo  di  mantello- 
ne ,  con  guanti  bianchi ,  addestran- 
dogli la  mula  il  cavallerizzo  d'ope- 
ra vestito  di  nero ,  il  quale  ora  veste 
la  montura  con  ispada  al  fianco,  co- 
me r  usa  oggidì  il  maestro  di  stalla 
del  Papa. 

Seguiva  la  nobilissima  e  sontuo- 
sa carrozza  fatta  fabbricare  da  Leo- 
ne XII,  e  mai  adoperata,  tirata  da 
sei  cavalli  morelli  con  ricchi  fini- 
menti, con  cavalcante,  e  cocchiere 
nobile.  Dentro  era  vi  il  Pontefice 
Pio  Vili,  vestito  di  sottana  e  fascia 
di  seta  bianca  con  fiocchi  d' oro , 
rocchetto ,  raozzetta  e  stola  di  seta 
rossa,  che  corrispondeva  agli  applau- 
si dei  romani,  con  mostrare  gradi- 
mento, e  compartire  l'apostolica  be- 
nedizione. Andavano  in  sua  compa- 
gnia il  decano,  e  sotto  decano  del 
sagro  Collegio,  cioè  i  Cardinali  del- 
la Somiglia,  e  Pacca,  vestiti  in  abito 
Cardinalizio  di  color  rosso,  e  ber- 
retta. Circondavano ,  e  precedevano 
la  carrozza  i  parafrenieri ,  e  il  de- 
cano coi  loro  abiti,  portando  l'om- 
brellino, e  le  borse  pei  memoriali, 
non  che  due  ale  di  svizzeri  fiancheg- 
giarono tale  treno.  Indi  cavalcavano 
il  principe  di  Palestrina  d.  France- 
sco Barberini,  e  il  principe  di  Via- 
no d.  Clemente  Altieri,  comandante 


GAP 

il  primo,  capitano  il  secondo  del 
corpo  delle  guardie  nobili ,  le  qua- 
li erano  capitanate  da  un  tenente, 
e  tutti,  colle  monture  di  gala,  an- 
davano appresso. 

Veniva  immediatamente  la  secon- 
da muta  e  carrozza  Pontifìcia,  tira- 
ta da  sei  cavalli  con  entro  il  mag- 
giordomo, il  maestro  di  camera,  e  i 
cameriei'i  segreti  coppiere,  e  segre- 
tario d'ambasciata.  Nella  terza  muta 
e  carrozza  Pontificia  tirata  a  sei  ca- 
valli ,  presero  luogo  1'  elemosinie- 
re, il  sagrista,  il  cameriere  segreto 
guardaroba,  e  il  caudatario,  seguen- 
dola un  distaccamento  di  guardia 
civica  a  cavallo,  un  simile  dei  cara- 
binieri, ed  un  altro  di  dragoni,  tutti 
a  cavallo. 

Seguivano  le  due  prime  carrozze  dei 
nominati  Cardinali,  e  le  loro  seconde 
carrozze  co'  rispettivi  individui  del- 
l'anticamera nobile,  andando  in  quel- 
la del  Cardinal  decano  gli  aiutanti 
di  camera  del  Papa;  indi  le  due 
carrozze  del  maggiordomo  e  maestro 
di  camera  coi  loro  gentiluomini,  ed 
alcuni  famigli  segreti  del  Pontefice, 
poscia  quelle  del  governatore  di  Ro- 
ma, dei  due  comandanti  delle  guar- 
die nobili,  coi  loro  gentiluomini  den- 
tro ,  e  domestici  a  piedi  in  livree 
di  gala,  e  finalmente  un  frullone 
palatino  col  credenziere  segreto,  e 
un  famigliare  di  camera  del  Papa, 
chiudendosi  il  treno  da  un  drappel- 
lo di  dragoni. 

Proseguendo  con  questo  ordine, 
in  mezzo  a  numerosissimo  popolo,  e 
nobiltà  sì  romana  che  straniera,  per- 
venne il  corteggio  all'ingresso  della 
piazza  lateranense,  ed  avvicinandosi  la 
carrozza  del  Papa  alla  basilica,  dal 
grandioso  padiglione  eretto  a  ridos- 
so della  facciata  del  palazzo  conti- 
guo e  incontro  al  triclinio  lateranense, 
l>el  senatore,  il  quale  in  questo  luogo 


CAP  ,8i 

dovea  fare  l'omaggio,  che  solevasi  ese- 
guire sul  Campidoglio,  si  mosse  il 
senatore  di  Roma  principe  don  Pa- 
luzzo  Altieri  in  abito  di  gran  for- 
malità, coi  tre  conservatori  di  Ro- 
ma, e  priore  de*  caporioni  in  rubbo- 
ne  di  lama  d' oro,  cioè  il  cav.  O- 
doardo  de  Cinque  Quintilii,  marche- 
se Paolo  Carandini,  cav.  Paolo  Mar- 
tinez,  e  marchese  Filippo  Naro  Pa- 
trizi ,  col  seguito  de'  collaterali  e 
giudici  capitolini,  paggi,  gentiluomi- 
ni, cappellani,  camerieri,  decani,  e 
coi  fedeli  di  Campidoglio  vestiti  coi 
loro  antichi  abiti  rossi  e  giaUi,  nonché 
colla  milizia  urbana  de'  capotori.  Fer- 
matasi la  carrozza  Pontifìcia,  il  caval- 
lerizzo maggiore  ne  aprì  lo  sportello, 
ed  il  senatore  ivi  genuflesso,  si  con- 
gratulò col  Pontefice  per  la  sua  e- 
saltazione,  e  gli  esibì  la  fedeltà,  ed 
ubbidienza  del  senato  e  popolo  ro- 
mano ,  con  questo  breve  discorso  : 
M  Unusquisque  nostrum  tua  praecla- 
*»  ra  noscens  merita.  Beatissime  Pa- 
M  ter,  Isetitia  perfunditur,  et  amoris 
M  sensus  compescere  nesciens,  plau- 
"  sus  agit.  Quid  mirum,  si  omnes 
»  in  te  versentur  oculi?  Gemina  il- 
M  la,  qua  polles,  potentia,  ad  te  o- 
«  mnium  allicit  animos  ;  et  hic  stan- 
**  tes  senatus  populusque  romanus 
»j  te  patrem,  te  principem,  veluti 
M  ad  urbem  triumphantem,  obse- 
»  quiosi  excipiunt,  tibique,  Beatis- 
M  sime  Pater,  omnis  venerationis, 
w  obedientiae,  fìdelitatis  ac  felicita- 
"  tis  monimenta  praebent  et  ode- 
M  runt".  Indi  il  Pontefice  rispose 
colle  seguenti  parole.  "  Fidelitatem 
"  et  obedieiitiam  populi  romani  no- 
»  mine  exhibitani  acceptamus.  In 
"  nomine  Patris  ^Jf,  et  Fi  Hi  ">|f,  et 
'»  Spirilus  Sancti  -^If.  Amen  ".  Do- 
po di  che  si  chiuse  Io  sportello  della 
carrozza  dal  cavallerizzo,  e  progre- 
dendo la  carrozza  verso  la   basilica, 


i82  CAP  GAP 

il  capitolo  lateranense  si  mosse  ad  cato  ;  nell'atto  stesso,  che  i  cappel- 
incontrare  il  Papa,  vestiti  di  cotta  lani  cantori  della  basilica  cantarono 
e  rocchetto  i  canonici,  e  gli  altri  V  Ecce  sacerdos  magnus,  ec. ,  e  le 
colle  semplici  cotte,  mentre  se  foS'  campane  suonarono  a  festa.  Dopo  a- 
se  stato  inverno,  avrebbono  tutti  as-  vere  il  Papa  ciò  fatto,  si  alzò  in 
sunte  le  cappe,  coi  penitenzieri  france-  piedi,  entrò  nel  portico,  avendo  ivi 
scani  aventi  l'abito  della  loro  religione,  già  preso  luogo  dalla  parte  destra  ed 
coi  due  padiglioni,  e  colle  due  croci,  in  appositi  coperti  di  tappeti ,  il 
che  rientrarono  nel  portico  appena  sagro  Collegio  in  paramenti  sagri 
comparve  la  croce  Papale.  Discesi  bianchi;  i  quali  pure  aveano  preso 
da  cavallo,  e  dalle  carozze  tutti  quel-  i  patriarchi,  gli  arcivescovi,  e  i  ve- 
li, che  formavano  il  Pontificio  cor-  scovi.  Entrato  il  Pontefice  in  una 
leggio,  e  schieratisi  avanti  la  porta  camera  contigua  a  prendere  la  fal- 
della basilica,  si  fece  calare  dal  fo-  da  e  a  deporvi  il  cappello  e  la  sto- 
riere  maggiore  la  catena  dell'  adito,  la,  indi  ascese  al  trono  eretto  nel- 
che  dalla  gradinata  conduce  alla  lo  stesso  portico ,  dove  deposta  la 
chiesa,  e  discesa  Sua  Santità  dalla  mozzetta,  fu  vestito  dai  due  primi 
carrozza,  trovò  ad  ossequiarla  dentro  Cardinah  diaconi  assistenti  degli  abi- 
lo  steccato  la  maggior  parte  del  ti  Pontificali,  presentati  dai  votanti 
corpo  diplomatico,  i  principi  roma-  di  segnatura  accoliti  apostolici,  cioè 
ni,  e  i  comandanti  della  truppa  di  amitto,  camice,  cingolo,  stola, 
Pontificia.  Per  s\  fausta  circostanza,  piviale,  formale  prezioso,  e  di  mitra 
quella  basilica,  unitamente  al  porti-  di  tela  d'  oro. 

co,  si  vide  riccamente  apparata,  ed  Così  vestito,  e  sedente  in  trono,  sul 
ornata  di  damaschi  rossi ,  broccati  ripiano  di  questo  ascese  in  cappa  il 
<V  oro,  seterie  gialle,  e  musoli  bian-  Cardinale  arciprete,  col  mentovato  de- 
chi  con  trine  e  frangie  d'oro,  in  u-  cano,  come  dicemmo,  facente  le  veci 
no  alle  due  grandi  arcate,  ed  alle  del  vicario  del  capitolo,  il  quale  soste- 
scale,  che  conducono  alla  loggia  del-  neva  il  bacile  colle  due  chiavi  della 
la  benedizione.  Analoghe  iscrizioni  stessa  basilica;  indi  il  Cardinale, 
per  celebrare  l'avvenimento  furono  avendo  fatto  al  Papa  un  profondo 
poste  sulla  cancellata,  e  precisamen-  inchino,  gli  diresse  secondo  il  con- 
te sotto  la  detta  loggia,  sulla  porta  sueto  il  discorso  seguente,  che  in 
principale,  e  nella  confessione,  o  al-  mancanza  dell'arciprete  incombereb- 
tare  Papale,  inconti'o  al  trono.  be  di  pronunziare  al  vicario;  ma  la 
Intanto  giunto  Pio  Vili  alla  can-  presentazione  della  croce  a  baciare , 
celiata  del  portico,  si  prostrò  sopra  dell'  aspersorio,  e  1'  incensazione  al 
strato  e  cuscino  di  velluto  rosso.  Al-  Pontefice,  che  poi  diremo,  tocche- 
lora  il  Cardinal  della  Somaglia,  ar-  rebbe  in  tal  circostanza  al  Cardinal 
ciprete  della  basilica,  avendo  già  primo  prete.  Ecco  il  discorso: 
assunta  la  cappa  rossa,  gli  presentò  "  Praeclare  quidem.  Beatissime  Pa- 
a  baciare  un  crocefisso  d'avorio,  che  »  ter,  a  te  factum  est,  ut  hac  die 
avea  ricevuto  dalle  mani  del  cano-  «  prgesertim  in  tuae  supremae  posses- 
nico  decano,  in  abito  prelatizio,  in  «  sionem  auctoritatis  ingredi  pompa 
assenza  del  prelato  vicario,  il  qual  «  solemni  velles;  si  quidem  in  eam 
crocefisso  era  collocato  su  di  un  ^j  spem  inducimur  fore,  ut,  dum 
piatto  d'argento  con  coltre  di  broc-  »   praecipuo  cultu  demandato  sa.  me. 


CAP 

V  Pìi  PP.  VII,  venera miir  Mariani 
Dei  genitricem  tamquam  fìrmis- 
simuin  cliristifidelium  auxìlium, 
tiuis  pontifìcatus,  istius  magna; 
Virginis  ope,  chrisliano  populo 
sit  salutaiìs.  Cum  in  hac  tam  in- 
signi celebritate,  qua  nulla  au- 
gustior  est  in  omni  terrarum  or- 
be, tu,  Pater  Beatissime,  Divina 
quadam  luce  circumfusus,  alter 
quasi  Christus  appareas:  quod  ad 
me  attinet,  ecce  ego  amplissima 
sanctae  Ecclesiae  Cardinalium  co- 
rona ,  cinctus ,  quamvis  re  vera 
omnium  minimus,  adsum  coram 
te.  Videlicet  in  ista  sacratissima 
sede  quae  prima  est  cathedra 
lui  episcopatus,  et  in  qua  Pii  VII 
benefìcio  vicariam  prò  te  auctori- 
tatem  exerceo,  ad  tuos  pedes  pro- 
volutum  piissimum  hunc  ecclesia- 
sticum  ordinem,  capitulum  nem- 
pe  et  clerum  basilicae  lateranensis, 
tibi  sisto  atque  meipsum.  Hi  ne 
primum,  maxima  qua  par  est  re- 
verentia  et  obsequio,  sanctitatem 
tuam  veneramur  mysticas  claves 
tibi  de  more  ofFerentes:  deinde 
vero  eamdem  prò  tutela  et  prae- 
sidio  tuo  erga  nos  enixe  rogamus, 
qui  omnes  Jesum  Christum  Re- 
demptorem,  purissimam  Virginem 
ejusque  matrem,  utrumque  Joan- 
nem  (  Bapti stara,  et  Evangelistam) 
intimo  animi  affectu  supplices  ob- 
secramusj  et  assidue  obsecrabimus 
prò  tuo  pontificalu  maximo  inito 
cum  tanta,  quantam  ipsemet  vi- 
disti,  hominum  frequentia,  atque 
elTusa  omnium  ordinum  Lnctitia  : 
quae  res  tanti  momenti,  utinam , 
tibi  Beatissime  Pater,  et  EcclesioR 
universae  et  populo  romano  sui 
benevertat,  ut  noraen  Domini  ubi- 

>»   que  sanctificetur. 

Terminato  che  ebbe  il  Cardinale 

tal  divscorso,   gli  presentò  le  suindi- 


'CAP  ^^  ^-       ,8: 

cale  chiavi  della  basilica,  alle  quali 
il  Pontefice  slese  la  mano  per  rice- 
verle, restituendole  nello  stesso  tem 
pò  all'arciprete,  che  fece  la  solita 
adorazione,  baciando  il  piede  e  la 
mano  al  Papa,  che  l'ammise  al  ba- 
cio del  volto.  Vennero  poscia  am- 
messi al  bacio  del  piede  tutti  i  ca- 
nonici, beneficiali  ed  altri  di  quel 
capitolo  e  clero,  per  anzianità  (e  pel 
primo  toccherebbe,  se  vi  fosse  pre- 
sente, al  vicario  della  basilica),  non- 
ché i  pp.  penitenzieri  minori  rifor- 
mati ,  cogli  altri  chierici  della  ba- 
silica. 

Tutti  poi  si  ritirarono  dietro  i 
banchi  de'Cardinali  preti,  il  perchè 
da  un  maestro  delle  cerimonie  si 
diede  il  segnale,  che  si  avanzasse 
la  croce  Papale  portata  da  monsi- 
gnor de  Retz,  uditore  di  Rota,  ve- 
stito di  tonicella,  e  preceduto  dai 
corpi  dei  cubiculari  in  cappe  rosse, 
dal  collegio  degh  avvocati  concisto- 
riali con  piviale  bianco  attraverso 
la  spalla  sinistra  col  cappuccio  di 
fuori  della  cappa,  e  dalla  prelatura 
in  rocchetto  e  cotta. 

Presso  la  croce  procedevano  gli 
uditori  di  Rota  in  tonacella,  gli  ab- 
bati mitrali,  il  commendatore  di  s. 
Spirito,  i  vescovi  non  assistenti,  i 
vescovi,  arcivescovi  assistenti  al  so- 
glio, e  i  patriarchi,  tutti  in  piviale 
bianco  con  mitra  di  tela  bianca, 
seguiti  dai  Cardinali  vestiti  degji 
abiti  sagri  proprii  del  loro  ordine, 
e  mitre  di  damasco  bianco;  e  il 
Cardinal  de-Gregorio,  siccome  preco- 
nizzato vescovo  di  Frascati,  quantun- 
que ancora  non  fosse  slato  consagm- 
to,  pure  assunse  il  piviale,  e  formale 
di  perle,  e  tutto  altro  proprio  dei 
Cardinali  vescovi  suburbicarii ,  fra  i 
quali  erasi  unito  sino  dal  concistoro 
precedente,  in  cui  era  stalo  proposto. 

Discese  allora  Pio  VII!  dal  soglio, 


i84  CAP 

e  preceduto  dal  consueto  corteggio, 
pervenne  alla  porta  maggiore  della 
basilica,  dove  dal  Cardinal  arcipre- 
te, che  avea  già  deposta  la  cappa , 
e  assunti  i  sagri  paramenti,  gli  fu 
presentata  la  navicella  coli'  incenso , 
che  il  Papa  pose  nel  turibolo  ;  indi 
gli  si  presentò  l'aspersorio,  col  quale 
dopo  essersi  segnato ,  asperse  col- 
r  acqua  benedetta  gli  astanti,  e  poi 
al  medesimo  arciprete  il  restituì,  e 
da  esso  fu  allora  tre  volte  incensa- 
to. Indi  il  Pontefice  si  pose  a  sedere 
sulla  sedia  gestatoria,  e  co' flabelli 
ai  lati,  dai  suoi  parafrenieri  fu  ele- 
vato in  alto ,  sotto  baldacchino  di 
ganzo  d'argento  con  galloni  d'oro, 
coi  Pontificii  stemmi,  il  quale  in  uno 
a  tutto  il  legname  impiegato  per 
questa  solennità  nella  basilica,  resta 
a  beneficio  di  questa.  Ne  sostenne- 
ro le  otto  aste  altrettanti  canonici 
giusta  il  rito,  ed  appena  si  mosse 
la  sedia  gestatoria,  che  il  maestro 
de'  cappellani  cantori  della  cappella 
Pontificia,  fece  subito  da  due  so- 
prani anziani  intuonare  l' inno  Te 
Deuniy  che  da  tutto  il  coro  venne 
proseguito.  Incamminatasi  la  proces- 
sione per  la  navata  di  mezzo  della 
chiesa,  il  Papa  giunse  innanzi  l' al- 
tare del  Crocefisso,  ove  era  con  de- 
coro esposto  il  ss.  Sagra  mento  :  di* 
scese  dalla  sedia ,  e  genuflesso  fece 
orazione  al  genuflessorio,  prendendo 
luogo  i  Cardinali  nelle  banche  la- 
terali, ove  i  proprii  decani  aveano 
ad  ognuno  preventivamente  prepa- 
rato il  cuscino  rosso.  Indi  i  mento- 
vati cantori,  che  rimasero  da  un  la- 
to, in  falso  bordone  cantarono  il  ver- 
setto: Te  ergo  quaesumus,  e  detto 
V  ultimo  verso  dell'  inno ,  il  Cardir 
nal  arciprete  dalla  parte  dell'  epistor 
la,  disse  i  consueti  versetti  con  can- 
to andante,  e  le  solite  orazioni  ana- 
loghe. Allora  la  processione   si   di- 


GAP 

resse  per  la  medesima  navata  verso 
l'altare,  e  si  posero  tutti  in  ginoc- 
chio a  venerare  le  sagre  teste  de'  ss. 
Pietro  e  Paolo  esposte  sulla  tribu- 
na dello  stesso  altare.  Alzatosi  il 
Pontefice  dal  genuflessorio,  a  piedi  si 
recò  all'altro  preparato  avanti  dette 
insigni  reliquie,  presso  cui  e  da  am- 
bo i  lati  si  posero  ginocchioni  i 
Cardinali  sui  cuscini  postivi  dai  no- 
minali decani.  Quivi  dai  cantori 
della  basilica  si  cantò  l' antifona , 
Petrus  Aposlolus  ^  ed  essendosi  la 
processione  diretta  all'altare  mag- 
giore ,  presero  quei ,  che  la  com- 
ponevano, i  luoghi,  che  ad  ognuno 
spettavano,  mentre  il  Papa,  ch'era  ri- 
salito in  sedia  gestatoria,  ne  discese 
avanti  l' altare,  e  fatta  orazione  sul 
genuflessorio  andò  poi  ad  assidersi  sul 
soglio  collocato  in  mezzo  dell'abside, 
e  i  Cardinali  sedettero  negli  stalli 
de'  canonici. 

Poco  dopo  i  Cardinali  per  ordine 
di  anzianità  si  recarono  a  rendere 
r  ubbidienza  al  Pontefice ,  e  dopo 
aver  baciato  la  mano  sotto  1'  ami- 
frigio  del  manto,  ricevettero  dentro 
la  mitra  il  presbiterio ,  consistente 
in  due  medaglie  di  argento  coniate 
per  questa  funzione,  nel  qual  atto 
i  Cardinali  ribaciarono  al  Papa  la 
mano  nuda.  Queste  medaglie  erano 
somministrate  a  Pio  Vili  dal  Car- 
dinal Albani  primo  diacono ,  che 
ogni  volta  le  riceveva  da  monsignor 
Mario  Mattei,  tesoriere  generale,  og- 
gi amplissimo  Cardinale,  il  quale  le 
cavava  da  una  borsa  di  damasco  e 
stava  genuflesso  sul  ripiano  del  so- 
glio; e  poi  egli  stesso  ne  consegnò 
due  al  senatore  di  Roma,  come 
principe  assistente  al  soglio,  e  per- 
ciò era  stato  sempre  in  piedi  sullo 
stesso  ripiano  del  trono;  medaglie 
che  dipoi  particolarmente  ricevono 
tutti  quelli,  che  hanno  luogo  in  cap^ 


GAP 

pella,  e  quelli,  che  le  fruiscono  nel- 
la dispensa  per  la  festività  de'  prin- 
cipi degli  apostoli,  meno  piccole  va- 
riazioni nelle  persone,  alle  quali  si 
danno. 

Dopo  ricevuto  il  presbiterio,  il 
Cardinal  Fesch,  come  primo  dei  Car- 
dinali, presenti  in  curia,  seguito  da- 
gli uditori  di  Rota  in  tonacella,  e 
dagli  avvocati  concistoriali  con  pi- 
viale attraverso  la  spalla  sinistra,  si 
tiasferi  innanzi  l' altare  Papale ,  e 
dalla  parte  del  vangelo  intuonò  le 
laudi,  Exaudi  Christe^  etc,  cui  ri- 
spondevano gli  altri  disposti  in  due 
ale.  Queste  laudi,  litanie,  o  preci 
sono  quelle  stesse  che,  nella  mattina 
della  coronazione  del  nuovo  Papa, 
si  dicono  dal  Cardinal  primo  dia- 
cono, e  dagli  stessi  uditori  di  Rota, 
ed  avvocati  concistoriali.  Terminate 
tali  preghiere,  e  ritornato  ognuno 
a*  proprii  posti,  il  Papa  si  condusse 
allo  stesso  altare,  e  dopo  averlo  ba- 
ciato nel  mezzo,  lasciò  l'offerta  o 
presbiterio  sulla  mensa,  presentato- 
gli da  monsignor  tesoriere  dentro 
una  borsa  cremisi  trinata  d'oro,  con- 
tenente centocinquanta  scudi  in  oro. 
Il  canonico  fabbriciere  ritirò  que- 
sta borsa  dalla  mensa,  e  quindi  la 
consegnò  al  benefiziato  camerlengo 
per  erogarsi  in  vantaggio  della  ba- 
silica. Mentre  il  Pontefice  stava  nel 
mezzo  dell'  altare ,  intuonò  il  solito 
versetto:  SU  nomen  Domini  bene- 
dictum,  diede  al  popolo  ivi  aduna- 
to la  benedizione,  scoperto  di  mi- 
tra, avendo  innanzi  la  croce  Papale 
dalla  parte  anteriore  dell'altare,  sos- 
tenuta dall'ultimo  uditore  di  Rota: 
dopo  di  che,  il  Pontefice  fu  di  nuo- 
vo coperto  colla  mitra. 

Disceso  il  Papa  dall'altare,  risali 
nella  sedia  gestatoria ,  e  deposta  la 
mitra,  gU  fu  messo  in  capo  il  trire- 
guoj  e  sotto  il  baldacchino,  coi  due 


CAP  187 

flabelli  ai  Iati,  preceduto  da  tutti 
quelli,  ch'ebbero  luogo  nella  funzio- 
ne, fu  portato  per  la  parte  corri- 
spondente in  chiesa,  al  contiguo  pa- 
lazzo lateranense ,  dalle  cui  scale 
giunse  alla  gran  loggia  della  fl\ cela- 
ta principale,  tutta  addobbata  di  da- 
maschi ,  e  coltri ,  con  baldacchino. 
Sotto  di  questo  il  Sommo  Pontefi- 
ce, avendo  intuonato  l'orazione,  San- 
cii Apostoli  tui  Petrus  et  Paidus,  etc, 
e  recitate  le  altre  preci ,  alle  quali 
tre  volte  i  cantori  Pontificii  rispo- 
sero Amen,  ed  alzatosi  in  piedi,  com- 
parti solennemente  la  triplice  apo- 
stolica benedizione  all'affollato  po- 
polo accorso,  fra  il  lieto  suono  del- 
le campane  della  basilica,  i  concerti 
armoniosi  delle  bande  di  tutte  le 
differenti  milizie  schierate  sulla  sotto- 
posta piazza,  e  tra  il  rimbombo  e 
il  fragore  delle  artigUerie  di  caste! 
s.  Angelo,  e  de'  cannoni  collocati  in 
un  lato  della  piazza.  Indi  il  Cardi- 
nal primo  diacono  assistente  si  pose 
la  mitra  in  capo  e  ad  alta  voce 
lesse  in  idoma  latino  la  formula  della 
plenaria  indulgenza  concessa  da  Pio 
Vili  agli  astanti,  e  poscia  il  Cardi- 
nale secondo  diacono  assistente  lesse 
la  stessa  formola  in  italiano.  Com- 
partitasi dal  Pontefice  altra  partico- 
lare benedizione,  fu  condotto  alla 
camera  de'  paramenti ,  nello  stesso 
ripiano  della  loggia,  vi  depose  gli 
abiti  sagri,  e  ripresa  la  mozzetta,  in 
un  contiguo  gabinetto  si  levò  la 
falda,  mettendosi  la  stola  e  il  cap- 
pello. Avendo  dispensato  e  ringra- 
ziato i  Cardinali  della  Somaglia ,  e 
Pacca,  di  accompagnarlo  al  Quirina- 
le, essendo  le  ore  ventiquattro,  cor- 
teggiato dal  capitolo  lateranense  asce- 
se in  carrozza  coi  prelati  maggior- 
domo e  maestro  di  camera ,  indi 
preceduto,  e  seguito  dal  suddescritto 
treno,  meno  quello  dei  due  Cardi- 


1 86  C  A  P 

unii,  per  cui  gli  aiutanti  di  camera 
iìv]  Papa  presero  luogo  nella  terza 
muta  palatina,  ed  uscendo  per  la 
porta  principale  del  palazzo  latera- 
neiise,  per  la  medesima  strada  cir- 
condato dai  para  freni  eri  con  torci  e 
accese,  Pio  Vili  si  restituì  al  palazzo 
Quirinale,  donde  colTaltro  treno  pri- 
vato fece  ritorno  al  Vaticano,  sua 
ordinaria  residenza. 

In  questo  stesso  giorno  Pio  Vili, 
ad  esempio  dei  suoi  predecessori,  di- 
resse una  enciclica  a  tutti  i  patriar- 
chi,  primati,  arcivescovi  e  vescovi 
del  mondo  cattolico,  partecipando  ad 
essi  la  sua  assunzione  al  Pontificato. 

4-  Morte  del  Ponte/ice,  trasporto 
del  suo  cadavere  la  sera  del 
terzo  giorno  di  sua  morte  dal 
Quirinale,  o  dall'appartamento 
vaticano,  alla  Cappella  Sistina, 
e  da.  questa  nel  quarto  giorno 
alla   contigua   basilica   vaticana, 

'    e  sua  tumulazione. 


Passato  affli  eterni  rii 


il  sovra- 


.-,..  V...V.. ...  riposi  IJ 
no  Pontefice,  il  Cardinal  camerlengo 
di  s.  Chiesa  convoca  il  tribunale 
della  camera,  e  con  abito  CardinaU- 
zio  violaceo  si  reca  al  palazzo  del 
defonto.  Giunto  nella  sua  camera, 
fatta  ivi  breve  orazione,  asperge 
coir  acqua  benedetta  il  cadavere,  e 
scopertosi  il  volto  del  Papa  da  due 
suoi  aiutanti  di  camera,  formalmente 
riconosce  la  sua  morte,  e  dallo  stesso 
appartamento  Pontificio,  subito  par- 
tecipa tal  perdita  al  senato  romano, 
affinchè  la  pubblichi  alla  città  col 
suono  lugubre  della  campana  mag- 
giore di  Campidoglio,  cui  fanno  eco 
tutte  le  campane  delle  chiese  di  Ro- 
ma per  ordine  del  Cardinal  vicario,  e 
poscia  il  camerlengo  fa  ritorno  alla 
sua  residenza  accompagnato  dalla 
guardia  svizzera.  Se  il  Papa  è  morto 


GAP 

al  Quirinale,  dopo  l'imbalsamazione 
del  cadavere,  questo  si  veste  cogli 
abiti  usuali  compresa  la  mezzetta, 
e  si  espone  nella  grande  aula,  ov- 
vero nella  cappella  paoli na ,  donde 
poi  si  trasferisce  alla  cappella  Sistina 
del  palazzo  vaticano.  Se  in  questo 
poi  ha  terminato  di  vivere,  si  veste 
cogli  abiti  Pontificali  rossi ,  e  si 
espone  nella  cappella  Sistina  sopra 
un  alto  Ietto,  avente  a' piedi  due 
cappelli  Papali  in  segno  della  dop- 
pia giurisdizione.  La  cera,  che  arde 
all'altare,  sulla  cancellata,  e  intorno 
al  feretro,  è  bianca,  l'arazzo  dell'al- 
tare rappresenta  il  risorgimento  di 
Lazzaro,  ma  non  evvi  ne  il  trono, 
né  la  sedia  Pontificia.  Intorno  al 
cadavere,  i  penitenzieri  di  s.  Pietro, 
recitano  le  consuete  preci ,  e  la 
guardia  nobile  con  velo  nero,  e 
quella  svizzera  custodiscono  il  corpo, 
e  la  cappella,  finché,  come  diremo, 
si  trasporta  nella  contigua  basilica. 
Le  interiora  poi  ed  i  precordii  del 
Pontificio  cadavere,  nella  sera  della 
sua  apertura  ed  imbalsamazione,  si 
mettono  dentro  un  vaso  ben  sug- 
gellato, ed  in  una  carrozza  palatina, 
coll'accompagnamento  del  cappellano 
segreto  caudatario  del  defonto,  e  di 
due  parafrenieri  a  piedi  con  torce 
accese ,  vengono  trasportate  nella 
chiesa  de'  ss.  Vincenzo  ed  Ana- 
stasio a  Trevi ,  ove  dopo  l' asso- 
luzione del  superiore  della  chie- 
sa ,  vengono  tumulate  nel  sepolcro 
appositamente  fabbricato.  Ivi  per  la 
prima  volta  furono  deposte  le  vi- 
scere di  Sisto  V  ,  nel  16^90,  per- 
chè fu  il  primo  Papa,  che  morì  nel 
palazzo  Quirinale.  Si  deve  poi  av- 
vertire che  se  il  Pontefice  muore 
nel  palazzo  vaticano  ,  i  precordii 
vanno  trasportati  nelle  grotte  della 
contigua  basilica  vaticana ,  sebbene 
quelh  di  Leone  XII,  nel    1829,  fu- 


GAP  GAP                   ,87 

ix)no    portali    alla    predetta    clitcsa ,  l)etti.     V.    Traslazione    df/ cadaveri 

ad    onta    che    morisse    al  Vaticano,  dei  Papi,  e  quanto  dicesi  su  questo 

V.  Cadavere  del  Papa,  e  Precordi!  argomento    al    §    I    delle    Cappelle 

Pontificii.  Cardinalìzie. 

Allorché  muore  il  Pontefice  al  Giunto  il  cadavere  Pontificio  pel 
Quirinale,  la  sera  del  terzo  giorno  vestibolo,  o  galleria  sinistra  della 
della  sua  morte,  segue  il  suo  tras-  basilica  vaticana,  al  ripiano  della 
porto,  che  dicesi  privato,  alla  cap-  scala  regia,  i  penitenzieri  di  s.  Pie- 
pella  Sistina,  passando  per  la  strada  tro  lo  levano  dalla  lettiga ,  e  su 
Papale;  cioè  dalla  discesa  del  Qui-  nobile  bara  lo  trasportano  alla  cap- 
rinale  per  le  tre  Cannelle,  piazza  pella  Sistina,  ove  lo  spogliano  degli 
di  Venezia,  Cesarini,  Parione,  Ban-  abiti  suddetti,  e  lo  vestono  di  quel- 
chi,  ponte  s.  Angelo,  e  Borgo  Nuovo,  li  Pontificali  di  colore  rosso  :  cioè 
Precedono  due  dragoni  a  cavallo,  scarpe,  sandali,  amitto,  camice,  cin- 
indi  sei  dragoni  di  fionte,  due  maz-  golo,  succintorio,  croce,  stola,  fano- 
zieri  con  torcie  a  vento,  due  batti-  ne,  tonacella,  dalmatica,  guanti,  pia- 
strada,  quattro  trombetti  dei  dragoni,  neta,  pallio,  mitra  di  lama  d'argento, 
seguiti  da  un  distaccamento  della  ed  anello;  rimanendo  a  recitare  le 
medesima  arma.  Indi  succedono  due  consuete  orazioni  di  suffragio  finché 
trombetti  delle  guardie  nobili,  con  un  nella  mattina  seguente,  quarto  gior- 
cadetto  di  esse,  e  quattro  guardie  no  della  morte  del  Papa,  recasi  il 
a  cavallo;  poi  la  compagnia  della  sacro  Collegio  de' Cardinali  in  vesti 
guardia  svizzera  con  bandiera  pie-  violacee  e  cappe  di  egual  colore, 
gata,  ed  il  suo  capitano  a  cavallo,  cioè  quelli  creati  dal  defonto  di  sa- 
Viene  appresso  un  maestro  di  ceri-  jetta,  e  gli  altri  di  seta,  nella  detta 
monie  pure  a  cavallo,  e  la  lettiga  cappella.  Quivi  pure  si  reca  il  ca- 
co! cadavere  del  Papa  (a  cui  all'usci-  pitolo  vaticano,  e  cantatosi  dai  can- 
re  della  sala  si  pone  il  cappello  in  tori  Pontificii  il  responsorio  :  Sub^'e- 
capo),  portata  da  due  mule  bianche,  nite  sancii  Dei  etc. ,  il  canonico 
contornata  da  molti  parafrenieri  e  decano  del  medesimo  capitolo  in 
sediari  con  torcie  di  cera  bianche  piviale  nero  fa  l'assoluzione  del  ca- 
accese,  da  dodici  penitenzieri  di  s.  davere,  colle  debite  genuflessioni. 
Pietro  che,  sostenendo  altrettante  Quindi  il  cadavere  del  Papa  con  la 
torcie,  vestiti  di  cotta  bianca,  reci-  coltre  rossa  si  pone  in  un  feretro, 
tano  continuamente  le  preci,  avendo  ed  otto  mansionari  del  capitolo  in 
ai  lati  le  guardie  nobili  a  piedi,  e  cotta  lo  trasportano,  per  la  scala 
due  linee  di  svizzeri.  Poscia  cavai-  regia  e  portico  contiguo,  nella  basi- 
cano  il  comandante  di  dette  guardie  lica,  sostenendo  i  lembi  della  col- 
nobili,  con  un  distaccamento  di  es-  tre  i  canonici,  circondati  dalle  guar- 
.se ,  in  uno  agli  uffiziali  maggiori,  e  die  nobili  e  svizzera,  ed  assistendo  al- 
il  maestro  delle  scuderie  Pontificie.  la  funzione  i  cerimonieri  Pontificii  in 
Si  chiude  il  convoglio  funebre,  che  mantellone.  Precede  la  processione 
nel  principio  e  fine  viene  illuminato  il  capitolo  stesso  con  torcie  accese, 
da  parecchie  torcie  a  vento,  col  tre-  e  seguono  i  Cardinali  collegialmente, 
no  dell'artiglieria,  composto  di  sette  recitando  i  salmi  Miserere,  e  De 
pezzi  di  cannoni ,  e  con  un  distacca-  profundis.  Criunta  la  funebre  pro- 
inculo  di  carabinieri  coi  loro  troin-  cessione    in     mezzo    alla     principalr 


i88 


GAP 


navata,  il  feretro  si  colloca  su  alto 
letto,  e  fattasi  dal  canonico  vescovo 
più  anziano  del  capitolo  altra  asso- 
luzione, viene  trasportato  il  cadavere 
nella  cappella  del  ss.  Sagramento; 
e  i  Cardinali,  deposte  le  cappe,  e 
ripresa  la  mozzetta,  fanno  ritorno 
a'  loro  palazzi  colle  due  carrozze, 
con  cui  erano  venuti,  coi  caudata- 
ri in  sottana  paonazza,  é  ferraiuolo- 
ne  nero. 

Dopo  il  terzo  giorno  che  il  cada- 
vere, cogli  abiti  Pontificali,  col  cro- 
cefisso sul  petto,  e  co'  due  cappelli 
Papali  a'  piedi,  è  stato  esposto  in 
detta  cappella  coi  piedi  fuori  della 
cancellata,  affinchè  li  baci  il  popolo, 
nella  sera  del  secondo  giorno  de'  no- 
vendiali, che  in  appresso  descrivere- 
mo, si  fa  la  tumulazione  del  cada- 
vere. A  tal  effetto  i  Cardinali  da 
lui  creati  in  abito  violaceo  verso  se- 
ra si  adunano  nella  sagrestia  vati- 
cana, coi  caudatari  in  sottana  pao- 
nazza, e  ferraiuolone  nero,  in  un  al 
Cardinale  camerlengo  di  s.  Chiesa  e 
i  prelati  chierici  di  camera.  Intanto 
il  capitolo  della  basilica,  col  Cardi- 
nal ai'ciprete,  che  è  il  solo  Cardinale 
che  va  in  cappa  preceduto  dalla 
croce  astata,  s' incammina  alla  cap- 
pella del  santissimo  Sagramento  , 
cantando  i  suoi  musici  il  Misere- 
re  in  tuono  grave,  e  i  cappellani 
o  mansionari  del  medesimo  in  cot- 
ta, coU'aiuto  de'  confrati  del  ss.  Sa- 
cramento, prendono  sopra  un  fere- 
tro il  cadavere  del  Pontefice,  e  ac- 
compagnati dalle  guardie  nobili  e 
svizzere  lo  trasportano  nella  dicon- 
tro cappella  del  coro.  Allora  in 
questa  si  recano  i  Cardinali  suddetti, 
insieme  al  maggiordomo,  al  maestro 
di  camera,  ed  agli  individui  fa- 
migliari della  camera  segreta  ve- 
stiti ancora  di  paonazzo  perchè  il 
cadavere  è  ancor   sopra   terra,    non 


GAP 

che  i  cerimonieri  Pontificii,  in  man-< 
tellone.  Cantasi  il  responsorio  In 
paradisur/ij  e  il  canonico  vescovo 
più  degno  della  basilica  fa  l'assolu- 
zione, benedice,  ed  incensa  il  cada- 
vere, e  la  cassa  di  cipresso  con  una 
particolare  orazione,  mentre  i  musi- 
ci dicono  r  antifona,  Ingrediar,  e 
il  salmo  Queniadmodum  desiderai. 
Replicatasi  1'  antifona,  gli  stessi  cap- 
pellani prendono  il  cadavere,  e  lo 
pongono  nella  cassa  di  cipresso  cuo- 
prendogii  il  volto  con  velo  bianco 
il  Cardinal  nipote,  o  altro  congiun- 
to, e,  in  loro  mancanza,  il  maggior- 
domo, mentre  con  altro  simile  velo 
il  maestro  di  camera  cuopre  le  ma- 
ni. Indi  si  pongono  nella  cassa  dal- 
lo stesso  maggiordomo  tre  borse  di 
velluto  cremisi  trinate  d' oro  con 
medaglie  d' oro ,  d'  argento  ,  e  di 
bronzo  coniate  nel  Pontificato  del 
defonto;  e  quindi  il  Cardinal  più 
degMo  delle  creature  con  un  velo 
rosso  cuopre  tutto  il  corpo,  e  dopo 
essere  stato  deposto  entro  la  cassa 
un  tubo  di  latta  con  pergamena, 
ove  descrivonsi  tutte  le  gesta  di  lui, 
si  chiude  e  ferma  con  viti,  e  si  si- 
gilla mediante  rogito  dei  notari  del 
capitolo,  del  camerlengo,  e  del  pa- 
lazzo apostolico,  consegnando  for- 
malmente i  detti  Cardinali  al  capi- 
tolo la  cassa.  Questa  si  pone  in  al- 
tra di  piombo  cogli  stemmi  Ponti- 
fìcii, ed  analoga  iscrizione,  e  sigilla- 
ta ancor  questa,  si  colloca  entro  al- 
tra cassa  di  legno,  che  pure  viene 
suggellata  con  sette  sigilli  del  ca- 
merlengo, del  maggiordomo,  e  del 
capitolo,  e  in  tal  modo  ha  termine 
la  funzione. 

Nella  sera  precedente,  la  cassa  con- 
tenente il  cadavere  del  Papa  prede- 
cessore, dalla  nicchia  o v'era  in  luo- 
go di  deposito  presso  la  cappella 
del  coro,  previo  un   rogito  di  rico* 


CAP 

gnÌ7,ìone,  trasportandosi  nelle  grotte 
A^aticane ,  o  nel  deposito  stabilito , 
<là  luogo  al  collocamento  della  cassa 
del  successore  defonto,  che  nella 
detta  nicchia,  si  pone  cuoprendosi 
con  opera  muratoria,  dopo  che  so- 
no partiti  i  Cardinali. 

5.  Novendiali  esequie  del  defonto 
Pontefice  3  che  si  celebrano  nella 
basilica  vaticana^  per  nove  gior- 
ni continui ,  dal  sagro  Collegio  _, 
e  da  tutti  quelli ,  che  hanno  po- 
sto nelle  Cappelle  Papali,  cioè 
nella  Cappella  del  coro,  mentre 
anticamente  aveano  luogo  in  quel- 
la della  Pietà. 

Anticamente  sembra,  che  le  ese- 
quie al  Pontefice  morto  si  facessero 
per  un  sol  giorno.  Bonifacio  III, 
nell'anno  607,  ordinò  che  non  si 
trattasse  dell'  elezione  del  Papa ,  se 
prima  non  fossero  passati  tre  giorni 
dopo  la  morte  dell'antecessore;  ma 
osserva  il  Mabillon,  Comment.  in 
Ord.  Rom.  tom.  II,  che  ciò  era 
già  in  uso  gran  tempo  innanzi,  sen- 
za veruna  legge,  e  sebbene  di  fre- 
quente rilevasi,  che  i  sagri  elettori 
in  detti  tre  giorni  erano  applicati 
in  preci  e  digiuni ,  di  rado  si  fa 
menzione  dell'esequie  de'  Pontefici 
celebrate  con  solenne  pompa,  come 
avverte  il  Cenni,  Concil.  lateran, 
Steph.  Ili,  praef.  p.  XXI.  Abbia- 
mo però  dal  Novaes,  nella  Fita  di 
Urbano  III,  che  essendo  questi  mor- 
to, ai  ig  ottobre  1187,  in  Ferrara, 
i  ferraresi  gli  fecero  esequie  per  sette 
giorni  con  magnificenza  singolare,  e 
con  grande  pompa  di  lumi.  Ma  Gre- 
gorio X  nelle  leggi,  che  formò  sul- 
r  elezione  dei  Pontefici,  nel  concilio 
generale  XIV ,  celebmto  in  Lione , 
nel  1274,  stabilì,  che  morto  il  Pon- 
tefice, i  Cardinali  aspettino  per  soli 


CAP 

dieci  giorni  gli  assenti,  dopo  i  quali 
avendogli  per  nove  giorni  celebrate 
le  esequie  nella  città  ov'  esso  colla 
curia  risiedeva ,  si  racchiudano  in 
conclave,  ed  in  altre  che  in  tutte  le 
città,  e  principali  luoghi  dello  slato 
Pontificio,  intesa  la  morte  del  Papa, 
gli  si  celebrino  esequie  solenni.  Quin- 
di la  celebrazione  dell'  esequie  noven- 
diali fu  confermata  da  Pio  IV  colla 
bolla  In  eligendis,  e  da  Gregorio 
XV,  colla  bolla  Decet  Romanuni 
Pontificem,  il  quale  ancora  dispose, 
che  nelle  esequie  del  defonto  Pon- 
tefice non  si  spendano  piìi  di  dieci 
mila  ducati ,  non  comprese  le  regalie 
solite  darsi  al  popolo  romano ,  co- 
me si  legge  nell'altra  sua  bolla  Quae 
etiam. 

Adunque  le  novendiali  esequie  ai 
defonti  Pontefici  si  celebrano  nella 
cappella  del  coro  della  basilica  di  s. 
Pietro,  per  nove  giorni  consecutivi , 
purché  in  essi  non  cadessero  le  festivi- 
tà di  Natale,  di  Pasqua,  di  Penteco- 
ste od  altra  delle  più  solenni,  nel 
qual  caso  come  prescrissero  i  nominati 
Pio  IV,  e  Gregorio  XV,  si  debbono 
tralasciare  in  quel  di  senza  rimetterle 
ad  altro  giorno,  ed  il  valore  della 
cera,  che  suol  distribuirsi  in  questa 
mattina  in  cui  si  fanno  le  esequie , 
si  deve  dare  ai  poveri.  Infatti,  per 
non  addurre  altri  esempii ,  per  le 
esequie  novendiali  di  Benedetto  XIV, 
nel  1758,  cadendo  il  nono  giorno 
di  esse  nella  festa  di  Pentecoste,  nel 
sabbato  precedente  si  terminarono, 
e  nella  domenica  i  Cardinali,  trala- 
sciata la  messa  esequiale,  si  raduna- 
rono al  solito  nella  sagrestia  di  san 
Pietro,  per  tenervi  la  decima,  ed 
idtima  congregazione. 

La  basilica  vaticana  nei  novendiali 
non  si  para  di  drappi  neri ,  meno 
l'architrave  della  porta  maggiore 
esterna,  e  quello  di  quella  dell'atrio, 


190  GAP 

o  portico,  in  cui  si  appende  un 
fregio  nero  con  frangia  d'oro,  e  so- 
pra la  detta  dell'atrio  vaticano  s' in- 
nalza Io  stemma  del  defonto  Pon- 
tefice. In  mezzo  alla  cappella  del 
coro  de'canonici  di  s.  Pietro,  s'  erge 
un  magnifico  tumulo ,  il  quale  vi 
resta  sino  al  sesto  giorno  delle  ese- 
quie, poiché  nel  settimo,  come  dire- 
mo, è  stato  eretto  il  grande  e  son- 
tuoso catafalco  in  mezzo  alla  basi- 
lica. 11  tumulo  è  contornato  dalle 
guardie  nobili  in  gala,  col  velo  a 
tracolla,  e  sullo  squadrone  che  ten- 
gono rovescio,  il  tutto  in  segno  di 
lutto,  e  da  venti  torcie  di  cera  bian- 
ca, sei  delle  quali  stanno  fuori  della 
cappella,  ardendo  altrettanti  fiacco- 
lotti  sull'altare,  mentre  della  medesi- 
ma cera  bianca  sono  quelli  degli  altri 
altari  principali ,  i  due  che  ardono 
innanzi  la  statua  di  s.  Pietro,  e  quel- 
li, che  circondano  il  Pontificio  ca- 
davere trasportato  dalla  Sistina  nella 
basilica ,  il  quarto  giorno  dopo  la 
morte  del  Papa,  ed  esposto  ne'  primi 
tre  giorni  de'  novendiali,  nella  cap- 
pella del  ss.  Sacramento,  ove  il  po- 
polo va  a  biaciargli  per  l'ultima 
volta  il  piede,  e  nella  mattina  delle 
esequie,  come  meglio  si  dirà,  riceve 
una  dispensa  di  candele.  V.  Cada- 
veri de'  Pojvtefici. 

I  Cardinali  si  recano  a  queste 
esequie,  invitati  dai  cursori  apostolici 
per  ischedula  stampata,  che  dispensa- 
no per  ordine  del  prefetto  de' ceri- 
monieri Pontificii,  di  giorno  in  gior- 
no, e  a  nome  del  Cardinal  decano, 
con  due  carrozze ,  con  ombrello , 
e  cuscino  paonazzo ,  vestiti  in  sotta- 
na, fascia ,  rocchetto,  e  mozzetta  di 
egual  colore,  non  usando  la  mantel- 
letta  in  segno  di  giurisdizione,  ed  in 
sagrestia  assumono  le  cappe  pao- 
nazze; cioè  quei  creati  dal  defonto, 
di  saietta,  e   gU    altri,    di    seta,    e 


GAP 
quindi  ognuno  a  proprio  comodo 
per  la  via  segreta  si  reca  nella  sud- 
detta cappella  del  coro,  cioè  i  ve- 
scovi suburbicarii  a  cornu  evangelii 
negli  stalli  canonicali,  e  dopo  di  lo- 
ro i  preti,  continuando  questi  ad  oc- 
cupare l'estremità  di  quelli  a  cor^ 
mi  epistolce,  essendo  occupati  i  pri- 
mi stalli  di  questa  parte  dai  Cardi- 
nali diaconi  ;  ed  i  caudatari  in  croc- 
cia, prendono  posto  avanti  di  loro, 
neir  ultimo  banco,  né  mai  sciolgo- 
no le  cappe  ai  Cardinali  padroni  che 
stanno  negli  stalli,  perchè  ivi  for- 
merebbono  imbarazzo.  I  patriarchi 
gli  arcivescovi,  i  vescovi  assistenti  al 
soglio,  i  quattro  prelati  di  fiocchet- 
ti, cioè  governatore  di  Roma,  udi- 
tore della  camera,  tesoriere,  e  mag- 
giordomo, e  i  vescovi  non  assistenti 
al  soglio,  non  che  tutti  i  prelati  che 
hanno  luogo  in  cappella,  come  i  pro- 
tonotari  apostolici,  chierici  di  ca- 
mera, votanti  di  segnatura,  gli  ab- 
breviatori  ec,  tutti  intervengono  con 
cappe  paonazze,  ma  con  abiti  di  sa- 
ia, e  calze  nere,  eh'  è  l' abito  cui  de- 
vono portare  in  sede  vacante,  me- 
no i  vescovi  orientali,  che  restano 
come  il  solito,  e  il  maggiordomo, 
e  il  maestro  di  camera,  che  sino  a 
quando  il  cadavere  del  Papa  non  è 
tumulato,  vestono  di  paonazzo,  con- 
siderandosi in  attualità  di  servigio. 
Gli  uditori  di  Rota,  e  gli  avvocati 
concistoriali  però  assumono  in  que- 
ste funzioni  il  mantellone  o  cappa 
paonazza  col  cappuccio  rivoltato;  ma 
il  resto  deve  essere  tutto  nero,  ed 
il  rocchetto  de  primi  è  come  quel- 
lo di  tutti  i  vescovi  e  prelati,  cioè 
Hscio  senza  merletti.  Tutta  questa 
prelatura,  il  maestro  del  sagro  pa- 
lazzo, i  generali,  e  procuratori  ge- 
nerali degH  Ordini  religiosi,  procu- 
ratori di  collegio^  e  tutti  gli  altri, 
che  hanno  posto  in  cappella,  pren- 


GAP 
dono  quello  degli  sUìlli  de' benefizia- 
ti vaticani.  A  queste  esequie  noven- 
diali ha  luogo  pure  il  cbierico  del 
sagro  Co\\e§,ìo  {Fedi) j  cioè  l'annuale, 
come  abbiamo  dai  registri  concisto- 
riali, i  quali  gli  prescrivono  l'abito 
de'  bussolanti,  ma  col  cappuccio  un 
poco  ritorto.  Tutti  poi  nell'entrare 
in  cappella  non  solo  genuflettono 
all'  altare,  ma  anche  ad  ambedue 
le  parli  ove  sono  i  Cardinali,  per- 
chè può  il  Papa  stare  tra  essi, 
sebbene  ad  ognuno  incognito. 

Nel  primo  giorno  de' novendia- 
li, quarto  della  morte  del  Pontefi- 
ce, il  cui  cadavere,  nella  mattina  del 
giorno  precedente,  fu,  come  dicem- 
mo, trasportato  in  s.  Pietro,  canta 
messa  il  Cardinal  decano,  ne'  seguen- 
ti gli  altri  Cardinali  vescovi  subur- 
bicarii,  e  ne'  tre  ultimi  giorni  si  can- 
ta dai  Cardinali  preti.  Il  Cardinale, 
a  cui  tocca  celebrare  la  messa ,  si 
reca  in  cappa  paonazza  al  suo  stal- 
lo, e  quando  si  sono  adunati  la 
maggior  parte  de' colleghi,  un  ceri- 
moniere accompagnando  il  diacono, 
suddiacono,  e  prete  assistente  delle 
Cappelle  Pontifìcie,  già  parati,  l'invi- 
ta alla  celebrazione  della  messa,  per 
recarsi  il  Cardinal  co' detti  ministri 
all'altare  seguito  dal  caudatario,  ove 
levatasi  la  cappa,  si  pone  in  capo 
la  berretta  rossa,  riceve  dal  suo  mae- 
stro di  camera  l'acqua  alle  mani , 
intanto  che  il  caudatario  prende 
sulla  croccia  la  cotta,  e  il  velo  bian- 
co per  sorreggere  la  mitra.  Indi  il 
Cardinale  si  assume  l'amitto,  il  ca- 
mice, il  cordone,  il  manipolo,  la 
croce  pettorale,  che  si  è  levata  alla 
lavanda  delle  mani,  la  stola,  la 
tonicella,  la  dalmatica,  la  pianeta,  la 
mitra  di  damasco  bianco,  i  gjianti, 
e  l'anello  Carilinalizio ,  paramenti 
tutti  di  color  nero ,  come  lo  è  il 
paliolto,  e  lo    sono  quelli    de'  mini- 


CAP  i9t 

.stri  assistenti  delle  cappelle,  i  quali 
cogli  altri  addetti  alle  medesime, 
cerimonieri,  chierici,  ceroferarii,  ec, 
genuflettono  sempre  da  ambo  le 
parti  al  sagro  Collegio. 

La  messa  viene  cantata  come  quel- 
la de'morti,  dai  cantori  Pontificii, 
tutta  in  canto  piano:  fatta  la  con- 
fessione, il  celebrante  sale  all'altare, 
e  baciatolo,  va  al  faldistorio  per 
leggere  l' introito.  Terminata  l'  epi- 
stola, segue  il  graduale,  e  il  tratto, 
che  si  devono  dire  andanti,  e  la 
sequenza  Dies  irae^  ec. ,  mentre  i 
cerimonieri,  aiutati  dai  cappellani 
comuni,  accoliti-ceroferari,  distribui- 
scono la  cera  bianca,  consegnando 
ai  caudatari  la  torcia,  che  dovran- 
no accendere,  e  tenere  pe' rispettivi 
Cardinali  padroni,  che  loro  la  rila- 
sciano, oltre  la  candela ,  la  quale 
appartiene  agli  stessi  caudatari  . 
Egual  torcia  si  dispensa  a' patriar- 
chi, e  prelati  di  fiocchetti,  mentre 
a  tutti  gli  altri  sì  dà  un  candelot- 
to. Queste  torcie,  e  ceri  si  accendo- 
no dai  chierici  della  cappella  pel 
vangelo,  pel  prefazio,  e  restano  ac- 
cesi sino  al  termine  della  comunio- 
ne, ed  al  Lìbera  me  Domine,  ed 
assoluzione.  Non  è  a  tacersi,  che  nei 
novendiali,  oltre  i  ministri  della  san- 
ta Sede,  palatini,  camerali ,  e  altri, 
a  cui  si  dà  copiosa  distribuzione  di 
cera,  secondo  le  note ,  che  ha  il 
camerlengo,  la  si  fa  ancora  ad  ogni 
famiglia  di  sala  dei  Cardinali,  cioè 
tre  libre  per  cadaun  giorno,  in 
tutto  ventisette  libre,  le  quali  si  dan-, 
no  anco  se  il  Cardinale  dimorante 
in  Roma  non  tosse  intervenuto  ai 
novendiali  ,  o  se  forastiere  fosse- 
vi  giunto  r  ultimo  giorno  di  e»»- 
si  ;  ma  il  caudatario  percepisce  la 
torcia,  e  la  candela  soltanto  quan- 
do il  suo  Cardinale  interviene  al- 
la   Cappella ,    ed  allrellanto    si  dicu 


19^  CAP 

de'prelatì,  ed  altri,  che  hanno  luo- 
go in  essa. 

Proseguendo  colle  solite  rubriche 
la  messa,  il  Communio  si  canta  dai 
cantoii,  sinché  il  celebrante  ha  pu- 
rificato il  calice,  e  lavatesi  le  mani, 
lo  abbia  detto  al  suo  luogo.  Il 
Libera  me  Domine ^  si  dice,  dopo 
che  il  Cardinal  celebrante,  deposta 
la  pianeta,  e  preso  il  piviale,  sederà 
nel  faldistorio:  quindi  va  a  fare  le 
assoluzioni  intorno  al  tumulo,  dopo 
le  quali  si  ritira  in  sagrestia ,  ove 
poi  si  recano  i  Cardinali  per  tener- 
vi la  seconda  congregazione  genera- 
le; ed  in  tal  forma  si  cantano  le 
altre  cinque  messe  de' novendiali, 
mentre  ìielle  tre  ultime,  come  an- 
diamo a  descrivere  ,  hanno  luogo 
le  solenni  assoluzioni  ec.  Nel  terzo 
giorno  però  de'  novendiali,  verso  se- 
ra, si  fa  dai  Cardinali  creati  dal 
defonto  Pontefice,  la  suddescritta 
tumulazione  del  suo  cadàvere.  Se- 
polto poi  che  sia  il  cadavere ,  le 
guardie  nobili,  che  prestano  servigio 
al  sagro  Collegio,  assumono  la  mon- 
tura giornaliera,  e  solo  negli  ulti- 
mi tre  giorni  de'  novendiali  ripren- 
dono l'uniforme  di  gala,  conservan- 
do però  sempre  il  corruccio.  Questo 
non  si  prende  dai  cursori  e  mazzie- 
ri Pontificii,  ma  nel  tempo  delle  e- 
sequie  essi  portano  le  mazze  di 
argento  rivoltate. 

Finalmente  nel  settimo  giorno  dei 
novendiali,  dopo  la  consueta  messa, 
incominciano  le  cinque  Pontificali 
assoluzioni  prescritte  dagli  Ordini 
romani,  che  si  fanno  intorno  al 
gran  catafalco,  o  mausoleo,  pel  qua- 
le non  si  devono  spendere  più  di 
due  mila  scudi ,  compresi  i  cin- 
quanta che  per  tale  occasione  van- 
no al  capitolo  di  s.  Pietro,  secondo 
la  riforma  delle  spese,  che  debbono 
farsi  nel  conclave,  e  nel  tempo  del- 


CAP 

la  sede  vacante  ordinata  da  Ales- 
sandro Vili,  in  vigore  del  suo  de- 
creto diretto  al  Cardinal  Paluzzo 
Altieri,  camerlengo  di  s.  Chiesa,  che 
si  legge  nel  Camarda,  De  elect. 
Pont.,  verso  il  fine.  Questo  catafal- 
co s' innalza  nella  nave  di  mezzo 
della  basilica  vaticana,  ed  è  ornato 
di  figure,  di  emblemi,  d' iscrizioni, 
e  di  pitture  a  guazzo  a  forma  di 
bassorilievo,  il  tutto  allusivo  a  ce- 
lebrare le  azioni  del  Pontificato,  e 
le  virtù  più  cospicue  del  defonto 
Pontefice  col  suo  ritratto,  e  stem- 
ma, oltre  quello  della  santa  ro- 
mana Chiesa.  Tal  macchina  son- 
tuosa e  grave,  che  poco  diversifica 
nella  forma  una  dall'altra,  poggia 
sopra  proporzionata  base,  circonda- 
ta da  un  ordine  di  scalini,  a  pie'  dei 
quali  nelle  quattro  estremità  laterali, 
in  vicinanza  di  altrettanti  grandiosi 
candelabri,  con  candele  di  cera  bian- 
ca accese,  si  collocano  quattro  tap- 
peti con  quattro  sgabelli  pei  Car- 
dinali, che  in  uno  al  celebrante  ne- 
gli ultimi  tre  giorni  de'  novendiali 
devono  ivi  fare  le  cinque  solenni 
assoluzioni,  mentre  il  piccolo  tap- 
peto, e  lo  sgabello  pel  celebrante 
è  situato  innanzi  la  cappella  del  co- 
ro, ove  pure  in  detti  giorni  si  canta 
la  messa  ,  coir  assistenza  del  sagro 
Collegio,  e  di  quelli,  che  intervengono 
alle  Cappelle.  Il  catafalco  è  contor- 
nato dalle  guardie  nobili  e  dai  gra- 
natieri, mentre  le  prime,  in  uno  agli 
svizzeri,  custodiscono  la  cappella  del 
coro.  In  questi  stessi  ultimi  tre  gior- 
ni ,  nella  cancellata  della  cappella 
del  ss.  Sagiamento,  o  in  altro  luo- 
go, i  segretarii  di  camera,  con  altri 
officiali,  dispensano  al  popolo  cande- 
le di  cera  bianca  del  tagUo  di  due 
onde. 

Sono  adunque  maggiormente  so- 
lenni questi  tre  giorni    ultimi    delle 


CAP 
esequie,  no'  quali ,  come  dicemmo  , 
si  canta  la  messa  dai  Cardinali  preti, 
nello  stesso  modo  de'  precedenti , 
perchè  altri  quattro  Cardinali  dopo 
la  messa  fanno  le  assoluzioni,  inco- 
minciando il  turno  dai  vescovi  sub- 
urbicarii,  e  proseguendo  quelli  del- 
l' ordine  dei  preti.  Terminato  che 
sia  il  santo  sagrifizio,  ed  assunto 
dal  celebrante  il  piviale,  i  quattro 
Cardinali  suburbicarii ,  invitati  da 
un  cerimoniere,  depongono  le  cappe, 
e  sul  medesimo  altare  della  cappella 
del  coro,  prendono  1'  amitto,  la  pic- 
cola cotfaj  il  cordone  o  catena  d'oro 
colla  croce,  la  stola,  il  piviale  nero, 
la  mitra  di  damasco  bianco  e  il  for- 
male colle  pigne  di  perle,  e  i  loro 
caudatari  la  cotta,  e  il  velo  bianco 
o  bimba,  mentre  la  torcia,  che  si 
dà  per  questa  funzione,  deve  essere 
sostenuta  accesa  dai  rispettivi  mae- 
stri di  camera  in  cotta,  o  dal  gen- 
tiluomo sacerdote  de'  cinque  Cardi- 
nali, che  ad  essi  la  rilasciano.  Ve- 
stiti i  cinque  Cardinali,  nel  modo 
sopraddetto,  partono  dalla  Cappella, 
salutando  il  sagro  Collegio,  preceduti 
dalla  pontificia  croce  sostenuta  dal 
suddiacono  assistente  e  custodita  dai 
virga  rubea,  o  maestri  ostiarii,  e  da 
due  accoliti  con  candellieri ,  e  can- 
dele accese  di  cera  bianca,  mentre 
un  altro  porta  la  navicella,  e  il  tu- 
ribolo, essendo  il  celebrante  in  mez- 
zo ai  ministri  assistenti,  cioè  diaco- 
no, e  prete  assistente.  Il  celebrante 
si  ferma  fuori  della  Cappella,  di- 
rimpetto all'  altare ,  e  siede  al  suo 
sgabello ,  incontro  alla  croce ,  men- 
tre gli  altri  Cardinali  prendono  luo- 
go secondo  l'anzianità  ai  quattro 
angoli  del  catafalco;  il  più  degno 
alla  destra  del  celebrante,  e  gli  altri 
a  proporzione,  sul  ripiano  della  gra- 
dinata. Anticamente,  dice  V  Adami , 
Osservazioni  per  regolare  il  coro 
voL.  vin. 


CAP  193 

de^  cantori  Pontificii,  pag.  148,  un 
cantore  recavasi  a'  quattro  angoli 
del  catafalco  per  assistere  i  Cardi- 
nali, mentre  il  rimanente  del  coro 
prende  luogo  alla  destra  del  cata- 
falco. Terminato  dal  celebrante  il 
Non  intres  ^  ec. ,  il  coro  risponde 
Anienj  e  postisi  i  quattro  Car'dinali 
a  sedere,  coperti  di  mitra,  si  dà 
principio  al  primo  responsorio.  Sub- 
venite, etc,  in  canto  fermo,  il  quale 
si  dice  andante,  ed  all'  ultimo  Kyrie 
il  meno  anziano  de'  quattro  porpo- 
rati pone  r  incenso  nel  turibolo , 
ed  in  piedi  intuona  il  Pater  noster, 
a  cui  risponde  il  cantore  assistente, 
non  solo  al  Pater  noster,  ma  an- 
che agli  altri  versetti,  terminando 
coir  orazione.  Deus,  cui  omnia,  vi- 
vunt,  e  il  cantore  risponde  Amen, 
ponendosi  i  quattro  Cardinali  di 
nuovo  a  sedere  coperti  di  mitra.  Do- 
po l'intonazione  del  Pater  noster, 
i  Cardinali,  che  stanno  in  Cappella, 
si  alzano  in  piedi,  e  i  loro  cauda- 
tari tengono  le  torcie  accese ,  per 
tutto  il  tempo  delle  cinque  assolu- 
zioni, mentre  il  Cardinale,  che  l'ha 
intonato,  va  intorno  al  tumulo  in- 
censando e  benedicendo  coli'  acqua 
santa,  e  terminate  le  assoluzioni,  di- 
ce Et  ne  nos  inducas  in  tenlatio- 
nenij  a  cui  il  cantore,  ovvero  i  can- 
tori, che  lo  seguono,  essendo  que- 
sto r  ordine  d'  oggidì ,  rispondono 
Amen,  e  cantano  immediatamente 
il  Libera  me.  Domine,  ec,  e  Re- 
quiem aeternam.  Ciò,  che  si  è  pra^^ 
ticato  dal  Cardinal  meno  anziano, 
dai  cantori  e  dai  Cardinali  dimo- 
ranti in  coro,  si  fa  ogni  volta  che 
eseguisce  l'assoluzione  un  altro  por- 
porato, inclusive  al  celebrante,  che 
è  r  ultimo  a  far  l' assoluzione.  Il 
secondo  responsorio  è  Qui  Laza* 
rum  resuscitasti,  e  l*  ultimo  è  il  Li- 
bera me,  Domine,  ec.  Queste  sono 
i3 


194  CAP 

le  cinque  solenni  assoluzioni ,  pre- 
scritte dal  ceremoniale  de'  vescovi 
neir  esequie  de'  Sommi  Pontefici,  lib. 
II,  cap.  II,  num.  i3  seg.,  dopo  le 
quali  i  Cardinali,  che  le  hanno  fat- 
te, ritornano  all'altare  per  ispogliarsi 
delle  sagre  vesti,  e  riprendere  le 
cappe,  colle  quali  intervengono  alle 
consuete  congregazioni  generali,  nella 
c!amera  capitolare  della  basilica,  le- 
vandosi i  caudatari,  e  i  maestri  di 
camera,  o  gentiluomini,  le  cotte.  Nei 
due  ultimi  giorni  delle  esequie  no- 
vendiali, tanto  nella  messa,  come 
nelle  solenni  assoluzioni,  si  fa  altret- 
tanto di  quanto  si  descrisse  ;  so- 
lo è  da  avvertirsi,  che  nell'  ultimo 
giorno,  appena  terminata  la  messa, 
ha  luogo  in  Cappella  la  recita  del- 
l'orazione funebre  in  latino,  in  lode 
del  Papa  defonto,  sul  pulpito,  dalla 
parte  del  vangelo,  presso  i  gradini  del- 
l'altare, che  suol  essere  pronunziata 
da  un  prelato  in  cappa  e  berretta, 
prescelto  dal  sagro  Collegio  nella 
prima  congregazione  generale.  Dopo 
r  orazione  si  fanno  le  assoluzioni , 
colle  quali  terminano  i  novendiali. 
V.    Orazioni    funebri    pei    Papi    de- 

FONTI. 

6.  Cappella  die  precede  V  entrata 
de'  Cardinali  in  Conclave:  Messa 
dello  Spirito  santo ^  ed  orazione  prò 
Eligendo. 

Passati  finalmente  i  nove  giorni 
dell'esequie,  nella  mattina  seguente, 
i  Cardinali  e  la  prelatura  si  reca- 
no alla  suddetta  cappella  del  coro, 
colle  stesse  vesti  e  cappe  de'  giorni 
precedenti,  e  nello  stesso  modo,  a- 
vendo  però  le  guardie  nobili  e  tut- 
te le  milizie  deposto  il  corruccio  ed 
i  cursori ,  e  i  mazzieri  rialzate  le 
loro  mazze.  Il  Cardinal  decano,  cui 
tocca    a  cantare  la  messa  ,  e  per  sua 


CAP 
impotenza  il  Cardinal  vescovo  piìi 
anziano,  in  cappa  recasi  allo  stallo, 
ove  viene  invitato  dal  cerimoniere  e 
ministri  della  cappella  a  celebrarla. 
Perciò  va  all'  altare  a  prendere  i  para- 
menti rossi,  avendo  precedentemente 
calzati  i  sandali  del  medesimo  colore, 
e  si  pone  in  capo  la  mitra  gemma- 
ta. Salutato  il  sagro  Collegio,  al  qua- 
le genuflettono  da  ambo  le  parti  i 
ministri  assistenti ,  il  Cardinale  ce- 
lebrante incomincia  la  messa  dello 
Spirito  Santo,  che  regolasi  come 
quella  delle  altre  Cappelle.  Al  gra- 
duale si  dice  il  Peni  Sane  te  Spiritasi 
ec,  dopo  che  il  celebrante  si  è  ingi- 
nocchiato avanti  al  faldistorio;  e  al- 
l' offertorio  si  dice  il  mottetto,  Ca/i- 
tate  Domino,  del  Giovanelli,  dando 
il  medesimo  celebrante  al  fine  della 
messa  la  trina  benedizione,  con  mi- 
tra gemmata  in  testa.  Quindi  sul 
pulpito  addobbato  di  damaschi  rossi, 
a  conili  evangeliij  ascende  il  pre- 
la  to_,  che  dee  pronunziare  l'orazio- 
ne latina.  De  eligendo  Pontifice,  a 
ciò  prescelto  sino  dalla  prima  con- 
gregazione de'  Cardinali,  i  quali  egli 
esorta  a  fare  una  santa  e  sollecita 
elezione  del  nuovo  Pontefice ,  nella 
persona  di  un  soggetto  degno  d'oc- 
cupare s\  veneianda  e  sublime  di- 
gnità ;  ed  il  cerimoniere,  il  quale  ha 
accompagnato  1'  oratore,  eh'  è  vesti- 
to di  cappa  e  berretta ,  rimane  a 
pie  del  pulpito  :  se  eglj  poi  è  ve- 
scovo ,  recita  l' orazione  vestito  di 
amitto,  piviale  e  mitra.  J^.  Orazio- 
ni PER  LA  elezione  de'  PONTEFICI.  An- 
ticamente i  Cardinali  entravano  su- 
bito in  conclave,  ciò  che  ora  si  fa 
nel  dopo  pranzo.  Ma  dell'  ingresso 
de'  Cardinali  in  conclave,  e  delle  fun- 
zioni che  da  loro  in  esso  si  fanno, 
fino  all'elezione  del  Sommo  Ponte- 
fice,   si    tratterà    all'  articolo    Corr- 

CLAVE. 


GAP  GAP                     ig^ 

Austria.  Se  poi   muore  in  Berna  un 

7.   Cappella  Papale   per    V  esequie  sovrano,  od  una  sovrana,    l'esequie 

de^  so\'ranì  catlolici,    nella    Pori-  si  celebrano    proesente   cadavere ^  in 

tlficia    cappella  j    che   si  celebra  una  chiesa,  o  basilica,  come  isi  pra- 

dopo  che  il  Pontefice  ha  anniin-  ticò  per  la  reij;ina  Maria  Clementina 

ziato  al  sagro   Collegio    in    con-  Sobieski,   moglie  di  Giacomo  III  re 

cistorOy  la  loro  morte.  d'Inghilterra,    per  questo  principe, 

e  per  Maria  Luisa  regina  di  Spa- 
La  messa  suole  esser  cantata  da  gna,  moglie  del  re  Carlo  IV.  Allora 
vni  Cardinale  aderente  al  principe  la  Cappella  è  Papaie,  v'  interviene 
defonto,  coli'  assistenza  del  Pontefice,  il  Pontefice ,  canta  la  messa  un  Car- 
die poi  fa  r  assoluzione  pratican-  dinaie,  e  prima  dell'assoluzione  evvi 
dosi  in  tutto  come  delle  altre  njesse  la  recita  dell'elogio  funebre;  fun- 
di  requiem  della  Cappella  Pontifi-  zioni,  che  per  le  sovrane,  ancorché 
eia.  Le  candele,  e  le  torci  e  sono  tutte  morte  in  Roma,  non  hanno  luogo 
di  cera  gialla,  e  solo  vi  è  di  parti-  nella  Cappella  Pontifìcia  del  palazzo 
colare ,  che  prima  dell'  assoluzione ,  apostolico.  Se  poi  alcun  sovrano 
la  quale  egualmente  fa  il  Papa,  un  vuol  fare  celebrare  in  Roma  solen- 
prelato  in  cappa  e  berretta  recita,  ni  esequie  alla  defonta  sua  moglie, 
o  legge  l'orazione  funebre,  senza  re-  per  invito  vi  assistono  il  sagro  col- 
carsi  a  baciare  il  piede,  e  a  ricevere  legio,  e  la  prelatura ,  cantando  la 
la  benedizione  dal  Papa ,  ma  solo  messa  un  vescovo ,  e  pronunzian- 
faccndo  le  genuflessioni  a  lui  dopo  dosi  T  elogio  funebre  avanti  l'as- 
averla  fatta  all'altare.  7^.  Esequie  soluzione,  la  quale  si  fa  da  cin- 
de' Sovrani  morti  in  Roma.  que  vescovi,  come  si  praticò  in 
E  però  da  avvertirsi,  che  la  morte  Roma  ai  28  settembre  18 19  per  la 
delle  sovrane  regnanti  da  sé  sole  non  regina  Maria  Isabella  di  Braganza, 
si  pubblica  mai  in  concistoro,  ne  si  moglie  del  re  di  Spagna  Ferdinan- 
celebrarono  giammai  per  esse  le  ese-  do  VII,  come  riporta  il  Diano  di 
quie  nella  Cappella  Pontificia.  Quin-  Roma,  num.  8 1  di  quell'  anno.  V. 
di  ne  l'una,  ne  l'altra  non  si  fecero  Giuseppe  Antonio  Guattani,  Pompa 
nemmeno  per  Isabella  regina  di  Ca-  funebre  per  le  solenni  esequie  di 
stiglia  e  Leone,  tanto  benemerita  Maria  Isabella  di  Braganza  ec. , 
della  Chiesa,  ne  per  Maria  Stuarda  fatte  celebrare  nella  chiesa,  di  s. 
regina  di  Scozia ,  né  per  Maria  re-  Ignazio  dall'  augusto  consorte  Fer- 
gina  d'Inghilterra,  che  tanto  aveva-  dinando  VII,  Roma  1820. 
no  fatto,  e  solFerto  pel  manteni- 
mento della  religione  cattolica  in  8.  Cappella  Papale  per  V  esequie 
quei  regni;  giacché,  nel  i5o4,  Giù-  d'un  Cardinale  defonto,  che  si 
lio  II  avea  considerato,  che  si  cele-  celebra  nella  chiesa  destinata 
brano  le  esequie  ai  re  nella  Cappel-  dal  Pontefice. 
la  Pontificia,  perchè  questi  soltanto 

hanno  luogo  nella  medesima,  e  sic-  Ai    Cardinali,     che    muoiono    in 

come    non    l'hanno    le  regine,    cos\  Roma,  od  ove  risiede  il  Papa,  ven- 

ad  esse  non  doveva    competere.  Per  gono    celebrate    solenni    esequie    in 

ciò    non    furono    celebrate    neppure  quella    chiesa,   nella  quale  stabilisce 

per  r  imperatrice    Maria    Teresa  di  il  Papa,  ovvero  in  quella  del  titolo 


196  CAP 

loro,  o  altra  cui  abbiano  disposto, 
previa  V  approvazione  Pontificia. 
V  intervengono  tutti  i  Cardinali  in 
vesti ,  e  cappe  paonazze,  e  vi  hanno 
luogo  tutti  que' personaggi,  che  go- 
dono il  posto  nelle  Cappelle  Papali, 
co' loro  consueti  abiti.  Con  quello 
poi  de'  bussolanti  vi  si  deve  recare 
il  chierico  del  sagro  Collegio,  secon- 
do che  prescrivono  i  registri  conci- 
storiali. 

La  chiesa  è  nobilmente  apparata 
di  nero  con  frangie  d'oro,  ed  il 
trono  Pontificio  col  baldacchino  è  di 
colore  paonazzo,  mentre  per  arazzo 
dell'  altare  sopra  un  parato  egual- 
mente nero  si  rappresenta  una  gran 
croce  di  lama  .d'oro.  In  mezzo  alla 
chiesa  evvi  il  letto  funebre,  in  cui 
la  sera  innanzi  fu  collocato  il  cada- 
vere del  Cardinale  (  f^edi  ) ,  vestito 
colle  vesti  sagre  del  suo  ordine  epi- 
scopale, o  presbiterale  di  colore  pao- 
nazzo, mentre  s'egli  era  diacono  si 
deve  usare  il  colore  rosso,  e  tutti 
con  mitra  di  damasco  bianco.  Il 
letto  è  circondato  da  cento  torcie- 
ri  di  ferro,  ed  agli  angoli  da  quat- 
tro inargentati  simili  ai  sei  ,  che 
stanno  alla  balaustra,  o  cancelli  del- 
l'altare,  ed  è  coperto  d'un  gran 
drappo  di  lama  d'  oro  con  lo 
stemma  gentilizio  ripetuto  ai  quat- 
.  tro  angoli  di  detta  nobile  coltre,  non- 
ché col  cappello  Cardinalizio,  fer- 
mato ai  piedi  dello  stesso  letto,  in- 
torno al  quale  stanno  pure  quattro 
domestici  del  defonto  in  abito  nero 
ed  in  ferraiuolone,  che  leggermente 
muovono  le  banderuole  coli'  arme 
CardinaHzie.  Que'domestici  sono  vol- 
garmente chiamati  i  Piagnoni^  per- 
chè, come  i  più  antichi  della  fa- 
miglia, deplorano  la  perdita  del  pa- 
drone. 

Dopo  che  i  religiosi  degli  Ordini 
mendicanti  si  sono  recati   a  cantare 


CAP 

l'uffizio  di  Requiem  un  dopo  l'altro 
air  ora  stabilita ,    i    Cardinah  si  ra- 
dunano per  assistere    alla    messa  di 
Requiem,   cantata   dal   Cardinal  ca- 
merlengo del  sagro  Collegio  (Vedi)y 
ovvero   da   altro   porporato    in    sua 
vece.    I  Cardinali   prima   di  andare 
a' loro  stalli,  di  mano  in  mano  che 
giungono  in  chiesa,    visitano   prima 
il  ss.  Sagramento,    e    poi,    assunta 
la    cappa ,    fanno    1'  assoluzione    al 
cadavere,    e   l'aspergono  con  acqua 
benedetta  a  pie  del  letto  funebre  senza 
muoversi;  ed  incontrandosi  all'asso- 
luzione ed  insieme  due  Cardinali,  uno 
dell'  ordine  de'  preti ,  e  l' altro  de'  dia- 
coni, il  primo    assolve    ed    asperge, 
mentre  il  secondo  soltanto  assiste.  Se 
poi  v'  interviene  il  Papa,  allora  i  Car- 
dinali si  riuniscono  in  sagrestia,  do- 
po aver  eseguita  la  detta  assoluzio- 
ne,   e    collegialmente    precedono    il 
Pontefice,  parato  di  piviale  rosso  e 
stola  paonazza,  e  con  mitra  di  lama 
di  argento.  Tutta  la  cera,  comprese 
le    sei    candele    dell'altare,    le    due 
degli    accoliti,    e    le    quattro    torcie 
per  l'elevazione,  è  gialla.  Terminata 
che  sia  la  messa,  l'assoluzione  viene 
fatta  dal  Pontefice,  e  in  sua  assenza 
dal  Cardinal    celebrante,  egualmente 
usandosi  la  croce  Papale  astata,  colla 
recita  delle  preghiere   prescritte  dal 
cerimoniale.  Così  termina  la  funzio- 
ne, ed  essendo  partiti  tutti,  succede 
la    tumulazione    nel    modo,  che    si 
descrive    a    Cadaveri  de'  Cardinali, 
ove  si  parla  di    altre   analoghe  no- 
tizie.   Siccome  alla   famiglia  Pontifi- 
cia è  dispensata  la  cera,  allo  stesso 
modo  è  dispensata  a  quelle  dei  Car- 
dinali, e  ad  altri.    La    famiglia  poi 
del  celebrante  è  distinta   con  venti- 
quattro libbre  di  cera,   però  questa 
cera  di  dispensa  è  tutta  bianca. 

Diverso  è  stato  il  rito,  come  an- 
che diverse    furono    le  cerimonie  e 


GAP 

la  pompa,  con  cui  vennero  celebra- 
te r  esequie  de'  Cardinali  defonti. 
iVel  Tanno  laSg  narra  il  Cardinal 
Gaetano,  presso  il  Museo  Ital.  tom. 
11,  fxig.  241,  382,  et  in  Ada 
Cierem.  pag.  5i  ,  53,  che  Ales- 
sandro IV.  •>  Ordina vit  ut  Cardinali 
»'  obeunti,  tam  idem  Summus  Pon- 
«  tifex,  (juam  Cardinales  in  capellis 
'»  suis  cantent  cum  nota  solemniter 
•'  officium  prò  defunctis;  idemque 
»>  lomanus  Pontifex  diicentos  paii- 
»»  peres  prò  anima  ejus  pascal,  et 
)i  vigintiquinque  qiiilibet  Gardinalis. 
»  Imrao  et  ipse  dominus  Papa 
«  missas  prò  defunctis  ducentas,  et 
»  vigintiquinque  Cardinalis  quilibet 
»>  faciat  celebrare."  Successivamente 
fiu'ono  celebrate  per  l' intiero  spazio 
di  nove  giorni  con  pompa  solenne 
e  grande  spesa,  tanto  in  Roma  che 
fuori,  ove  morivano  i  Cardinali,  ed 
oltre  le  vigilie ,  cioè  i  suffragi!  pre- 
cedenti alle  esequie,  che  si  cantavano 
nella  residenza  del  defonto,  come  si 
dirà  appresso.  Talvolta  tali  esequie 
avevano  luogo  pure  nella  Cappella 
Papale ,  anche  coli'  intervento  del 
Papa,  e  cantava  la  messa  un  vesco- 
vo. Solevansi  ancora  fare  l' esequie 
per  nove  giorni  nelle  chiese  ove  si 
seppellivano  i  Cardinali  defonti,  ov- 
vero in  quelle  titolari  :  cantava  la 
messa  un  Cardinale,  quindi  si  pro- 
nunziava r  orazione  funebre,  e  poi 
quattro  Cardinali  col  celebrante  fa- 
cevano l'assoluzione  solenne  al  ca- 
la laico. 

Che  queste  esequie  fossero  anti- 
camente celebrate  per  nove  giorni 
continui,  con  solenne  pompa  fune- 
bre, e  molto  dispendio,  lo  abbiamo 
altresì  presso  il  p.  Casimiro,  che  ha 
pubblicata  la  relazione  de' novendia- 
li celebrati  al  Cardinal  Agriense  nel 
148G  in  s.  Maria  d'  Araceli.  Ma 
non   approvandosi  ima  tanta    pom- 


CAP  197 

pa  dal  CaiTlinal  Iacopo  Ammanna- 
ti  vescovo  di  Pavia,  nella  sua  lette- 
ra 909,  proibì  per  testamento  «  im- 
«  pendia  funeris,  quae  adhiberi  ad 
«  solamen  superstitum  magis,  quam 
"  ad  defunclorum  levamen  solent, 
»  summam  mille  ducatorum  aure- 
»>  orum  excedere,  in  qua  includa- 
»  tur  vestilus  familiae  ".  Ed  è  per- 
ciò, che  il  Pontefice  Sisto  IV,  nel 
cui  Pontificato  morì  il  detto  Car- 
dinal di  Pavia,  ordinò  che  tale  spe- 
sa non  eccedesse  la  somma  di  mil- 
le fiorini,  a  cui  ne  aggiunse  altri 
cinquecento  Alessandro  VI,  e  que- 
sta tassa  venne  confermata  nel  con- 
cilio generale  XVI  f,  lateranense  V, 
terminato  sotto  Leone  X,  come  ri- 
porta il  Labbé  tomo  XIX  col.  881, 
ove  si  legge,  «  nisi  exequatorura 
*»  providentia,  justis  allegatis  causis, 
"  ac  rationibus  plures  expendendum 
»   esse  duxerit  ". 

Abbiamo  poi  dal  Sestini,  il  Mae- 
stro di  Camera,  stampato  in  Liegi  nel 
1634,  che  allora  quando  moriva 
un  Cardinale,  esponevasi  il  cadavere 
di  kii  in  una  delle  sue  camere  come 
si  fa  oggidì,  ove  si  recavano  i  Cardina- 
li nel  dopo  pranzo  del  secondo  giorno 
dopo  la  morte  del  Cardinale,  per  assi- 
stere all'uffizio  de'  morti,  cantato  dai 
religiosi  dei  quattro  Ordini  mendican- 
ti. Terminati  i  tre  notturni,  e  le 
laudi,  i  cantori  Pontificii  replicava- 
no l'antifona  del  Benedictus  :  Ego 
sani  ec. ,  e  cantando  il  Libera  rnCy 
Domine j  in  canto  figurato^  si  ter- 
minava coir  assoluzione  al  cadavere. 
Ognuno  dipoi  partiva,  e  quindi  si  fa- 
cevano il  trasporto  di  esso  alla  chie- 
sa destinata,  e  la  tumulazione.  Pei 
Cardinali  capi  d'ordine,  od  ai  Por- 
porati di  un  merito  distinto,  di  fa- 
miglia sovrana,  e  particolarmente  al 
decano,  al  camerlengo,  al  vice-can- 
celliere, ed  al  penitenziere  maggioi*e, 


1^8  GAP 

soleva  precedere  il  trasporto  del  ca- 
davere, un  convoglio  funebre  più 
decoroso,  consistente  nella  cavalcata, 
alla  quale  il  Pontefice  mandava 
parte  della  sua  famiglia,  il  che  de- 
scrivesi  all'articolo  Cavalcate  pei  de- 

FONTI. 

Benedetto    XIII,  creato    Pontefice 
nel   1724,  ordinò  che   ai  Cardinali, 
i  quali  muoiono  in  Roma,  si    cele- 
brassero doppie  esequie,  cioè  la  re- 
cita dell'uffizio  de' morti,  cantato  dai 
religiosi  mendicanti    nel     giorno     in 
cui  fossero  esposti    in  chiesa,  e  nel- 
la mattina  seguente  la  messa  solen- 
ne, cantata  dal  Cardinal    camerlen- 
go del  sagro  Collegio  alla    presenza 
de'  Cardinali.   S' introdusse    eziandio 
allora  l'  uso  dell'  assistenza  del  Som- 
mo Pontefice,  e  dell'  assoluzione  ch'ei 
fa   del    cadavere,    perchè    in    avanti 
erano  rari  i  casi,  in  cui  il  Papa  in- 
tervenisse  alle    esequie  de' Cardinali. 
Si  hanno  poi  esempii,  che  lo  stesso 
Benedetto    XI 11,  dopo   tali   esequie, 
celebrò  messa  bassa  nella  stessa  chie- 
sa   in   suffragio    del   defunto.    Meri- 
ta perciò,  che  qui  si  riporti  quanto 
si  legge  in  un  Diario  mss.  di  Fran- 
cesco Valesio    sulle    magnifiche    ese- 
quie celebrate  al  Cardinal  del  Giu- 
dice, anche  per  l' addobbo  del  trono. 
«   Mercoledì    io  ottobre   ly^S,  alle 
ii  ore  19  passò  all'altra  vita  ilCardi- 
w   nal  Francesco  del  Giudice.  Giovedì 
«   ad  un'  ora  e  mezza  di  notte,    fu 
'»  portato    il   cadavere    dal    palazzo 
M   ove  abitava  in  piazza  di  Sci  arra , 
w   alla  chiesa  di  s.  Marcello  sua  par- 
«   rocchia.  Venerdì  mattina  si  fece- 
«   ro  le  solenni  esequie  nella   detta 
•♦   chiesa,  che  era  con  bellissimo  or- 
»i   dine  parata    di    lutto ,    con  gran 
»  trine  e  frangie  d'oro.  Vi  assistet- 
w   te  Benedetto  XII 1  sotto  il    trono 
M    di  drappo  bianco,  con  fiori  pao- 
M   nazzi,  come  praticò  per  la  prima 


GAP 
»  volta  nell'esequie  del  Cardinal 
»  Acquaviva  in  s.  Cecilia.  Termi- 
«  nata  la  messa  solenne,  il  Papa 
«  celebrò  messa  bassa ,  e  fu  assi- 
«  stito  dal  Cardinal  Nicolò  del  Giu- 
«  dice,  nipote  del  defonto ,  ed  il 
M  cadavere  era  circondato  da  fiac- 
»»  cole  gialle.  La  sera  poi  fu  por- 
w  tato  con  r  accompagnamento  di 
«  sette  confraternite,  ed  altrettanti 
j»  Oidini  religiosi,  col  numero  con- 
>s  sueto  di  torcie,  alla  chiesa  della 
>i  Minerva  per  restar  ivi  in  depo- 
«  sito,  dovendosi  il  cadavere  trasfe- 
«    ri  re  a  Napoli  ". 

Tutta  volta  al  disposto  da  Benedet- 
to XI 11  suddescrittOj  il  successore  Cle- 
mente XII,  per  evitare  le  spese  del- 
la doppia  pompa ,  ordinò  che  tut- 
tociò  si  facesse  nella  sola  mattina 
dopo  il  trasporto  del  cadavere,  col- 
l'assistenza  de'Cardinali,  e  della  Cap- 
pella Pontificia,  cioè  che  l' uffizio 
si  cantasse  dai  religiosi  prima  di 
questa,  come  appunto  si  fa  tutto- 
ra. Ed  è  perciò,  che  Benedetto 
XIV,  col  disposto  della  costituzio- 
ne Praecipuum  de'  2  3  novembre 
1741,  presso  il  Bollano  magno  tom: 
XVI,  p.  5&,  confermando  il  decre- 
tato da  Clemente  XII,  ordinò,  che 
in  perpetuo  si  osservasse  quel  rito 
nell'esequie,  e  nei  funerali  de'Car- 
dinah  di  Santa  Romana  Chiesa;  ne 
mancò  di  frequente  dall'  intervenire 
quel  Pontefice  all'  esequie  de'Cardi- 
nali, imitato  in  ciò  ancora  da  Cle- 
mente XIII,  e  da  altri.  Attualmen- 
te il  Papa  soltanto  vi  si  reca  dove 
voglia  distinguere  qualche  Cardinale 
d'  un  singoiar  merito,  o  costituito  in 
una  delle  prime  cariche. 

È  avvenuto  talvolta,  che  cosiffiitte 
esequie  si  facessero  anche  ad  alcun 
Cardinale,  che  cessò  di  vivere  fuori 
di  Roma.  Un  esempio  lo  abbiamo 
sotto  Clemente  XI,  il  quale  per  di- 


CAP 

stinguere  il  Cardinal  Tournori,  lega- 
to a  later^  della  Santa  Sede  nella 
Cina,  e  morto  prigione  in  Macao  agli 
8  giugno  1 7  I  o,  pe'  distinti  suoi  me- 
riti, e  per  quanto  avea  sofTeito  per 
la  religione,  gli  decretò  T  esequie  nel- 
la Cappella  Pontificia.  Tali  esequie 
celebraronsi  ai  27  novembre  1711, 
e  cantò  messa  il  Cardinal  Corsini 
prima  creatura  della  stesso  Papa,  da 
cui  anche  il  Tournon  avea  ricevuto 
la  porpora.  Dipoi,  come  si  praticò  in 
diverse  circostanze,  fu  recitata  l'ora- 
zione funebre  da  monsignor  Majel- 
la  cappellano  segreto,  e  custode  del- 
la biblioteca  vaticana,  e  V  orazione 
venne  poscia  dispensata  in  istampa 
nella  sala  regia,  si  al  sagro  Collegio, 
e  s\  agii  altri,  che  intervennero  a  tal 
Cappella,  in  cui  fece  1'  assoluzione  il 
medesimo  Clemente  XI. 

E  troppo  noto,  che  nelle  feste  so- 
lenni, e  dal  giovedì  santo  sino  alla 
seconda  festa  di  Pasqua  non  si  pos- 
sono celebrare  l'esequie,  che  in  que- 
sti casi  si  trasportano.  Di  che  , 
per  addurre  uno  de'  molti  esempii, 
diremo  come  nel  martedì  santo  del 
1793,  mori  il  Cardinal  Carrara,  nel 
seguente  mercoledì  fu  esposto  nelle 
sue  camere,  e  ne'  due  altari,  secon- 
do il  solito  dichiarati  privilegiati ,  si 
celebrarono  le  messe  di  requiem.  Nel 
giovedì  santo  i  religiosi  mendicanti  si 
recarono  a  cantargli  a  vicenda  l'uf- 
fizio de'defunli  ;  nel  sabbato  santo  il 
cadavere  fu  racchiuso  nella  cassa  ,  e 
posto  nella  sua  cappella  privata,  dove 
rimase  sino  al  martedì  sera,  terza 
lesta  di  pasqua,  nella  quale,  colla 
consueta  carrozza,  fu  tiasportato  al 
suo  titolo  di  s,  Silvestro  in  Capite , 
ove  nel  mercoledì  mattina,  dopo 
che  i  religiosi  mendicanti  gli  reci- 
tarono nuovamente  l'uffizio,  il  sagro 
Collegio  gli  celebrò  l'esequie,  cantan- 
do la  bolcuue  messa  il  Cardinal  Chia- 


CAP  ,9^ 

ramonti,  poi  Pontefice  Pio  VII,  in 
vece  del  Cardinal  Borgia  camerlen- 
go del  sagro  Collegio,  siccome  del- 
l' ordine  de'  diaconi. 

Morendo  poi  i  Cardinali  in  con- 
clave,   o    in    sede    vacante,    dai    se- 
guenti esempii  si  vedrà  ciò,  che  deb- 
basi  praticare.   Nel  17^4,  il  Cardinal 
Tanara,  decano   del  sagro  Collegio, 
per  infermità  uscì  dal  conclave,  ed 
essendo  poi  morto,  non  si  potè  fare 
a  cagione  della  sede  vacante,  il  pub- 
blico, e  solenne  trasporto  del  cada- 
vere;   ma    solo    praticar    si  dovette 
ciò,  che  si  fa  ai  semplici  Cardinali, 
cantando  però    la  messa    il     vesco- 
vo suo    sulfraganeo    d'Ostia  e    VeJ- 
letri.  Mentre,  nel    1730,  si  celebra- 
vano i  novendiali  a  Benedetto  XIII, 
morì  il  Cardinal  Pipia ,  e  la  messa 
di  requiem  fu  cantata  da  una  parte 
de* cappellani  cantori  e  da  altri  mi- 
nistri della  cappella  Pontificia.  Men- 
tre poi  erano  i  Cardinali  in  conclave, 
morì  il  Cardinal   Pamphyli ,    primo 
diacono,  e  si  fece  altrettanto.  Nella 
stessa    sede    vacante,    morì  in  con- 
clave il  Cardinal    Conti,    fratello  di 
Innocenzo  XIII,  e  penitenziere  mag- 
giore.    Il   suo    cadavere    fu    esposto 
nella  cappella  Paolina  del  Vaticano 
sopra  un  letto,    con    otto    torcie,  e 
dopo    lo   scrutinio,  tutti  i  Caixlinali 
fecero   la    consueta    assoluzione.    La 
sera,  accompagnato  il  cadavere  alla 
porta  del  conclave  dal  sacro  Collegio, 
fu  consegnato  ai  parrochi   di  s.  Pie- 
tro in  Vaticano,    e    di   s.  Maria  in 
Via,    sotto  la  cui  cura  stava  il  pa- 
lazzo del  defonto,   ed  in  questa  ul- 
tima chiesa,  ove  fu  portato  in  car- 
rozza gli  furono   recitati  i  soliti  ut- 
fìzii  de'morti,  e  poscia  furongli  latte 
l'esequie  con  messa  cantata,  ed  assi- 
stita dai  Pontificii    cantori,  e  dai  mi- 
nistri delle  cappelle  Papali.   Nel  con- 
clave   del    1740»    »""»*»    '^  Cardinal 


200  GAP 

Altieri,  vescovo  di  Palestrina,  e  tanto 
r  esposizione  del  cadavere ,  che  le 
esequie  furono  eguali  a  quelle  del 
precedente  Cardinal  Conti.  Il  Car- 
dinal Ottoboni,  dopo  essere  uscito 
dal  conclave  per  infermità,  morì,  e 
fu  esposto  nella  chiesa  di  s.  Lorenzo 
in  Damaso,  di  cui  era  commenda- 
tario, e  dove  gli  furono  celebrate 
dal  capitolo  1'  esequie,  alle  quali  in- 
tervenne pure  quello  lateranense  co- 
me a  suo  arciprete.  In  tempo  di 
conclave  nel  lyyS  mori  il  Cardinal 
Rossi,  nel  proprio  palazzo,  essen- 
do uscito  dal  conclave  medesimo . 
Le  sue  esequie  si  celebrarono  ai  pro- 
prio titolo  nella  chiesa  di  s.  Cecilia. 

9.  Funzioni  dell' apertura  ^  e  chiu- 
sura della  Porta  Santa y  nell'an- 
no santo  del  Giubileo  universale. 

L'anno  santo  si  chiama  pure  giubi- 
leo, con  che  vuoisi  significare  anche 
remissione,  ec.  Presso  gli  ebrei  l' an- 
no del  giubileo  era  il  quarantano- 
vesimo od  il  cinquantesimo,  che  ve- 
niva dopo  sette  settimane  d' anni. 
Durante  quell'anno  gli  schiavi  riac- 
quistavano la  libertà ,  e  gli  ebrei , 
che  avessero  vendute,  od  ipipegnate 
le  eredità,  rientravano  nel  possesso 
dei  loro  beni. 

Dagli  ebrei  la  Chiesa  prese  il  co- 
stume di  accordare,  dopo  certo  nu- 
mero di  anni,  una  plenaria  genera- 
le indulgenza  a  tutti  i  fedeli  sparsi 
per  la  terra.  Questa  indulgenza  chia- 
masi egualmente  Anno  santo  o  (giu- 
bileo j  ed  il  principio  di  tal  tesoro 
in  solenne  guisa  stabilito ,  rimonta 
soltanto  nel  i3oo  sotto  Bonifacio 
Vili,  e  tuttavolta  se  ne  trovano  e- 
sempii  innanzi  a  quel  tempo.  Cosi 
dimostrano  il  Navarro,  De  Juhilaeo 
not.  I,  Benzonio  lib.  Ili,  cap.  4?  e 
principalmente    Zaccaria ,     Trattato 


CAP 

dell'anno  santo  part.  I,  lib.  i,  cap. 
16,  non  mancando  di  quelli,  che 
lo  fanno  rimontare  ai  tempi  apo- 
stolici. Dionisio  Petavio  ,  Ration. 
temporunij  è  d'avviso  che  due  giu- 
bilei sieno  stati  celebrati  nel  primo 
secolo.  Ristabilita  adunque,  nel  i3oo, 
la  celebrazione  del  giubileo  da  Boni- 
facio Vili,  si  rinnovò  da  lui  tal  plenaria 
indulgenza  con  legge  perpetua,  da  lu- 
crarsi ogni  cento  anni,  dappoiché  la 
tradizione  sosteneva  essersene  celebra- 
ti precedentemente  con  tal  periodo  di 
tempo  tra  1'  uno,  e  l'altro.  Ma  Cle- 
mente VI,  considerando  la  cortezza 
della  vita,  lo  ridusse  ad  anni  cinquan- 
ta, e  sebbene  egli  risiedesse  in  Avigno- 
ne, lo  fece  celebrare  in  Roma  l'an- 
no i35o.  Quindi  per  lo  stesso  mo- 
tivo, e  in  memoria  degli  anni,  che 
GesLi  Cristo  visse  sulla  terra.  Papa 
Urbano  VI,  r^el  1889,  ne  restrinse 
la  celebrazióne  ad  ogni  trentatre 
anni,  e  il  suo  decreto  fu  solo  osser- 
vato da  Martino  V,  nel  14^3,  giac- 
ché si  ha  che  Bonifacio  IX  cele- 
brasse due  anni  santi,  cioè  nel  1 890, 
e  nel  i4oo:  questo  però  seda  al- 
cuni é  contraddetto,  da  altri  gravi 
scrittori  é  sostenuto.  Nicolò  V,  nel 
i45o,  seguì  il  decreto  di  Clemente 
VI  ;  ma  Paolo  II,  volendo  che  tutte 
le  età  potessero  godere  di  sì  pre- 
zioso vantaggio  spirituale,  nel  i^jo, 
lo  ridusse  ad  ogni  venticinque  an- 
ni, ordinando  che  fosse  celebrato, 
nel  i47^j  locchè  fu  eseguito  da  Si- 
sto IV  successore  di  lui.  In  osser- 
vanza di  tal  legge,  Alessandro  VI 
celebrollo  nel  i5oo.  Clemente  VII, 
nel  1 52  5  ,  Giulio  III ,  nel  1 55o  , 
Gregorio  XIII,  nel  iSjS,  Clemen- 
te VIII,  nel  1600,  Urbano  VIII, 
nel  1625,  Innocenzo  X,  nel  i65o, 
Clemente  X,  nel  iByS,  Innocenzo 
XII,  nel  1700,  avendolo  però  com- 
piuto Clemente  XI,  Benedetto  XIII, 


GAP 
nel  172.^,  Benedetto  XIV,  nel  17.^0, 
Pio  VI,  nel  177^;  ma  stante  le 
\icende  degli  ultimi  anni  del  secolo 
decorso  e  principio  del  corrente , 
non  ebbe  luogo  nel  1800;  e  solo  da 
ultimo  dopo  cinquanta  anni,LeoneXII 
lo  celebrò  nel  1825.  Tommaso  Zaro- 
la  nel  suo  Trattato  del  Giubileo^  e 
nella  sua  pratica  vescovile^  ci  assi- 
cura di  aver  inteso  da  molti  prela- 
ti degni  di  fede,  che  Gregorio  XIII 
si  proponeva  voler  stabilire  la  ce- 
lebrazione dell'anno  santo  del  giu- 
bileo ad  ogni  quindici  anni,  per  lo 
stesso  motivo  della  brevità  della  vi- 
ta umana. 

Per  l'acquisto  dell'  universale  giu- 
bileo prescrivono  i  Pontefici  nella 
pubblicazione  di  esso  le  visite  di 
alcune  basiliche  di  Pioma.  Bonifa- 
cio Vili  assegnò  le  due  di  s.  Pie- 
tro in  Vaticano,  e  di  s.  Paolo  nel- 
la via  Ostiense.  Clemente  VI  ag- 
giunse ad  esse  la  basilica  del  ss. 
Salvatore,  o  Lateranense;  e  Grego- 
rio XI  la  basilica  liberiana  di  S.  M. 
Maggiore,  per  cui  ognuna  di  dette 
quattro  basiliche  ha  la  sua  porta 
santa,  per  la  quale  si  entra  in  esse 
durante  l'anno  santo.  Le  dette  quat^ 
tro  basiliche  furono  di  poi  sempre 
assegnate  per  le  visite;  ma  per  la 
pestilenza  dell'  anno  1624,  e  per 
r  inondazione  del  Tevere ,  avvenu- 
ta nell'anno  1700,  Urbano  Vili,  e 
Clemente  XI  sostituirono  alla  ba- 
silica di  s.  Paolo  quella  di  s.  Ma- 
ria in  Trastevere.  Essendosi  poi,  ai 
nostri  giorni  nel  1828,  incendiata 
la  stessa  basilica  di  s.  Paolo,  omai 
splendidamente  riedificata  ,  Leone 
XII  fece  servire  quella  medesima 
di  s.  Maria  in  Trastevere  pel  giu- 
bileo del    182^. 

In  ogni  giubileo  si  prescrivono 
ordinariamente  agli  abitanti  di  Roma 
trenta  visite  alle    quattro    basiliche. 


GAP  2ai 

e  quìndici  a'  forestieri,  in  compen- 
so dell'  incomodo  de'  viaggi.  Que- 
sto numero  dalla  benignità  de' Papi 
venne  ristretto  secondo  le  circostan- 
ze, precipuamente  per  le  persone 
addette  agli  istituti  religiosi ,  ai  ca- 
pitoli, alle  confraternite,  e  ad  altre 
corporazioni,  ec.  Le  cerimonie,  con 
cui  si  pubblicarono  gli  anni  santi , 
l'aprimento  e  chiusura  delle  porte 
sante,  e  la  custodia  di  queste  ,  va- 
riarono in  progresso  di  tempo ,  e 
secondo  il  beneplacito  de'  Pontefici . 
Ad  Alessandro  VI  però  dobbiamo 
r  aumento  dei  riti  e  delle  auguste 
cerimonie  delle  funzioni,  che  per  tal 
solennità  si  eseguiscono,  per  cui  im- 
menso in  queir  incontro  fu  il  con- 
corso de'  forestieri  in  Roma.  A  quel 
Papa  si  deve  pure  il  beneficio,  che 
neir  anno  seguente  l' indulgenza  ple- 
naria dell'universale  giubileo  si  e- 
stendesse,  per  tutto  il  mondo  catto- 
hco;  mentre  a  Clemente  VII  si  de- 
vono le  preci,  che  tuttora  si  recita- 
no neir  apertuia,  e  chiusura  della 
porta  santa,  meno  alcune  piccole  va- 
riazioni. Così  la  custodia  delle  quattro 
porte  sante  era  aflidata  dopo  l'  aper- 
tura, sino  a  Benedetto  XIV,  ai  ca- 
valieri di  s.  Pietro  e  di  s.  Paolo, 
a'  quali  poi  furono  sostituiti  i  guar- 
diani delle  ^rciconfra  terni  te  e  con- 
fraternite di  Roma.  Il  Papa  apre 
e  chiude  la  porta  santa  della  basi- 
lica vaticana,  supplendo  per  sua  im- 
potenza il  Cardinal  decano,  e  se  que- 
sti è  infermo,  il  Cardinal  sotto-de- 
cano; mentre  per  le  altre  tre  basi- 
liche il  Pontefice  delega  altrettanti 
Cardinali  colla  qualifica  di  legati  a 
lalere .  Prima  i  Cardinali  legati 
destinati  ad  aprire  le  porte  sanie 
lateranense,  ostiense  ,  e  liberiana , 
venivano  eletti  dal  Pontefice  nella 
camera  de'  ])aramenti,  al  Vaticano, 
indi  con  essi  si   recavano  nella  cnj)- 


202  GAP 

pella  Sistina  vestiti  de'  sagri  para- 
menti, ove,  come  riporta  l'Adami  p. 
1 3o,  si  esponeva  in  detta  cappella  il 
Venerabile,  e  progredendo  colla  pro- 
cessione, i  Cardinali  legati  si  fermava- 
mo alla  porta  maggiore  del  palazzo,  e 
ricevevano  dal  Pontefice  la  benedi- 
zionCjCoUe  parole:  Procedatìs  in  pace. 
Allora  i  Cardinali  legati,  deposti  i 
paramenti ,  e  prese  le  cappe ,  con 
nobile  cavalcata  si  recavano  alle 
basiliche  destinate,  cavalcando  tutti 
e  tre  uniti  sino  alla  piazza  di  Cam- 
pidoglio ove  dividevansi.  Ma  Bene- 
detto XIII,  nel  1725,  stabilì,  che  o- 
gnuno  partisse  dal  proprio  palazzo, 
sì  nell'apertura,  che  per  la  chiusura 
delle  porte  sante. 

La  pompa  ed  il  rito,  con  cui  si 
eseguiscono  tali  funzioni  nelle  porte 
sante  si  debbono  pure  ad  Alessandro 
VI,  che  lo  praticò  con  tutta  solen- 
nità nel    i5oo. 

La  porta  santa,  siccome  abbiamo 
detto,  si  trova  in  tutte  le  mento- 
vate basiliche,  e  per  essa  nel  giu- 
bileo entrano  tutti  quelli ,  che  vo- 
gliono profittare  delle  salutari  in- 
dulgenze. Ciascuna  di  quelle  porte 
viene  murata  nel  modo  che  diremo, 
colle  debite  cerimonie,  e  si  apre  coi 
consueti  riti  all'incomiciar  del  me- 
desimo, ed  alcune  pie  famiglie  vi  so- 
ghono  porre  nella  chiusura  i  mat- 
toni con  qualche  segnale,  per  rico- 
noscerli, e  ritirarli  con  religiosa  sod- 
disfazione alla  futura  apertura,  dap- 
poiché in  questa  i  fedeli,  massime 
i  pellegrini,  con  divozione  ed  avi- 
dità raccolgono  quei  cementi,  che 
loro  viene  fatto  di  prendere. 

Cerimonie  per  la  pubblicazione ^  apri- 
mento,  e  chiusura  dell'anno  san- 
to dell'  universale  giubileo. 

Nella  mattina  dell' Ascensione  del- 
l'anno   precedente   alla  celebrazione 


GAP 
dell'  anno  santo  ,  motivo  per  cui 
suol  tenersi  la  Cappella  nella  Si- 
stina del  Vaticano  ancorché  il  Pon- 
tefice abitasse  al  Quirinale,  il  Pa- 
pa dalle  sue  stanze  accompagnato 
dal  corteggio  con  cui  da  esse  suol 
recarsi  alla  detta  Cappella,  si  trasfe- 
risce alla  contigua  sala  regia,  e  si 
asside  sul  trono  appositamente  eretto, 
ovvero  si  reca  nella  consueta  came- 
ra de'  paramenti  .  Quivi  il  prelato 
abbreviatore  di  curia,  vestito  di  cap- 
pa, dopo  aver  implorato  la  Pontificia 
benedizione,  riceve  dal  Papa  la  fa- 
coltà di  pubblicare  la  bolla  per  la 
promulgazione  dell'anno  santo  del 
giubileo,  da  celebrarsi  nell'anno  ap- 
presso, la  quale  gli  viene  in  origina- 
le consegnata  dal  sostituto  de'  brevi, 
essendovi  presenti  ancora,  oltre  il 
governatore  di  Roma,  il  tesoriere,  i 
chierici  di  camera  ed  altri  ulliziali 
della  medesima,  non  che  i  cursori 
Pontificii.  Indi  i  detti  prelati  coli' ab- 
breviatore di  curia  discendono  nel 
prossimo  portico  vaticano ,  e  T  ab- 
breviatore salito  sopra  un  pulpito 
ornato  di  broccato  d'  oro,  eretto  da 
un  lato  della  porta  maggiore  della 
basilica,  cioè  a  sinistra  del  suo  in- 
gresso, ad  alta  e  intelligibile  voce 
legge  la  bolla  scritta  in  idioma  lati- 
no. Appena  terminata  la  lettura, 
suonano  le  trombe,  i  tamburi,  la 
banda,  e  dalla  guardia  svizzera  si  spa- 
rano parecchi  colpi  di  mortari,  e  di 
moschetteria.  I  prelati  quindi  si  re- 
cano ad  assistere  alla  Cappella,  ed 
i  cursori  Pontificii,  dopo  aver  affisso 
copia  di  tal  bolla  in  una  colonna 
di  detto  portico,  salgono  a  cavallo 
vestiti  di  nero,  e  consoprana  paonazza, 
colle  loro  mazze  d'argento  appog- 
giate all'arcione  della  sella,  ed  u- 
no  di  essi  porta  la  medesima  bol- 
la aperta,  appesa  ad  un  nastro  ros- 
so  pendente  dal  destro  lato.   In   tal 


GAP 

modo  prraxÌJiti  eia  quattro  tambu- 
ri a  pieili  ,  ed  altrettanti  trombetti 
a  cavallo  del  senato  e  popolo  roma- 
no, per  la  strada  Papale  si  recano 
alla  patriarcale  basilica  di  s.  Paolo, 
mentre  nel  pnssagi^io  del  ponte  s. 
Angelo,  il  forte  scarica  alcuni  col- 
pi di  cannone.  Giunti  colà  al  suo- 
no delle  campane,  vanno  loro  in- 
contro in  cocolla  i  monaci  cassinesi 
del  contiguo  monistero,  ed  entrati 
tutti  nel  portico ,  quivi  si  pongono 
a  sedere  i  religiosi,  mentre  uno  dei 
cursori,  i  quali  già  sono  smontati 
dai  cavalli,  ascende  il  pulpito  pre- 
cedentemente preparato,  e  legge  e 
pubblica  la  bolla  per  la  promulga- 
zione dell'anno  santo,  e  poi  ne  afìig- 
gono  copia  alla  colonna  del  portico. 
Indi  colle  stesse  formalità  i  cursori 
passano  alle  patriarcali  basiliche  la- 
teranense,  e  liberiana ,  e  nei  rispet- 
ti vi  portici,  e  presso  le  porte  prin- 
cipali leggono  nel  suindicato  modo 
la  bolla  Pontifìcia ,  che  negli  stessi 
portici  delle  tre  basiliche  resta  affis- 
sa ad  una  colonna.  Dopo  il  vespero, 
in  mezzo  alla  basilica  lateranense, 
dal  primo  beneficiato  dell'  ordine  dei 
diaconi,  vestito  di  cotta,  e  sopra  un 
pulpito  coperto  di  coltre  bianca  eret- 
to a  cornu  epìstolae,  alla  presenza 
del  capitolo,  che  in  abito  corale  sie- 
de ,  fa  r  intiera  lettura  della  bolla  , 
e  ciò  in  tutto  ed  egualmente  si  pra- 
tica nella  basilica  liberiana.  Queste 
pubblicazioni  sono  accompagnate  dal 
suono  delle  campane  delle  basiliche, 
dallo  sparo  dei  mortari,  e  dal  reli- 
gioso giubilo  de'  fedeli,  che  in  gran 
copia  vi  accorrono,  hi  seguito  viene 
distribuita  stampata  la  bolla  del  giu- 
bileo al  sagro  Collegio ,  alla  prelatu- 
ra, e  ai  principali  uUlziali  della  Santa 
Sede.  Dipoi ,  nella  quarta  domenica 
dell'avvento,  prima  della  cappella 
Pontifìcia,  si  fa  la  seconda  pubblica- 


CAP  203 

zione  deiranno  santo,  dai  due  idtimi 
uditori  di  Rota ,  i  quali  colla  bolla 
del  giubileo  in  idioma  italiano  e  la- 
tino in  mano,  nella  camera  de'  pa- 
ramenti ricevono  dal  Papa  V  incari- 
^co  di  tornarla  a  pubblicare,  il  che 
eseguiscono  sui  pulpiti  presso  la  por- 
ta principale  della  basilica  vaticana, 
leggendola  uno  in  italiano,  e  l'altro 
in  latino.  Indi  i  cursori  Pontifìcii 
montano  a  cavallo,  e  preceduti  da 
quattro  trombetti  a  cavallo,  e  da 
altrettanti  tamburi ,  si  recano  alle 
altre  tre  basiliche,  ove  tornano  ad 
affiggere  la  stessa  bolla,  praticandosi 
tutto  come  nella  prima  pubblicazio- 
ne, ed  avendo  il  forte  s.  Angelo 
nel  passaggio  del  ponte,  fatto  una 
salva  colle  artiglierie.  E  però  d'  av- 
vertirsi ,  che  se  il  Papa  nella  quarta 
domenica  di  quaresima  abita  al  Qui- 
rinale, la  bolla  si  pubblica  da  due 
uditori  di  Rota  alla  porta  di  quei 
palazzo,  da  dove  i  cursori  partono 
per  le  quattro  basiliche,  come  avven- 
ne nel    1749?  sotto  Benedetto  XIV. 

Dopo,  o  prima  la  menzionata  do- 
menica, il  Papa  in  concistoro  segre- 
to ,  dichiara  i  tre  Cardinali  legati 
a  Intere,,  per  aprire  le  porte  sante 
delle  basiliche  lateranense,  ostiense, 
e  liberiana.  E  siccome  la  seconda, 
come  superiormente  accennammo  , 
erasi  incendiata  nel  1 8-23, Leone  XII, 
nell'anno  seguente,  vi  sostituì  anche 
per  l'apertura  e  chiusura  della  por- 
ta santa  quella  di  s.  Maria  in  Tras- 
tevere ;  ma  volle,  che  la  prima  pro- 
mulgazione si  facesse  alla  basilica 
ostiense ,  e  la  seconda  nell'  atrio  di 
s.  Maria  in  Trastevere,  nel  cui  por- 
tico il  capitolo  assistette  alla  lettura 
della  bolla  eseguita  pure  dai  cursori 
Pontifìcii. 

Riguardo  ai  detti  legati,  sono  essi 
i  Cardinali  arcipreti  delle  stesse  ba- 
siliche.   Ma   se    il  decano   del    sagro 


2o4  GAP 

Collegio,  ovvero  il  sotto-decano  non 
sono  arcipreti  di  veruna  delle  basi- 
liche lateranense ,  e  liberiana  ,  il 
primo,  e,  se  è  impotente,  il  secondo 
vengono  dichiarati  legati  per  aprir 
quella  ostiense.  Quando,  nel  1825, 
in  luogo  della  ostiense  si  sostituì 
quella  di  s.  Maria  in  Trastevere,  ne 
fu  prescelto  a  legato  il  Cardinal  Pac- 
ca, allora  sottodecano  del  sagro  Col- 
legio, dacché  il  decano  Cardinal  del- 
la Somaglia  era  arciprete  lateranen- 
se. x\ccadde  nel  1700,  che  i  pre- 
fati Cardinali  decano,  e  sotto-deca- 
no del  sagro  Collegio  cioè  Cibo,  e 
Buglione,  fossero  l' uno  malato ,  e 
l'altro  dovesse  supplire  ad  Inno- 
cenzo XII  nell'aprimento  della  porta 
santa  vaticana ,  giacche  non  erano 
arcipreti  di  veruna  basilica,  onde  ven- 
ne destinato  per  l'ostiense  il  Cardinal 
Panciatici,  come  protettore  de'  be- 
nedettini cassinensi. 

Non  avendo  ora  piti  luogo  le  ca- 
valcate, i  Cardinali  legati  si  recano 
all'apertura,  e  chiusura  delle  porte 
sante  con  nobile  treno  di  carrozze, 
ed  accompagnamento  di  prelatura , 
caudatario  in  croccia,  e  domestici 
in  livree  di  gala,  eseguendo  in  am- 
bedue le  funzioni  tutte  le  medesime 
cerimonie,  che  il  Papa  pratica  nella 
porta  santa  della  basilica  vaticana, 
meno  quella  maggior  solennità ,  e 
particolarità  proprie  del  Sommo  Pon- 
tefice. Nel  mentre  si  celebra  la  fun- 
zione dell'apertura,  e  chiusura  delle 
porte  sante,  tutte  le  altre  porte  del- 
le basiliche  sono  chiuse. 

Giunto  pertanto  il  giorno  della 
vigilia  di  Natale  dell'anno,  nel  qua- 
le si  è  promulgato  l' uni  versai  giu- 
bileo, il  Pontefice,  che  vuol  fare  l'a- 
pertura della  porta  santa  (nella  im- 
potenza del  quale,  lo  ripetiamo  an- 
cora, dovrà  supplire  il  Cardinal  de- 
cano ) ,    va    col   solito  accompagna- 


CAP 

mento  alla  stanza  de'  paramenti 
del  Vaticano,  dove  prende  i  con- 
sueti paramenti  di  color  bianco, 
e  si  reca  alla  cappella  Sistina  con 
mitra  di  lama  d'  oro,  preceduto  da 
tutti  quelli,  che  hanno  luogo  in  cap- 
pella, dai  cubicularii  colle  cappe  ros- 
se, dai  collegi  prelatizii  in  rocchet- 
to e  cotta ,  dall'  ultimo  uditore  di 
Rota ,  che  in  tonacella  bianca  sostie- 
ne la  croce  papale ,  dai  penitenzie- 
ri vaticani,  dagli  abbati  mitrati,  ve- 
scovi, arcivescovi,  patriarchi  e  Car- 
dinali tutti  in  sagri  paramenti  bian- 
chi secondo  l'ordine  rispettivo.  Ar- 
rivato il  Pontefice  nella  detta  cap- 
pella, si  pone  genuflesso  nel  genufles- 
sorio  ad  adorare  il  ss.  Sagramento 
antecedentemente  esposto ,  siccome 
fanno  gli  altri  ai  luoghi  rispettivi. 
Intanfo  si  dispensano  le  candele  ai 
Cardinali,  a  tutto  il  corpo  episcopa- 
le, agli  abbati  mitrati,  ai  penitenzie- 
ri, ai  prelati  di  fiocchetti,  ai  pro- 
tonotarii  apostolici,  ed  ai  generali  de- 
gli Ordini  religiosi.  Quindi  il  Papa 
incensa  il  Venerabile,  riceve  dal  pri- 
mo diacono  il  cereo  dorato,  che  do- 
vrà portare  in  mani  nella  processio- 
ne, con  paramano  di  seta  bianca  ri- 
camato d' oro  per  difendersi  dalle 
goccie  di  cera,  e  poi  intona  l' inno  : 
J^eni  creator  Spirilus,  che  si  prosie- 
gue  dal  coro  dei  cappellani  cantori 
Pontificii  sino  a  che  dura  il  giro  del- 
la processione ,  andando  sempre  a- 
vanti  la  croce,  e  cantandosi  spesso 
i  versi  del  medesimo  inno.  Come  pe- 
rò il  giro  è  lungo,  giacche  per  la  sala 
e  scala  regia,  la  processione  procede 
pel  vestibolo  o  galleria  ove  stanno 
gli  svizzeri ,  e  sortita  di  là  arriva 
sino  all'  obelisco  della  piazza  di  s. 
Pietro,  e  quivi  volta  per  avviarsi 
al  portico  della  basilica,  cosi  il  mae- 
stro de'  cantori  fa  replicare  i  versi, 
eccettuato    il  primo,  e  l'ultimo,  il 


GAP 

quale  deve  dirsi  una  sola  volta  nel  fi- 
ne. Talvolta  però,  come  praticò  Leone 
XII,  non  si  fece  tutto  il  mentovato 
giro,  ma  dalla  Sistina,  per  la  scala 
jegia,  si  procedette  subito  al  porti- 
co vaticano  al  modo  di  quanto  si 
pratica  nei  pontificali. 

Ascende  il  Papa  sulla  sedia  ge- 
statoria, e  coperto  di  mitra  con  can- 
dela in  mano,  procede  sotto  bal- 
dacchino bianco,  sostenendosi  le  aste 
dai  prelati  referendarii  in  rocchetto 
e  mantelletta:  viene  preceduto  da 
tutto  il  clero  regolare  e  secolare, 
come  nella  processione  del  Corpus 
Dominiy  e  da  tutti  <pielli  summen- 
tovati  della  cappella  Pontificia ,  ne 
discende  dalla  sedia  se  non  dopo 
aver  fatto  tutto  il  giro  pel  portico 
della  basilica  vaticana,  giro  che  ovun- 
que viene  guarnito  dalle  milizie. 
Nel  portico  si  asside  sul  maestoso 
trono  innalzato  presso  la  porta  san- 
ta, coi  Cardinali  primi  diaconi  assi- 
stenti; ed  avendo  il  coro  già  ter- 
minato il  canto  dell'  inno ,  si  cin- 
ge di  grembiale  bianco  ,  e  discen- 
de dal  trono  coperto  di  mitra,  e  te- 
nendo in  mano  la  candela  accesa. 
Dipoi  si  reca  alla  porta  santa,  e  qui- 
vi consegna  il  cereo  al  Cardinal  primo 
diacono  assistente,  prendendo  dalle 
mani  del  Cardinal  penitenziere  mag- 
giore un  martello  di  argento  di  ele- 
gante lavoro,  con  manico  di  avorio. 
Si  mette  al  dinanzi  della  porla,  già 
segata  all'  intorno  dai  muratori,  che 
al  di  dentro  ne  facilitano  la  cadu- 
ta, e  colla  mitra  in  capo  la  percuote, 
e  dandole  il  primo  colpo  col  mar- 
tello, dice: 
"^.  Aperite  mihi  portas   justiliac;    a 

cui  rispondono  i  cantori: 
131?.  Ingressus  in   ea   confi tebor   Do- 
mino. 
Percuote  la  porla  la    seconda  volta 
col  martello,  e  dice: 


GAP  2o5 

"5/^.  Introibo  in  domum  tuam,  Do- 
mine; a  cui  replicano  i   cantori: 

5?'  Adorabo  ad  templum  sanctum 
tuum  in  timore  tuo. 

Percuote  la  terza  volta  la  porta  nel 
mezzo  di  essa,   dicendo: 

'^.  Aperite  portas,  quoniam  nobis- 
cum  est  Deus;  e  soggiungono  i 
cantori  : 

5j.  Qui  fecit  virtutem  in  Israel.  Al- 
lora cade  la  porta  santa,  e  resti- 
tuito dal  Pontefice  il  martello  al 
Cardinal  penitenziere,  fa  ritorno 
al  trono,  e  intanto  che  si  compie 
r  atterramento  della  porta,  seden- 
do depone  la  mitra,  ed  alzandosi 
canta  i  seguenti  versetti,  cui  ri- 
sponde   il  coro  : 

^.  Domine,  exaudi  orationem  meam. 

R.  Et  clamor  meus  ad  te  veniat. 

■^.    Dominus  vobiscum. 

5j.  Et  cum  spiritu  tuo. 

Oremus. 
Actiones  nostras  etc. 

Con  questa  orazione  il  Sommo  Pon- 
tefice implora  il  divino  aiuto,  ed  al  ter- 
mine i  cantori  rispondono  ,  Amen. 
Mentre  segue  la  recita  di  tali  preci, 
i  penitenzieri  di  s.  Pietro  cinti  di 
grembiale,  appena  i  muratori  hanno 
raccolto  il  muro  entro  apposite  cas- 
se, lavano  con  isponge  bagnate  di 
acqua  benedetta  lo  stipite  di  detta 
porta,  e  poscia  il  coro  canta  il  sal- 
mo Juhilate  Deo  omnis  terra^  che 
deve  durare  finché  i  penitenzieri 
abbiano  finito  di  lavare ,  ed  asciu- 
gare gli  stipiti.  Dopo  di  che  il  Pa- 
pa deposta  la  mitra  si  alza  in  piedi, 
e  canta  i  seguenti  versetti,  ed  ora- 
zione, rispondendogli  sempre  i  cap- 
pellani cantori  : 

R».  Ilaec  dies,  quam   fecit  Dominus. 
'^,  Exultewus  et  Isetemur  in  ea. 


!2o6  GAP 

ij^.  Beatus  populus  tuus,  Domine. 

Rj.  Qui  scit  jubilationem, 

^.   Hxc  est  porta  Domini. 

R.    Justi  intrabunt  in  eam. 

"^.  Domine, exaudi  oiationem meam. 

Pj.  Et  clamor  meus  ad  te  veniat. 

^.  Domiuus  vobiscum. 

^.  Et  cura  spirita  tuo. 

Oremus.  Deus,  qui  Moysen  fa- 
mulum  tuum  populo  israelitico  etc. 
R>.  Amen. 

Quindi  il  Pontefice  siede,  ripren- 
de la  mitra,  scende  dal  trono,  ed 
arrivato  avanti  la  porta  santa,  de- 
pone la  mitra,  riceve  nella  mano 
destra  dal  Cardinal  primo  diacono 
la  croce  astata  patriarcale ,  e  nella 
sinistra  dal  Cardinal  secondo  diaco- 
no il  cereo  dorato  acceso,  il  quale 
poi  in  uno  al  paramano  appartiene 
al  cameriere  segreto  coppiere.  Quin- 
di genuflette  in  mezzo  della  porta, 
ed  intuona  l' inno  Te  Deuni  lauda- 
mus,  che  viene  proseguito  dal  coro. 
Terminatosi  il  pi  imo  verso,  il  Som- 
mo Pontefice  per  la  porta  santa,  en- 
tra nell'augusto  tempio  di  s.  Pie- 
tro, continuandosi  dai  cantori  l'in- 
no, il  cui  ultimo  verso  è  detto  in 
falso  bordone.  Entrano  successiva- 
mente dopo  il  Papa  i  Cardinali  per 
ordine,  i  patriarchi,  gli  arcivescovi,  i 
vescovi,  gli  abbati  mitrati,  i  peniten- 
zieri, la  prelatura,  la  famiglia  Ponti- 
fìcia, oltre  gli  avvocati  concistoriali, 
con  tutti  quelli,  eh'  ebbero  luogo  a  si 
commovente  funzione ,  compreso  il 
clero  secolare  e  regolare. 

Poscia  il  Pontefice,  deposta  la 
croce  e  la  candela,  si  pone  a  sedere 
sulla  sedia  collocata  sopra  la  pre- 
della dell'altare  della  cappella  della 
Pietà,  che  è  la  prima  presso  la  porta 
santa,  e  ai  confrati  guardiani  de'  so- 
daiizii  affida  la  custodia  delle  porte 


GAP 

sante  delle  quattro  basiliche,  incul- 
cando loro  ad  adempiere  l'incarico 
con  zelo  e  diligenza,  invigilando  per- 
chè non  vi  si  commettessero  disordini, 
e  perchè  vi  si  entrasse  col  debito  ri- 
spetto e  divozione.  Entrata  tutta  la 
processione  nella  basilica ,  s' avvia 
verso  l'altare  papale,  genuflettendosi 
però  nel  passare  dinanzi  al  ss.  Sa- 
gra mento  esposto  con  copiosi  lumi 
nella  solita  cappella.  Il  Papa  dal- 
la cappella  della  Pietà  venendo  por- 
tato sulla  sedia  gestatoria,  giun- 
to alla  cappella  del  Santissimo,  ne 
discende  per  adorarlo  genufletten- 
do sul  genuflessorio.  Dettosi  dai  can- 
tori l'ultimo  verso  dell'inno,  pas- 
sano essi  al  coro  presso  1'  altare  pa- 
pale, ove,  risalito  in  sedia  gestatoria, 
vi  si  conduca  il  Pontefice;  e  dove, 
fatta  breve  orazione,  passa  al  trono, 
mentre  venendo  spenti  tutti  i  cerei, 
i  Cardinali  col  corpo  episcopale,  in 
uno  agli  abbati  mitrati,  ed  ai  peni' 
tenzieri,  vanno  a  rendergli  1'  ubbi- 
dienza. Terminata  che  sia,  il  Papa 
intuona  il  vespero  solenne,  dal  quale 
comincia  l'indulgenza  dell'anno  santo, 
regolandosi  in  tutto  nello  stesso  mo- 
do di  quello  di  Natale,  che  pur  si 
canta  co'  paramenti  sagri,  e  si  chiu- 
de colla  solenne  benedizione.  I  Car- 
dinali, deposti  i  sagri  paramenti,  co- 
me fanno  tutti  gh  altri,  riprendo- 
no la  mantelletta  e  mozzetta  rossa 
(  del  qual  colore  è  tutto  il  resto 
delle  vesti,  comprese  le  scarpe  ) ,  e 
fanno  ritorno  a'  propri  palazzi,  in- 
sieme ai  caudatari  in  croccia,  al  tre- 
no nobile,  ed  ai  domestici  colle  li- 
vree di  gala. 

Nel  decorso  dell'  anno  santo,  il 
Papa  comparte  nelle  principali  feste, 
dalla  loggia  del  Vaticano,  l'apostolica 
benedizione  con  indulgenza  plenaria, 
oltre  quelle  consuete,  e  si  esercita 
in    varii  atti,  ed  esercizi!  di  esemplar 


CAP 
pietà,  ciocché  pur  fanno  i  Cardinali, 
i  prelati,  il  clero,  e  il  popolo.  Av- 
vicinandosi il  termine  dell'anno  san- 
to, in  un  concistoro  segreto  il  Ponte- 
tlce  destina  a  chiudere  le  porle  sante 
delle  basiliche  lateranense,  ostiense, 
e  liberiana,  que'  medesimi  Cardinali 
legati  a  Intere ,  che  le  aprirono,  re- 
candosi essi  con  treno  nobilissimo, 
e  con  seguito  di  prelati. 

Pervenuto  adunque  nella  vigilia 
di  Natale  il  compimento  dell'  anno 
salutare  e  di  remissione,  il  Pontefice 
si  reca  nella  camera  de'  paramenti 
del  Vaticano,  ed  ivi  assunti  i  para- 
nienti,  il  piviale  bianco,  e  la  mitra 
di  lama  d'oro,  in  sedia  gestatoria 
si  conduce  nella  basilica  vaticana. 
Lo  precedono  i  procuratori  di  col- 
legio, i  procuratoli  generali  delle  re- 
ligioni col  predicatore  apostolico,  col 
confessore  della  famiglia  Pontificia,  e 
coi  bussolanti  colle  cappe  rosse;  gli 
aiutanti  di  camera  del  Papa,  i  cap- 
pellani comuni  e  segreti  colle  cappe 
foderate  di  armellini;  gh  avvocati 
concistoriali  colle  cappe  paonazze, 
cogli  armellini;  e  i  camerieri  d'ono- 
re, soprannumerarii  e  segreti  con 
cappe  rosse  e  pelli  di  armellini.  Se- 
guono in  rocchetto  e  cotta  gli  ab- 
brevialori  di  parco  maggiore,  i  vo- 
tanti di  segnatura,  i  chierici  di  ca- 
mera, il  maestro  del  sagro  palazzo 
cogli  uditori  di  Rota,  ed  il  maestro 
del  sagro  ospizio ,  preceduto  dai  cap- 
pellani colle  mitre  usuali  del  Pontefi- 
ce. Indi  viene  la  croce  Papale,  portata 
dall'ultimo  uditore  di  Rota  in  tona- 
cella  bianca,  in  mezzo  a  due  accoliti 
votanti  di  segnatura  coi  candellieri. 
Vengono  appresso,  in  paramenti  sa- 
gri bianchi,  i  penitenzieri  vaticani 
minori  conventuali ,  gli  abbati  mi- 
trati, il  commendatore  di  s.  Spirito, 
i  vescovi,  gli  arcivescovi,  e  i  pa- 
triarchi, non  che  i  Cardinali  diaco- 


CAP  207 

ni,  preti,  e  vescovi  suburbicarii.  Pro- 
cedono poscia  il  senatore,  i  conser- 
vatori ,  e  priore  de'  capo-rioni ,  il 
governatore  di  Roma  col  principe 
assistente  al  soglio,  i  due  diaconi 
assistenti,  e  tutti  quelli  che  prece- 
dono, contornano,  e  seguono  la  se- 
dia gestatoria,  come  i  prelati  di 
fiocchetti ,  i  protonotari  apostolici , 
i  generali  delle  religioni  ec. ,  con 
candele  accese ,  al  modo  di  ciò  che 
si  fece  nell'apertura  della  porta  san- 
ta. Il  Pontefice  colla  destra  va  be- 
nedicendo il  popolo,  e  colla  sinistra 
sostiene  il  cereo  dorato,  col  pala- 
mento solito.  Giunto  all'altare  del 
ss.  Sagramento,  discende  dalla  sedia 
gestatoria ,  e  risalito  in  essa  dopo 
avere  alquanto  orato,  fa  altrettanto 
quando  ne  discende  all'altare  Papa- 
le, Indi  recatosi  al  trono,  riceve  al- 
l'ubbidienza i  Cardinali,  i  vescovi:, 
gh  abbati,  e  i  penitenzieri;  ma  se 
i  primi  non  ebbero  assunti  i  sagri 
paramenti ,  e  solo  colle  cappe  rosse 
incederono  processionalmente,  allora 
vanno  soli  all'ubbidienza;  dopo  di 
che  subito  si  vestono  degli  abiti  sa- 
gri ,  il  che  in  tal  caso  pure  si  pra- 
tica da  tutti  gli  altri  mentovati. 
Questo  vespero  si  regola  come  quelli 
Pontificali  solenni,  e  ci  avverte  l'A- 
dami, Del  serrare  la  porta  santd 
capo  IX,  che  se  il  Papa  non  vo- 
lesse assistere  al  vespero,  e  calare 
solamente  dalla  cappella  Sistina,  co- 
me fece  nel  1825  Leone  XII,  allora 
il  vespero  sarà  al  modo  degli  altri 
vesperi  ordinari  ,  e  non  solenni. 
Difetti  ecco  come  Leone  XII  chiuse 
la  porta  santa.  Celebrato  il  vespero 
nella  Cappella  Sistina,  presero  i  sa- 
gri paramenti  quelli,  che  li  debbo- 
no assumere,  e  furono  distribuiti  i 
ceri  a  quelli ,  che  li  dovevano  por- 
tare. Indi  processionalmente  si  recò 
il  Pontefice  nella   basilica,   adorò  il 


io8  GAP 

ss.  Sagramento,  e  le  reliquie  mag- 
giori, andò  a  chiudere  la  porta  san- 
ta, e  dal  portico  fece  ritorno  nella 
camera  de'  paramenti. 

Continuando  la  descrizione  della 
funzione  come  fu  incominciata,  termi- 
nato che  sia  il  solenne  vespero,  s' in- 
cammina la  processione  verso  la  porta 
santa,  procedendo  colle  medesime  ve- 
sti sagre,  quanti  le  avevano  assunte, 
e  colle  candele  accese  in  mano  quelli, 
che  le  avevano.  Arrivata  di  poi  la 
sedia  gestatoria  avanti  la  confessio- 
ne, o  tomba  de' principi  degli  apo- 
stoli, il  Papa  ne  discende,  ed  al 
faldistorio  assiste  all' ostensione  della 
sagra  lancia,  del  volto  santo,  e  della 
ss.  Croce,  che  dalla  loggia  si  fa  dai 
canonici  della  basilica,  avendo  preso 
luogo  i  Cardinali  nelle  banche  late- 
rali, e  gli  altri  nella  navata  di  mez- 
zo. Dopo  di  ciò  il  Sommo  Pontefice 
risale  in  sedia  gestatoria,  e  benedi- 
cendo il  popolo,  e  sorreggendo  col- 
r  altra  mano  il  cereo  acceso,  giun- 
ge alla  cappella  del  ss.  Sagramento. 
Quivi  torna  a  discendere  dalla  sedia 
gestatoria,  e  detta  breve  orazione  al 
genuflessorio,  intuona  l'antifona  :  Cani 
jucimditate,  etc,  ed  i  cantori  Pon- 
tificii ripigliano  in  contrappunto,  »  et 
■>i  cum  gaudio  deducemini,  nam  mon- 
«  tes,  et  colles  exilient  expectantes 
»  vos  cum  gaudio.  Alleluja  ".  Que- 
sta antifona  non  termina  finché  il 
Pontefice  non  sia  giunto  nel  porti- 
co ,  ed  abbia  asceso  il  trono ,  per 
cui  il  maestro  della  cappella  la  fa 
replicare. 

Giunto  il  Papa  nel  portico,  di- 
scende dalla  sedia,  e  sale  al  trono 
eretto  presso  la  porta  santa  :  indi 
scende  dal  trono,  e  deposta  la  mi- 
tra ,    benedice    i    cementi    dicendo  : 

'>j/.  Adjutorium   nostrum  in  nomine 
Domini,  cui  risponde  il  coro,  ec. 


CAP 

Rj.  Qui  fecit  coelum  et  terram. 
iJ^.  Sit  nomen   Domini  benedictum. 
P?.  Ex  hoc  nunc,  et  usque  in   sae- 

culum. 
^.  Lapidem,    quem  reprobaverunt 

aedifìcantes. 
5j.  liic  factus  est  in   caput    anguli. 
■^.  Domine,  exaudiorationemmeam. 
R.  Et  clamor  meus  ad  te  veniat. 
^.  Dbminus  vobiscum. 
5j.  Et  cum  spiritu  tuo. 

Oremus. 

>i  Summe  Deus ,  qui  summa  , 
>i  media,  imaque  custodis,  qui  o- 
'>  mnem  creaturam  intrinsecus  am- 
»  biendo  concludis,  sanctifica  et  bene- 
»  die  has  creaturas  lapidis,  calcis,  et 
>i  sabuli.  Per  Christum  etc. 
K».  Amen". 

Ciò  detto,  il  Papa  coli' acqua  be- 
nedetta asperge  quelle  materie  e  le 
incensa  ;  indi  ripiglia  la  mitra ,  si 
cinge  di  un  grembiale  bianco ,  ciò 
che  pur  fanno  il  Cardinal  peniten- 
ziere maggiore  e  i  penitenzieri  va- 
ticani, e  riceve  dallo  stesso  Cardinal 
penitenziere  una  cucchiaia  d' argen- 
to, con  manico  d'  avorio,  colla  quale 
prende  da  un  nobile  schifo,  che 
sorregge  un  maestro  di  cerimonie, 
un  po'  di  calcina,  la  pone  in  mezzo 
della  soglia  della  porta  santa ,  di- 
cendo :  »  In  fide  et  virtute  Jesu 
»  Christi  Filii  Dei  vivi  ".  Ne  pren- 
de dell'altra,  che  pone  nel  lato  de- 
stro ,  dicendo  :  »  Qui  apostolorum 
>i  principi  dixit  :  tu  es  Petrus,  "'  e 
mentre  nel  lato  sinistro  colloca  al- 
tra cucchiaiata  di  calce ,  prosegue , 
»  et  super  hanc  petram  sedificabo 
»  Ecclesiam  meam  ".  Indi  il  Papa 
prende  tre  mattoni  per  situarli  sul- 
la calcina,  che  ha  spianato  colla  cuc- 
chiaia. Nel  collocare  il  primo,  dice  : 


GAP 

»»  Collocamus  lapidem,  istum  prima- 
-•'  rium,  nel  secondo;  Ad  clauden- 
•»  dalli  portam  sanctani ,  ipso  tan- 
*>  tu m modo ,  e  nel  porre  il  terzo  ; 
-•»  singiilo  jubilaei  anno  iteriim  re- 
9>  serendam.  In  nomine  Palris  -^  et 
'•>  Fili!  ->Jf  et  Spiri tus  ^  Sanati. 
'»   Amen  ". 

Indi  i  cantori  danno  principio 
air  inno  Coelestìs  nrbs  Jerusa- 
lem  del  Palestrina,  ed  alla  presen- 
za del  Papa,  il  Cardinal  penitenzie- 
re maggiore,  colla  stessa  cucchiaia, 
aiutato  dai  penitenzieri  vaticani  po- 
ne altra  calcina  e  altri  mattoni  fin- 
che il  muro  si  alza  alquanto,  con- 
tinuandolo e  compiendolo  gli  ope- 
rai della  reverenda  fabbrica  di  s. 
Pietro,  chiamati  perciò  sampietrini, 
vestiti  con  sacco  da  con  Irati.  Appe- 
na terminato  l'inno,  il  Pontefice 
risale  sul  trono,  si  lava  le  mani  e 
\G^^e^  il  detto  inno  ;  indi,  deposta  la 
mitra,  recita  i  seguenti  versetti,  ri" 
spondendogli  il  coro: 

'^.  Salvum  fac  populum  tiium,  Do- 
mine. 

R.  Et  benedic  haereditati  tuae. 

i}'.  Fiat  misericordia  tua.  Domine, 
super  nos. 

R.  Quemadmodum  speravimus  in  te. 

^.  Mitte  eis,  Domine,  auxilium  de 
sancto. 

K?.  Et  de  Sion  tuere  eos. 

^/.  Domine,  exaudi  orationem  meam. 

R.  Et  clamor  meus  ad  te  veniat. 

■^.  Dominus  vobiscum. 

Ijlj.  Et  cum  spirita  tuo* 

Oremus. 

>»  Deus,  qui  in  omni  loco  domi- 
«  nationis  tuac  clemens ,  et  beni- 
»*  gnus  exauditor  existis ,  exaudi  nos, 
»  qusesumus,  et  proesta,  ut  inviolabi- 
«  lis  permaneat  huius  loci  sanctifica- 
\0L.   vui. 


GAP  209 

»  tio,  et  beneficia  lui  muneris  in  hoc 
>»  jubilaei  anno  imiversitas  fideliuna 
»i  impetrasse  laetetur.  Per  Christum 
»*  etc.  1^.  Amen.  Terminata  questa 
orazione,  il  medesimo  Pontefice  in- 
tUona  r  inno  Te  Deum  laiidaniusy 
che  viene  proseguito  dal  coro  con 
sollecitudine,  e  poscia  dà  la  bene- 
dizione, dicendo:  >y  Sit  nomen  Do- 
mini benedictum  etc.  " ,  cui  rispon- 
dono i  cantori,  pubblicandosi  l' in- 
dulgenza plenaria  in  forma  di  giu- 
bileo dai  due  Cardinali  diaconi  as- 
sistenti; e  deposti  i  paramenti  sagri, 
e  prese  le  cappe  rósse,  il  sagro  Col- 
legio, e  tutti  gli  altri  accompagnano 
il  Papa  alla  camera  de'  paramenti, 
e  COSI  termina  questa  soletme  fun- 
zione, fra  il  suono  giulivo  delle  cam- 
pane e  il  rimbombo  delle  artiglie- 
rie di  Castel  s.  Angelo.  I  Cardinali 
usano  le  vesti  e  le  scarpe  rosse,  il 
treno  nobile,  i  domestici  colle  livree 
di  gala,  e  i  caudatari  la  croccia. 

Di  poi  da  un  lato  di  ognuna 
delle  quattro  porte  sante,  si  pone 
una  marmorea  iscrizione,  che  ricorda 
r  epoca  dell'  apertura  e  chiusura,  e 
da  chi  fu  eseguita.  Anche  ai  legati 
a  Intere  assistono  nelle  due  funzioni 
i  penitenzieri  delle  rispettive  basili- 
che, e  siccome  il  Papa  pone  delle 
medaghe  d' oro,  e  d' argento  nella 
base  della  porta  santa,  altrettanto 
fanno  i  detti  Cardinali,  coi  loio 
stemmi  gentilizi ,  ed  analoghe  iscri- 
tioni.  Vari  Pontefici  promulgarono 
la  celebrazione  dell'  anno  santo,  per- 
chè, secondo  il  consueto  ,  comincias- 
se dai  vcsperi  della  vigilia  di  Na- 
tale, e  terminasse  ai  vespcri  di  quel- 
lo dell'  anno  seguente,  e  benché  al- 
cuni morirono  avanti  la  vigilia  di 
Natale,  l'indulgenza  plenaria  inco- 
minciò in  tal  giorno,  sebbene  la 
porla  santa  si  aprì  più  tardi,  co- 
me avvenne  a  Giulio    111,  0  a  Pio 

4 


aio  GAP 

VI.  11  primo  eletto  a  7  febl^raio 
i55o  dell'anno  santo  promulgalo 
da  Paolo  III,  aprì  la  porta  santa  ai 
a 4  febbraio,  e  poi  la  richiuse  nei 
secondi  vesperi  dell'  Epifania  del 
i5^i.  Ma  Pio  VI,  creato  a  i5  fe- 
braio  177^^5  dell'anno  santo  pro- 
mulgato da  Clemente  XIV,  eseguì 
la  apertura  della  porta  santa  a'  26 
di  detto  mese,  e  poi  la  chiusa  nella 
vigilia  di  Natale  del  medesimo  an- 
no. 

IO.  Funzioni  e  processioni  pei 
Giubilei  straordinarii. 

I  giubilei  straordinarii  sono  pro- 
cessioni con  indulgenza,  cioè  quelli 
pubblicati  dai  novelli  Pontefici  per 
implorare  il  divino  ajuto,  e  quelli, 
che  si  celebrano  in  qualche  grave 
bisogno,  con  processioni  di  peniten- 
za. Incominciando  a  parlare  dei 
primi,  fu  Sisto  V ,  come  si  ha  an- 
co da  Wan-Espen,  Jur.  EccL  par. 
Il,  tit.  7,  cap.  4j  §•  21,  che  in- 
trodusse il  pio  costume  proseguito 
dai  successori,  di  pubblicare  nei  pri- 
mi giorni  del  Pontificato  un  giubi- 
leo straordinario,  per  implorare  dal- 
la divina  misericordia  il  felice  go- 
verno della  repubblica  cristiana. 

Dopo  avere  perciò  emanato  una 
costituzione,  i  Papi  stessi  lo  apriro- 
no fino  agli  ultimi  tempi  con  una 
solenne  processione,  colla  quale  in 
forma  pubblica,  vestiti  di  mozzetta 
e  stola,  si  recavano  alla  chiesa  di 
s.  Maria  degli  Angeli,  alle  terme 
diocleziane,  ed  ivi,  colla  consueta 
cerimonia,  che  poi  diremo,  celebra- 
ta la  messa  bassa,  seguiva  la  proces- 
sione alla  basilica  liberiana  di  s. 
Malia  Maggiore,  trapassando  la  vil- 
la Montalto,  ora  del  principe  Massi- 
mo. La  strada  ei'a  coperta  di  ten- 
de, e  la  processione  componevasi  di 


CAP 

tutto  il  clero  secolaie,  e  regolare,  di 
tutti  quelli,  che  hanno  luogo  nella 
cappella  Pontifìcii!,  colle  solite  gra- 
duazioni, e  de'  Cardinali,  che  v'  in- 
cedevano in  abito  paonazzo,  col  cor- 
teggio e  seguito  delle  guardie  e  mi- 
lizie Pontifìcie,  oltre  il  numerosissi- 
mo popolo,  che  andava  appresso. 
Abbiamo  dall'Adami  pag.  i4.5,  e. 
XII,  Delle  processioni  straordinarie 
per  giubilei  0  indulgenze,  che  il 
collegio  dei  cantori  Pontifìcii  atten- 
deva il  Pontefìce  in  detta  chiesa,  e 
non  intei'venendovi,  aspettava  il  sa- 
gro Collegio,  per  cui  al  termine  del- 
la messa,  un  maestro  di  cerimonie 
dava  il  cenno  d' incominciare  le  li- 
tanie maggiori,  cui  davano  principio 
due  soprani  eletti  dal  loro  anziano. 
Dopo  aver  di  poi  detto  Sancta  Mar 
ria,  ora  prò  nobis,  si  alzavano  in 
piedi,  e  s'incamminava  la  processio- 
ne; ma  l'ultimo  Kyrie  doveasi  dire 
nella  basilica  di  s.  Maria  Maggioie, 
quando  vi  fosse  giunto  il  Pontetlce 
col  sagro  Collegio.  Il  perchè  dovea 
il  Papa  (o  in  sua  assenza  il  Cardi- 
nale più  degno)  intuonare  il  Paler 
noster.  Dove  ci  fosse  slato  il  Pon- 
tefìce, dopo  la  recita  di  alcune  pre- 
ci, era  data  una  semplice  benedizio- 
ne al  popolo,  e  quindi  col  suo  tre- 
no di  città  fìiceva  ritorno  al  palaz- 
zo apostolico. 

Riguardo  alle  altre  processioni 
pei  giubilei,  che  con  indulgenza  si 
celebrano  dai  Sommi  Pontefìci  pei 
gravi  bisogni  della  Chiesa,  e  dello 
stato,  dice  il  Sestini  capo  IX,  Del 
giubileo  straordinario,  che  soleva  il 
Papa  intimare  tali  processioni  per 
la  feria  quinta  o  sesta,  e  determi- 
nare la  chiesa,  donde  dovea  partire 
la  processione,  e  le  chiese  da  visi- 
tarsi, celebrando  nella  prima  la  mes- 
sa il  Papa,  servito  dal  Cardinale  più 
anziano  di  tovagliuolo,  come  si  fa  nel- 


GAP 

la  messa  bassa  precedente  alla  proces- 
sione del  Corpus  Domini.  Quando 
poi  la  chiesa,  donde  partiva  la  proces- 
sione, era  molto  lontana  dal  palazzo 
apostolico,  il  Pontefice  \i  si  recava  in 
lettiga,  o  in  pubblica  cavalcata,  e 
que' Cardinali,  che  volevano  accom- 
pagntirlo,  cavalcavano  in  abito  Car- 
dinalizio paonazzo,  mentre  gli  altri 
si  recavano  colle  proprie  carrozze  nel 
luogo  stabilito,  e  quivi  aspettavano 
il  Pontefice,  incontrandolo  nella  por- 
ta della  chiesa.  Terminata  la  pro- 
cessione, era  in  libertà  de'  Cardinali 
se  volevano  accompagnare  il  Papa 
alla  sua  residenza  a  cavallo. 

A  volere  far  menzione  di  alcune 
processioni   di    penitenza,    celebrate 
dai  Sommi  Pontefici  nel  secolo  de- 
corso per  giubilei    straordinarii,  ab- 
biamo dai  Diarii  di  Roma,  i  quali 
ne' rispettivi  anni  ne  fanno  esatta  re- 
lazione, che  Clemente  XI,  nel  1718, 
ordinò  una  processione    pei    bisogni 
di  s.  Chiesa,  e  per  la  guerra  contro 
i  turchi.  Egli  pertanto  dal  Quirina- 
le   si    recò    alla    cappella    del    coro 
della  basilica  vaticana,  ove    celebrò 
la  messa,  quindi    segui    la     proces- 
sione, la  quale  si  dilesse  alla    chie- 
sa di  s.  Spirito  in  Sassia,   precedu- 
to dagli    alunni    della    pia  casa  de- 
gli orfani,  dall'  arciconfiaternila  del 
ss.  Nome  di     Maria,  dal    clero    se- 
colare   e   regolare,     dalla     prelalu- 
la,  e  seguito  ad  un   tempo  dai  Car- 
dinali,    patriarchi,      arcivescovi,      e 
\escovi,   dui    protonotarii    apostolici, 
dai  generali  degli  Ordini  religiosi,  e 
dai    relerendari     di    segnatura.    Nel 
1 7  19  inoltre.  Clemente  XI,  nella  se- 
conda   festa    di   Pentecoste ,  si  recò 
olla  basilica  vaticana,  ove  ebbe  prin- 
cipio la  processione  come  nell'  anno 
precedente,  pei  bisogni  di  s.  Chiesa, 
tliiigendosi  alla  detta  chiesa  di  s.  Spi- 
rito. Alla  porla  di   essa  fu  ricevuto 


GAP  ili 

dal  Cardinal    primo    prete  dei  pre- 
senti, il  quale  gli  diede  a  baciare  la 
croce  ;  indi  mise  l' incenso  nel  turi- 
bolo  a  lui  presentato,    si    segnò  la 
fronte  coU'aspersorio  dell'acqua  santa, 
ne  asperse  il  Cardinale ,  lo  incensò, 
ad  una  cogli  astanti ,    orò  avanti  il 
ss.  Sagramento ,    e    dopo    le  litanie 
maggiori,  dall'altare  maggiore  diede 
la  benedizione  apostolica.   Nello  stes- 
so anno,  per  una  pestilenza,  Clemen- 
te XI  andò    a  celebrar  messa  nella 
chiesa  di  s.  Maria    degli    Angeli ,  e 
colla  consueta  processione  si  recò  alla 
basilica  lateranense.    In  altra  matti- 
na, celebrata  la  s.  messa  nella  chie- 
sa di  s.  Maria  sopra  Minerva,  pro- 
cessionalmente  andò  a  quella  di  san 
Francesco  a  Ripa,    visitando  anche 
la  basilica  di  s.  Maria  in  Trastevere. 
Cos\  Innocenzo  XIII,  nel  1 721,  pra- 
ticò per  altra  pestilenza  ,  cioè  dalla 
chiesa  di  s.  Maria  degli  Angeli,  ove 
disse  messa ,    per    la   villa  Montalto 
s' avviò  alla  basilica    liberiana ,  pre- 
sentandogli la  croce  ,    1'  aspersorio  e 
il  turibolo  il  Cardinal  arciprete,  che 
poi  incensò    il  Pontefice.    Nel   1722 
fece  altrettanto,  partendo  la  proces- 
sione dalla  basilica  vaticana  fino  alla 
chiesa  di  s.  Spirito.  E  per  non  dire 
di  altri.  Clemente  XIII,  nel   1764, 
pei  bisogni  spirituali  e  temporali  del- 
la Chiesa,  e  dello  stato,  oltre  varie 
processioni  di  penitenza,  andò  a  ce- 
lebrare messa  nella  cappella  di  San- 
cta  SancLorumj  ed  ascese  in  ginoc- 
chio la  scala  santa.  Quindi  in  altra 
di  ringraziamento,  dalla  basilica  va- 
ticana si  recò    alla  chiesa  di  s.  Spi- 
rito, dove    diede  la    benedizione  col 
.ss.  Sagramento.    Da    ultimo,    senza 
rammentare  i  giubilei,  e  le  proces- 
sioni fatte  da  Pio  VI  coi  Cardinali, 
diremo    che    Leone    XII    volle  fare 
una  novena  all'  Arcangelo  s.  Miche- 
le protettore  di  s.  Chiesa,  per  le  ne- 


aia  GAP 

cessila  della  Chiesa  stessa.  Tre  giorni 
si  fece  la  novena  nella  cappella  di 
s.  Lorenzo  presso  Sanata  Sancloriim, 
ed  altrettanti  nelle  basiliche  di  san- 
ta Maria  Maggiore  e  di  s.  Pietro , 
compartendo  egli  stesso  la  benedi- 
zione col  Santissimo.  I  Cardinali  vi 
andarono  in  vesti  paonazze,  del  qual 
colore  erano  pura n co  la  sottana  e  la 
fascia  dei  loro  caudatari,  oltre  il 
ferraiuolone  nero.  Talvolta  sogliono 
celebrarsi  giubilei  straordinarii  anche 
senza  la  processione,  colla  sola  visita 
delle  determinate  chiese,  e  coU'adem- 
pimento  delle  opere  ingiunte  per 
l'acquislo  dell'  indulgenza  plenaria. 

1 1 .  Funzione  e  Pontificale  per  la 
Canonizzazione.  /^.Canonizzazioni;  e 
per  la  funzione  della  Beatificazione, 
che  si  fa  dai  Cardinali  della  con- 
gregazione de'  Riti  ,  nella  quale  il 
Papa  soltanto  nel  dopo  pranzo  visi- 
ta la  basilica  vaticana  pel  nuovo 
beato,   /-^.  Beatificazione. 

12.  Battesimo  di  Ebrei  ed 
Infedeli. 

Come  il  primo  de'  sagramenti , 
ne  facciamo  qui  una  speciale  men- 
zione. Dice  r  Adami,  al  capo  XI , 
che  non  si  può  dare  regola  certa 
del  modo  di  praticare  il  battesimo 
degli  adulti ,  mentre  esso  dipende 
dalla  volontà  del  Pontefice  di  farlo 
in  quella  forma,  e  luogo,  che  più 
gli  piacerà ,  e  riportando  ciò ,  che 
fece  Clemente  XI  nel  prinòipio  del 
secolo  decorso,  scrive  quanto  segue. 

Si  recano  gli  ebrei  da  battezzar- 
si nel  portico  di  s.  Pietro,  dove  as- 
sistiti dai  loro  padrini,  un  arcivesco- 
vo vestito  pontificalmente  fa  ad  essi 
i  soliti  esorcismi,  dopo  i  quali  in- 
trodotti nella  cappella  del  Crocefis- 
so, ora  delia  Pietà,  dallo  stesso  pre- 
lato sono  unti   con    olio  de'catecu- 


CAP 

meni.  Si  parie  il  Papa  dalle  pro- 
prie stanze  colla  falda  sostenuta  dai 
camerieri  segreti,  e  si  reca  a  s.  Pie- 
tro in  mezzetta,  e  stola  rossa,  rice- 
vendo dall'arciprete  l'aspersorio,  col 
quale  asperge  se,  il  sagro  Collegio , 
e  gh  astanti;  e  dopo  fitta  breve  o- 
razione  all'  altare  del  ss.  Sagramen- 
to,  ed  a  quello  de'  principi  degli  a- 
postoli ,  si  reca  alla  cappella  del 
battisterio  ,  innanzi  alla  quale  pres- 
so il  pilastro  evvi  eretto  il  Pon- 
tificio soglio,  ove  si  pone  a  sedere 
assistito  dal  sagro  Collegio ,  depo- 
nendo la  stola  rossa  ,  e  prendendo 
la  bianca.  Quindi  il  primo  cerimo- 
niere presenta  al  Papa  quello  che 
si  dee  battezzare,  a  cui  il  Papa  do- 
manda qual  è  il  suo  nome,  e  chia- 
mandolo con  esso,  dice  versandogli 
Pacqua  del  battesimo  intesta:  Ego 
te  baptizo  in  nomine  Patris  4jf , 
et  Fila  tff  ,  et  Spiritiis  ->-|f  Sancii. 
Àmen.  Se  vi  sono  altri  ebrei  da 
battezzarsi,  si  fa  altrettanto,  e  poscia 
il  Pontefice  seguito  da'Cardinali,  va 
alla  cappella  Clementina ,  dedicata 
a  s.  Gregorio,  ed  ivi  ascendendo  il 
sogHo,  in  piviale  e  mitra,  cresima 
i  medesimi  assistiti  dai  loro  padri- 
ni. Dopo  la  cresima,  il  Papa  intuo- 
na l'inno  Te  Deum  laudamus,  che 
prosiegue  il  coro  de' Pontificii  can- 
tori in  canto  figurato ,  che  inoltre 
risponde  all'  orazione ,  e  alla  sem- 
plice benedizione.  Compita  questa 
funzione ,  suole  il  Pontefice  cele- 
brare la  messa  bassa ,  in  cui  i 
cantori  dicono  due  mottetti  ,  uno 
all'offertorio,  l'altro  all'elevazione, 
e  cosi  ha  fine  la  funzione,  dopo 
avere  i  candidati  ricevuta  nella  mes- 
sa la  comunione  dalle  mani  del 
Papa.  Quindi  ascendendo  all'appar- 
tamento papale,  passano  tutti  nella 
camera  del  concistoro,  ove  il  Pon- 
tefice   ha  fatto    imbandire    splendi- 


CAP 
damente  tre  tavole,  come  l^giamo 
in  un  mss.,  quanti  erano  i  battez- 
zati, che  furono  prima  ammoniti 
da  Sua  Santità  a  riconoscere  la  gra- 
zia, che  Dio  loro  avea  fatta,  e  rega- 
lati con  generosità  sovrana,  e  poi  se- 
paratamente assistiti  a  mensa  da  Cle- 
mente XI,  did  Cardinal  decano, 
dalla  vedova  regina  di  Polonia  Maria 
St)bieski,  e  dal  Cardinal  Ottoboni  , 
perché  il  decano  aveva  fatto  da  pa- 
drino, la  regina  da  madrina,  e  l'Ot- 
toboni,  a  nome  del  gran  duca  di 
Toscana,  lo  avea  rappresentato  per 
tenere  un  terzo  catecumeno  al  sa- 
gro fonte ,  e  al  sagramento  della 
confermazione.  L'orazione  della  be- 
nedizione della  tavola ,  che  fece  il 
Papa,  fu  letta  dal  suo  caudatario,  e 
durante  la  mensa  monsignor  Fabro- 
ni  lesse  la  bolla  in  favore  degli 
israeliti,  che  professano  la  fede  cat- 
tolica, emanata  dallo  stesso  Clemen- 
te XI.  Il  Cardinal  Ottoboni  cinse 
al  Papa  Io  zinale,  il  Cardinale  pri- 
mo diacono  gli  levò  la  stola,  il  ca- 
meriere segreto  coppiere  gli  versò 
l'acqua  alle  mani,  ed  il  Cardinale 
più  degno  gli  piesentò  il  pannoli- 
no per  asciugare  le  mani. 

I  più  recenti  esempii  dei  Ponte- 
fici, che  amministrarono  il  sagra- 
mento del  santo  battesimo,  sono  di 
Benedetto  XUl,  che,  nel  1725,  bat- 
tezzò un  neofito  nella  chiesa  di  san- 
ta Maria  sopra  Minerva,  ed  il  figho 
di  Giacomo  III  re  d'  Inghilterra  al 
regio  palazzo  ;  quindi  in  altra  epoca 
dieci  Ira  ebrei,  e  maomettani  nel  bat- 
tisterio  lateranense;  di  Benedetto  XIV, 
che,  nel  lyl^,  nella  suddetta  chiesa 
ammise  al  santo  lavacro  solennemen- 
te diversi  israeliti,  che  poi  cresimò,  e 
comunicò  nella  messa,  facendo  al- 
trettanto nel  lySo,  in  cui,  oltre  i 
detti  sagramenti  ,  congiunse  due 
neofiti  con  quello    del  matrimonio; 


CAP  ii3 

cerimonie  rinnovate,  per  non  dire 
di  altri,  da  Clemente  XIII,  Pio  VII, 
e  Leone  XII.  Per  la  benedizione 
poi  delle  fascie,  che  i  Papi  sogliono 
donare  a'  neonati  primogeniti  dei 
sovrani  cattolici,  ne  parliamo  al  se- 
guente numero.  I  Cardinali  poi,  come 
ci  avverte  il  Sestini,  quando  il  Sommo 
Pontefice  battezza,  o  cresima  ebrei, 
maomettani,  ed  altri,  locchè  antica- 
mente soleva  farsi  al  battistero  pres- 
so la  basilica  di  s.  Gio.  in  Late- 
rano,  intervengono  ad  assistere  al- 
la funzione  in  vesti ,  e  cappe  ros- 
se, e  con  quelle  e  queste  di  colore 
paonazzo,  quando  i  tempi  prescri- 
vono l'ultimo  colore. 

i3.  Benedizione  delle  Fascie. 

Al  Pontefice  Clemente  Vili  rimon- 
ta la  consuetudine  del  donativo  delle 
fascie  benedette,  formate  di  drappi 
preziosi ,  con  ricamo  d'  oro  ed  orna- 
menti di  miniature  e  di  gemme,  che 
i  Pontefici  sogliono  benedire,  ed  in- 
viare ai  primogeniti  de'  sovrani  cat- 
tolici, che  dovranno  succedere  al  tro- 
no, massime  alle  corti  di  Austria, 
Francia,  Spagna  e  Portogallo.  Ebbe- 
ro perciò  spedito  talvolta  apposita- 
mente ablegati  apostolici,  nunzi  stra- 
ordinari ,  ovvero  deputarono  a  pre- 
sentarle gli  stessi  nunzi  residenziali. 
Ai  primi  appartenne  Urbano  Vili, 
quando  da  prelato  ricevette  l'incari- 
co, nel  i6or,  da  Clemente  Vili  per 
la  corte  di  Francia,  ed  ai  secondi 
l'attuai  decano  del  sagro  Collegio, 
Cardinal  Bartolomeo  Pacca,  quando 
essendo  nunzio  in  Lisbona,  Pio  VI 
gli  rimise,  nel  1797,  le  fascie  be- 
nedette, e  le  ricche  biancherie  per 
r  infante  d.  Antonio  Francesco  Pio, 
nato  nel  1795,  dall'infante  d.  Gio- 
vanni principe  del  Brasile. 

Questa  benedizione  suol  farsi  nel- 


2i4  CAP 

la  cappella  Palatina,  o  nella  sala 
del  concistoro  del  palazzo  apostoli- 
co abitato  dal  Papa,  od  in  alcuna 
chiesa,  come  da  ultimo  praticò  il 
medesimo  Pio  VI  in  quella  di  s. 
Maria  sopra  Minerva  per  le  men- 
zionate fascie  inviate  in  Portogallo. 
Facendosi  nella  sala  del  concisto- 
ro tal  benedizione,  ecco  come  pro- 
cede, e  si  eseguisce  la  funzione.  Si 
erige  un  altare,  con  croce  e  sei 
candellieri,  oltre  il  quadro  della  b. 
Vergine,  ponendosi  sulla  mensa  la 
stola  bianca  del  Pontefice.  Le  fascie 
si  dispongono  sopra  diverse  tavole 
circondate  di  banchi;  ed  ha  luogo 
l'invito  di  alcuni  Cardinali,  cioè  dei 
palatini,  del  segretario  di  stato,  e  di 
quelli  nazionali,  o  ben  affetti  di  quel- 
la corona,  cui  si  spediscono  le  fa- 
scie,  il  quale  invito  si  fa  da  un  pa- 
rafreniere  Pontificio  con  biglietto  di 
monsignor  maestro  di  camera,  on- 
de i  Cardinali  si  riuniscono  nell'  an- 
ticamera segreta.  V  intervengono  al- 
tresì l'ambasciatore  o  ministro  del- 
la stessa  corona,  la  nobiltà,  e  altre 
distinte  persone.  Preceduto  il  Pon- 
tefice, vestito  di  sottana,  fascia,  roc- 
chetto, e  mozzetta,  dai  Cardinali  in 
abito,  e  dalla  camera  segreta  di  set- 
timana, si  reca  dalla  sua  stanza  a 
quella  del  concistoro,  e  dopo  avere 
orato  per  breve  spazio  di  tempo,  il 
Cardinal  diacono  più  antico  gU  po- 
ne la  stola  bianca,  e  coli' assistenza 
dei  vescovi  eHmosiniere,  e  sagrista, 
pel  libro,  e  la  candela,  colle  prescrit- 
te preci  benedice  le  fascie  formal- 
mente, e  le  asperge  con  acqua  be- 
nedetta, dopo  di  che  deposta  la  sto- 
la, fa  ritorno  alla  sua  camera. 

14.  Altre  diverse  funzioni  slr aor- 
dinarie, che  celebra  il  Sommo 
Pontefice. 

Delle  altre  funzioni  straordinarie, 


CAP 

che  fecero,  o  per  alcune  circostanze 
celebrano  i  Papi,  sono  a  vedersi 
principalmente  i  seguenti  articoli  : 
Battesimo,  Cresima,  Consacrazione 
de'  Vescovi,  di  Chiese,  e  prime  pie- 
tre collocate  ne'  fondamenti  di  es- 
se, Ordinazioni,  Sposalizii,  Corona- 
zione   DEGLI    imperatori,    RE   E    DUCHI, 

Concistori  segreti,  e  pubblici.  Be- 
nedizioni ec.  di  molte  cose,  agli  arti- 
coli che  le  riguardano,  e  tanti  altri 
relativi,  che  lungo  assai  sarebbe 
enumerare.  Si  celebrava  poi,  sino 
agli  ultimi  anni  del  secolo  passato, 
dai  Pontefici  cappella  Papale,  previa 
la  partecipazione  a' Cardinali  in  con- 
cistoro, per  l'elezione  dell'impera- 
tore de'  romani ,  del  re  di  Polonia , 
ed  altri  monarchi  nella  cappella 
Pontificia,  con  solenne  Te  Deum, 
il  quale  si  cantava  pure  alle  rispet- 
tive chiese  nazionali.  A  queste  i 
Cardinali ,  sebbene  di  avvento  o 
quaresima,  intervenivano  in  cappa, 
e  vesti  rosse.  L'  inno  della  ricono- 
scenza fu  pure  dai  romani  Pontefici 
fatto  cantare  per  benefici  i  ricevuti  e 
vittorie  riportate,  mentre  fra  i  tanti 
esempii ,  che  ne  abbiamo ,  oltre  i 
già  ricordati  all'  articolo.  Cantori 
PoNTiFicn,  faremo  menzione  di  al- 
cuni. Alessandro  VI,  nel  1496,  vi 
aveva  pubblicato  solennemente  la 
lega  fatta  con  diversi  principi,  es- 
sendovisi  recato  in  cavalcata  a  farvi 
cappella.  Giunta  in  Roma  la  noti- 
zia della  vittoria  di  Lepanto  de' cri- 
stiani sui  turchi,  s.  Pio  V,  nel  dì 
seguente  1 1  ottobre  iS'j  i,  tenne 
cappella  nella  basilica  vaticana  per 
ringraziare  l'Altissimo,  nella  qual 
funzione  il  celebre  Silvio  Antoniano, 
che  poi  fu  Cardinale,  recitò  un'ele- 
gantissima orazione,  che  si  riporta 
dal  p.  Maffei  nella  vita  di  s.  Pio  V, 
pag.  326.  Alessandro  VII,  a'y  aprile 
1666,    fece    cantare    nella    cappella 


GAP 
Papale  il  Te  Deiim  _,  per  la  cessa- 
zione della  peste ,  che  aveva  alllilto 
Roma.  Innocenzo  XI,  nella  cappella 
Papale  che  tenne  a'  19  settembre 
i683,  in  ringraziamento  al  Dio  de- 
gli eserciti  per  la  liberazione  di  Vien- 
na ,  ricevette  lo  stendardo  di  Mao- 
metto speditogli  dal  re  di  Polonia 
Giovanni  III.  E  nel  1732,  Clemen- 
te XII,  dopo  la  cappella  della  Assun- 
ta, fece  cantare  il  solenne  Te  Dcum, 
per  la  presa  di  Orano,  conquistata 
dagli  spagnuoli. 

Urbano  VIII,  a' 6  agosto  i63i, 
nella  cappella  Paolina  del  Quirinale 
alla  presenza  di  trenta  Cardinali , 
diede  l'abito  antico  di  Prefetto  di 
Roma  (^P^edi),  con  solennissima  pom- 
pa, al  suo  nipote  d.  Taddeo  Barbe- 
rini. Benedetto  XIII,  nel  1725,  tenne 
un  concilio  provinciale  nella  basilica 
lateranense ,  e  primieramente  volle 
lare  solenni  esequie  in  suffragio  dei 
padri,  che  in  altri  tempi  celebraro- 
no i  concilii,  dicendovi  egli  stesso  la 
messa  pontificale,  coli' assistenza  del 
sagro  Collegio,  e  di  tutti  quelli,  che 
dovevano  prender  luogo  nel  medesi- 
mo, co'  sagri  paramenti  di  color  ne- 
ro ;  e  terminatane  la  celebrazione 
a'  29  maggio,  nel  dì  seguente  nella 
Cappella  Sistina  del  Vaticano  la  fece 
sottoscrivere  da  trenta  Cardinali,  sei 
arcivescovi ,  trentotto  vescovi ,  tre 
abbati  mitrati,  e  da  trentacinque 
procuratori  de'  vescovi  assenti.  Indi, 
nel  1728,  Benedetto  XIII,  pel  ri- 
trovamento del  corpo  di  s.  Agostino 
in  Pavia,  la  cui  identità  fu  provata 
in  detto  anno,  correndo  la  festa  del 
santo  dottore,  si  recò  a  tenere  cap- 
pella Papale  nella  chiesa  di  s.  Ago- 
stino, cantandovi  egli  stesso  la  messa, 
ed  al  Papa  fu  dato  il  solito  presbi- 
terio dal  Cardinal  Sellcri,  titolare 
della  chiesa.  Inoltre  Benedetto  XI II 
allrcltanlo    fece  nel  medesimo  anno 


GAP  2i5 

nella  chiesa  di  Araceli  per  l'otta  va- 
rio della  canonizzazione  di  santa  Mar- 
gherita da  Cortona.  Non  si  deve  poi 
tralasciar  di  ricordare,  che  antica- 
mente i  generali  degli  Ordini  reli- 
giosi, quando  erano  eletti,  nella  pri- 
ma funzione,  che  avea  luogo  in  cap- 
pella, si  recavano  in  essa  co'  loro  re- 
ligiosi ,  che  alcune  volte  ascesero  a 
diverse  centinaia,  a  baciare  i  piedi  al 
Papa  sedente  in  trono,  presentandoli 
i  rispettivi  Cardinali  protettori,  che 
prendevano  il  luogo  proprio  del  Car- 
dinal primo  prete,  quando  assiste  al 
soglio.  Che  nelle  cappelle  Sistina,  e 
Paolina  i  Papi  fecero  diverse  funzioni 
particolari,  a' rispettivi  luoghi  descrit- 
te, nonché  la  comunione  alla  propria 
famiglia  (  come  diremo  all'  articolo 
Cappelle  Segrete),  e  che  in  esse  si 
fa  l'esperimento,  e  da'  cantori  Ponti- 
ficii si  scelgono  quelli  che  vi  concor- 
rono, alla  presenza  del  maggiordo- 
mo, lo  dicemmo  a  quell' artioolo. 

§  VII.  Personaggi  che  Jianno  luo- 
go nelle  Cappellej  indicazione  di 
quelli j  che  anticamente  v  inten'c- 
nivanOy  e  posti,  che  vi  presero 
i  sovrani.  Luogo  ove  si  ammetto- 
no quei,  che  bramano  assistervi. 

I.  Personaggi,  che  hanno  luogo  in 
Cappella  per  ordine  di  preceden- 
za, colla  quale  recansi  al  trono 
Pontificio,  a  ricevere  le  candele, 
le  ceneri,  le  palme  e  gli  Agnus  Dei 
benedetti  dalle  mani  del  Papa,  e 
loro  posto  nelle  Cappelle  Papali, 
trattandosi  di  ognuno  a  rispettivi 
articoli. 

Cardinali  dell*  ordine  de*  vescovi. 
Cardinali  dell'ordine  de'  ])reti. 
Cardinali  dell'  ordine  de'  diaconi. 
Patriarchi,  la  precedenza  de'  quali  è  la 
seguente:  1."  il  costantinopolitano, 


2i6  GAP 

2."  l'alcssanclnno,  3.°  l'antiocheno, 
4.°  il  gerosoliniilnno  ;  quindi  gli 
altri  patriarclii  se  vi  fossero. 

Arcivescovi  e  vescovi  assistenti  al 
soglio. 

Arcivescovi,  e  vescovi  non  assistenti 
al  soglio,  compresi  quelli  orien- 
tali pei  Pontificali ,  ed  ordinazio- 
ni in  Roma  del  loro  rito. 

Abbati  mitrati ,  preceduti  dall'  ar- 
cliimandrita  di  Messina,  se  vi  è, 
nonché  dal  commendatore  di  s. 
Spirito. 

Penitenzieri,  cioè  se  il  Papa  farà 
la  finizione  nelle  basiliche  di  s. 
Pietro,  o  di  s.  Paolo,  o  nelle  Cap- 
pelle del  Vaticano  o  del  Quiri- 
nale, tocca  ad  intervenirvi  ai  pp. 
conventuali  penitenzieri  della  ba- 
silica vaticana;  se  la  farà  alla 
basilica  di  s.  Maria  Maggiore,  ai 
pp.  domenicani  penitenzieri  di  es- 
.sa;  ed  ai  pp.  minori  riformati 
penitenzieri  della  basilica  latera- 
nense  appartiene  il  luogo  nelle 
funzioni,  che  il  Papa  fa  in  detta 
basilica,  però  usando  la  berretta 
i  soli  conventuali. 

Governatore  di  Roma. 

Principe  assistente  al  soglio. 

Uditore  generale  della  reverenda  ca- 
mera apostolica. 

Tesoriere  generale  del  Papa,  e  sua 
reverenda  camera  apostolica. 

Maggiordomo,  prefetto  de'  sagri  pa- 
lazzi apostolici. 

Protonotari  apostolici  partecipanti  e 
soprannumerari. 

Reggente  della  cancelleria,  e  vidito- 
re  delle  contraddette,  se  ci  fosse- 
ro. E  qui  da  notarsi,  che  quan- 
do eravi  il  prefetto  dei  brevi  Pon- 
tificii, prendeva  luogo  in  cappel- 
la immediatamente,  dopo  il  reg- 
gente della  cancelleria,  ed  antica- 
mente sedette  subito  dopo  i  ve- 
scovi non  assistenti. 


GAP 

Generali  e  vicari  generali  degli  Or- 
dini religiosi  mendicanti. 

Senatore  di  Roma. 

Tre  conservatori  di  Roma,  e  priore 

de'  capo-rioni. 
Maestro  del  sagro  ospizio. 

Uditori  della  sagra  Rota ,  e  padre 
maestro  del  sagro  palazzo  apo- 
stolico. 

Chierici  di  camera. 

Votanti  di  segnatura, 
Abbreviatori  del  parco  maggiore. 

Prete  assistente  al  celebrante,  e  dia- 
cono, e  suddiacono,  ministri  della 
cappella  Pontificia. 

Maestri  di  cerimonie. 

P.  compagno  del  maestro  del  sagro 
palazzo,  in  assenza  di  questo. 

Camerieri  segreti  del  Papa  parteci- 
panti, avendo  la  precedenza  quelli, 
che  sostengono  la  falda,  i  quali 
siedono  agli  scalini  dell'altare,  ai 
lati  del  decano  della  Rota  custo- 
de della  mitra  Pontifìcia. 

Camerieri  segreti  soprannumerari. 

Camerieri  d'  onore. 

Avvocati  concistoriali. 

Cappellani  segreti,  e  di  onore  del 
Papa. 

Chierici  segreti  del  Papa,  se  hanno 
l'uso  del  mantellone. 

Cappellani  comuni. 

Aiutanti  di  camera  del  Papa. 

Bussolanti ,  a'  quali  si  sono  riuniti 
i  camerieri  extra  ^  e  gli  scu- 
dieri. 

Procuratori  generali  degli  Ordini  re- 
ligiosi mendicanti,  e  monastici. 

Predicatore  apostolico  cappuccino. 

Confessore  della  famiglia  Pontificia, 
servita. 

Procuratori  di  collegio. 

Cantori  della  cappella  Pontificia. 

P.  sottosagrista  agostiniano. 

Chierici   della  cappella  Pontificia. 

Accohti-ceroferari-cappellani  conumi. 

Caudatari  de*  Cardinali. 


CAP 

Maestri  ostiari,  i'irga  ruhea. 

Alunni  del  collegio  geinianico-iinga- 
rico,  per  antico  privilegio  rinno- 
vato da  Leone  XII. 

Cursori  Pontifìcii. 

Mazzieri  del  Papa. 

Tutti  questi  personag^ ,  che  nel 
venerdì  santo,  meno  i  penitenzieri , 
e  gli  alunni  del  collegio  germanico 
ungarico,  si  lecano  all'  adorazione 
della  croce,  hanno  stabile  luogo  in 
Cappella,  come  desciiveremo ;  e  per 
riguardo  di  ciò,  che  si  deve  osser- 
vare quando  il  Papa  non  celebra , 
e  non  assiste  alle  funzioni ,  oltre 
quanto  si  dice  alle  principali  cap- 
pelle, è  da  vedersi  il  n.  i,  del  §  X 
verso  il  fine ,  nel  quale  fra  le  al- 
tre cose  si  tratta  ove  nell'assenza  del 
Pontefice  debbano  sedere  i  vescovi 
assistenti  al  soglio.  Però  è  d'avver- 
tirsi, che  ne'  Pontificali,  e  nelle  cap- 
pelle, e  funzioni,  in  cui  si  assumo- 
no i  paramenti  sagri,  la  precedenza 
e  ordine  che  si  osserva ,  è  la  sud- 
descritta  ,  mentre  quella  delle  pro- 
cessioni ,  se  si  assumono  gli  abiti 
sagri,  si  vedrà  al  §  X,  n.  17,  trat- 
tandosi del  Pontificale  di  pasqua,  e 
al  num.  9,8  per  ciò,  che  riguarda  la 
processione  del  Corpus  Domini,  Per 
r  ordine  poi ,  che  si  osserva  quan- 
do non  si  prendono  i  paramenti  sa- 
gri, esso  viene  descritto  allo  stesso 
§  X  ai  numeri  i5  e  4ij  i^e'  quali 
si  tratta  delle  processioni ,  in  cui  si 
leva  nel  venerdì  santo  il  sepolcro 
dalla  cappella  Paolina  del  Vaticano, 
e  dell' allra,  che  ha  luogo  nella  pri- 
ma domenica  dell'  avvento,  per  l'es- 
posizione io  detta  cappella  del  ss. 
Sagramento  in  forma  di  quarant'ore, 
con  cui  si  dà  principio  in  Roma  al 
turno  di  tal  di  voto  esercizio,  ed  an- 
che al  §  IX.  Inoltre  nelle  cappelle, 
nelle  quali  non  hanno  luogo   i    sa- 


CAP  5,^ 

gri  paramenti,  il  governatola,  l'udi- 
tore della  camera,  il  tt?soriere  e  il 
maggiordomo,  siedono  avanti ,  rice- 
vono r  incensazione  e  là^ape  prima 
degli  arcivescovi  e  vescovi  non  as- 
sistenti al  soglio,  e  degli  abbati  mi- 
trati, mentre  ne'  Pontificali,  e  altre 
funzioni,  in  cui  questi  ultimi  pren- 
dono i  paramenti  sagri,  i  mentovati 
quattro  prelati  di  fiocchetti  siedono 
nel  banco ,  e  innanzi  a'  protonotari 
apostolici. 

Parlandosi  al  §  X  citato,  numero 
1 7,  del  luogo  che  prendono  ne'  Pon- 
tificali tutti  i  sunnominati,  col  me- 
desimo ordine ,  ci  limiteremo  ad 
accennare,  oltre  quanto  si  disse  al 
§  II  di  questo  articolo,  sui  posti, 
e  banchi  coperti  di  arazzi,  come  e 
dove  siedono  nelle  Cappelle  Ponti- 
ficie ordinarie:  anzi  a  maggior  in- 
telligenza di  alcuni,  si  tornerà  a  par- 
larne al  §  X,  num.    i," 

Nella  quadratura  de' banchi  dalla 
parte  del  vangelo,  e  a  destra  del 
trono  Pontificio  siedono  i  Cardinali 
vescovi  suburbicarii ,  e  quelli  dell'or- 
dine de'preti ,  e  dalla  parte  dell'epi- 
stola i  diaconi,  alla  fine  del  qual 
banco  prendono  luogo  i  Cardinali 
preti ,  quando  il  loro  non  è  suffi- 
ciente a  contenerli.  I  due  Cardinali 
diaconi  più  antichi  siedono  a  de- 
stra, e  a  sinistra  della  sedia  Papale; 
e  nel  ripiano  del  trono,  a' suoi  tem- 
pi siede  il  Cardinal  più  antico  del- 
l'ordine  de'preti.  Non  è  a  tacersi, 
che  se,  oltre  i  Cardinali  diaconi  as- 
sistenti al  soglio,  ve  ne  fosse  uno 
solo  del  loro  ordine,  questi  prende 
r  ultimo  luogo  al  banco  de'  Cardi- 
nali preti,  i  quali  in  mancanza  dei 
diaconi,  assisteranno  al  trono,  fa- 
cendo le  loro  veci;  ben  inteso  però, 
che  essendovi  in  Cappella  un  solo 
Cardinal  diacono,  e  dovendo  allora 
supplire  air  assistenza   del  Irono  un 


518  GAP 

Cardinale  prete,  questi  deve  cedere 
la  precedenza  a  quello,  ponendosi 
dal  sinistro  lato.  Altrettanto  si  pra- 
tica quando  essendovi  in  Cappella 
tre  soli  Cardinali  diaconi,  dovendo 
ì  due  primi  assumere  i  paramenti 
sagri ,  vanno  all'  assistenza  del  tro- 
no ,  e  sinché  non  sieno  vestiti ,  il 
terzo  Cardinal  diacono,  ed  un  Car- 
dinal prete,  il  detto  luogo  ai  due 
Cardinali  diaconi  assistenti  al  tro- 
no fu  assegnato  da  Paolo  II,  nel 
1465,  perchè  il  Cardinale  primo 
prete,  come  assistente,  avea  il  luo- 
go ,  in  cui  sedendo  dava  le  spalle 
a  tutti  i  Cardinali,  e  i  due  primi 
diaconi,  come  assistenti,  sedevano 
anch'  essi  senza  preeminenza  negli 
sgabelli  fra  gli  uditori  di  Rota,  e 
i  chierici  di  camera,  come  abbiamo 
dal  p.  Gatti  co,  Act.  Ccerem.  p.  12. 
I  patriarchi,  gli  arcivescovi,  e  ve- 
scovi assistenti  al  soglio  siedono  a 
sinistra  del  trono.  Il  governatore  ha 
il  primo  luogo  nel  banco  de' prelati 
de'  fiocchetti,  a  ridosso  del  muro 
dal  lato  dell'  epistola,  incontro  al 
Papa ,  posto  eh'  egli  gode  sino  da 
Giulio  li ,  per  essere  pronto  a  qua- 
lunque ordine  di  lui;  e  il  principe 
assistente  al  soglio  sta  su  questo 
sempre  in  piedi,  accanto  il  Cardi- 
nale primo  diacono.  Appresso  al  go- 
vernatore siedono  1'  uditore  della 
camera,  il  tesoi'iere,  il  maggiordo- 
mo, gli  arcivescovi,  e  vescovi  non 
assistenti  al  soglio,  sebbene  ancora 
non  fossero  consagrati,  fra' quali  i 
vescovi  orientali  residenti  in  Roma 
pei  Pontificali,  e  per  le  ordinazioni 
del  loro  rito;  indi  gli  abbati  mitrati, 
cioè  l'archimandrita  di  Messina,  il 
commendatore  di  s.  Spirito,  e  se  vi 
fosse,  il  reggente  della  cancelleria 
gli  sederebbe  appresso,  sebbene  ab- 
bia seduto  anco  presso  i  protonotari 
onorari,    e    gli    abbati  generafi    dei 


CAP 

canonici  regolari,  e  degli  Ordini  mo- 
nastici, tra  i  quali  Benedetto  XIV, 
nel  1755,  diede  luogo  all'  abbate 
generale  della  congregazione  girola- 
mina  d'Italia.  E  qui  poi  da  avver- 
tirsi, che  il  commendatore  interviene 
in  cappa  paonazza,  e  il  presidente 
della  congregazione  cassinese,  e  l'ab- 
bate della  basilica  di  s.  Paolo  del- 
la stessa  congregazione ,  se  inter- 
vengono alle  Cappelle,  assumono  la 
cappa  nera  del  colore  dell'  abito, 
mentre  gli  altri  abbati  mitrati,  quan- 
do non  assumono  i  paramenti  sagri, 
vestono  di  sottana,  fascia,  mantellet- 
ta,  e  mozzetta  di  saia,  e  del  colore 
dell'abito  del  proprio  Ordine,  oltre 
il  cordone  verde ,  che  portano  al 
collo,  colla  croce,  che  nascondono 
in  petto,  mentre  il  solo  abbate  ge- 
nerale de'  canonici  regolari  latera- 
nensi  usa  il  rocchetto,  come  parte 
dell'abito  della  sua  religione.  Quindi 
siedono  i  generali,  e  vicari  generali 
degli  Ordini  mendicanti ,  secondo 
l'epoca  della  loro  elezione,  rimanen- 
do fermo  il  disposto  di  s.  Pio  V,  il 
quale  colla  costituzione,  Divina dis^ 
ponente  ^  ai  27  agosto  i568,  de- 
cretò, che  all'Ordine  de' predicatori 
si  dovesse  il  luogo  più  degno  sopra 
gli  altri  Ordini  de' frati  mendicanti, 
tanto  nella  cappella  Pontificia,  che 
nelle  processioni,  pubbliche  funzioni, 
e  concilii.  Siedono  poscia  i  procura- 
tori generali  degli  stessi  Ordini  mo- 
nastici, e  mendicanti  per  antico  pri- 
vilegio, e  perciò  non  riuscirà  discaro 
che  qui  si  accenni,  come  da  ultimo 
Clemente  XI,  nel  1716,  concedette 
luogo  in  cappella  non  solo  al  ge- 
nerale de' minimi,  o  paolotti,  ma 
anche  al  piocuratore  generale;  e 
nel  1718,  concesse  egual  luogo  al 
generale,  e  procuratore  generale  dei 
frati  della  Mercede  della  Redenzione 
degli  Schiavi,  facendo  altrettanto  ai 


CAP  GAP  219 
carmelitani  scalzi  della  congregazione  fìsco,  e  della  R.  C.  A.  (del  quale 
d'Italia,  Pio  YIJ,  con  rescritto  dei  particolarmente  tratta  il  Costanti- 
5  feW^raio  1821.  Ed  il  regnante  ni,  De  officio  procuratori s  fisca^ 
Pontefice  lo  accordò  ai  procuratori  lis,  ec.  ) ,  il  luogo  di  lui  in  CappeU 
generali  de'  monaci  armeni  mechi-  la  non  può  essere  inferiore  a  quello 
tarisli,  ed  armeni  di  s.  Antonio  ab-  assegnato  dalla  costituzione  di  Sisto 
bate.  Dopo  di  questi  siedono  il  p.  V  al  commissario  generale  della 
predicatore  apostolico,  il  p.  confes-  R.  C.  A.  Ma  di  questi  due  perso- 
sore  della  famiglia  Pontifìcia,  secon-  naggi  oltre  quanto  dicemmo  parlan- 
do la  disposizione  di  Clemente  XIII,  do  della  Canonizzazione,  delle  Ca* 
emanata  nel  1762,  e  i  procuratori  valcate  pel  possesso,  per  la  Cappel- 
di  collegio,  cioè  sotto  al  coro,  ove  la  della  ss.  Annunziata  ec.  ,  trat- 
stanno  i  cantori.  teremo  ancora  per  la  processio- 
Qui  poi  si  deve  avvertire,  che  ne  del  Corpus  Domini ^  e  pel  ve- 
altresi  hanno  luogo  in  Cappella  i  spero  e  festa  de'  principi  degli  apo- 
prelati  di  mantellettone,  monsignor  stoli  ec. 

procuratore  generale  del  fìsco,  e  del-  Hanno  il  banco  dietro  i  Cardinali 

la  R.  C.  A.,  e  monsignor    commis-  diaconi  i  protonotari  apostolici  pàr- 

sario  generale  della  R.  C.  A.,  i  quali  lecipanti,  il  cui  secondo  posto  occupa 

nelle  cavalcate,  quando  si  facevano,  il  maestro   di   camera    prò  tempore 

ed    ora    nelle  processioni,    incedono  del    Papa,    se    è    protonotario;    e    i 

insieme,  prendendo  la  dritta  il  pri-  soprannumerarii  siedono  appresso:  il 

mo,  cioè  dopo  i  cappellani    segreti,  senatore ,    nel    secondo    gradino  del 

seguiti  dagli    avvocati    concistoriali ,  trono,  e  i  conservatori  di  Roma ,  e 

co'  quali  hanno  comune  la  forma  e  priore  de'  capo-rioni  siedono  al  terzo 

specie  della   cappa   paonazza,    colle  gradino   del    medesimo    dalla    parte 

fodere  di  seta  cremisi,  e  delle  pelli  destra,   al    dire  di  Novaes,    secondo 

di  armellini  secondo  i  tempi.  Sicco-  la  concessione  d' Innocenzo  X,  fatta 

me  per  solito  il  commissario  nomi-  nel    1647,    sebbene  rilevasi  dal  Bo- 

nato  viene  eletto  dal    ceto    de'  prò-  nanni.   Gerarchia  pag.  497?  che  il 

curatori    di  collegio    summentovali ,  senatore,  ed  i  conservatori  già  avea- 

dovrebbe  sedere  con    essi,  ma,  per  no  luogo  in  cappella,    cioè    nel  da- 

essere  prelato  di  mantellettone,  se  ne  vanti   de' gradini    dell'altare,    dalla 

astiene ,  giacché  ,   secondo    la   bolla  parte  del  vangelo,  secondo  una  stam- 

Acl  excclsum   unii>ersalis,    emanata  pa  del  XYI  secolo.    Onde  Innocen- 

da  Sisto    Y ,    quarto    idus    octobris  zo  X    avrà  confermato  1'  intervento 

i586  ,    s'  egli     non    è    coniugato,  di  essi  nelle  Cappelle,    e  rimosso  il 

'•>  in    Cappella    Pontifìcia    et    con-  posto  dagli  scalini  dell'altare  a  quelli 

>*  cistoriis  publicis,  nec  non  proces-  del  soglio,  posto  che  anche  il  Sesti- 

f»   sionibus ,  equitationibus,   aliisque  ni,    nel    suo    minestro   di  Camera, 

j>  actibus,  tam   publicis,    quam  pri-  stampato  jiel  1 634,  descrive  già  slabi- 

"   vatis  in  loco  palatii  apostolici   au-  lito  al  senatore,  sopra  i  conservatori, 

j>   ditoribus,  ac  dict;c  camerae  cleri-  ed  altri    baroni  romani ,    couìe  dice 

^»  cis  assignato  immediate  post  illos  nel  capo  XX 111.   Oltre  a  ciò  si  legge 

»>   sedere,  et  incedere  debet  ".  Laon-  nel   Cerimoniale  di  Leone  X,  slam- 

de  dalla  cospicuità    del   distìnto  uf-  palo    nel   i5i6,    lib.    Ili,    sect.  li. 

fìzio  del    procuratore    generale    del  »   De    ordine    sedendi    in    capella} 


220  GAP  GAP 

«  senator,  conservatorcs,  et  barones  presso  il  celebrante,  e  quando  deb- 

«   urbis,  atqiie  alii  proceres,  supra-  borio    sedere,    prendono    luogo    agli 

«   dictis    primis    (  altri    nominati    di  scalini    dell'  altare    avanti     la    men- 

«   sopra)  inferiores,  sedebunt  in  se-  sa;    mentre  i  maestri  di  cerimonie, 

«   cundo  et  tertio    gradu  solii  Pon-  dividendosi  nelle  varie   attribuzioni, 

w   tifìcalis  prò  eorum  qualitate:  pri-  il   primo    sta    sempre    immobile  sul 

«   mum    inter    istos    senator   locum  ripiano    del    trono    al    servigio    del 

»   obtinuit  '  .  '  Papa ,    il  secondo  vi  ascende  per  le 

Il  maestro  del  sagro  ospizio,  pri-  differenti  cerimonie,  il  terzo  assiste 
ma  clie  incominci  la  cappella,  siede  il  celebrante,  e  gli  altri,  insieme  ai 
fuori  della  quadratura  de'  bandii  soprannumerarii,  quando  non  agisco- 
de' Cardinali  preti  dal  lato  destro  no,  stanno  dalla  parte  dell'epistola, 
del  trono,  cioè  vicino  al  detto  ban-  presso  l' altare,  nel  qual  luogo,  e 
co,  ove  si  vede  un'apertura,  e  poi  vicino  alla  credenza  vi  sono,  per  ese- 
sta sempre  in  piedi  al  termine  del  guire  le  diverse  attribuzioni,  talvolta 
banco  de' Cardinali  diaconi.  Egli,  a  il  sottosagrista  col  religioso  suo  com- 
seconda  della  disposizione  di  Ales-  pagno,  e  sempre  i  chierici,  sotto- 
sandro  VII,  ha  il  nobile  incarico  chierici,  oltre  i  loro  soprannume- 
della  custodia  della  Pontificia  cap-  rari ,  e  gli  accoliti  della  cappella, 
pella ,  allorché  vi  si  celebrano  le  Dicontro  al  trono  ,  e  avanti  ai 
sagre  finizioni,  ed  anticamente  vi  prelati  di  fiocchetti  sopra  diversi 
ammetteva  i  nobili  forastieri.  Gli  piccoli  banchi  siedono  ,  prima  i 
uditori  di  Rota  siedono  al  quarto  camerieri  segreti  partecipanti,  po- 
o  penultimo  gradino  della  parte  da-  scia  i  soprannumerari ,  indi  quelli 
vanti  il  trono,  avendo  l'ultimo  d'onore,  occupando  l'ultimo  gli  av- 
luogo  il  p.  maestro  del  sagro  palaz-  vocali  concistoriali  sino  dal  174^? 
zo  apostolico,  il  quale,  come  riporta  per  volere  di  Benedetto  XIV,  doven- 
il  Bernini,  del  Tribunale  della  Rota  do  innanzi  di  tal  concessione  se- 
pag.  98,  anticamente  godeva  il  se-  dere  sul  pavimento,  come  avanti  di 
condo  luogo  fra  tali  prelati;  però  il  loro  sul  pavimento  siedono  i  bus- 
decano,  o  più  anziano  di  questi  solanti,  due  de'quali  stanno  in  pie- 
custodi  della  mitra  Papale,  siede  in  di  all'ingresso  della  quadratura  della 
mezzo  a'  due  camerieri  segreti  par-  cappella.  I  cappellani  segreti  e  di 
tecipanti,  agli  scalini  dell'altare  dal  onore,  i  chiérici  segreti,  i  cap- 
ato del  vangelo.  I  chierici  di  ca-  pellani  comuni  ,  e  gli  aiutanti  di 
mera,  i  votanti  di  segnatura,  e  gU  camera  del  Papa,  siedono  sullo 
abbreviatori  di  parco  maggiore  sie-  scalino,  continuazione  del  terzo  del 
dono  appresso  gli  uditori  di  Rota,  trono,  pel  quale  si  ascende  al  ripia- 
nello  scalino,  che  continua  per  asceii-  no,  prima  di  anelli  dell'altare.  L'ar- 
dere al  ripiano  avanti  a  quello  del-  chiatro  Pontifìcio,  eh' è  l'ultimo  fra 
l'altare,  prendendo  luogo  dopo  di  i  camerieri  segreti  partecipanti,  sie- 
essi  il  religioso  domenicano  p.  com-  de  di  contro  al  trono,  cioè  pel  pri- 
pagno  del  maestro  del  sagro  palaz-  mo  nel  gradino  superiore  del  banco 
zo,  allorquando  questi  non  intervie-  de'Cardinali  diaconi.  I  maestri  ostia- 
ne  alla  cappella.  rii,  custodi  della  Croce  Papale,  stan- 

1    ministri  assistenti,  cioè  il  pre-  no  in  piedi  a  destra  dell'altare  ac- 

te ,   diacono ,    e    suddiacono   stanno  canto    ad    essa ,    e    i    caudatari  allo 


GAP 

scalino  secondo  de'  banchi  de'Cardi- 
nali  loro  padroni. 

Queste    sono ,   per    usare    il   ter- 
mine  di  Cencio    Camerario ,    e    del 
Cerimoniale  di    Gregorio    X,  le    fi- 
la,   in    cui     sono    disposti    i    luoghi 
per    le    persone    de'  rispettivi    ordi- 
ni   suddescritti,  che  il  Cardinal  Gae- 
tano   chiama    Acies  _,    e    il    cerimo- 
niere Burcardo   Lineas.    L'  ingresso 
della  quadratura  de' banchi  de' Car- 
dinali,    e  della  porta    che    conduce 
in    sagrestia,    \iene    custodito    dalle 
guardie  nobili,  ed  il  primo  al  di  den- 
tro da  due  mentovati   bussolanti  in 
cappa  rossa,  e  da  due  cursori  Pontifìcii 
colle  loro  mazze  d'argento;   mentre 
i  mazzieri  stanno  di  guardia  all'  in- 
gresso del  presbiterio,  o  porta  della 
balaustrata;    e    la    guardia    svizzera 
co' suoi  ufficiali,  oltre  la  porta  prin- 
cipale   della    Cappella,    circonda    i 
banchi  de'Cardinali,  pel  buon  ordi- 
ne degli    estranei,    che    si   recano  a 
vedere  le  funzioni,  di  che  si  parlerà 
in  fine  di  questo   paragrafo.    Final- 
mente  ne'  Pontificali,   e    nelle  Cap- 
pelle, che  si  celebrano  nelle  basiliche 
lateranense,    vaticana,    e   liberiana, 
nonché  in  altre  chiese,  guarniscono 
la  navata  di  mezzo  la  civica  scelta, 
i  capotori,  e  la  linea;  e  nelle  solen- 
ni benedizioni    la   guardia  civica,  e 
la  linea    sì    a  piedi    che    a  cavallo, 
colle    loro    bande,    formano  il  qua- 
drato nella  piazza  ove  si  comparte. 

1.  Indicazione  de' personaggi ,  che 
anticamente  intervenii'ano  alle  firn' 
zioniy  e  Cappelle  Ponti  fide  j  ed 
esempii  di  alcuni  sovrani ^  che  vi 
presero  posto. 

Prima  di  dire  quali  soggetti  arca- 
no in  avanti  luogo  in  Cappella,  è 
bene  premettere,  che  nel  1^87,  re- 
gnando  Sisto   V,    Lorenzo    Vaccari 


GAP  221 

intagliò  un  rame  in  una  tavola, 
rappresentante  la  cappella  Sistina, 
coir  indicazione  delle  persone,  che 
vi  assistevano,  secondo  la  dignità  e 
grado.  La  medesima  tavola  in  forma 
più  piccola  fu  incisa  da  Filippo  Ju- 
vara,  e  posta  da  Adami  alla  prima 
pagina  delle  sue  Osservazioni  per 
la  Cappella  Pontificia,  pubblicate 
nel  171  I,  e  quindi  fece  altrettanto 
il  Bonanni  nel  1720,  nella  sua  Ge- 
rarchia Ecclesiastica,  pagina  49  ^s 
coir  indicazione  de'  posti  mediante 
una  enumerazione,  riproducendo  la 
desaizione  della  Cappella  Papale, 
compilata  da  Paride  de  Grassis, 
celebre  maestro  di  cerimonie,  nel 
Pontificato  di  Leone  X,  eh'  è  la 
seguente. 

«  Partes  Capellae  Papalis  sunt  sug- 
»  gestum,  solium,  sedilia,  septa,  can- 
>»  celli ,  vestibulum  ,  piesbyterium , 
'>  ambulacrum,  chorus,  et  tribunal, 
e  ripetendo  tali  voci  le  spiega  come 
segue  : 

w  I.  Suggestum,  sive  thalamus, 
«  locus  est  elevatus  ubi  sedes  Pon- 
«  tificis  ampia,  solium  sive  thronum 
>y  dieta,  ante  altare  in  cornu  evan- 
>y   gelii  sita  est. 

«  2.  Sedilia  Cardinalium  circum- 
»  quaque  tam  altare,  quam  solium 
M  circumstantia  sunt,  post  oratorum, 
«  ac  pr<Telatorum  subsellia  disponun- 
>*  tur ,  ex  bis  senatoriis  trium  ordi- 
ni num  sedilibus  ante  gradus  presby- 
j>  terii  sit  quoddam  quadrangulare 
»   spatiolum ,  quod  inter  ipsa. 

»>  3.  Sedilia  sepitur ,  ideo  illa 
«  quadiatura  septum  nuncupatur, 
»  ubi  religiosi  togatique  curiales  non 
M  palatini  incumbunt. 

»  4*  Cancelli  sunt  crales  interme- 
i*  dii,  quae  senatum  a  populo  di- 
»  stinguunt.  Super  hos  septem,  sex, 
«  aut  quatuor  luminaria  ponuntur 
'j  prò  celcbralionum  tUvei'sitate, 


2Z2  GAP 

!»  5.  Vestlbulum  est  inter  septa 
>'  sub  gmdibus  presbyterii ,  ubi  cii- 
>»  bicularii  togati,  et  advocati  sedent. 
>»  6.  Ambulacrum  est  pars  media 
»>  inter  septa  Cardinalium  a  janua 
>*  ad  altare. 

»  7.  Chorus  ubi  psallantes  mi- 
•»  nistri  sunt. 

«  8.  Tribuna  est  si  ve  tribunal, 
>->  ubi  altare  est  prò  sacrificante, 
■>  faldistorium  prò  eo,  et  assistentes 
;>  resident  ". 

Da  questa  descrizione  rilevasi,  che 
presso  a  poco  è  eguale  T  attuale  di- 
visione delle  parti,  e  posti  della  cap- 
pella Pontificia,  di  che  si  trattò   di 
sopra  al  §  li,    numero    i;    essendo 
di    poco    rilievo    alcune    variazioni. 
Quelle  poi,  che  differiscono   dall'  in- 
cisione del  Vaccari,  fatta,  come  di- 
cemmo, nel    1587,    sono   de' perso- 
naggi seguenti,  che,    come    diremo, 
non  hanno  luogo  in  cappella  :    cioè 
gli  ambasciatori  de'  principi,  i  quali 
stavano  in  piedi  a  destra  del  ripia- 
no del  trono,  i  duchi,  che    prende- 
vano luogo  dopo  di  essi,  gli  amba- 
sciatori ecclesiastici,  che  sedevano  ap- 
presso i  prelati  di  fiocchetti  ;  gli  am- 
basciatori di  Bologna,  e   di    Ferra- 
la, che  sedevano  in  un  piccolo  ban- 
co, presso  il  fine  di  quello  de' Car- 
dinali diaconi;  e  i  baroni,  e  cavalie- 
ri romani  nel  davanti  del  trono    al 
teizo   gradino    prima   degli     uditori 
di  Rota.    Abbiamo   poi    dall'  Amati, 
nella  sua   Censura  al  citato  Sestini, 
capo  XXIII  delle  Cappelle,  che  gli 
ambasciatori  prima  di  Pio  IV,  elet- 
to nel   i55g,  stavano  nelle  Cappel- 
le seduti ,  e  coperti,  nel  luogo    poi 
occupato  dagli  ambasciatori  di    Bo- 
logna e  Ferrara.   Aggiunge    l'Ama- 
ti ,   che  al  soglio   assistevano   i  du- 
chi, i    principi,    i    marchesi,    e   i 
conti     chiamati     minoris    potentice , 
trovandosi  scritto  ne'  diaiii  del  cita^ 


CAP 

to  Paride  de   Grassis,  esservi    com- 
presi   il  prefetto  di  Roma,  il    gene- 
rale di  s.  Chiesa,  il  fratello  o  nipo- 
te principale  del  Papa  regnante ,    il 
duca  di   Urbino,  il  duca  d'  dica,  e 
il  duca  di  Camerino,  Prospero  Co- 
lonna duca  di   Trajetto,  il    principe 
di  Macedonia,  il  marchese  di  Gera- 
ce,  discendente  dal  sangue  regio  di 
Napoli,  il  marchese  di    Mantova,   e 
il  marchese  di    Buda;    il    conte    di 
Altamura,  pronipote  del  principe  di 
Bisignano,  il  conte  di  Pitigliano,    il 
landgravio    d'Assia,    un  nipote    del 
re  di  Portogallo,  Gio.    Gonzaga   iì- 
glio  del  duca  di  Mantova,  e  Ferdinan- 
do figlio  del  duca  di  Ferrara.  Final- 
mente, conchiude  il  medesimo  Ama- 
ti, che  il  ripiano  del  trono  Pontifi- 
cio, nel  secolo  XVI,  veniva  occupa- 
to dai  due  capi  delle  case  Colonna 
ed  Orsini,  standovi,  come  dicemmo, 
dappresso  al  senatore  di  Roma,   vi- 
cino al  quale  siedevano  i  conserva- 
tori   del    popolo    romano,    ed    altri 
baroni  delle  principali  case  nobih  di 
Roma.  Dal  CanceUieri,  ne'  suoi  Pos- 
sessi de^  Papi,  sono  enumerati  i  si- 
gnori romani,  che    intervenivano    a 
tal  solenne  funzione,  e  nei  ruoli  an- 
tichi del  palazzo    apostolico,  per    la 
dispensa  della  cera  per  la  Candelo- 
ra, sono  registrati  i  capi  delle  prin- 
cipali case  romane,  inclusive  al  ma- 
gistrato romano,  e  al  prefetto  (e  pre- 
fe tessa  )  di  Roma,  dignità   occupata 
da  ultimo  dai  nipoti  di  Urbano  Vili. 
Ma  nei  primordii  del  secolo  XVIII, 
il  baronaggio  romano  terminò  d'in- 
tervenire   alle    cappelle    Pontificie  . 
Lo   stesso    fecero    gli    ambasciatori, 
come    dicesi  al    loro    articolo,    nel 
medesimo  tempo  pei  motivi  in  quel- 
lo descritti;    e    nel  declinare    dello 
stesso    secolo   così   praticò    1'  amba- 
sciatore   di    Bologna,    mentre  quel- 
lo di  Ferrara  terminò  di  recarsi  al- 


CAP 

din  tempo  prima.  Nel  Pontificato 
di  Pio  IV,  essendo  in  disputa  di 
piecedenza,  sui  rispettivi  posti  nella 
cappella  Papale,  l' ambasciatore  di 
Spagna  con  quello  di  Francia,  il 
Pontefice  fece  sedere  il  primo  sopra 
i  Cardinali  diaconi,  ma  in  luogo  più 
basso  di  essi,  dappoiché,  come  si 
legge  nel  Sestini,  capo  XIII,  del- 
la Cappa  rossa,  quando  i  Cardi- 
nali sono  vestiti  della  cappa ,  non 
devono  avere  accanto  alcuno,  me- 
no que' principi  sovrani,  i  quali  a- 
vevano  luogo  in  cappella.  Essendo- 
si poi  rinnovate  sotto  Sisto  V  egua- 
li differenze  per  la  canonizzazione 
di  s.  Diego,  tra  gli  ambasciatori  dei 
re  di  Spagna,  e  di  Francia,  il  Papa 
fece  fare  le  veci  di  ambasciatore  di 
Spagna  in  cappella  ,  al  Cardinal 
Pietro  Deza  spagnuolo,  come  rileva- 
si dai  continuatori  del  Platina,  nel- 
le    Vite    de  Pontefici  pag.    572    e 

64'. 

Finalmente  è  bene  qui  dichiara- 
re, che  ai  nostri  giorni  vedemmo  il 
senatore  di  Roma  (  Fedi)  assiste- 
re al  Pontificio  soglio  nelle  perso- 
ne del  principe  d.  Abbondio  Rezzo- 
nico,  nipote  di  Clemente  XIII,  del 
marchese  Gio,  Naro  Patrizii  e  del 
principe  d.  Paluzzo  Altieri,  per  con- 
cessione di  Pio  VII.  Questo  Papa 
esaltato  al  triregno,  nel  1800,  au- 
torizzò il  senatore  Rezzonico  ad  as- 
sistere al  trono  come  un  principe 
assistente,  e  per  sua  morte,  datogli 
in  successore,  nel  181 4,  il  marchese 
Patrizi,  similmente  l' abilitò  a  po- 
ter assistere  al  trono  Pontifìcio;  ed 
elevando  quindi,  nel  18 19,  alla  stes- 
sa dignità  senatoria  il  principe  Al- 
tieri, gli  accordò  egual  prerogativa, 
onde  dai  primordii  del  corrente  se- 
colo sino  al  1834,  epoca  della  mor- 
te di  quest'ultimo,  si  è  veduto  il 
senatoie  assistere  al  ripiano  del  so- 


CAP  233? 

glio  Papale,  presso  il  Cardinal  pri- 
mo diacono,  alternando  l'  assistenza 
col  principe  d.  Domenico  Orsini ,  al 
quale,  in  uno  al  principe  d.  Aspreno 
Colonna,  per  antichissima  Pontifìcia 
concessione,  alle  loro  famiglie,  ap- 
partiene il  diritto  di  principe  as- 
sistente al  soglio  Pontifìcio  (  Ve- 
di),  ed  è  perciò  che  in  tali  e- 
poche  non  si  è  veduta  la  distin- 
zione, che  passa,  fra  il  principe  as- 
sistente, e  il  senatore  di  Roma,  e 
gli  uflizii  rispettivi ,  ec.  Eletto  poi, 
nel  1834,  ^^^  Papa  regnante  in  se- 
natore di  Roma  il  menzionato  prin- 
cipe Orsini,  il  medesimo  Pontefice 
dichiarò  in  pari  tempo,  che  d'  ora 
innanzi,  il  senatore  di  Roma  non 
riunisse  più  la  temporanea  prero- 
gativa dell'assistenza  al  trono,  ed 
illesa  questa  rimanesse  esci  usi  van»en- 
te  ai  capi  delle  illustri  case  Colon- 
na ed  Orsini,  Figurando  poi  il 
principe  Orsini  nelle  cappelle  Pon- 
tificie e  solenni  funzioni,  non  come 
senatore,  ma  qual  principe  assisten- 
te al  soglio,  lungi  di  amalgamare 
queste  due  rappresentanze,  in  que- 
sto articolo,  ci  conterremo  come  se 
v'intervenisse  il  senatore  ancora,  per 
far  conoscere  integralmente,  quali 
sono  le  sue  onorevoli  attribuzioni, 
ed  incumbenze,  considerandolo  co- 
me esistente. 

In  quanto  poi  agli  esempii  del 
luogo,  che  presero  in  cappella  i  so- 
vrani, i  quali  v'intervennero,  note- 
remo col  Macri  al  vocabolo  Car^ 
dittali,  che  trovandosi  presente  iu 
cappella  Pontificia  T  imperatore,  e- 
gli  siederà  sopra  tutti  i  Cardinali, 
ma  i  re  sederanno  dopo  il  Cardi- 
nal decano  del  sagro  Collegio,  co- 
me prescrive  il  cerimoniale  romano. 
In  fatti  quando,  nel  i49^>  Carlo 
Vili  re  di  Francia,  volle  assistere 
nella  festa  de' ss.  Fabiano  e    Seba- 


Ili  GAP 

stiano,  nella  basilica  vaticana,  alla 
messa  solenne  celebrata  da  Alessan- 
dro VI,  sedette  appresso  al  Cardi- 
nal subnrbicario,  ossia  il  decano.  Nel 
Pontificato  di  Clemente  YIII,  nel 
1600,  il  duca  di  Parma  e  Piacen- 
za intervenne  nella  cappella,  ed  eb- 
be luogo  sotto  r  ultimo  Cardinale 
diacono  ;  ma  il  duca  di  Mantova, 
nel  1 620,  e  il  duca  di  Ferrara  pri- 
ma di  lui  in  cappella  sedettero  in- 
nanzi r  ultimo  Cardinal  diacono.  Lo 
stesso  Clemente  Vili  onorò  i  figli 
del  duca  di  Baviera,  facendoli  sede- 
re in  cappella  dopo  i  Cardinali,  so- 
pra tutti  i  prelati  di  santa  Chesa.  Rile- 
vasi dal  Platina,  p.  60  r,  che  il  gran 
maestro  di  Malta  dell'Ordine  gero- 
solimitano, sedette  sopra  quattro  Car- 
dinali ;  ed  a  p.  644?  che  il  gran  du- 
ca Ferdinando  II  fu  collocato  in 
mezzo  a  due  Cardinali.  Da  ultimo 
poi  è  avvenuto,  che  battezzando,  e 
cresimando  Clemente  XI,  nel  1704, 
alcuni  ebrei,  cui  fecero  da  padrino 
il  Cardinal  decano  del  sagro  Colle- 
gio, e  da  madrina  la  regina  di  Po- 
lonia Maria  Sobiescki,  ebbe  il  pri- 
mo in  tutto  la  precedenza  sulla  re- 
gina, siccome  il  primo  del  senato  a- 
postolico  de'  Cardinali  di  s.  Roma- 
na Chiesa,  principi  di  questa,  ed  e- 
leggibili  alla  dignità  di  supremo  Ge- 
rarca, e  di  sovrano  degli  stali  ro- 
mani. 

3.  Luogo  ove  si  ammettono  quelli, 
che  oggidì  bramano  assistere  al- 
le Cappelle  Pontificie^  ed  altre 
funzioni. 

Anticamente  alle  donne  non  era 
fàcile  l'accesso  nelle  Cappelle  Pon- 
tificie, e  tale,  e  tanto  fu  il  rispetto, 
con  cui  si  riguardavano  le  funzioni 
Papali,  che  non  era  permesso  l'as- 
sistervi.   Il    cerimoniere    Paride    de 


GAP 

Grassis  rispose  ad  Isabella  d' Ara- 
gona Sforza  duchessa  di  Milano,  che 
avea  richiesto  di  vedere  la  Cappella 
Papale  ai  tempi  di  Leone  X,  nel 
i52  0,  che  in  quel  luogo  non  era 
permesso  1'  accesso  alle  femmine.  Ma 
il  Pontefice,  che  lo  seppe,  braman- 
do di  soddisfare  alla  sua  divota  cu- 
riosità, con  ispeciale  rescritto  l'abi- 
litò a  poter  assistere  al  Pontificale 
di  un  vescovo,  nel  giorno  della  de- 
dicazione della  basilica  vaticana,  nel- 
la quale  fu  tutto  preparato  e  dis- 
posto, come  se  egli  stesso  col  sa- 
gro Collegio  vi  dovesse  essere  pre- 
sente, avendo  perciò  accordata  V  in- 
dulgenza plenaria  per  la  duchessa, 
e  per  tutto  il  seguito  di  lei  .  La 
Cappella  fu  parata  come  il  giorno 
di  Natale,  riguardo  al  trono,  ai  se- 
dili, all'altare,  e  a  tutte  le  altre  co- 
se. Fra  i  Cardinali  vi  restò  solo  il 
Cardinal  Cibo,  qui  eam  post  niis- 
sani  ducerei  per  totum  palatium,  et 
ad  basìlicani  ubi  videret  Fulturn 
Sanctum.  Altri  Cardinali  però  spin- 
ti dalla  curiosità  andarono  al  palaz- 
zo, ut  in  Capella  missce  prcesenles 
interessent.  Ma  il  rigido,  e  severo 
maestro  di  cerimonie  suasit,  ut  ipse 
Cardinalis  Cibo  personaliter  usque 
ad  portani  ohviaretj  et  dissuaderete 
ne  intrassent ,  prout  factum  est,  et 
bene.  Assistettero  per  altro  dieci  pre- 
lati in  sedili  lungo  il  primo,  oltre 
il  detto  Cardinale  ;  e  negli  altri  i  fa- 
miliari della  duchessa,  alla  quale  fu 
preparato  in  mezzo  alla  cappella  vi- 
cino al  sedile  de'  vescovi  innanzi  i 
gradini  del  trono,  uno  sgabello  con 
tre  cuscini.  La  messa  cantata  dai 
cantori  Pontificii  fu  elegante  e  me- 
ravigliosa. V.  il  Ratti  Della  famiglia 
Sforza,  tomo  II.  p.   67. 

La  finestrella,  che  nella  cappella 
Sistina  vedesi  verso  il  fine  della  fac- 
ciata destra,  nella  muraglia  incontro 


GAP 
al  trono,  di  circa  tre  palmi  di  al- 
tezza, dà  lume  ad  un  interno  co- 
retto, destinato  anticamente  pei  per- 
sonaggi ,  che  bramavano  di  vedere 
le  sagre  funzioni;  e  siccome  ora  l'ac- 
cesso alle  Cappelle  ne'  luoghi ,  che 
indicheremo,  è  libero,  vi  si  reca  sol- 
tanto oggidì  qualche  religiosa  fore- 
stiera, ed  i  Pontetìci  in  compagnia 
d' un  loro  cameriere  segreto ,  o  di 
un  aiutante  di  camera,  nei  mattu- 
tini della  settimana  santa,  quando 
non  vi  assistono  al  trono,  come  pure 
al  Passio  del  venerdì  santo,  e  nella 
lettura  delle  profezie  del  sabbato 
santo. 

Nell'anno  17 18,  nel  Pontificato 
di  Clemente  XI,  sotto  il  quale,  co- 
me dicemmo,  cessarono  gli  amba- 
sciatori d' intervenire  pubblicamente 
alle  Pontifìcie  Cappelle,  ove  davano 
r  acqua  alle  mani  al  Papa ,  e  gli 
sostenevano  l' estremità  del  manto, 
r  ambasciatore  di  Portogallo ,  con 
permesso  del  Pontefice,  vide  molte 
sagre  funzioni  nella  cantoria;  come 
nella  domenica  delle  Palme,  e  in 
altre  funzioni  della  settimana  santa, 
il  c<mte  palatino  di  Massovia  venne 
ammesso  a  vederle  in  piedi  a  corna 
cpistolae  dell'  altare.  Essendosi  poi 
stabihto  in  Roma  Giacomo  III,  re 
d'  Inghilterra,  colla  regina  sua  con- 
sorte,  Innocenzo  XIII,  nel  1722, 
fece  costruire  fuori  della  cancellata, 
o  balaustra  della  Pontificia  Cappella, 
una  tribuna ,  acciocché  da  questa 
potessero  assistere  e  vedere  le  sagre 
funzioni,  giacché  i  detti  sovrani  avea- 
no  veduta  soltanto  dalla  cantoria  la 
funzione  della  seconda  adorazione,  do- 
po la  elezione  di  lui.  Nel  Pontifìcato 
poi  di  Pio  VI,  nell'anno  1783,  per 
le  feste  natalizie  giunsero  in  Roma 
incogniti  r  imperatore  Giuseppe  lì, 
e  il  re  di  Svezia  Gustavo  III,  i 
quali  insieme  assistettero  alle  funzio- 
voL.  vin. 


GAP  22:1 

ni  della  notte  di  Natale  ,  restando 
ambedue  senza  alcuna  distinzione,  e 
vestiti  con  abito  di  semplici  ufficiali, 
genuflessi  sullo  scalino  destro  appiè 
dell'  altare  Papale,  dove  ascoltarono 
una  dotta  omelia,  che  recitò  Pio  VI, 
dopo  il  vangelo.  Gustavo  HI  rima- 
nendo in  Roma  nell'  anno  seguente 
1784,  volle  assistere  alle  funzioni 
della  settimana  santa,  venendogli  usa- 
te le  maggiori  distinzioni  compati" 
bili  al  suo  contegno  modesto  ed  in- 
cognito, onde  con  piacere,  e  ammi* 
razione  osservò  tutte  le  cerimonie,  e 
sagre  funzioni  proprie  della  settima- 
na santa,  che  riescono  un  veneran- 
do spettacolo,  unico  e  degno  della 
residenza  del  vicario  di  Gesù  Cristo* 
Ed  è  perciò  che  il  re,  sebbene  pro- 
testante, non  ebbe  riguardo  di  con- 
fessare, che  aveano  torto  quelli,  che 
volevano  criticare  le  pompe  di  si- 
mili funzioni;  giacché  essendo  la  re- 
ligione necessaria  ai  popoli,  era  ben 
fatto  di  circondarla  con  tuttociò,  che 
può  renderla  augusta  ed  imponente* 

AgU  articoli  Evangelo,  manto 
Papale  ,  lavanda  delle  mani  ec. ,  e 
agli  altri  analoghi,  sono  riporta- 
ti gli  esempii  degl'imperatori,  che 
in  cappella  Pontificia ,  o  in  altre 
chiese,  vestiti  di  dalmatica  diaconale, 
cantarono  1'  evangelo ,  sostennero  ai 
Sommi  Pontefici  il  libro,  il  corpo- 
rale, il  manto,  e  diedero  loro  1'  ac- 
qua alle  mani  nelle  sagre  funzioni, 
uffizii  che  in  tali  articoli  si  vedranno 
eziandio  esercitati  da  molti  pii  re,  e 
religiosi  principi  sovrani,  e  nella  not- 
te di  Natale  alcuni  imperatori  rice- 
vettero il  donativo  dello  stocco,  e 
berrettone  benedetti,  assumendo  la 
cotta,  la  stola,  e  il  piviale,  come  si 
accennerà  al  §  X,  n.  4^»  ^^  questo 
articolo. 

Ne'  primordi  del  corrente  secolo, 
e    regnando   il    Pontefice   Pio  VII, 


'2.16  GAP 

si  destò  in  tutte  le  nazioni  il  desi- 
derio di  viaggiare,  specialmente  di 
visitare  la  capitale  del  cristianesimo, 
e  di  assistere  e  vedere  le  sagre  fun- 
zioni, che  si  celebrano  nelle  Cappelle 
Pontificie,  e  in  altre  chiese  di  Roma, 
coir  intervento  del  Sommo  Gerarca, 
del  sagro  Collegio,  e  dell'illustre  con- 
sesso, che  vi  ha  luogo.  Ad  appagare 
sì  giusta  brama,  che  riusciva  di  con- 
solazione a'  cattolici ,  e  di  edifica- 
zione agli  altri.  Pio  VII  permise  li- 
bero l'accesso  a  dette  funzioni,  fa- 
cendo collocare  dei  banchi  al  di  fuori 
delle  balaustre,  o  cancellate,  ove  de- 
centemente sono  ricevute  dalla  parte 
destra  le  signore,  ed  a  sinistra  gli 
uomini,  cioè  il  corpo  diplomatico,  ed 
altri  signori.  Gli  uomini  di  condizione 
inoltre  occupano  lo  spazio  fra  le  ban- 
che de'  Cardinali,  e  la  medesima  ba- 
laustra, nonché  sotto  la  cantoria,  si- 
tuandosi i  signori  distinti  dietro  il  ban- 
co de'  Cardinali  diaconi  appresso  i  pro- 
tonotarii  apostolici.  Custodiscono  ed 
ammettono  in  tali  luoghi  i  came- 
rieri segreti  di  spada  e  cappa,  assi- 
stiti dai  bussolanti,  mentre  l'ufficiale 
degli  svizzeri  ammette  i  forastieri 
negli  indicati  siti,  ove  non  vi  sono 
banchi.  Pei  sovrani  dalla  parte  si- 
nistra il  regnante  Pontefice  ha  fatto 
erigere  nella  cappella  Sistina,  una 
nobile  e  decentissima  tribuna,  con 
varii  vani  o  coretti,  acciocché  ogni 
principe,  o  principessa  regnante,  o  di 
sangue  regio ,  possano  con  libertà 
assistere  e  vedere  le  sagre  funzioni, 
e  siccome  é  decorata  di  parati ,  e 
cuscini  di  velluto  rosso  trinati  d'oro, 
nella  settimana  santa,  cioè  dal  mat- 
tutino del  giovedì ,  fin  dopo  quello 
del  venerdì  si  tolgono,  ed  in  vece 
rimangono  nude  le  pareti,  essendovi 
le  sole  tendine,  ed  i  cuscini  di  sem- 
plice saia  paonazza,  per  uniformarsi 
al  resto  della  Cappella,  che  secondo 


CAP 
la  rubrica  dimostra  dalla  semplicità 
degli  ornati  il  lutto  per  la  passione 
e  morte  del  Redentor  del  mondo  . 
Ogni  principe  poi  è  assistito  da  un 
cameriere  segreto  di  spada  e  cappa, 
e  da  un  bussolante.  Nei  Pontificali, 
ed  altre  funzioni ,  pei  sovrani ,  pel 
corpo  diplomatico ,  per  le  dame,  e 
per  altri  distinti  signori ,  si  erigono 
ove  si  celebrano,  parecchie  tribune, 
e  palchi,  i  cui  ingressi  sono  egual- 
mente custoditi  da  un  cameriere  se- 
greto di  spada  e  cappa,  e  da  un 
bussolante,  ammettendo  visi  quelle  si- 
gnore, che  domandarono,  ed  otten- 
nero dal  prelato  maggiordomo,  che 
sopraintende  alle  Pontificie  Cappelle, 
il  biglietto  per  l'ingresso,  ed  am- 
missione, dappoiché  pegli  uomini  non 
ha  luogo  un  tal  biglietto.  Le  signo- 
re debbono  incedervi  in  abito  decen- 
te, con  cuffie,  o  capo  velato,  essendo 
interdetti  i  cappelli,  e  gli  uomini 
debbono  essere  vestiti  con  uniforme, 
o  di  nero.  Se  poi  gli  uomini  otten- 
gono il  biglietto  dal  menzionato  pre- 
lato, per  essere  ammessi  al  trono  a 
ricevere  dalle  mani  del  Papa  la  can- 
dela per  la  purificazione,  le  ceneri 
pel  dì  primo  di  quaresima ,  e  la 
palma  nell'  ultima  domenica  di  qua- 
resima, o  gli  Agnus  Dei  nel  sab- 
ba to  in  A  Ibis  j  in  quell'anno,  che  si 
benedicono,  gli  ecclesiastici  debbono 
recarsi  in  veste  talare  con  sottana, 
e  ferraiuolone;  chi  ha  l'uso  dell'uni- 
forme dee  deporre  prima  la  spada, 
e  gli  altri  debbono  vestire  tutto  di 
nero ,  in  abito  corto ,  con  calzoni 
corti,  calze  pure  nere,  e  fibbie  alle 
scarpe,  e  ninno  potrà  portare  in 
mano,  o  sotto  il  braccio  il  cappello, 
né  i  guanti.  E  poi  da  avvertirsi, 
che  quando  i  forastieri  si  recano  al 
trono  a  ricevere  dal  Papa  la  can- 
dela, le  ceneri,  le  palme,  e  gli  Agnus 
Dei  benedetti,  in  due  ale  circonda- 


GAP 

no  il  soglio,  i  comandanti ,  ufficiali, 
ed  esenti  delle  guardie  nobili  da  una 
parte,  e  dall'altra  i  cursori,  e  maz- 
zieri Pontifìcii  colle  mazze  d'argento. 

§  Vili.  Modo  col  quale  si  recano 
alle  Cappelle  tanto  Palatine,  che 
nelle  dii'erse  chiese  di  Roma,  il 
Papa,  i  Cardinali,  e  gli  altri. 

Sebbene  nelle  principali  funzioni 
si  accenni ,  come  il  Papa  si  rechi 
nella  cappella  Palatina  e  nelle  diverse 
biisiliche  e  chiese  di  Roma,  e  sebbene 
ciò  sia  detto  a' rispettivi  articoli,  e 
principalmente  a  quello  sui  Treni,  di- 
stingueremo qui  due  modi  co' quali 
il  Papa  recasi  alle  Cappelle,  cioè: 
I.  a  piedi  dalle  sue  camere  a  quella 
dei  paramenti  contigua  alla  Pontifìcia 
Cappella  del  palazzo  che  abita,  cioè 
alla  cappella  Palatina,  e  di  ciò  par- 
leremo dopoj  II.  in  carrozza  col  tre- 
no di  città,  detto  impropriamente  di 
campagna,  ed  in  tal  modo  va  alle 
funzioni  e  Cappelle,  che  si  celebra- 
no nelle  diverse  basiliche  e  chiese 
di  Roma,  in  quelle  per  l'Annun- 
ziala, san  Filippo,  Natività  della 
b.  Vergine,  s.  Carlo,  e  Pontifìcali , 
se  non  si  facessero  nella  basilica  va- 
ticana, ovvero  se  il  Papa  risiedesse 
al  Quirinale,  ed  eziandio  per  la  fun- 
zione della  seconda,  e  terza  adora- 
zione, e  possesso  del  medesimo,  nei 
quali  casi  si  adopera  il  treno  nobi- 
le, o  semipubblico,  e  porta  seco  in 
carrozza  due  Cardinali,  ciò  che  an- 
ticamente faceva  in  tutte  le  Cappel- 
le, mentre  quando  il  Pontefice  in- 
cede col  mentovato  treno  di  città , 
allora  ha  seco  il  maggiordomo ,  e 
il  maestro  di  camera ,  le  carrozze 
de'  quali  tirate  a  quattro  cavalli  tan- 
no parte  del  treno,  del  quale,  e  del- 
l'altro nobile  ne  diamo  il  seguente 
cenno. 

Principiando  dai   treni  mentovati, 


GAP  22^ 

cioè  di  città,  sebbene  volgarmente 
siano  detti  di  campagna ,  e  nobili 
ossiano  semi  pubblici ,  il  primo  di 
essi  si  compone  come  segue. 

Precedono  due  dragoni  a  cavallo, 
segue  il  battistrada  pure  a  cavallo, 
indi  un  frullone  di    palazzo    a    due 
cavalli    coll'elemosiniere ,    il    foriere 
maggiore,  e  il  cavallerizzo    maggio- 
re ;  poscia  due  guardie  nobili,  quin- 
di la  muta  a  sei  cavalli,    con   coc- 
chiere, e  cavalcante  nobili  a  cavallo, 
il  primo  ad  uno  de'  timonieri,  il  se- 
condo ad  uno  della  prime  coppie,  cioè 
della  carrozza    ove   è  il   Pontefice  , 
in  compagnia  dei   prelati    maggior- 
domo, e  maestro  di  camera,  proce-» 
dendo  agli   sportelli    della    carrozza 
l'esente,     e    il   cadetto   delle    stesse 
guardie    nobili,    un    numero  delle 
quali  la    seguono,    andando    dietro 
la  Pontificia    carrozza    due    palafre- 
nieri coll'ombrellino.    Succede    altra 
muta  a  sei  cavalli  co'  finimenti  sem- 
plici, e  con  cavalcante  a  cavallo  d'uno 
di  quelli  del  bilancino,  o  prima  cop- 
pia, e  col  cocchiere  in  cassetta  del  frul- 
lone, entro  il  quale  vi  sono  due  ca- 
merieri segreti  partecipanti,  il  cauda- 
tario, e  il  crocifero,  seguiti  da  un  di- 
staccamento di    dragoni  col  tenente. 
Appresso  viene    la  muta    a    quattro 
cavalli  con  frullone  del   maggiordo- 
mo con  cavalcante  a  cavallo  d' uno 
di  quelli  del  bilancino,  e   cocchiere 
in    cassetta,    con  dentro   gli  aiutanti 
di    camera    del    Papa ,    e    un    cap- 
pellano   o    gentiluomo    di    tal    pre- 
lato ;    indi    succede    altra     muta    a 
quattro    cavalli    del    maestro  di  ca- 
mera ,    con    entro    un    cappellano , 
o    gentiluomo    di    esso ,    col    fami- 
gliare segreto,  e  decano   Pontificio, 
chiudendo    il    corteggio    un    frullo- 
ne palatino    a    due    cavalli ,    in  cui 
prendono    luogo    il    credenziere ,    il 
suo    aiutante ,    c*d     un    famiglio    di 


iiS  GAP 

camera,  tutti  domestici  del  Ponte- 
fice, nonché  due  diagoni  a  cavallo. 
Il  sagrista  poi  in  frullone  palatino, 
col  fioriere  precede  a  parte  il  Papa 
nei  luoghi  ove  si  reca,  e  nel  ritor- 
no si  unisce  al  treno,  dopo  la  car- 
rozza di  monsignor  maestro  di  ca- 
mera. È  poi  da  notarsi ,  che  nei 
frullini  palatini,  meno  quello  della 
seconda  muta,  i  domestici  ascendo- 
no una  tavola  dietro  il  cocchiere, 
nonr  dietro  la  carrozza. 

Passando  ad  indicare  in  che  con- 
siste il  treno  nobile,  o  semipubbli' 
cOj  esso  è  come  appresso.  Precedo- 
no quattro  dragoni  a  cavallo,  segue 
il  battistrada  pure  a  cavallo,  indi 
il  frullone  summentovato  col  prela- 
to elemosiniere,  il  foriere  maggiore, 
ed  il  cavallerizzo  maggiore  ;  poscia 
vengono  quattro  guardie  nobili,  indi  il 
crocifero  in  man  tei  Ione  colla  croce 
astata,  a  cavallo  d'una  mula  bian- 
ca, addestrata  dal  cavallerizzo  d' o- 
pera  vestito  con  montura,  e  spada 
al  fianco,  poscia  molti  palafrenie- 
ri Pontificii  a  piedi  col  ferraiuo- 
lone  e  collare,  seguiti  dalla  muta  a 
sei  cavalli  con  superbi  finimenti,  ciuffi 
e  fiocchi  d'  oro  ,  venendo  cavalcati 
i  timonieri ,  e  quelli  del  bilancino 
dal  cocchiere  e  cavalcante  nobili  ve- 
stiti di  gala,  in  fine  la  magnifica 
carrozza  tirata  dai  detti  cavalli,  in 
cui  sta  il  Pontefice  con  due  Cardi- 
nali ,  procedendo  lateralmente  agli 
sportelli ,  e  a  piedi  il  decano ,  e 
sotto-decano  in  abito  di  città ,  colle 
borse  pei  memoriali,  e  l'ombrellino, 
ed  un  uffiziale  ed  esente  delle  guar 
die  nobiH  a  cavallo,  le  quali  in  co- 
pioso numero  seguono  la  carrozza. 
Succede  altra  muta  a  sei  cavalli,  nel 
modo  che  dicemmo  superiormente, 
con  cavalcante  e  cocchiere  di  palazzo, 
con  nobile  berlina,  dentro  la  quale 
sono  il  maggiordomo,  e  il  maestro  di 


GAP 

camera  con  due  camerieri  segreti.  Se- 
guitano due  drappelh  di  carabinieri, 
e  dragoni  a  cavallo  co'  proprii  uffizia- 
h.  Appresso  vengono  le  due  carrozze 
nobili  dei  Gardinali ,  che  sono  in 
carrozza  col  Papa.  In  quella  del  più 
degno  prendono  posto  il  caudatario, 
e  gli  aiutanti  di  camera  del  Ponte- 
fice, col  gentiluomo,  o  maestro  di 
camera  del  detto  porporato.  Nelle 
seconde  carrozze  dei  Cardinali  vanno 
i  caudatari,  e  camerieri  di  ambedue. 
Quindi  succedono  i  frulloni  del  mag- 
giordomo, e  maestro  di  camera,  nei 
quali  oltre  i  gentiluomini  o  maestri 
di  camera  di  que' prelati,  v'ha  in 
cadauno  un  famigliare  segreto  del 
Papa.  Il  treno  si  chiude  dal  frullone 
palatino,  con  dentro  il  credenziere, 
il  suo  aiutante,  e  il  famiglio  di  ca- 
mera,  tutti  addetti  al  servigio  del 
Pontefice,  nonché  quattro  dragoni  a 
cavallo. 

Le  monture,  le  livree,  le  carroz- 
ze, i  finimenti,  tutto  è  magnifico  e 
sontuoso,  riuscendo  questa  pompa 
ecclesiastica  imponente,  e  insieme 
decorosa.  I  decani,  e  i  domestici  in- 
cedono tutti  a  piedi,  e  agli  sportelli 
delle  carrozze,  cui  sono  addetti.  Il 
frullone  di  monsignor  sagrista ,  coi 
fioriere ,  nel  ritorno  prende  luogo 
come  sopra.  Il  treno  poi  più  nobi- 
le, splendido  e  maestoso,  che  si  chia- 
mava anche  pubblico ,  era  la  so- 
lenne cavalcata,  con  cui  il  Sommo 
Pontefice  si  recava  alle  cappelle, 
della  quale  parlammo  di  sopra  nel 
descrivere  la  cappella  della  ss.  An- 
nunziata, e  nella  funzione  del  pos- 
sesso. 

Ecco  poi  il  modo,  col  quale  il  Pon- 
tefice dalle  sue  camere  va  a  piedi  alle 
Cappelle  del  palazzo  apostolico  in  cui 
abita.  Prima  dell'  ora  della  Cappel- 
la si  adunano  nelle  Pontifìcie  anti- 
camere il  maggiordomo,  il  maestro 


GAP 
di  camera,  il  goTcrnatore  di  Roma, 
il  principe  assistente  al  soglio,  il  se- 
natore, i  conservatori  di  Roma,  e 
priore  de' capo-rioni,  l'elemosiniere, 
il  sagrista,  i  camerieri  segreti  eccle- 
siastici partecipanti,  il  foriere  mag- 
giore, il  cavallerizzo  maggiore,  i  ca- 
merieri segreti  soprannumerarii  e  di 
onore  sì  ecclesiastici  che  secolari,  i 
cappellani  segreti  e  di  onore  ,  i 
chierici  segreti  e  i  bussolanti.  Giunta 
l'ora  della  Cappella  il  prefetto  dei 
maestri  di  cerimonie  si  reca  ad  av- 
Tertire  il  maestro  di  camera ,  che 
tutto  è  in  ordine,  ed  il  maestro  di 
camera  medesimo  entra  dal  Papa  ad 
invitarlo  alla  Cappella.  Però  fino  al 
Pontificato  di  Pio  VI,  Io  stesso  pre- 
fetto de'  cerimonieri  entrava  a  darne 
l'avviso  al  Pontefice. 

Ricevuto  il  Pontefice  tale  avviso, 
Testito  dall'  aiutante  di  camera  di 
sottana,  fascia,  rocchetto  e  mozzelta, 
che  come  le  scarpe  devono  essere  del 
colore  corrente,  e  cappello,  si  re- 
ca alla  camera  de'  paramenti  sos- 
tenendogli la  coda  della  sottana  il 
caudatario.  Lo  precedono  tutti  i 
summentovati ,  la  guardia  nobile  e 
svizzera  coli'  esente  ,  capitano  ,  ed 
altri  uffiziali,  e  lo  seguono  gli  aiu- 
tanti di  camera,  uno  scopatore  se- 
greto ,  il  decano  de'  parafrenieri  ; 
persone  tutte  che  dopo  la  cappella 
accompngnano  nuovamente  il  Pon- 
tefice nelle  sue  domestiche  camere. 
Quando  però  recasi  il  Papa  alle  Cap- 
pelle nelle  diverse  chiese  di  Roma, 
allora,  dovendo  andare  per  la  città, 
assume  la  stola,  e  perciò  vien  pre- 
ceduto dalla  croce  astata,  il  Croce- 
fisso della  quale  si  dee  sempre  te- 
ner rivolto  di  faccia  al  Pontefice. 
Per  le  persone  di  sua  famiglia,  che 
precedono  il  Pontefi(;e  e  lo  seguono, 
ci  riportiamo  agli  articoli  citati  dei 
Treni. 


GAP  229 

Nelle  ricorrenze  degli  anni  versa- 
rli della  elezione  e  coronazione,  pei 
pontificali,  e  in  alcune  feste  solenni 
(  oltre  il  suddescritto  corteggio),  ac- 
compagnano il  Pontefice,  il  coman- 
dante e  gli  esenti  delle  guardie  no- 
bili, il  generale  comandante  le  trup- 
pe Pontificie  col  loro  aiutante  mag- 
giore, ed  i  parafrenieri  e  sediarii 
Pontificii,  quando  si  adopera  la  se- 
dia gestatoria,  che  da  essi  debb' es- 
sere portata. 

I  Pontefici  anticamente  si  reca- 
rono a  celebrare  le  funzioni  a  piedi, 
e  a  cavallo ,  indi  si  riposavano  al 
letto  de' paramenti  {Fedi);  poi,  co- 
me si  accennerà  altrove,  vi  andaro- 
no in  sedia,  in  lettiga,  e  in  carrozza 
al  modo  d'oggidì,  sebbene  con  di- 
verso treno,  come  si  dirà  a  quell'ar- 
ticolo. A  quelli  di  Viaggi  e  Vil- 
leggiature de'  Papi  si  vedrà  quali 
funzioni  e  Cappelle  celebrarono  i 
Pontefici  fuori  di  Roma,  oltre  quelle 
fatte  dal  sacro  Collegio.  Limitando- 
ci qui  ad  osservare,  che  Benedetto 
XIII  per  due  volte  celebrò  le  fun- 
zioni della  settimana  santa  a  Bene- 
vento, che  Clemente  XII  per  la  sua 
cecità  rare  volte  intervenne  alle  Cap- 
pelle, e  che  Benedetto  XIV  e  Cle- 
mente XIII  fecero  parecchie  funzio- 
ni anche  solenni  alla  villeggiatura  di 
Castel  Gandolfo  (Fedi),  che  Pio  VI 
partì  per  Vienna  a'  26  febbraio,  e  tor- 
nò in  Roma  a'  1 3  giugno,  motivò  per 
cui  le  funzioni  di  quaresima,  e  le  pre- 
diche ebbero  luogo  al  Vaticano;  e  di- 
remo ancora  che  Pio  VII,  a'  2  no- 
vembre i8o4,  s'avviò  per  Parigi, 
donde  tornò  a'  16  maggio  i8o5. 
Per  la  gravità  ecclesiastica,  e  per  lo 
splendore  con  cui  celebravano  assi- 
duamente le  funzioni,  si  distinsero 
sopra  tutti  Leone  X,  e  Pio  VI,  e 
talmente  era  sollecito  Clemente  XIV, 
che  recandosi  per  tempo  in  Cappella, 


23o  GAP 

e  domandando  se  eranvi  i  cantori, 
faceva  subito  incominciare  la  fun- 
zione. 

I  Cardinali  vanno  alle  Cappelle 
e  funzioni  coli'  abito  di  colore ,  se- 
condo i  tempi,  ed  il  corteggio  si 
compone  del  maestro  di  camera,  del 
gentiluomo,  del  caudatario,  del  ca- 
meriere, del  decano,  e  di  parecchi 
servitori.  Ordinariamente  quasi  tutti 
vi  si  recano  con  due  carrozze,  e  il 
Cardinal  decano,  e  i  Cardinali  prin- 
cipi nelle  solennità  usano  tre  car- 
rozze; treno  che  per  la  sua  eccle- 
siastica magnificenza,  riesce  decoro- 
so ed  imponente,  avendo  i  loro  ca- 
valli finimenti  con  seterie  rosse,  fioc- 
chi, e  ciuffi  simili.  Anticamente  an- 
che i  Cardinali  ambasciatori ,  e  il 
camerlengo  di  s.  Chiesa  usavano  tre 
carrozze ,  e  dai  suddetti  Cardinali 
se  ne  usavano  anche  quattro,  dap- 
poiché gli  altri  Cardinali  ne  ado- 
peravano tre,  e  i  Cardinali  regolari 
due.  Il  decano,  detto  di  collare,  pro- 
cedeva allo  sportello  destro  della 
carrozza  in  cui  era  vi  il  Cardinale; 
a  quello  sinistro  vi  andava  il  deca- 
no di  portiera,  ma  i  servitori,  o  pa- 
lafrenieri a  piedi  camminavano  in- 
nanzi al  treno.  Qui  però  si  avverte, 
che  il  Cardinal  decano  del  sagro 
Collegio ,  i  Cardinali  principi ,  e  i 
Cardinali  marchesi  di  baldacchino 
che  godono  le  insegne  principesche 
usano  pei  loro  cavalli  le  seterie  ros- 
se, ciuffi,  e  fiocchi  intarsiati  d'oro, 
mentre  gli  altri  li  debbono  usare 
di  semplice  seta  rossa,  costumando 
alcuni  in  vece  la  lana  di  tal  colore. 
E  siccome  tutti  i  Cardinali  hanno 
il  distintivo  dell'  ombrellino ,  quei 
che  adoperano  le  seterie  con  oro 
hanno  simili  i  fiocchi  di  esso. 

Prima  poi  che  s'introducessero  le 
carrozze,  i  Cardinali  maestosamente 
andavano  alle  Cappelle   con  nobile 


GAP 

cavalcata,  e  gl'impotenti  di  caval- 
care usavano  le  lettighe.  Incontran- 
dosi un  Cardinale  a  cavallo  colle 
insegne  della  sua  dignità,  fra  le  qua- 
li era  vi  la  mazza  d'argento  [Vedi), 
con  un  condannato  all'estremo  sup- 
plizio ,  avea  autorità  di  liberarlo. 
Non  è  poi  a  tacersi,  che  sino  al  de- 
clinare del  secolo  XVIII,  in  tutti  i 
luoghi  ove  si  recava  il  sagro  Colle- 
gio per  assistere  alle  Cappelle  Pa- 
pali, un  palafreniere  Pontificio  se- 
gnava i  nomi  de'  Cardinali  che  v'in- 
tervenivano, per  poi  fare  alle  rispet- 
tive loro  famiglie  di  sala  la  distri- 
buzione della  così  detta  stagnala, 
chiamata  ne'  ruoli  del  palazzo  apo- 
stolico, Colazione  per  le  famiglie 
de'  Cardinali,  consistente  antica- 
mente in  pane,  provatura  e  vino , 
e  poi  ridotta  a  bajocchi  quindici 
per  volta,  che  si  pagavano  ogni  se- 
mestre. Del  così  detto  Rotolo  dei 
Cardinali j  che  percepiscono  quelli 
presenti  in  Roma  per  l'intervento 
alle  Cappelle  e  concistori,  F.  la  bol- 
la di  Benedetto  XIV,  In  regimine, 
del  1745^,  Boll.,  mag.  tom.  XVI, 
P-  278. 

I  prelati  di  fiocchetti,  cioè  il  gover- 
natore, il  vice-camerlengo,  l'uditore 
della  camera,  il  tesoriere,  e  il  mag- 
giordomo, recansi  alle  Cappelle  con 
un  frullone,  ed  altra  carrozza  di 
seguito  colle  seterie ,  e  co'  ciuffi ,  e 
fiocchi  di  colore  paonazzo  ai  cavalli, 
portando  tutti  uno  o  due  cappe  ne- 
re, così  venendo  chiamati  i  loro 
gentiluomini,  cappellani  e  camerieri. 
I  patriarchi  usano  il  medesimo  tre- 
no, gli  arcivescovi,  e  i  vescovi  una 
sola  carrozza,  ma  colle  seterie  e  coi 
fiocchi  di  color  verde.  Il  solo  udi' 
tore  della  camera  usa  l'ombrellino 
paonazzo,  non  però  nel  palazzo  apo- 
stolico. Pegli  altri  prelati  non  evvi 
distinzione,  e  la  maggior  parte  sono 


GAP 

accompagnati  da  un  cappellano,  co- 
me gli  uditori  di  Rota  ec.  Per  le 
summentovate  mute  del  maggiordo- 
mo, e  maestro  di  camera,  V.  Car- 
rozze. 

Il  principe  assistente  al  soglio,  che 
un  di  talvolta  accompagnò  a  ca- 
vallo il  Papa  alle  Cappelle,  ora  si 
reca  a  tutte  le  Cappelle  o  funzioni 
con  due  carrozze  con  flocchi  di  seta 
color  celeste,  intarsiati  d'oro  ai  ca- 
valli, e  tre  ne  adopera  nelle  solen- 
nità, accompagnato  da  due  cappe 
nere  ;  ed  il  suo  ombrellino  è  di  seta 
celeste,  co'  fiocchi  come  i  precedenti. 
Finalmente  il  senatore  si  reca  alle 
Cappelle  con  due  carrozze,  e  con 
tre  nelle  festività  solenni.  I  ciuffi,  e 
fiocchi  di  seta  bleu  intarsiati  d'oro 
sono  ai  cavalli  della  carrozza  di  lui, 
essendo  l'  ombrellino  giallo  ;  e  i  con- 
servatori di  Roma  col  priore  de'  ca- 
po-rioni nelle  Cappelle  comuni  usa- 
no pure  tre  carrozze,  e  quattro  nel- 
le solenni  egualmente  coi  ciuffi ,  e 
fiocchi  di  seta  bleu  intarsiati  d' oro 
ai  cavalli ,  come  il  senatore,  ma 
r  ombrellino  è  di  color  bleu  :  il 
primo,  e  i  secondi  sono  corteggiati 
non  solo  dalle  cappe  nere,  e  dai 
fedeli  di  Campidogho  (^e^/) ,  mail 
senatore  lo  è  anco  dai    paggi. 

Anche  il  maestro  del  sagro  ospizio 
si  reca  alle  funzioni  con  due  carrozze 
co' fiocchi  ai  cavalli,  ed  ombrellino  di 
seta  celeste  intarsiati  d'  oro,  con  gen- 
tiluomo, e  cappellano,  ed  è  ricevuto 
allorché  scende  dalla  sua  carrozza  da 
quattro  svizzeri,  che  lo  accompagna- 
no al  luogo,  che  gli  compete,  sicco- 
me è  descritto  nel  precedente  §  VII. 
Nelle  processioni  de'  Pontificali  del 
Corpus  Domini^  delle  canonizzazio- 
ni, ed  altre  funzioni,  e  nelle  pro- 
cessioni, che  precedono  il  Papa  quan- 
do assiste,  o  celebra  le  Cappelle  fuo- 
ri della  sua  residenza,  tutti  i  sum- 


GAP  23i 

mentovati  sono  accompagnati  nella 
processione  stessa,  ed  hanno  a'  fian- 
chi i  rispettivi  maestri  di  camera , 
gentiluomini ,  e  camerieri ,  ossiano 
cappe  nere,  non  che  i  decani  dei 
rispettivi  Cardinali.  I  primi ,  se  ec- 
clesiastici ,  usano  veste  talare ,  cioè 
sottana  di  panno,  e  ferraiuolone  di 
seta  neir  inverno ,  e  tutto  di  seta 
neir  estate  ,  se  laici  portano  abito  di 
città  nero ,  con  ispada  al  fianco ,  e 
bragiuole  e  manichetti  di  merletto, 
ed  i  secondi  con  abito  di  città  egual- 
mente nero,  e  ferraiuolone  di  seta. 
I  caudatari  poi ,  che  sostengono  il 
lembo  della  veste  Cardinalizia,  nelle 
Cappelle  Papali  usano  collare,  sotta- 
na, e  fascia  di  seta  paonazza,  cui  so- 
vrappongono  la  croccia  di  saia  di 
egual  colore,  con  cappuccio,  mani- 
che corte,  e  mostre  di  seta,  assumen- 
do la  cotta  sopra  tali  abiti,  quando 
i  Cardinali  prendono  i  paramenti 
sagri. 

§  IX.  Osservazioni  preliminari  per 
V  intelligenza  delle  cerimonie  sa- 
gre,  che  sogliono  essere  comuni  in 
quasi  tutte  le  Cappelle j  delle  pre- 
diche, e  discorsi  che  in  esse  si  re- 
citano j  e  de^  cursori  Pontificii, 
che  pubblicano  V  ora  della  cele- 
brazione delle  medesime  Cappel- 
le,  e  funzioni. 

I .  Osservazioni  preliminari  ed  altre 
notizie. 

Oltre  quanto  analogamente  si  è 
detto  di  sopra  ne'  rispettivi  paragra- 
fi, ed  oltre  a  quello  che  nel  seguen- 
te ed  ultimo  §.  X  si  dirà  di  ciò  che 
si  pratica  in  ogni  Cappella  ordina- 
ria, cui  assiste  il  Papa  massime  al 
numero  i,  trattandosi  della  prinia 
Cappella  dell'anno,  eh' è  la  Circon- 
cisione, per  norma  delle  altro  ;  pre- 


332  CzVP 

metteremo  queste  generali  ossei^azio- 
ni.  Se  nelle  Cappelle  Pontifìcie,  o  nel- 
le basiliche  di  Roma  canta  messa  il 
Papa,i  Cardinali  vestono  i  paramenti 
secondo  l'ordine  loro.  Lo  stesso  fanno 
i  patriarchi,  arcivescovi,  vescovi,  abba- 
ti, penitenzieri  ec,  ed  altri,  come  si  è 
detto  al§  VI, capo  II,  Della  Corona- 
zionCj  e  Consagrazìone  del  Papa,  e 
meglio  si  dirà  al  §  X  n.  17,  pel  Pon- 
tificale di  Pasqua,   mentre  degli  al- 
tari Papali  delle  basiliche,  e  sul  ce- 
lebrare la  messa    sopra    di   essi ,    si 
tratta    al     detto    paragrafo    X   nu- 
mero   4-     Ma    quando    il    Sommo 
Pontefice    non    canta    la    messa,    i 
Cardinali  portano    le  sole   cappe  di 
colore    rosso ,     o    paonazzo ,    a    se- 
conda dei  tempi,  e  delle    solennità, 
e  portano  le  pelli  di  armellini   dal- 
la cappella  di  s.    Caterina  a' 23  no- 
vembre sino  al    vespero  dell'  Ascen- 
sione, se  il  Papa  non  ordina  diver- 
samente. I  CardinaU  religiosi  vesto-^ 
no  abiti,  e  cappe  di  lana  del  colore 
dell'Ordine  cui  appartengono ,  rego- 
landosi con  detto  colore  la  pelle,  ed  a 
seconda  di  quanto  dicesi  all'articolo 
Cappa  de'  Cardiiyali.  I  patriarchi,  gli 
arcivescovi,  i  vescovi,    la    prelatura, 
e  gli  avvocati  concistoriali  interven- 
gono sempre  in  cappe  di  lana  pao- 
nazza,   colla    pelle    d' armellino    nel 
suindicato  tempo,  e  negli  altri  colle 
fodere  di  seta  cremisi.  La  cappa  de'cu- 
bicularii,  e  degli  altri  familiari    del 
Papa,  che  ne  godono  l' uso,  è  rossa 
colla  pelle  di  armellino  nell'inverno, 
e  fodera    di    seta    rossa    negli    altri 
tempi  ;  ma  senza  la  fodera  di  seta,  e 
senza  pelle  è  la  cappa  dei  bussolanti. 
La    cappa    de'  procuratori    di    Coir 
legio   è    nera ,    di  saia ,    con  fodera 
di  seta  simile,   di  che  si   tratta   air 
r  articolo    Cappa  ,  ove   dicendosi  di 
quella  del  Papa,  si  nota  quando  e- 
gh  la  assumeva,    cioè  ne'  mattutini. 


C.VP 
È  poi  da  avvertirsi  che    i    vescovi, 
e  patriarchi  orientali  nelle  Cappelle 
comuni,  ove  non    hanno    luogo    gli 
abiti  sacri,  vestono  nel  seguente  mo- 
do. I  vescovi  greci    assumono    sulle 
vesti  paonazze  //  Mardiiaa,  o  Man- 
dia,  che  è  una  specie  di  antico  man- 
tello violaceo  monastico  ,    ampio  ,  e 
con  crespe,  aperto  davanti,  e  ferma- 
to sul  petto  da  una  fibbia.  Talvolta, 
lo    adornano    due    pezzi    quadri    di 
stoffa  per  lo  più  bianca,  o  di    lama 
d'oro,  chiamati  poetila.  Sotto  que- 
ste insegne   attraversano    il    mantel- 
lo    tutto    all'  intorno  tre  o  quattro 
strisele  piccole  bianche  frammezzate 
talora  di  rosso,    larghe    due     pollici 
circa,  e  un  palmo  e  mezzo  circa  di- 
stanti l'una  dall'  altra  ;  e  nell'  estre- 
mità della  parte    anteriore    verso    i 
piedi,  vi    sono    anche    due    pezzetti 
della  stessa  stoffa  bianca,  avendo  in 
capo  il  camauro,  o  camelaucio,  od  il 
berrettino  nero.    Quasi    eguale  è    il 
mantello,  o  specie  di   piviale    de'  ve- 
scovi   armeni,    il   quale    similmente 
è  ampio,  e  di  seta  violacea,  del  cui 
colore  pur  sono  le  sottovesti,  essenr 
do    fermato    sul    petto    da  un    un- 
cinello; ed  anche  questo  mantello  è 
talvolta  guarnito  di  strisele  rosse  con 
filetti  bianchi  :  essi  coprono  il    capo 
con  berettino,  o  camauro  nero.  I  ve- 
scovi   sirii    pure    usano  una    specie 
di  piviale  violaceo  con   piccolo  cap-. 
puccio ,    senza  ornati ,   e  secondo  il 
loro  rito,    costantemente   tengono    il 
capo  coperto  col  camaurq  nero. 

Giunti  i  Cardinali  al  palazzo  apo- 
stolico, nella  sala  regia  depongono 
il  cappello  rosso ,  la  mozzetta ,  e  la 
mantelletta  del  colore  corrente,  cose 
tutte  che  deve  custodire  il  camerie- 
re; e  dal  decano,  coli' assistenza  del 
maestro  di  camera ,  o  gentiluomo, 
prendono  la  cappa ,  e  la  berretta 
ross^.  Accompagnati  poscia  dalla  loro 


GAP 

famiglia  nobile,  seguiti  dal  caudata- 
rio sostenente   la  coda  della  cappa, 
entrano    nel    presbiterio   della  Cap- 
pella ,    ove    all'  ingresso  trovano  un 
maestro  delle  cerimonie,  il  quale  li 
assiste  nella  breve  orazione,  che  fan- 
no; alzati  che  siano,  e  fatta  una  ri- 
verenza all'altare,    non    meno    che 
ad  ambedue   le    parti   ove  stanno  i 
Cardinali  colleghi   (i  quali  all'arrivo 
di  ciascuno  sempre  si  alzano  in  piedi), 
prendono   posto    nel    banco    e    luo- 
go secondo    V  ordine    a    cui    appar- 
tengono, e  secondo  la   anzianità  lo- 
ro di    Cardinalato.  Va    a    sedere    il 
caudatario  al  secondo  scalino  del  det- 
to banco,  ove  i  Cardinali  attendono 
l'arrivo  del  Papa.  Ma  nelle  Cappelle, 
nei  Pontificali ,  e  nelle  funzioni  che 
si  celebrano  fuori   del    palazzo  apo- 
stohco,  i  Cardinali  non   vanno    su- 
bito agli  stalli ,    ma  presa  la   cappa 
o  gì'  indumenti  sagri  avanti   la    ca- 
mera de'  paramenti,  che  per  solito 
è  la  sagrestia,  passano  in  questa  ad 
aspettare    il  Papa ,   col  quale  colle- 
gialmente   si  recano    al   luogo  della 
funzione.   La  maggior  parte  dei  per- 
sonaggi, i  quali  formano  la  processio- 
ne, che  nella  medesima  camera  si  è 
adunata ,    e    che    si  ritiene   per    un 
rito  de' primitivi  tempi  della  Chiesa, 
in  cui  i  Papi  facevano    precedere    la 
celebrazione  de'sacri  misteri  da  una 
processione,  si  compone  come  segue: 

Un  maestro  di  cerimonie. 
Procuratori  di  collegio. 
Predicatore  apostolico,  e  confessore 

della  famiglia  Pontificia. 
Procuratori  generali  delle  religioni. 
Bussolanti. 

Aiutanti  di  camera  del  Papa. 
Cappellani  comuni. 
Chierici  segreti. 
Cappellani  d'onore,  e  segreti, 
Avvocati  concistoriali. 


CAP  233 

Camerieri  d'onore. 

Camerieri  segreti  soprannumerari. 

Camerieri  segreti  partecipanti. 

Abbreviatori  di  parco  maggiore. 

Votanti  di  segnatura. 

Chierici  di  camera. 

Uditori  di  Rota  col  padre  maestro 
del  sagro  palazzo. 

Cappellano  segreto  colla  mitra  Pon- 
tificia gioiellata. 

Maestro  del  sacro  ospizio. 

Croce  Papale  sostenuta  da  un  udi- 
tore di  Rota,  coi  maestri  ostiarii 
Firga  ruhea,  custodi  della  croce. 

Cardinali  diaconi. 

Cardinali  preti. 

Cardinali  vescovi. 

Senatore  coi  conservatori  di  Roma, 
e  priore  de'  caporioni. 

Principe  assistente  al  soglio. 
Governatore  di  Roma.  L'incidere 
sempre  questo  prelato  in  prossi- 
mità del  Papa ,  ebbe  incomincia- 
mento  sotto  Giulio  II,  ai  i8  ot- 
tobre i5o6,  per  imporre  a  quel- 
li che  sono  vicini  al  Pontefice , 
acciocché  osservino  il  silenzio,  e  la 
dovuta  compostezza. 

I  due  protonotari  apostolici,  e  i  due 

uditori  di  Rota,  che  debbono  sos- 
tenere i  primi  le  fimbrie  del  manto 
Papale,  ed  i  secondi  i  lembi  del- 
la falda  ;  nonché  il  maestro  pre- 
fetto delle  cerimonie. 
Cardinali  diaconi  assistenti. 

II  sommo  Pontefice  co'flabelli  ai  la- 
ti ,  portato  in  sedia  gestatoria 
dai  suoi  palafrenieri ,  e  sediarii , 
col  decano  di  questi,  ed  il  foriere 
maggiore,  che  ne  regola  la  por- 
tata. Avanti ,  e  intorno  la  sedia 
vi  sono  il  cavallerizzo,  i  camerieri 
segreti  di  spada  e  cappa,  i  quali 
per  altro  dovrebbono  precedere  la 
croce  Papale  ;  i  comandanti,  uiìi- 
ciali,  ed  esenti  della  guardia  nobi- 
le,   cogl' individui    di    questa;    il 


234  CAP 

capitano,  e  gli  ufficiali  della  guar- 
dia   svizzera ,    alcuni    della    quale 
sostenendo  de'  lunghi  spadoni  ;    il 
generale    comandante     la    truppa 
di  linea  Pontificia,  col  suo  aiutan- 
te maggiore,  ed  i  mazzieri.  Men- 
tre   il  Papa    è    portato   sulla  se- 
dia, va  benedicendo  il  popolo. 
Appresso  alla  sedia  gestatoria  vi  sono 
il  bussolante  sotto-foriere,  che  in- 
vigila sulla  medesima,    i  due  ca- 
merieri segreti    partecipanti,    che 
devono  sostenere  il  lembo  di  die- 
tio  della  falda,  e  del  manto,  aven- 
ti in  mezzo  il  decano  della  Rota, 
custode  della  mitra  del  Papa.  Se- 
guitano   l'archiatro   Pontificio,  il 
primo    aiutante    di    camera,    ed 
uno  scopatore  segreto  col  servizio 
solito. 

Indi  vengono  l'uditore  della  camera, 
il  tesoriere,  e  il  maggiordomo. 

I  patriarchi,  gli  arcivescovi ,  e  vesco- 
vi assistenti  al  soglio,  ed  il  com- 
n>endatore  di  s.  Spirito. 

I  protonotari  apostolici  partecipanti , 
ed  onorarli. 

I  generali  degli  Ordini  religiosi. 

I  referendari  di  segnatura.  Chiuden- 
dosi la  processione,  che  vien  rego- 
lata dai  maestri  di  cerimonie,  e 
dalla  guardia  svizzera. 

Dei  suddetti  personaggi  si  com- 
pone la  processione  delle  Cappelle , 
cui  il  Papa  assiste  nelle  diverse  chie- 
se di  Roma.  I  Cardinali  impotenti 
si  recano  precedentemente  ai  rispet- 
tivi stalli,  facendo  altrettanto  gli  ab- 
bati mitrati;  ma  nelle  Cappelle  pei 
Cardinali  defunti ,  il  Papa  sebbene  è 
preceduto  dal  medesimo  ceto  di  per- 
sone, non  usa  però  la  sedia  gestatoria. 

II  perchè  a  piedi  recasi  dalla  sagre- 
stia air  altare  per  assistere  alla  Cap- 
pella di  requiem.  Però  sul  modo  col 
quale  si  reca  il  Papa  nelle  Cappelle 


CAP 
palatine  dalla  camera  de'  paramenti, 
si    tratta  al  seguente  paragrafo,  nella 
descrizione  della   cappella  della  Cir- 
concisione. 

Ogni  Cardinale  dell'  ordine  dei 
preti,  per  la  prima  messa  che  canta 
in  Cappella  Pontificia,  paga  cin- 
quantanove scudi,  e  venticinque  ba- 
jocchi ,  propina  che  viene  divisa 
fra'  varii  ministri  di  detta  Cap- 
pella ,  e  che  viene  pagata  un'  altra 
volta  dai  CardinaH  quando  passano 
fra  i  vescovi  suburbicarii,  cioè  nella 
prima  messa,  che  cantano  in  cap- 
pella ne'  tempi  nei  quali  tocca  a 
quest'ordine.  Sino  al  termine  del  pas- 
sato secolo,  quando  il  Cardinale,  che 
avea  celebrata  la  messa,  tornava  al 
suo  palazzo,  trovava  nell'anticamera 
un  mazziere  in  abito,  che  gli  pre- 
sentava una  crostata,  o  torta,  soste- 
nuta da  un  famigliare  Pontificio, 
dicendogli  ;  «  Nostro  Signore  man- 
»>  da  la  solita  torta  a  Vostra  Emi- 
i*  nenza,  prò  missa  bene  cantata». 
Il  Cardinale  soleva  donarla  al  pro- 
prio caudatario ,  dando  uno  scudo 
d' oro  al  mazziere ,  ed  una  mancia 
al  famigliare.  Sulle  offerte  della  cor- 
te è  a  vedersi  il  Ga rampi  nelle  Me- 
morie storiche^  a  p.  557. 

Anche  gli  arcivescovi ,  e  vesco- 
vi assistenti  al  soglio ,  quando  in 
Cappella  Pontificia  per  la  prima 
volta  cantano  messa  ,  pagano  alcu- 
ne propine  a'  ministri  di  essa,  cioè 
scudi  cinquantadue,  e  bajocchi  qua- 
rantacinque, e  se  sono  promossi  a 
patriarchi ,  nella  prima  messa ,  che 
cantano  fregiati  di  questa  dignità , 
tornano  a  pagare  quella  somma  che 
pagano  i  Cardinali  ;  dappoiché  l'ac- 
crescimento in  confronto  de'  vesco- 
vi ,  tanto  i  Cardinali  che  i  patriar- 
chi lo  pagano  a  vantaggio  dei  cur- 
sori ,  e  dei  mazzieri.  Tanto  i  Car- 
dinali,   che    i    patriarchi,  arcivesco- 


CAP 
vi,  e  vescovi,  i  quali  devono  can- 
tare la  messa,  alcuni  giorni  innanzi 
ricevono  da  monsignor  sagri  sta  il 
messale ,  che  devono  adoperare  ,  e 
pagano  ogni  volta  cinque  paoli  al 
chierico  della  cappella  per  le  am- 
polline. Tutti  si  portano  la  cassa 
de'  sagri  paramenti ,  e  se  lor  man- 
casse qualche  cosa ,  supplisce  la  sa- 
grestia Pontificia .  Sì  gli  uni ,  che 
gli  altri,  per  impotenza,  o  indisposi- 
zione, si  fanno  supplire  da  un  collega 
del  proprio  ordine  o  grado.  Nella 
Cappella  Pontificia  soltanto  il  Papa 
usa  il  piccolo  leggìo,  o  portames- 
sale,  adoperando  gli  altri  vm  cusci- 
no del  colore  corrente,  del  quale  è 
pure  la  coperta  di  seta  del  messale, 
dei  libri  dell'  epistola,  e  del  vange- 
lo, nonché  del  libro  pel  Papa;  co- 
perte che  sono  tessute  con  argento 
od  oro,  ed  ornate  con  trine  d'oro, 
più  o  meno  ricche  secondo  i  tempi. 
JVel  X,  ed  ultimo  paragrafo  ai 
rispettivi  numeri  si  dirà  in  qua- 
li Cappelle  celebrino  i  Cardina- 
li vescovi,  i  Cardinali  preti,  i  pa- 
triarchi ,  gli  arcivescovi  ,  e  ve- 
scovi assistenti  al  soglio.  Essendo 
mancato  in  una  Cappella  il  Cardi- 
nale, che  doveva  celebrare  la  messa, 
ed  avendo  tutti  gli  altri  celebrato, 
ne  essendo  digiuno  che  il  solo  Car- 
dinal Gualtieri,  vescovo  d'Orvieto, 
Clemente  IX,  per  non  alterare  i  sa- 
gri riti,  lo  dichiarò  dell'  ordine  dei 
preti,  perchè  allora,  benché  vescovo, 
apparteneva  a  quello  de'  diaconi , 
conferendogli  la  chiesa  presbiterale 
di  s.  Eusebio,  cosicché  immediata- 
mente celebrò  la  messa. 

JVel  decorso  dell'anno,  tre  Pon- 
tificali celebra  il  Papa,  trentatre 
messe  i  Cardinali,  sette  i  patriarchi 
e  vescovi  assistenti  al  soglio  :  però 
i  patriarchi  le  celebrano  nella  pri- 
ma domenica  dell'avvento,    e  nella 


CAP  tì35 

prima  di  quaresima.  I  Cardinali 
creature  celebrano  tali  messe  negli 
anniversarii  della  elezione  ,  coro- 
nazione, e  di  requiem  all'ultimo 
Pontefice  defunto  ;  i  rispettivi  ar- 
cipreti delle  basiliche  patriarcali , 
nelle  Cappelle  della  cattedra  di  saa 
Pietro  in  Roma ,  di  san  Giovan- 
ni, e  dell'Assunzione;  il  camer- 
lengo di  santa  Chiesa  nell'  anni- 
versario de' Pontefici  defunti,  e  nella 
notte  di  Natale;  il  penitenziere  nel 
dì  delle  ceneri,  il  venerdì  santo,  e 
nell'anniversario  de'  fedeli  defunti, 
e  il  decano  nel  giovedì  santo ,  e 
nella  mattina  del  Corpus  Domìni ^ 
se  il  Papa  non  dice  la  messa  bassa, 
anzi  se  questi  non  celebra  i  Ponti- 
ficali, tocca  al  decano  a  cantare  la 
messa:  per  la  Natività  della  beata 
Vergine,  e  per  la  festa  dell'Annun- 
ziata, la  cantano  i  Cardinali  titolari, 
e  per  san  Carlo  il  Cardinal  protet- 
tore della  chiesa. 

Cinque  sono  i  mattutini,  e  nove 
i  vesperi,  compresi  i  due  pontificali. 
Nei  vesperi  non  intervenendo  il  Pa- 
pa, intuona  il  Cardinale  vescovo,  o 
prete,  cui  nel  dì  seguente  spetta  a 
cantare  la  messa.  Siede  egli  sul  fal- 
distorio, e  nel  fine  dà  la  trina  be- 
nedizione, di  che  si  parlerà  al  n.  3 
del  g  X.  Quando  però  alle  Cappelle 
non  interviene  il  Pontefice,  allora, 
dopoché  si  é  adunalo  il  sagro  Col- 
legio, il  primo  maestro  di  cerimonie 
domanda  ai  Cardinali  capi  degli  or- 
dini de' vescovi,  preti,  e  diaconi,  il 
permesso  d'incominciare  la  messa, 
nella  quale  il  celebrante  fa  le  con- 
suete cerimonie,  e  nel  fine  comparte 
la  trina  benedizione.  Del  resto  si 
parlerà  al  termine  del  i."  numero 
del  §  X. 

Quando  nelle  Cappelle  non  si  re- 
cita il  sermone,  il  celebrante  al  fine 
della    messa ,    dopo    la    benedizione 


2  36  CxVP 

data  dal  Papa  ed  anche  in  sua  as- 
senza, legge  ad  alta  voce  in  mezzo 
all'  altare  la  formula ,  colla  quale 
avvisa  gli  astanti  dell'  indulgenza 
concessa  di  trent'anni,  e  trenta  qua- 
rantene. Allorquando  il  Pontefice 
comparte  la  benedizione  dopo  il  Con- 
fiteor,  se  vi  fu  la  recita  del  sermone, 
o  viceversa  al  fine  della  messa,  e 
quando  si  fa  in  questa  l'elevazione, 
si  aprono  ambedue  le  parti  della 
porta  della  cancellata,  o  balaustra, 
e  si  tira  la  portiera  della  porta  gran- 
de d' ingresso.  Tutte  le  cose  fin  qui 
descritte  in  questo  paragrafo  sono 
comuni  alle  Cappelle  Papali,  delle 
quali  nel  §  X  citato  si  parlerà  in 
particolare,  e  per  ordine  di  tempo, 
descrivendosi  la  prima  dettagliata- 
mente per  esempio  delle  altre,  nelle 
quali  non  piti  s'  indicano  che  le  va- 
riazioni richieste  dalla   solennità. 

3.  Delle  prediche,  e  discorsi ,  die 
si  recitano  nelle  Cappelle  Ponti- 
ficie. 

In  molte  delle  Cappelle  Papali, 
come  si  dirà,  si  fa  un  discorso  latino, 
per  la  recita  del  quale  si  osservano 
le  seguenti  cerimonie.  L'  oratore, 
quando  è  finito  il  vangelo,  accom- 
pagnato da  un  maestro  di  cerimonie, 
va  a  baciare  il  piede  al  Papa  se- 
dente in  trono,  e  gli  dice,  stando 
genuflesso:  Jube,  donine j  benedicere^ 
ed  il  Pontefice  gli  insponde:  Donii- 
nus  sit  in  corde  tuo  ec,  benedicen- 
dolo in  fine  con  tre  segni  di  cro- 
ce .  Quindi  r  oratore  soggiunge  : 
Jndul^enlias  Pater  sancte,  al  che 
risponde  il  Papa:  triginta  annorum, 
ovvero  quel  numero  d'  anni,  che 
noteremo  ad  ogni  funzione.  Allora 
si  alza,  e  fatte  le  solite  genuflessio- 
ni, si  reca  al  suo  pulpitino,  che  sta 
accanto   il   principio    del    banco    dei 


GAP 
CardinaU   diaconi,    dopo   aver  fatta 
la  genuflessione    nel    passare    avanti 
l'altare,    e    dopo    fatto   un   inchino 
al  celebrante  sedente  sul  faldistorio. 
Giunto  sul  pulpitino,  accompagnato 
dal  cerimoniere,  che  ivi  rimane  ad 
assisterlo,   recita    in   ginocchio  X Ave 
Maria  j    secondo    I'  antico    costume 
de'  sacri   oratori ,  di  non  dare  inco- 
minciamento    alla    predicazione,    se 
non  dopo  il  saluto,  e  1'  invocazione 
della  ss.  Vergine.    A'  pie  del  pulpi- 
tino un  compagno  di    lui  legge  co- 
pia del  discorso,  che   deve  pronun- 
ziare, per  suggerirgli  qualche  passo, 
che  dimenticasse,  e  dà  principio  al- 
l' orazione ,    una    copia    della    quale 
viene  pure  letta  dal  p.  maestro  del 
sagro  palazzo^  o  dal  suo  p.  compa- 
gno, acciò  sia   eguale  a  quella  pre- 
cedentemente  a    loro  sottoposta  per 
l'approvazione,   secondo   la   prescri- 
zione  di    Calisto   III,    il   quale,  nel 
i4^(3,  proibì,  che  ninno  potesse  pre- 
dicare   nella  Cappella    del  Papa,  se 
prima   non   ne    fosse   stata   riveduta 
la  predica  dal  p.  maestro  del  sagro 
palazzo  apostolico.   Che  se  qualcuno 
temerariamente ,     e    maliziosamente 
non  istesse  alle  correzioni  prescritte 
dal    p.  maestro    del    sagro    palazzo, 
ma  recitasse  a  suo  arbitrio,    il  me- 
desimo Calisto  III   si    esprime,  che 
»  indignus  censeatur  adperorandum 
w   ac   excomunicationis    sententiae  se 
«   subjacere  co  ipso  noverit. 

Mentre  l'  oratore  recita  1'  Ave 
Maria,  i  mazzieri,  che  stanno  alla 
custodia  della  porta  di  noce  della 
cancellata,  o  balaustra,  chiudono  la 
porta  stessa,  acciocché  durante  il  di- 
scorso niuno  possa  entrare  nel  pres- 
biterio, ne  uscire  da  esso,  recando 
disturbo  all'oratore,  e  agli  ascoltan- 
ti. Terminato  che  sia  il  discorso, 
la  riaprono.  Allora  il  diacono  assi- 
stente a  pie  del  trono  canta  il  Con^ 


GAP 

Jfteor'j  finito  il  quale ,  l' oratore  si 
alza,  e  genuflettendo  nelle  due  vol- 
te, in  cui  nomina  il  Papa,  avvisa 
gli  astanti  che  il  Sommo  Pontefice 
ha  loro  concessi  trentanni,  ed  altret- 
tante quarantene  d'  indulgenza,  od 
altro  numero  secondo  i  tempi ,  in- 
vitandoli eziandio  a  pregare  il  Si- 
gnore pel  felice  stato  di  Sua  Santità, 
e  della  santa  madre  Chiesa,  con 
questa  formula,  che  in  istampa  gli 
è  piesentata  dal  cerimoniere:  »  San- 
«  ctissimus  in  Christo  pater,  et  do- 
«  minus  noster  dominus  Gregorius 
«  divina  providentia  Papa  XVI 
»  dat,  et  concedit  omnibus  hic  prae- 
•i  senlibus  annos  triginla  (  ovvero 
quel  numero  d'  anni  secondo  la  ri- 
correnza), »  et  totidem  quadragenas 
»»  de  vera  indulgenlia  in  forma 
»»  Ecclesia;  consueta.  Rogate  igitur 
«  Deum  prò  felici  statu  Sancii tatis 
«  suae,  et  s.  matrls  Ecclesia;.  "  Il 
Papa  quindi  si  alza  in  piedi,  e  re- 
citate le  solite  preci,  comparte  la 
benedizione  (Fedi)^  dopo  la  quale 
l'oratore,  accompagnato  dal  cerimo- 
niere, ritorna  in  sagrestia.  Il  Sar- 
nelli,  nelle  sue  Lellere  Ecclesiastiche 
tom.  Vili,  pag.  12,  tratta  sul  mo- 
tivo per  cui  si  dice,  che  il  vescovo 
concede  quaranta  giorni  di  vera 
indulgenza.  Qui  poi  è  a  sapersi,  che 
nelle  Cappelle  ove  non  v'  ha  il  di- 
scorso, l'indulgenza  che,  come  dicem- 
mo, si  pubblica  in  tali  circostanze 
dopo  la  messa,  viene  domandata  al 
Papa  dal  secondo  maestro  delle  ce- 
rimonie, quando  ha  fatto  porre 
r  incenso  nel  turibolo,  per  incen- 
sare r  oblata. 

Antichissimo  è  l' uso  di  fare  i 
sermoni  latini  nella  Cappella  Ponti- 
ficia infra  missarum  solumnia  sopra 
il  vangelo  corrente ,  somniinistran- 
done  una  prova  ben  chiara  i  monu- 
menti, che  andiamo  a  ripoilare.  Nei 


GAP  237 

tempi  più  antichi  la  destinazione  de- 
gl'  individui  per  pronunziare  questi 
sermoni ,  apparteneva  al  confessore 
del  Papa,  a  cui  fu  ancora  in  qual- 
che tempo  unito  l'impiego  di  sagiista, 
del  quale  si  legge ,  che  gli  spettava 
SermoneSj  qui  fiunt  corani  Papa, 
injungere.  Viene  ciò  comprovalo  da 
quello,  che  leggesi  nel  codice  vati- 
cano 747,  pubblicato  dal  p.  Gatti- 
co  alla  p.  24  ^cta  Caereni.^  ove 
parlandosi  del  giovedì  santo,  si  leg- 
ge ciò  che  scrisse  ancora  il  Cardi- 
nal Gaetano  nel  suo  Ordine  roma- 
no, pubblicato  dal  Mabillon,  Mus. 
Ital.  tom.  II,  pag.  355:  «  Notan- 
"  dum,  quod  in  hac  missa  non  con- 
>»  sue  vi  t  esse  sermo,  nisi  Papa  vel- 
»»  let  facere  processionem.  Tunc  si 
«  Papa  illum  serraonem  facere  non 
«  Tcllet,  sacrista  committit  de  ejus 
»  mandato  sermonem  alieni  de  do- 
»  minis  Cardinalibus  episcopis,  vel 
«  presbyteris,  quoniam  diaconi  num- 
M  quam  coram  Papa  praedicant  ;  aut 
«  alii  prselato,  vel  magistro  in  tbeo- 
«  logia.  Notandum ,  quod  abbates 
«  numquam  consueverunt  praedica- 
"  re,  nec  doctores  decretorum,  nec 
>y  legum,  nisi  dumtaxat  praelati,  et 
"  magistri  in  theologia ,  sed  modo 
«  abbates  praedicant".  Di  più  in 
altro  codice  vaticano,  segnato  ^iZi 
alla  p.  197,  parlandosi  delle  ceri- 
monie del  giovedì  santo,  si  legge  che 
»*  d.  Papa  sermocinatur  ad  populum 
»  in  vulgari,  assumpta  tamen  au- 
»  ctoritate  in  latino,  et  breviter, 
«  quia  multa  ea  die  sunt  peragen- 
*»  daj  vel  committit  sermonem  al- 
«  teri,  scilicet  alieni  episcopo,  vel 
>*  presbytero  Cardinali  ". 

Le  cerimonie,  che  si  usavano  nel 
fare  il  detto  discorso,  veggonsi  de- 
scritte nel  codice  vaticano  4737,  in 
cui  si  legge  a  p.  3a ,  il  metodo, 
eoa  cui  si  eseguisce  nel  venerdì  san- 


o3S  GAP 

to:  «  Exinde  secundum  modernos 
"y  consiievit  fieri  sermo  per  aliquem 
«  praelatum  vel  magistrum  in  theo- 
«  logia,  et  ille  qui  facit  sermonem, 
w  geni  bus  flexis  ante  Papam  petit 
w  benedictionem,  sed  non  osculatur 
«  pedem  ;  sed  habita  benedictione 
w  vadit  ad  locum  solitum  prò  ser- 
i>  mone  faciendo.  Cum  auteni  fit 
»  sermo,  Papa  tenens  mitram  in 
w  capite,  sedet  in  cathedra  nuda 
«  ante  altare,  ut  supra.  Quo  finito 
»  non  dicitur  Confiteor^  nec  preci- 
»  bus,  et  meritis,  sed  ille  qui  fecit 
«  sermonem  pronunciai  indulgen- 
ti tiam  de  mandalo ,  et  auctoritate 
"  Domini  N.  Papae,  videlicet  de  VII 
»   annis  et  VII  quadragenis  ". 

Istituita  poscia  la  cospicua  carica 
del  p.  maestro  del  sagro  palazzo  da 
Onorio  III,  nel  12 18,  e  data  alla 
persona  del  santo  fondatore  dell'Or- 
dine de'  predicatori,  giusta  la  testi- 
monianza del  Catalano,  ad  esso  fu 
unita  r  incombenza,  e  il  diritto  non 
solo  di  destinare  i  soggetti,  che  do- 
veano  recitare  i  discorsi,  orazioni, 
prediche,  e  sermoni  nella  Cappella 
Papale  alla  presenza  del  Pontefice, 
e  de'  Cardinali;  ma  di  esaminare 
preventivamente  gli  stessi  sermoni , 
orazioni,  ec,  di  correggerli,  di  pre- 
figgerne r  estensione ,  e  di  averne 
copia,  per  osservare,  come  dicemmo, 
se  r  oratore  nel  tempo  della  recita 
si  permettesse  qualche  alterazione, 
dappoiché  dove  avesse  trasgredito 
alle  regole  prescrittegli  per  la  co- 
stituzione del  menzionato  Calisto  IH 
de'  i3  di  novembre,  il  maestro  del 
sacro  palazzo ,  oltre  ad  altre  pene , 
ha  r  autorità  di  correggerlo  pubbli- 
camente, anche  in  presenza  dello 
stesso  Pontefice,  e  di  surrogarvi  al- 
tro soggetto;  prescrivendo  lo  stesso 
Calisto  III  per  la  brevità  de' ser- 
moni ,  che  »  Nec  non  ad  fastidiosae 


CAP 

»  prolixitatis  moderamen  diligentcr 
»  intendat".  Tale  prerogativa  nel 
maestro  del  sagro  palazzo  era  stata 
già  conferita  da  Eugenio  IV ,  con 
breve  de'  3o  ottobre  1427,  diretto 
al  celebre  p.  Giovanni  Turrecremata, 
che  allora  ne  occupava  l' impiego  ; 
e  poscia  venne  altresì  autenticato 
da  Agostino  Patrizio  vescovo  di  Pien- 
za,  e  prefetto  delle  cerimonie  Pon- 
tificie, nel  cerimoniale,  che  scrisse 
nel  Pontificato  d' Innocenzo  VIII , 
scrivendo  al  lib.  Ili,  cap.  2  3,  sul 
conto  del  maestro  del  sagro  palaz- 
zo, e  delle  incombenze  di  lui  :  »>  Ad 
«  hunc  spectat  ordinare  qui  debeat 
i>  fa  cere  sermones  in  capei  la  apo- 
!>»  stolica,  et  eorum  sermones  prae- 
»  videre,  curareque,  ut  nihil  dica- 
«  tur  puritati  fidei,  et  gravitati  il- 
»  lius  loci  contrarium". 

Passiamo  ora  a  dire  alcuna  cosa 
della  qualità  de'  soggetti,  che  anti- 
camente erano  prescelti  a  fare  nelle 
Cappelle  Papali  i  sagri  sermoni,  la- 
sciando di  far  menzione  delle  ome- 
lie ,  che  si  pronunziavano  sempre 
dai  Pontefici  nella  celebrazione  del- 
la messa ,  e  che  attualmente  sono 
recitate  da  essi  nel  solo  Pontificale 
della  canonizzazione,  come  fu  ese- 
guito dal  regnante  Gregorio  XVI, 
SI  nel  1839,  e  sì  a'  5  ottobre  1840. 
In  questa  seconda  circostanza  dopo 
aver  solennemente  consacrato  l'al- 
tare della  basilica  di  s.  Paolo,  re- 
citò l'allocuzione  Sacra  inler  11101111- 
menta,  sedente  in  trono  in  mitra 
e  piviale.  Lasciando  quindi  di  par- 
lare sulle  omelie,  diremo  essere  in- 
dubitato che  non  poche  volte,  pre- 
cipuamente ne'  tempi  più  antichi,  i 
sermoni  sono  stati  detti  dal  mede- 
simo vescovo,  che  solennemente  ce- 
lebrava la  messa.  Se  ne  ha  prova 
dal  codice  vaticano  47^7}  già  cita- 
to, ove  leggesi  che  nel  iSSq,  il  Car- 


GAP 

dinal  Rutenense  celebrò  la  messa 
dell'  Epifanìa,  e  vi  fece  il  sermone, 
sebbene  il  Pontefice  Urbano  VI 
fosse  assente  dalla  Cappella.  Dal  ce- 
rimoniere Biucardo  apprendiamo , 
che  nel  i4^7>  "ella  domenica  di 
passione,  il  vescovo  celebrante  dopo 
il  vangelo  si  levò  la  pianeta,  ed  as- 
sunto il  piviale  e  la  mitra  ,  ascese 
sul  pulpito  a  fare  il  sermone,  dopo 
il  quale,  ripresa  la  pianeta,  terminò 
la  messa.  Sembra,  che  in  detta  do- 
menica il  sermone  fosse  fatto  per 
lo  più  da  un  vescovo,  giacché  nella 
stessa  solennità  a'  3  aprile  i5i3  il 
vescovo  di  Manfredonia  Giammaria 
del  Monte,  alla  presenza  di  Adria- 
no VI,  fece  il  sermone ,  che  venne 
pubblicato  colle  stampe  di  Aldo  Ma- 
nuzio. 

Non  solevansi  questi  sermoni  pro- 
nunziare se  non  che  nelle  domeni- 
che dell'avvento,  nel  di  delle  ceneri, 
nelle  domeniche  di  quaresima,  nel 
venerdì  santo,  nell'  ascensione ,  pen- 
tecoste ,  ss.  Trinità,  e  festa  d'ognis- 
santi ;  regola  che  si  trova  osservata 
sino  al  i485,  come  risulta  dagli 
antichi  registri,  particolarmente  del 
Burcardo.  Nell'anno  appresso  i^S6 
fu  prescritto,  che  nel  di  festivo  di 
s.  Stefano,  in  cui  anche  nei  tempi 
antichi  si  trova  essere  stato  recitato 
il  sermone ,  e  nel  seguente  giorno 
di  s.  Gio.  Evangelista,  si  dovesse  fa- 
re il  discorso  nella  Cappella  Papa- 
le. Poscia,  nel  1487»  venne  ciò  sta- 
bilito anco  per  la  Circoncisione,  e 
per  r  Epifania,  secondo  il  Cancellie- 
ri. Tutlavolta  il  Catalani  nella  vita 
del  Cardinal  Domenico  Capranica  , 
pag.  -25,  chiaramente  prova,  che  nel 
i4^B  Andrea  de  Pera  maestro  del 
sagro  palazzo,  recitò  il  discorso  per 
la  festa  della  Circoncisione  nella 
Pontificia  Cappella. 

Riguardo  agl'individui,  cui  fu  con- 


CAP  239 

cesso  di  fare  siffatti  sermoni  e  dis- 
corsi, per  antichissima  consuetudine 
ed  in  piena  osservanza  sino  dal  Pon- 
tificato di  Sisto  IV,  cioè  dal  1480, 
nelle  domeniche  dell'avvento,  e  nel- 
le prime  quattro  domeniche  di  qua- 
resima, si  pronunciavano  dai  procu- 
ratori generali  degli  Ordini  mendi- 
canti, cioè  domenicano,  francescano, 
agostiniano  e  carmelitano.  Nella  fe- 
ria IV  delle  ceneri,  secondo  il  Bur- 
cardo, che  lo  dice  nel  Diario  del 
1489,  ne  spettava  l' incumbenza  al 
penitenziere  maggiore,  che  in  quel- 
r  occasione  celebra  la  messa.  Desti- 
nava però  egli  altro  soggetto  perchè 
lo  supplisse  dove  non  avesse  potuto 
recitarla.  Nella  quinta  domenica  di 
quaresima,  ossia  di  passione,  oltre  i 
monumenti  succitati,  anche  poste- 
riormente viene  comprovato,  che  per 
molto  tempo  lo  stesso  vescovo  cele- 
brante, ovvero  un  altro  vescovo  e- 
seguisse  questo  ministero,  ed  abbia- 
mo il  »  Sermo  habitus  in  capel- 
«  la  ss.  D.  N.  Papae  per  Jo.  Ant. 
»j  episcopum  alexandrinum ,  unum 
»  ex  S.  A.  palatii  auditoribus  lo- 
M  cumtenentem,  in  dominica  V  qua- 
>»  dragesimae,  quae  dicitur  dominica 
»  de  passione  ".  Anzi,  giusta  una 
memoria  del  detto  anno  1489»  e 
dello  stesso  maestro  delle  cerimonie 
Burcardo,  viene  dimostrato,  che  i 
vescovi,  toltene  le  sopraccennate  do- 
meniche, anco  negli  altri  giorni  eser- 
citavano nella  Cappella  Pontificia 
questo  apostolico  ministero.  Tale  uso 
però  convien  dire  che  non  avesse 
lunga  sussistenza,  dappoiché  trovasi 
comprovato  da  molti  esempii  verso 
il  i56o,  che  nelle  altre  solennità, 
nelle  quali  era  stabilito  doversi  fare 
tali  discorsi,  dipendeva  interamente 
dall'arbitrio  del  p.  maestro  del  sa- 
gro palazzo  apostolico  la  libera  scelta 
de'  soggetti,  i  quali  dovessero  adem- 


24o  GAP 

piere  il  detto  atto.  Ed  in  fatti  nel 
medesimo  anno  lo  fece  il  p.  generale 
degli  agostiniani  nel  venerdì  sauto, 
e  nel  1602  un  protonotario  aposto- 
lico. Per  la  pentecoste  del  1 49B  , 
sotto  Alessandro  VI,  recitò  il  ser- 
mone un  uditore  di  Rota ,  e  nel 
giorno  di  s.  Giovanni  Evangelista 
un  prelato  abbreviatore  ;  ma  dopo 
il  i5oo,  trovasi  che  il  p.  maestro 
del  sagro  palazzo  nella  scelta  degli 
oratori  aveva  in  considerazione  quelli, 
che  fossero  al  servigio  del  Papa,  e 
de'  Cardinali,  come  ancora  i  cano- 
nici e  beneficiati  delle  chiese  pa- 
triarcali di  Roma,  ed  i  lettori  del- 
l'università dell'archiginnasio  roma- 
no, il  che  rilevasi  dalla  raccolta  di 
tali  sermoni  fatta  da  Paolo  di  Fran- 
cis con  questo  titolo  :  Oratioiies 
selectae  in  sacello  apostolico  inter 
missariun  solemnia  corani  Siimmo 
Pontìficey  et  purpuratorum  patrum 
senatiL  liahitae,  in  unum  corpus  rc- 
dactae,  Romae   1606. 

Tuttavolta,  volendo  restituire  s. 
Pio  V,  del  1 566,  in  parte  l' antico 
costume,  stante  la  dignità  del  luogo 
in  cui  si  fanno  questi  discorsi ,  e 
r  augusto  consesso  ,  che  li  ascolta  , 
ordinò  che  per  l'avvenire  non  si 
potessero  destinare  a  recitarli,  se  non 
persone  insignite  del  carattere  epi- 
scopale, o  almeno  distinte  col  grado 
di  referendarii  di  ambedue  le  se- 
gnature. Poco  durò  la  disposizione 
di  s.  Pio  V,  poiché  l'immediato  suo 
successore  Gregorio  XIII  emanò  un 
decreto,  col  quale,  senza  fare  veru- 
na menzione  dell'  anteriore  regola- 
mento, stabilì  che  per  lo  innanzi 
non  più  dal  solo  arbitrio  del  mae- 
stro del  sagro  palazzo,  e  de'  supe- 
riori de'  collegi  di  Roma  dovesse  di- 
pendere la  scelta  degli  oratori,  ma 
che  dovessero  essere  approvati  da 
un  Cardinale  a  ciò  destinato,  aves- 


GAP 
sero  almeno  l'età  di  venti  anni,  e 
fossero  insigniti  del  carattere  cleri- 
cale. In  seguito  non  ebbe  corso  nep- 
pure questa  legge,  e  rimase  fra  po- 
co illeso  r  antico  privilegio  della 
scelta  al  p.  maestro  del  sacro  pa- 
lazzo. Pure  in  progresso  di  tempo, 
come  si  vedrà  al  seguente  paragrafo 
alla  descrizione  d' ogni  Cappella,  a- 
vendo  i  Pontefici  poco  a  poco  asse- 
gnati stabilmente  i  soggetti,  che  deb- 
bono fare  i  sermoni  nelle  Cappelle 
Papali,  dagli  Ordini  religiosi,  e  dai 
diversi  collegi  di  Roma,  non  ne  ri- 
mase al  p.  maestro  più  alcuno  a 
destinare.  I  religiosi  degli  Ordini 
mendicanti  recitano  i  sermoni  col- 
r  abito  del  proprio  Ordine,  e  gli 
alunni,  o  convittori  de'  collegi,  e  i 
chierici  regolari  in  cappa  di  saia 
paonazza  con  fodera  di  seta  cremisi, 
e  pelli  d'armellino  nell'inverno,  con 
berretta  nera.  E  noto,  che  le  ora- 
zioni pronunziate  dagli  alunni  e  con- 
vittori si  stampano,  e  dopo  la  cap- 
pella si  dispensano  a  tutti  quelli, 
che  vi  hanno  luogo.  Il  recitante  pre- 
sentato al  Papa  dal  rispettivo  ret- 
tore o  superiore,  ne  umilia  un  esem- 
plare legato  elegantemente,  e  dalle 
sue  mani  riceve  il  donativo  d' una 
medaglia  d'argento  colla  effigie  del- 
lo stesso  Pontefice. 

Se  per  qualche  cagione  venisse 
impedito  alcun  soggetto,  a  cui  ap- 
partiene il  diritto  di  recitare  il  ser- 
mone, non  resta  in  libertà  del  mae- 
stro del  sagro  palazzo  il  destinare 
un  altro  individuo  fuori  dell'  Ordi- 
ne, e  collegio  al  quale  in  generale 
è  conceduta  tale  onorifica  preroga- 
tiva, ma  si  deve  dai  rispettivi  per- 
sonaggi o  superiori  surrogare  un  altro 
soggetto  del  medesimo  Ordine,  o 
collegio,  ovvero  devesi  tralasciare  per 
quella  volta,  come  per  simili  occa- 
sioni stabilì    Clemente    X  a'  27    di- 


GAP 
cembre  1671.  Trovandosi  per  in- 
fermità impedito  l' ecclesiastico  cui 
spettava  pronunziare  il  discorso,  il 
maestro  del  sagro  palazzo  avea  in- 
cariciìto  a  supplirvi  un  religioso  con- 
ventuale. Ma  ad  onta  ch'esso  si  tro- 
vasse in  palazzo  per  recitarlo,  il 
Cardinal  Paluzzo  Altieri  ricorse  al 
Papa  suo  zio,  affinchè  con  questo 
esempio  non  fosse  recato  pregiudi- 
zio al  clero  secolare;  onde  il  Pon- 
tefice ordinò  che  vacasse  in  quella 
mattina  (come  si  legge  nel  Diario 
del  maestro  di  cerimonie  Fulvio  Ser- 
vanzio,  riportato  dall'  erudito  Can- 
cellieri a  p.  346  delle  sue  Cappel- 
le Poiilifìcie)j  piuttosto  che  fosse  de- 
rogato dalla  consuetudine. 

Finalmente  non  si  dee  tralasciar 
di  avvertire,  che  sebbene  ora  i  ser- 
moni si  facciano  sempre  in  idioma 
latino,  si  hanno  pure  esempii  dagli 
antichi  Diarii,  che  alcuna  volta  re- 
citati furono  in  greco,  e  in  ebrai- 
co, come  accadde  per  la  solennità  di 
Pentecoste  negli  anni  i497j  ^49^5 
e  i63o,  e  per  quella  della  ss.  Tri- 
nità nel  1497  {^'  Prediche.).  Si 
predica  in  latino  nelle  Cappelle  Pon- 
tificie avanti  il  sommo  Pontefice, 
ed  il  sagro  Collegio  non  solo  per 
osservare  un  antichissimo  rito,  ma 
anche  perchè  quell'  idioma  è  il  prin- 
cipal  linguaggio  della  Chiesa,  e  del 
Papa,  il  quale  unito  a  quel  conses- 
so rappresenta  la  stessa  Chiesa.  Si 
usa  il  linguaggio  italiano  quando  il 
Pontefice  ne'  mercordi  dell'  avvento, 
e  ne'  venerdì  di  quaresima,  ascolta 
la  predica  nell'anticamera  del  suo 
palazzo,  non  veduto  dietro  una  bus- 
sola, e  fra  le  gelosie,  in  un  modo 
privato  ;  predica  che  ascoltano  i  Car- 
dinali, e  quelli  che  hanno  posto  in 
Cappella;  con  che  si  viene  ad  infe- 
rire, che  dove  il  Pontefice  apparisca 
nella  sua  dignità ,  non  è  ammesso 
VOL.    vili. 


GAP 


241 


altro  linguaggio  che   quello  proprio 
della  Chiesa,  cioè  il   latino. 

3.  Dei  Cursori  Pontificii  che  vesti- 
ti di  nero  con  sopravveste  tala- 
re paonazza  di  saja  con  mo- 
stre di  seta^  e  un  ramo  a  guisa 
di  spino  in  manOy  pubblicano 
V  ora  della  celebrazione  delle 
Cappelle,  e  funzioni j  a  voce^  e  col- 
le schedule. 

Le  Cappelle  Papali,  i  concistori, 
e  altre  solenni  funzioni  Pontificie  e 
del  sagro  Collegio,  sogliono  essere 
intimate  in  nome  del  sommo  Pon- 
tefice, ed  in  sede  vacante  in  nome 
del  decano  del  sagro  Collegio,  da 
alcuni  ministri  Pontificii  chiamati 
Cursori  (  p^edi),  secondo  le  istru- 
zioni, e  le  ore  date  loro  dal  pre- 
fetto de' maestri  delle  cerimonie,  il 
quale  le  prende  dal  Papa,  e  in  se- 
de vacante  dal  Cardinal  decano,  per 
cui  nelle  schedule  stampate,  che  di- 
spensano i  cursori  Pontificii  a'  Cardi- 
nali, patriarchi,  e  vescovi,  ai  prelati  di 
fiocchetti,  ai  decani  de'  collegii  prela- 
tizii,  che  hanno  luogo  in  Cappella,  al 
principe  assistente  al  soglio,  al  ma- 
gistrato romano,  al  maestro  del  sa- 
gro ospizio,  ai  generali  degli  Ordi- 
ni religiosi  ec,  v'ha  sempre  la  sot- 
toscrizione del  primo  cerimoniere. 
Le  intimazioni  dei  cursori  Pontificii 
sono  di  due  specie  ;  le  une  a  voce,  la- 
sciando inoltre  la  schedula,  e  le  altre 
colla  schedula  sem|)licemente.  Le 
prime  si  fanno  dai  cursori  al  Pa- 
pa, ai  Cardinah,  prelati  di  fiocchet- 
ti, patriarchi,  principe  assistente  al 
soglio,  senatore  di  Roma,  e  maestro 
del  sagro  ospizio  ;  e  le  seconde  col- 
la semplice  schedula  a'  vescovi  assi- 
stenti al  soglio,  a' decani  de' collegi 
prelatizii,  conservatori  di  Roma,  e 
generali  degli  Ordini  religiosi  ce. 
iG 


•2  4'?'  GAP 

La  destinazione  delle  predette  ore 
per  le  messe  Pontificali,  e  per  altre 
solenni  funzioni  precedute  dal  ve- 
spero,  spetta  di  farla  al  maestro 
di  cerimonie  che  accompagna  l'u- 
ditore  di  Rota,  o  il  votante  di  se- 
gnatura, die  deve  incensare  il  sagro 
Collegio  al  Magnificat.  Il  detto  ce- 
rimoniere dà  allora  ad  ogni  Cardi- 
nale r  ora  in  cui  si  celebrerà  la 
messa  nel  di  seguente. 

L' intim-azione  delle  Cappelle  an- 
ticamente si  eseguiva  dai  parafrenie- 
ri  del  Papa,  e,  secondo  il  Bonanni, 
Gerarchia  pag.  499>  i  cursori  pri- 
ma vestivano  come  i  parafrenieri, 
anzi  qualunque  volta  il  Pontefice 
usciva  in  pubblico,  era  preceduto 
da  quattro  ciusori  con  bastoni.  Nel- 
le cappelle  due  cursori  assistono 
dentro  i  cancelli,  o  balaustra,  cioè 
all'ingresso  del  presbiterio,  procuran- 
do che  gli  spettatori  osservino  il  si- 
lenzio, e  la  compostezza,  anzi  an- 
ticamente uno  di  loro  doveva  stare 
in  piedi  incontro  al  trono  pontifì- 
cio, per  essere  pronto  a  qualunque 
ordine  del  Papa. 

Osservarono  costantemente  questo 
incarico  sino  a  Paolo  II,  eletto  nel 
1464,  e  dopo  il  suo  Pontificato,  per 
un  tempo,  i  cursori  non  si  recaro- 
no più  nelle  cappelle,  ma  solo  nel* 
la  processione  del  Corpus  Domini^ 
e  della  canonizzazione ,  eseguendo 
però  sempre  l' inciirico  d' intimare 
tutte  le  funzioni,  che  si  celebrano  dal 
Pontefice,  e  dal  sagro  Collegio.  Nei 
primordii  del  secolo  XVIII,  i  cursori 
Pontificii  tornarono  a  prestare  servi- 
gio nelle  Cappelle,  ma  nel  terminar  di 
esso  secolo  per  le  circostanze  dei 
tempi,  e  pel  loro  numero  diminui- 
to, venne  in  Cappella  sospeso  un 
tale  ufficio.  Ora  però  lo  hanno  ri- 
preso incedendovi  co' loro  abiti,  e 
colle  mazze  d'  argento,  e  nelle  meu- 


CAP 
zionate  processioni,  e  quando  ac- 
compagnano le  pompe  funebri,  al- 
lora portano  eziandio  sul  braccio  la 
mazza  d' argento .  Avevano  altresì 
luogo  nelle  cavalcate;  e  quando  i 
Papi  ne' viaggi  si  facevano  precedere 
dalla  ss.  Eucaristia,  innanzi  a  que- 
sta cavalcavano  due  cursori  aventi 
in  mano  una  verga  rossa ,  e  due 
mazzieri  con  mazze  di  argento.  Il 
loro  capo  chiamasi  maestro,  ed  ha 
l' onore  di  recarsi  dal  Papa  per  in- 
timare i  concistori ,  e  portargli  le 
schedule  stampate.  Quindi  si  pre- 
senta al  Pontefice  nel  passaggio,  che 
fa  nella  sala  regia  nella  vigilia  di 
s.  Pietro,  e  nella  mattina  della  festa, 
come  si  dirà  parlando  di  quelle  fun- 
zioni, nelle  quali  egli  cita  i  debitori 
a  soddisfare  a' censi  della  camera 
apostolica.  Delle  incombenze,  privi- 
legi ed  antichità  de'  Pontificii  cur- 
sori si  tratta  al  citato  loro  articolo. 
Solo  qui  aggiungeremo,  che  secon- 
do le  disposizioni  di  Pio  VII ,  e 
Leone  XII,  i  quattro  cursori  principa- 
li di  prima  classe  destinati  al  ser- 
vigio del  sagro  palazzo  apostolico, 
ed  agl'intimi  delle  Cappelle,  e  assi- 
stenza alle  medesime,  si  devono  ap- 
provare dal  prelato  maggiordomo, 
col  godimento  di  mensile  onorario 
dallo  stesso  palazzo  apostolico^  cor- 
rispondente al  luogo,  ove  risiederà 
il  Pontefice,  al  Vaticano,  o  al  Qui- 
rinale. Quindi  ai  quattro  cursori 
apostolici  furono  aggiunti  altrettan- 
ti soprannumerari  in  supplenza,  e 
questi  ancora  debbono  essere  auto- 
rizzati, per  le  menzionate  onorevoli 
incumbenze  del  maggiordomo  prò 
tempore. 

Finalmente  tutti  sanno,  che  i  set- 
timanali Diarii  di  Roma,  pubbli- 
cano tutte  le  Cappelle,  e  funzioni, 
che  si  celebrano  dal  sommo  Ponte- 
fice, e  dai  Caidinali,  e  tale  pubbli- 


GAP 

cazìotie  incominciò  nel  Pontificato 
di  Clemente  XI,  in  cui  ebbe  origi- 
ne il  Diario  di  Roma.  La  prima 
cappella ,  di  cui  fu  pubblicata  la 
celebrazione,  fu  quella  dell'  anniver- 
sario dell'  elezione  di  tal  Ponte- 
fice, cioè  nell'anno  17 17,  come 
si  legge  al  num.  io5  pag.  io.  In- 
oltre la  celebrazione  delle  dette 
funzioni  sono  indicate  nel  Dia- 
rio Romano  _,  o  almanacco ,  che 
si  stampa  ogni  anno  in  Roma,  nel- 
la tipografìa  della  Camera  apostoli- 
ca, e  particolarmente  nei  libretti, 
che  annualmente  si  dispensano  ai 
Cardinali,  ed  altri,  intitolato:  De- 
nunciatio  dierum  quibus  hoc  anno 
MDCeLIcapellae  Papales^  et  Car- 
dinalitiae  hahentitr  ,  et  praescri- 
plio  colorunij  quos  iisdem  diebus  in 
cappis  induent  Emi.  et  Rmi.  Car- 
dinales. 

§  X.  Cappelle,  Vesperi,  Mattutini, 
messe  Pontificali,  ed  altre  sagre 
funzioni,  che  si  celebrano  nelle 
Cappelle  del  palazzo  apostolico, 
e  nelle  basiliche  e  chiese  di  Roma, 
per  ordine  progressivo  di  tempo 
in  cui  cadono. 

I.   Cappella    Papale  per    la   festa 
della   Circoncisione,  il   i   gennaio. 

Questa  Cappella,  in  cui  i  Cardi- 
nali si  recano  con  due  carrozze,  coi 
servi  in  livree  di  gala,  con  vesti, cappe, 
cuscino,  ed  ombrellino  rosso,  antica- 
mente si  teneva  nella  chiesa  di  s. 
Maria  del  Popolo,  ed  ora  si  celebra 
nella  Cappella  Sistina  del  palazzo 
valicano,  ovvero  nella  Cappella  Pao- 
litia  del  palazzo  quirinale,  secondo 
ove  risiede  il  Pontefice,  avvegnaché 
si  sa,  che  alcuni  Pontefici  amarono 
di  abitare  sem[)re  al  Vaticano,  altri 
al    Quirinale,  alti-i  dal  novembre  a 


CAP  243 

tutto  il  mese  di  giugno  inclusive 
(come  fa  il  Papa  regnante)  al  Va- 
ticano, e  il  resto  dell'  anno  al  Qui- 
rinale. 

All'aurora  adunque  di  tal  di  spara 
l'artiglieria  del  Castel   s.  Angelo  per 
annunziare  la  solennità  della  Circon- 
cisione, e  l'incominciamento  dell'an- 
no. Fu  già  in  uso,  che  poco  prima 
della  Cappella   solevano    monsignor 
commissario  delle  armi,  e  il  prelato 
segretario  di  consulta,  cogli  uffiziali 
da  loro  dipendenti,  nonché    il    vice 
castellano  di  detto  forte,  co' suoi  sub- 
alterni, trovarsi  nell'anticamera  d'o- 
nore del  palazzo  vaticano,    o    nella 
galleria  di  quello  al  Quirinale    per 
complimentare  il  sovrano   Pontefice 
nel  passaggio,  ch'ei  faceva  per  recarsi 
ad  assistere  alla  Cappella,  e  facevano 
così  gli  augurii  loro.  Ma  da  ultimo 
i  Papi  tolsero  tale  costume,  e  solo 
il  corpo  delle  guardie  nobili,  vesti- 
to dell' alto  uniforme,  si  schiera  nel- 
l'anticamera nobile.   In  questa  anti- 
camera un  tempo  soleva  il  corpo  di- 
plomatico fare  eguali  augurii  al  Pon- 
tefice, ma  venendo  pure  dispensato, 
sussiste  soltanto  il  costume,  che  gli 
eccellentissimi  individui,  che  lo  com- 
pongono, mandino    i  rispettivi  gen- 
tiluomini nelle  anticamere    Pontifi^ 
eie  nella  mattina  del  primo  dell'an- 
no, a  fare  le  loro  parti,  il  che  pra- 
ticano eziandio  pei*  mezzo  de' genti- 
luomini, o  maestri  di  camera,  i  Car- 
dinali, i  primarii  prelati,  e  i   prini* 
cipi  romani  ec. 

Fu  pure  anticamente  in  uso,  che 
il  Papa  in  questo  giorno  udisse  al- 
la sua  mensa  de' concerti  cantati  dai 
cantori  Pontificii,  come  osserva  1*  A- 
dami  menzionato  a  pag.  1 12.  Ed  In- 
nocenzo XI il,  nel  17^3,  dopo  la 
messa  fece  cantare  in  cappella  il  Te 
Deurn,  in  ringraziamento  a  Dio  per 
la  liberazione  della  peste;  ma  stau- 


244  c^^P 

ti  gì'  incomodi  che  soffriva,  e  la  ri- 
gidezza del  tempo,  il  Papa  assistette 
al  canto  di  tal  inno,  nella  sagrestia. 
Di  poi  il  suo  successore  Benedetto 
XIII,  essendosi  nel  1729  recato  ad 
abitare  la  canonica  della  basilica  la- 
teranense  per  consacrarvi  alcuni  al- 
tari, oltre  il  vespero,  celebrò  anche 
questa  Cappella  nella  detta  basilica. 
Nella  Cappella  si  espone  per  qua- 
dro dell'altare,  l'arazzo  rappresen- 
tante la  Circoncisione  del  nostro  Si- 
gnore Gesù  Cristo,  ed  all'  ora  desti- 
nata, vi  si  reca  il  Cardinale  dell'or- 
dine cui  tocca  celebrare  la  messa , 
pontificalmente  parato ,  di  colore 
bianco ,  con  mitra  preziosa ,  accom- 
pagnato dai  sacri  ministri  assistenti 
egualmente  parati.  Dopo  aver  fatto 
riverenza  all'  altare ,  e  al  sagro  Col- 
legio, che  in  piedi  rende  il  saluto, 
si  pone  a  sedere  nel  suo  faldistorio 
(coperto  di  drappo  del  colore  cor- 
rente ) ,  accanto  alla  credenza,  dalla 
parte  dell'epistola  fra  il  diacono  e 
il  suddiacono,  e  il  prete  assistente  in 
piedi.  Recatosi  il  Papa,  con  quelli 
descritti  al  §  Vili ,  nella  camera 
de'  paramenti ,  e  sagrestia  Pontificia, 
ove  pure  si  adunano  i  personaggi  che 
descriveremo  qui  appresso,  nel  conti- 
guo gabinetto,  coli' aiuto  del  secondo 
cerimoniere,  assume  la  falda,  e  nella 
camera  de'  paramenti  depone  la 
mozzetta,  e  coli' assistenza  di  due 
Cardinali  diaconi,  prende  l'amitto, 
il  camice,  il  cingolo,  la  stola,  il  pi- 
viale bianco,  ed  il  formale  :  para- 
ménti tutti  presentatigli  dagli  ab- 
breviatori,  dai  votanti  di  segnatura, 
e  dai  chierici  di  camera.  Il  Car- 
dinale primo  diacono  gli  pone  in 
testa  la  mitra  di  lama  d' oro ,  e 
mentre  il  primo  maestro  di  ceri- 
monie dice  Extra y  si  avvia  il  cor- 
teggio Pontificio  alla  Cappella,  ove 
fatta  riverenza   all'altare,    al    cele- 


CAP 

brante,  e  al  sagro  Collegio,  ognu- 
no si  reca  ai  proprii  posti ,  meno 
quelli  che,  come  diremo,  rimangono 
presso  il  Papa. 

Precedono  pertanto  i  cappellani 
comuni,  i  chierici  segreti,  i  cap- 
pellani di  onore,  e  segreti,  gli  av- 
vocati concistoriali,  i  camerieri  ec- 
clesiastici di  onore,  e  partecipanti, 
gli  abbreviatori  di  parco  maggiore, 
i  votanti  di  segnatura,  i  chierici  di 
camera,  gli  uditori  di  Rota,  i  tre 
conservatori  di  Roma  col  priore  dei 
caporioni ,  e  col  senatore  di  Roma, 
nonché  il  prelato  governatore  di  Ro- 
ma,  seguito  dal  cappellano  segreto 
colla  mitra  preziosa  del  Papa,  che 
poi  pone  sulla  mensa  dell'altare  dal 
lato  del  vangelo,  per  riprenderla  do- 
po la  Cappella.  Quindi  procede,  fra 
due  maestri  ostiari ,  l' ultimo  udi- 
tore di  Rota  colla  Croce  Pontificia 
astata ,  che  pone  al  suo  luogo  vici- 
no al  muro  dal  lato  del  vangelo. 
Indi  seguono  il  prefetto  delle  cerimo- 
nie Pontificie,  il  Papa  fra  i  due 
Cardinali  diaconi,  che  sorreggono  le 
fìmbrie  del  manto,  e  due  protono- 
tari  apostolici  partecipanti,  ed,  in 
mancanza,  i  due  uditori  di  Rota ,  i 
quali  poi,  come  diremo,  gli  sosten- 
gono i  lembi  della  falda  ,  il  cui 
strascico,  e  quello  del  manto  ven- 
gono sorretti  dal  principe  assi- 
stente al  soglio,  ed  in  sua  vece 
dal  senatore ,  o  dal  primo  conser- 
vatore. Seguono  il  decano  degli  udi- 
tori di  Rota ,  custode  della  mitra 
Papale  in  mezzo  ai  due  camerieri 
segreti,  che  devono  sostenere  poi  la 
falda,  l'uditore  della  camera,  il  te- 
soriere e  il  maggiordomo,  i  patriar- 
chi, gli  arcivescovi  e  vescovi  assi- 
stenti al  soglio,  il  commendatore  di 
s.  Spirito ,  i  protonotari  apostolici 
partecipanti  e  soprannumerari ,  gli 
aiutanti  di  camera ,  ed  uno    scopa- 


GAP 

lore  segreto,  che  prende  luogo  pres- 
so il  pulpito  de'  sermoni.  Giunto  il 
Papa  in  Cappella,  dopo  aver  dato 
la  benedizione  (Fedi)  al  celebran- 
te, a*  Cardinali  diaconi  della  sinistra, 
a'  Cardinali  vescovi  e  preti  della 
destra,  che  tutti  la  ricevono  col  ca- 
po scoperto  in  piedi,  giunge  innanzi 
al  suo  genuflessorio,  situato  a  pie'dei 
gradini  dell  altare  e  del  trono,  e  co- 
perto di  cuscini  del  colore  corrente. 
11  secondo  Cardinale  diacono  gli  leva 
la  mitra ,  che  consegna  al  decano 
delia  Rota,  ed  il  Pontefice  genuflet- 
te nel  medesimo  genuflessorio  aven- 
do dietro  di  sé  il  detto  decano,  coi 
due  camerieri  segreti ,  i  patriarchi , 
gli  arcivescovi,  ed  i  vescovi  assistenti 
al  soglio.  Dopo  aver  orato  per  bre- 
ve tempo,  si  alza,  comincia  la  messa, 
dice  r  introito  col  celebrante ,  che 
sta  alla  sua  sinistra,  incominciando 
r  istesso  introito  a  vicenda  tutti 
gli  astanti  rialzati  in  piedi,  me- 
no i  sacri  ministri,  e  la  prelatu- 
ra ,  che  siedono  sui  gradini  del 
trono  e  dell'  altare,  in  uno  agli  av- 
vocati concistoriali,  e  ai  cubicularii,  i 
quali  debbono  recitarlo  genuflessi, 
prendendo  il  celebrante  dopo  1' 
Indulgentianij  eie,  il  manipolo  dal 
suddiacono.  Prosiegue  l' introito  o 
confessione  col  diacono  e  suddiaco- 
no assistenti,  giacché  il  Papa  ter- 
mina la  confessione  coi  Cardinali 
primo,  e  secondo  diacono ,  che  es- 
sendo fino  allora  stati  poco  distanti, 
si  avvicinano  perciò  al  Pontefice. 
Questi  anticamente  non  diceva.  Deus 
tu  conversus j  ec,  ma  appena  ter- 
minato V Indulgenlianij  poneva  l'in- 
censo nel  turibolo,  e  saHva  al  tro- 
no, mentre  il  celebrante  ritiratosi 
da  un  lato  diceva  col  diacono  e 
siuldiacono  Deus  tu  conversus y  perchè 
sono  queste  parole,  che  ad  illuni  per- 
tiuent,  (fui  ingressurus  est  ad  altare. 


CAP  245: 

Terminato  1*  introito ,  il  Cardinal 
primo  diacono  rimette  la  mitra  al 
Pontefice,  il  quale  ribenedice  da  am- 
be le  parti  il  sagro  Collegio,  e  ser- 
vito da  due  uditori  di  Rota,  che  gli 
sostengono  la  falda  in  vece  de'  pro- 
tonotari ,  andati  già  al  loro  posto , 
sostenendo  lo  strascico  i  menzionati 
camerieri  segreti,  sale  al  trono  coi 
due  Cardinali  diaconi.  Al  trono  gli 
sta  sempre  alla  sinistra  in  piedi  il 
primo  maestro  di  cerimonie,  che  gli 
aggiusta  il  piviale  e  lo  sgabello,  col 
quale  il  Papa  ascende  sulla  sedia 
Pontificale.  I  cantori  della  Cappella, 
che  per  mezzo  di  due  contralti  in- 
tonarono l'inti'oito,  dopo  il  verso  del 
salmo,  incominciano  il  Gloria  Pa- 
tri, cioè  appena  siede  il  Pontefice  in 
uno  ai  Cardinali  assistenti  a'  lati  del- 
la sedia.  Nel  tempo,  che  si  cantano 
i  Kyrie,  scendono  dai  luoghi  loro  i 
Cardinali  vescovi,  preti  e  diaconi,  i 
quali  colle  cappe  sciolte  fino  a  ter- 
ra (restando  presso  gli  stalli  loro  i 
propri  caudatari  colle  berrette  e 
berrettini  rossi),  vanno  per  ordine, 
e  per  anzianità  uno  ad  vmo,  a  ren- 
dere al  Papa  l' ubbidienza  (  Fedi  ). 
Dopo  aver  fatto  un  profondo  inchi- 
no all'altare,  ogni  Cardinale  ne  fa 
un  altro  al  Pontefice  a'  pie'  del  tro- 
no, e  baciatagli  la  destra  sotto  l'au- 
rifrigio  del  manto,  fa  sul  ripiano 
altra  riverenza  al  Papa,  saluta  i  due 
Cardinali  assistenti ,  discende  dagli 
scalini  dalla  parte  destra,  e  fk  ri- 
torno al  suo  posto.  Dopo  che  ha 
resa  l' ubbidienza  il  Cardinal  primo 
prete,  si  ferma  alla  destra  del  Pa- 
pa, gli  bacia  prima  l'anello,  e  poi 
il  cucchiarino,  che  gli  porge  nella 
navicella  d'argento  dorata,  per  por- 
re l'incenso  nel  turibolo,  presenta- 
to in  ginocchio  dal  secondo  maestro 
di  cerimonie,  il  quale  dopo  la  be- 
nedizione del    Papa  porta   il    turi- 


246  GAP 

bolo  medesimo  al  diacono    assisten- 
te, che  lo  consegna    al    celebranle, 
per  incensare  l'altare;  quindi  il  Car- 
dinale primo  prete,  inchinato  il  Pon- 
tefice, va  al  proprio  stallo,   e  pro- 
siegiie  a  rendersi  l' ubbidienza  dagli 
altri  Cardinali.  Quando   stanno  per 
terminare  quei  dell'  ordine  dei  preti, 
scendono  dal  trono  i  due  Cardinali 
diaconi  assistenti,   per  risalire  dopo 
l'ultimo  prete  e   prestare   anch'essi 
lo  stesso  omaggio,  dopo  di  che  tor- 
nano a'  fianchi  del  Papa.  I  medesi- 
mi a  differenza  degli  altri  non  por- 
tano la  cappa  sciolta,  per  un  mag- 
giore loro  comodo,    dovendo    conti- 
nuamente agire.  JXè  tal  uso  è  molto 
antico,  dappoiché  dovevano  prima  an- 
ch'essi tener  sciolta  la  cappa.  Fini- 
ta l'ubbidienza  de'  Cardinali    preti, 
passano  a  renderla  gli    altri    Cardi- 
nali diaconi.   Questo  atto    di    vene- 
razione e  rispetto  de'  Cardinali  ver- 
so il  sommo  Pontefice  non  si  eser- 
cita, quando  egli  non    è    in  piviale 
e  mitra,  e  si  tralascia    nelle   messe 
da  morto,  nei  mattutini,  nel  vener- 
dì santo,  e  quando  nello  stesso  gior- 
no si  è  già  prestato  un'altra  volta. 
In  tutte  le  Cappelle  i  Cardinali  so- 
no obbligali  di  andare  al  bacio  del- 
la mano,  ancorché  arrivassero  dopo 
che  fosse  già  terminata    questa   ce- 
rimonia. 

Finita  r  ubbidienza  affatto,  e  pro- 
seguendosi da'  cantori  il  canto  dei 
Kyrie  ripetuti ,  un  cerimoniere  va 
a  prendere  il  Cardinal  primo  prete, 
che  si  reca  all'  ultimo  gradino  del 
soglio ,  dove  genuflesso  riceve  dal 
secondo  cerimoniere  il  tuiibolo ,  ed 
incensa  con  tre  tiri  per  la  prima 
Tolta  il  Pontefice  sedente  con  mitra 
in  capo,  e  col  piviale  sostenuto  da  am- 
bedue le  parti  da'  Cardinali  diaconi 
assistenti ,  affmchè  abbia  il  braccio 
destro  libero  per  benedire  il  Cardi- 


CAP 
naie  incensante,  appena  finita  l'in- 
censazione. Dopo  di  essa  quel  Car-^ 
dinaie  si  unisce  agli  altri  scesi  a  far 
circolo    in  mezzo    alla  Cappella  per 
recitare ,    come    fanno    a'  loro  posti 
tutti  quelli  che  hanno  luogo  in  Cap- 
pella, a  due  a  due  i    Kyrie,  ed  il 
Gloria   in  excelsis  Deo.    11   Gloria 
però  non  s' intuona  dal  celebrante , 
finche  il  Papa,  dopo  levata  la  mi- 
tra ,    presa    in  custodia   dal  decano 
della  Rota  per  restituirla  a  suo  tem- 
po,   non  siasi    alzato  dalla  sedia  ,  e 
non  abbia  letto  l'introito  dal  libro 
presentatogli    genuflesso    da   un  pa- 
triarca, arcivescovo,  o  vescovo  assi- 
stente ,   mentre    il  secondo  patriar- 
ca, arcivescovo,  o  vescovo  assistente 
in  piedi  regge  la  candela  accesa,  che 
fa  le  veci  della  bugia(  Vedi).  Terminato 
il  Gloria j  i  Cardinali  stino  benedetti 
dal  Pontefice ,    e    tornano   a  sedere 
ai  propri i  stalli ,    come    fa  il  primo 
Cardinal  prete  assistente,  il  quale,  sie- 
de sullo  sgabello,  che  il  primo  ceiimo- 
niere  colloca  sul  ripiano  del  soglio, 
sedendo    tal    Cardinale,   colla  faccia 
rivolta    verso    il    popolo  ,    rimanen- 
do   in  piedi    il    cerimoniere  fra  lui, 
e  il    secondo    Cardinale    diacono,    i 
quali    rimangono    a    capo    scoperto. 
11  solo    primo    piete    tiene    la    ber- 
retta in    mano ,  mentre    quelle    del 
primo ,  e  secondo  diacono  sono  cu- 
stodite   dai    rispettivi    caudatari    se- 
duti al  termine  dello  scalino  del  ban- 
co de'  Cardinali  diaconi.  Gli  uditori 
di  Rota ,    col    p.  maestro  del  sagro 
palazzo,  i  chierici  di  camera ,  i  vo- 
tanti di  segnatura ,    gli  abbreviatorl 
di  parco  maggiore  (  che  stavano  in 
piedi  presso  il  pulpitino),  prendono 
luogo  e  siedono  sul  penultimo  gra- 
dino del  trono,  e  dell'altare.   Il  dia- 
cono assistente    al    celebrante    siede 
in  mezzo  al  suddiacono,  e  al  prete 
assistente,  nel  primo  gradino  dell'ai- 


CAP 
tare.  11  decano  della  Rota  siede  nel 
gradino  di  fianco  dell'  altare  a  cor- 
mi  e\'angelii ,  fra  i  due  camerieri 
segreti.  Nel  banco,  situato  accanto 
al  muro  tra  l'altare  ed  il  trono,  sie- 
dono i  patriarchi ,  gli  arcivescovi,  e 
vescovi  assistenti  al  soglio ,  tenendo 
avanti  di  sé  il  più  anziano,  uno  sga- 
bello alto,  o  credenzino,  in  cui  sta 
nascosto  un  lume  per  accendere  la 
candela,  che  descrivesi  al  citato  ar- 
ticolo Bugia,  e  sopra  vi  si  pone  il 
messale,  o  libro,  che  legge  il  Papa. 
11  principe  assistente  al  soglio  sta 
sempre  in  piedi  alla  destra  del  trono, 
presso  il  Cardinale  primo  diacono , 
e  da  questo  lato  al  terzo  gradino 
siede  il  senato  romano.  Del  luogo 
ove  siedono  gli  alti-i,  che  hanno  luo- 
go in  Cappella,  si  è  già  trattato 
al  §   VII. 

Compiuto  dai  cappellani  cantori 
il  canto  del  Gloria,  e  detta  dal  ce- 
lebrante (sostenendogli  il  libro  un 
aceolito  ceroferario)  l'orazione  della 
solennità  corrente,  a  cui  i  cantori 
rispondono  Amen ,  il  suddiacono 
della  Cappella,  assistito  da  im  mae- 
stro di  cerimonie ,  fa  genuflessione 
all'  altare,  e  al  Pontefice,  e  dal  lato 
e  verso  il  principio  del  banco  dei 
Cardinali  diaconi,  recita  l'epistola 
in  canto  andante,  dopo  la  quale  va 
a  baciare  il  piede  al  Papa,  e  [lo.scia 
recasi  dal  celebrante,  a  cui  la  fa  leg- 
gere dal  messale,  che  gli  sostiene 
davrtnti.  Quindi  due  contralti  ebdo- 
madarii  intonano  il  graduale,  pro- 
seguito dal  cf)ro,  che  non  ne  termi- 
na il  canto,  finche  il  Papa,  sedendo 
non  ha  finito  di  leggere  l'epistola 
ed  il  vangelo,  e  di  mettere  nel  tu- 
ribolo r  incenso,  come  la  prima  volta. 
Si  alzano  intanto  dai  loro  posti  gli 
uditori  di  Rota,  i  chierici  di  Ciimei*a, 
i  votanti  di  segnatura,  e  gli  abbn;- 
vialori ,    e  fatta  la  genuflessione  al- 


CAP  a47 

r  altare  ed  al  Papa,  si  ritirano  dalla 
parte  dell'epistola  presso  il  pulpito, 
il  diacono  sale  al  trono,  e  s'inginoc- 
chia per  baciare  al  Pontefice  il  pie- 
de, e  per  prendere  da  lui  la  bene- 
dizione. Ritorna  il  diacono  all'  alta- 
re, dove  dice  il  manda  cor  meuni, 
indi  alzatosi,  e  preso  il  libro  de- 
gli evangelii ,  si  presenta  innan- 
zi al  Papa  genuflesso  sul  primo 
gradino  del  soglio,  col  suddiaco*- 
no  a  sinistra ,  e  chino  dice ,  Jube  y 
Donine  3  benedicere ,  a  cui  il  Papa 
benedicendolo  risponde,  Domìnus  sii 
in  corde  tuo,  etc.  Poscia  accompa- 
gnato da'  ceroferarii  con  due  can- 
dellieri,  e  dal  turiferario,  va  a  can- 
tare in  faccia  all'  altare  il  vangelo, 
che  poi  il  suddiacono  porta  a  ba- 
ciare al  Papa.  Allora  il  Cardinal 
prete  assistente  scende  dal  trono,  ed 
innanzi  al  primo  gradino,  in  piedi 
incensa  il  Papa,  che  riceve  l' incen- 
sazione seguitando  a  stare  alzato,  e 
senza  mitra.  Ciò  fatto  tutti  si  met- 
tono a  sedere  coU'ordine  già  descrit- 
to, ma  il  Cardinal  pi^te  assistente, 
va  a  sedere  al  suo  stallo  [>er  ascol- 
tare cogli  altri  il  discorso ,  che  in 
questa  mattina  si  recita  in  cappa 
e  berretta  da  un  p.  de'  chierici  ro 
golari  minori,  e  colla  foima  e  ceri- 
monie dette  al  precedente  paragrafo, 
al  numero  i. 

Sino  all'anno  16*20,  ei-a  stata  di 
libera  determinazione  del  p.  maestro 
del  sagro  palazzo  la  nomina  del  sog- 
getto, che  avea  da  pronunziare  que- 
sto sermone,  ed  alcuna  volta  era 
stato  pubblicato  colle  stampe,  pei* 
cui  abbiamo  :  O ratio  Francisci  Sua- 
resii  J.  C.  aveuiontnsis  ,  de  •  Cir- 
cumcisione  Domini ,  habita  ad  SS. 
D.  N,  Gregoriwn  XfP^,  et  illustn's- 
sinios,  et  reverendissimos  S.  /?.  E. 
Cardinale^  in  sacello  vaticano,  kal. 
jamutrii  i^gi.;  Jacobi  Candidi  sy- 


248  GAP 

racusanì  s.  Theol,  et  I.  V.  D.^  epi- 
scopi Ferrantini  a  secretis ,  concio 
in  Circwncisione   Domini  ^  ad  Cle- 
mentem  Vili,   P.    M. ,    habita  in 
basilica  s.  Petri  in   Vaticano ,  hai. 
januarii,  Romae    1^99  ;    Francisci 
Franchini  Turriani,  oratio  de  Cir- 
cumcisione  Domini  habita  in  sacello 
quirinali  ad  SS.  D.  N.  Paulum  V, 
Romae   161 5.   Da  queste  stampe  si 
rileva,  che  la  Cappella  della  Circon- 
cisione, nel    1 59 1 ,  fu  celebrata  nella 
Cappella  Sistina,  nel  1^99,  nella  ba- 
silica di  s.  Pietro ,  e  nel  1 6 1 8  nella 
Cappella  Paolina  del  Quirinale.  Ma 
Paolo  V,  nel  detto  anno    1620,  co- 
mae    riferisce    il    cerimoniere    Paolo 
Alaleona  nel  suo  Diario  di  quell'an- 
no ,  assegnò    in  questa   solennità  di 
fare  il  sermone  in  perpetuo  ai  chie- 
rici regolari  minori  (^Vedi) ,  i  quali 
nel    medesimo    anno     entrarono    in 
possesso  di  tale  onorifica  prerogativa. 
Detto  il  sermone,  e  coll'assistenza 
d'un  cerimoniere,  fatta  dal  diacono 
a  pie   del   trono   la   confessione    col 
canto  del  confiteor,  genuflettendo  al 
tibi  Pater,   e   al   te  Pater,   e   pub- 
blicata  dall'  oratore  V  indulgenza  di 
trent'anni,   il   Papa    dà   la   solenne 
benedizione,    nel    modo   che  si  dice 
a  quell'articolo.  Quindi  il  celebrante 
intuona    il  Credo,  che  si  recita  dai 
Cardinali,  e  dagli  altri  nella  maniera 
che  si  è  detta  pel  Gloria  in  excel- 
sis   etc,    genuflettendo   insieme    col 
Papa  ambedue   le   ginocchia  all'  in- 
carnatus  est.    Dopo  la  benedizione, 
che  il  Pontefice  dà  a'  Cardinali ,  ri- 
tornano   essi    agli    stalli    loro,  come 
fanno    i   suindicati  prelati,  che    sie- 
dono nel  penultimo  gradino  del  so- 
glio.    Proseguendosi    a    cantare    il 
Credo  (  Vedi)  da'  cantori,  alle  stesse 
parole  dell'  incarnatus,  tutti  chinano 
il   capo,    genuflettendo   solo   quelli, 
che  stanno  in  piedi ,  cioè  il  principe 


GAP 

assistente  al  soglio,  il  maestro  del 
sagro  ospizio,  i  cerimonieri,  i  chie- 
rici ,  e  ceroferari  accoliti  della  Cap- 
pella, e  la  famiglia  nobile  del  cele- 
brante, che  sta  presso  la  credenza 
dal  lato  dell'  epistola. 

Terminato  il  Credo,  tutti  i  pre- 
detti prelati  si  ritirano  verso  il  pul- 
pito, e  i  cantori  incominciano  in 
canto  figurato  l'offertorio,  col  mot- 
tetto, O  magnum  mysteriiini ,  per 
solito  del  Palestrina.  Dopo  che  il 
celebrante  colla  mitra  preziosa  si  è 
lavate  le  mani,  dandogli  l'acqua  ai 
piedi  un  suo  gentiluomo,  o  maestro 
di  camera  ecclesiastico,  s'  alza  dal 
suo  faldistorio,  si  leva  la  mitra,  e 
ricevuta  dal  Papa  la  benedizione, 
sale  all'altare  col  cerimoniere  e  coi 
ministri  assistenti.  Indi  il  Pontefice 
pone  per  la  terza  volta  l'  incenso 
nel  turibolo,  che  dal  secondo  ceri- 
moniere si  porta  al  diacono,  il  quale 
lo  consegna  al  celebrante  per  incen- 
sare l'altare.  Frattanto  il  suddiacono 
coli'  umerale  sulle  spalle  riceve  dal- 
l'altare  la  benedizione,  che  genu- 
flesso richiede  al  Papa,  sopra  l'am- 
pollina dell'acqua,  che  gli  mostra. 
Quando  il  celebrante  ha  finito  d' in- 
censare r  altare,  riprende  la  mitra 
preziosa  (  giacche  nelle  altre  volte 
usa  quella  di  damasco  bianco  ) ,  ri- 
ceve dal  diacono  due  tiri  d'  incen- 
satura, e  poi  si  lava  le  mani,  come 
la  prima  volta,  colla  mitra  preziosa 
in  capo.  Intanto  il  Cardinal  prete 
assistente,  servito  da  un  maestro  di 
cerimonie,  a  cui  consegna  la  berret- 
ta, e  il  berrettino  rosso,  scende  dal 
trono,  e  a  pie  di  esso,  col  turibolo 
che  gli  porta  il  diacono,  in  ginoc- 
chio, incensa  per  la  terza  ed  ultima 
volta  il  Papa  sedente.  Il  Macri  nel 
suo  Hierolexicon,  alla  parola  Thu- 
rificatio,  parlando  di  questa  triplice 
incensazione,  dice:»  Ponti fex  quando 


CAP 

»  in  capella  Papali  assisllt  ad  mls- 
"  *am,  semper  est  mitratiis,  et  plu- 
»>  viali  indutus,  qui  quando  debet 
"  sedendo  incensali,  tunc  ob  reve- 
»>  rentiam  catliedrae,  quae  est  prima 
«  sedes,  tli  mi  fica  tur  a  Cardinali  as- 
"  sistenti  genuflexo;  et  quando  ere- 
»»  ctus  incensatur,  tunc  idem  Car- 
»>  dinalis  functionem  illam  exercet 
»»  erectus.  "  Questo  rito  trovasi  no- 
tato nell'Ordine  romano  dal  Cardi- 
nal Jacopo  Gaetano  al  §  112  pag. 
4i3,  ove  si  legge:  >»  Episcopus,  vel 
M  sacerdos  Cardinalis,  qui  ministrat, 
»»  incensat  tantum  Papam,  genufle- 
«  xus,  si  Papa  sedet.  "  Ivi  però 
solo  si  parla  della  prima  incensazio- 
ne, che  si  vuol  fare  nella  messa 
solenne,  onde  rilevasi,  che  tal  rito 
era  già  in  uso  avanti  il  XIII  secolo, 
in  cui  appunto  scriveva  il  detto 
Cardinale .  Altri  poi  spiegano  le 
descritte  formalità,  per  dimostrare, 
che  nel  sommo  Pontefice  si  ricono- 
sce non  meno  la  suprema  dignità 
del  venerando  capo  della  Chiesa 
cattolica ,  ma  eziandio  l'autorità  temr 
porale  di  principe  sovrano,  dappoi- 
ché una  consimile  cerimonia  si  os- 
serva cogli  arcivescovi  di  Milano,  e 
vuoisi  introdotta  allorquando  alla 
dignità  arcivescovile  riunirono  1'  e- 
sercizio  di  sovranità  sul  dominio 
temporale  di  quel  ducato. 

Terminata  l' incensatura   del  Pa- 
pa, il  Cardinal   primo    prete    resti- 


CAP 


49 


tuisce  il  turibolo  al  diacono,  il 


qua- 


le incensa  prima  con  due  tiri  lo 
stesso  Cardinale  tornato  al  suo  po- 
sto sul  ripiano  del  trono,  e  dopo  i 
due  Cardinali  diaconi  assistenti,  pre- 
mettendo ogni  volta  la  genuflessio- 
ne al  Pontefice.  Quindi  si  alzano 
tutti  i  Cardinali,  e  tutti  quelli  che 
hanno  luogo  nella  cappella ,  levan- 
dosi i  primi  il  berrettino  rosso,  che 
mettono  entro  la  bcvretta  simile,  ri- 


cevuta dai  propri  caudatari  [Vedi), 
i  quali  restano  a  sedere  per  lasciar 
libero  il  sito  al  diacono  d'incensare 
i    rispettivi    padroni,    che    prima    si 
fanno  riverenza  uno  coU'altro.  Quan- 
do restano  pochi,  i  Cardinali  da  in- 
censarsi, finiscono  i  cantori    1'  offer- 
torio ,  e  il  celebrante,    avvisato  dal 
maestro  di  cerimonie  che  lo  assiste, 
intuona    il    prefazio.    Il    diacono    si 
regola  in  modo  da  trovarsi  in  mez- 
zo alla  cappella  per  chinare  il  capo, 
quando  il    celebrante    dice    Gralias 
agarnus  Domino  Deo    nostro^    uni- 
tamente al  cerimoniere,  che  lo  ac- 
compagna ,  il  quale ,    se  nel  giorno 
vi  è  il  vespero ,  o    il    mattuliuo,  o 
nel  di  seguente  debba  tenersi  Cap- 
pella, avvisa  precedentemente  i  Car- 
dinali dell'  ora  stabilita  dal  Papa  per 
incominciarla.  Finito  che  abbia  il  dia- 
cono d'incensarci  Cardinali, incomin- 
cia a  fare  altrettanto,  ma  con  un  solo 
tiro,  sì  co'  patriarchi,  come  cogli  ar- 
civescovi e  vescovi  assistenti   al    so- 
glio, indi  col  governatore ,    poi  col 
principe  assistente  al  soglio,  e  dopo 
coir  uditore  della  camera,  tesoriere, 
maggiordomo,  vescovi  non  assistenti 
al  soglio,  commendatore    di  s.  Spi- 
rito, abbati  mitrati,  protonotari  apo- 
stolici partecipanti,  ed  onorari,  reg- 
gente   della    cancelleria  se    vi    fosse, 
generale  degli    Ordini   religiosi ,    se- 
natore,   conservatori    di    Roma,    e 
priore  de'  capo-rioni  ;  indi  col  mae- 
stro del  sagro  ospizio,  colla  prelatu- 
ra per  ordine,  e  col    prete    e    sud- 
diacono assistente,    facendo    a    tutti 
un  inchino,  che  gli  viene  restituito. 
Dopo  di  che  sale  all'  altare ,    riceve 
r  incensazione  dal  maestro    di    ceri- 
monie, che  lo  ha    accompagnato  in 
tutto  questo  giio,  ed    a    cui  allora 
consegna  il  turibolo.    Quando    però 
dicesi  il  Sanctus^  mentre  il  diacono 
i\x\  facendo  l'incensazione,  egli  im- 


25o  GAP 

mediatamente  la  tralascia,  e  vsi  reca 
all'  altare  ;  se  poi  il  prefazio  si  pro- 
lungasse, e  rimanesse  tempo  da  in- 
censale gli  altri,  dovrebbero  ricevere 
l'incensazione  quelli,  che  hanno  la 
pace ,  e  nel  modo,  che  diremo  di 
questa. 

Poco  prima  del  trisagio,  i  Cardi- 
nali per  la  terza  volta  scendono  in 
mezzo  alla  Cappella  per  recitare  in- 
sieme il  Sanctus^  che  pure  ripeto- 
no tutti  gli  altri,  e  ricevuta  la  con- 
sueta Pontificia  benedizione,  torna- 
no a' posti  loro,  ove  s' inginocchiano 
dopo  aver  avuto  altra  simile  bene- 
dizione dal  Papa ,  che  scende  dal 
trono,  mentre  i  cantori  cantano  V Ho- 
sauna  in  excehis,  per  andare  a  ge- 
nuflettere  nel  suo  genuflessorio  (posto 
in  mezzo  alla  Cappella  da  due  chie- 
rici ) ,  ed  ivi  assistere  all'elevazione. 
Il  Pontefice  nello  scendere  è  accom- 
pagnato da  due  Cardinali  diaconi , 
e  da  due  uditori  di  Kola,  che  gli 
sostengono  i  primi  le  fimbrie  del 
piviale,  ed  i  secondi  i  lembi  della 
falda,  sorreggendo  lo  strascico  i  due 
camerieri  segreti,  che  prendono  poi 
posto  dietro  al  Papa.  Appresso  vie- 
ne il  decano  della  Rota  (il  quale 
s' inginocchia  in  mezzo  ai  suddetti 
due  colleghi)  sostenente  la  mitra, 
che  al  genuflessorio  gli  leva  il  secon- 
do diacono.  Quest'ultimo  coli' altro 
Cardinale  diacono  va  al  banco  del 
proprio  ordine.  Sì  pongono  in  ginoc- 
chio, ai  lati  del  Papa,  i  due  primi 
cerimonieri,  che  gli  accomodano  le 
fimbrie  del  piviale ,  e  il  primo  gli 
leva  dal  capo  il  berrettino  bianco 
all'  elevazione.  Il  principe  assistente 
al  soglio  rimane  al  suo  posto  ;  ma 
i  patriarchi ,  arcivescovi  e  vescovi 
assistenti  al  soglio,  seguendo  due  a 
due  il  Pontefice,  si  pongono  dietro 
a  lui  in  ginocchio,  dopo  i  detti  udi- 
tori di  Rota.  Prima  della   elevazio- 


CAP 

ne,  ì  mazzieri  spalancano  la  metà 
della  porta  di  noce  della  balaustra- 
ta, che  si  tiene  socchiusa  per  metà 
nel  resto  della  messa,  e  gli  svizzeri 
tirano  la  portiera,  o  stuora,  che  sta 
innanzi  la  porta  grande  d*  ingresso. 
Al  Sanctus  un  maestro  di  cerimo- 
nie accompagna  quattro  cappellani 
comuni  in  cotta,  siccome  accoliti  ce- 
roferari, con  torcie  accese,  i  quali, 
fatta  la  genuflessione  all'  altare  e  al 
Papa,  si  mettono  lateralmente  due 
per  parte,  e  tornano  poi  in  sagrestia 
dopo  r  elevazione ,  facendo  allora 
soltanto  la  genuflessione  all'  altare. 
Mentre  si  alzano  l'ostia,  e  il  calice 
consagrato,  non  ha  luogo  ne  il 
canto,  ne  il  suono  del  campanello , 
ma  solo  un  cerimoniere  dal  lato 
dell'epistola  dà  alcuni  tiiù  d'incen- 
so neir  elevazione  dell'  una  e  del- 
l'altro, e  le  guardie  nobili  genuflet- 
tono, pongono  la  spada  a  terra,  e 
si  levano  il  cappello  di  testa.  Né 
meno  fanno  gli  svizzeri ,  levandosi 
il  cappello,  e  ponendo  il  ginocchio 
a  terra.  Il  primo  cerimoniere,  termi- 
nata l'elevazione,  ripone  il  berrettino 
in  capo  al  Papa,  il  quale  ripresa  la 
mitra  dal  Cardinale  primo  diacono, 
con  esso  e  col  secondo,  insieme  al 
primo  maestro  di  cerimonie,  co'  due 
uditori  di  Rota,  e  i  due  camerieri 
segreti,  sostenitori  tutti  del  piviale, 
e  della  falda,  torna  alla  sua  sedia, 
e  deposta  nuovamente  la  mitra,  re- 
sta in  piedi  insieme  a  tutti  gli  astan- 
ti, finche  il  celebrante  non  abbia 
consumate  le  specie  sagramentali.  I 
cantori ,  dopo  l'  elevazione  cantano 
il  Benedictus,  che  dura  finché  il 
celebrante  dice:  per  omnia  scecula 
sceculorum,  avanti  l' orazione  domi- 
nicale. Allorché  il  celebrante  dice  il 
Pater  noster,  i  Cardinali  tornano 
per  la  quarta  ed  ultima  volta  in 
mezzo   alla    Cappella ,    e   genuflessi 


GAP 
ndlorano  il  ss.  Sacramento,  aspettan- 
do poi  in  piedi  per  dire  gli  Agnus 
Dei,  che  sì  ripetono  da  tutti  quelli, 
i  quali  hanno  luogo  in  Cappella, 
dopoché  il  celebrante  abbia  cintato  il 
Pax  Domini  sit  semper  vobiscum. 
Dipoi  i  Cardinali,  latta  un' altra  a- 
dorazione  colle  due  ginocchia  al  ss. 
Sacramento,  e  benedetti  dal  Papa, 
tornano  a'  posti  loro.  Indi  il  Cardi- 
nal prete  assistente  con  cappa  sciol- 
ta, accompagnato  da  un  cerimonie- 
re, va  ali' altare,  ove  genuflesso  vi- 
cino al  celebrante,  si  alza,  bacia  la 
mensa,  e  poi  riceve  dal  medesimo 
l'amplesso  della  pace,  che  sale  al 
trono  a  portare  al  Papa.  Questi 
la  dà  ai  due  Cardinali  diaconi  as- 
sistenti, che  scesi  dal  trono,  e  ge- 
nuflettendo avanti  l'altare,  risalgo- 
no per  riceveila  uno  dopo  l'altro. 
Il  Cardinal  primo  prete  tornato  al 
suo  stallo,  trova  ad  aspettarlo  il 
prete  assistente  al  celebrante  in  pi- 
viale ,  a  cui  dà  la  pace ,  affinchè 
la  porti  al  Cardinal  decano,  o  pri- 
mo vescovo  de'  presenti ,  e  poi  al 
Cardinal  secondo  prete,  che  la  dà 
al  suo  vicino,  e  questi  all'altro  sino 
all'ultimo,  facendosi  riverenza  vi- 
cendevolmente dopo  averla  ricevu- 
ta. Cosi  praticano  tutti  quei ,  che 
la  ricevono,  dicendo  il  primo  Pax 
tecum,  e  rispondendo  il  secondo,  et 
cum  spirila  tuo.  Passa  poi  il  prete 
assistente  a  portarla  al  primo  dei 
Cardinali  diaconi,  che  stanno  al  loro 
banco,  acciocché  la  comunichi  a'  vi- 
cini ;  indi  la  porta  al  patriarca,  o 
arcivescovo,  o  vescovo  assistente  al 
soglio  più  anziano,  che  la  passa  ai 
compagni ,  poscia  al  governatore , 
quindi  al  principe  assistente  al  so- 
glio, e  poi  al  maestro  di  cerimonie, 
clic  lo  ha  accompagnato.  E  da  av- 
vertirsi, che  il  governatore  passa  la 
paa^  all'uditore  della  camera,  que- 


CAP  :j5i 

sti  la  da  al  tesoriere,  che  la  comu- 
nica al  maggiordomo,  proseguendosi 
a'  vescovi  non  assistenti,  ed  ai  ve- 
scovi orientali  pei  Pontificali  ed  or- 
dinazioni in  Roma  del  loro  rito  ; 
finalmente  agli  abbati  mitrati,  e  pel 
primo  al  commendatore  di  s.  Spi- 
rito, ai  generali  degli  Ordini  reli- 
giosi, ai  procuratori  generali  dei  me- 
desimi, al  predicatore  apostolico,  al 
confessore  della  famiglia  Pontifìcia, 
ed  ai  procuratori  di  collegio.  11 
detto  cerimoniere  reca  di  poi  la  pa- 
ce al  primo  protonotario,  che  la  dà 
ai  compagni,  indi  la  porta  al  sena- 
tore, e  al  primo  conservatore,  che 
la  comunica  a'  colleglli  ;  poscia  la 
passa  al  maestro  del  sagro  ospizio, 
agli  uditori  di  Rota,  che  la  devono 
daie  a'  chierici  di  camera,  a'  vo- 
tanti di  segnatura,  ed  agli  abbre- 
viatori.  Salito  il  cerimoniere  sul  ri- 
piano dell'altare,  passa  la  pace  al 
decano  della  Rota,  al  primo  mae- 
stro di  cerimonie ,  al  primo  came- 
riere segreto  della  falda,  che  la  co- 
munica al  compagno,  e  disceso  da- 
gli scalini  dell'altare,  recasi  a  por- 
tarla ai  camerieri  segreti ,  che  sie- 
dono avanti  ai  prelati  di  fiocchetti, 
a'  soprannumerari  e  di  onore,  agli 
avvocati  concistoriali ,  e  al  primo 
cappellano  segreto,  i  quali  tutti  la 
passano  agli  altri  compagni ,  rice- 
vendola i  chierici  segreti  dai  detti 
cappellani,  e  dandola  ai  cappellani 
conumi,  i  quali  la  comunicano  agli 
aiutanti  di  camera  del  Papa.  Quan- 
do il  prete  assistente  fa  ritorno  al- 
l'altare, dà  la  pace  al  diacono,  e 
questi  al  suddiacono,  da  cui  si  par- 
tecipa al  cerimoniere  assistente  al 
celebrante,  che  la  dà  agli  altri  suoi 
compagni,  i  quali  stanno  in  fila  a 
riceverla  in  uno  a*  chierici  della  cap- 
pollii,  ed  agli  {uxolili  wroferari. 
Dopoché  il  celebrante  si  è  comu- 


!i52  GAP 

nicato,  il  coro  incomincia  a  canta- 
re il  Communio,  che  dura  finche  es- 
so colla  mitra  preziosa  in  testa  si 
lava  le  mani  per  la  terza  volta  nel 
modo  SLiddescritto  ;  indi  si  legge  il 
Communio^  mentre  tutti  quelli  della 
Cappella  siedono;  ma  dopo  il  Domi- 
nus  vohiscum,  tutti  si  rialzano  al- 
la recita  dell'  orazione  ,  terminata 
la  quale  il  diacono  canta  Vite  mis- 
sa  est.  Finalmente  il  Pontefice  (sos- 
tenendogli le  fìmbrie  del  piviale  i 
due  Cardinali  diaconi _,  e  V  estremo 
lembo  sinistro  del  piviale  il  primo 
de'  protonotari  apostolici),  dicendo, 
Sit  nomen  Domini  benedictum,  etc, 
dà  la  solenne  benedizione.  Dopo  di 
essa  il  celebrante  incomincia  il  van- 
gelo di  s.  Giovanni  e  lo  prosegue 
partendo  dall'  altare  colla  mitra  pre- 
ziosa in  capo,  accompagnato  dai  mi- 
nistri assistenti,  terminandolo  in  sa- 
grestia. Il  Merati  ne  dà  la  spie- 
gazione nel  tom.  I ,  par.  I ,  pag. 
243  e  seg.  Il  Papa  intanto  scende 
dal  trono,  benedice  il  sagro  Colle- 
gio, e  fatta  orazione  al  genuflessorio 
preceduto  e  seguito  nel  modo  con 
cui  si  è  recato  in  Cappella,  ritorna 
in  sagrestia,  a  spogliarsi  de'  sagri 
paramenti,  e  poscia  alle  sue  camere 
col  corteggio  suddescritto.  S'  egli  non 
ha  nel  giorno  precedente  assistito  al 
vespero,  dopo  il  quale  suol  ricevere 
il  giuramento  dai  conservatori,  ed 
altri  magistrati  del  popolo  romano, 
lo  riceve,  appena  terminata  la  mes- 
sa, sedente  in  trono. 

E  bene  qui  avvertire,  che  men- 
tre nelle  Cappelle  si  celebrano  le 
messe,  i  Pontefici  sogliono  dichia- 
rare alcun  arcivescovo  o  vescovo 
assistente  al  sogho,  coli' inviare  do- 
po l'epistola,  dopo  il  vangelo,  o 
mentre  cantasi  il  Credo,  il  mae- 
stro delle  cerimonie  al  banco  dei 
vescovi,   a  partecipargli   che    Io   fa 


GAP 

assistente  al  soglio.  Allora  alzatosi 
il  prelato,  fatta  una  genuflessione  al- 
l'altare e  al  Papa,  viene  dal  ceri- 
moniere accompagnato  al  luogo  de- 
gli arcivescovi  e  vescovi  assistenti  al 
soglio,  prendendo  l'ultimo  posto.  A. 
questa  Pontifìcia  distinzione  succede 
la  spedizione  del  relativo  breve,  col 
quale  pur  si  fanno  dal  Pontefice  altri 
vescovi,  senza  tal  cerimonia.  Recan- 
dosi essi,  dopo  aver  ricevuto  il  breve 
medesimo,  in  Cappella,  vanno  a  di- 
rittura al  posto,  che  lor  compete. 
Talora  in  una  medesima  Cappella 
succedette  la  dichiarazione  di  due 
vescovi  assistenti  al  soglio  (  Fedi  ) . 
Papa  Innocenzo  XIII  fece  tra  gli  al- 
tri esempii  ciò  eseguire  nella  perso- 
na di  monsignor  Herrera,  benché 
egli  non  v'  intervenisse,  e  Benedet- 
to XIII  dichiaronne  molti  contem- 
poraneamente, e  persino  otto  in  uno 
stesso  tempo. 

Se  per  qualche  impedimento  il 
Papa  non  può  intervenire  alla  Cap- 
pella (nel  qual  caso  se  ne  astengono 
pure  il  principe  assistente  al  soglio 
e  il  magistrato  romano),  tutti  gli 
altri  sono  obbligati  ad  intervenirvi. 
Adunati  che  sieno  i  Cardinali,  e 
giunta  r  ora  della  celebrazione  del- 
la messa  secondo  la  intimazione,  il 
primo  maestro  de'  cerimonieri  assi- 
stenti, siccome  avvertimmo  altrove, 
domanda  il  permesso  ai  Cardinali 
capi  degli  ordini  de' vescovi,  de' pre- 
ti, e  de'  diaconi,  d' incominciare  la 
messa,  nella  quale  il  celebrante  fa 
tutte  quelle  cerimonie  in  questo  pa- 
ragrafo descritte,  e  che  serviranno 
di  norma  a  tutte  le  altre  seguenti 
Cappelle,  nelle  quali  si  noteranno 
soltanto  le  differenze,  che  potranno 
esservi.  Le  altre  cerimonie  poi,  che  si 
esercitano  dal  celebrante,  stante  l' as- 
senza del  Pontefice,  consistono  in 
ciò,  che  andiamo  ad  indicare.  Il  Cai-- 


GAP 

dinaie  pertanto,  o  patriarca,  arcive- 
scovo, o  vescovo  celebrante,  fa  la 
confessione  ed  introito  co'  sagri  mi- 
nistri assistenti  ;  pone  V  incenso  o- 
gni  volta,  che  occorre,  nel  turibolo, 
e  lo  benedice  secondo  il  consueto. 
Benedice  eziandio,  ciò  che  dee  fare 
il  diacono,  benedice  altresì  l'acqua 
prima  che  il  suddiacono  la  ponga 
nel  calice,  ed  al  termine  della  mes- 
sa comparte  la  trina  benedizione 
colla  mitra  in  capo.  Inoltre  il  sud- 
diacono, dopo  il  canto  dell'  episto- 
la, genuflesso  innanzi  al  celebrante, 
gli  bacia  la  mano,  ed  altrettanto  fa 
il  diacono  prima  di  cantare  il  van^ 
gelo,  nel  mentre  che  i  maestri  di 
camera,  ed  i  gentiluomini,  che  deb- 
bono versare  l'acqua  sulle  mani, 
pure  genuflettendo  ,  sostengono  il 
bacile,  ed  il  boccale.  Qualora  non 
vi  sia  il  sermone  (  giacché  tocca  al 
sermoneggiatore  di  pubblicare  l' in- 
dulgenza, benché  il  Papa  sia  assen- 
te, concedendola  preventivamente  ) , 
incombe  al  celebrante  notificarla  al 
termine  della  messa,  sebbene  non  vi 
assista  il  Pontefice.  Avverte  poi  l'A- 
dami, nella  sua  opera  per  ben  re- 
golare il  coro  della  Cappella  Pon- 
dlìcia,  che  quando  alle  cappelle  non 
assiste  il  Papa,  V  introito  si  canta 
andante,  e  si  termina  il  verso  del 
salmo,  quando  il  celebrante  sarà  sa- 
lito all'altare;  che  il  graduale  si 
dice  più  presto,  dappoiché  non  es- 
sendovi il  Papa,  tutta  la  funzione  è 
regolata  dal  celebrante,  e  perciò  rie- 
sce più  breve,  e  sollecita,  ed  an- 
che r  offertorio  si  dice  più  an- 
dante. 

Finalmente  dai  Diarii  dei  maestri 
delle  cerimonie  Pontificie,  che  si 
conservano  nell'archivio  di  que' mae- 
stri, situato  nel  palazzo  quirinale,  si 
rileva,  che  la  romana  prelatura  de- 
ve intervenire  nelle  Cappelle  Papa- 


CAP  2^3 

li  tanto  quando  il  sommo  Pontefi- 
ce »  assente  da  Roma,  quanto  al- 
lorché trovasi  impedito  per  affari,  od 
é  indisposto  nella  salute.  E  ciò  stet- 
te sempre  così  a  cuore  dei  sommi 
Pontefici,  che  Adriano  VI,  eietto  nel 
i52?.,  col  moto-proprio  Cum  una 
sanata  Catholica,  nel  prescrivere  la 
presenza  della  romana  prelatura  nel- 
le Cappelle  Pontificie,  ad  alcuni  col- 
legi intimò,  in  caso  di  mancanza,  le 
censure  ecclesiastiche,  e  la  perdita 
della  rispettiva  parte  degli  emolu- 
menti di  un  anno  per  cadauna  man- 
canza. Fra  le  suindicate  testimonianze, 
ne  abbiamo  principalmente  dai  Dia- 
rii di  Domenico  Cappelli  dei  3o 
marzo  i684,  regnante  il  veneran- 
do Innocenzo  XI,  Odescalchi.  Ecco 
quanto  egli  scrisse  in  quello  d'In- 
nocenzo- XII,  Pìgnatelli ,  die  9  no- 
venibris  1692:  Et  sane  indecens  est, 
ut  tam  pauci  praelati  in  capei- 
lam  accedantj  eo  quod  Papa  non 
est  interfuturus ,  quasi,  ut  Cardina- 
lis  Ottobonus,  postcaAlexanderFIIIy 
optinie  redarguebatj  absente  Papa^ 
Deus  non  esset  in  capella.  Si  leg- 
ge quindi  in  un  manoscritto  di  mon- 
signor Dini,  prefetto  de' cerimonieri 
Pontifìcii,  sotto  Pio  VI,  riguardan- 
te r  ordine  da  tenersi  nella  Cappel- 
la Pontificia  nell'assenza  del  Papa^ 
che  egli  si  lagna  perché  pochi  pre- 
lati v'  intervenivano.  Inoltre  non  è  a 
tacersi,  che  monsignor  Giovanni  For- 
nici, secondo  maestro  di  cerimonie, 
e  segretario  della  congregazione  ce- 
remoniale,  di  cui  abbiamo  le  In- 
stituliones  liturgicae,  Romae  i82  5>, 
nel  Pontificato  di  Pio  VII  ,  e 
nell'anno  1829,,  dopo  aver  esami- 
nati i  documenti  preziosi,  che  tro- 
vansi  nel  menzionato  archivio,  com- 
pilò un  breve  manuale  pe*  suoi  col- 
leghi, ed  al  paragrafo,  dell'ordine 
di  sedare  i  vcsco\'i  assìslcnli,  allor- 


^54  CAP 

tonando  non  s}' interviene  il  Papa, 
così  egli  si  esprime  :  »  I  vescovi  as- 
>'  sistenti  al  soglio  Pontifìcio  pren- 
'•'  dono  luogo  tra  i  non  assistenti, 
•'  conservando  la  precedenza  della 
'>  loio  consagrazione.  La  prelatura 
5'  conserva  lo  stesso  ordine  soltan- 
«  to  quando  si  alza  in  piedi,  cioè 
»  quella  che  siede  agli  scalini  del 
>■>  trono,  e  delf  altare,  si  trattiene 
>>  avanti  gli  scalini,  sui  quali  sede- 
'*  va,  rivolta  all'  altare.  I  principi 
>»  assistenti  al  soglio,  il  senatore,  i 
»  conservatori  di  Roma,  il  priore  dei 
'»  caporioni,  e  la  sola  famiglia  del 
'->  Papa  non  intervengono  :  tutti  gli 
«  altri,  che  hanno  luogo  in  Cap- 
"  pella  Pontifìcia,  debbono  inter- 
^>   venirvi,  e  sedere  ai  loro  posti". 

1,  Primo  vespero  delV Epifania 
a"  5  gennaio. 

Questo  vespero  Papale,  in  cui  i 
Cardinali  si  recano  con  una  carroz- 
za con  livree  di  gala ,  con  vesti , 
cappe,  cuscino  ed  ombrellino  rosso, 
e  col  caudatario  in  croccia,  che  as- 
sume in  tutte  le  Cappelle,  e  vesperi 
Pontifìcii ,  si  celebra  nella  Sistina 
del  palazzo  apostolico  vaticano,  ov- 
vero nella  cappella  Paolina  al  Qui- 
rinale, secondo  che  qui  o  là  abita 
il  Papa,  La  coltre  del  trono,  e  la 
coltrina  della  sedia  sono  di  lama 
d'argento,  co' ricami  di  fiori  d'oro. 
11  quadro  dell'altare  rappresenta  in 
un  arazzo  l'adorazione  di  Gesù  Bam- 
bino, fatta  dai  tre  re  Magi,  ed  il 
paliotto  è  bianco.  II  Papa,  i  Cardi- 
nali, e  gli  altri  si  recano  in  Cap- 
pella nel  modo,  e  colle  cerimonie 
descritte,  particolarmente  nel  prece- 
dente numero  i.  Talvolta  antica- 
mente iPapi,  dalla  camera  de' para- 
menti si  recavano  ai  vesperi  in  sedia 
gestatoria,  ciò  che  facevano  in  tutte 


CAP 

le  Cappelle,  meno  i  mattutini ,  le 
domeniche  dell'avvento,  e  quelle  di 
quaresima,  eccettuata  la  Lcelare,  e 
la  Gaudete,  in  cui  adoperavano  la 
sedia  gestatoria. 

Entrato  il  Pontefice  in  cappella 
col  piviale  bianco,  e  mitra  di  lama 
d'oro,  dopo  aver  benedetto  il  sagro 
Collegio,  fa  breve  orazione  al  genu- 
flessorio  avanti  l'altare,  indi  sale  al 
trono,  ove  colla  solita  assistenza 
riceve  i  Cardinali  all'  ubbidienza, 
dopo  la  quale  si  alza  in  piedi  il 
Pontefice,  e  recitato  sotto  voce  il 
Pater  noster  e  V  Ave  Maria,  sor- 
reggendogli il  hbro  e  la  candela  i 
patriarchi ,  arcivescovi ,  o  vescovi 
assistenti  al  soglio,  intona  il  vespero 
dicendo:  Deus,  in  adiutoriiini  menni 
intende,  a  cui  risponde  il  coro  dei 
cappellani  cantori,  che  cantano  il 
vespero,  con  modo  assai  grave.  L'an- 
ziano poscia  dei  soprani  intuona  la 
prima  antifona,  che  dee  proseguire 
lo  stesso  coro  in  contrappunto,  men- 
tre vengono  dal  medesimo  anziano 
distribuite  le  antifone,  che  cantano 
gli  altri  soprani.  Indi  il  Cardinal 
primo  prete  va  a  sedere  sul  ripiano 
del  trono  con  cappa  sciolta,  e  ber- 
retta in  mano. 

Terminato  l'ultimo  salmo,  e  re- 
plicata l'antifona,  si  apre  il  finestri- 
no della  cantoria  verso  l'altare,  ed 
un  soprano  deputato  dal  menzionato 
anziano,  fatta  genuflessione  all'  alta- 
re e  al  Papa,  che  si  alza  in  piedi 
sul  trono  con  mitra  in  capo,  canta 
il  capitolo,  dopo  il  quale  il  Ponte- 
fice siede,  ed  appena  ha  deposta  la 
mitra,  e  si  è  rialzato,  due  altri  so- 
prani anziani  intonano  1'  inno  . 
Quando  questo  è  finito,  dicono  gli 
stessi  soprani  il  versetto^  e  poi  in- 
tonano il  cantico  Magnificat,  dopo 
che  l'anziano  abbia  detta  la  sua 
autiiòiia.  Alcuni  versetti  del  cantico 


GAP 

si  cantano  in  falso  bordone,  che  è 
im' unione  di  consonanze,  abbellita 
da  qualche  legatura  di  note  musi- 
cali. E  il  Papa,  allorché  viene  in- 
tronata l'antifona  del  Magnificat, 
torna  a  sedere,  venendo  coperto  di 
mitra  dal  Cardinal  primo  diacono, 
pone  r  incenso  nel  turibolo,  e  men- 
tre incominciasi  il  cantico,  si  rialza, 
si  segna,  scende  dal  trono,  benedice  i 
Cardinali,  e  \'a  ad  incensare  l'altare, 
la  cui  sopra  tovaglia  fu  distesa  sidla 
mensa  da  due  uditori  di  Rota,  assi- 
stiti da  un  cerimoniere.  Sostengono 
poi  le  fimbrie  del  piviale  al  Ponte- 
fice i  due  Cai'dinaH  diaconi,  e  la 
falda  nel  davanti ,  due  uditori  di 
Rota,  e  lo  strascico  due  camerieri 
segreti  partecipanti.  Giunto  a  pie 
dell'altare,  il  Papa  depone  la  mitra 
sul  ripiano,  ricevendo  1'  incensiere 
dal  Cardinal  primo  prete.  Dopo 
aver  incensata  la  croce,  incomincia 
a  recitare  il  Magnificat^  e  terminata 
l'incensazione  dell'altare,  restituisce  il 
turibolo  al  Cardinal  primo  prete.  Tor- 
na nel  mezzo  dell'altare,  ove  dice  Glo- 
ria Patri  etc. ,  e  dopo  essere  stato  rico- 
perto di  mitra  dal  Cardinal  secondo 
diacono,  torna  al  trono.  Indi  dal  me- 
desimo Cardinal  prete  viene  incensato, 
dopo  di  che  il  detto  Porporato  reca- 
tosi al  suo  posto  nel  ripiano  del 
soglio,  riceve  da  un  votante  di  se- 
gnatura in  cotta  e  rocchetto,  assi- 
stito da  un  cerimoniere,  la  consueta 
incensazione  nel  modo  suddetto,  col 
quale  pure  incensa  i  due  Cardinali 
diaconi  assistenti,  e  per  ordine  tutto 
il  sagro  Collegio,  avvisando  contem- 
poraneamente il  cerimoniere  i  Car- 
dinali, a  seconda  di  quanto  si  av- 
vertì altrove,  dell'ora  in  cui  nel  dì 
seguente  incomincia  la  Cappella.  I 
cantori  hanno  T  avvertenza  di  co- 
minciare il  Gloria  Patri  quando 
sono  stati  incensati  tutti  i  Cardinali 


CAP  $55 

preti ,  affinchè  il  menzionato  pre- 
lato votante  possa  fermarsi  in  mez- 
zo alla  cappella  chinando  il  ca- 
po, e  poi  passare  ad  incensare  i 
Cardinali  diaconi.  Che  se  ve  ne  fosse 
uno  solo,  e  stesse  questi  al  ban- 
co de'  preti ,  dopo  la  sua  incensa- 
zione, incominciasi  il  Gloria,  e  il 
Sicut  erat  in  falso  bordone  andante, 
o  in  canto  figurato,  se  i  diaconi  fos- 
sero molti,  dovendo  terminare  quan- 
do sia  incensato  l' ultimo  Cardinal 
diacono,  perchè  la  ripetizione,  che 
due  contralti  fanno  dell'  antifona, 
dee  terminare  quando  sono  stati 
incensati  i  patriarchi,  arcivescovi,  e 
vescovi  assistenti  al  soglio,  il  gover- 
natore di  Roma,  e  il  principe  assi- 
stente al  soglio,  e  poi  rispondono 
al  Papa.  Per  mancanza  di  tempo 
pochi  altri  hanno  1'  incensazione;  e 
il  Papa  intanto  siede,  è  coperto  di 
mitra,  ma  terminata  che  sia  dai 
detti  cantori  la  ripetizione  dell'an- 
tifona, viene  scoperto  di  mitra  ,  si 
alza ,  canta  il  Domimis  vobiscuni , 
e  poi  r  orazione  ,  cui  rispondo- 
no i  cantori,  dicendosi  quindi  da 
due  soprani  anziani  il  Benedica" 
mus  Domino,  cui  il  coro  risponde 
Deo  grati as.  Si  termina  dal  Pa- 
pa la  funzione  col  dare  la  solen- 
ne benedizione,  rispondendogli  sem- 
pre i  cantori.  Finalmente  ,  ripre- 
sa dal  Pontefice  la  mitra,  scende 
dal  soglio,  e  dopo  breve  orazione  al 
genufiessorio,  va  a  spogliarsi  nella 
camera  dei  paramenti,  col  solito 
accompagnamento,  seguendolo  alle 
sue  camere  il  Pontificio  corteggio. 

Se  il  Papa ,  per  qualche  impedi- 
mento, non  intervenisse  al  vespero, 
allora  il  Cardinal  vescovo,  che  dee 
celebrare  la  messa  nella  seguente 
mattina,  o  il  Cardinal  prete  (se 
tocca  celebrare  ad  uno  di  quest'or- 
dine) intona  il  vespero  sul  genuflesso- 


256  CAP 

rio  dalla  parte  dell'epistola,  incensa 
l'aliare,  e  alla  fine  colla  mitra  in 
capo,  dopo  d'essere  risalito  all'alta- 
re, dà  la  triplice  benedizione  invece 
del  Papa.  Pel  coro  de'  cappellani 
cantori  la  funzione  è  la  medesima, 
come  vi  fosse  il  Pontefice;  ma  ne 
il  principe  assistente  al  soglio,  ne  il 
senatore,  ne  i  tre  conservatori  di 
Roma,  ed  il  priore  de' capo-rioni , 
intervengono  in  Cappella.  Questa  de- 
scrizione del  vespero  dell'Epifania 
potrà  servire  pegli  altri  sei  vesperi, 
dell'  Ascensione ,  Pentecoste,  ss.  Tri- 
nità, Corpus  Domini y  Ognissanti,  e 
per  la  Circoncisione,  che  si  regolano 
allo  stesso  modo.  Dove  però  ce  ne 
fossero,  noi  non  mancheremo  di  no- 
tarvi le  piccole  variazioni. 

3.    Cappella  Papale   per  la  festa 
dell'  Epifania  a'  6  gennaio. 

Si  celebra  nella  Sistina  del  Va- 
ticano, o  Paolina  del  Quirinale, 
secondochè  o  nell'uno,  o  nell'  al- 
tro palazzo  abiti  il  Pontefice.  Anti- 
camente si  celebrava  nella  basiU- 
ca  di  san  Pietro,  come  dice  il  Se- 
stini,  stampato  nel  i634.  Benedetto 
XIII,  nel  1726,  dopo  aver  cantato 
nel  giorno  precedente  il  solenne 
vespero  nella  cappella  Sistina,  nella 
mattina  della  festa  celebrò  l'  ora  di 
terza  nella  sala  ducale  ,  e  pontifi- 
calmente la  messa  nella  medesima 
cappella.  Trovandosi  poi,  nei  primi 
giorni  del  1729,  ad  abitare  nella 
canonica  di  s.  Giovanni  in  Laterano, 
per  consacrare  vari  altari  di  quella 
basilica,  celebrò  i  vesperi,  e  cantò 
messa  per  questa  festività  in  detta 
chiesa.  Nel  seguente  anno  1780, 
Benedetto  XIII  nella  Cappella  Sistina 
volle  di  nuovo  cantare  messa  Pon- 
tificale. 

•  1    Cardinali    si    recano    a    questa 


CAP 

Cappella    con    due   carrozze,    livree 
di  gala,    vesti,    cappe,    cuscino,  ed 
ombrellino  rosso.  L'arazzo  del  qua- 
dio  dell'  altare    è    quello    medesimo 
del  vespero,  come  lo  sono  il  baldac- 
chino, coltre,    e    cortina  del  trono, 
e  sedia.    Canta  messa  un    Cardina- 
le   dell'ordine    de'  vescovi,  usando 
i  paramenti  di   color   bianco,    come 
lo  è  il  paliotto;  ed  il  Papa  si  reca 
in  Cappella  preceduto  dal  solito  cor- 
teggio, in  piviale  bianco,  e  triregno 
in  testa.     Anticamente  dopo  ch'egli 
avea  celebrato  nella  cappella  segreta 
[Vedi)  privatamente  il   divin  sagri- 
fìzio ,     il     Cardinal     pro-datario     gli 
presentava    il   collegio  degli  scrittori 
apostolici  (  Vedi),  uno  de' quali,  re- 
citando una  orazione  latina,  gli  of- 
friva   il    tributo    entro    coppa  d'ar- 
gento, di  cento  scudi  d'oro  a  nome 
di  tutti  i  colleghi.    Il  mottetto,  che 
in  tal  festività   si  canta,    Surge^  il- 
luminare  Jerus aleni  y    per    solito    è 
composizione  del  rinomato    Palestri- 
na;   e   il  discorso    si    pronunzia  dal 
p.  procurator   generale   dei  servi  di 
Maria,  coll'abito  della  sua  religione, 
dopo  il  quale  egli  pubblica  l' indul- 
genza d'  anni  trenta. 

Tal  recita  del  sermone  nella  Pon- 
tificia Cappella  nel  di  della  Epifania 
del  Signore,  da  antica  epoca  ap- 
partiene all'  Ordine  de'  serviti,  tro- 
vandosi ciò  già  registrato  dal  mae- 
stro di  cerimonie  Burcardo  sino 
dall'anno  14^87,  regnando  Innocenzo 
Vili.  E  in  fatti  narra  egli,  che 
avendo  in  quell'  anno  il  p.  maestro 
del  sagro  palazzo  destinato  a  farlo 
Carlo  di  Cesena  chierico  secolare,  il 
Cardinal  di  s.  Angelo  protettore  del- 
l' Ordine  de'servi  di  Maria,  non  solo 
si  oppose  a  questa  innovazione,  ma 
avendo  esposto  al  Papa,  che  i  reli- 
giosi serviti,  erano  in  possesso  di  tal 
prerogativa,  Innocenzo  VII!  dichia- 


GAP 

rb,  che  non  si  dovesse  togliere  al- 
l'Ordine l'uso  di  far  pronunziare 
da  un  suo  individuo  il  sermone  in 
Cappella  alla  presenza  del  Papa, 
de'  Cardinali ,  e  degli  altri.  Cosi  ne 
confermò  il  privilegio,  comandando 
che  in  seguito  si  dovesse  diligente- 
mente osservare. 

Che  talvolta  poi  tali  discorsi  si 
pubblicassero  colle  stampe ,  lo  ab- 
biamo da  questi  due  esempi,  i."  Ni- 
colai Ceo  cremonensis  Ord.  servo- 
rum  proc.  generalis,  Oratìones  ha- 
hitae  ad  Urbanum  FUI  P,  M. 
diehus  a  sede  Apost.  religioni  S.  M. 
servorum  assignalis,  Romae  1628. 
2.° Reverendissimi  d.  magistri  Ludovi- 
ci Justiniani  Ord.  servorum  B.  M. 
V.  generalis,  Orationes  IV  corani 
SS.  D.  N.  Alexandre  FU  in  sa- 
cello pontificio  hahitae  y  videlicet 
dime  in  Epiphania,  ac  totidem  in 
Doniinica  Passionisi  1667.  Oltre 
a  ciò  abbiamo ,  che  nel  1689  fu 
fatta  la  sagra  conclone,  dopo  il  ve- 
spero  di  questa  solennità ,  da  un 
chierico  appartenente  al  collegio  degli 
scrittori  apostolici,  che  fu  pubblica- 
to colle  stampe,  e  col  seguente  ti- 
tolo: Oratio  ad  S.  D.  N.  Inno- 
centiuni  Pont.  XI,  hahiia  in  pala- 
tio  quirinali  die  Epiphanìae  post 
vesperas  an.  Dom.  1689,,  a  Frane. 
Paulo  Renault  clerico  Tullen,  Dìaec. 
collega  scriptorum  apostol,  rescri- 
bendariOj  Romae  1689. 

4.  Cappella  Papale  nella  basilica 
vaticana  a  1 8  gennaio ,  per  la 
cattedra  romana  di  s.  Pietro. 

I  Cardinali  vi  si  recano  con  cap- 
pe, e  tutt'  altro  di  colore  rosso,  e 
canta  messa  il  Cardinale  arcipre- 
te della  basilica,  e  per  esso  altro 
Cardinale  prete ,  o  vescovo ,  assu- 
mendo i  paramenti  bianchi.  In  que- 
VOL.   vili. 


GAP  !i57 

sto  giorno  soleva  cantarla  l'ultimo 
Cardinale  dell'  ordine  de'  preti ,  ed 
ogni  anno  si  affiggeva  ad  una  delle 
colonne  della  confessione,  ove  resta- 
va tutto  il  giorno,  il  Pontificio  bre- 
ve, con  cui  il  Papa  lo  abilitava  a 
celebrare  nell'altare  Papale  della  Con- 
fessione, ove  non  è  lecito  di  cele- 
brare la  messa  che  ai  Sommi  Pon- 
tefici, come  negli  altari  Papali  del- 
le altre  tre  patriarcali  di  s.  Oiovan- 
ni,  di  s.  Paolo,  e  di  s.  Maria  Mag- 
giore. E  sebbene  il  Pontefice  Pio 
VI,  con  suo  breve  de'  20  dicem- 
bre 1775,  stabilisse,  che  il  Cardi- 
nal arciprete  della  basilica  dovesse 
atmualmente  fare  questa  funzione, 
come  riporta  il  Cancellieri ,  De  Se- 
cretariisj  tom.  Ili,  p.  i  265,  fa  sem- 
pre duopo  della  spedizione  ed  ajfis- 
sionc  del  breve  Pontificio.  Se  poi 
l'arciprete  fosse  diacono,  od  impoten- 
te a  celebrarla,  dovesse  deputare  al- 
tro Cardinale,  evvi  eziandio  bisogno 
della  spedizione  del  Pontificio  breve, 
che  si  appende  tuttora  alle  colonne 
della  Confessione,  come  praticavasi 
anticamente. 

I  Cardinali,  e  tutti  gli  altri,  che 
hanno  luogo  in  Cappella,  si  aduna- 
no nella  cappella  della  Pietà,  ridot- 
ta con  arazzi  e  damaschi  rossi  a 
stanza  de'  paramenti ,  ed  ivi  nel 
contiguo  stanzolino  va  il  Pontefice 
a  deporre  la  stola  ed  il  cappello,  ed 
a  prendere  la  falda.  Recatosi  al  let- 
to de'  paramenti ,  quivi  depone  la 
mezzetta,  e  si  veste  degli  abiti  con- 
sueti, ed  in  piviale  bianco,  e  trire- 
gno ascende  in  sedia  gestatoria  fra 
i  flabelli,  preceduto  e  seguito  da 
que' personaggi,  nel  modo  descritto 
all'anteriore  §  IX,  num.  i.  Il  ca- 
pitolo di  s.  Pietro,  composto  di  ca- 
nonici, benefiziati,  e  chierici  benefi- 
ziati ec,  si  schiera  fuori  della  delta 
cappella  in  abito  corale,  nacnlrc  al 
»7 


!25:S  CAP 

comparire  il  Papa,  i  musici  di  quel 
capitolo  cantano  :   Tu  es  Pelrus,  etc. 
Giunta  la  processione  innanzi  l'altare 
del  ss.  Sagramento  esposto  nella  cap- 
pella, che  ne  porta  il  nome,  ognu- 
no fa  la  genuflessione,    e    si  ritira 
da    un  lato    ad    orare,    prendendo 
luogo  ne'  banchi  latei'ali  i  soli  Car- 
dinali. Sceso  dalla  sedia   il  Pontefi- 
ce, va  a  fare  orazione  al  suo   ingi- 
nocchiatoio coperto    da    un   grande 
strato  di  velluto  cremisi  con   gallo- 
ni e  frangie  d'oro,  e  cuscini  simili. 
•  Indi  s'avvia  la  processione  all'altare 
Papale,  e  rimontato   il    Papa    sulla 
sedia  gestatoria,  ne   discende  avanti 
l'altare   della    Confessione,    e    dopo 
aver  nel  genuflessorio  fatta  breve  ora- 
zione, incomincia  l'introito    col   ce- 
lebrante. Poscia    il  Pontefice    va  al 
trono,  situato  dalla  parte  della  cat- 
tedra di  s.  Pietro,    dirimpetto    alla 
Confessione.  Al  soglio  assistono  i  tre 
soliti  Cardinali,   cioè    il  più    antico 
dell'ordine  de'  preti,  e  i  due  primi  di 
quello  de' diaconi,  col    principe  assi- 
stente,  ed    il  primo    cerimoniere  , 
mentre  i   patriarchi,  arcivescovi,  e 
vescovi  siedono  nel    primo   gradino 
di  esso.  Dalla  parte  destra,  al  terzo 
gradino,  siede  il  magistrato  romano, 
e  gli  avvocati  concistoriali  stanno  più 
sotto,  e  alla  parte  opposta  siedono  il 
decano  della  Rota   co' due  camerie- 
ri  segreti.    Nel    ^nultimo    gradino 
poi    dalla    parte     davanti    siedono 
gli  uditori  di  Rota  col  padre  mae- 
stro   del    sagro    palazzo,    i    chieri- 
ci di   camera,    i    votanti   di  segna- 
tura,   e    gli  abbreviatori.    L' altare 
Papale  è  fiancheggiato  dai  camerie- 
ri segreti  partecipanti    ed    onorari , 
dai  cappellani  segreti,    e  di  onore, 
dai  chierici    segreti,    dai    cappellani 
comuni,  e   dagli  aiutanti   di    came- 
ra.   Tutti   stanno  seduti  sugli  scali- 
ni,  e  Io  stesso  fanno  negli  altri  i  bus- 


CAP 
solanti  E  qui  da  avvertirsi,  eh*  qua- 
lora in  s.  Pietro  si  celebrasse  Cap- 
pella, o  Pontificale,  il  canonico  al- 
tarista  (Vedi)  ha  il  diritto  di  pren- 
der luogo  su  questi  scalini  avanti 
il  cameriere  segreto  più  degno,  ve- 
stito di  cotta  e  rocchetto. 

Dall'uno  e  l'altro  lato  del  presbi- 
terio vi  sono  vari  ordini  di  banchi: 
nel  primo  a  destra   del   soglio   sie- 
dono i    Cardinali     vescovi    e    pre- 
ti; nel  secondo  il  governatore,  l'u- 
ditore della  camera,    il  tesoriere,  il 
maggiordomo,  nonché  i  vescovi  non 
assistenti  ed  orientali,    il    commen- 
datore   di    s.  Spirito,  e    gli  abbati 
mitrati.  Nel  primo  banco  a  sinistra 
siedono  i  Cardinali  diaconi,  e  quei 
preti,  che  non  capivano    nell'altro; 
nel  secondo,  i  protonotari  apostoli- 
ci partecipanti,  ed  onorari,  col  reg- 
gente della  cancelleria,  se  vi  fosse; 
mentre    nel    terzo    banco    stanno    i 
generali    e  procuratori  generali  de- 
gli Ordini    religiosi,    il   predicatore 
apostolico,  il  confessore    della   fami- 
glia Pontificia,  ed  i  procuratori    di 
collegio.   Al    termine  del  banco  dei 
Cardinali     diaconi     sta    in   piedi    il 
maestro    del    sagro    ospizio ,    ed    è 
situato    il    pulpitino    pel    discorso  , 
che    si  recita  da    un  individuo  del- 
la nobile    accademia   ecclesiastica  in 
cappa    e    berretta,    a  tenore    della 
concessione    di  Pio    VI,    riguardato 
come  ristauratore  di  quell'accademia. 
Terminato  il  sermone,  chi  lo  pronun- 
ziò pubblica  l'indulgenza  di    trenta 
anni.  Il  sermone  suol  essere  stampato, 
e  si  distribuisce  dopo  la  Cappella  ai 
Cardinali,  e  agli  altri,  mentre  viene 
umiliato  al  Pontefice    nelle  sue   ca- 
mere dallo  stesso  personaggio,  che  lo 
ha  recitato,  accompagnato   dal  pre- 
lato presidente  dell'accademia.    Av- 
vertasi,   che  la   credenza    pel    cele- 
brante sta  a  cornu  epistolae  ^  guar- 


GAP 

nendo  il  grandioso  quadrato  o  pres- 
biteiio  della  cappella  copioso  nu- 
mero di  guardie  nobili,  e  svizzere. 
La  civica  scelta  poi,  i  capotori,  e 
]a  truppa  di  linea,  cioè  i  granatieri, 
fanno  da  ambedue  le  parli  ala  dal- 
la confessione  all'altare  della  Pietà  ; 
mentre  in  parecchie  tribune  pren- 
dono luogo  i  principi  sovrani,  e  nei 
palchi  il  corpo  diplomatico  co'  si- 
gnori distinti ,  ed  in  altri  le  dame. 

La  funzione  si  regola  nello  stes- 
so modo,  come  si  celebrasse  nella 
Cappella  del  palazzo  apostolico,  non 
essendola  cosa  degna  di  particolare 
osservazione;  ed  il  mottetto  all'of- 
fertorio. Tu  es  pastor  oviunij,  è  tal- 
volta del  Palestrina,  ed  ha  due 
parti. 

Terminata  la  messa,  il  Papa  va  al 
genuflessorio,  ove  un  canonico  della 
basilica,  vescovo  assistente  al  soglio, 
gli  presenta  l'orazione,  Ante  oculos, 
mentre  altro  canonico,  pure  vescovo 
assistente,  sostiene  la  bugia.  In  pari 
tempo  sono  dispensate  a'  Cardinali 
altrettante  orazioni,  acciocché  le  re- 
citino agli  stalli  loro.  Dopo  di  che, 
prima  che  il  Pontefice  ascenda  sul- 
la sedia  gestatoria,  s'incammina  la 
processione  col  medesimo  ordine  al- 
la cappella  della  Pietà,  ove  spoglia- 
tosi il  Papa,  e  ripresa  la  mozzetta 
e  la  stola,  preceduto  dalla  croce  a- 
stata,  che  si  porta  dal  suo  crocifero, 
e  corteggiato  dal  Cardinal  arciprete 
e  dal  capitolo,  fa  ritorno  alla  pro- 
pria residenza.  Non  è  a  tacersi,  che 
Leone  XII,  nel  1 829 ,  avendo  vo- 
luto celebrare  messa  bassa  prima 
dell'ora  della  Cappella  all'  altare 
della  cattedra,  dall'altare  stesso,  si 
iccò  a  piedi  a  qucUo  della  confes- 
sione, per  cui  non  ebbe  luogo  la 
processione  ,  e  la  sedia  gestatoria 
uè  avanti,  ne  dopo  la  cappella.  Il 
perchè  i  Cardinali,  la  prelatura,  e 


CAP  a5g 

gli  altri  giunti  nella  basilica  si  re- 
carono a  dirittura  al  proprio  posto, 
come  si  pratica  nelle  Cappelle  fuori 
del  palazzo  apostolico,  quando  non 
interviene  il  Pontefice. 

Volendo  dire  alcuna  cosa  sull*  isti- 
tuzione di  questa  Cappella,  fa  duopo 
premettere,  che  zelando  il  Pontefice. 
Paolo  IV  di  confutare  maggiormen- 
te i  luterani ,  che  senza  alcun  fon- 
damento negavano  ostinati  la  venuta 
di  s.  Pietro  in  Roma ,  e  vedendo 
che  la  festa  della  cattedra  romana 
dal  primo  santo  Pontefice  già  da 
molto  tempo  era  in  diverse  chiese 
passata  in  dimenticanza ,  con  decreto 
de'  2  3  gennaio  iSSy,  registrato  ne- 
gli atti  concistoriali ,  espressamente 
ordinò,  che  questa  si  celebrasse  per 
tutta  la  Chiesa  a'  18  gennaio,  come 
a'  22  febbraio  si  celebra  la  festa 
della  cattedra  antiochena  del  mede- 
simo principe  degli  apostoli.  Ma  la 
bolla  Ineffabilìs  j  che  si  legge  nel 
tomo  IV ,  part.  I ,  pag.  342  ^  del 
Bull.  Rom.j  colla  quale  ciò  si  pre- 
scrive più  autorevolmente ,  noti  fu 
pubblicata  da  Paolo  IV ,  che  nel 
concistoro  de'  i4  gennaio  i558,  sic- 
come pure  rilevasi  dagli  atti  concisto- 
riali. La  ristaurazione  di  questa  festa 
diede  origine  alla  Cappella  in  discorso, 
la  quale  però  non  si  faceva  da  prin- 
cipio nella  basilica  vaticana ,  ma  si 
nel  palazzo  apostolico;  dappoiché 
attesta  il  maestro  delle  cerimonie 
Cornelio  Firmano,  nel  Diario  dei 
18  gennaio  i566,  che  per  la  festi- 
vità della  Cattedra  di  s.  Pietro  in 
Roma,  fu  celebrata  la  messa  nella 
basilica  vaticana  ,  perchè  non  si 
potè  a  tempo  parare  la  cappella 
Paolina  del  Vaticano  a  cagione  del 
conclave,  e  stante  la  seguita  elezione 
di  Pio  V,  a'  7  dello  stesso  mese,  e 
la  sua  coronazione  a'  17  gennaio. 
Nella  cappella  Paolina  per  altro  fa 


26o  GAP 

celebrata  nell'  anno  seguente  1 567  , 
benché  assente  il  Pontefice  s.  Pio 
V ,  cantandovi  messa  il  Cardinal 
Lomellini,  coir  intervento  di  trenta- 
tre Cardinali.  Dopo  la  cappella,  i 
Cardinali  collegialmente ,  preceduti 
dai  mazzieri,  e  dal  menzionalo  mae- 
stro delle  cerimonie,  si  recarono  nel- 
la contigua  basilica  a  fare  orazione 
al  ss.  Sagramento ,  ed  alla  tomba 
dei  principi  degli  apostoli.  Quindi 
da  molto  tempo  in  poi  questa  Cap- 
pella venne  costantemente  celebrata 
nella  detta  basilica  di  s.  Pietro. 

Se  poi  tal  Cappella  cadesse  in 
sede  vacante,  ecco  ciò,  che  fu  prati- 
cato nell'ultima  del  i83i,  secondo 
quanto  prescrisse  il  sagro  Collegio 
sull'altare  ove  si  dovea  celebrare  la 
messa.  Il  mattutino  fu  dal  capitolo 
cantato  secondo  il  solito,  e  la  messa 
fu  cantata  Pontificalmente  all'altare 
della  Cattedra  da  monsignor  Canali, 
arcivescovo  di  Larissa ,  e  canonico 
della  basilica.  Parlandosi  del  Ponti- 
ficale per  la  festa  dei  ss.  Pietro  e 
Paolo,  si  vedranno  però  vari  esem- 
pi ,  che  nelle  sedi  vacanti  furono 
celebrate  le  messe  solenni  in  un  al- 
tare portatile  avanti  l'altare  Papale, 
nello  stesso  modo,  che  si  pratica  nel- 
la basilica  lateranense  ,  per  la  Cap- 
pella Cardinalizia  dell'ottava  de"  me- 
desimi principi  degli  apostoli.  Bene- 
detto XIV  permise,  che  soltanto  nel 
giorno  della  commemorazione  di  s. 
Paolo,  come  descriviamo  a  tal  Cap- 
pella prelatizia,  un  vescovo  assistente 
al  soglio  potesse  celebrare  nell'altar 
Papale  della  basilica  di  s.  Paolo, 
per  tal  Cappella.  Inoltre  aggiungiamo 
che  la  basilica  liberiana  di  s.  Maria 
Maggiore  ha  un  secondo  altare  Pa- 
pale nella  cappella  Sistina  del  Pre- 
sepio ,  o  del  ss.  Sagramento ,  per 
singolarissimo  privilegio  concessole 
da  Sisto  V,  che  la  fece  edificare,  e 


GAP 

perciò  chiamata  Sistina .  In  quella 
cappella  i  Sommi  Pontefici  celebra- 
vano il  mattutino  nella  notte  delia 
vigilia  di  Natale,  il  che  pur  fece 
Leone  XII  a'  nostri  dì,  come  si  ripor- 
terà al  numero  ^6  di  questo  § 
X.  Nel  detto  altare  pertanto ,  seb- 
ne  Sisto  V  lo  dichiarasse  Papale, 
permise  che  celebrassero  la  messa 
conventuale  in  tutta  1'  ottava  della 
festa  del  Corpus  Domini  ^  quei  ca- 
nonici, e  sempre  i  beneficiati,  meno 
le  feste,  che  possono  cadere  in  quel- 
r  ottava ,  in  cui  allora  canta  messa 
un  canonico.  Il  Cardinal  arciprete 
della  basilica,  o  un  vescovo  canoni- 
co di  essa  vi  canta  la  prima  messa 
di  Natale,  ed  un  semplice  canoni- 
co la  seconda;  e  le  tre  messe  nella 
vigilia  dell' Ascensione,  in  cui  ricorre 
la  traslazione  del  corpo  di  s.  Giro- 
lamo ,  una  viene  cantata  da  un  ca- 
nonico, e  le  altre  due  dai  benefi- 
ciati, per  la  festa  poi  dello  stesso  san- 
to dottore,  da  un  canonico  si  dice 
sul  medesimo  altare  Pontificio  altra 
messa . 

S.  Cappella  Papale  per  la  Purifi- 
cazione di  Maria  Verdine  a'  2 
febbraio,  colla  benedizione,  distri- 
buzione e  processione  delie  can- 
dele, e  Te  Deum  dopo  la  messa. 

Questa  funzione  si  celebra  nella 
cappella  del  palazzo,  che  abita  il 
Papa  ;  ma  il  regnante  Gregorio  XYI 
perchè  riuscisse  più  decorosa  e  po- 
tesse essere  goduta  dai  forastieri , 
che  in  gran  numero  vi  concorrono, 
la  fece,  dal  1889  in  poi,  nella  basi- 
lica vaticana,  come  appresso  si  dirà. 
I  Cardinali  pertanto  si  recano  al 
palazzo  apostolico  vestiti  del  colore 
corrente,  come  Io  sono  il  cuscino,  e 
l'ombrellino,  e  con  due  carrozze  e 
servi    in  livrea    di  gala.    Nella    sala 


GAP 

regia  assumoTio  le  cappe  rosse,  e 
se  fosse  settuagesima,  di  color  pao- 
nazzo ;  talvolta  però  (massime  quan- 
do si  fa  la  funzione  in  s.  Pietro) 
i  Cardinali  prendono  subito  i  sagri 
paramenti ,  appena  deposta  la  mez- 
zetta, e  mantelletta.  Il  quadro  del- 
l'altare i-appresenta  in  arazzo  la 
Purificazione  della  b.  Vergine  al 
tempio ,  copia  d'  un  dipinto  di  An- 
drea Procaccini  romano.  Venuto  il 
Papa  in  Cappella  con  piviale  e  stola 
rossa ,  e  mitra  di  lama  d'  oro,  men- 
tre, se  sarà  entrata  la  settuagesima, 
usa  la  mitra  di  lama  d'argento, 
colla  stola  paonazza,  dopo  aver  bre- 
Temente  orato  al  genuflessorio,  va  al 
trono,  ove  riceve  i  Cardinali  all'ub- 
bidienza. Finita  questa  cerimonia, 
entrano  nel  presbiterio,  dalla  parte 
della  sagrestia,  i  camerieri  de'  Car- 
dinali ,  che  portano  gli  abiti  sagri 
paonazzi ,  in  un  ai  maestri  di  ca- 
mera, i  quali,  fatta  la  genuflessione 
all'altare  e  al  Pontefice,  si  recano 
agli  stalli  dei  rispettivi  padroni ,  a 
cui  levano  le  cappe ,  ritenendo  il 
maestro  di  camera  la  berretta  rossa, 
finché  debb'essere  riassunta.  CoU'aiu- 
to  de'  caudatari  (  i  quali  poi  sulla 
croccia  sovrappongono  la  cotta,  e  la 
bimba,  vippa  o  velo  bianco,  che  a 
guisa  di  stola ,  con  frangie  d'  oro 
mettono  sulle  spalle  per  sostenervi 
la  mitra  Cardinalizia  dì  dama- 
sco bianco,  onde  non  ombrarla),  i 
Cardinali  dell'  ordine  de'  vescovi  si 
vestono  dell' amitto  ,  della  cottina, 
del  piviale,  e  del  formale  ornato 
con  tre  pigne  coperte  di  perle,  e  del- 
la mitra  di  damasco  bianco  comune 
ancora  ai  preti,  e  ai  diaconi.  I  Cardi- 
nali preti  prendono  l'amilto,  e  quelli 
che  non  sono  vcscofi,  prendono  la 
croce,  e  tutti  la  pianeta.  E  i  Cardi- 
nali diaconi  si  mettono  l' amitto ,  e 
la  pianeta  ripiegata  sul  davanti,  giac- 


CAP  i6i 

che  la  dalmatica  T  usano  soltanto 
nel  giovedì  santo  ,  ne'  Pontificali , 
processione  del  Corpus  Domini  ^  e 
nel  possesso  del  Papa  ec.  Gli  ultimi 
due  Cardinali  diaconi  vanno  in  cap- 
pa al  trono  ad  occupare  il  posto  dei 
due  primi,  finche  questi  si  vestono 
alla  diaconale,  e  ritornano  al  soglio, 
donde  allora  partono  i  detti  ultimi 
per  recarsi  nuovamente  a'  loro  posti, 
a  pararsi  anch'essi.  Se  alcun  Car- 
dinale vescovo,  o  prete,  è  frate,  o 
monaco  e  perciò  non  ha  l'uso  del 
rocchetto,  in  questa  funzione  lo  pren- 
dono prima  dell'  amitto ,  ma  senza 
maniche,  ed  ai  vescovi  serve  anche 
di  cottina.  Intanto  che  i  Cardinali 
si  vestono  dei  sagri  paramenti,  i  pa- 
triarchi, arcivescovi ,  e  vescovi  assi- 
stenti al  soglio ,  i  vescovi  non  assi- 
stenti, ancorché  non  consagrati,  e  gli 
abbati  mitrati,  in  uno  al  commen- 
datore di  s.  Spirito,  si  recano  in 
sagi'estia  ove  deposte  le  cappe,  e  gli 
abbati  la  mozzelta  e  mantelletta,  tut- 
ti assumono  l'amitto,  e  i  piviali  pao- 
nazzi, e  le  mitre  di  tela  bianca,  cioè 
i  vescovi  il  piviale  di  lama  d'  oro , 
e  gli  abbati  di  damasco;  vestendosi 
dell'  amitto,  camice,  cingolo,  pianeta 
paonazza,  e  berretta  nera,  i  pp.  pe- 
nitenzieri di  s.  Pietro.  Egualmente 
gli  uditori  di  Rota,  i  chierici  di  ca- 
mera, i  votanti  di  segnatura ,  e  gli 
abbrevia  tori  di  parco  maggiore,  de- 
poste le  cappe,  sul  rocchetto  sovrap- 
pongono la  cotta.  Ognuno  poi  va 
ai  propri  posti ,  prendendo  luogo, 
dopo  gli  abbati  mitrati ,  i  detti  peni- 
tenzieri :  a  tal  effetto  il  governatore* 
l'uditore  della  camera,  il  tesoriere» 
e  il  maggiordomo  partono  dai  pro- 
pri posti,  e  recansi  a  sedere  sopra  i 
protonotari  apostolici. 

Quindi  essendosi  collocate  le  cas- 
se colle  candele  a  cornu  evangelii,  e 
sulla  mensa  dell'  aliare,  alcune   can- 


262  GAP 

dele  con  fregi  di  talco  di  diversi  colori, 
con  fiocco  di  seta  rossa  intarsiata  di 
oro,  e  Pontificio  stemma,  monsignor 
sagrista,  vestito  di  piviale  paonazzo, 
ed  in  sua  assenza  od  impotenza  i| 
p.  sotto-sagrista  con  cotta  ed  amitto 
(sebbene  nell'odierno  Pontificato  as- 
sunse pure  il  piviale),  accompagnato 
dal  diacono,  e  suddiacono  della  cap- 
pella parati  con  amitto,  camice,  e 
cingolo,  e  il  diacono  in  istola,  s'in- 
ginocchiano avanti  l'altare,  ed  il 
secondo  cerimoniere,  prende  sulla 
mensa  tre  cerei.  Qui  è  da  notar- 
si, che  il  più  piccolo  di  que'  ce- 
rei deve  essere  tenuto  dal  Papa  in 
mano  nella  processione  ,  al  van- 
gelo ed  all'elevazione  della  messa. 
Il  detto  cerimoniere  piglia  il  piccolo 
cereo,  e  lo  consegna  al  sagrista,  e 
degli  altri  due  ne  dà  uno  per  uno 
3^.  diacono,  e  suddiacono.  Indi  tut- 
ti si  recano  genuflessi  a'  piedi  del 
soglio ,  passano  al  ripiano ,  tenendo 
I  cerei  alzati,  ed  allora  il  Pontefice 
incomincia  la  benedizione  delle  can- 
dele, leggendo  le  preci  secondo  il 
rito ,  ed  unitamente  a  quelle  che 
stanno  suU'  altare  e  nelle  casse ,  le 
benedice  con  acqua  santa,  ed  incen- 
sa col  turibolo  sostenendo  questo,  e 
il  secchio  dell'acqua  santa  due  vo- 
tanti di  segnatura,  senza  che  mai 
risponda  il  coro  alle  menzionate  pre- 
ci. Monsignor  governatore,  terminata 
che  sia  la  benedizione,  presenta  aj 
Cardinal  decano ,  che  si  è  recato 
seco  lui  sul  ripiano  del  trono,  i  tre 
cerei  che  il  Cardinale  offre  al  Papa 
un  dopo  l'altro,  baciando  ogni  volta 
}1  cereo  e  la  mano.  11  Pontefice  U 
consegna  al  Cardinal  diacono  assi- 
stente, che  passandoli  al  primo  mae- 
stro di  cerimonie,  da  quest'ultimo 
ne  viene  dato  uno  al  principe  assi- 
stente al  soglio ,  il  quale  il  ritiene , 
e  lo  adopera  nella  funzione,  mentre 


GAP 
un  altro  Io  ripone  pel  Papa,  conse- 
gnando quello  piccolo  al  cameriere 
segreto  coppiere,  uno  di  quelli  della 
falda,  che  lo  sorregge  quando  non 
lo  tiene  il  Papa ,  e  che  gli  rimane 
col  paramano  di  seta  bianca  rica- 
mato d'  oro,  usato  dal  Pontefice  al- 
lorché lo  tiene  acceso ,  per  difen- 
dere la  mano  dalle  goccie.  Final- 
mente un  chierico  di  camera  rico- 
pre con  un  grembiale  di  lino  bianco 
orlato  di  merletto  d' oro ,  e  croce 
d' oro  ricamata  nel  mezzo,  le  ginoc- 
chia del  Papa,  allorché  incomincia 
a  distribuir  le  candele.  Finché  il 
Pontefice  ritiene  il  grembiale,  il  det- 
to chierico  di  camera  va  a  porsi  a 
sinistra  del  decano  della  Rota. 

Il  Cardinal  decano,  che  si  era  re- 
cato allo  stallo,  va  nuovamente  al 
trono  per  ricevere  la  candela,  dopo 
aver  fatto  una  riverenza  all'altare, 
e  al  Papa  prima  di  salirvi.  Nell'atto 
che  il  Pontefice  dà  a  lui  il  cereo 
benedetto,  il  Cardinale  lo  bacia,  in- 
di bacia  la  mano ,  ed  il  ginocchio 
destro  del  Pontefice,  intanto  che  i 
cantori  incominciano  a  cantare,  Lu- 
men ad  revelationem  gentìuniy  etc. 
Altrettanto  fanno  tutti  i  Cardinali , 
che  per  ordine  vanno  a  prendere  la 
candela,  a'  quali  succedono  tutti  quel- 
li, che  sono  descritti  graduatamente 
al  5  VII,  num.  i.  di  questo  articolo. 
Succedono  pertanto  i  patriarchi,  gli 
arcivescovi,  e  vescovi  assistenti,  e  non 
assistenti  al  soglio,  i  quali  ricevono 
la  candela  genuflessi,  e  la  baciano  in- 
sieme al  ginocchio ,  susseguili  dal 
commendatore  di  s.  Spirito,  dagli  ab- 
bati mitrati,  e  dai  penitenzieri  vati- 
cani, che  egualmente  in  ginocchio 
prendono  il  cereo ,  previo  il  bacio 
di  esso ,  e  del  piede ,  come  fanno 
tutti  gli  altri  notati  nel  detto  para- 
grafo, e  numero.  Si  avverta  però, 
che  il  prete  assistente  al  celebrante 


CAP 

incederà  in  cotta  e  rocchetto,  e  il 
diacono  e  suddiacono,  colle  suddette 
vesti,  terminandosi  la  dispensa  con 
q uè' signori  laici,  ecclesiastici,  reli- 
giosi, militari,  ed  altri  ammessi  con 
biglietto  di  monsignor  maggiordomo, 
mediante  l'approvazione  del  Ponte- 
fice, cui  è  sottomessa  la  nota,  sem- 
pre osservandosi  quanto  si  avverti 
al  fine  del  numero  3,  §  VII.  Ta- 
lora fra  di  essi  vi  sono  grandi  per- 
sonaggi ,  ministri  diplomatici  ,  e 
principi ,  e  per  non  dire  di  altri , 
nel  1722,  facendo  Innocenzo  XIII 
la  distribuzione  delle  candele,  si  re- 
carono al  trono  a  riceverle,  l'elet- 
tore di  Baviera  e  suo  fratello. 

Il  canto  del  coro  cessa  quando 
incominciano  i  cappellani  cantori  a 
prendere  la  candela,  ed  avanti  che 
i  forastico  si  rechino  al  trono,  in- 
nanzi l'altai-e  si  schierano  i  capitani 
comandanti,  uftlziali,  ed  esenti  della 
guardia  nobile,  mentre  alla  destra 
vanno  i  Pontificii  cursori,  e  mazzieri 
colle  mazze  loro.  Le  candele  dal 
sotto  maestro  di  casa,  o  custode 
della  cera,  vestito  in  abito  da  cit- 
tà ,  sono  consegnate  al  bussolan- 
te sotto  foriex'e,  che  insieme  ad  un 
€uo  compagno  le  passa  ad  un  chie- 
rico di  camera,  genuflesso  al  pa- 
ro degli  altri,  il  quale  le  som- 
ministi'a  al  Cardinal  secondo  dia- 
cono, e  questi  le  porge  al  Papa. 
È  perciò  che  tal  prelato  è  l'ul- 
timo a  ricevere  la  candela.  Finche 
gli  ambasciatori  ebbero  luogo  in 
cappella  e  al  trono,  un  ambascia- 
tore stava  a  destra  del  Pontefice, 
ed  un  principe  assistente  al  soglio 
«Ha  sinistra  per  somministrargli  le 
candele.  Ai  Cardinali,  che  non  po- 
terono recarsi  a  quesla  funzione,  si 
manda  la  candela  al  proprio  palaz- 
SLo  col  mezzo  di  un  bussolante,  il 
quale  inoltre  accompagna  a*  rispetti- 


€AP  a63 

vi  ambasciatori  e  ministri  de*  so- 
vrani cattolici,  i  mazzi  delle  candele 
benedette  per  la  propria  corte.  Ai 
sovrani  e  principi  reali  presenti  in 
Roma,  dopo  la  cappella,  con  for- 
malità si  reca  a  presentare  le  can- 
dele benedette  il  cameriere  segreto 
segretario  d'ambasciata.  Oltre  le  can- 
dele, che  dal  palazzo  apostolico  si 
dispensano  in  tal  guisa ,  e  in  cap- 
pella, ha  luogo  anco  altra  partico- 
lare distribuzione  ai  Cardinali  pa- 
latini, ai  famigliari  Pontificii,  agli 
addetti  alla  cappella,  e  ad  altri.  An- 
ticamente sififatta  dispensa  era  più 
copiosa,  e  ne  percepivano  i  parenti 
del  Papa,  i  capi  delle  principali  fa- 
mighe  di  Roma,  molti  prelati,  e 
uffiziali  della  corte  romana,  e  per» 
sino  gli  artisti  palatini;  distribuzio- 
ne, che  ha  pur  luogo  in  sede  va- 
cante, sebbene  ad  un  determinato 
numero  di  persone. 

Finita  dal  Pontefice  la  distribu- 
zione delle  candele,  si  lava  le  mani 
coH'acqua  somministratagli  dal  prin- 
cipe del  soglio,  o  in  sua  assenza  dal 
senatore  di  Roma,  ovvero  dal  pri- 
mo conservatoi'e,  ec,  accompagnato 
da  un  uditore  di  Rota,  e  da  un 
chierico  di  camera,  da  un  cerimo- 
niere, e  da  due  mazzieri,  che  re- 
stano genuflessi  a  pie'  del  trono,  co- 
me devono  genufletterà  gli  astanti 
nell'atto  della  lavanda.  Indi  il  Papa 
canta  l'orazione,  Exaudi,  (jfucesumus 
Domine j  alla, quale  risponde  il  co» 
ro  Àmen.  Se  questa  festa  cade  do» 
pò  la  settuagesima,  e  non  in  gior- 
no di  domenica,  cantato  dal  Papa 
V  Oremus^  il  primo  diacono  assisten- 
te canta  FlecLamus  genita ^  ed  il  se- 
condo Levate.  Dopo  1'  orazione ,  il 
l*apa  pone  l'incenso  nel  turibolo,  e 
l'ultimo  uditore  di  Rota  in  tona- 
cella  paonazza  >  camice ,  cingolo ,  e 
amitlo,  prende  la    croce    Pontificia^ 


a64  CAP 

e  va  a  pie  del  soglio.  Il  primo 
diacono  assistente,  rivolto  al  popo- 
lo, dice  :  Procedamus  in  pace,  a  cui 
risponde  il  coro ,  in  nomine  Christi 
Amen  :  formula  antica,  che  si  usa- 
va in  tutte  le  processioni,  come  os- 
serva il  Catalano,  Rit.  Rom.  t.  Il, 
p.  174  6  179?  solendo  prima  tene- 
re il  Cardinale  diacono  in  mani  la  fe- 
rula. Quindi  i  cantori  si  recano  in  sala 
regia,  ove  i  contralti,  al  comparire 
della  croce  Pontificia,  intuonano  l'an- 
tifona: Adorna  tìialamwn  tuum,  in 
canto  andante.  La  processione,  colle 
candele  accese  precedentemente  dai 
chierici  della  Cappella,  tiene  il  se- 
guente ordine  in  tante  coppie,  due 
a  due, 

Maestro  di  cerimonie  coi  procura-^ 
tori  di  collegio. 

Predicatore  apostolico,  col  confesso- 
re della  famiglia  Pontificia. 

Procuratori  generali  degli  Ordini  re^ 
ligiosi. 

Bussolanti, 

Aiutanti  di  camera. 

Cappellani  comuni. 

Chierici  segreti. 

Cappellani  d'onore  e  segreti. 

Avvocati  concistoriali. 

Camerieri  d'onore. 

Camerièri  segreti  soprannumerari. 

Camerieri  segreti  partecipanti. 

Cantori  della  Cappella. 

Abbreviatori  di  parco  maggiore. 

Votanti  di  segnatura. 

Chierici  di  camera. 

Uditori  di  Rota  col  maestro  del  sa^ 
grò  palazzo. 

Due  cappellani  segreti  colle  mitre 
del  Papa,  cioè  l' una  di  lama  d'o- 
ro, l'altra  preziosa. 

Maestro  del  sagro  ospizio. 

Un  votante  di  segnatura  colla  na- 
vicella dell'incenso,  e  il  turibolo. 

Uditore  di  Rota  suddiacono   aposto- 


CAP 

lieo,  colla  croce  Pontificia  astata 
seguito  da  due  maestri  ostiarii  , 
in  mezzo  a  due  votanti  di  segna- 
tura ,  che  come  accoliti  aposto- 
lici ceroferari  sostengono  due  can- 
dellieri  colle  candele  accese, 

Penitenzieri  vaticani. 

Abbati  mitrati  col  commendatore 
di  s.  Spirito,  colle  mitre  in  capo, 
che  portano  pure  i  seguenti 

Vescovi  non  assistenti  al  soglio  , 
compresi  quelli  orientali. 

Vescovi  e  arcivescovi  assistenti  al 
soglio, 

Patriarchi. 

Cardinali  diaconi. 

Cardinali  preti. 

Cardinali  vescovi. 

Senatore,  conservatori  di  Roma,  e 
priore  de'  capo-rioni. 

Governatore  di  Roma,  alla  destra 
del  principe  assistente  al  soglio. 

Senza  candela  poi ,  oltre  i  due 
Cardinali  diaconi  assistenti,  precedo^ 
no  la  sedia  gestatoria ,  i  camerieri 
segreti  secolari  di  spada  e  cappa  in 
abito  da  città,  i  due  primi  cerimo- 
nieri, il  cavallerizzo,  e  il  foriere  mag- 
giore, che  regola  i  dodici  palafre- 
nieri portatori  della  sedia,  che  so- 
no pure  sorvegliati  dal  loro  deca- 
no, e  dal  sotto  foriere.  Circonda- 
no e  precedono  la  sedia  gestato- 
ria i  capitani,  uffiziali,  ed  esenti  del- 
la guardia  nobile,  cogrindividui  di  es- 
sa; il  capitano  e  gli  uffiziali  della  guar- 
dia svizzera,  alcuni  della  quale  coi 
loro  lunghi  spadoni,  figurano  i  can- 
toni svizzeri  cattolici;  e  il  generale 
comandante  le  truppe  di  linea  pon- 
tificia col  di  lui  aiutante  maggiore, 
e  i  mazzieri.  Questi  ultimi  sorreg- 
gono le  otto  aste  del  baldacchino 
rosso,  che  consegnano  ai  prelati  re- 
ferendari di  segnatura  in  mantellet^ 
ta  e  rocchetto:    vesti,  che  per  pri^ 


GAP  GAP  265 
vilegio  usano  in  questa  sola  clrcostan*  pale  la  coltrlna  paonazza,  compa- 
za.  inolio  al  baldacchino,  sedente  rendo  quella  di  lama  d'argento  coi 
il  Papa  sulla  sedia  gestatoria  in  mi-  fiori  d'oro,  qual  pur  diviene  il  fon- 
tra  e  piviale ,  colla  mano  sinistra ,  do  della  coltre,  appena  toltovi  il 
copeita  del  paramano,  tiene  la  can-  drappo  violaceo,  che  la  ricuopriva. 
dela  accesa,  e  colla  destra  benedice  Finita  la  processione,  si  smorzano 
il  popolo,  che  parie  in  cappella,  e  le  candele,  meno  quella  del  prin- 
parte  nella  sala  regia,  ove  intorno  cipe  assistente  al  soglio,  che  dovrà 
intorno  passa  la  processione,  è  con-  stare  accesa  in  tutto  il  tempo  dei- 
tenuto    dagli    svizzeri ,    dalla    civica  la  messa. 

scelta,  e  dai  capotori  schierati.  Non  dispiacerà,  che  qui  si  avver- 
Seguono  la  sedia  gestatoria  sen-  ta  come  negli  anni  1744  ^  i74^> 
za  candela  accesa,  perchè  addetti  a  regnando  Benedetto  XIV,  stante  il 
prestar  servigio  al  Papa,  il  decano  gran  freddo  della  stagione,  la  pro- 
delia  Rota  in  mezzo  ai  due  carne-  cessione  si  fece  solo  fuori  della  ba- 
rieri  segreti,  l' archiatro,  e  il  primo  laustrata,  e  non  per  la  sala  regia, 
aiutante  di  camera  tutti  in  cappa  Intanto  rientrati  nel  presbiterio  i 
rossa,  ed  uno  scopatore  segreto.  In-  camerieri,  e  maestri  di  camera  dei 
di  con  candele  accese  incedono  i  se-  Cardinali,  spogliano  questi  de'  sagri 
guanti  paramenti,  rimettono   loro  le   cappe 

rosse,  ovvero  le  paonazze  se  è  entrata 
Uditore    della    camera,    tesoriere,  e  la  settuagesima.  Per  parte  poi  de'mae- 
maggiordomo.  stri  di  camera  sono  lor  consegnate  le 
Protonotari  apostolici  partecipanti  ed  berrette  rosse,    mentre    i    caudatari 
onorari.  si  levano  la  cotta  ed  il  velo.  Il  Pa- 
Generali    degli    Ordini    religiosi ,    e  pa  rimane    in    sedia    gestatoria    sul 
due  svizzeri,  che  chiudono  la  prò-  ripiano  avanti  gli   scalini    dell'  alta- 
cessione,    la    quale  talvolta   viene  re,  assistito  dai  due  ultimi   Cardinali 
seguita  da  alcuni  di  quei  forastie-  diaconi,  finche  ritornano  i  due  pri- 
ri,  che  ricevettero  la  candela  dal-  mi  colle  cappe,  ed  alloia  partono  i 
le  mani  del  Papa,  i  quah  perciò  due  ultimi,  facendo  prima    una  ri- 
la  portano  accesa.  verenza    al  Pontefice,    per    prende- 
re anch'essi  le  cappe  agli  stalli.  In- 
II  principio  della  processione  si  fer-  tanto  il  Pontefice,  deposto  il  piviale  e 
ma  a  sinistra  della  porta  della  Cappel-  la  stola  che  portava,  prende  il  man- 
la,  finché  giuntivi  i    cantori,  entra-  to    o   piviale ,    e    la    stola    bianca , 
no  in  essa,   intuonando    i    contralti  in   uno    alla    mitra  di   lama   d'oro, 
il  responsorio   Obtulerimtj   che    du-  Tutti  gli  altri  si  recano  in  sagrestia 
ra  finché  passano  i  vescovi.    Quin-  a  deporre  i  paramenti,  e  le  cotte,  indi 
di    due    soprani    anziani  intuonano  ritornano  ai  propri  posti  :  ma  i  peni- 
il  verso  Postcìuam  impleti^  e  lo  ter-  tenzieri  rimangono  in  libertà,  e  non 
minano  quando  il   Papa    entra    nel  hanno  luogo  alla    messa  che,   come 
presbiterio  della  Cappella.  In  questo  si  dirà,  viene  poscia  cantala   da   un 
tempo  si  cambia  il  paliotto  dell'ai-  Cardinal  prete,  il  quale   co' ministri 
tare  levandosi  il  paonazzo,  e  ponen-  assistenti  si  veste  dc'paramenti  bian- 
dosi  il  bianco;  e  gì' inservienti  del-  chi. 
la    floreiia   tolgono  dalla  sedia    Pa-  Questa  processione  ha  una  origi- 


266  GAP 

ne  poco  meno  antica  della  festa 
della  Purificazione  di  Maria  Vergi- 
ne. Celebravansi  in  Roma  ad  ono- 
re del  dio  Pane  le  feste  lupercali, 
che  la  superstizione  avea  ricevuto  da 
Evandro.  Il  zelante  e  dotto  Ponte- 
fice s.  Gelasio  I,  eletto  nel  49^ j  ^" 
boli  queste  feste  superstiziose,  ed  in 
luogo  de*  lupercali  istituì  la  festa 
della  Purificazione,  che  già  da  mol- 
to tempo  celebravasi  in  Oriente. 
Confutò  ancora  con  un  libro,  che  si 
legge  in  Labbé,  tom.  IV,  p.  12  34, 
il  senatore  Andromaco,  il  quale  a- 
vea  dimostrato  un  vivo  rammarico 
per  tale  abolizione.  Il  Papa  s.  Ser- 
gio I,  creato  nel  687,  vi  aggiunse 
poscia  la  processione  del  popolo  da 
s.  Adriano  a  s.  Maria  Maggiore,  in- 
«ierne  col  Papa,  e  col  clero,  colle 
candele  accese   in   mano.    V.   Cak- 

Se  poi  il  Papa  fosse  impotente 
a  celebrare  la  funzione,  allora  i  Car- 
dinali, giunti  nella  sala  regia,  assu- 
mono immediatamente  i  paramenti 
sagi'i,  ciò  che  fanno  anche  i  sudde- 
scritti,  che  ne  hanno  fuso,  assumen- 
do eziandio  le  cotte  sui  rocchetti 
i  prelati  menzionati.  Tutti  si  reca- 
no ai  posti  loro  in  cappella,  e  giun- 
ta r  ora  della  funzione,  viene  dalla 
sagrestia  il  Cardinale  prete,  che  dee 
t celebrare  la  messa,  con  mitra  di 
43amasco  bianco  e  piviale  paonazzo, 
in  mezzo  al  diacono  e  suddiacono 
assistenti,  con  pianete  ripiegate  nel 
davanti  dello  stesso  colore.  Saluta- 
tosi dal  detto  Cardinale  il  sagro  Col- 
legio, sale  all'  altare,  ed  intuona  il 
Vominus  vobiscum^  e  le  preci  per 
Ja  benedizione  delle  candele,  tanto 
quelle  delle  casse,  che  quelle  del 
Papa,  le  quali  stanno  sulla  men- 
sa dell'altare,  cui  incensa,  e  be- 
nedice con  acqua  santa,  e  di  poi 
s'incomincia  la   distribuzione   rego- 


CAP 

landosi  il  coro  in  tutto,  come  se 
facesse  la  funzione  il  Papa.  11  Car- 
dinale vescovo  più  degno  col  berret- 
tino in  capo,  prende  dalle  mani 
di  monsignor  maggiordomo  una 
candela  benedetta,  e  la  consegna 
al  celebrante,  il  quale  la  riceve  in 
piedi  quasi  appoggiato  in  mezzo  al- 
l'altare,  e  con  mitra  in  testa,  por- 
tandola poscia  accesa  in  mano,  du- 
rante la  processione.  Allora  il  cele- 
brante principia  a  dispensare  i  cerei, 
dandone  uno  al  detto  Cardinal  ve- 
scovo, che  lo  bacia,  e  che  fatto  un 
inchino ,  lo  porta  seco  allo  stallo. 
Indi  tutti  i  Cardinali,  per  ordine  di 
anzianità,  con  mitra  in  capo,  si  re- 
cano all'altare.  Nel  ricevere  però  il 
cereo,  depongono  la  mitra,  e  in  pie- 
di ricevono  la  candela,  la  baciano, 
e  fatta  una  riverenza,  tornano  ai 
rispettivi  posti.  Dopo  che  i  Cardi- 
nali hanno  avute  le  candele,  il 
Cardinal  fijnzionante  si  pone  a  se- 
dere sul  faldistorio,  nello  stesso  luo- 
go ove  stava  in  piedi ,  e  subito 
vanno  a  ricevere  la  candela  i  pa- 
triarchi ,  gli  arcivescovi ,  e  vescovi 
assistenti  al  soglio,  e  i  vescovi  non 
assistenti,  tutti  praticando  ciò ,  che 
fecero  i  Cardinali,  e  di  più  aggiun- 
gendovi il  bacio  dell'anello  Cardi- 
nalizio. Seguono  il  commendatore 
di  s.  Spirito,  e  gli  abbati  mitrati, 
i  quali,  in  un  a  tutti  quelli,  dei 
quali  si  dirà  in  appresso,  dovranno  ri- 
ceverla in  ginocchio,  senza  berret- 
tino in  testa,  baciando  la  candela , 
e  l'anello  del  Cardinale.  Prosieguo- 
no  i  pp.  penitenzieri  vaticani,  il 
governatore  di  Roma,  l'uditore  del- 
la camera,  il  tesoriere,  il  maggior- 
domo, i  protonotari  apostolici,  i  ge- 
nerali degli  Ordini  reUgiosi,  il  mae- 
stro del  sagro  ospizio ,  gli  uditori 
di  Rota  col  p.  maestro  del  sagro 
palazzo,  i  chierici  di  camera,  i  vo^ 


GAP 
tanti  di  segnatura,  gli  abbreviatori 
di  parco  maggiore,  il  prete  assisten- 
te in  cotta,  e  rocchetto,  il  diacono 
e  suddiacono  assistenti  colla  piane- 
ta ripiegata,  i  maestri  di  cerimonie, 
i  camerieri  segreti  partecipanti  so- 
prannumerari, e  di  onore,  gli  avvo- 
cati concistoriali,  i  cappellani  segre- 
ti e  comuni,  non  però  gli  aiutanti 
di  camera  non  essendovi  il  Papa  ; 
i  bussolanti,  i  procuratori  generali 
degli  Ordini  religiosi,  il  predicatore 
apostolico,  il  confessore  della  fami- 
glia Pontifìcia,  i  procuratori  di  col- 
legio, i  cantori  Pontificii,  il  p.  sotto- 
sagrista,  i  chierici  della  cappella,  gli 
accoliti  ceroferari,  i  cappellani  comu- 
ni, i  caudatari  de'Cardinah,  ai  quali 
i  rispettivi  padroni  sempre  sogliono 
donare  il  proprio  cereo;  i  maestri 
ostiarii  virga  rubea,  gli  alunni  del 
collegio  germanico-ungarico,  i  cur- 
sori Pontificii,  i  mazzieri,  ed  i  fo- 
rastieri  sì  ecclesiastici  che  secolari. 
IVel  resto  si  pratica  quanto  supe- 
riormente si  descrisse,  nell'occasione 
in  cui  faccia  funzione  il  Papa.  So- 
lo è  da  notarsi,  che  la  croce  Papa- 
le è  portata  nella  processione  dal 
diacono  assistente,  il  quale  ha  presso 
di  sé  i  maestri  ostiarii,  e  che  in  fine 
della  processione  il  celebrante  porta 
la  candela  accesa  senza  baldacchi- 
no, avendo  a  destra  il  prete  assi- 
stente, ed  a  sinistra  il  diacono  assi- 
stente colle  pianete  ripiegate.  Tocca 
a  quest'  ultimo  l' intuonare  il  Pro- 
cedamus  in  pace.  La  famiglia  poi 
del  Cardinale  partecipa  d' una  co- 
piosa distribuzione  di  cera. 

Ritornando  al  Pontefice,  quando 
ha  celebrata  la  funzione,  ed  ha  pre- 
so il  piviale  bianco,  come  superior- 
mente si  descrisse,  incomincia  egli 
col  Cardinal  celebrante  l'  introito 
della  messa,  che  i  cantori  cantano 
con  sollecitudine,  non  essendovi  l'tib- 


CAP  267 

bidlenza  già  prestata  dal  sagro  Col- 
legio, prima  della  benedizione  delle 
candele.  Se  questa  festa  viene  dopo 
la  settuagesima ,  oltre  il  graduale, 
che  si  canterà  pure  con  sollecitudine, 
si  canta  anche  il  tratto,  ma  andante. 
Quando  si  dee  cantare  il  vangelo, 
i  chierici  della  cappella  accendono 
tutte  le  candele,  e  quella  del  Papa, 
che  sosteneva  il  cameriere  segreto 
coppiere,  viene  accesa,  e  dal  Cardinal 
primo  diacono  assistente  è  conse- 
gnata al  Pontefice  medesimo.  Que- 
ste candele  si  riaccendono  all'ele- 
vazione. Con  ciò  si  vuole  signifi- 
care,  che  deve  esser  acceso  il  lu- 
me della  nostra  fede  nel  credere  le 
verità  evangeliche,  e  la  presenza 
reale  di  Gesù  Cristo  nell'Ostia  con- 
sagrata. 11  discorso  vaca  per  non 
prolungare  maggiormente  la  fun- 
zione; e  il  mottetto  all'offertorio, 
Responsum  accepìt  Sìnieon,  suol 
essere  del  Palestrina.  Tutto  il  resto 
si  regola  nel  modo  consueto;  ma 
dopo  avere  i  cantori  risposto  A' 
meiij  all'/^e  missa  est,  il  Papa  in- 
tuona il  Te-Deuniy  secondo  la  pre- 
scrizione di  Clemente  XI,  il  quale 
nell'orrendo  terremoto,  accaduto  in 
Roma  a' 2  febbraio  lyoS,  attribuii 
al  patrocinio  della  b.  Vergine,  l'es- 
sere la  città  stata  preservata  dalla 
rovina.  Perciò  ordinò  in  perpetuo 
ai  romani ,  che  osservassero  il  di- 
giuno nella  vigilia  di  questa  festa, 
e  che  nella  cappella  Papale  si  can- 
tasse solennemente  l' inno  della  ri- 
conoscenza, col  Pater  noster,  il  ver- 
setto Benedicarmis  Palrem^  et  FUiwn 
cum  sancto  Spirita ,  con  quelli  che 
seguono,  e  V  Oremus.  Indi  il  me- 
desimo Pontefice,  dicendo  il  Sii  no* 
men  Domini  henedictum,  dà  l'apo- 
stolica benedizione,  ed  il  celebrante 
dall'altare  legge  la  consueta  formu- 
la, colla  quale  si  avvisano  gli  astan^ 


0.6S  CAP 

ti  dei  trentanni  d' indalgeiiza,  con- 
ceduti dal  sommo  Pontefice. 

Avendo  poi  voluto  il  Papa  regnan- 
te, come  già  accennammo,  dare  un 
maggiore  sfogo  a'  forastieri,  cotanto 
biamosi  di  vedere  le  Pontificie  fun- 
zioni, e  perchè  quella  della  Purifica- 
zione o  Candelora  riuscisse  più  mae- 
stosa, dal  1839  in  poi  volle  celebrar- 
la nella  basilica  vaticana,  ove  si  osser- 
vò sulle  cerimonie,  posti  ec,  quan- 
to si  disse  per  la  precedente  cap- 
pella della  Cattedra.  Però  i  peniten- 
zieri prendono  luogo  nel  secondo 
banco  a  destra  del  trono,  appresso  i 
vescovi  non  assistenti ,  e  gli  abbati 
mitrati;  mentre  i  quattro  prelati  di 
fiocchetti  siedono  dietro  al  banco 
de'  Cardinali  diaconi ,  sopra  i  pro- 
tonotari  apostolici.  La  processione 
poi  fa  tutto  il  giro  della  chiesa. 

Non  è  a  tralasciarsi  di  riportare, 
che,  tornato  il  Papa  nelle  sue  ca- 
mere, in  mozzetta  e  rocchetto,  si  as- 
side in  trono  di  quella  del  conci- 
storo, e  coir  assistenza  del  maggior- 
domo ,  del  maestro  di  camera ,  e 
della  sua  corte,  riceve  le  oblazioni 
delle  candele  di  tutte  le  patriarcali, 
busiliche,  collegiate,  Ordini  religiosi, 
e  gerosolimitano,  non  che  di  alcu- 
ne chiese  nazionali,  confraternite, 
collegi  e  seminari,  ec. ,  presentate 
dai  rispettivi  deputati,  i  quali  sono 
introdotti  dai  maestri  di  cerimonie,  e 
vengono  ammessi  al  bacio  del  piede 
neir  atto  che  presentano  i  cerei. 
Molti  di  que' cerei  sono  di  varie  li- 
bre di  peso,  miniati,  dipinti  co'  ri- 
spettivi stemmi,  oltre  quello  del  Pa- 
pa ,  e  decorati  di  ricchi  fiocchi  di 
seta  bianca  e  rossa  intarsiati  d'oro. 
Una  parte  di  questa  cera  suol  es- 
sere donata  dal  Pontefice  ai  moni- 
steri  bisognosi  e  luoghi  pii.  Anche 
la  santa  casa  di  Loreto,  per  mezzo 
del  segretario   della    sua    congrega- 


CAP 

zione,  umilia  al  Papa  un  grosso  ed 
elegante  cereo.  Questa  oblazione  è 
molto  antica,  perocché  sino  dai  pri- 
mordi del  secolo  XVIII,  in  cui  s'in- 
cominciarono coi  Diarii  di  Roma 
a  pubblicare  le  descrizioni  delle  Pon- 
tificie funzioni,  fu  riportata  anche 
quella  dell'  oblazione. 

6.  Cappella  Papale  ove  risiede  il 
Pontefice,  nel  dì  primo  di  qua- 
resima,  colla  funzione  della  be- 
nedizione, e  della  imposizione  del- 
le ceneri. 

I  Cardinali  vi  si  recano  con  ve- 
sti e  cappe ,  e  tutt'  altro  paonazzo. 
Giunti  nella  sala  regia,  assumono  le 
cappe,  e  passano  in  cappella ,  ove 
per  quadro  dell'  altare  si  espone  un 
arazzo,  il  quale  esprime  il  Salvato- 
re, che  predica  alle  turbe.  Il  paliot- 
to  è  di  colore  paonazzo.  La  coltre 
del  trono,  e  la  coltrina  della  sedia, 
sono  esse  pure  di  lama  d' oro  di 
colore  paonazzo.  Si  reca  il  Papa  in 
cappella  con  piviale  rosso,  stola  pao- 
nazza e  mitra  di  lama  d'argento, 
ed  asceso  al  trono,  riceve  all'ubbi- 
dienza i  Cardinah,  dopo  la  quale  i 
medesimi  Cardinali  si  vestono  dei 
sagri  paramenti  paonazzi,  nel  modo 
che  descrivemmo  al  precedente  nu- 
mero, facendo  il  simile  gU  altri.  In- 
di l'ultimo  uditore  di  Rota,  col- 
la pianeta  violacea  piegata,  come 
suddiacono  apostolico,  prende  dal- 
l'altare il  piatto  d'argento  dorato 
colle  ceneri,  cavate,  secondo  l'antico 
rito,  dagli  olivi  benedetti  nell'ultima 
domenica  delle  palme,  e  lo  porta 
genuflesso  al  Papa  affinchè  le  be- 
nedica, ciò  ch'egli  fa  colle  orazioni 
prescritte  dal  rituale,  che  legge,  e 
perciò  il  coro  non  risponde.  Dopo 
la  benedizione,  lo  stesso  uditore  di 
Rota  s' inginocchia    alla   destra    del 


CAP 
Papa  ,  e  il  Cardinal  penitenziere 
maggiore  cui  tocca  sempre  in  que- 
sto giorno  a  cantare  la  messa,  senza 
guanti ,  senza  anello  pontificale,  e  sen- 
za mitra,  salendo  sullo  sgabello  della 
sedia  pontificia,  fatta  al  Papa  una  pro- 
fonda riverenza  in  piedi  senza  profe- 
nre  il  Memento  homOj  impone  le  ce- 
neri in  forma  di  croce  sul  capo  del 
Pontefice  sedente  in  soglio.  Quindi  ri- 
copertosi il  Papa  della  mitra,  e  pre- 
so il  grembiale  di  lino  con  merlet- 
to e  croce  ricamata  d'oro,  che  gli 
pone  un  chierico  di  camera  (  il  qua- 
le finche  dura  la  funzione  va  alla 
sinistra  del  decano  della  Rota),  dà 
le  ceneri  al  medesimo  Cardinale  pe- 
nitenziere celebrante ,  e  facendo  un 
segno  di  croce  sulla  di  lui  chierica , 
dice  la  formula  Memento ^  liomOj  ^uia 
pulvìs  es  y  et  in  pidverem  reverte- 
ris.  I  cantori  incominciano  l'antifo- 
na, Inimuteniur  habitu^  ed  intanto 
prosiegue  la  distribuzione  delle  cene- 
ri, cioè  dal  Cardinal  decano,  o  ve- 
scovo suburbicario  più  anziano,  si- 
no ai  foraslieri,  tenendo  l'ordine 
descritto  nella  funzione  delle  can- 
dele benedette .  I  Cardinali  le  rice- 
vono in  piedi,  e  baciano  al  Papa  il 
ginocchio  sinistro;  i  patriarchi,  ar- 
civescovi e  vescovi  le  ricevono  in  gi- 
nocchio, baciando  il  ginocchio  del 
Papa;  il  commendatore  di  s.  Spiri- 
to e  gli  abbati  mitrali,  le  ricevono 
pure  genuflessi,  baciando  il  piede, 
locchè  fanno  tutti  gli  altri;  schie- 
randosi poi  innanzi  l'altare  gli  uf la- 
ziali delle  guardie  nobili,  e  dal  lato 
destro  del  trono  i  Pontificii  cursori, 
mazzieri,  allorché  si  recano  i  fora- 
stieri  a  ricevere  le  ceneri.  Dopo  i 
forestieri  le  riceve  per  ultimo  1'  udi- 
tore di  Rota,  che  ha  sostenuto  il 
piatto,  da    cui  il  Papa  le  prese. 

Terminata  la  distribuzione,  il  Pon- 
tefice si  lava    le    mani ,    nel    modo 


*  CAP  269 

descritto  alla  funzione  delle  candele, 
solo  che  in  questa  circostanza  ado- 
pera anche  la  mollica  di  pane,  ed 
il  limone  per  meglio  mondarle.  Tali 
cose,  in  un  al  boccale  coli'  acqua , 
ed  al  pannolino,  sono  innanzi  pre- 
parate dal  credenziere  di  lui  sulla 
credenza  dalla  parte  dell'  epistola. 
Quindi  due  votanti  di  segnatura  coi 
candellieri  si  recano  avanti  al  trono, 
ed  alzatosi  il  Pontefice,  senza  mitra 
intuona  il  Dominus  vohiscum,  e  can- 
ta r  orazione,  cui  risponde  il  coro, 
Amen.  La  funzione  ha  compimento, 
deponendo  tutti  i  paramenti  sagri,  ^ 
e  ripigliando  le  cappe  paonazze. 

Se  il  Pontefice  non  interviene , 
celebra  la  funzione  delle  ceneri  lo 
stesso  Cardinal  penitenziere  in  pi- 
viale e  mitra,  ricevendole  pel  pri- 
mo dal  Cardinal  decano,  che  poscia 
le  riceve  da  lui  in  piedi,  stando  il 
penitenziere  appoggiato  all'altare,  da 
dove  le  impone  a  tutti  i  Cardinah, 
e  sedendo  sul  faldistorio  le  dà  a  tutti 
gli  altri,  che  baciano  l'anello  Cardi- 
nalizio, cioè  i  patriarchi  e  vescovi  in 
piedi,  e  tutti  gli  altri  genuflessi.  Do- 
po la  funzione,  il  Cardinale  depone 
il  piviale,  e  si  veste  de'  paramenti 
per  celebrare  la  messa,  che  è  quale 
fosse  assistita  dal  Papa. 

Dopo  la  suddetta  lavanda,  il  Pa- 
pa scende  dal  trono  per  la  messa, 
e  nel  solito  luogo  avanti  T  altare,  s'in- 
comincia dal  Pontefice  col  celebran- 
te r  introito,  che  cantano  i  cantori 
senza  contrappunto  ;  indi  seguono  i 
Kyrie  in  canto  fermo.  E  siccome 
non  evvi  ubbidienza,  avendola  resa 
il  sagro  Collegio  prima  della  fun- 
zione, all'ultimo  Kyrie  il  Papa  scen- 
de nuovamente  dal  soglio,  e  va  ad 
inginocchiarsi  nel  genuflessorio ,  da 
cui  ritorna  al  trono  dopo  le  ora- 
zioni, e  quindi  legge  l'epìstola,  il 
graduale   e   l'evaiigclo,    nel   tempo 


270  CAP 

stesso,  che  il  suddiacono,  spogliatosi 
della  pianeta  piegata,  canta  1'  episto- 
la. Dopo  che  i  cantori  hanno  can- 
tato senza  contrappunto  il  gradua- 
le e  il  tratto,  il  Papa  torna  a  cala- 
re al  genuflessorio,  ed  allora  si  dice 
r  Adjuva  nos  DeuSj  versetto  che  i ri- 
tuonano due  soprani  anziani  solle- 
citamente, ripigliando  il  coro  Propter 
noinen  tLiiini,  che  si  dice  adagio,  per 
dar  tempo  al  Pontefice  di  fare  ri- 
torno al  trono.  Ivi  pone  T  incenso 
nel  turibolo,  e  il  diacono  colle  so- 
hte  cerimonie  giunge  al  luogo  per 
cantar  V  evangelio,  senza  la  pianeta 
spiegata,  ma  collo  stolone  a  tra- 
verso. Quindi  il  procuratore  gene- 
rale de'  teatini  recita  il  sermone , 
pubblicando  poi  l'indulgenza  di  quin- 
dici anni .  Molti  di  que'  sermoni 
Vennero  pubblicati  più  volte  colle 
stampe,  particolarmente  quando  la 
funzione  facevasi  a  s.  Sabina,  come 
può  ricavarsi  da'  seguenti  esempi , 
dai  quali  rilevasi  puranco  chi  li  fe- 
ce in  varie  epoche.  Questi  mede- 
simi discorsi  anticamente  si  face- 
vano dal  Cardinal  penitenziere,  che 
inoltre  soleva  pure  destinare  chi 
doveva  supplirlo  :  Jos.  Stephani,  O- 
ratio  in  die  cinerum  habìla  co- 
ram  Gregorio  XIIL  R  O.  M. 
et  amplissimo  Patrum  senatu  anno 
i585:  Frane.  Panigarola  de  Sacr. 
Stai,  veteri  inslituio  a  Xysto  V 
P.  M.  revocato,  Oratio  habìta  in 
tempio  s.  Sahinae  in  die  cinerum 
an.  iSSy:  Bart.  Peretti,  Orationes 
in  die  cinerum,  et  ascensionis  Do- 
mini, Romae  1590:  Pomp.  Ugonii 
Bibl.  Ascanii  Card.  Columnae ,  O- 
ratio  hahita  in  tempio  s.  Sabìnae, 
feria  IV  cinerum  ad  Clem.  Vili 
i^ga:  Laelii  Pellegrini,  Oratio  ad 
Clemenlem  Vili  in  tempio  s.  Sa- 
hinae feria  IV  cinerum  anno  i^^Z-, 
Pauli  Benii  Eugubini   s.   theol.  do- 


CAP 

ctoris,  Oratio  hahita  in  sacro  Cle- 
mqntis  Vili.  P.  M.  et  amplìssi- 
morum  S.  R.  E.  Cardinalium  con- 
sessuj  feria  IV  cinerum  in  s.  Sa- 
hinae tempio  anno  1 594  ;  Oct.  For- 
zini,  Oratio  habita  in  tempio  s.  Sa- 
hinae, feria  IV  cinerum  anno  1 656. 

L'offertorio  della  messa  si  dee 
dire  andante  in  contrappunto,  se 
vuoisi  da'  cantori  ripetere  adagio  il 
mottetto  Derelinquat  impius ,  del 
Palestrina.  E  quando  il  maestro  di 
cerimonie  accompagna  il  diacono , 
all'  incensazione,  suole  ad  ogni  Car- 
dinale intimar  l'ora  della  predica 
pel  venerdì  futuro  nelle  camere  Pon- 
tifìcie. Nel  tempo  poi,  in  cui  il  prete 
assistente  al  calebrante  va  in  giro 
a  portar  la  pace ,  un  cerimoniere 
distribuisce  a'  Cardinali  e  a  tutti 
quelli,  che  hanno  luogo  in  Cappella, 
i  libri  delle  orazioni,  e  le  litanie  da 
recitarsi  ne'  giorni  della  quaresima 
nelle  cappelle  private  de'  Cardinali, 
a  cui  sono  annesse  le  indulgenze 
delle  stazioni  in  Roma  ;  libri  che 
hanno  questo  titolo:  Litaniae  et 
preces  recitandae  in  praesenli  qua- 
dragesima, ab  Emis.,et  Rmis.  DD. 
S.  R.  E.  Cardinalibus ,  aliisque  ^ 
(juibus  a  SS.  D.  N.  Papa  ex  spe- 
ciali gratia  concedi  solet  ut  indul- 
gentias  stationum  ecclesiarum  Urbis 
in  suis  privatis  capellis  consequi 
valeant.  Intorno  a  ciò  è  a  vedersi, 
Fr.  M.  Card.  Brancatii,  Dissertatio 
de  privilegiis,  quibus  gaudent  Car- 
dinales  in  propriis  Capellis,  Romae 
1672.  Finalmente  terminata  la  fun- 
zione ,  dal  coro  dicesi  il  Deo  gratias 
in  canto  fermo. 

Inoltre  non  deve  tacersi,  che  in 
questa  Cappella,  restando  il  diacono 
e  suddiacono  senza  pianeta,  si  veg- 
gono i  ricami,  che  portano  nelle  e- 
stremità  delle  maniche ,  e  intorno 
ai  lembi  del  camice.  Guglielmo  Du- 


CAP 

raftdo  parlando  di  questi  oniati,  di- 
ce; Quod  alba,  aurifrìsiuin ,  et 
gammata  diversìs  in  locis,  ac  va- 
rìis  operibus  ad  decorem  habet,  it- 
liid  insinuata  (juod  propheta  dicit 
in  psalmo:  »  Astitit  Regina  a  dex- 
»  tris  tuis  in  vestitu  deaurato, 
w  circumdata  Tarietate  ".  Vogliono 
altri,  che  siffatti  ornamenti  sieno 
un  avanzo  delle  mostre  del  Colobio 
(veste  con  maniche  brevissime),  che 
prima  adoperavano  i  sagri  ministri, 
e  che  si  sono  ritenuti  con  semplici 
merletti  ricamali. 

Vediamo  adesso,  come  e  dove  an- 
ticamente si  celebrasse  questa  funzio- 
ne, insieme  ad  altre  notizie  relative. 
Prima  di  tutto  si  legge  nel  primo 
e  più  antico  Ordine  romano,  pub- 
blicato da  Mabillon  ,  Mus.  Jtal. 
tom.  II,  p.  17,  §  II,  feria  IV,  Ini- 
tìum  quadra gesimae^  che  in  questo 
giorno  si  faceva  la  colletta  di  tutte 
le  scuole  del  clero  romano  nella 
chiesa  di  s.  Anastasia,  ove  si  reca- 
va il  Pontefice  a  celebrare,  senza 
che  ivi  si  nomini  la  benedizione  e 
distribuzione  delle  ceneri.  Questa 
però  trovasi  nell'Ordine  undecimo 
del  canonico  Benedetto ,  presso  il 
citato  Mabillon,  p.  i33,  e  nel  p. 
Gattico,  Acta  caerem.  p.  81,  in  cui 
si  legge,  che  il  Papa  dopo  di  aver 
distribuita  la  cenere  nella  chiesa  di 
s.  Anastasia,  a  piedi  scalzi  si  dirige- 
va colla  processione  di  tutto  il  clero 
a  s.  Sabina ,  dove  cantava  la  messa 
senza  i  Kyrie^  che  già  s'erano  detti 
per  istrada  nelle  litanie.  Il  suddia- 
cono regionario  intimava  ad  alta 
voce  la  stazione  del  giorno  seguente, 
che  soleva  farsi  nella  chiesa  di  san 
Giorgio  in  Velabro.  Finita  la  messa, 
un  accolito  prendeva  uno  stoppino, 
detto  papiro,  e  lo  intingeva  nell'olio 
d'una  lampada,  e  dopo  averlo  ben 
pulito,  lo  presentava  al  Papa  che  lo 


CAP  271 

benediceva,  e  poi  il  medesimo  acco- 
lito gli  diceva  :  Ho  die  fuit  statìo  ad 
s.  Sabinani ,  quae  salutai  te  ^  e  il 
Papa  rispondeva  Deo  gralias.  Su- 
bito l'accolito  gli  presentava  lo  stop- 
pino, che  da  lui  si  baciava  in  rive- 
renza della  santa,  e  poi  consegnavasi 
ad  un  cubiculario,  il  quale  lo  ri- 
poneva e  custodiva  sino  alla  morte 
del  Papa,  per  unirlo  con  quelli  delle 
altre  stazioni,  in  cui  si  faceva  sem- 
pre questa  cerimonia.  Si  raccoglie- 
vano tutti  in  un  cuscinetto ,  che  si 
poneva  entro  la  cassa  mortuaria  sot- 
to la  testa  del  Papa  defunto,  come 
descrive  ancora  il  Cancellieri ,  De 
secretariis,  tom.  II,  p.  972. 

Il  Galli cciolli,  nel  tom.  IX,  OpC' 
rum  s.  Gregorii  M.  in  Isagoge  li- 
turgica,  caip.  i4)  p*  ^gS,  congettura, 
che  dall'uso  già  detto  di  pubblicare 
la  stazione  nella  messa,  sia  derivata 
la  consuetudine  di  pubblicare  in 
essa  r  indulgenza  ,  come  ora  si  fa 
nelle  Cappelle  PapaH. 

Cencio  Camerario,  nell'Ordine  duo- 
decimo, nel  tom.  II,  pag.  175,  del 
Mus.  Ital.  j  e  presso  il  menzionato 
Gattico,  p.  i5  e  194?  descrive  la 
stessa  funzione  con  qualche  giunta, 
giacche  dice,  che  la  cenere  si  bene- 
diceva dall'  ultimo  Cardinale  prete  , 
e  che  il  primo  Cardinale  vescovo  la 
dava  al  Papa,  dicendo  Memento ^ 
quia  puhis  es  etc. ,  mentre  poi  il 
Pontefice  la  distribuiva  agli  altri. 
Egli  poi  è  anco  il  primo,  che  parli 
dell'uso  di  lavare  i  piedi  coU'acqua 
calda  al  Papa,  che  andava  scalzo. 
a  s.  Sabina,  nella  sagrestia,  che  si 
accenna  pure  nell*  Ordine  decimo- 
quarto del  Cardinal  Gaetano,  e  nel 
decimoquinto  di  Pietro  AmeHo,  il 
quale  dice  dover  essere  unita  ad 
erbe  odorose.  Questi  due  scrittori 
concordano  in  tutto  con  Cencio  Ca» 
merario  ;  ma  Pietro  Amelio  avverte. 


272  GAP 

che  già  in  tempo  di  Urbano  VI , 
del  rSyS,  si  era  lasciata  la  formula 
del  Memento  ec,  mettendo  il  Car- 
dinal vescovo  le  ceneri  sul  capo  al 
Pontefice,  senza  proferire  le  dette 
parole,  come  seguitò  a  praticarsi  sino 
al  tempo  presente.  Bonifacio  IX,  che, 
nel  1 389  ,  successe  ad  Urbano  VI , 
nel  quinto  anno  del  suo  Pontificato, 
ordinò,  quod  ìlle  qui  celebrai  ini- 
ponat  Papae  cineresj  e  Paolo  li, 
nel  1464}  fii  il  pnmo  ad  introdur- 
re l'uso  di  benedire  le  ceneri,  che 
prima  si  benedicevano  dall'  ultimo 
Cardinale  prete  :  prò  majorì  devo- 
tione  popidi  benedixit  cineres ,  et 
deditj  et  quod,  si  devotuni  exlltit, 
sui  successores  judicaverìnt.> 

Il  Cardinal  Nicola  Antonelli,  (nel- 
r  epist.  ad  Card.  Gentili ,  De  ritu 
inipertiendi  sacri  cineris  super  ca- 
put romani  Pontifici s ,  inserita  fra 
gli  opuscoli  annessi  al  vetus  missale 
romanum  monaslicum  lateranense , 
che  il  gesuita  Azevedo  pubblicò  in 
Roma,  nel  1 754),  e  Angelo  Rocca  (nel- 
la sua  Opera,  X.  I ,  p.  217:  unde 
cineres  super  caput  spargendi  usus 
orìglnem  trahat,  et  quid  sihi  velit),  cer- 
cando la  cagione  per  cui  in  questa 
funzione  si  ommetta  al  Papa  la  for- 
mula, che  si  usa  con  tutti  i  fedeli 
di  ricordargli  d'  esser  polvere  ,  con- 
vengono, che  questo  spargimento  di 
cenere  con  quella  formula  a  tutti 
comune,  è  un  avanzo  venerabile  del 
rito,  che  nel  mercord\  delle  ceneri  si 
praticava  anticamente  co'  pubblici  pe- 
nitenti, a'  quali  si  davano  in  tal  gior- 
no le  ceneri,  proferendo  quelle  pa- 
role, che  ci  ricordano  la  nostra  mor- 
talità ,  e  ci  umiliano  salutarmente 
colla  memoria  della  medesima.  Es- 
sendo dunque  la  pubbhca  penitenza, 
onde  questa  ceremonia  è  a  noi  ve- 
nuta, una  specie  di  ecclesiastico  giu- 
dicio,  al  quale   non   dee  soggiacere 


CAP 

il  romano  Pontefice,  fu  risoluto  dai 
liturgici,  che  bastasse  col  fatto,  cioè 
collo  spargimento  delle  ceneri,  ram- 
mentare al  Papa  la  mortai  sua  con- 
dizione, senza  esercitare  sopra  di  lui 
queir  ombra  di  giurisdizione  eccle- 
siastica, alla  quale  il  capo  della  Chie- 
sa non  è  per  alcun  modo  soggetto. 
E  perciò  appunto  il  Cardinal  peni- 
tenziere gliele  mette  sul  capo,  essen- 
do spogliato  delle  insegne  di  pode- 
stà,  e  giurisdizione,  come  di  sopra 
abbiamo  detto.  La  prende  poi  il 
Papa ,  nonostante  la  suprema  sua 
dignità,  per  dare  agli  altri  esempio 
di  umiltà,  e  per  dimostrare,  che  ec- 
cedendo egli  a  tutti  gli  uomini  per  la 
preminenza  che  occupa ,  è  tuttavia 
com'  essi  fragile  e  mortale,  non  esen- 
te da  ogni  colpa,  ma  bisognoso,  che 
gli  altri  ottengano  a  lui  da  Dio  il 
perdono  delle  sue  mancanze. 

Finalmente,  questa  funzione  da 
tempo  antichissimo  si  celebrava  nella 
chiesa  di  s.  Sabina  sul  monte  Aven- 
tino, e  vi  si  recava  il  Pontefice  dal 
palazzo  apostolico  con  cavalcata  so- 
lenne, in  sedia,  in  lettiga,  ed  anche 
privatamente  ;  ma  stante  la  lonta- 
nanza ,  poco  a  poco  s' incominciò  a 
celebrarla  nella  cappella  ove  risideva 
il  Papa.  Tutta  volta  Benedetto  XIV 
in  questo  giorno,  e  in  forma  pubblica, 
si  recò  pili  volte  a  far  la  funzione  in 
s.  Sabina,  mentre  in  altri  la  celebrò 
alla  Paolina  del  Quirinale.  Clemente 
XIII  suo  successore  per  richiamare  la 
memoria  dell'  uso  tanto  antico  di  farsi 
la  Cappella  delle  ceneri  in  detta  chiesa, 
nel  primo  anno  del  suo  Pontifica- 
to vi  si  recò  col  treno  nobile;  ma 
siccome  la  lontananza  del  luogo  dif- 
ficile ancora  per  l'accesso,  e  la  cat- 
tiva stagione  in  cui  suol  cadere  que- 
sto giorno,  rendevano  incomodo  il 
continuare  tal  costumanza ,  così  da 
Clemente  XIV   in  poi  venne  stabi- 


GAP 
iito  di  celebrare  la  funzione  nel  pa- 
lazzo apostolico,  che  abita  il  Ponte- 
fice. Sino  agli  ultimi  anni  del  secolo 
decorso,  il  Papa  vi  si  recava  in  se- 
dia gestatoria  al  modo  di  quanto  si 
praticava  in  quasi  tutte  le  cappel- 
le ,  siccome  dicemmo  altrove.  F. 
Ceneri. 

Faremo  qui  menzione  delle  pre- 
diche, che  nella  camera,  detta  del 
Concistoro,  o  del  s.  O/fizio  del  pa- 
lazzo apostolico ,  in  tutti  i  vener- 
dì di  quaresima  si  fanno  in  idio- 
ma italiano  dal  predicatore  aposto- 
lico cappuccino ,  al  Pontefice ,  il 
quale  1'  ascolta  dietro  la  bussola 
in  compagnia  del  maggiordomo,  e 
del  maestro  di  camera,  o,  in  loro 
assenza,  dell'elemosiniere,  e  de' ca- 
merieri segreti.  Sono  inoltre  ad  udir- 
la il  sagro  Collegio,  la  prelatura,  e 
tutti  quelli,  che  hanno  luogo  in  cap- 
pella, assumendo  i  soli  Cardinali  le 
cappe  paonazze,  incedendovi  i  prelati 
in  abito  prelatizio,  i  cubiculari  in  abito 
di  niantellone,  e  i  religiosi  con  quello 
del  proprio  Oidine.  E  mentre  si  reci- 
ta la  predica  dal  predicatore  apostoli- 
co, alcuni  dei  famigliari  del  Pontefice, 
quelli  de'  Cardinali ,  e  prelati  ec. ,  si 
riuniscono  in  una  vicina  sala,  ove 
il  padre  compagno  del  maestro  del 
sagro  palazzo,  fa  loro  la  predica, 
secondo  1'  istituzione  del  fondatore 
del  pioprio  Ordine  s.  Domenico,  e 
stabilita  da  Onorio  III.  F.  Pre- 
diche. Però  nei  venerdì  del  me- 
se di  marzo,  dopo  la  predica,  il 
Pontefice,  preceduto  dall'ultimo  udi- 
tore di  Rota  in  abito  prelatizio  di 
rocchetto,  e  mantelletta  paonazza 
colla  croce  astata,  e  dalla  propria 
famiglia,  vestito  di  mozzetta  filet- 
tata d'armellini  di  panno  rosso,  del 
qual  drappo  sono  le  scarpe ,  con 
istola  di  raso  di  detto  colore,  seguito 
dal  sagro  Collegio  in  abito  Cardina- 

VOL.    VIH. 


CAP  273 

lizio  paonazzo,  va  a  lucrare  l'indul* 
genza  della  stazione  nella  basilica, 
vaticana.  Il  Papa,  e  i  Cardinah  as- 
sistiti dai  cerimonieri  Pontificii  in 
mantellone,  visitano  l'  altare  del  ss. 
Sacramento,  che  è  chiuso  nel  cibo- 
rio, quello  della  b.  Vergine  nella 
cappella  gregoriana;  quindi  passano 
a  baciare  il  piede  della  statua  di 
bronzo  di  s.  Pietro ,  e  si  recano  a 
fare  orazione  avanti  l'altare  Papale, 
sulla  mensa  del  quale  sono  esposte  le 
reliquie;  e  mentre  il  canonico  altari- 
sta  fa  dispensare  la  consueta  ora- 
zione a' Cardinali,  al  maggiordomo, 
al  maestro  di  camera,  all'elemosi- 
niere e  al  sagrista,  due  canonici 
digniori  della  basilica,  uno  presenta 
al  Papa  una  di  dette  orazioni,  e 
l'altro,  finché  la  legge,  sostiene  la 
bugia  con  candela  accesa.  Se  però 
evvi  il  vicario  del  capitolo,  a  lui 
incombe  presentare  la  cartella  del- 
l' orazione. 

La  detta  orazione  si  compone  di 
quelle  dell'  Ante  oculos  (  Vedi  ) , 
oltre  l'inno  per  l'apostolo  san  Pie- 
tro. Il  Pontefice  genuflette  sopra  in- 
ginocchiatoio coperto  di  coltre  di 
velluto  rosso  con  trine,  e  frangie 
d' oro,  con  cuscini  simili  ;  il  quale 
strato  ricuopriva  anco  gl'inginocchia- 
toi de'  due  suddetti  altari.  I  Cardi- 
nali lateralmente  ai  banchi  genu- 
flettono, come  avevano  fatto  prece- 
dentemente ,  sui  cuscini  di  panno 
paonazzo  ivi  deposti  dai  loro  decani; 
e  il  maggiordomo,  e  maestro  di  ca- 
mera, dietro  al  Papa,  avendo  in- 
nanzi un  piccolo  sgabello. 

Terminatosi  dal  Pontefice  di  pre- 
gare innanzi  il  detto  altare  Papale, 
saluta  i  Cardinali,  e  si  restituisce 
per  la  scala  presso  la  Cappella  del 
ss.  Sacramento,  dond'cra  venuto,  alla 
contigua  residenza.  Trova  alla  porta, 
come  quando  era  stato  ricevuto,  il 
18 


274  CAP 

Cardinal  arciprete,  e  alcuni  canonici  in 
cappa  a  rendergli  omaggio.  Ma  se  egli 
abiterà  al  Quirinale,  non  suole  recarsi 
alla  basilica  vaticana,  ed  ogni  Car- 
dinale vi  si  reca  a  suo  piacere  do- 
po la  predica. 

È  necessario  qui  d'avvertire,  che 
tal  visita  del  Papa  con  tutto  il  sagro 
Collegio,  dopo  la  predica  dei  venerdì 
di  marzo,  ha  luogo  anche  se  cadesse 
alcuno  di  detti  venerdì  dopo  la  Pas- 
qua di  risurrezione  .  Delle  visite 
fatte  nella  basilica  vaticana  ne'  ve- 
neidìi  di  marzo,  dopo  Pasqua,  si 
hanno  per  ultimi  esempi  il  28  mar- 
zo I  7o4j  regnante  Clemente  X[,  il  3o 
marzo  1 74^,  sotto  Benedetto  XIV,  il 
3i  marzo  1780  nel  Pontificato  di 
Pio  VI,  e  nel  1837,  il  3i  marzo 
nel  Pontificato  del  Papa  regnante. 
Inoltre  dai  registri  dell'archivio  della 
stessa  basilica  vaticana,  si  ha  che 
sotto  il  nominato  Clemente  XI,  ca- 
dendo nel  dì  primo  di  marzo  il 
primo  venerdì  di  tal  mese,  benché 
nella  settimana  di  sessagesima,  e 
perciò  nel  carnevale,  quel  Pontefice 
si  recò  a  visitarvi  la  stazione. 

7.     Cappella    Papale   della   prima 
domenica   di   Quaresima. 

Si  celebra  questa ,  e  le  altre  di 
quaresima  nella  cappella  palatina, 
nella  quale  si  pone  per  quadro  al- 
l' altare  1'  arazzo  rappresentante  la 
predicazione,  ed  anticamente  la  pre- 
sente si  teneva  nella  chiesa  di  s. 
Maria  del  popolo.  I  Cardinali  vi  si 
recano  con  una  carrozza,  vesti,  cap- 
pe, €  tutt' altro  di  colore  paonaz- 
zo. Celebra  la  messa  un  patriarca 
co'  paramenti  di  detto  colore,  ed  è 
perciò,  che  sulla  cancellata  ardono 
sei  candele  come  celebrasse  un  Car- 
dinale, mentre  pegli  arcivescovi  e 
vescovi,  ne  ardono  sole  quattro. 
Tanto   in  questa  che  nelle  seguenti 


CAP 
domeniche  di  quaresima,  sì  il  pa- 
triarca, che  gli  arcivescovi  adope- 
rano la  sola  mitra  di  tela  bianca. 
Il  paliotto  è  del  detto  colore  pao- 
nazzo, e  la  coltre  del  trono  e  la 
coltrina  della  sedia,  sono  di  lama  d'o- 
ro violacea ,  a  seconda  del  colore  dei 
due  baldacchini,  locchè  si  osserva  in 
tutte  le  domeniche  di  quaresima.  I 
cantori  cantano  l'ultimo  verso  del 
tratto,  così  chiamato,  perchè  si  canta 
subito  dopo  il  graduale,  invece  àe\- 
V alleluia,  terminandosi  quando  il 
diacono  è  giunto  al  solito  luogo  per 
cantare  V  evangelio.  Sermoneggia  il 
procuratore  generale  de'  predicatori, 
che  poi  pubblica  1'  indulgenza  di 
dieci  anni.  L'  ofFertorio  si  dice  in 
canto  fermo  sollecitamente,  mentre 
adagio  si  dice  dal  coro  il  mottetto 
Emcndemus  in  melius^  che  talora  è 
di  Gabriele  Galvex;  il  Deo  gratias 
non  si  canta. 

8.    Cappella   Papale  della  seconda 
domenica   di  Quaresima. 

Anticamente  si  celebrava  nella 
basilica  di  s.  Paolo,  ed  ora  nel  pa- 
lazzo Pontificio.  I  Cardinali  vi  si 
recano  in  carrozza,  con  vesti,  cappe 
e  tutt' altro  paonazzo,  del  qual  co- 
lore sono  il  paliotto  dell'  altare,  e  i 
paramenti  dell'arcivescovo,  o  vescovo 
assistente  al  soglio,  cui  tocca  cantare 
la  messa.  Sermoneggia  il  p.  procu- 
ratore generale  de' minori  osservanti, 
il  quale  dipoi  promulga  l' indulgenza 
di  dieci  anni  concessa  dal  Papa,  e 
all'offertorio  si  canta  il  mottetto, 
Ecce  odor  fila  mei,  che  suol  essere 
di  Arcangelo  Crivelli. 

g.     Cappella  Papale   della   terza 
domenica   di   Quaresima. 

Prima  celebravasi  nella  basilica 
di  s.  Lorenzo  fuori  delle  mura,  ed 


GAP 

ritualmente  nella  cappella  Palatina. 
Il  sagro  Collegio  recasi  alla  niedesi- 
lua  con  vesti,  cappe,  e  tiitt' altro 
paonazzo,  del  cpial  colore  sono  il  pa- 
liolto  dell'artaie,  e  i  paramenti  del- 
l'arcivescovo, o  vescovo  assistente  al 
soglio,  ad  uno  de*  quali  per  turno, 
come  nella  precedente,  e  seguente 
Cappella,  incombe  cantare  la  messa. 
Dopo  il  vangelo  pronunzia  il  discor- 
so il  p.  procuratole  generale  degli 
agostiniani,  o  eremiti  di  s.  Agostino, 
pubblicando  a  suo  tempo  1'  indul- 
genza d'anni  dieci  accordata  dal  Pon- 
tefice. Dopo  r  offertorio  si  canta  il 
mottetto  Lamentabatur  Jacob  _,  il 
quale  se  è  del  celebre  Cristoforo  Mo- 
rales,  il  coro  dovrà  cantare  presto 
l'offertorio,  come  osserva  l'Amati, 
per  dire  adagio  un  tal  mottetto,  da 
lui  chiamato  la  più  preziosa  composi- 
zione deirarchivio  de'cappellani  can- 
tori, e  però  ne  raccomanda  a'musici 
una  diligente  esecuzione,  onde  ne- 
cessario negli  astanti  corrispondente 
attenzione  per  gustare  la  soavità,  e 
la  dolcezza  della  melodìa. 

IO.  Cappella  Papale  nella  quarta 
domenica  di  Quaresima ,  delta 
Laelare,  colla  benedizione  della 
Rosa  d' oro. 

Celebravasi  nella  basilica  di  s.  Cio- 
ce  in  Gerusalemme,  edora  si  celebra 
nella  cappella  del  palazzo  abitato  dal 
sommo  l^ontefice.  Anticamente  l'al- 
tare era  decorato  dalle  statue  d'ar- 
gento degli  apostoli,  con  la  croce, 
e  candellieri  più  nobili,  ed  il  tro- 
no, col  baldacchino  dell'altare,  e- 
ra  di  drappi  di  colore  rosaceo,  o 
di  rose  secche,  ma  ora  è  paonaz- 
zo. I  Cardinali  vanno  a  questa  Cap- 
pella con  una  carrozza,  vestiti  di 
sottana,  Fascia  coi  fiocchi  d*  oro, 
mozzetto,    e    manlelletla    di    colore 


GAP  2^7 

rosaceo,  il  quale  usano  in  tutto  il 
giorno,  come  nella  terza  domenica 
dell'  avvento,  detta  Gaudete^  colle 
cappe  paonazze.  11  Pontefice  anco- 
ra assume  il  piviale,  e  la  stola  di 
colore  rosaceo,  del  qual  colore  sono 
il  paliotto,  ed  i  paramenti  del  cele- 
brante eh'  è  un  Cardinale  prete,  e 
de'  sagri  ministri,  vestendo  il  diaco- 
no la  dalmatica,  e  il  suddiacono  la 
tonicella,  e  non  già  le  pianete  pie- 
gate ;  dappoiché  tutta  la  messa  di 
questo  giorno  eccita  a  religiosa  al- 
legrezza, interponendosi  dalla  Chie- 
sa questo  giubilo  spirituale,  per  ri- 
storare i  fedeli  dall'  afflizione  del  di- 
giuno. Questa  domenica  viene  fre- 
quentemente chiamata  Laetare,  dal- 
l'introito  della  messa,  preso  dalle 
parole  d'  Isaia  e.  XVI.  io:  dicesi 
ancora  Dominica  pamun  dall'evan- 
gelio, in  cui  si  narra  la  prodigiosa 
moltiplicazione  de'  pani  nel  deser- 
to ;  ma  più  comunemente  si  appel- 
la Dominica  Rosae,  Rosarum^  o  de 
Rosa,  dalla  Rosa  d' oro  (  Vedi)^ 
che  per  antichissimo  rito  suol  be- 
nedire il  Papa  in  questo  giorno  pri- 
ma della  Cappella,  e  poi  donare  a 
qualche  sovrano,  chiesa  insigne,  o 
personaggio  distinto  ;  e  se  non  vie- 
ne regalata,  si  torna  a  benedire  o^ 
gni  anno  la  medesima  Rosa  d'oro. 
Questo  sagro  donativo  vuoisi  dai 
Papi  siuTogato  a  quello  delle  chiavi 
d*  oro  e  di  argento,  che  colla  lima- 
tura delle  catene  di  s.  Pietro,  sole- 
vano benedire  e  inviare  in  dono  ai 
grandi  personaggi. 

Nella  camera  pertanto  de' para- 
menti, prima  della  Cappella  dopo 
che  il  Pontefice  sul  camice  ha  as- 
sunto la  stola  rosacea,  pone  l' in- 
censo nel  turibolo  somministratogli 
dal  Cardinal  primo  prete,  e,  presa  dal- 
l'ultimo  chierico  di  camera  in  cot- 
ta, e  rocchetto  la  Rosa  d'oro,  uh' e- 


276  GAP 

ra  ivi  collocata  su  di  una  mensa  fra 
due  candellieii  con  candele  accese, 
il  Pontefice  incomincia  la  recita  dei 
consueti  versetti,  e  della  bella  mi- 
steriosa, ed  espressiva  orazione,  che 
tradotta  dal  latino  nell'  idioma  ita- 
liano è  la  seguente  : 

«   O  Dio  dalla  cui  parola   e  po- 
tenza sono  state  fatte  tutte  le  co- 
se, e  col    cui  impero    sono  tut- 
te regolate,  supplichevoli  preghia- 
mo la  maestà  tua,  che   sei    l'al- 
legrezza, e  il    gaudio    di   tutti    i 
fedeli,  che  ti  degni  colla  tua  pie- 
tà di    benedire    e    di    santificare 
questa  rosa  gratissima  per  la  sua 
vista,  e  pel  suo  odore,  che    oggi 
portiamo  in  mano  in  segno  di  spi- 
rituale   consolazione,  acciocché  il 
popolo     a  te    consacrato  ,     tratto 
fuori  dal  giogo  della  schiavitù  di 
Babilonia  per  la  grazia  dell'  uni- 
genito tuo  Figliuolo,  il    quale    è 
la  gloria,  e  l' esaltazione  del    po- 
polo d' Israello,  di    quella    Geru- 
salemmCj  che  è  la  nostra   madre 
superna,  rappresenti  con  cuor  sin- 
cero il  suo  godimento.  E  perchè 
in  onore  del  tuo  nome    in    que- 
sto giorno  esulta,  e  gode  la  tua 
Chiesa  con  questo   segno ,  tu,    o 
Signore,  conferisci  ad  essa  il  ve- 
ro e   perfetto    gaudio,   ed    accet- 
tando la  di  lei  divozione,  rimettile 
i  peccati,  ricolmala    di   fede,    fo- 
mentala colla  pietà,  proteggila  col- 
la misericordia,  distruggi  le  cose 
ad  essa  avverse,  concedi  ad   essa 
tutte  le    cose    prosperose,    talché 
per  mezzo  del  frutto  delle    buo- 
ne opere  si  unisca  all'odore  de- 
gli unguenti  di  quel  fiore,  il  qua- 
le prodotto  dalla  radice    di  Jesse 
misticamente  viene  annunziato    il 
fior  del  campo,  ed  il  giglio  delle 
valli,  e  col   quale    rimanga    lieta 
seuza  termine  nella  gloria  super- 


CAP 

>*  na  unitamente  a  tutti  i  Santi,  il 
«  quale  con  te  vive  e  regna  Dio 
*»  nelf  unità  dello  Spirito  santo  per 
>»  tutti  i  secoli  de' secoli". 

Terminata  tale  commovente  ora- 
zione, il  Papa  unge  col  balsamo  del 
Perù  la  rosa  d'oro,  cioè  lo  pone  nel- 
la rosa  più  alta,  la  quale  ha  una 
lamina  d' oro  con  grata,  che  apren- 
dosi ha  luogo  per  contenere  il  bal- 
samo insieme  alla  polvere  di  mu- 
schio ;  quindi  l' asperge  con  acqua 
benedetta,  e  l'incensa,  e  viene  con- 
segnata al  detto  chierico  di  came- 
ra, il  quale  la  porta  in  cappella  di- 
nanzi al  Papa.  Si  colloca  poi  sopra 
r  altare  sotto  la  croce,  sopra  un 
ricco  velo  di  seta  color  rosaceo,  ri- 
camato d' oro,  ed  egli  in  tutto  il 
tempo  della  messa  prende  luogo  col 
decano  della  Rota  fra  i  due  came- 
rieri segreti,  sostentatori  dello  strasci- 
co della  falda  Pontificia.  Prima,  quan- 
do il  Papa  dalla  camera  de' para- 
menti recavasi  in  cappella  sulla  se- 
dia gestatoria,  la  portava  egli  stes- 
so colla  mano  sinistra,  benedicendo 
colla  destra  gli  astanti,  e  giunto 
al  genuflessorio,  consegnava  la  R.osa 
al  Cardinal  diacono  assistente,  che  la 
dava  all'  ultimo  chiérico  di  camera, 
il  quale  arrivato  all'altare,  il  sagri- 
sta  la  collocava  sulla  mensa,  ove  re- 
stava esposta  in  tutto  il  tempo  del- 
la messa.  Nel  Pontificato  di  Leone 
XII,  ricorrendo  la  festa  della  ss. 
Annunziata  in  questa  domenica  di 
quaresima,  il  Papa  andò  nella  chie- 
sa di  santa  Maria  sopra  Miner- 
va ad  assistere  alla  consueta  cap- 
pella, ed  avendo  nella  sagrestia  be- 
nedetto la  Rosa  d'oro,  tanto  nell'an- 
data all'altare  che  nel  ritorno  in 
sagrestia,  la  portò  colla  mano  sini- 
stra sulla  sedia  gestatoria.  Per  non 
dire  di  altri,  similmente  fecero  nel 
1759  Clemente  XIII,  e   nel    1770 


GAP 

Clemente  XIV  :  ma  i  Cardinali,  se 
cade  ili  questa  donneuica  la  detta 
festività  della  ss.  Annunziata,  assu- 
mendo egualmente  le  cappe  pao- 
nazze, per  tutto  il  giorno  vestiran- 
no di  rosso,  non  di  colore  rosaceo. 
Se  poi  il  Papa  è  assente  da  Roma, 
come  accadde  quando,  nel  1782,  Pio 
VI  trovavasi  a  Vienna,  non  ha  luo- 
go la  benedizione  della  Rosa  d'  oro, 
ma  nella  cappella,  cui  assistono  il 
sagro  Collegio,  e  i  consueti  personag- 
gi ,  si  espone  l' antica.  Qualora  il 
Pontefice  fosse  impotente  di  recarsi 
nella  cappella,  fa  la  benedizione  del- 
la Rosa  d' oro  nelle  proprie  stanze, 
come  praticava  Clemente  XII ,  il 
quale  ne'  dieci  anni  del  suo  Ponti- 
ficato ,  ne  passò  otto  cieco.  Anche 
Pio  VI  nel  1794  essendo  incomo- 
dato, benedi  la  Rosa  d'oro  in  tal 
giorno  nella  sua  Cappella  segreta. 

Per  dire  poi  alcuna  cosa  della 
funzione  antica,  oltre  quanto  dicesi 
a  Rosa  d'oro  benedetta,  aggiunge- 
remo, che  essa  dopo  essere  stata  be- 
nedetta col  descritto  vito,  solevasi 
donare  dal  Papa  al  prefetto  di  Ro- 
ma. Recavasi  pertanto  il  Pontefice 
con  solenne  cavalcata  in  questo  gior- 
no dal  suo  palazzo  lateranense  alla 
basilica  di  s.  Croce  in  Gerusalem- 
me, ove  evvi  ancora  la  stazione  con 
indulgenza  plenaria,  e  dove  cantava 
la  messa,  e  predicava  dopo  l'evange- 
lo.  l>i  tal  sermone  si  ha  memoria 
che  lo  facesse  anche  il  Pontefice  Pio 
II  con  queir  eloquenza  tutta  sua  pro- 
pria. Quindi  il  Papa,  tenendo  ia 
mano  la  Rosa  che  avea  benedetto, 
la  mostrava  al  popolo,  che  istruiva 
del  suo  mistico  significato.  Poscia 
ritornando  alla  detta  sua  residenza, 
in  cavalcata  colla  Rosa  in  mano,  giun- 
to al  portico  della  basilica  lateranense, 
il  prefetto  di  Roma  vestito  di  porpo- 
ra, con  calze  di  color  d'  oro,  avendo 


GAP  277 

accompagnato  a  piedi  il  Papa,  e  con- 
dotto per  la  briglia  il  suo  cavallo, 
gli  sosteneva  nello  smontare  la  staf- 
fa, pei  quali  atti  di  ossequio,  veni- 
va regalato  della  rosa  d'  oro,  ch'e- 
gli riceveva  genuflesso  baciando  i 
piedi  di  lui,  come  attestano  il  ca- 
nonico Benedetto  nell'  Ordine  XI  n. 
36,  il  Martinelli  nella  sua  Roma 
ex  Ethìiica  Sacra^  il  Contelori  ed 
altri. 

Finalmente  la  Cappella  si  celebra 
colle  consuete  cerimonie,  l' introito 
si  canta  in  contrappunto,  l'offertorio 
si  dice  andante,  il  mottetto  Cante- 
mus  Domino,  per  solito  è  di  Mat- 
teo Simonelli,  gran  contrappuntista: 
il  Deo  gralias  si  canta  e  il  ser- 
mone si  fa  dal  p,  procuratore  gene- 
rale de'  carmelitani  calzati ,  o  del- 
l' antica  osservanza,  pubblicandosi  da 
lui  r  indulgenza  di  anni  venticinque. 
Nel  1 540  furono  stampate  in  Venezia 
Oraiìones  X  corani  Paulo  III  P. 
O.  M.  et  revcrendissimorum  Cardi- 
nalium  consessu,  per  fr.  Aegidiuni 
Richardumj  theoL  et  carmelitan.  in- 
stilati  professorem.  Terminata  poi 
la  messa,  il  chierico  di  camera  ri- 
prende dalla  mensa  dell'  altare  la 
Rosa  benedetta,  e  precedendo  il  Pa- 
pa quando  ritorna  in  sagrestia,  la 
depone  in  quella,  nel  luogo  ove  sta- 
va prima. 

1 1 .  Cappella  Papale  della  quinta 
domenica  di  Quaresima^  detta  di 
Passione. 

Chiamasi  questa  domenica  Media- 
na, e  di  Passione,  come  si  raccoglie 
da  un  decreto  di  Pelagio  I  del  555^ 
il  quale  scrivendo  al  vescovo  di  Cen- 
tocelle,  gli  comandò,  che  tenesse  le 
ordinazioni  nella  settimana  Media- 
na,  spiegata  dalla  Glossa  pel  sabba- 
io  precedente  appellato  Sitientes,  co- 


278  CAP 

SI  denominato  dalla  prima  parola 
dell'introito  della  messa.  Fu  poi  det- 
ta Mediana  per  un  responsorio  del 
primo  notturno  di  questa  domeni- 
ca, in  cui  si  fa  menzione  della  XIV, 
e  XV  luna,  quando  gli  ebrei  cele- 
bravano la  Pasqua  dell'  agnello,  i 
quali  giorni  erano  appunto  la  me- 
tà del  periodo  lunare.  E  siccome  nel 
sabbato  SuienLes  è  general  costume 
di  cuoprire,  con  velo  di  seta  pao- 
nazza, i  quadri,  e  le  croci  dell'altare, 
e  crocefissi  dell'  appartamento  Pon- 
tifìcio, così  compariscono  il  quadro  e 
la  croce  della  cappella  Pontificia,  al- 
la quale  si  recano  i  Cardinali  con 
una  carrozza,  e  con  vesti,  cappe  e 
tutt'altro  paonazzo,  del  qual  colore  so- 
no il  paliotto,  e  i  sagri  paramenti,  ed 
anticamente  si  celebrava  nella  ba- 
silica di  s.  Maria  Maggiore,  o  Libe- 
riana. Canta  messa  uu  arcivescovo, 
o  vescovo  assistente  al  soglio  Pon- 
tificio ;  r  introito,  i  Kyrie,  il  gra- 
duale, e  il  tratto  si  dicono  in  can- 
to fermo,  e  l'offertorio  in  contrap- 
punto andante,  per  cantare  poi  a 
beir  agio  il  mottetto  Salvum  me 
fac,  quasi  sempre  del  famigerato  Pa- 
lestrina.  Anticamente,  per  lo  più, 
fece  il  discorso  un  vescovo,  come  si 
disse  al  §  IX,  n.  2  ;  ma  presente- 
mente sermoneggia  il  p.  procurato- 
re generale  de'  servi  di  Maria,  pub- 
blicando poi  r  indulgenza  di  anni 
dieci  accordata  dal  Papa  ;  e  nel  gior- 
no appresso,  chiamato  lunedi  di  Pas- 
sione, dai  cappellani  cantori  Ponti- 
fìcii s'incominciano  le  prove  dei  con- 
certi per  la  settimana  santa,  e  i  so- 
prani più  anziani  prendono  i  libri 
delle  lamentazioni,  che  devono  can- 
tare in  canto  piano,  e  poi  scelgono 
le  altre  i  cantori  meno  antichi. 

12.   Cappella  Papale  della    dotnc^ 
nica  ultima  di  Quaresima  o  del' 


CAP 

le  Palme,  con  benedizione,  di- 
stribuzionCj  e  processione,  delle 
Palme  medesime. 

Questa  cappella  si  tiene  in  quel- 
la del  palazzo  ove  risiede  il  Papa, 
sebbene  il  regnante  Pontefice  Gre- 
gorio XVI,  considerando,  che  anti^ 
camente  celebra  vasi  nella  basilica  di 
s.  Pietro,  volle,  dal  1889  in  poi  fare 
in  detta  basilica  le  funzioni  della  me- 
desima, anche  per  renderla  più  impo- 
nente, e  dar  luogo  che  i  forestieri,  i 
quali  per  la  settimana  santa  si  recano 
in  Roma  in  copiosissimo  numero,  ab- 
biano tutto  r  agio  di  assistervi  e  ve- 
derla ;  praticandosi  tutti  i  consueti 
riti,  e  cerimonie  come  si  descrisse 
alla  Cappella  della  Purificazione, 
e  benedizione  delle  Candele,  colla 
sola  differenza,  che  per  camera  dei 
paramenti  serve  la  cappella  della 
Pietà  ;  che  evvi  l'adorazione  del  ss. 
Sacramento  esposto  ;  che  il  Papa  vie- 
ne condotto  all'  altare  Papale  in  se- 
dia gestatoria;  che  si  usano  i  flabel- 
li, i  quali  non  avrebbero  luogo,  se 
la  processione  si  facesse  nella  sala 
regia;  che  la  processione  giunge  sino 
al  portico  della  basilica,  ed  uscita 
che  sia  dalla  porta  maggiore ,  si 
chiude  questa  per  battervi  poi  col- 
r  asta  della  Croce  Papale,  alfine  di- 
rientrarvi giusta  il  rito.  La  seguen- 
te descrizione  pertanto  è  come  quel- 
la, che  si  celebra  nella  Cappella  pa- 
latina. 

I  Cardinali  vi  si  recano  con  vesti, 
cappe,  e  tutt'altro  paonazzo,  come 
lo  sono  i  sagri  paramenti,  e  con  due 
carj'ozze.  Nella  sala  regia  prendo- 
no le  cappe,  le  quali,  resa  1'  ubbi- 
dienza al  Papa  vestito  di  piviale  di 
raso  rosso,  con  mitra  di  lama  d'ar- 
gento, si  spogliano  per  vestirsi  de'  pa- 
ramenti, nel  modo  che  si  disse  alla 
detta    Cappella    della    Purificazione, 


Gap 

fàcentlo  similmente  tutti  gli  altri,  die 
ne  hunno  l'uso,  ed  assumono  le  cot- 
te que'  prelati  che  debbono  prender- 
le. Ma  prima  di  descrivere  la  bene- 
dizione delle  Palme,  rammenteremo, 
che  pel  solenne  ingresso  di  Gesù  Cri- 
sto nella  città  di  Gerusalemme,  affin- 
chè non  solo  fosse  dai  fedeli  uniti 
in  ispirilo  alle  turbe  evangeliche  in 
ogni  anno  rappresentato,  ma  in  qual- 
che modo  altresì  rinnovato,  fu  isti- 
tuita la  festa,  la  benedizione,  e  la 
processione  delle  Palme.  Inoltre  la 
Chiesa  volle  significare  con  questa 
solenne  funzione,  il  glorioso  ingres- 
so, che  farà  in  cielo  il  divin  Reden- 
toie  cogli  eletti,  dopo  il  giudizio  u- 
ni  versa  le. 

Delle  palme  bianche  come  delle 
candele  si  fa  copiosa  distribuzione, 
oltre  a  coloro  che  le  ricevono  dalle 
mani  del  Papa,  anche  a  quelli  e  nel 
modo  suindicato  alla  predetta  cap- 
pella della  candelora ,  ed  è  perciò , 
che  oltre  parecchi  rami  di  ulivo , 
in  diverse  casse  si  collocano  le  pal- 
me dalla  parte  del  vangelo,  ed  an- 
che appoggiate  alle  pareti ,  ponen- 
dosene pure  altre  meglio  lavorate , 
con  singolare  eleganza  dalle  mona- 
che camaldolesi,  sulla  mensa  dell'alta- 
re, e  tra  i  candellieri.  Tra  esse  ve  ne 
sono  sei  più  nobili,  cioè  una,  che  va 
posta  sulla  croce  Pontificia,  la  quale 
come  l'arazzo  dell'  altare,  è  coperta 
di  colore  paonazzo,  le  tre  che  il  sa- 
grista,  il  diacono,  ed  il  suddiacono 
portano  al  trono,  e  due  collo  stem- 
ma del  regnante  Pontefice  pendente 
in  mezzo.  Esse  si  custodiscono  sino 
alla  festa  dell'  Ascensione  ,  sopra  il 
letto  della  camera  dei  paramenti 
(  Vedi  ) ,  e  se  la  benedizione  delle 
palme  si  facesse  in  conclave  dal  sa- 
grista,  o  dal  primo  maestro  di  ceri- 
monie, le  dette  due  palme  debbono 
avere  lo  scudo,  o  targa    in  bianco, 


CAP  279 

per  metlervi  Io  stemma  dell'  eletto 
Pontefice ,  qualora  sia  creato  pri- 
ma dell'Ascensione,  come  accadde 
nel  conclave  per  l'elezione  di  Cle- 
mente IX.  Ciò  attesta  nel  suo  Dia- 
rio Fulvio  Servanzio  presso  il  Gat- 
tico ,  Ada  caerem. ,  p.  36 1  ,  e  nel 
secolo  decorso  se  ne  rinnovarono 
gli  esempi  nelle  elezioni  d' Innocen- 
zo XIII,  Benedetto  XIII,  Benedetto 
XIV  e  Clemente  XIV,  celebrandosi 
in  pari  tempo  nel  conclave ,  tutte 
le  funzioni  della  settimana  santa. 

Dopo  che  tutti  hanno  preso  i  sa- 
grì paramenti,  e  le  cotte,  s' incomin- 
cia la  benedizione  delle  palme,  che 
si  eseguisce  in  questo  modo.  Si  reca 
a  pie'  dell'  altare  monsignor  sagrista 
in  piviale  paonazzo,  ed  in  sua  vece 
il  p.  sotto-sagrista ,  con  cotta  ed 
amitto.  Tuttavolta  nel  1889  il  p. 
sotto-sagrita  assunse  il  piviale  a  de- 
coro della  funzione ,  che  celebrossi 
in  s.  Pietro,  stando  in  mezzo  al 
diacono  e  suddiacono  della  Cappella, 
vestiti  in  amitto,  camice  e  cingolo  ; 
ed  il  primo  di  essi  colla  stola  a 
traverso.  Tutti  e  tre  ricevono  dal 
secondo  maestro  di  cerimonie  le 
palme  nobili  ;  la  piccola  è  data  a 
sagrista  ,  ed  è  quella  che  poi  nella 
funzione  dee  tenere  in  mano  il  Pon- 
tefice. I  detti  tre  sagri  ministri  van- 
no al  penultimo  gradino  del  trono, 
ove  genuflessi  tengono  le  palme  al- 
zate, trovandosi  già  nel  ripiano  del 
trono  due  votanti  di  segnatura,  ac- 
coliti apostohci,  col  secchio  dell'ac- 
qua santa,  e  col  turibolo.  Quindi  il 
Papa  leggendo  dalla  sua  sedia  Pon- 
tificale le  sagre  preci  presciitte  dal 
rituale  (le  quali  alludono  principal- 
mente alla  gloria  de' trionfi ,  alla 
grandezza  della  grazia  di  Gesù  Cri- 
sto, e  al  merito  delle  opere  nostre), 
le  benedice  coll'aa^ua  santa ,  e  le 
incensa  tre  volte.  Le  ceneri,  che  poi 


28o  GAP 

si  cavano  da  una  porzione  di  que- 
sti ulivi  benedetti,  sono  quelle,  che 
si  spargono  sul  capo  de'  fedeli  nel 
primo  giorno  di  quaresima  dell'an- 
no venturo, 

Dopo  che  è  terminata  la  benedi- 
zione, e  sono  partiti  i  due  votanti 
di  segnatura,  monsignor  governatore 
di  Roma  prende  dalie  mani  del  sa- 
grista,  e  del  diacono,  e  suddiacono  le 
tre  palme,  che  una  per  volta  so- 
no da  lui  consegnate  al  Cardinal 
decano,  o  al  porporato  vescovo  sub- 
urbicario  più  degno  ,  il  quale  fa 
altrettanto  consegnandole  nelle  ma- 
ni del  Pontefice,  che  poi  le  passa 
al  Cardinal  diacono  assistente.  Il 
primo  maestro  di  cerimonie  conse- 
gna la  piccola  al  cameriere  segreto 
coppiere,  uno  de'  due  sostenitori  del- 
la falda,  cui  spetta  custodirla  quan- 
do non  la  regge  il  Papa,  e  quindi 
gli  rimane.  Le  altre  due  palme  ven- 
gono date  una  dal  cerimoniere  al 
principe  assistente  al  soglio,  che  la 
tiene  in  mano  per  tutto  il  tempo 
della  funzione  e  della  messa,  l'altra 
resta  a  disposizione  del  Pontefice. 
Un  chierico  di  camera  cinge  allora 
al  Papa  il  grembiale  di  lino  bianco 
con  merletto,  e  croce  ricamata  d'o- 
ro in  mezzo,  recandosi  il  mede- 
simo chierico  per  tutto  il  tempo 
della  distribuzione  presso  il  deca- 
no della  Rota.  Incominciasi  la  dis- 
pensa delle  palme  benedette  nello 
stesso  modo,  e  si  distribuiscono  ai 
medesimi  soggetti,  che  ricevono  dal- 
le mani  del  Papa  le  candele  bene- 
dette. Ed  è  perciò,  che  custodite  le 
palme  dal  sotto  maestro  di  casa  in 
abito  di  città,  egli  le  porge  poco  a 
poco  a  due  bussolanti ,  che  stanno 
al  primo  gradino  del  trono  genu- 
flessi. Questi  le  somministrano  al 
chierico  di  camera,  diverso  dal  men- 
zionato egualmente  genuflesso  sul  ri- 


CAP 

piano  del  soglio,  il  quale  successiva- 
mente le  dà  al  Cardinal  secondo  dia- 
cono,  clie  le  pone  nelle  mani  del 
Papa;  atto  che  prima  era  fatto  dal 
principe  assistente  al  soglio  e  da  un 
ambasciatore.  Terminata  la  distribu- 
zione riceve  la  palma  il  detto  chie- 
rico di  camera,  e  di  quelle  che  so- 
no restate,  nel  proprio  uffizio  il 
maestro  di  casa  del  palazzo  aposto- 
lico, le  distribuisce  a  quelli  cui  spet- 
tano. Inoltre  dopo  la  funzione  il  ca- 
meriere segreto  segretario  d'  amba- 
sciata le  porta  ai  sovrani,  o  principi 
reali  cattolici  residenti  in  Roma  ,  e 
un  bussolante  le  reca  a'  Cardinali 
non  intervenuti  alla  funzione,  e  pa- 
recchie ne  presenta  agli  ambasciato- 
ri e  ministri  de'  sovrani  cattolici  si 
per  loro,  che  per  le  rispettive  reali 
famiglie. 

Nell'atto  che  il  Cardinal  decano 
ritorna  al  trono  per  ricevere  dalle 
mani  del  Pontefice  la  palma ,  pre- 
mette all'altare,  e  al  Papa  una  ri- 
verenza, indi  prima  bacia  la  palma, 
poscia  la  mano,  ed  il  ginocchio  de- 
stro del  Papa.  Due  contralti  ebdo- 
madari intonano  frattanto  l'antifona 
Pueri  hehraeorum y  in  canto  fermo; 
dappoicchè  accorsa  essendo  tra  le 
turbe  festeggianti  l'ingresso  del  Si- 
gnore in  Gerusalemme,  una  truppa 
di  teneri  ed  innocenti  fanciulli ,  con 
rami  d'ulivo  in  mano,  esclaman- 
do Hosanna  ,  ec.  ,  cosi  le  in- 
genue loro  acclamazioni  sommini- 
strano alla  Chiesa  le  due  belle  an- 
tifone, che  si  cantano  una  dopo 
l'altra  nella  distribuzione  delle  pal- 
me, e  fanno  nuovamente  risuonare 
r  liosaiiua  in  excelsis ,  Hosanna 
Fillo  David.  Ricevuta  in  tal  modo 
da  tutti  i  CardinaH  la  palma  ,  con 
le  cerimonie  adoperate  dal  primo , 
succedono  i  patriaichi  e  tutti  gli 
altri ,     come    si  disse    nella    funzio- 


GAP 

ne  della  Purificazione  :  tutti  bacia- 
no la  palma,  ed  osservano  tutti  il 
medesimo  ordine.  Terminata  la  dis- 
tribuzione, il  Papa  si  lava  le  mani, 
versando  l'acqua  il  principe  assisten- 
te al  soglio,  o  in  sua  assenza,  il  se- 
natore di  Roma  ,  e  se  manca  que- 
st'  ultimo  ,  il  primo  conservatore 
di  Roma  ec. ,  accompagnato  da  un 
cbierico  di  camera,  e  da  un  udito- 
re di  Rota,  non  die  da  due  maz- 
zieri, i  quali  restano  a  pie'  del  trono. 

Si  alza  quindi  il  Papa,  dice  il  Domi- 
nus  vohiscuiiiy  e  l'orazione,  a  cui  ris- 
pondono i  cantori  ;  mette  V  incenso, 
somministratogli  dal  Cardinal  primo 
prete,  nel  turibolo,  sostenuto  dal  più 
anziano  de'  votanti  di  segnatura ,  e 
presa  dall'  idtimo  uditore  di  Rota , 
vestito  da  suddiacono,  la  croce  Pon- 
tificia ornata  colla  palma  benedetta 
che  rimane  a  tal  prelato,  va  a  pie' 
del  soglio.  Allora  il  primo  de'  Car- 
dinali diaconi  assistente  al  medesimo 
trono,  rivolto  al  popolo,  dice,  Pro- 
cedamus  in  pace ,  cui  risponde  il 
coro.  In  nomine  Chris  ti ^  Amen.  In- 
comincia allora  la  processione  per 
la  sala  regia ,  ove  trovansi  schierati 
la  civica  scelta,  e  i  capotori ,  oltre 
gli  svizzeri,  mentre  i  cantori  si  reca- 
no presso  la  porta.  Rappresentando 
questa  processione  il  pellegrinaggio , 
che  facciamo  verso  la  beata  eternità, 
però  si  porta  innanzi  la  croce  per- 
chè nel  viaggia  estremo  Gesù.  Cri- 
sto dev'  essere  la  noslra  guida,  co- 
me spiegano  gravi  liturgici. 

Il  Papa  con  mitra  in  capo ,  e 
colla  palma  in  mano,  viene  portato 
in  sedia  gestatoria  da  dodici  pala- 
frenieri sotto  baldacchino  rosso  ,  le 
cui  aste  sono  rette  da  otto  referen- 
dari di  segnatura  in  rocchetto ,  e 
mantelletta,  ed  è  preceduto  e  seguito 
come  nel  d\  della  Candelora.  Appe- 
na l'uditore  di  Rota  esce  dalla  Cap- 


CAP  28 1 

pella  colla  croce  fra  due  ceroferari 
votanti  di  segnatura,  i  contralti  in- 
tonano la  prima  antifona,  Quum  ap- 
propinquaret ,  ed  il  coro  prosegue 
processionalmente  per  tutta  la  sala 
regia,  cantando  anche  tutte  le  altre 
antifone  in  canto  piano,  che  termina- 
no quando,  dopo  il  giro  di  detta  sala, 
va  ripiegandosi  la  processione  al  lato 
sinistro  della  porta  delia  Cappella, 
e  precisamente  quando  la  croce  giun- 
ge avanti  alla  porta  di  essa.  Uscito 
il  Papa  dalla  Cappella,  colla  prela- 
tura, e  coi  generah  degli  Ordini  re- 
ligiosi, che  lo  seguono,  allora  due 
soprani  anziani  entrano  in  Cappella, 
e  serrata  la  porta,  dicono  subito  il 
primo  verso  dell'inno,  Gloria ,  laus^ 
et  honor  etc. ,  ed  alternativamente 
col  coro  rimasto  nella  sala  regia,  ne 
proseguono  gli  altri  versi.  Questo 
inno  da  alcuni  si  attribuisce  a  Ri- 
naldo vescovo  di  Langres  ,  ma  più 
comunemente  a  Teodolfo,  abbate  flo- 
riacense,  poi  vescovo  d'Orleans,  nel 
IX  secolo.  Raccontasi  che  lo  com- 
ponesse in  Angers  ove  stava  prigio- 
ne, siccome  creduto  complice  della 
congiura  de'  figliuoli  contio  il  loro 
genitore  Lodovico  Pio,  e  che  lo  can- 
tasse mentre  quell'  imperatore  ,  ac- 
compagnando la  processione  delle 
palme,  passava  davanti  il  carcere  di 
lui.  Piaciuto  a  quell'  imperatore,  si 
dice  che  il  vescovo  ricevesse  il  per- 
dono e  la  libertà,  come  si  ha  da 
Sigerbeto,  in  Chronicon  ad  annnni 
843.  V.  Palme.  In  alcuni  luoghi 
tutlavolta  soleva  cantarsi  da'  fan- 
ciulli per  le  parole,  cui  puerile  de- 
cus  j  e  in  altri  pel  versetto  coetus 
in  exce.lsis  te  laudata  in  siti  ele- 
vali, come  si  faceva  a  Parigi  sopra 
la  porta,  che  introduceva  alle  airceri. 
L'  ingresso  fatto  da  Gesù  Cristo 
in  Gerusalemme  fu  una  figura  della 
sua  Ascensione  nel  cielo,  di  cui  veu- 


282  Cz\P 

ne  ad  aprire  per  la  prima  volta  le 
porte,  chiuse  dopo  il  peccato  di 
Adamo,  alla  schiera  fortunata  degli 
eletti ,  forniti  di  palme  delle  vitto- 
rie, da  loro  riportate  contro  i  co- 
muni nemici.  E  però  al  ritorno  di 
questa  misteriosa  processione  si  tro- 
va serrata  la  porta  della  Cappella, 
la  quale  apresi  ad  una  percossa  da- 
tale dall'uditore  di  Rota  suddiacono 
apostolico,  coir  asta  della  croce.  Pri- 
ma di  tutti  entra  nella  Cappella  il 
collegio  de' cantori  Pontificii,  che  si 
ferma  presso  l'altra  parte  della  ba- 
laustrata, intuonando  i  contralti  il 
responsorio,  Ingrediente  Domino  ^ 
che  termina  quando  i  Cardinali  in- 
cominciano ad  entrare  nella  Cap- 
pella. Allora  i  due  soprani  anziani 
dicono  tutto  il  verso,  Ciini  audissel 
populusy  ed  il  coro  prosegue  Cum 
raniìSy  terminando  quando  il  Papa 
è  entrato  nella  balaustrata.  Finita 
la  processione,  i  Cardinali,  e  gli  altii 
si  spogliano  de'  paramenti  sagri,  e 
riprendono  le  cappe  paonazze  per 
assistere  alla  messa,  meno  i  peniten- 
zieri vaticani,  i  quali  partono  dalla 
cappella.  Se  poi  il  Papa  fosse  im- 
potente a  celebrare  questa  funzione, 
supplisce  il  Cardinale  dell'ordine  dei 
preti  cui  tocca  dire  la  messa,  e  pratica 
egli  tutto  ciò,  che  si  disse  nella  Cap- 
pella della  Purificazione,  dando  pure 
il  celebrante,  al  fine  della  messa,  la 
trina  benedizione,  colla  pubblicazio- 
ne dell'  indulgenza. 

Questo  giorno  è  stato  distinto  con 
parecchi  festevoli  nomi,  di  »  Pascha 
«  petitum ,  Hosannae ,  Evangelismi 
M  Palmarum ,  dies  Palmarum ,  Pa- 
»  scha  florum,  Dominica  Lazari,  '* 
ed  altri.  Nell'Ordine  XII  del  cano- 
nico Benedetto  si  legge ,  che  antica- 
mente la  distribuzione  delle  palme 
si  faceva  dal  Pontefice  nel  triclinio 
lateranense,  dove  si  portavano  dagli 


CAP 

ostiari ,  cui  spettava  A  farne  la  di- 
stribuzione, dopo  che  le  palme  rac- 
colte dagli  accoliti  nella  vicina  ba- 
silica di  s.  Silvestro  erano  state  be- 
nedette da  uno  de'  Cardinali  ebdo- 
madari di  san  Lorenzo  fuori  delle 
mura,  ovvero,  come  si  praticò  in 
appresso,  dall'ultimo  Cardinale  pre- 
te, o  dal  Cardinale  celebrante.  In 
altri  tempi  però,  dopo  detta  terza 
si  benedicevano  le  palme  nella  chie- 
sa di  s.  Maria  in  Turris^  vicino  il 
campanile  della  basilica  vaticana , 
dal  qual  luogo  s'  incominciava  la 
processione,  che  si  faceva  fino  al- 
l' altare  di  s.  Pietro.  Sappiamo  da 
Cencio  camerario  il  rito  di  portare 
in  processione  sulle  spalle  de' diaco- 
ni,  tra  le  palme,  gl'incensieri,  i 
candelabri ,  e  dopo  gli  stendaidi 
delle  scuole  della  città,  una  bara 
ben  ornata,  chiamata  feretrunij  a 
portatorium,  col  testo  de'sacri  evan- 
geli, affinchè  si  usasse  al  vangelo 
un  onore  consimile  a  quello  ricevuto 
da  Gesù  Cristo.  Il  Marlene  poi ,  De 
Sacrìs  Eccl.  rìtibus  tom.  IV,  pag. 
343,  seguito  da  altri,  ha  opinato, 
che  la  benedizione  delle  palme  siasi 
introdotta  nella  Chiesa  romana  ai 
tempi  di  Amalario,  intorno  ai  prin- 
cipii  del  nono  secolo;  ma  il  p.  Me- 
rati,  giustamente  lodato  da  Benedet- 
to XIV,  ne  ha  scoperte  le  memorie 
ne'  sagramentari  Gelasiano,  e  Gre-' 
goriano  del  V,  e  VI  secolo,  e  in 
antichissimi  calendari. 

Alla  messa  si  dice  l' introito  senza 
contrappunto,  ed  il  sagro  Collegio 
de'  Cardinali  non  va  all'  ubbidienza, 
per  esservi  andato  prima,  che  si 
benedicessero  le  palme.  Soltanto  dal 
Cardinal  celebrante  dell'ordine  dei 
preti  s'  incensa  l' altare ,  e  dal  Car- 
dinal primo  prete,  il  Papa.  1  Kyrie 
vanno  in  canto  fermo,  poi  si  canta 
r  epistola,  genuflettendosi  alle  parole^ 


GAP  GAP  283 
in  Nomine  Jesu  or/ine  gcnujlcctatur ,  gali ,  e  i  laici  di  qualunque  grado, 
ciò  che  in  avanti  non  si  praticava,  Il  cerimoniale  romano  prescrive  al- 
con  giusta  meraviglia  di  Paride  de  tresì,  che  i  detti  tre  sagri  ministri 
Grassis  in  pari.  II,  Act.  Ccerem.  ^  vestano  con  amitto,  camice,  cingolo, 
e  del  p.  Gattico  pag.  5g.  Anche  e  stola  paonazza.  Il  libro  del  van- 
ii graduale,  e  il  tratto  si  dicono  in  gelo  viene  sostenuto  da  due  accoliti 
canto  fermo,  cantandosi  l'ultimo  ceroferari  della  Gappella  in  cotta, 
verso  del  tratto  Populo  (jui  nasce-  coli'  assistenza  del  cerimoniere.  Il 
tur,  quando  i  tre  cantori,  che  de-  coro  de' cantori  Pontificii  canta  le 
vono  cantare  il  Passio,  o  Passione  parole,  che  si  dicono  dette  dalle 
del  Signore  descritta  da  s,  Matteo,  liube.  Questo  è  il  Passio  più  ben 
vanno  in  camice,  e  colla  stola  dia-  cantato  di  qualunque  altro  di  Ro- 
conale  a  baciare  il  piede  al  Papa,  ma.  Siccome  poi  in  questa  funzione, 
o  in  sua  assenza,  quando  i  mcdesi-  oltreché  1'  ingresso  di  Gesù  Cristo, 
mi  cantori  si  partono  per  andar  al  figurasi  1'  ingresso  trionfale  de' santi 
luogo  del  vangelo.  Talvolta  i  Pon-  nella  gloria,  cosi  mentre  cantasi  la 
tefìci  non  assistono  al  Passio,  e  pri-  passione,  ognuno  tiene  in  mano  i 
ma  d'incominciarsi  si  ritirano  nella  rami  benedetti  delle  palme,  che  i 
camera  de' paramenti,  se  la  messa  Cardinali  poi  restituiscono  ai  propri 
si  celebra  nella  Cappella  palatina,  caudatari,  perché  le  custodiscano, 
ovvero  si  ritirano  nella  stanza  die-  Quando  in  questa  sagra  istoria  si 
tro  il  deposito  di  Alessandro  Vili,  ricorda  il  momento,  in  cui  il  Sal- 
se la  funzione  si  faccia  in  s.  Pietro,  vatore  spirando  sulla  croce  die'  com- 
Terminato  il  Passio,  ritorna  il  Pa-  pimento  alla  redenzione  dell' umaa 
pa  al  trono  pel  vangelo.  genere,  il  Papa  con  tutti  gli  astanti 
Il  Passio  adunque  si  canta  come  genuflette,  nel  quale  istante  bacia- 
segue;  ma  non  si  domanda  per  esso  vasi  anticamente  da' sagri  ministri, 
la  benedizione,  giacché  vi  si  descrive  e  da  tutti  quelli  che  vi  assistevano, 
la  morte  dell'autore  d'ogni  benedi-  la  terra,  come  anche  al  presente 
zione.  Non  si. portano  lumi  accesi,  costumasi  da  alcuni  Ordini  religiosi; 
perché  Cristo,  vera  luce  del  mondo,  pratica  lodevolissima,  che  s.  Luigi 
è  estinto;  non  s'incensa  per  deno-  IX,  re  di  Francia,  si  studiò  d' in- 
tare, che  la  pietà  de' fedeli  andava  trodurre  nella  cappella  reale, 
mancando;  nel  principio  non  si  dice  Finita  la  lettura  ed  il  canto  del 
Dominiis  vohìscuni,  né  si  risponde  Passio,  partono  i  tre  cantori,  genu- 
Gloria  tihi  Domine,  in  odio  del  flettendo  avanti  al  Papa,  e  all' ai- 
perfido  saluto  di  Giuda  traditore,  tare.  Il  diacono  riceve  dal  Papa  la 
dato  nell'orto  di  Getsemani  al  Re-  benedizione,  e  portandosi  V  incenso 
dentore.  Il  primo  di  quelli,  che  can-  senza  lumi ,  incensa  il  vangelo.  Po- 
tano il  Passio,  e  che  canta  le  pa-  scia,  senza  dire  il  Doniiniis  vobiscum, 
role  del  Testo,  è  un  tenore  ;  il  se-  e  senza  segnare  ne  il  libi'o,  ne  sé 
condo,  che  chiamasi  VAncilla,  é  medesimo,  dice  il  resto  in  tuono 
un  contralto;  il  terzo,  che  rappre-  del  vangelo,  che  dopo  si  fa  baciare 
senta  Gesh  Cristo,  é  un  basso.  Tutti  al  Papa  (  ma  non  al  celebrante  ),  e 
e  tre  devono  essere  sacerdoti,  esclu-  di  poi  il  Cardinal  primo  prete  in- 
dendosi  dalla  congregazione  de' Riti  censa  il  Pontefice.  Queste  medesime 
i  suddiaconi,    e   molto  più  i  coniu-  cerimonie    si    osservano    nel    cauto 


284  CAP 

della  passione,  che  si  fa  nel  venerdì 
santo;  ma  con  qualche  variazione, 
che  si  avvertirà  al  num.  i5.  L'of- 
fertorio si  dice  in  contrappunto  con 
sollecitudine,  per  poi  cantare  adagio 
il  mottetto  dell'  inno  Stahat  mater 
dolorosa j  a  due  cori ,  egregia  com- 
posizione del  Palestrina;  dopo  l'ele- 
vazione si  canta  il  Benedictus,  con- 
certato a  sei  voci  con  coro,  dal  va- 
lente maestro  d.  Giuseppe  Baini  ; 
il  Communio  si  dice  senza  contrap- 
punto, e  il  Deo  gratias  non  si  can- 
ta. Non  si  fa  in  questa  mattina  il 
sermone,  che  anticamente  avea  luo- 
go dopo  il  Passio j  e  del  quale  nel 
Pontificato  di  Alessandro  VI  abbia- 
mo un  esempio,  sermone,  che  fu 
anche  stampato  con  questo  titolo: 
Sermo  habitus  Romce  in  ecclesia  s. 
Petri  die  Palmarum^  anno  i  ^(^^  co- 
rani Jlexandro  VI^  per  Leonelluni 
de  Cìiieregaiis  episc.  concordiensem. 
Alla  fine  della  messa,  il  Cardinal 
celebrante  recita  la  formula  dell'  in- 
dulgenza di  trent'anni  concessa  dal 
Papa  agli  astanti,  e  così  ha  termine 
la  funzione. 

i3.  Mattutino  del  mercorcà  santo ^ 
o  uffizio  delle  tenebre,  e  notizie 
del  modo  in  cui  diversi  degli  ul- 
timi Papi  celebrarono  le  funzioni 
della  settimana  santa. 

Sì  canta  nella  Cappella  del  pa- 
lazzo abitato  dal  Pontefice.  I  Car- 
dinali vi  si  recano  con  una  carroz- 
za, in  vesti,  cappe,  e  tutt' altro 
paonazzo;  ed  il  Pontefice  con  mitra 
di  lama  d'argento,  e  piviale  di  raso 
rosso,  con  istola  paonazza,  se  non 
assume  la  cappa  di  saia  rossa,  col 
suo  cappuccio,  il  cui  strascico  viene 
allora  sostenuto  da  due  vescovi  più. 
anziani  assistenti  al  soglio.  Altre  volte 
quando    con    detta    cappa    recavasi 


GAP 

dalla  camera  grande  de*  paramenti , 
in  cappella,  v'  incedeva  senza  essere 
preceduto  ne  dalla  croce,  né  da 
altri ,  seguendolo  il  sagro  Collegio 
in  cappa.  Tutte  le  candele  della 
cappella  sono  di  cera  gialla,  oltre 
le  sei  deir  altare ,  e  le  altre  sei  so- 
pra la  balaustrata,  o  cancellata,  ar- 
dono sopra  un  candelliere  di  bronzo 
triangolare  chiamato  la  saetta,  Her- 
cliia,  o  Herpica,  e  posto  al  lato 
dell'epistola,  oltre  quindici  candele 
gialle,  che  alla  fine  di  ciascun  sal- 
mo si  smorzano  progressivamente 
ad  una  ad  una  dall'ultimo  maestro 
di  cerimonie,  per  esprimere  il  raf- 
freddamento non  meno  degli  apo- 
stoli, che  de' discepoli,  i  quali  va- 
cillando nella  fede,  mancarono  alle 
promesse ,  e  quasi  tutti  abbando- 
narono poco  a  poco  il  loro  divin 
maestro.  Nella  candela  poi,  la  quale 
rimane  accesa,  e  si  asconde  nel  fine 
sotto  r  altare ,  viene  simboleggiata 
la  ss.  Vergine,  in  cui  si  mantenne 
costante  la  fede  della  risurrezione 
di  Cristo,  illanguidita  negli  altri, 
ovvero  raffigurasi  il  Redentore  me- 
desimo, che,  quando  gli  uomini  in- 
grati ed  iniqui  credevano  avergli 
tolta  la  vita,  risuscitò  glorioso  dopo 
essere  stato  nel  sepolcro  per  tre 
giorni. 

Chiamasi  mattutino  delle  tenebre, 
od  uffizio  notturno ,  perchè  nella 
notte  di  questo  giorno,  e  nelle  due 
seguenti  solevano  gli  antichi  cristia- 
ni recitare  l' uffizio  nelle  chiese.  Tut- 
tavolta  in  alcuni  luoghi  era  per  que- 
st'  uffizio  assegnata  l'ottava  ora  del- 
la notte,  in  altri  la  mezza  notte, 
ovvero  tutto  quello  spazio  di  tem- 
po, che  potesse  essere  necessario  per 
finire  di  notte  tutto  il  mattutino.  Ma 
ora  la  Chiesa,  per  impedire  i  disor- 
dini, che  potevansi  introdurre,  o  si 
erano     già    introdotti    nelle    vigilie 


GAP 

notturne,  per  la  mutata  condotta 
de'  cristiani,  stabili  che  di  giorno  si 
recitassero  gli  ulficii  del  mercordi 
giovedì  e  venerdì  santo  ^  a*  quali 
nonostante  è  rimasto  il  nome  delle 
tenebre,  perchè  sebbene  si  celebri- 
no di  giorno,  si  terminano  a  lumi 
adatto  spenti ,  e  questi  si  considera- 
no ancora  come  uffizi!  di  lutto ,  e 
come  rappresentazioni  dei  funerali 
del  Redentore.  Ed  è  perciò,  che  non 
comincia  la  Chiesa  1'  offizio  dalle 
solite  invocazioni,  con  cui  prega  il 
Signore  di  aprirle  le  labbra  per 
cantare  le  sue  lodi.  Si  astiene  dal- 
l' invitatorio ,  e  non  chiude  mai  i 
salmi  colla  sagra  doxologia  del  Glo- 
ria Patri j  non  canta  inni,  non  chie- 
de benedizioni,  e  non  legge  capitoli, 
terminando  soltanto  ogni  ora  con 
umile  orazione,  nella  quale  supplica 
Iddio  a  riguardare  con  occhio  pie- 
toso quelli,  pe'  quali  il  suo  divin 
Figliuolo  si  contentò  di  soffiire  la 
morte. 

Incomincia  pertanto  il  canto  del 
mattutino,  coli'  intonarsi  dall'  anzia- 
no de'  soprani  la  prima  antifona 
ZduSj  che  si  prosiegue  dal  coro  col 
resto  dell'uffizio  tutto  in  canto  pia- 
no, dicendosi  i  salmi  andanti,  e  pun- 
tati. Detto  il  versetto,  il  Papa  si 
alza,  e  sottovoce  dice  il  Pater  no- 
slerj  dopo  del  quale  appena  si  è 
messo  a  sedere  ,  e  si  è  coperto  di 
mitra,  o  col  cappuccio  della  cappa, 
s' incomincia  la  prima  lamentazio- 
ne in  canto  figurato  a  quattro  voci 
del  celebre  Gregorio  Allegri.  Ter- 
minato il  Jerusaleni,  tenero  inter- 
calare ,  col  quale  sotto  l' allegoria 
di  Gerusalemme  s' invitano  i  fedeli 
alla  conversione,  e  alla  penitenza, 
si  cantano  i  responsori  con  solleci- 
tudine. La  seconda  e  terza  lamen- 
tazione si  dicono  dai  soprani  in  can- 
to piano.  Chiamasi  acrosiica  la  strut- 


CAP  285 

tura  di  quéste  lamentazioni  di  Ge- 
remia, perchè  le  lettere  iniziali  d'o- 
gni strofa  vanno  secondo  l' ordine 
dell'alfabeto  ebiaico  Aleph,  Bethy 
Ghimdj  ma  siccome  nella  tradu- 
zione latina  di  questi  treni,  non  po- 
tevasi  ritenere  il  medesimo  ordine  , 
così  la  Chiesa  ha  voluto  che  ad 
ogni  strofa  si  anteponesse  l' antica 
lettera  ebraica,  da  cui  incominciava. 
Le  lezioni  del  secondo  e  terzo 
notturno  si  dicono  con  quest'ordine: 
r  ultimo  cantore  dice  la  prima,  il 
penultimo  la  seconda,  e  successiva- 
mente si  continua  con  questo  me- 
todo per  tutti  tre  i  giorni.  I  con- 
tralti ebdomadari  avvisano  i  can- 
tori, che  devono  dire  i  responsori  : 
tutte  le  antifone  s'intonano  dai  so- 
prani, e  l'anziano  di  essi  intona  la 
prima  d' ogni  mattutino,  delle  lau- 
di, e  del  BenedictuSj  che  è  il  famo- 
so cantico  di  Zaccaria,  allorché,  ri- 
cuperata la  favella,  sciolse  la  lingua 
a  benedire  il  Signore,  perchè  si  era 
compiaciuto  visitarci ,  e  farci  degni 
della  redenzione.  Al  versetto  Ut  si- 
ne  timore^  incominciansi  ad  estin- 
guere le  sei  candele  dell'altare  dal 
ceriffkoniere ,  e  quelle  della  balau- 
strata dal  bidello,  o  accenditore  del- 
le candele,  e  l'  ultimo  verso  del  Be- 
nedictus  si  termina,  quando  sia  smor- 
zata l'ultima  candela  dell'uno  e  del- 
l'altra. Ciò  si  fa  per  significare  le 
tenebre  prodigiose,  che  alla  morte 
del  Redentore  coprirono  tutta  la 
terra,  e  la  funesta  ed  ostinata  ce- 
cità in  cui  è  rimasta  l' infelice  si- 
nagoga, abbandonata  da  Dio.  Due 
soprani  anziani  intuonano  immedia- 
tamente la  ripetizione  dell'antifona 
Traditor  autcm,  che  dura  finché  il 
Papa  sceso  dal  soglio  si  è  inginoc- 
chiato avanti  al  genuflessorio,  e  do- 
po da*  medesimi  s*  intuona  il  verso 
Christux  facius  est.  Quando    il  pri- 


9.^6  GAP 

mo  maestro  di  cerimonie  ha  fatto 
cenno,  che  il  Papa  ha  finito  di  dire 
segretamente  il  Pater  noster,  s' in- 
comincia il  canto  del  celeberrimo 
Mi  severe  a  due  cori  a  quattro  voci 
di  Gregorio  Allegri,  che  rapisce  l'a- 
nimo di  chi  l'ascolta  per  la  sua 
soave  ed  espressiva  armonia,  e  che 
inoltre  muove  a  compunzione  e  de- 
vozione. 

Terminato  il  detto  salmo,  il  Pa- 
pa (  o  in  sua  assenza  al  proprio  stal- 
lo, il  Cardinale  vescovo  piti  degno) 
recita  T  orazione  Respìce,  quaesu- 
mus  Domine,  sorreggendogli  il  libro 
e  la  candela  due  patriarchi  o  vescovi 
assistenti  al  soglio.  Finita  l'orazione, 
si  fa  un  modesto  rumore;  rito  pro- 
veniente, secondo  alcuni,  da  quello 
della  sinagoga,  in  cui  tutte  le  volte 
che  leggendosi  il  libro  di  Ester  si 
nominava  Amano,  dagli  ebrei  si  fa- 
ceva fragore  e  strepito.  Credono  al- 
tri, che  questo  rumore  rappresenti 
lo  strepito,  e  calpestio  della  solda- 
tesca condotta  da  Giuda  all'orto  di 
Getsemani  per  far  prigione  Gesù 
Cristo.  Ma  il  Mazzinelli,  nelle  spie- 
gazioni dell'uffizio  della  selliniana 
santa,  che  va  preferito  a  tutti  gli 
altri,  stima  esprimere  siffatto  rumo- 
re l'orribile  turbamento  e  confu- 
sione accaduti  nella  morte  del  Re- 
dentore, allorché  essendosi  oscurato 
il  sole,  scossa  la  terra,  squarciato  il 
velo  del  tempio,  aperti  i  sepolcri , 
spezzate  le  pietre,  parve  che  tutta 
la  natura  se  ne  risentisse  sconvolta. 
I  soli  giudei,  chiamati  dal  Pontefi- 
ce s.  Leone  I,  piti  duri  delle  pie- 
tre, restarono  ostinati  nella  loro  in- 
credulità. Non  COSI  il  Centurione 
con  molti  altri ,  che  battendosi  il 
petto  partirono  a  capo  chino,  con- 
fessando per  figliuolo  di  Dio  quel- 
lo, che  fra  tanti  portenti  aveano  ve- 
duto spirare  sulla  croce.    L'  erudito 


CAP 

Cancellieri  poi  nella  sua  Descrizio- 
ne delle  funzioni  della  settimana, 
santa  nella  Cappella  pontificia,  con- 
chiude che  dopo  essersi  mostrata  la 
candela  accesa,  la  quale  fino  allora 
si  era  tenuta  nascosta  dietro,  o  sot- 
to l'altare,  tutti  si  alzano,  e  parto- 
no con  silenzio  e  raccoglimento  re- 
ligioso. 

Se  il  Papa  nell'  assistere  al  mat- 
tutino con  piviale  e  mitra  risente 
incomodo  dal  tenere  questa  seconda 
in  capo,  se  la  fa  levare,  come  fe- 
ce Pio  Vili;  il  quale  inoltre  4^1 
Miserere  fece  cantare  sei  soli  ver- 
setti ,  e  il  resto  in  canto  andan- 
te ,  perchè  gli  riusciva  incomodo 
lo  star  genuflesso  in  tutto  il  tem- 
po del  Miserere.  Alcuni  Pontefici 
si  astengono  dall' intervenire  ai  mat- 
tutini della  settimana  santa  [P^edi), 
e  piuttosto  vi  assistono  privatamen- 
te nel  piccolo  coretto  incontro  al 
trono  in  compagnia  d*  un  cameriere 
segreto,  o  di  un  aiutante  di  came- 
ra. Abbiamo  poi  dall'Adami,  Osser- 
vazioni per  ben  regolare  il  coro  dei 
cantori  della  Cappella  Pontificia^ 
p.  36,  che  i  Sommi  Pontefici  han- 
no sempre  procurato  di  avere  per 
la  loro  Cappella  i  migliori  soggetti 
d'  Europa,  i  quali  conosciuta  la  de- 
formità della  musica  di  q uè'  tempi, 
impiegarono  tutta  la  loro  abilità 
per  ridurla  nella  mighor  forma  pos- 
sibile, creando  con  nuove  composi- 
zioni il  vero  stile  ecclesiastico  nella 
sua  antica  semplicità  senza  l' aiuto 
degli  strumenti.  Leggesi  in  prova  di 
ciò  nel  Diario  di  Paride  de  Grassis, 
sotto  il  pontificato  di  Leone  X,  che 
nel  mercoledì  santo  del  i5i45  i  can- 
tori della  Cappella  cantarono  un 
nuovo  Miserere,  il  primo  verso  sin- 
fonizzando,  e  il  secondo  alternando. 
E  sebbene  poco  riuscisse  gradito, 
non  perciò  que'  virtuosi  uomini  deb- 


GAP 

bono  esser  privi  di  loiki,  avendo  essi 
adoperata  ogni  diligenza  per  un  otti- 
mo risultato.  Animati  da  quest'esem- 
pio i  successori  dotati  di  maggiore 
abdità,  e  miglior  gusto  diedero  pro- 
va un  dopo  l'altro  di  profonda  co- 
gnizione, lasciando  tante,  e  sì  bel- 
le composizioni,  che  formano  il  gu- 
sto e  la  celebrità  dell'archivio  dei 
cantori  Pontificii. 

Premetteremo  qui  alla  descrizio- 
ne delle  funzioni  della  settimana  san- 
ta, in  qual  guisa  furono  celebrate 
sotto  alcuni  degli  ultimi  Pontefici  , 
e  ciò  che  si  praticò  nell'assenza  ed 
impotenza  di  essi,  comprensivamente 
al  Pontificale  di  Pasqua  :  notizie  ed 
erudizioni  estratte  in  gran  parte 
dagl'  interessanti  Dìarii  di  Roma. 

Benedetto  XIII,  nel  1725,  la  mat- 
tina del  giovech  santo ,  celebrò  le 
funzioni  nel  modo  seguente.  Con  pi- 
viale e  mitra  si  recò  ad  ore  dodici 
e  mezza  nella  sala  ducale  del  Vatica- 
no, in  cui,  per  le  veci  che  in  quella 
circostanza  facea  di  segretario ,  o  sa- 
grestia ,  si  ei  a  eretto  un  altare.  Salito 
ad  un  piccolo  trono  dopo  l'ora  di  no- 
na, recitò  Benedetto  XIII  \ Oremus^  e 
fatta  ivi  la  preparazione  della  mes- 
sa assunse  in  uno  a'  Cardinali  gli 
abiti  sagri  bianchi,  e  quindi  in  se- 
dia gesta toiia  ,  e  sotto  baldacchino 
passò  nella  Cappella  Sistina,  ove  can- 
tò solennemente  messa.  Dopo  la 
consagrazione  si  ti'asferi  in  mezzo 
alla  Cappella  a  benedire  gli  olii  santi 
posti  sopia  una  tavola  circondata  da 
dodici  canonici  in  piviali  bianchi , 
cioè  quattro  di  ognuna  delle  tre 
basiliche  lateranense,  vaticana  e  li- 
beriana, da  sci  diaconi  in  tonacel- 
la,  cioè  tre  canonici  di  san  Loren- 
zo in  Damaso ,  e  tre  canonici  di 
santa  Maria  in  Trastevere ,  e  da 
sette  canonici  di  tutte  le  altre  col- 
legiale, i  quali  facevano  da  suddiu- 


CAP  287 

coni.  Compita  tal  benedizione  do- 
po la  messa,  pose  il  sepolcro  nella 
Paolina,  e  continuò  la  celebrazione 
di  tutte  le  altre  funzioni  proprie 
del  giovedì  santo.  Dipoi,  nel  1726, 
Benedetto  XIII  cantò  messa  nella 
Sistina  la  mattina  del  giovedì  san- 
to, facendo  la  funzione  nel  seguente 
venerdì,  e  consumando  V  Ostia  del 
sepolcro.  Nel  sabbato  santo  avendo 
pernottato  nella  canonica  della  ba- 
silica lateranense,  qui  celebrò  tutte 
le  funzioni  coU'intervento  del  sagro 
Collegio,  e  di  tutti  quelli,  che  han- 
no posto  in  Cappella.  Nel  1727, 
essendosi  Benedetto  XIII  recato  a 
Benevento  ,  sua  antica  chiesa  arcive- 
scovile, che  continuava  a  governare, 
tutte  le  funzioni  della  settimana  santa 
furono  in  Roma  celebrate  da'Cardina- 
li,  e  la  mattina  di  Pasqua  il  Cardinal 
Barberini  sotto-decano  cantò  messa 
nella  Sistina,  e  comunicò  i  Cardi- 
nali diaconi.  Altrettanto  si  pmticò 
nel  1729,  in  cui  Benedetto  XI li 
fece  ritorno  a  Benevento,  per  cele- 
brarvi il  concilio  provinciale.  Ma 
nel  precedente  1728,  egli  rinnovò 
quanto  fece  nel  1726,  senza  però 
pernottare  al  Laterano. 

Clemente  XII,  eletto  nel  luglio 
del  1730,  per  la  sua  avanzata  età, 
e  per  essere  divenuto  quasi  cieco, 
celebrò  pochissime  funzioni,  onde  le 
funzioni  della  settimana  santa  in  u- 
no  a  quella  della  mattina  di  Pas- 
qua, furono  celebrate  dal  sagro  Col- 
legio nella  Paolina  del  Quirinale, 
dalla  cui  loggia  il  Papa  diede  sol- 
tanto la  benedizione  nella  mattina 
di  Pasqua.  Altrettanto  si  praticò  nel 
1782,  e  nel  1733,  in  cui  Clemente 
XII  assistette  alla  messa  nella  det- 
ta Cappella,  e  dopo  diede  la  benedi- 
zione, che  pur  venne  compartita  negli 
anni  successivi,  senza  fare  altra  l'un- 
zione, cioè  sino  al  i74"j  '"  *^"i  morì. 


288  GAP 

Benedetto  XIV,  nel  l'j^i)  cele- 
brò le  funzioni  di  quaresima  al  Qui- 
rinale sino  al  mercoledì  santo,  an- 
dando a  far  le  successive  nel  Vati- 
cano, e  ritornando  al  Quirinale.  So- 
lo nel  1746  pernottò  al  Vaticano, 
donde  partì  il  giorno  di  Pasqua  ad 
ore  ventidue.  Ma  dal  1754  in  poi, 
per  l'età  e  per  gl'incomodi  tralasciò 
di  recarsi  alle  Cappelle,  e  tutte  le 
funzioni  della  settimana  santa,  com- 
presa la  mattina  di  Pasqua,  si  fece- 
ro da  lui  nella  Cappella  Paolina  nel 
palazzo  Quiiinale  di  sua  residen- 
f  za,  siccome  fece  negli  anni  succes- 
sivi. Però  nel  1756,  non  solo  fu  im- 
pedito dall' assistere  alle  Cappelle, 
ma  neppure  diede  la  solenne  bene- 
dizione. 

Partito  Pio  VI,  nel  febbraio  1782, 
per  Vienna,  tutte  le  funzioni,  inco- 
minciando dalla  terza  domenica  di 
quaresima,  furono  eseguite  nella  Si- 
stina del  Vaticano ,  nel  cui  palaz- 
zo ebbe  luogo  la  predica  ne'  vener- 
dì, dopo  la  quale  il  sagro  Collegio 
calò  in  s.  Pietro  a  visitare  la  stazio- 
ne, ed  a  venerare  le  reliquie. 

Pio  VII,  nel  i8or,  abitando  il 
Quirinale,  si  recò  nel  mercoledì  san- 
to, al  Vaticano,  per  celebrare  le  fun- 
zioni della  settimana  santa,  restituen- 
dosi al  Quirinale  il  giorno  della 
terza  festa  di  Pasqua.  Partendo  poi, 
a'2  novembre  i8o4,  per  Parigi,  e  ri- 
tornando in  Roma  a' 16  maggio  i8o5, 
tutte  le  funzioni  furono  fatte  intanto 
in  Roma  dai  Cardinali.  Il  Pontefice 
celebrò  quelle  della  settimana  santa, 
insieme  a  quella  di  Pasqua  in  Cliàlons. 
Nel  1808,  avendo  i  francesi  occu- 
pata Roma,  Pio  VII  fece  in  tal  tem- 
po le  funzioni  nella  Paolina  del  pa- 
lazzo quirinale  ;  ma  quelle  della  set- 
timana santa,  e  la  messa  di  Pasqua 
vennero  celebrate  dai  Cardinali  nel- 
la Sistina  del  Vaticano,  il  che  si  e- 


CAP 

seguì  pure  nel  1809,  continuando 
la  detta  occupazione  di  Roma.  Do- 
po il  glorioso  ritorno  in  Roma  di 
Pio  VII,  nell'anno  seguente  181 5, 
non  potè  fare  quel  Pontefice  le  fun- 
zioni della  settimana  santa ,  per- 
chè essendo  rientrato  in  Francia 
Napoleone,  il  Papa  nel  mercordi 
santo  partì  colla  maggior  parte  dei 
Cardinali  per  Genova.  Quindi  le 
funzioni,  che  tuttavolta  ebbero  luo- 
go nella  Sistina  del  Vaticano,  non  si 
poterono  eseguire  col  solito  impo- 
nente apparato.  Prima  di  giungere 
a  Genova,  Pio  VII  in  Firenze  ce- 
lebrò la  messa  nella  mattina  di  Pas- 
qua nella  cappella  di  corte  alla 
presenza  del  gran  duca  di  Toscana 
Ferdinando  III.  Nel  18196  1820, 
Pio  VII  solo  assistette  alle  funzio- 
ni della  settimana  santa,  e  messa 
di  Pasqua;  e  nel  1822,  feccia  la- 
vanda del  giovedì  il  Cardinal  deca- 
no della  Somaglia  ;  e  monsignor 
Frosini  maggiordomo,  e  monsignor 
Bertazzoli  elemosiniere  (ambedue  poi 
Cardinali  )  servirono  a  mensa  i  pel- 
legrini, e  r  ultimo,  siccome  arcive- 
scovo, benedì  la  tavola.  Leone  XII 
nel  1824  non  potè  celebrare  al- 
cuna funzione,  che  tutte  per  al- 
tro si  celebrarono  al  Vaticano,  o- 
ve  il  Papa  fece  dare  i  pranzi  del 
giovedì ,  e  venerdì  santo  pei  Car- 
dinali, e  principe  assistente  al  so- 
glio, mentre  la  messa  nel  giorno 
di  Pasqua  fu  cantata  dal  Cardinal 
decano,  nella  basilica  vaticana,  don- 
de si  partirono  due  Cardinali  diaco- 
ni dopo  la  messa ,  e  recandosi  poi 
al  Quirinale  ove  abitava  il  Papa , 
lo  assisterono  alla  solenne  benedizio- 
ne, che  diede  dalla  loggia,  e  che  fu 
r  unica  funzione  da  lui  fatta. 

Pio  Vili,  nel  i83o,  non  fece  le 
funzioni  della  settimana  santa,  del- 
le palme,  e  lavanda,   ina    compartì 


GAP 

le    solenni    benedizioni    nel    giovedì 
santo  e  per  Pasqua. 

Gregorio  XVI  presentemente  re- 
gnante, nel  i83i,  celebrò  tutte  le 
funzioni  della  settimana  santa  nel- 
la cappella  Paolina  del  Quirinale, 
dalla  cui  loggia,  nel  giovedì  santo, 
e  nella  mattina  di  Pasqua  diede  la 
solenne  benedizione.  11  sepolcro  si 
fece  nella  galleria,  ove  in  tempo  di 
conclave  si  erigono  le  cappelle.  La 
lavanda  fu  eseguita  nella  vastissi- 
ma sala  del  concistoro,  e  la  mensa 
pei  pellegrini  s'imbandì  nella  gran- 
de sala  dell'  appartamento  di  monsi- 
gnor maggiordomo,  supplendo  all'as- 
sistenza di  que'  pellegrini  invece  del 
Papa,  il  prelato  del  Drago  maggior- 
domo, ed  attualmente  Cardinale. 

14.  Cappella  Papale  del  giovedì 
santo j  messa,  reposìzione  del  se- 
polcro,  benedizione,  lavanda  e 
pranzo  degli  apostoli ,  pranzo  dei 
Cardinali,  e  mattutino  delle  te- 
nebre. 

Questa  Cappella  si  celebra  nella 
Cappella  Sistina  del  Vaticano,  ma  vi 
sono  esempi ,  che  sia  stata  celebra- 
ta anche  nella  Paolina  del  Quirina- 
le, ove  il  regnante  Pontefice  nel 
i83i,  celebrò,  come  dicemmo,  tut- 
te le  funzioni  della  settimana  san- 
ta, compreso  il  pontificale,  e  la  so- 
lenne benedizione  nella  mattina  del- 
la Pasqua  di  Risurrezione.  I  Cardi- 
nali vi  si  recano  con  due  carrozze, 
e  vestiti  di  paonazzo,  co'  paramenti 
sagri  di  color  bianco,  e  i  domesti- 
ci colle  livree  di  gala. 

Crediamo  opportuno  premettere 
alle  indicate  funzioni  alcune  noti- 
zie sui  nomi,  riti,  ed  usi  antichi  di 
questo  sagro  giorno.  Con  varie  de- 
nominazioni è  slato  chiamato  que- 
sto giovedì:  dai  paramenti  di  color 
VOL.   vui. 


CAP  2S9 

verde  che  si  usavano,  ebbe  quello 
di  dìes  p^iridiiwi,  dal  pane  bianco 
che  distribuivasi  a' poveri  dopo  la 
lavanda,  massime  nelle  chiese  di 
Francia,  ove  tuttora  dura  questo 
costume,  fu  detto  Albus  dies  Jovis^ 
ed  anco  dies  panis,  e  dies  lucisj  dies 
indulgentiae  da  s.  Maurizio  :  dai  siri 
fu  detto  dies  secretorum,  e  consigna- 
tio  calicis.  Dicevasi  inoltre  dies  ab- 
solutiofiis,  dies  mysterioruni ,  dies 
mandati  y  e  Feria  quinta.  Più  co- 
munemente però  è  stato  detto  Fe- 
ria quinta  in  Coena  Dominij  tut- 
tavolta  in  una  bolla  di  Bonifacio 
IX  chiamasi.  Bona  quinta  Feria  in 
Coena  Domini,  ed  altrove  Natalis 
calicis,  in  memoria  del  calice  eoa 
cui  Gesù  Cristo  diede  da  bere  il 
suo  sangue  nell*  ultima  cena  agli  a- 
postoli.  In  questo  giorno  si  rinnova 
la  memoria  della  sagra  cena,  in  cui 
fu  istituito  il  ss.  Sacramento  della 
Eucaristia  ;  ma  Urbano  IV,  dopo 
la  metà  del  XIII  secolo ,  conside- 
rando, che  un  giorno  occupato  io, 
lutto  per  la  passione,  e  morte  del 
Salvatore  del  mondo  non  lasciava 
luogo  a  contrassegni  di  festa,  stimò 
bene  di  far  celebrare  quella  memo- 
ria in  altro  tempo,  cui  poi  si  ag- 
giunse la  solenne  processione  del  Cor- 
pus Domini  [Vedi).  Finalmente  que- 
sto giorno  è  stato  detto  solenme 
Paschae  initium,  ed  è  perciò,  che 
non  solo  in  quelle  chiese,  le  quali 
digiunavano  il  giovedì,  ma  in  quelle 
eziandio  ove  si  osservava  il  digiu- 
no ne'  giovedì  di  quaresima,  era  co- 
stume di  romperlo,  e  di  finirlo  in 
questo  giorno. 

Anticamente  nel  giovedì  santo  si 
celebravano  due  messe,  la  prima  a 
digiuno  nella  mattina,  la  seconda 
nella  sera  dopo  cena;  però  in  al- 
cune cliiese  se  ne  celebravano  quat- 
tro, ed  in  altre  anche  cinque;  piiì 
^9 


5-90  GAP 

comune  per  altro  fu  il  rito  di  dir- 
ne tre,  secondo  che  andiamo  a  de- 
scrivere .  La  prima  era  diretta  alla 
riconciliazione  de'penitenti,  che  nel 
mercordi  delle  ceneri  erano  stati 
espulsi  dalla  chiesa.  Essi  venivano 
in  questa  mattina  di  buon'ora  vestiti 
di  sacco,  ed  a  piedi  nudi,  e  co- 
perti il  capo  di  cenere  si  recavano 
al  luogo  destinato.  All'ora  poi  di 
sesia  in  alcuni  luoghi,  e  di  nona 
in  altri,  erano  condotti  alla  chiesa, 
fuori  della  quale  aveano  compiante 
in  tutta  la  quaresima  le  loro  col^ 
pe.  Presentati  i  penitenti  da  un  dia- 
cono al  Papa ,  o  al  vescovo ,  che 
stava  alle  porte  della  chiesa,  dopo 
Tarie  preci,  le  cui  formule  leggonsi 
presso  il  Morino ,  De  poenitentia, 
pag.  6g6,  venivano  riconciliati ,  ed 
assoluti  :  quindi  questo  giorno  tro- 
vasi chiamato  col  suindicato  nome 
di  ahsolutus  dies  Jovìs.  Terminata 
questa  funzione,  in  segno  di  gioia, 
suona vansi  a  festa  le  campane,  che 
d'  allora  in  poi  tacevano  sino  al  sab- 
bato  santo.  I  penitenti  prendevano 
luogo  tra'  fedeli ,  per  ascoltare  la 
messa ,  e  per  partecipare  cogli  altri 
ai  sagri  misteri.  Sebbene  questa  for- 
ma di  riconciliazione  fosse  prescritta 
pei  soli  pubblici  penitenti ,  nondi- 
meno altri  ancora,  per  meglio  assi- 
curarsi di  essere  giustificati  innanzi 
al  cospetto  di  Dio,  si  univano  ad 
essi. 

La  seconda  messa  era  per  la  be- 
nedizione degli  olii,  che  si  chiamano 
santi y  perchè  sono  benedetti,  e  san- 
tificati con  singolari  cerimonie  dai 
vescovi,  a'  quali  solo  appartiene,  se- 
condo i  canoni,  tal  benedizione.  In- 
nanzi il  Pater  noster^  si  consagrava 
l'olio  per  l'estrema  mizione  degli 
infermi  ;  B\Vj4gìius  Dei;,  si  benedi- 
ceva l'olio,  che  dovea  servire  all'un- 
y-ione    de'  catecumeni ,    e   il    crisma 


CAP 

cioè  olio  mescolato  con  balsamo  per 
la  cresima,  sebbene  in  alcuni  luoghi 
questi  due  olii  si  benedicessero  dopo 
la  comunione.  Ma  però  la  consagra- 
zione  del  crisma,  che  adesso  si  fa 
dai  vescovi  solamente  in  questo  gior- 
no ,  anticamente  poteva  farsi  in  ogni 
tempo,  come  si  ha  dal  concilio  tole- 
tano  del  4oo.  Inoltre  questa  benedi- 
zione di  diversi  olii  santi  si  faceva  dai 
Papi,  con  molta  solennità,  come  si 
legge  negli  Ordini  romani,  che  ne  de- 
sciivono  le  misteriose  e  belle  cerimo- 
nie; e,  come  vedemmo ,  Benedetto 
XIII  ne  rinnovò  la  memoria.  Si  co- 
minciava nell'oratorio  di  s.  Tommaso, 
o  di  s.  Pancrazio,  se  i  Papi  stavano  al 
Laterano,  ed  alla  cappella  di  s.  Gre- 
gorio, se  facevano  la  funzione  nella 
basilica  vaticana.  Erano  assistiti  dai 
vescovi,  preti,  diaconi  ed  altri  sagri 
ministri,  soliti  ad  assistere  alla  fun- 
zione; e  si  presentavano  al  Pontefice 
le  tre  ampolle,  che  poi,  partendosi 
dall'altare  ove  facevasi  la  funzione, 
porta  vansi  in  processione  ad  un  al- 
tro altare  dell'  una ,  o  dell'  altra 
basilica,  dove  celebrava  il  Pontefi- 
ce. Si  fa  pure  menzione  negli  Or- 
dini romani  di  un'  altra  ampolla 
di  vetro  contenente  un  vaso  d' o- 
ro ,  in  cui  custodivasi  una  pietra 
preziosa,  che  racchiudeva  del  sangue 
miracoloso  di  Gesù  Cristo.  Mentre 
il  Pontefice  faceva  1'  omelia ,  alcuni 
Cardinali  diaconi ,  aiutati  dai  sud- 
diaconi, scoprivano  la  mensa  dell'al- 
tare, che  impediva  l'ingresso  ai  re- 
cessi più  intimi  del  sagro  altare  del- 
la basilica  lateranense,  e  nel  fondo 
del  quale  stava  nascosta  nel  resto 
dell'anno  la  detta  ampolla.  In  quel 
giorno  estralta  questa  pei*  mano  del 
Papa  era  mostrata  al  popolo,  il  quale 
la  venerava  con  tutta  la  divozione. 
Il  Pontefice  entrava  neU'arca,  cioè  nel- 
r  altare  Papale^  cosi  prima  chiama- 


GAP 

to  dalla  sua  forma,  per  compiere  il 
saffrifìzio,  secondo  il  rito  dell'antico 
testamento,  che  permetteva  al  solo 
Pontetìce  l' ingresso  nel  Sanata  San- 
ctonini ^  una  volta  all'anno,  come 
spiegano  Innocenzo  III,  De  sermone 
de  Coena  Domini,  il  Durando,  e 
Mabillon. 

La  terza  messa  seguiva  in  memo- 
ria dell'istituzione  della  ss.  Eucari- 
stia, che  Gesù  Cristo  medesimo  die- 
de facohà ,  e  precetto  agli  apostoli, 
e  per  conseguenza  a  tutti  i  sacer- 
doti, di  rinnovare.  Perciò  ben  a  ra- 
gione questa  festa  cominciata  colla 
Chiesa  è  stata  sempre  riguardata 
per  una  delle  più  solenni.  Facevasi 
in  questo  giorno  la  comunione  ge- 
nerale del  clero  e  del  popolo.  Que- 
sta è  la  comunione  laica  ed  eccle- 
siastica, che  ripetutamente  si  nomina 
negli  antichi  canoni .  L' ecclesiasti- 
ca si  faceva  dai  sacerdoti  in  cotta 
e  stola ,  e  da  altri  ministri  del- 
l'altare.  La  laica  facevasi  fuori  dei 
balaustri ,  e  cancelli  dell'altare  ,  do- 
ve ancoi'a  dovea  comunicarsi  alla  ri- 
fusa, e  senza  distinzione  qualunque 
ministro  dell'altare,  che  per  qualche 
mancanza  fosse  passato  a  questa  co- 
munione. All'articolo  Cappelle  se- 
grete, diremo  della  comunione  som- 
ministrata in  questo  giorno,  nel  pre- 
cedente ,  e  per  altre  ricorrenze,  dai 
Pontefici  ai  propri  famigliari  sì  ec- 
clesiastici che  laici. 

Ridotte  poscia  queste  tre  messe 
ad  una  sola,  sono  state  ancora  riu- 
nite nella  medesima  le  diverse  fun- 
zioni ,  che  si  facevano  in  ciascuna 
di  esse.  Se  poi  in  questo  giorno  ri- 
corrono le  feste  della  ss.  Annunzia- 
ta, e  di  s.  Giuseppe ,  o  alcun'  altra 
festa  di  precetto,  allora  si  celebrano 
alcune  messe  private,  acciocché  i  fedeli 
possano  più  facilmente  soddisfar  al 
precetto  di  ascoltare  la  messa,  sicco- 


CAP  agt 

me  ordino,  nel  171 6,  Clemente  XIj 
inerendo  agli  anteriori  decreti  della 
s.  congregazione  de'  Riti  ,  special- 
mente a  quello  de'  i3  settembre 
1692.  Fuori  di  questi  casi,  tutti  gli 
altri  sacerdoti  si  astengono  dal  dire 
la  messa,  meno  il  celebrante,  in  se- 
gno di  tristezza  e  di  lutto,  che  li 
fa  astenere  dal  medesimo  sagrificio 
anche  ne'  due  seguenti  giorni,  e  per 
imitare  in  qualche  modo  la  Cena 
del  Signore,  che  fu  solo  a  celebrare 
e  comunicò  di  sua  mano  gli  apostoli. 
Un  vero  errore  del  volgo  è  quello, 
che  suppone  essere  questa  funzione  la 
Pasqua  de'  preti.  Siccome  poi  non  può 
scompagnarsi  la  memoria  dell'Euca- 
ristia da  quella  della  passione,  così 
la  Chiesa  fra  le  cerimonie  di  letizia, 
per  l'istituzione  del  ss.  Sagramento, 
dà  ancora  vari  segni  di  tristezza.  E 
però  dopo  il  Gloria  non  solo  si 
sospende  l'uso  delle  campane  (Fedi\ 
e  si  ripiglia  quello  antico  delle  troc^ 
cole,  o  tavolozze,  che  usavansi  spe- 
cialmente dai  monaci,  e  chiamavansi 
>»  Crepitaculum ,  Lignum  congre- 
«  gans,  malleus  excitatorius,  ligneus, 
«  tabula  lignea,  "  per  invitare  il 
popolo  alla  chiesa;  ma  si  astiene 
ancora  dal  dare  la  pace ,  per  dete- 
stare quella,  che  il  perfido  Giuda 
diede  al  suo  divin  Maestro,  come 
spiega  il  celebre  MazzinelH,  nell'  Uf- 
fìzio della  Settimana  santa,  Roma 
1806,  pag.    195. 

Cerimonie  della  Messa. 

In  questa  mattina  celebra  la  messa 
il  Cardinal  decano  del  sagro  Collegio, 
o  il  Cardinal  vescovo  suburbicario 
più  anziano  invece  di  lui.  La  coltre 
del  trono,  e  la  coltvina  della  sedia 
Papale  sono  di  lama  d'argento  coi 
ricami  di  fiori  d'oro;  e  l'altare  e 
la  croce  sono  coperti  di  velo  di  seta 
bianca,  perchè  dopo  non  vi  si  reci- 


1^7.  GAP 

tano  le  ore  e  il  vespero,  in  cui  do- 
vrebbe cambiarsi  in  colore  paonazzo, 
e  le  candele  sono  tutte  di  cera  bian- 
ca. Il  paliotto  dell'altare  è  di  arazzo 
tessuto  in  oro,  collo  stemma  di  Cle- 
mente Vili,  Aldohrandiniy  e  della 
casa  Medici ,  guarnito  di  frangia 
d'oro,  legata  con  canutiglie  d'ar- 
gento. Nel  mezzo  è  rappresentato 
Gesù.  Cristo  morto,  e  sostenuto  da 
due  angeli;  al  di  sopra  si  vede  il 
calice  della  passione;  dal  lato  del 
vangelo  la  discesa  al  limbo,  donde 
libera  i  santi  padri;  da  quello  del- 
l' epistola  Gesù  Cristo  risorto  fra 
due  angeli ,  nell'  atto  di  presentare 
la  destra  alla  Maddalena  genuflessa, 
per  sollevarla.  Anche  la  copertina 
del  genuflessorio  del  celebrante  e  i 
due  cuscini  del  genuflessorio  del  Papa 
sono  coperti  di  arazzo  tessuto  con  oro 
a  opera,  rappresentante  leoni ,  e  dra- 
ghi nel  mezzo,  co' fiocchi  d'oro  con 
canutiglie  d'  argento,  simile  al  pa- 
liotto. Prima  in  questo  giorno,  il 
celebrante  e  i  sagri  ministri  usava- 
no i  sagri  paramenti  del  medesimo 
arazzo,  i  quali  ora  si  conservano  nel- 
la sagrestia  pontificia,  e  sono  di  fi- 
nissimo, e  superbo  lavoro. 

11  Papa  si  conduce  in  Cappella 
con  piviale  bianco,  e  mitra  di  tela 
d' oro,  col  formale  prezioso.  I  Car- 
dinali rendono  1'  ubbidienza  colle 
cappe  paonazze,  al  principio  della 
messa  secondo  il  solito.  L'introito  di- 
cesi in  contrappunto,  e  i  Kyrie  termi- 
nano quando  il  Pontefice  ha  Ietto  l'in- 
troito. Al  graduale  vi  sono  due  soli 
versi  intonati  dai  contralti,  e  che  si 
terminano  allorché  il  diacono  giunge 
al  luogo  per  cantar  l'evangelo.  Nel 
codice  47^7  presso  il  Gattico,  Ada 
Ccerem.  pag.  89,  si  legge:  In  die 
Jovis  sancto  prcedicatur  ante  mis- 
sam . . .  In  Farasceve  non  prcedica- 
tiir.  In  un  codice  della  libreria  Fio- 


CAP 

rentini  di  Lucca,  fi*a  le  orazioni  di 
m.  Domenico  de  Domenichi,  vescovo 
di  Torcello,  esiste  «  Oratio  in  die 
»>  s.  Parasceve  de  passione  Domini, 
«  coram  Summo  Pont.  Eugenio  IV, 
»  et  romana  curia  ",  Florentiae  1 44  '  • 
St.  Lett.  t.  VII,  p.  359.  Presso  il  Gat- 
tico poi,  Acta  Ccer.  9,  ex  Cod.  ijSjy 
si  legge:  »  Quando  Summus  Pontifex 
M  alieni  episcopo  vel  presbytero  Car- 
«  dinali  committit  sermonem  facien- 
«  dum  in  missa ,  ille  qui  praedicatu- 
^*  rus  est,  servire  debet  Papae,  etiam 
»  si  alias  ad  alium  pertinere  servi- 
ci tiùm  videatur  ".  Che  in  questa 
mattina  avea  luogo  il  sermone  avanti 
la  messa ,  lo  dicemmo  pure  al  §  IX, 
num.   2 ,  di  questo  articolo. 

L'  offertorio  si  canta  in  contrap- 
punto con  qualche  sollecitudine , 
per  dire  il  mottetto,  Fratres  ego 
eninij  componimento  del  Palestrina 
con  parte  sola.  Avanti  l' elevazione, 
invece  delle  quattro  torcie  portate 
da'cappellani  comuni,  un  cerimonie- 
re viene  dalla  sagrestia  con  dodici 
bussolanti  con  cappe  rosse,  con  al- 
trettante torcie  accese,  inginocchian- 
dosi sei  per  parte,  da'  due  lati  del- 
l'altare.  Sì  consagrano  in  questo 
giorno  dal  celebrante  due  ostie  , 
una  delle  quali  si  consuma  da  esso, 
e  r  altra  si  riserva  pel  dì  seguente 
in  un  calice  a  parte,  che  il  diacono 
cuopre  colla  palla,  colla  patena,  e 
con  un  velo  bianco  legato  con  fet- 
tuccia simile  al  piede.  Questo  calice 
chiamasi  del  Sepolcro.  Dopo  l' ele- 
vazione, due  maestri  di  cerimonie 
incominciano  la  distribuzione  delle 
candele  portate  dai  cappellani  comu- 
ni, pei  Cardinali,  patriarchi,  vesco' 
vi,  abbati  mitrati,  prelati  di  fioc- 
chetti ,  protonotari  apostolici  ,  e 
generali  degli  Ordini  religiosi.  Il 
primo  Agnus  Dei  si  canta  adagio, 
e  si  finisce  col  dona  nobìs  etc,  ma 


GAP 

senza  distribuire  la  pace.  Quando 
il  Cardinale  celebrante  ha  accomo- 
dato il  calice  con  entro  l' ostia  con- 
sagrata ,  si  ritira  a  cornii  epistolcej 
in  un  lato  dell'  altare,  al  piano  del 
primo  gradino,  colla  faccia  rivolta 
verso  il  popolo,  prima  del  posi' 
communio^  e  riceve  1'  acqua  alle 
mani  dal  suo  maestro  di  camera  in 
piedi,  ancorché  non  vi  assista  il 
Papa,  e  ciò  in  venerazione  del  ss. 
Sagramento,  poiché  quando  è  espo- 
sto, non  si  genuflette  se  non  che  a 
lui.  Indi  i  cantori  incominciano  il 
postcommunio  in  canto  fermo,  can- 
tandosi poi  alla  fine  della  messa  il 
Deo  gratias. 

Pì'ocessìone  alla  Cappella  ove  si  fa 
il  Sepolcro,  cioè  alla  Paolina,  se 
la  funzione  si  celebra  alla  Sisti- 
na del  Vaticano. 

Terminata  la  messa,  e  data  dal 
Papa  la  benedizione,  il  celebrante 
torna  in  sagrestia  a  spogliarsi,  sen- 
za rientrare  più  in  cappella  per  la 
processione,  ed  allora  i  Cardinali 
prendono  i  sagri  paramenti  di  colo- 
re bianco,  secondo  il  rispettivo  or- 
dine. I  patriarchi ,  gli  arcivescovi , 
e  vescovi  assistenti,  e  non  assisten- 
ti al  soglio,  il  commendatore  di 
santo  Spirito  ,  e  gli  abbati  mitra- 
ti si  recano  a  prendere  i  piviali  e 
le  mitre  bianche  in  sagrestia,  facen- 
do prima  la  genuflessione  alle  sole 
specie  sagramentali,  per  la  parte  su- 
periore della  Cappella,  seguiti  dagli 
uditori  di  Rota,  dai  chierici  di  ca- 
mera, dai  votanti  di  segnatura,  e 
dagli  abbreviatori  di  parco  maggio- 
re, per  levarsi  le  cappe  paonazze, 
eyd  assumere  sul  rocchetto  la  cotta, 
colla  quale  ritornano  in  Cappella,  e 
r  ultimo  uditore  di  Rota  va  pure 
in  sagrestia   a    pararsi  coiramitto, 


CAP  '293 

camice,  cingolo,  e  tonacella  bianca. 
Quindi  i  due  ultimi  Cardinali  dia- 
coni, accompagnati  da  un  cerimo- 
niere, ascendono  al  trono,  e  riman- 
gono all'assistenza  del  Papa,"  finché 
i  due  Cardinali  primi  diaconi  han- 
no preso  a'  loro  stalli  i  sagri  para- 
menti, ivi  portati  dal  proprio  came- 
riere, levandosi  le  cappe  coli' aiuto 
de'  maestri  di  camera,  cui  consegna- 
no le  berrette  rosse,  il  che  si  pra- 
tica pure  da  tutti  gli  altri  Cardina- 
li, i  quali  prima  si  paravano  nella 
stanza  annessa  alla  sagrestia.  I  pre- 
lati di  fiocchetti  partono  poi  dal 
loro  posto,  e  vanno  nel  banco  dei 
protonotari  apostolici,  e  nel  mentre 
che  tutti  i  menzionati  sono  vestiti 
degli  abiti  sagri,  i  chierici  della  Cap- 
pella con  candele  accese  vanno  ad 
accendere  i  cerei  a  chi  li  ha  a- 
vuti. 

I  cantori  si  recano  nella  sala  re- 
gia, illuminata  con  dodici  gran  cor- 
nucopi  di  legno  dorato,  con  cande- 
le di  cera  per  la  processione,  che 
regolasi  nello  stesso  modo  delle  al- 
tre due  della  Candelora,  e  delle  Pal- 
me, descritte  ai  numeri  5,  e  12  di 
questo  paragrafo.  Appena  che  la  cro- 
ce papale,  coperta  di  velo  paonaz- 
zo, e  portata  dall'  ultimo  uditore  di 
Rota,  esce  fuori  della  balaustra,  i 
contralti  intonano  l' inno  Pange  lin- 
gua j  e  i  Cardinali  procedono  due 
a  due  colle  candele  accese  e  mitre 
in  mano,  dentro  di  cui  tengono  il 
loro  zucchetto  rosso  per  riverenza 
al  ss.  Sagramento,  che  si  porta  dal- 
lo stesso  Papa  a  piedi,  e  a  capo 
scoperto  alla  cappella  Paolina,  sotto 
il  baldacchino  bianco,  retto  da  ot- 
to vescovi  assistenti  al  soglio,  od  in 
loro  mancanza,  dai  protonotari  apo- 
stolici, sostenendo  lo  strascico  al  Pon- 
tefice il  principe  del  soglio,  e  cir- 
condandolo  dodici    bussolanti   colle 


^94  CAP 

torcie.  Neir  entrare  il  Venerabile  nel- 
la Cappella  splendidamente  illumi- 
nata, si  canta  la  strofa  Ferbum  ca- 
ro j  e  giunto  il  Pontefice  all'  altare, 
il  Cardinal  primo  diacono  genufles- 
so prende  dalle  mani  di  lui  il  ca- 
lice, con  entro  la  sagra  ostia,  e  pre- 
ceduto da  due  bussolanti  colle  tor- 
cie accese,  va  a  consegnarlo  a  mon- 
signor sagrista,  che  su  di  un  corpo- 
rale lo  pone  neir  urna,  detta  comu- 
nemente sepolcro,  e  chiuso  lo  spor- 
tellino dell'  urna,  che  sta  sotto  il  ta- 
bernacolo, dal  medesimo  monsignor 
sagrista  con  chiavetta ,  la  stessa 
chiavetta  viene  consegnata  al  Car- 
dinal penitenziere,  cui  spetta  fa- 
re la  funzione  nella  mattina  se- 
guente (  /^.  Sepolcro  ).  Quindi  il 
Papa,  prima  che  si  chiuda  l' uina, 
incensa  il  ss.  Sagramento,  avendogli 
somministrato  il  turibolo  il  Cardi- 
nal primo  prete.  Intanto  i  cantori 
intuonano  il  Tantum  ergo,  dicendo 
con  cantilena  andante  il  Genitori  ^ 
terminato  il  quale,  tutti  si  alzano 
per  avviarsi  alla  loggia  della  bene- 
dizione ,  avendo  i  Cardinali  preso 
luogo  ai  banchi  laterali,  ove  un  lo- 
ro famigliare  ha  postoli  cuscino,  e 
gh  altri  dalle  parti  laterali.  Per  im- 
potenza del  Papa,  lo  slesso  celebrante 
fa  la  funzione  della  reposizione  del 
sepolcro,  avendo  pubblicato  dall'al- 
tare dopo  la  messa  l' indulgenza  di 
trenta  anni  conceduta  dal  Papa  agli 
astanti,  cioè  qualora  il  Pontefice 
dipoi  non  desse  dalla  loggia  la  so- 
lenne benedizione,  nella  quale  con- 
cede r  indulgenza  plenaria.  Avanti 
al  sepolcro  fanno  allernativamente 
un'ora  di  orazione  i  prelati  della 
corte  in  rocchetto,  e  mantelletta,  e 
i  cubiculari  in  cappa  rossa,  ed 
alcuni  cantori  Pontifìcii  in  cotta. 
N^lla  sera  ,  in  cui  suol  esservi 
gran  concorso  di  popolo,  ed  in  cui 


GAP 

oltre  la  sala,  s' illuminano  la  scala  re- 
gia^  e  l'atrio  sino  alla  porta  degli 
svizzeri,  vi  si  reca  a  far  orazione  il 
Pontefice  in  mozzetta  e  stola,  ac- 
compagnato dalla  sua  camera  segre- 
ta, dalle  guardie  nobili,  e  svizzere, 
e  dai  palafrenieri  con  torcie  accese, 
come  meglio  si  dirà  alla  prima  do- 
menica dell'avvento,  allorché  si  par- 
lerà dell'  esposizione  del  ss.  Sagra- 
mento pel  giro  delle    quarant' ore. 

Non  è  qui  a  tralasciarsi  di  avver- 
tire, che  avanti  1'  erezione  di  questa 
Cappella  fatta  da  Paolo  III,  come  di- 
cemmo al  §  li  di  questo  articolo,  il 
ss.  Sagramento  riponevasi  in  un'altra 
più  antica,  che  forse  era  quella  edifi- 
cata da  Nicolò  V,  di  cui  si  fece  pur 
menzione.  Nel  Pontificato  di  Sisto  IV, 
Giacomo  Volaterrano,  nel  Diariuniy 
in  t.  XXIV  Rer,  Ital.  Muratori  129, 
ne  descrisse  il  costume  nel  seguente 
modo  :  «  Anno  1 4^  ^  ?  divina  re  ab- 
w  soluta,  sacra  hostia  Dominici  Cor* 
w  poris,  Pontificis  manibus  ,  capite 
«  detecto ,  ab  ara  majori ,  in  qua 
M  sacrata  fuerat,  in  parvuni  Ponti- 
w  fìcium  sacellum  religiose  admo- 
«  dum  portata  est,  et  argenteae  ar- 
»  culae  super  sacelli  aram  condita 
w  prò  comunione  dici  sequentis,  in 
a  quo  oh  vivifìcae  passionis  memo- 
>y  riam  sacrum  Dominicum  non  con- 
w  fìcitur  »,  In  questa  stessa  Cap- 
pella conviene  credere  col  Cancellieri, 
che  accadesse  ciò  che  racconta,  nel 
Pontificato  di  Clemente  VII,  Jacopo 
Bonaparte,  gentiluomo  saniminiatese. 
Ragguaglio  storico  di  tutto  Voccorso 
giorno  per  giorno  nel  sacco  di  Ro- 
ma^  Colonia  1756:  «Nel  iSi'j,  egU 
>i  dice,  l' Eucaristia  ss.  riposta  il  gio- 
>i  vedi  santo,  come  si  costuma  in  tal 
»  giorno,  nel  tabernacolo  della  Cap- 
y>  pella  del  Papa,  la  mattina  seguen- 
w  te  si  trovò,  senza  sapere,  ne  come, 
>i  uè  da  chi  sospinta  per  terra  «. 


GAP 

"Veramente  questa  funzione,  come 
sì  «  osservato  di  sopra,  sembra  con- 
tro l'  ordine  ,  e  la  serie  dei  misteri 
accaduti  ;    ma    la  Chiesa  ha  voluto 
anticipatamente  rappresentare  la  se- 
poltura   del  Signore,    piuttosto   che 
nel  giorno  seguente,  in  cui  sta  tutta 
in  lutto  per  la  sua  morte.  L'  uso  di 
fare  il  sepolcro  nella  Cappella  Pao- 
lina, fu  introdotto  dal  fondatore  del- 
la Cappella  medesima  Paolo  III,  leg- 
gendosi neir  Oldoino,  presso  il  Ciac- 
conio,  t.  Ili,  p.  i3i:  Quìbus  maxi- 
me feriis  acerbissimam  Christi  Do- 
mini necem  recolìt  Christ.  resp.,  se- 
pulchrum    ad  vaticaiias    aedes    in- 
\'exitj  continuato  poi  dai  successori, 
come    dichiarasi    ne'  Diaril  di  Gio. 
Paolo  Mucanzio,  presso  il  Gattico, 
Ada    caerem.  347-    E  cosi  costante 
l'uso    di  fare    il  sepolcro    in  questa 
Cappella  Paolina,    che  non  essendo 
essa  ancora  sbarazzata  in  simile  occa- 
sione nel  i6o5,  per  cagione  del  con- 
clave ,  in  cui  poco  prima  era  stato 
eletto  nel  d\  primo  di  aprile,  il  Pon- 
tefice Leone  XI ,    e  dovendosi  sup- 
plire perciò  colla    basilica  vaticana  , 
questo    Papa,    con   breve    de'  5    di 
detto  mese  Ad  siimmi  apostolatus^ 
Bull.  VaL  t.  Ili  Appeiid.  p.  35,  con- 
cesse indulgenza  plenaria  a  quelli,  che 
nella  mentovata  basiUca  per  quell'an- 
no soltanto  visitassero  il  ss.    Sagra- 
mento,  rinchiuso  nel  sepolcro,  dap- 
poiché in  quella  volta    non    si    po- 
teva mettere,  giusta  il  costume,  nel- 
la Cappella  Paohna  del  contiguo  pa- 
lazzo. 

Benedizione  solenne  data  dal  Fon' 
tefice  dalla  principale  loggia  della 
facciata  della  basilica  vaticana. 

Smorzate  le  candele  da  quelli, 
che  le  portarono  accese  accompa- 
gnando il  Santissimo  nella    Cappel- 


CAP  295 

la  Paolina,  ed  alzatisi,  come  si  dis- 
se ,  tutti  in  piedi,  processionalmeute, 
e  col  medesimo  ordine,  passano  al- 
la loggia  della  benedizione,  eh'  è  ap- 
parata di  damaschi  rossi  con    fran- 
gie  e  trine  d'  oro,  e  eh'  è  coperta  al 
di  fuori  da  una  gran  tenda,  ove  il 
Papa  in  sedia  gestatoria,  con  mitra 
in  capo,  e  flabelli  ai  lati,  viene  con- 
dotto   sotto    il   baldacchino    bianco 
retto    da   otto    prelati   referendari . 
Giunto    avanti    alla   loggia,    stando 
sulla   sedia  gestatoria  e  sotto  il  bal- 
dacchino ivi  eretto,  premesse  le  con- 
suete preci  dà  al  numeroso  popolo, 
raccolto  nella  vastissima    piazza,    la 
triplice    benedizione,    alla    quale    i 
cantori  rispondono    tre  volte  Anien^ 
colle  cerimonie,  colle  formule  e  col 
modo,  che  dicesi   all'articolo   Bene- 
dizione. Viene    pubblicata  poscia   la 
indulgenza  plenaria,   tanto    in    idio- 
ma latino,  che  in  italiano,  dai   due 
Cardinali  diaconi    assistenti. 

Sino  al  Pontificato  di  Clemente 
XIV,  prima  della  benedizione,  i 
Cardinali,  in  paramenti  sagri,  rende- 
vano ubbidienza  al  Papa  in  questa 
loggia ,  sedendo  egli  in  trono.  Non 
la  prestavano  quindi  allora  in  Cap- 
pella nella  messa  come  si  usa  oggidì, 
e  poscia  aveva  luogo  e  la  lettura 
e  la  pubblicazione  della  bolla  ili  Coe- 
na  Domini  fatta  dall'  ultimo  Car- 
dinale diacono  :  da  questa  si  leggeva 
in  latino,  mentre  il  suddiacono  udi- 
tore di  Rota  la  leggeva  in  italiano.  Vi 
era  anche  la  formalità  del  gettito 
della  candela  accesa  di  cera  gialla, 
scagliata  dal  Papa  sulla  piazza,  che, 
dopo  il  1768,  non  si  è  praticala 
piti.  Quando  poi,  negli  anni  1727 
e  1739,  come  si  disse  superiormen- 
te, Benedetto  XIII  si  recò  a  Bene- 
vento suo  arcivescovato,  non  solo  vi 
celebrò  tutte  le  funzioni  della  setti- 
iuaiKi  saula^  ma  dopo  aver  caultilo 


296  GAP 

messa  nella  mattina  del  giovedì  san- 
to, fece  pubblicare  la  detta  bolla, 
colle  stesse  cerimonie. 

Data  dal  Pontefice  la  benedizione, 
Tiene  condotto  dai  palafrenieri,  sulla 
stessa  sedia  gestatoria,  al  letto  dei 
paramenti,  nello  stesso  ripiano  della 
loggia,  ove  spogliatosi  degli  abiti  sa- 
gri ,  riprende  la  mozzetta  di  panno 
rosso  orlata  di  pelli  d' armellini ,  e 
la  stola  di  raso  di  egual  colore; 
e  deposta  altresì  la  falda  in  una  con- 
tigua stanza,  si  reca  alle  sue  came- 
re, o  al  luogo  vicino,  ove  si  fa  la 
lavanda.  Nell'atrio  della  loggia,  i 
Cardinali  depongono  i  sagri  para- 
menti ,  per  riassumere  la  mantel- 
letta  e  mozzetta  paonazza ,  e  ripi- 
gliare il  cappello  se  vogliono  parti- 
re, o  mettersi  le  cappe  paonazze,  se 
vogliono  assistere  alla  lavanda.  I 
patriarchi,  deposti  i  paramenti,  ri- 
prendono la  mozzetta  e  la  mantel- 
letta  paonazza,  la  quale  è  riassunta 
da  quelli,  che  ne  hanno  l'uso,  qua- 
lora non  vogliano  assistere  alla  la- 
vanda, viceversa  si  mettono  le  cappe; 
e  tutti  spogliandosi  de'  paramenti  e 
delle  cotte,  quelli  che  le  aveano  prese, 
si  recano  in  cappa  alla  camera  de'  pa- 
ramenti presso  il  sito,  ove  si  fa  la 
lavanda ,  sempre  che  vogliano  assi- 
stervi, incedendovi  i  cubiculari  colle 
loio  cappe  rosse.  Qui  però  si  deve 
osservare  che  avendo  da  ultimo,  co- 
me diremo,  stabilito  il  regnante  Pon- 
tefice d' imbandire  la  mensa  ai  pelle- 
grini od  apostoli ,  nel  portico  della 
detta  loggia  della  benedizione,  dopo 
avere  questa  compartita ,  colla  me- 
desima processione,  si  reca  alla  Cap- 
pella Sistina.  Ivi  discende  dalla  se- 
dia gestatoria ,  e  pa.'4sa  in  sagrestia 
a  deporre  tutti  i  paramenti ,  e  la 
falda ,  donde  poi ,  preceduto  dalla 
croce  coperta  con  velo  paonazzo,  e 
colla  mozzetta  e  stola,  scende  nella 


CAP 

contigua  basilica  di  s.  Pietro,  p«r 
eseguirvi  la  funzione  della  lavanda. 
I  Cardinali  poi,  spogliatisi  de'  sagri 
paramenti  nella  detta  Cappella  Sisti- 
na, passano  nella  basilica  in  cappa 
paonazza,  ed  attendono  ai  loro  stalli 
l'arrivo  del  Pontefice.  Gli  altri  com- 
ponenti la  processione  si  spoghano 
dei  paramenti,  e  delle  cotte,  e  se  vo- 
gliono assistere  alla  lavanda,  chi  ne 
ha  l'uso,  assume  la  cappa,  e  i  pre- 
lati che  non  l'hanno,  v'intervengono 
in  mantelletta.  Prima  che  la  lavan- 
da si  facesse  nella  basilica  vaticana, 
i  Cardinali  non  vi  avevano  stallo, 
e  se  vi  assistevano  da  un  lato ,  lo 
facevano  in  abito  Cardinalizio  :  laon- 
de tutti  i  prelati  che  v'  interveni- 
vano, prendevano  la  mantelletta,  e 
i  cubiculari  il  mantellone ,  non  la 
cappa,  che  indossava  il  solo  tesoriere. 
Qualora  il  Papa  fosse  impotente 
a  fare  tale  funzione,  supplisce  il  Car- 
dinal decano,  o  il  piìi  degno.  Assu- 
me egU  il  piviale  paonazzo,  che  le- 
vasi per  eseguire  la  lavanda,  e  canta 
allora  il  vangelo  il  diacono  assistente 
della  cappella.  Monsignor  tesoriere 
in  cappa  somministra  le  medaglie  ai 
pellegrini,  e  poi  consegna  al  Cardi- 
nal funzionante  un  astuccio  con  quat- 
tro di  esse  medagUe,  cioè  due  d'oro, 
e  due  di  argento. 

Lavanda  de  XIII  pellegrini^  o  apo- 
stolij  sacerdoti,  o  diaconi. 

Questa  funzione  suole  farsi  nella 
sala  ducale,  che  superiormente  de- 
scrivemmo al  §  II,  apparandosi  in 
questa  occasione  di  damaschi  rossi 
trinati  d'oro.  In  fondo  si  erige  il 
trono  pel  Papa  formando  il  poster- 
gale o  dossello  un  arazzo  rappre- 
sentante la  Provvidenza,  sedente  sul 
globo  del  mondo,  in  mezzo  alla  giù- 


GAP 
stlzia,  che  sta  a  destra,  e  alla  ca- 
rità che  sta  a  sinistra.  Sono  lìgurati 
nella  parte  inferiore  due  leoni,  i  quali 
sostengono  due  stendardi  della  s. 
Chiesa,  ed  i  tre  fregi  del  baldac- 
chino sono  egualmente  di  arazzo. 
A  destra  del  soglio  evvi  un  altro 
palco,  con  un  banco  coperto  di  a- 
razzo  con  suo  gradino  pei  suddetti 
apostoli.  Decorata  viene  la  parete 
del  bellissimo  arazzo,  che  rappre- 
senta l'ultima  cena  eseguita  presso 
il  dipinto  del  famoso  Leonardo  da 
Vinci.  Tanto  questo  arazzo ,  che  i 
precedenti,  coi  rispettivi  fregi,  furo- 
no fatti  nell'ospizio  apostolico  di  san 
Michele,  e  presso  gli  antichi  araz- 
zi, per  ordine  di  Pio  VI,  Brasche 
come  rilevasi  dai  suoi  stemmi.  In- 
contro al  detto  palco  se  ne  innalza 
un  altro  a  due  ordini  pei  sovrani,  per 
le  dame,  e  pei  signori  distinti.  La 
funzione  è  stata  fatta  anco  nella  ma- 
gnifica sala  Clementina,  avanti  la 
sala  de'  palafrenieri,  per  dare  sfogo 
ai  forestieri,  che  in  copiosissimo  nu- 
mero vi  accorrono.  A  questo  fine, 
e  per  renderla  più  augusta  e  deco- 
rosa, il  regnante  Pontefice,  sino  dal 
1834  (anno  in  cui  vi  si  trovarono 
presenti  il  re  di  Napoli  Ferdinando 
II,  la  regina  sua  moglie,  e  altri 
principi  reali  ) ,  fa  la  lavanda  nella 
navata  traversa  della  basilica  vatica- 
na, cioè  nella  gran  cappella  de'  ss. 
Processo  e  Martiniano ,  erigendosi 
il  trono  fra  le  due  colonne  dell'  al- 
tare, ed  osservandosi  nell'addobbo 
tutto  ciò,  che  si  disse  per  la  sala 
ducale.  V'hanno  però  di  più  nella 
basilica  due  banchi  pei  Cardinali 
a'  lati  del  soglio,  e  maggior  copia 
di  tribune,  e  palchi  pegli  spettatori. 
Finalmente  non  si  deve  tacere  che 
a  questa  funzione  commovente,  la 
quale  chiamasi  Mandato ,  perchè 
il  Redentore  ce   ne  ha   lasciato  l' e- 


CAP  297 

sempìo  e  il  comando,  il  Papa  si  re-' 
cava  in  sedia  gestatoria. 

Anticamente ,  secondo  gli  Ordini 
della  Chiesa  Romana,  il  Papa  do- 
po di  aver  celebrato,  coi  sagri  pa- 
ramenti, accompagnato  dai  vescovi, 
e  preti,  e  diaconi,  si  recava  a  fare 
la  lavanda  dei  piedi  a  dodici  dia- 
coni, e  in  loro  mancanza  a  dodici 
cappellani ,  o  suddiaconi  apostolici  , 
deponendo  però  la  pianeta,  mentre 
dai  cantori  cantavasi  il  vespero.  I 
suddiaconi  erano  vestiti  di  cotta,  e 
rocchetto,  come  si  legge  nel  Maran- 
goni, Istoria  dell'  oratorio  di  San- 
età  Sanctorum  ^  a  p.  44-  La  funzione 
si  faceva  nella  basiUca  di  s.  Loren- 
zo ad  Sancta  Sanctorum,  se  il  Pon- 
tefice abitava  al  Laterano,  ovvero 
nella  cappella  di  s.  Nicolò,  o  nel 
monistero  di  s.  Martino,  se  risiede- 
va a  s.  Pietro.  Due  ostiari  prende- 
vano sulle  braccia  il  primo ,  e  lo 
portavano  innanzi  al  Papa,  che  gli 
lavava ,  e  baciava  i  piedi ,  facendo 
lo  stesso  per  ordine  agli  altri.  Sic- 
come però,  neir  Ordine  XII  di  Cen- 
cio Camerario,  si  legge,  che  il  Pon- 
tefice nel  giovedì  santo  faceva  due 
lavande,  una  dopo  finita  la  messa 
a  dodici  suddiaconi,  e  l'altra  dopo 
il  pranzo  a  tredici  poveri,  per  rap- 
presentare colla  prima  la  Maddale- 
na, che  neWa  casa  del  Fariseo  lavò, 
ed  unse  i  piedi  al  Salvatore,  e  col- 
la seconda  la  lavanda  fatta  da  Cri- 
sto a'  dodici  apostoli,  cosi  non  ba- 
stando il  tempo  a  queste  due  la- 
vande per  le  molte  funzioni  di  que- 
sto giorno,  furono  ridotte  ad  una , 
che  fu  quella  del  Mandato ,  stabi- 
lendosi, che  i  tredici  individui  fos- 
sero suddiaconi ,  diaconi ,  o  preti. 
Ma  in  progresso ,  nel  i  ^5& ,  Ales- 
sandro VII  comandò,  che  fossei'O  sa- 
cerdoti, Q  almeno  diaconi  oltramon- 
tani, dando  la  cura   di  eleggerh  ai 


298  GAP 

penitenzieri  di   s.    Pietro.    Quindi  i 
vescovi  ancora,  i  quali  facevano  due 
lavande,    le    unirono  e  le  fecero  a 
tredici  soggetti,   avendo   già  confer- 
mato quest'  uso  Sisto  IV  nel  1 4?  i  • 
L'erudito  Sarnelli,  spiegando  il  mi- 
stero di  tal  numero,    riconosce  nel 
decimoterzo  la    Maddalena;    monsi- 
gnor Arese ,  vescovo  di  Tortona,  vi 
ravvisa  s.  Paolo,    non  perchè  assi- 
stesse alla  cena ,  essendo  stato  chia- 
mato air  apostolato  dopo  l'ascensio- 
ne, ma  per  la  particolar  venerazio- 
ne della  Chiesa    Romana    verso    di 
lui.  Tuttavia  tal'  opinione    è    impu- 
gnata dal  Frescobaldi,    Pediliwiumy 
sìve  de  numero  pauperuni ,    quibus 
lavandi  sunt  pedes  feria  V   in  coe- 
na  Domini.  Volle  egli  supporre,  che 
il  decimoterzo  rappresentasse  il  pa- 
drone della  casa ,  ove  si  fece  la  ce- 
na, sostenendo  che  Gesù   Cristo  ad 
esso  ancora  lavasse  i  piedi.  Ma  ciò 
rigetta  l'Orlendo,   De    duplici    la- 
vacro   in    coena    Domini  fidelibus 
ex/t/^iVo,  Florentiae  17 io.  Finalmen- 
te alcuni  Io  prendono  per   s.    Mat- 
tia surrogato  a  Giuda  Iscariote,  ed 
altri  per  l'angelo,    che   il  Pontefice 
s.  Gregorio  I,  mentre  nella  sua  casa 
paterna  sul  monte  Celio  banchetta- 
va dodici  poveri,  trovò  fra  essi    se- 
duto a  mensa,    donde    poi     derivò 
r  usanza ,    che    molti    Romani   Pon- 
tefici ,    e    da    ultimo    Leone   XII , 
ogni  giorno  in  una    stanza    del    lo- 
ro palazzo  facevano  servire  a    men- 
sa ,    cui    essi    medesimi     assisteva- 
no, tredici  poverelli,  per  lo  più  sa- 
cerdoti, sei  mandati  dai  paiTOchi  di 
Roma,  e  sette  dall' arciconfra terni ta 
della    ss.  Trinità    de'  pellegrini.    F. 
Lavanda  de'  Piedi. 

La  nomina  dei  tredici  ecclesia- 
stici, che  nel  giovedì  santo  devono 
fare  da  apostoli,  per  concessione  dei 
Pontefici,  spetta  ad  alcuni  Cardinali , 


GAP 

ambasciatori ,  o  ministri ,  alla  Pi*o- 
paganda,  al  vescovo  ordinante  degli 
armeni ,  al  capitano    degli    svizzeri , 
ed  a    monsignor  maggiordomo,  cui 
appartiene    approvare    i     nominati. 
V.  Ambasciatori,  §  VI,  ove  si  par- 
la di  quelli,  che  anticamente,  ed  ora 
ne  fanno  la  nomina,  con  altre  inte- 
ressanti notizie  analoghe.  Questi  tre- 
dici  soggetti ,    nel    mercoledì    santo 
debbono    presentarsi    allo     stufarolo 
del  palazzo  apostolico,    il    quale    li 
visita,  e  ne  pulisce  i  piedi,  e  nella 
mattina  del  giovedì  santo  si  recano 
al  Pontificio  palazzo    dal  bussolante 
sotto  guardaroba,  che   li  fa    vestire 
d'  un  abito  lungo  di  lana  fina  bian- 
ca, il  quale  si    compone   di  calzoni 
con  piede,  e  scarpe  di  cuoio    bian- 
co, collaie,  tonaca  con  cinta  di  fet- 
tuccia di  seta,  cappa  con  cappuccio, 
che  si  allaccia  sul  petto  con  alcuni 
uncinelli,  berrettone    alto    con  fioc- 
co, tutto    di  lana    bianca;    però    la 
fodera    della  cappa  ,    e    le    mostre 
della  veste  sono  di  seta  bianca.   Di 
poi  celebra  la  messa,  e  li  comunica, 
ed  all'ora  stabiHta  per  la  lavanda, 
vestito  di  cappa    rossa,    li    conduce 
al  banco  della  funzione. 

Il  Papa  dopo  aver  data  la  solen- 
ne benedizione,  e  dopo  essersi  un 
poco  riposato,  col  solito  accompa- 
gnamento si  reca  nel  modo  sudde- 
scrittoalla  camera  de' paramenti  pres- 
so la  sala  ducale,  se  quivi  ha  luogo 
la  lavanda,  e  in  s.  Pietro  se  in  questa 
basilica  fa  la  funzione.  Indi  presso 
la  Cappella  Gregoriana,  assunta  la 
falda,  si  reca  al  letto  de' paramen- 
ti, e  coir  assistenza  de'  due  Cardinali 
primi  diaconi,  assume  l' amitto,  il 
camice,  il  cingolo,  la  stola  paonazza, 
il  manto  o  piviale  di  raso  rosso ,  il 
formale  di  argento,  e  la  mitra  di  la- 
ma o  tocca  d'argento;  e  preceduto 
dall'ultimo  uditore   di  Rota    in  to- 


CAP 

nìcolla  l)ianca,  colla  croce  astata  in 
mezzo  ai  due  ceroferari  coi  candel- 
lieri,  non  che  da'  cubiculari  ,  dalla 
prelatura,  i  primi  in  cappe  rosse , 
e  la  prelatura  con  cappe  paonazze, 
dal  maestro  del  sagro  ospizio,  dal 
magistrato  romano  ,  dal  governatore 
di  Roma,  dagli  ufTìziali  della  guar- 
dia nobile,  e  svizzera,  intanto  che 
gli  sostiene  Io  strascico  il  princi- 
pe assistente  al  soglio,  ascende  il  so- 
glio medesimo,  e  vi  si  pone  a  sede- 
re. Indi  il  Cardinal  primo  prete  gli 
presenta  la  navicella  coU'incenso,  che 
egli  mette  nel  turibolo,  e  benedice  il 
Cardinale  diacono  vestito  di  dalma- 
tica bianca ,  che  in  mezzo  a  due 
ceroferari  coi  candellieri  dee  cantare 
il  vangelo  analogo  a  questa  sagra 
azione.  Terminato  tal  canto,  il  sud- 
diacono uditore  di  Piota,  vestito  di 
tonicella  bianca  ,  presenta  il  libro 
del  vangelo  a  baciare  al  Papa,  e  il 
Cardinal  diacono  in  piedi  lo  incensa 
tie  volte,  e  subito  i  cantori  intona- 
no il  versetto,  Mandatum  novuni  do 
vobis. 

Principiata  questa  cantilena ,  il 
Pontefice  si  alza,  e  deposto  il  piviale 
viene  cinto  dal  Cardinal  diacono  as- 
sistente d'un  grembiale  di  lino  bian- 
co con  merletti ,  e  preceduto  dai 
mazzieri  e  dal  sotto  guardaroba,  e 
assistito  dal  primo  cerimoniere,  e 
dai  due  Cardinali  diaconi  del  trono, 
recasi  al  banco  elevato  de' tredici 
apostoli,  che  è  separato  dal  popolo 
per  mezzo  d'vmo  steccato  o  para- 
petto, affine  di  lavar  loro  i  piedi, 
òhe  denuda  il  suddetto  stufarolo  ve- 
stilo di  nero.  Nell'avvicinarsi  il  Papa, 
ogni  apostolo  trovasi  col  piede  de- 
stro ignudo:  piede  che  a  ciascuno 
è  sostenuto  dal  suddiacono  in  tona- 
cella  bianca  senza  manipolo  dal  lato 
destro  del  Papa,  il  Papa  fa  a  tutti 
la  lavanda   coli' acqua    somministra- 


CAP 


'99 


tagli  in  un  bacile  d'argento  dorato 
da  un  bussolante  in  cappa  rossa,  e 
poi  asciuga  ciascuno  con  un  asciu- 
gatoio, e  lo  bacia.  Due  camerieii 
segreti  sostengono  al  Papa  i  lem- 
bi della  falda,  e  due  altri  busso- 
lanti in  cappe  rosse  lo  seguono  con 
due  bacili  d'argento,  contenente  uno 
tredici  sciugatoi,  de'  quali  si  serve  il 
Pontefice  per  asciugare  i  piedi  degli 
apostoli,  e  neir  altro  evvi  egual  nume- 
ro di  mazzi  di  fiori  freschi.  Questi,  e 
quelli  si  consegnano  dallo  stesso 
Pontefice  ad  ogni  individuo,  cui  ha 
lavato  il  piede,  ed  a  ciascuno  di  essi 
dal  tesoriere,  che  in  cappa,  ancorché 
fosse  Cardinale,  segue  il  Papa,  è  di- 
stribuita una  medaglia  d'oro,  ed  lui 
altra  d'argento,  che  tiene  in  una 
borsa  di  damasco  cremisi  con  trine 
d' oro.  Su  queste  medaglie ,  della 
grandezza  d'un  mezzo  scudo  roma- 
no, da  un  lato  evvi  l' effigie  del  Papa 
regnante  in  mozzetta,  stola  e  ber- 
rettino, ovvero  in  piviale,  ed  in  giro 
il  nome  e  l'anno  del  Pontificato,  e 
nel  rovescio  si  rappresenta  il  divin 
maestro,  che  lava  i  piedi  a  s.  Pietro 
coir  epigrafe  :     ego    domintjs    et    ma.- 

GISTER    EXEMPLUM    DEDI    VOBIS,  C    Ìl  nO- 

me  dell'incisore.  Già  lo  stesso  teso- 
riere, nel  giorno  precedente  ha  dato 
al  Papa  due  astucci  con  entro  quat- 
ti'o  delle  medesime  medaglie  d'  oro, 
e  altrettante    d'argento. 

Mentre  il  Papa,  finito  il  giro  della 
lavanda,  ritorna  alla  sua  sedia,  il 
coro  dice  l' ultimo  verso  saecula  sae- 
culorum.  Amen,  e  quindi  uno  dei 
Cardinali  diaconi  scioglie  al  Ponte- 
fice il  grembiale,  che  resta  ai  due 
primi  maestri  di  cerimonie  alterna- 
tivamente. Il  princijìc  assistente  al 
soglio,  col  solito  velo  bianco  sulle 
spalle  con  merletto  d'oro,  o  il  sena- 
tore, o  conservatole  di  Roma  piìi 
degno,  somministra  al  Pajxi  l'acqua 


3oo  GAP 

alle  mani,  presentandogli  l'asciuga- 
mano  il  Cardinal  primo  prete.  Ri- 
presosi dal  Pontefice  il  piviale,  si 
alza  in  piedi,  intuona  il  Pater  no- 
ster,  e  recita  le  preci  prescritte  dal 
rituale.  Risposto  dai  cantori  l'Amen , 
si  dà  fine  a  questa  edificante,  e  te- 
nera funzione,  in  cui  ammirasi  il 
Sovrano  Pontefice  capo  augusto  della 
Chiesa,  ad  imitazione  di  Gesìi  Cristo, 
lavare,  asciugare  e  baciare  il  piede  ai 
poverelli.  Dopo  di  che  recatosi  il  Pon- 
tefice medesimo  al  luogo,  ove  si  era 
parato,  si  spoglia,  e  ripresa  la  moz- 
zetta  e  il  cappello,  fa  ritorno  alle  sue 
stanze  col  consueto  accompagnamen- 
to. Che  se  la  funzione  si  fa  nella 
basilica  vaticana,  allora  il  Papa,  nel 
partire  per  ascendere  al  portico  ove 
s' imbandisce  la  mensa  degli  apostoli, 
sulla  mozzetta  non  usa  la  stola  con- 
sueta di  raso  rosso,  né  lo  precede 
la  croce  astata. 

Tavola  imbandita  ai  XIII  apostO' 
li  servita  dal  Pontefice,  e  pran- 
zo de^  Cardinali. 

Questa  con  ecclesiastica  magnifi- 
cenza si  faceva  nella  sala  di  Co- 
stantino, una  delle  camere  di  Raf- 
faello, come  dice  il  Sestini  stampato 
nel  1 634;  quindi  nella  sala  del  sof- 
fitto dorato  eretta  da  Clemente  Vili 
presso  quella  de' palafrenieri  ;  poscia 
nell'altra  sala  chiamata  Clementina, 
perchè  decorata  di  marmi,  e  pitture 
dal  detto  Papa,  erigendosi  intorno 
de' palchi  parati  di  damaschi  rossi, 
e  trine  d'oro  pei  sovrani,  per  le  da- 
me e  pei  distinti  signori;  e  final- 
mente ,  come  poi  si  dirà ,  il  Papa 
regnante  già  l' ha  fatta  tre  volte  nel 
mentovato  atrio  superiore  della  ba- 
silica Vaticana.  Siccome  immenso  è 
il  concorso  degli  spettatori,  perciò 
si  fa  elevata  la  tavola,   che  si  eri- 


CAP 

gè  perchè  possa  essere  veduta  da 
tutti.  Separata  essa  è  dagli  spetta- 
tori per  mezzo  d'uno  steccato,  ed  il 
sotto  guardaroba,  dopo  che  il  Papa 
ha  lavato  i  piedi  ai  tredici  apostoli, 
qui  li  conduce  vestiti  nel  modo,  che 
si  descrisse.  Giunta  l'ora  del  desi- 
nare, in  memoria  dell'ultima  cena 
che  fece  il  Signore,  il  Pontefice  in 
sottana  di  lana  bianca,  fascia,  roc- 
chetto, e  mozzetta  di  panno  rosso 
filettata  con  pelli  di  armellini,  vi  si 
reca  per  servirli  a  mensa,  accompa- 
gnato dalla  sua  camera  segreta  ec- 
clesiastica e  secolare,  in  mantelletta, 
in  mantellone  paonazzo,  e  in  abito 
di  città.  Gli  apostoli,  che  si  erano 
posti  a  sedere  a' propri  luoghi,  al 
comparire  del  Papa  si  alzano,  e 
genuflettono.  Quindi  monsignor  mae- 
stro di  camera  cìnge  al  Papa  uno 
zinale  di  tela  bianca  con  merletto,  che 
poi  rimane  a  tal  prelato,  e  regge  il 
bacile,  mentre  lo  stesso  Papa  versa 
l'acqua  un  per  uno  sulle  mani  degli 
apostoli,  che  a  tal  effetto  si  presenta- 
no dinanzi.  Tornati  a'  loro  posti,  gli 
apostoli  rimangono  in  piedi  all'ora- 
zione, che  recita  il  cappellano  segre- 
to caudatario  per  la  benedizione 
della  tavola,  la  quale  si  compartisce 
dal  Pontefice.  Da  esso  i  pellegrini 
vengono,  non  senza  tenera  e  commo- 
vente edificazione,  serviti  di  due  o 
pili  vivande;  inoltre  dà  loro  a  bere, 
e  poi  li  lascia  coli' apostolica  bene- 
dizione. Le  vivande  vengono  pre- 
sentate in  ginocchio  al  Pontefice  dai 
prelati  in  mantelletta,  e  mentre  egli 
assiste  alla  tavola,  il  detto  cappella- 
no segreto,  o  altro  individuo  di  que- 
sto ceto,  legge  per  solito  quello 
che  rappresentasi  ,  subentrando  il 
sotto-guardaroba  a  tal  lettura,  non 
sì  tosto  parte  il  Papa  dalla  tavola. 
Il  Papa  prima  di  partire  si  lava  le 
mani  coU'acqua,  che  gli  somministra 


GAP 

il  maggiordomo,  e  si  asciuga  col 
pannolino,  che  gli  presenta  monsi- 
gnor maestro  di  camera.  Leggiamo 
nel  citato  Seslini,  che  prima  durante 
la  mensa  sermoneggiava  il  predica- 
tore apostolico. 

Tutto  ciò,  che  avanza  da  questa 
mensa,  si  rilascia,  oltre  l'abito,  e  le 
altre  cose  già  descritte,  ai  medesimi 
tredici  apostoli.  Qualora  poi  non 
eseguisce  questa  funzione  il  Papa, 
allora  ne  fk  le  veci  il  prelato  mag- 
giordomo in  abito  prelatizio,  cin- 
gendosi il  grembiale  bianco.  Se  le 
sagi  e  funzioni  della  sett.mana  santa 
si  fanno  al  palazzo  quirinale,  la  la- 
vanda si  fa  nella  grande  sala  del 
concistoro,  e  il  pranzo  in  quella 
dell'  appartamento  del  detto  mag- 
giordomo, come  si  disse  superior- 
mente. Nel  1839,  nel  1840,  e 
nel  corrente  anno,  il  regnante  Pon- 
tefice ,  per  appagare  le  vive  bra- 
me degl'  innumerabili  forestieri,  bra- 
mosi di  vedere  questo  convito,  lo 
fece  imbandire  nell'  atrio  superio- 
re della  basilica  vaticana,  nello  stes- 
so ripiano  della  loggia  della  be- 
nedizione ,  addobbato  con  dama- 
schi rossi,  con  trine,  e  frangie  d'oro 
e  con  parecchi  palchi  eretti  pei  so- 
vrani ,  per  le  dame ,  e  pei  signori. 
Tanto  nella  funzione  della  lavanda, 
che  del  pranzo ,  invigilano  al  buon 
ordine  e  quiete  le  guardie  svizzere, 
e  la  guardia  nobile,  che  contorna  il 
Pontefice,  alla  cui  mensa  dipoi  si 
porta  tuttociò,  eh'  è  stato  dato  agli 
apostoli. 

Anticamente  in  questo  giorno  e 
nel  seguente  aveano  luogo  nella  pre- 
dettfi  sala  del  soffitto  dorato,  il  pran- 
zo pei  Cardinali,  e  pel  principe  assi- 
stente al  soglio.  I  primi  v'incedevano 
vestili  di  soltana,  fascia,  e  mezzetta 
paonazza ,  e  il  secondo  dell'abito  di 
città,    in    considerazione    di    essere 


GAP  .3o>i 

in  ambedue  i  giorni  interamente 
occupati  nelle  diverse  funzioni  del 
palazzo  apostohco.  Inoltre  anterior- 
mente sedevano  a  mensa  co'  Cardi- 
nali ,  anco  i  capi  del  baronaggio  ro- 
mano, cioè  allorché  questo  inter- 
venne alle  Cappelle.  Ma  tanto  i  suoi 
individui,  che  il  principe  del  soglio 
sedevano  in  sedia  più  bassa.  A  tal 
effetto  il  maggiordomo,  ed  il  forie- 
re maggiore,  prima  della  Cappella 
del  giovedì  e  venerdì  santo,  invi- 
tavano ciascun  Cardinale  al  suo  ar- 
rivo nella  sala  regia. 

Negli  ultimi  tempi  ecco  quanto  si 
praticò  nella  sera  della  domenica 
delle  Palme.  Il  maggiordomo  faceva 
girare  un  suo.  gentiluomo  dal  sagro 
Collegio  per  sentire  quai  Cardinali 
bramavano  restare  ai  due  pranzi; 
ed  a  quelU  che  accettavano,  nel  mer- 
cord\  santo  dalla  floreria  veniva  par- 
tecipato quale  appartamento  era  ad 
essi  stabilito  per  riposarsi.  L'appara- 
to della  mensa  era  magnifico ,  e 
fatto  a  spese  della  camera  apostoli- 
ca. Prima  però  i  Cardinali  vi  por- 
tavano le  argenterie  delle  proprie 
credenze,  e  venivano  serviti  dai  mae- 
stri di  camera,  dai  gentiluomini,  dai 
camerieri,  e  da  altri  famigliari  rispet- 
tivi. Arrivata  l' ora  del  desinare,  i 
Cardinali  si  adunavano  nelle  Ponti- 
ficie anticamere,  ove  il  maggiordo- 
mo li  avvisava  come  fossero  le  vi- 
vande in  tavola.  Ricevevano  nella 
camera  precedente  l'acqua  alle  mani, 
e  l'asciugatoio  dai  bussolanti,  i  quah 
poi  assistevano  alla  mensa,  portavano 
le  vivande,  e  le  scalcavano. 

Nella  stessa  occasione ,  tanto  nel 
giovedì ,  che  nel  veneidì  santo,  a 
spese  della  camera  apostolica  e  col- 
la direzione  del  mentovato  mag- 
giordomo, s'imbandivano  altre  ta- 
vole in  diverse  camere  del  Pontifi- 
cio palazzo^  a'  maestri  di  cerimonie» 


3oa  GAP 

a'  raacslri  di  camera,  a'  gentiluomi- 
ni, a'  caudatari  ed  ai  cameriei*i  dei 
Cardinali,  non  che  ai  bussolanti,  ai 
cantori,  ai  mazzieri,  e  a  molti  altri, 
ai  quali,  perchè  occupati  nell'assi- 
stenza delle  moltiplici  funzióni ,  sa- 
rebbe riuscito  assai  incomodo  il  de- 
sinare altrove.  Anche  i  conservato- 
ri di  Roma,  a  spese  della  came- 
ra capitolina,  nei  detti  due  gior- 
ni, facevano  un  pranzo  nel  palazzo 
apostolico,  invitandovi  ognuno,  oltre 
che  il  senatore,  due  soggetti  rag- 
guardevoli. Poscia,  tolti,  jQno  dal 
i83i,  i  pranzi  de'  Cardinali,  erano 
rimasti  quelli  presso  il  maggiordo- 
mo, che  v'  invitava  la  camera  segreta 
di  servizio,  i  maestri  di  cerimonie 
le  guardie  nobili  ec.  ec. ,  ma  nel 
1840  vennei'o  pur  essi  pranzi  sospesi. 
Dopo  il  convito  de'  Cardinali  nel 
giovedì  santo,  nella  stessa  sala,  dal- 
la quale  prima  veniva  tolto  tutto 
r  apparecchio ,  e  le  tovaglie ,  i  me- 
desimi Porporati  seduti  lateralmente 
alla  tavola,  udivano  il  sermone  pro- 
nunziato in  idioma  italiano,  sopra  un 
pulpito  nella  stessa  camera,  da  uno 
de'  più  accreditati  oratori,  che  avea 
predicato  con  applauso  in  qualche 
chiesa  di  Roma  durante  la  quaresi- 
ma, e  che  scelto  veniva  da  monsi- 
gnor maggiordomo,  e  poi  riceveva 
il  donativo  di  due  medaglie  conia- 
te per  la  lavanda,  una  d'oro,  l'al- 
tra d'argento.  Talvolta  il  Papa  ascol- 
tava quel  discorso  entro  la  bus- 
sola, che  corrispondeva  alla  stanza, 
nel  modo  che  ode  le  prediche  nella 
quaresima  ed  avvento  dal  predicatore 
apostolico.  Tanto  alla  mensa,  che  al 
sermone  eravi  concorso  di  persone 
distinte,  e  le  dame  prendevano  luo- 
go in  apposita  tribuna  riparata  da 
gelosie.  Il  Cancellieri  nella  Settima- 
na santa,  Qi\  capo  III  àeW Appendice, 
fa  la  descrizione  de'  trionfi,  ed    or- 


CAP 
ngfti  simbolici  delle  tavole  imbandi- 
te nel  giovedì ,  e  venerdì  santo  al 
sagro  Collegio,  e  riporta  l'elenco  dei 
sagri  oratori,  che  vi  predicarono  in 
ambedue  i  giorni,  dai  primordi  del 
secolo  decorso  sino  al  1 79'^,  in  cui 
questi  conviti  furono  sospesi. 

Nel  1824,  Leone  XII  rimise!  sud- 
detti pranzi;  ma  dopo  il  i83o,  non 
hanno  avuto  più  luogo,  come  si  è 
avvertito. 

Non  è  a  tacersi,  che  la  predica  del- 
la feiia  V  talvolta  fu  in  hngua  la- 
tina, ed  anco  alcuna  volta  fu  pub- 
blicata colle  stampe  :  ma  di  questo 
argomento  torneremo  a  parlare  al- 
l' articolo  Pranzi.  Terminato  il  di- 
scorso, i  Cardinali  si  ritiravano  nelle 
rispettive  camere  anteriormente  pre- 
parate ,  finche  avvisati  da  un  ceri- 
moniere dell'ora  del  mattutino,  as- 
sunte le  cappe  paonazze,  si  recavano 
in  cappella.  Quando  i  Cardinali  si 
facevano  precedere  dalla  mazza  di 
argento,  segno  di  autorità ,  e  soste- 
nuta da  un  aiutante  di  camera,  do- 
po la  reposizione  del  sepolcro,  la  fa- 
cevano portare  a  rovescio,  ne  si  rad- 
drizzava ,  che  al  Gloria  in  excel- 
sis  del  sabbato  santo,  come  oggidì 
fanno  i  pontifìcii  cursori,  i  mazzieri 
€  le  armi,  le  guardie  nobili,  e  chi  ha 
l'uso  della  spada,  squadrone,  e  fu- 
cile, per  contrassegno  di  lutto,  e  di 
duolo. 

In  sede  vacante  nel  giovedì  santo 
i  conservatori  di  R.oma  fanno ,  ed 
imbandiscono  la  mensa  a'  pellegrini. 
Di  fatti  nel  calendario  romano,  che 
espressamente  si  stampa  in  Roma 
ogni  anno  ad  uso  de'  conservatori 
di  Roma  ,  e  priore  de'  capo-rioni , 
nel  fine  fra  le  cerimonie  straordina- 
rie, pubbliche  e  solenni,  etc,  cui  assi- 
stono, o  che  eseguiscono,  vi  è  nota- 
to: «  IntersUnt  missae  solemni,  lavacro 
•5   et  mensae  XII    pauperum    sacer- 


GAP 

>»  dotum  in  archihospitalilateranensi, 
»  quando  non  habetur  capella  Pa- 
«  palis  in  Valicano  **.  Di  ciò  ninna 
memoria  si  rinvenne  neirarchivio  di 
tale  ospedale,  ma  solo  il  seguente 
rogito  sollo  li  3o  marzo  1769,  cioè 
nel  giovedì  santo  della  sede  vacante 
per  morte  di  Clemente  XIII:  >»  Fu 
»  cantata  la  solita  messa  da  un  be- 
>y  nefìciato  di  s.  Giovanni  in  Late- 
«  rano  eletto  dagl'  illustrissimi  si- 
•'  gnori  guardiani  nella  cappella  di 
3»  s.  Andrea  del  nostro  ospedale  col- 
«  l'assistenza  degl'  illustrissimi  signo- 
»  ri  Pietro  Paolo  Fabj,  Tiberio  Cen- 
«  ci,  e  Miniato  Ricci  guardiani ,  e 
*'  camerlengo  rispettivamente  inti- 
»  malo  per  ordine  di  detti  illustris- 
»  simi  signori  da  me  segretario  Tee- 
»»  cellentissimo  signor  senatore  con- 
«  forme  il  solito  ;  qual  messa  Tanno 
>i  futuro  toccherà  secondo  le  con- 
»»  venzioni  al  priore  di  detto  ospe- 
»>  dale,  e  dopo  fatta  la  solita  pro- 
«  cessione  per  tutto  l'ospedale,  te- 
'*  nendo  tutti  gì'  infermi  una  can- 
•'  delelta  accesa  in  mano,  fu  espo- 
"  sto  il  Santissimo  nel  sepolcro.  Li 
»  detti  illustrissimi  signori  guardiani 
>y  fecero  la  solita  lavanda  alli  dodici 
"  apostoli,  e  servitili  alla  tavola,  do- 
«  pò  consegnarono  loro  un  pane 
M  grande,  e  cinque  giulii  di  moneta 
'»  per  ciascheduno,  e  poi  furono  li- 
>*  cenziati  ". 

I  guardiani  ed  altri  summento- 
vati  appartenevano  alla  celebre  ed 
antichissima  arcicoufraternita  o  com- 
pagnia di  Sanata  Sanclorum,  della 
quale  scrisse  l'Istoria  il  Marangoni, 
che  fra  le  altre  cose,  dice,  che  da 
essa  molte  sagre  funzioni  si  facevano 
promiscue  ti'a  il  senato  romano,  e 
i  guardiani.  Ne  deve  pregiudicare  il 
precedente,  quasi  analogo  esempio 
che  ai^diamo  a  riportare  sul  sena- 
tore di  Roma  nella  sede  vacante  del 


GAP  3o3 

1724,  a  quanto  secondo  il  calenda- 
rio citato,  si  appartiene  a'  conserva- 
toli di  Roma,  dappoiché  è  noto,  che 
nella  medesima  sede  vacante,  il  se- 
natore cessa  temporaneamente  da 
ogni  sua  rappresentanza. 

Ecco  quanto    si    legge  nel  diario 

di  Roma,  n.    1046,  in  data  de'  i5 

aprile    1724,    stampato   nella  sede 

vacante  per  morte  d'Innocenzo  XIII: 

»   Giovedì  santo    mattina  questo  il- 

»  lustrissimo    ed    eccellentissimo  si- 

»  gnor  marchese  Mai'ia  Frangipane 

>  senatore  di  Roma ,  in  fiocchi ,  e 
»  col  suo  treno  di  carrozze ,  e  se- 
'  guito,  por  tossi  in  pubblica  forma 
'   alla    chiesa    del    ss.  Salvatore  dei 

>  venerabile  archiospedale  di  s.  Gio- 
'  vanni  Laterano,  ed  ivi  cantandosi 
»   la  messa,  vi  assistè;   ed  indi  ac- 

>  compagno  la  processione,  che  col 

>  Santissimo  si  fece  per  la  corsia  del 

>  detto    archiospedale .     Terminata 

>  questa  sagrosanta  funzione,  il  pre- 

>  nominato  signor  senatore  si  trasfe- 

>  ri  con  tutti  del  suo  seguito  alla  so* 
y  lita  sala  del  detto  luogo,  e  ritro- 
vandosi ivi  dodici  rr.  sacerdoti  pel- 
legrini, vestiti  di  cotta,  e  berretta, 

»  lavò  con  particolar  esemplarità,  e 
»  venerazione  a'  medesimi    i  piedi, 

>  e  dopo  averli  caritatevolmente 
»  serviti  a  tavola,  fattagli  dal  mede- 

>  simo  lautamente  preparare,  rega- 

>  lo  ciascheduno  de'  suddetti  rr.  sa- 

>  cerdoti  di  un  gran  pane  e  molti 

>  commestibili  entro  una  salvietta, 

>  ed  inoltre  di  alcuna  monete  di 
»  argento  ".    Dai    medesimi    Diari 

dì  Roma,  si  rileva  che  lo  stesso 
senatore  Frangipane  praticò  lo  stes- 
so atto  edificante  nell'anno  santo 
1725,  celebrato  da  Benedetto  XIII, 
come  si  ricava  dal  n.  1 196  de'  6 
aprile  1725,  ed  anch«  nel  1731  nel 
Pontificato  di  Clemente  XII ,  come 
narrasi  al   n.  2128  de'  24  marzo. 


3o4  GAP 

Ma  ne'Diari  di  Roma,  nelle  sedi 
vacanti  del  1721,  1740  e  1769,  in 
cui  cadde  il  giovedì  santo,  ninna 
menzione  si  fa  ne  della  lavanda,  ne 
della  mensa,  come  ninna  memòria 
relativa  si  rinvenne  nell'archivio  del 
magistrato  romano. 

Mattutino  delle  tenebre  del  giovedì 
santo. 

La  cattedra  Pontificia  della  Cap- 
pella €  tutta  spogliata,  senza  baldac- 
chino, di  cui  è  privo  puranco  l'altare, 
che  è  ancora  senza  paliotto.  Il  qua- 
dro è  coperto  di  velo  paonazzo,  ma 
la  croce  è  coperta  di  velo  nero.  Il 
cuscino  della  sedia  Papale,  e  quelli 
del  faldistorio  sono  foderati  di  sem- 
plice seta  paonazza.  Il  pavimento,  i 
banchi  in  cui  siedono  i  Cardinali,  i 
prelati,  i  generali,  procuratori  gene- 
rali delle  religioni  ec. ,  sono  senza 
tappeti  ed  arazzi,  e  le  candele,  tan- 
to dell'altare,  che  della  cancellata 
oltre  quelle  della  saetta,  sono  di  cera 
gialla.  La  tribuna  pei  sovrani  è  spo- 
gliata dei  damaschi  e  velluti  rossi,  ed 
ha  i  soli  cuscini,  e  tendine  di  saia 
paonazza.  Se  interviene  il  Papa,  è 
vestito  in  cappa  di  saia  rossa  ,  o 
in  piviale  di  tal  colore,  che  anti- 
camente era  o  nero>  o  paonazzo,  fin- 
che la  Chiesa  Ptomana  si  uniformò 
in  questo  rito  alla  greca,  e  l'ambro- 
siana ,  nelle  quali  il  colore  rosso  è 
segnale  di  lutto,  e  di  tristezza,  co- 
me lo  fu  in  varie  chiese  di  Francia. 
Ed  ecco  perchè  il  Sommo  Pontefice 
usa  il  colore  rosso,  allorquando  la 
rubrica  lo  prescrive  paonazzo,  o  nero. 
V.  il  Piazza,  Iride  sagra ,  ovvero 
de'  colori  ecclesiastici^  Roma  1687, 
il  Giorgi,  Degli  abiti  sagri  del  Som- 
mo Pontefice  paonazzi  ^  e  neri  in 
alcune  solenni  funzioni  ec. ,  Roma 
1725.  Aggiunge  il  Sestini,  che  quan- 


CAP 

do  il  Papa  recavasi  a  questi  mattu- 
tini colla  cappa,  non  era  preceduto 
dalla  croce. 

il  mattutino  del  giovedì  santo 
non  diversifica  da  quello  del  gior- 
no precedente.  Ci  avverte  l'Adami, 
Osservazioni  ec,  p.  /\.i,  che  la  pri- 
ma lamentazione  in  canto  figurato 
a  quattro  voci  è  del  Palestrina,  in 
cui  entra  a  cantare  un  basso  al  Je- 
rusalem,  e  che  dei  due  bellissimi  Mi- 
serere  di  Alessandro  Scarlatti  a  due 
cori,  e  di  Felice  Anerio  egualmente  a 
due  cori,  il  maestro  de'cantori  Pon- 
tificii destina  quale  si  dee  cantare. 
Ma  il  Cancellieri  aggiunge,  che  suol 
cantarsi  quello  non  meno  armonio- 
so a  due  cori  di  Tommaso  Bai.  Og- 
gidì cantasi  pure  il  Miserere  tanto 
encomiato  del  celebre  d.  Giuseppe 
Baini.  Del  resto  si  fa  tutto,  come 
nel  mattutino  del  mercordì  santo, 
e  il  Papa,  se  interviene,  usa  il  pi- 
viale rosso,  con  mitra  di  tela  d'ar- 
gento, e  formale  simile;  altrimenti 
per  solito  va  ad  assistervi  privata- 
mente nel  coretto,  di  cui  si  parlò 
al  precedente  paragrafo. 

i5.  Cappella  Papale  del  venerdì 
santo,  e  messa  de  Presantìjicati, 
sermone,  adorazione  della  Croce, 
processione  del  Sepolcro,  termine 
della  messa,  e  vespero,  mattutino 
delle  Tenebre,  e  adorazione  delle 
reliquie  maggiori  nella  basilica 
vaticana. 

Questa  Cappella,  ed  altre  funzioni 
proprie  della  mattina  del  venerdì 
santo,  si  celebrano  nella  Cappella 
Sistina  del  Vaticano,  o  in  quella 
Paolina  del  Quirinale,  se  risiede  il 
Papa  in  quel  palazzo,  ed  allora  la 
galleria  de'  palafrenieri  si  riduce  a 
cappella  pel  sepolcro.  I  Cardinali 
vi  si  recano    con    due    carrozze,    in 


GAP 

cappa  di  saietta  paonazza  con  pelle 
di  armelliuo,  con  calze,  collare,  e 
tiitt  altro  paonazzo  per  l' intiero  gior- 
no. Senza  anello  son  essi  ancora; 
le  scarpe  loro  sono  senza  tacchi,  o 
filetti  rossi ,  portano  le  fìbbie  d' ar- 
gento, o  di  acciaio.  Tutti  anzi  quelli, 
che  hanno  l'uso  dell'anello,  e  delle 
calze  paonazze ,  per  tutto  questo 
giorno  depongono  quello,  e  portano 
queste  di  seta  nera.   V.  Calze. 

IMolti  sono  i  nomi,  e  i  riti  del 
Tenerdl  santo,  chiamato  Feria  VI 
in  Farasceve,  siccome  consagrato 
colla  morte  del  nosti'o  Redentore, 
coena  pura  j  xerophagia  j  cioè  a- 
ridorum  comestìo  ^  feria  VI  ma- 
gna y  sexta  s abbati j  dies  adoratus^ 
e  presso  i  siri  occasus.  Si  faceva 
anticamente  in  Roma  questa  fun- 
zione nella  basilica  di  s.  Croce  in 
Gerusalemme,  ove  era  la  stazione, 
che  conservasi  tutt'ora,  coli' osten- 
sione delle  reliquie.  Soleva  il  Pon- 
tefice recarsi  prima  con  tutti  i  Car- 
dinali, e  gli  altri  Ordini  alla  basilica 
di  s.  Lorenzo  detta  Sanala  Sanclo- 
rum.  Quivi  cavava  dall'  altare  le 
teste  de' beati  apostoli  Pietro  e  Pao- 
lo, che  allora  si  conservavano  in 
quel  santuario,  e  due  croci,  delle 
quali  tratta  il  Ciampini,  nella  In- 
vestigatio  historica  de  cruce  statio- 
nali,  Romse  1694,  ed  in  par.  II 
Vet.  monum,  e.  VI.  Dopo  che  erano 
.state  venerate,  e  baciate  da  tutti, 
riponeva  il  Papa  nel  luogo  loro,  le 
due  teste,  insieme  ad  una  di  quelle 
croci ,  lasciando  fuori  V  altra,  che 
veniva  presa  da  un  Cardinale  prete. 
Indi  s'  incamminava  alla  basilica  la- 
teranense,  e  poi  da  questa  a  quella 
di  s.  Croce.  L'  ultimo  Cardinale 
prete,  vicino  all'  altro,  che  portava 
la  croce,  teneva  l'Ostia  consagrata 
nel  giorno  innanzi ,  entro  una  cassa 
avanti  il  suo  petto,    o   nella   borsa 

VOL.    \III. 


GAP  3o5' 

del  corporale,  e  tutti  i  Cardina- 
li ,  e  gli  altri  Ordini  scalzi ,  col 
Pontefice  parimenti  a  piedi  ignudi , 
andavano  processionalmente  alla  det- 
ta basilica  di  s.  Croce ,  recitando 
de' salmi,  ma  senza  canto;  per  cui 
il  popolo  egualmente  scalzo  visitava 
in  questo  giorno  le  chiese,  e  i  ci- 
miteri de' ss.   martiri. 

Leggiamo  inoltre  nel  Cancellieri, 
che  dalle  parole  del  Sacramentario 
di  s.  Gelasio  I;  de  Feria  VI^  Pas- 
sione Domini,  adorant  omnes  s.  Cru- 
cem,  et  communicant,  si  vede  che 
non  solo  nella  feria  V,  ma  anche 
nella  VI  durava  la  consuetudine  dì 
distribuire  a'  fedeli  la  ss.  Eucaristia, 
ciò  che  per  altro  già  nel  IX  secolo 
non  più  si  costumava,  come  affer- 
ma l'Amalario.  Nell'Ordine  poi  X, 
presso  il  Gattico,  ^cta  Ccerem.  35, 
avvertesi,  che  il  Papa  nel  venerdì 
santo,  »*  communicat  solus  sine  mi- 
«  nistris,  non  ad  sedem  solemniter, 
*»  sed  ibi  tantum  eo  die,  ante  altare, 
>*  ob  humilitatem  reverentiae  Dei, 
:>  et  passionis  Christi  etc.  *'  E  però 
il  Novidio  Fracco,  ne'  Fasti  sagri 
1.  Ili  dice,  che  die  veneris  sanato ^ 
Papa  in  sede  non  sedei,  aera  si- 
leni, moestus  stai  sine  sede  Pater. 
Per  altro  il  Marlene,  con  le  te- 
stimonianze di  vari  Sagramentari, 
tom.  Ili,  De  ani.  Eccl.  rit.  p.  867, 
dimostra,  che  la  comunione  gene- 
rale in  varie  chiese  latine  nella  fe- 
ria VI  è  durata  più  lungamente. 
La  celebrazione  poi  delle  attuali 
funzioni  del  venerdì  santo,  rassomi- 
gliandosi alle  antiche,  ci  conservano 
le  preziose,  e  venerande  memorie 
de' primi  tempi  della  Chiesa. 

Messa  de  PresotUificatL 

La   Cappella,  e  V  altare  di  questa 
ao 


3o6                   GAP  CAI* 

mattina  son  come  descrivemmo  nel  ove  si  legge  1' epistola.  Terminata  la 
precedente  mattutino >  ma  le  candele  profezia,  il  celebrante  la  legge  sotto 
di  cera  gialla  sono  tutte  smorzate,  voce  sedendo,  il  che  fa  anche  il 
11  Cardinal  penitenziere  maggiore,  a  Pontefice.  Dopo  di  ciò  i  contralti 
cui  tocca  far  la  funzione,  va  in  sa-  subito  intonano  il  tratto,  che  il  co- 
grestia,  ove,  deposta  la  mozzetta  e  ro  prosegue,  ed  al  suo  termine  si 
mantelletta,  senza  mettersi  i  sandali,  dice  dal  celebrante  l'orazione,  alla 
sì  lava  le  mani,  e  prende  i  para-  quale  i  cantori  rispondono  Amen , 
menti  neri,  e  co' sagri  ministri,  re-  usandosi  le  antiche  formole,  illustra- 
casi  in  Cappella  e  va  a  sedere  al  te  dal  Dinovart,  e  da  Hubnero.  11 
faldistorio  senza  incensiere,  e  senza  diacono  dice  :  Flectaniiis  genua,  e 
lumi  ad  esprimere  le  tenebre  della  il  suddiacono:  Levate.  Questo  se- 
terra  per  la  morte  del  suo  Creato-  condo  passa  a  cantare  in  tuono  dei- 
re.  Quindi  vi  si  reca  anche  il  Papa  l' epistola  senza  titolo  una  lezione 
preceduto  dalla  Croce  con  piviale  p»esa  dall'Esodo,  avendo  prima  de- 
di  raso  rosso,  stola  paonazza,  e  mi-  posta  la  pianeta  piegata,  che  ripren- 
tra  di  lama  di  argento,  che  antica-  de  quando  torna  dal  celebrante,  la- 
mente  non  portava  quando  incedeva  di  vi  è  l'altro  Tratto,  e  mentre  il 
colla  cappa  di  saia  rossa  e  camau-  coro  lo  canta,  il  Papa  nella  catte- 
jo;  entra  però  in  cappella  senza  dra,  e  il  celebrante  nel  faldistorio 
anello,  e  senza  dar  benedizione  ad  leggono  l' epistola, 
alcuno.  Giunto  avanti  il  genuflesso-  Tre  cantori  vestiti  di  camice,  cin- 
rio,  deposta  la  mitra,  genuflette  a  golo  e  stola  diaconale  di  color  ne- 
far  breve  orazione,  il  che  fa  pure  ro  vanno  al  consueto  luogo  per 
il  celebrante  al  suo  fianco  sinistro,  cantare  la  Passione,  descritta  da 
genuflettendosi  sopra  uno  sgabello,  s.  Giovanni,  discepolo  prediletto  di 
e  rivogliendo  le  sue  preghiere  all'ai-  Gesù  Cristo,  cui  seguì  all'  orto  con 
tare,  come  al  trono  della  divina  san  Pietro  e  san  Giacomo,  e  so- 
maestà,  altare  che  oggi  è  tutto  spo-  lo  al  Calvario.  Leggevasi  antica- 
gliato,  per  significare  la  nudità  del  mente  a  piedi  scalzi,  in  segno  di 
liedentore  sulla  croce.  In  questo  penitenza  e  di  afflizione.  Indi  i  tre 
tempo  due  cerimonieri  stendono  cantori  si  pongono  in  linea  dopo 
sulla  mensa  dello  stesso  altare  una  aver  fatta  la  genuflessione  all'alta- 
sola  tovaglia,  nel  modo  con  cui  an-  re  ed  al  Pontefice,  cui  in  questo 
ticamenle  in  tutte  le  messe  si  sten-  giorno  non  baciano  il  piede.  Tre 
deva  il  corporale.  cappellani  comuni,  quali  accoliti  ce- 
Finila  l'orazione,  il  Papa  si  alza,  roferari,  in  cotta  sostengono  il  libro  ai 
e  colla  mitra  in  capo  va  a  sedere  tre  cantori,  i  quali  sono  assistiti  anche 
alla  cattedra,  ov' è  servito  da  un  da  un  cerimoniere,  e  da  due  altri  ac- 
solo  patriarca,  o  vescovo  assistente  coliti.  Se  poi  non  interviene  il  Papa, 
col  libro,  non  usandosi  in  questo  giacche  talvolta  si  reca  in  cappella 
giorno  la  solita  candela  accesa.  Il  dopo  il  Passio,  allora  vanno  a  can- 
celebrante  intanto  sale  all'altare,  e  tarlo  nel  sito  dove  sogliono  stare  i 
Io  bacia  in  mezzo,  andando  indi  a  vescovi  assistenti  al  soglio  ed  il  ce- 
sedere  al  faldistorio,  finché  il  più  lebrante  lo  legge  dall'altare,  servito 
novizio  de'  cantori  senza  titolo  can-  da'  sagri  ministri,  e  quando  ha  fi- 
la la  profezia   di  Osea,    nel    luogo  nito  si  volge  verso  il  Pontefice,  col 


CAP 
prete  assistente,  diacono  e  suddia- 
cono in  linea  sui  gradini  dell' aita- 
le. Alle  parole  de'  cantori  :  et  in- 
clinato  capite,  eniisìtspì'rùum,  il  Pon- 
tefice genuflette  con  tutti  gli  altri. 
Terminato  il  PussìOy  il  diacono  de- 
pone hi  pianeta  piegata,  e  preso  Io 
stolone ,  ne  legge  il  fine  del  testo , 
in  tuono  del  vangelo,  senza  chiede- 
re benedizione,  e  senza  che  si  por- 
tino i  lumi  e  l'incenso;  e  né  il  Pa- 
pa, ne  il  celebrante  baciano  in  fine 
il  libro.  Benedetto  XIII,  siccome  am- 
miratore degli  antichi  riti,  di  cui  era 
-perito,  nel  venerdì  santo  del  17*25, 
fece  dire  la  lezione  e  il  vangelo  in 
lingua  greca  dopo  il  Passio,  da  due 
alunni  del  collegio  greco. 


Sermone  pronuncialo  da  im  religioso 
conventuale. 


Dopo  il  Passio  vi  è  il  sermone, 
secondo  il  solito,  in  idioma  latino; 
e  le  antiche  cerimonie  che  si  usa- 
vano nel  farlo ,  sono  descritte  nel 
codice  vaticano  ^j'^f,  come  si  leg- 
ge a  p.  32,  in  questo  modo:  »  Exin- 
«  de  secundum  modernos  consuevit 
»  fieri  sermo  per  aliquem  praela- 
»  tum  vel  magistrum  in  theologia, 
>i  et  ille,  qui  facit  sermonem,  geni- 
3i  bus  flexis  ante  Papam,  petit  be- 
>i  nedictionem ,  sed  non  osculatur 
«  pedem,  sed,  habita  benedictione , 
«  vadat  ad  locum  soliLum  prò  ser- 
«  mone  faciendo.  Quum  autem  fit 
«  sermo,  Papa  tenens  mitram  in 
»  capite  sedet  in  cathedra  nuda  an- 
»  te  altare,  ut  supra.  Quo  finito, 
"  non  dicitur  Confiteor ,  nec  Pred- 
i'» bus  et  merilisj  sed  ille,  qiii  fecit 
«  sermonem,  pronuntiat  indulgen- 
»»  tiam  de  mandato,  et  auctoritate 
»  D.  N.  Papaj,  videlicet  de  VII  an- 
f>   nis,  et  VII  quadragenis  ". 


GAP  3o7 

Il  sermone  pertanto,  che  si  recita 
sulla  passione  e  morte  del  Redento- 
re, dal  Pontificato  di  Bonifacio  IX 
del  1389  sino  a  quello  di  Grego- 
rio XIII  del  1^72,  facevasi  da  al- 
cun distinto  e  qualificato  individuo, 
e  prima  dal  Cardinale  penitenziere 
maggiore,  che  ne  deputava  altri  a 
farne  le  veci,  se  egli  fosse  stato  im- 
potente. Ne  abbiamo  diversi  pubbli- 
cati colla  stampa.  Dal  i573,  per 
concessione  del  menzionato  Giegorio 
XIII,  sino  al  Pontificato  di  Clemen- 
te XIV,  eletto  nel  1769,  costante- 
mente lo  fece  un  p.  della  compa- 
gnia di  Gesti,  la  quale  ne  pubblicò 
una  raccolta  colle  stampe,  e  poscia, 
per  privilegio  accordato  dallo  stesso 
Clemente  XIV  all'Ordine  de'  minori 
conventuali  a  cui  aveva  appartenu- 
to, si  fa  da  un  religioso  conventua- 
le, che  sale  al  trono  e  genuflesso 
senza  baciare  il  piede,  domanda  la 
sola  indulgenza  di  trenta  anni  ed 
altrettante  quarantene,  che  pubbli- 
ca dopo  il  sermone  colla  consueta 
formola.  Il  Cancellieri,  nella  citata 
Descrizione  della  settimana  santa 
al  capo  IV  dell'  appendice,  riporta 
r  elenco  dei  discorsi  fatti  nella  Cap- 
pella Pontificia  nel  venerdì  santo 
dopo  il  canto  del  Passio,  da  Boni- 
facio IX  fino  a  Pio  VII,  giungen- 
do il  novero  sino  al  1 8 1 7  ,  colle 
rispettive  edizioni,  che  successiva- 
mente si  fecero,  e  con  quell'erudi- 
zione singolare  e  moltiplico  tutta 
propria  di  lui.  Curioso  poi  è  quanto 
riporta  il  citato  autore  a  p.  246, 
dicendoci,  che  il  Volterrano  rac- 
conta, che  nel  venerdì  santo  del 
i48i,  certo  Guglielmo  Siciliano  fe- 
ce un  dotto  discorso  in  cappella  in 
ebraico,  greco,  e  latino,  per  prova- 
re con  testi  greci,  ebraici  e  arabi , 
tutti  i  misteri  della  passione  di  Cri- 
sto, e  che  sebbene  durasse  due  ore, 


3o8  GAP 

riuscì  a  tutti  gradito  per  la  varietà 
dell'erutlizione,  e  per  la  franchezza, 
e  sonora  voce,  con  cui  pronunziava 
sì  differenti  idiomi,  particolarmente 
l'arabo  e  l'ebraico. 

Recita  delle  orazioni  e  adorazione 
della  croce. 

Dopo  il  sermone,  il  celebrante  in- 
comincia la  recita    di    diciotto    ora- 
zioni, e  siccome  anticamente  oravasi 
in  piedi ,    così    alla    monizione    del 
sacerdote,  seguiva  l'avviso    del  dia- 
cono,   che  ad    alta    voce  intimava, 
che  si  piegassero  le  ginocchia,  Fle- 
ctamus  genua^  rispondendo    il  sud- 
diacono Levate.  Questa   genuflessio- 
ne però  non  s'intima  quando  si  pre- 
ga pei  giudei,  in  detestazione   delle 
onte,  e  degli  scherni  sacrilegi ,    che 
fecero  al  crocefisso  Signore,  cui  essi 
salutavano  come  re ,    piegando   per 
beffe    innanzi    a     lui    le    ginocchia. 
Verso    il    fine    di    queste    orazioni , 
partono  dal  coro  due   tenori ,    pre- 
scelti dal  loro  anziano,  e  vanno  al- 
l' altare  a  cornu  epistolae ,    per   ri- 
spondere al  celebrante,  che    depone 
la  pianeta,  restando  colla  dalmatica 
nera,  ed  accostatosi    al    detto    lato , 
ivi    nella    parte    posteriore    dell'  an- 
golo ,    riceve    dal    diacono    la    cro- 
ce col  Redentore  crocefisso,  già  pre- 
parata   neir  altare    con    velo    nero. 
11  velo  si  toglie  poco  a  poco,  per- 
chè Cristo  non  si   manifestò    subito 
a  tutti ,  onde  il  celebrante  colla  fac- 
cia rivolta  al  popolo,   incomincia  a 
SGUoprir    la    croce     alquanto     dalla 
sommità,  eh' è  simbolo    del  popolo 
ebreo,  dicendo  V  antifona  :    Ecce  li- 
gnum  crucis.  A  queste  parole  rispon- 
dono i  due  tenori,  In  quo  salus,  ec, 
e  poi  tutto  il  coro,    lenite   adore- 
mus,  mentre    il  Papa ,    e    lutti  gli 
astanti,    si   prostrano,  fuori   del   ce- 


CAP 
lebrante,  il  quale  si  avanza  alla  par- 
te anteriore  dell'altare   dal  medesi- 
mo lato  dell'epistola.  Quivi  scuopre 
il  braccio  destro  della  croce,  ed  al- 
zando la    voce    alquanto    più    della 
prima    volta ,    ripete  :   Ecce   lìgnuni 
crucis j  e  gli  altri  cantano,    e  ado- 
rano, come  nella  prima  volta.  Final- 
mente recasi  il  celebrante  in  mezzo 
all'  altare ,  figura  del  monte   Calva- 
rio, e  scuopre  interamente  la  croce, 
per  significare  la  pubblica  predica- 
zione del  crocefisso  Gesù   per  tutto 
il  mondo,  e  con   tuono    anche    più 
alto,  canta  per  la  terza  volta,  Ecce- 
lignum  crucis,   a  cui  rispondesi  co- 
me prima.    Quindi,  restando    genu- 
flesso il  Pontefice,  e  tutti  gli  astanti,  il 
medesimo  celebrante   porta  la  croce 
su  di  un  ricco  cuscino,  già  collocato, 
insieme  ad  un  lungo  e  nobile    tap- 
peto, dai  chierici   della  Cappella,  so- 
pra i  gradini   avanti    il    ripiano    di 
quelli  dell'altare,    *ed  in  ginocchioni 
depone  sul  cuscino  la  croce.    E  poi 
da  avvertirsi,  che  appena    si  è  sco- 
perta interamente  la  suddetta  croce, 
si  discopre    anche    quella  pontificia, 
che  sta  a  cornu  evangelii. 

In  quanto  al  triplice  canto  del 
preconio,  Ecce  lignum  crucis,  nella 
Chiesa  Romana  non  s'incontra  ve- 
runa menzione  dello  scoprimento 
della  croce  nel  Sagramentario  Gela- 
siano,  nell'Antifonario  Gregoriano, 
e  negli  Ordini  romani.  La  prima 
menzione  si  trova  nell'  Ordine  XI 
del  canonico  Benedetto  del  secolo 
XII,  presso  il  tomo  li ,  3fus.  Ital. 
187,  ove  si  legge:  «  Quidam  Car- 
»  dinalis  honorifice  portat  Corpus 
M  Domini  praeteriti  diei,  conservatum 
Si  in  capsula  corporalium,  subdiaco- 
«  nus  regionarius  ferens  ad  pectus 
M  crucem  stationalem  coopertam  ". 
Questo  rito  poi  si  espone  copiosa- 
mente nell'Ordine  XIV,    p.    368, 


GAP 

con  le  stesse  cerimonie,   con  cui  sì 
usa  ^1  presente. 

Dopo  che  il  celebrante    ha  posto 
la  croce  sul  cuscino,  che  legasi  con 
una  fettuccia,  si  reca  al  propino  fal- 
distorio, indi  il  Papa  si  alza,  come 
fanno  tutti  gli  altri,  per  tursi   leva- 
re   da    un    aiutante    di  camera,  in 
cappa  rossa,  le  scarpe  crucigere  di 
panno  rosso.  L'aiutante  è  accompa- 
gnato da  un  cerimoniere,  e  da  quat- 
tro votanti  di  segnatura,  che  essendo 
inginocchiati  al  trono,  alzano  alquan- 
to la  veste  del  Pontefice ,    e   V  aiu- 
tante di  camera  gli  leva  le  scarpe, 
tenendole  sotto  la  cappa,  e  ritirando- 
si dal  Iato  sinistro  del  trono,  si  fer- 
ma in  mezzo  ai  detti  prelati.  Quindi 
il  Papa  si  alza  dalla  sedia,   depone 
il  piviale,  e  resta    col    solo    camice 
cinto  di  cingolo,  colla  stola  paonaz- 
za, e  colla  mitra.  In  questo    modo 
scende  dal  trono,  e  colle  mani  giunte 
s'incammina  verso  il  fine  de'  banchi 
dei  Cardinali,  ove  arriva  il  suddetto 
tappeto.  Quivi  gli    si    levano  la   mi- 
tra e  il   berrettino,    ed    incomincia 
la  prima  genuflessione,  ed  adorazio- 
ne con  ambedue  le  ginocchia,  assisti- 
to dai  soli  due  primi  cerimonieri.  Pio 
Vili,  non  potendo  genuflettere    sul 
tappeto  a  queste  tre  adorazioni,  s' in- 
ginocchiò su  di  uno  sgabello.  Quan- 
do il  Papa  assumeva  la  cappa,  con 
questa  si  recava  all'adorazione,  sos- 
tenendone l'estremità  i  due    Cardi- 
nali diaconi  assistenti,  e  senza  ber- 
rettino, scendeva  dal  soglio,  seguito 
da  due  vescovi  assistenti ,    che   sor- 
reggevano Io  strascico    della    cappa. 
Fattasi  adunque  dal  Pontefice,  verso 
il  ihìc  de'  banchi  de'  Cardinali,  la  pri- 
ma adorazione,  fa  la  seconda  in  mez- 
zo al  presbiterio  della  cappella,  e  la 
terza  a'  piedi  del  crocefisso,  che  ado- 
ra e    bacia ,  ponendo ,    e    versando 
nel  bacile  di  argento  dorato,  che  sta 


GAP  3o9 

a  sinistra  della  croce,  l'offerta  di 
cento  scudi  d'  oro,  entro  una  borsa 
di  damasco  paonazzo,  trinata  d'oro. 
Anticamente  era  ivi  presentata  tal 
borsa  al  Papa  da  un  cavaliere  de- 
putato del  monte  di  Pietà,  ciocche 
fa  ora  un  cerimoniere,  come  V  abbia 
ricevuta  dal  tesoriere. 

Quando  il  Pontefice  sta    in   atto 
di  fare    la    prima    genuflessione,   il 
coro  incomincia  con  voce  sommessa 
il  tenero,  e  commovente  canto  degli 
improperii,  composto  a  due  cori  dal 
Palestrina.   Questi  sono  i  rimproveri 
paterni,  ed  affettuosi,  che    fa  Iddio 
ai  giudei  per  l' enorme   ingratitudi- 
ne, colla  quale  hanno  corrisposto  ai 
tanti    e  sommi   benefizii  loro    com- 
partiti; e  convengono  anche  a  noi, 
che  rinnovando  colle  nostre   preva- 
ricazioni   la    sconoscenza   d'  Israele, 
male  corrispondiamo  alle  beneficen- 
ze divine.  Al  fine  di  ciascun  impro- 
perio si  canta  il  celebre  trisagio  (/^e^?/). 
Sanctus  Deus,  Sanctus  fortìs^  San- 
ctus immorta lisy  misererà  nobis,  da 
un  coro  in  greco,  e  in  latino  da  un 
altro.  Fattasi   dal  Pontefice   l'obla- 
zione,   ritorna    al    soglio,   riprende 
il  berrettino,  la  mitra   e  il  piviale, 
e  quando  andava  in  cappa,    il  ber- 
rettino, e  il  camauro,    ed  inginoc- 
chiatosi dinanzi    a    lui  l'aiutante  di 
camera,  co'  quattro  votanti  di  segna- 
tuia,  gli  rimette  le    scarpe,    e    tutti 
tornano  ai    loro    posti ,    facendo    la 
genuflessione  alla  croce,  come  avea- 
no  fatto  nel  recarsi  al    trono.    Indi 
il  Papa  principia  a  leggere    gì'  im- 
properii   dal    libro ,    che   genuflesso 
sostiene  un  patriarca,  o  vescovo  as- 
sistente al  soglio. 

Intanto  che  il  Pontefice  ritorna 
al  soglio,  un  cerimoniere  fa  cntia- 
re  nella  quadratura ,  o  presbiterio 
della  Cappella  i  camerieri  de*  Car- 
dinali, a*  quali  essi  vanno  a   levaro 


3io  CAP 

le  scarpe,  e  che  anticamente,  per 
quanto  sappiamo  dal  Lonigo,  reca- 
vansi  in  pi^ielle.  I  Cardinali  poi 
per  ordine  di  anzianità,  a  due  a 
due ,  colle  cappe  di  saietta  sciolte , 
e  senza  l' aiuto  de'  caudatari ,  ma 
coir  assistenza  de'  cerimonieri ,  van- 
no all'adorazione  della  croce.  Que- 
sta incominciasi  dal  celebrante,  sen- 
za pianeta,  e  senza  scarpe,  avente 
alla  sinistra  il  Cardinal  decano,  o 
il  Cardinale  vescovo  suburbicario 
piU  degno  colia  cappa  sciolta,  fa- 
cendo prima  le  genuflessioni  con  am- 
bo le  ginocchia ,  e  lasciando  ognu- 
no nel  menzionato  bacile  l'offerta  di 
nno  scudo  d'oro,  ossia  di  paoli  se- 
dici e  mezzo  ;  il  che  pur  fanno  gli 
altri  Cardinali,  che  tornando  ai  lo- 
ro posti,  sono  ricalzati  delie  scarpe 
dai  camerieri  rispettivi,  ch'erano  re- 
stati ad  attenderli  in  ginocchioni  agli 
stalli,  e  nel  partire  come  nell'entra- 
re, genuflettono  alla  croce ,  ed  al 
Papa.  Quindi  a  due  a  due  van- 
no air  adorazione  della  croce,  cui 
fanno  V  offerta,  e  colle  medesime  ce- 
rimonie delle  genuflessioni,  tutti  quel- 
li ,  che  si  recano  al  trono  a  ri- 
cevere nel  d'i  della  Puritìcazione 
la  candela,  colf  ordine  che  descri- 
vemmo di  sopra  al  num.  5.  Le 
scarpe  però  se  le  levano  soltanto  i 
patriarchi,  arcivescovi  e  vescovi,  ed 
anche  i  generali  degli  Ordini  reli- 
giosi; gli  altri  incedono  tutti  cal- 
zati. Quando  la  prima  coppia  dopo 
il  sagro  Collegio,  fa  la  prima  ge- 
nuflessione, due  soprani  anziani  in- 
tuonano l'antifona  Crucem  titani^ 
proseguita  dal  coro  in  canto  andan- 
te ;  dopo  di  che  s' intona  dagli  stessi 
soprani  il  salmo ,  Deus  mìsereaiur 
nostri.  Terminato  questo  salmo ,  e 
ripetuta  l' antifona,  dicesi  il  verso, 
Crux  fidelìsj  e  poi  principia  andan- 
te l'inno  Pange  lingua  gloriosi ^  ogni 


CAP 
strolh  del  quale  vien  frammezzala 
dal  suddetto  verso;  e  l'ultima  strofa 
Sempiterna  sit  heatae^  si  dice  quan- 
do vanno  all'  adorazione  gli  avvo- 
cati concistoriali ,  terminandosi  coi 
caudatari,  coi  cursori,  e  coi  mazzieri, 
non  ammettendosi  i  forestieri. 

Verso  il  fine  dell'  adorazione ,  si 
accendono  le  sei  candele  dell'altare, 
e  le  sei  della  cancellata,  e  il  diaco- 
no cava  il  corporale  dalla  borsa,  e 
lo  distende  sulla  mensa  dell' cMltare, 
ponendovi  accanto  il  purificatoio. 
Terminata  poi  l' adorazione,  il  me- 
desimo diacono  prende  riverente- 
mente la  croce,  e  la  riporta  sull'al- 
tare in  mezzo  ai  candellieri ,  genu- 
flettendo il  Papa,  e  tutti  gli  astanti. 
Allora  i  chierici  della  Cappella  le- 
vano il  tappeto,  il  cuscino,  e  il  ba- 
cile colle  anzidette  offerte,  le  quali 
dividonsi  fra  monsignor  sagrista ,  e 
i  due  primi  maestri  di  cerimonie, 
a  cui  tocca  alternativamente  la  bor- 
sa dell'offerta  del  Pontefice:  in  man- 
canza del  sagrista,  percepisce  la  di 
lui  porzione  il  p.  sotto-sagrista,  che 
ne  fa  le  veci. 

Le  offerte  per  1'  adorazione  della 
croce  sono  antichissime  nella  Chie- 
sa Romana,  e  dall'Ordine  XII,  i8a, 
sappiamo ,  che  appartenevano  alla 
scuola  della  croce,  illustrata  dal  Mo- 
retti, neir  Appendice  I.  de  Presbi- 
terio 3o5 ,  prescrivendosi ,  che  se- 
cunduni  antiquam  consuetudinem  ^ 
quidquid  super  crucem  ojferlur  ^ 
scliolae  crucis  dehet  esse,  rs^ell'  Or- 
dine XIV,  369,  si  dice,  che  appar- 
tengono al  sagrista.  Simili  oblazio- 
ni erano  in  uso  anche  altrove ,  e 
massime  nella  chiesa  di  Parigi.  Il 
Ducange,  in  Oblationes  Crucis,  ri- 
ferisce una  carta  del  1208,  in  cui 
si  lecere  che  »  donavit  clericis  ma- 
»  tutinalibus  partem  illam ,  quam 
>y   percipiebat  in  sohitionibus  crucis, 


CAP 

9*  qux  provenicbat  feria  VI  in  pas- 
>»  sione  Domini".  Aggiungiamo,  che 
nella  chiesa  Ilotomagense,  iinila  l'a- 
dorazione della  croce,  si  lavava  il 
Crocefisso,  die  poi  portavasi  proces- 
sioiiahnente  al  sepolcro,  come  rife- 
risce il  Carpentier  toni.  I,  p.  121 6. 

Processione  alla  Cappella  del  se* 
polcrOj  per  ripigliare  la  ss.  En- 
ea ristia  j  e  fine  della  messa. 

Collocata  la  croce  suU'  altare ,  il 
collegio  de'  cantori  si  reca  nella  sala 
regia,  e  diviso  in  due  cori,  si  ferma 
avanti  la  porta  della  Cappella  Pao- 
lina, aspettando  il  Papa  che  vada 
processionai  mente  a  prendere  il  San- 
tissimo. Dalla  Cappella  Sistina  par- 
tono in  silenzio  i  procuratori  di  col- 
legio, il  confessore  della  famiglia 
Pontifìcia,  col  predicatore  apostolico, 
i  procuratori  generali  delle  religioni, 
ì  bussolanti ,  gli  aiutanti  di  camera 
del  Papa ,  i  cappellani  comuni ,  i 
chierici  segreti  ,i^appellani  d'onore, 
e  segreti ,  gli  avvocati  concistoriali,  i 
camerieri  di  onore,  soprannumerari 
e  segreti,  gli  abbreviatori,  i  votanti 
di  segnatura ,  i  chierici  di  camera , 
,gli  uditori  di  Rota  col  maestro  del 
/sagro  palazzo ,  il  maestro  del  sa- 
gro ospizio,  seguito  dall'ultimo  u- 
ditore  di  Rota  suddiacono  aposto- 
lico ,  colla  croce  scoperta  fra  due 
votanti  di  segnatura ,  che  portano 
i  caudcllieri  colle  candele  accese. 
Dopo  vengono  immediatamente  i 
Cardinali  dell'  ordine  de'  diaconi , 
de'  preti,  e  de'  vescovi,  il  magistrato 
romano ,  indi  il  celebrante ,  poi  il 
Ponteiìce  in  mezzo  a'  Cardinali  dia- 
coni assistenti,  sostenendogli  la  falda 
1  due  camerieri  segreti.  Proseguono 
il  decano  della  Rota ,  i  prelaM  di 
fiocchetti ,  i  protonotari  apostolici , 
e  i  generali    degli    Ordini   religiosi. 


CAP  3rr 

Va  qui  notato,  che  per  disposizione 
del  regnante  Pontefice,  fino  dal  1 840, 
mentj'e  la  descritta  processione  sta 
nella  Cappella  Paolina ,  in  quella 
della  Sistina  si  leva  la  croce  col  cro- 
cefisso, che  ha  servito  per  l' adora- 
zione, e  fra  i  sei  candellieri  dell'al- 
tare si  espone  altra  croce  piti  gran- 
de, colla  reliquia  del  vivifico  legno 
della  vera  croce,  e  vi  rimane  alla 
pubblica  adorazione  sino  al  termine 
del  mattutino  dello  stesso  venerdì 
santo.  Di  tal  pontificia  disposizione, 
e  delle  notizie  di  sì  preziosa  reli- 
quia, si  parlerà  dopo  la  descrizione 
del  vespero  di  questo  giorno. 

Giunto  alla  Cappella  Paolina  il 
Papa  s' inginocchia  a  far  breve  ora^ 
zione  al  -ss.  Sagramento,  mentre  mon- 
signor sagrista  si  reca  a  estrarlo  dal- 
l'urna  colla  chiavetta  restituitagli 
dal  Cardinal  penitenziere  celebrante, 
che  va  al  principio  della  macchina  del- 
l'esposizione, per  ricevere  dallo  stesso 
sagrista  il  calice  con  entro  l'ostia  con- 
sagrata, eh'  egli  ha  cavato  dall'  urna 
del  sepolcro,  e  che  poi  il  Cardinal 
consegna  al  Papa  ,  il  quale  ha  già 
incensato  tre  volte  il  sepolcro,  col- 
l'incenso  somministratogli  dal  Car» 
dinal  primo  prete  senza  averlo  be- 
nedetto. E  quindi  col  medesimo  or- 
dine la  processione  s'incammina  verso 
la  Cappella  Sistina,  ove  tutti  genuflet- 
tono al  s.  legno  della  Croce,  portando 
il  Papa,  col  capo  scoperto,  il  calice, 
che  cuopre  col  velo  umerale  bianco, 
che  gli  fu  posto  sulle  spalle;  aven- 
do vietato  la  congregazione  de'  Riti 
quello ,  che  praticavasi  in  alcune 
chiese ,  in  cui  portavasi  la  sagra 
Ostia  processionalmente  dentro  una 
bara.  Al  Pontefice  sostiene  lo  stra- 
scico del  manto  il  principe  assistente 
al  soglio,  e  dodici  bussolanti  in  aip- 
pe  rosse  lo  circondano  con  torcia 
accese.  I  patriarchi ,  gli  arcivescovi, 


3r2  GAP 

e  i  vescovi  assistenti  al  soglio  e  ì 
pi-otonotari  apostolici  si  trovano  alla 
porta  della  Cappella  Paolina,  reg- 
gendo le  aste  del  baldacchino  rosso, 
per  ricevere  il  ss.  Sagramento  porta- 
to dal  Papa.  Il  primo  coro  de'  can- 
tori dà  principio  all'inno  Vexilla 
regis  prodeimtj  quando  esce  la  croce 
fuori  di  detta  Cappella  ;  ed  il  secon- 
do coro  successivamente  dice  la  se- 
conda strofa,  ed  entrando  ambedue 
nella  Cappella  Sistina,  si  fermano 
vicino  alle  due  parti  della  cancellata. 
Appena  entra  il  Papa  nella  Cappella, 
si  dice  da  loro  la  strofa  O  Criix 
Ave  spes  unica j  con  quello  che  segue. 
Arrivato  il  Pontefice  all'  altare , 
consegna  il  calice  al  celebrante,  che 
lo  colloca  sopra  la  mensa;  indi  il 
diacono  scioglie  il  velo  con  cui  era 
legato  il  calice  e  lo  spiega  ad  uso  di 
quello,  che  si  mette  sul  calice.  Poscia 
il  Papa  pone  l'incenso  nel  turibo- 
lo, incensa  il  ss.  Sagramento,  e  ri- 
torna dipoi  al  trono ,  ove  siede ,  e 
di  nuovo  mette  l'incenso  nel  turibo- 
lo, e  poi  si  rialza  in  piedi  senza  mi- 
tra. 11  celebrante  accostatosi  all'al- 
tare leva  r  ostia  dal  calice,  e  la  po- 
ne sul  corporale  senza  dir  nulla. 
Frattanto  il  diacono  mette  il  vino 
nel  calice,  e  il  suddiacono  vi  mette 
l'acqua,  che  non  si  benedice  dal  Pon- 
tefice. Presosi  dal  celebrante  il  cali- 
ce dalle  mani  del  diacono,  lo  pone 
sulla  mensa  dell'altare,  e  il  diacono 
lo  copre  colla  palla.  Nel  codice  47^7, 
presso  il  QfàWXco  Ada  caerem.,  p.  34, 
si  legge ,  che  nel  venerdì  santo , 
»*  Diaconus  Cardinalis  offert  Ponti- 
w  flci  calicem  cum  puro  vino ,  et 
*y  subdiaconus  ampullam  cum  aqua, 
w  quam  Papa  vino  commiscet,  ut 
>»  repraesentet,  quod  isla  die  ema- 
w  naverunt  sacramenta  Ecclesiae,  vi- 
»  delicet  sanguis,  et  aqua  de  Cor- 
p  pore  Christi  :    in  quibusdam    vero 


GAP 

M  ecclesiis,  secundum  d.  Jac.  Cajeta- 
»  num ,  purum  vinum  sine  aqua 
>y  offertur,  ut  in  puro,  et  forti  vino 
»>  crudelitas  judaeorum  repraesente- 
»  tur,  et  asperitas  passionis  Christi  «. 
Quindi  il  celebrante  incensa  gli 
oblati,  e  l'altare  nella  maniera  solita, 
genuflettendo  però  ogni  volta,  che 
passa  innanzi  al  ss.  Sagramento.  Po- 
scia alquanto  fuori  dell'altare,  dal 
canto  dell'  epistola  ,  si  lava  le  mani 
con  silenzio,  indi  inchinato  in  mez- 
zo all'altare,  dice  colle  mani  giunte 
Jn  spirita  humilitatis  j  e  voltatosi 
verso  il  popolo,  dalla  parte  del  van- 
gelo, dice  secondo  il  solito  :  Orale 
fratresj  dopo  di  che ,  lasciate  tutte 
le  altre  cose,  recita  il  Pater  noster, 
l'ispondendo  il  coro;  Sed  libera  nos 
a  malo.  Dopo,  in  tuono  più  basso, 
dice  :  Libera  nos ,  quaesumus  Do- 
mine^ ed  i  cantori  rispondono  Amen. 
Detta  questa  orazione,  tutti  genuflet- 
tono, e  il  Papa  va  al  genuflessorio,ove 
resta  sinché  sia  consumato  il  ss.  Sa- 
gramento. In  seguito  il  celebrante, 
fatta  la  genuflessione,  mette  la  pa- 
tena sotto  r  ostia,  che  alza  colla  de- 
stra, in  modo  che  possa  essere  ve- 
duta dal  popolo,  e  la  divide  in  tre 
parti ,  ponendo  1'  ultima  nel  calice  , 
secondo  il  consueto,  senza  dir  cosa 
alcuna.  Non  si  dice  Pax  Domini, 
né  Agnus  Dei,  ne  si  dà  la  pace. 
Indi,  lasciate  le  altre  due  orazioni, 
il  celebrante  dice  solo  :  Perceptio 
Corporis  tui  etc,  dopo  di  che  ge- 
nuflette, prende  la  patena  col  Corpo 
del  Signore,  e  con  grandissima  umil- 
tà, e  riverenza  dice  :  Panem  coele- 
stem  accipiani  et  nomen  Domini  in- 
vocabo.  Poi  ripete  tre  volte,  percuo- 
tendosi il  petto ,  Domine,  non  sum. 
dignus ,  e  seguendo ,  col  ss.  Sagra- 
mento si  comunica,  dicendo:  Cor^ 
pus  Domini  nostri  etc.  Lasciato  tut- 
tocip,  che  suol  dirsi  innanzi,  che  si 


GAP 

pi-enda  il  sangue ,  piglia  rìrerente- 
iiiente  la  particola  consagrata ,  col 
vino  del  calice.  Quindi  tutti  si  al- 
zano, e  siedono,  come  fa  il  Ponte- 
fice colla  mitra ,  tornato  che  è  al 
soglio.  Il  celebrante,  fatta  nella  con- 
sueta maniera  l'abluzione  delle  dita, 
e  presa  la  purificazione,  va  dal  lato 
dell'  epistola,  si  lava  le  mani,  e  giun- 
to in  mezzo  all'altare,  inchinato  di- 
ce :  Quod  ore  sumpsimnSj  Domine^ 
pura  mente  cn  pianili  9  ^  et  de  mime  re 
temporali Jiat  nobis  remedìuni  seni- 
piternum.  Poscia,  fatta  la  genuflessio- 
ne alla  croce,  unitamente  ai  sagri 
ministri  torna  in  sagrestia  a  depoi'- 
re  i  paramenti. 

Nel  Pontificato  di  Alessandro  Vili, 
nell'anno  1690,  cadde  in  questo  gior- 
no la  festa  dell'  Annunziata ,  e  ciò 
non  ostante  si  celebrarono  varie  mes- 
se, come  è  seguito  più  volte  nel 
giovedì  santo.  V.  Jos.  M.  Thomasii, 
Votum  de  translatione  festi^  et  ra- 
zione illud  servandiy  quando  incidil 
in  majoreni  hehdomadam ,  et  de 
sabbato  santo  j  et  Gavantus,  de  fe- 
ria VI  in  Parasceve^  p.  211. 

Canto  del  Vespero. 

Partito  dalla  Cappella  il  Cardi- 
nal celebrante,  si  dicono  dal  Pontefi- 
ce segretamente  il  Pater  nosler ^  e 
X  A\?e  Maria,  e  si  dà  principio  al 
vespero.  Le  antifone,  e  i  salmi  so- 
no intonati  dai  contralti.  L'antifo- 
na :  Quuni  accepisset  acetum  del 
Magnificat,  va  in  tuono  più  alto , 
e  la  sua  replica  dura  finché  sce- 
so il  Papa  dal  trono ,  siasi  sco- 
perto di  mitra,  e  siasi  inginocchiato 
avanti  il  genuflessorio.  Allora  si  dice 
il  verso  :  Christus  factiis  est  etc. , 
col  salmo  31  i sere  re,  ed  orazione: 
Respice ,  quacswniis  Domine,  con 
cui  termina    la  funzione   di    questa 


GAP  3i3 

mattina.  Qualora  il  Papa  non  in- 
tervenga alla  funzione,  prima  d'in- 
cominciarsi il  vespero,  un  maestro 
di  cerimonie  si  reca  dal  Cardinale 
più  anziano,  e  1'  invila  a  dire  il 
Pater  noster,  e  l' Ave  Maria,  e  do- 
po il  Miserere ,  recita  1'  orazione 
Respice  etc. 

Dovendosi  qui  fare  menzione,  come 
avvertimmo  di  sopra,  della  reliquia 
della  ss.  Croce,  che,  per  volere  del 
Papa  regnante,  si  espone  nel  venei^ 
dì  santo  sull'altare  della  Cappella 
Sistina,  dal  momento  in  cui  la  prò* 
cessione  trovasi  in  quella  Paolina 
per  levare  il  Sepolcro,  e  vi  rimane 
esposta  sino  al  termine  del  mattu- 
tino di  tal  giorno;  primieramente 
è  da  sapersi,  che  la  detta  Croce  di 
argento,  coi  candellieri  simili  e  do- 
rati, meno  la  quaresima,  l'avvento, 
e  nelle  cappelle  di  esequie,  sempre 
si  esponeva  nelle  Cappelle  Papali 
del  palazzo  apostolico,  come  attesta 
il  JVovaes,  Dissertazioni  storico-cri' 
fiche  tom.  II,  pag.  241.  Però  il 
Cancellieri,  Settimana  Santa,  pag. 
172  e  seguenti,  non  istabilisce  i 
tempi  in  cui  si  esponeva  tal  preziosa 
reliquia;  ma  citando  un  Diario  del 
Valesio,  de'  i4  agosto  lySo,  asse- 
risce che  la  medesima  croce  si  so- 
leva esporre  nella  cappella  Papale, 
nei  dì  più  solenni.  Essa  croce  poi 
fu  dottamente  illustrata  da  monsi- 
gnor fr.  Angelo  Rocca,  nel  tom.  I, 
pag.  258  delle  sue  opere,  in  cui 
ne  riporta  la  forma,  ed  anco  nel 
Commentarius ,  che  intitolò  al  Pon- 
tefice Paolo  V,  De  particida  ex 
pretioso  et  vivifico  Ugno  sacratissi- 
mce  Crucis  Salvatoris  Jesu  Christi 
desumpta,  sacris  imaginibus  et  elo- 
giis  eodem  Ugno  incisis  insignita, 
et  in  apostolico  sacrario  asservata, 
Roma*,  1609,  apud  Guillelmuni  Fac- 
cjottum. 


3r4  CAP 

Questa  Croce  contiene  un  pezzo 
del  legno  della  \cra  croce  di  sin- 
goiar grossezza,  sul  qwale ,  pure  in 
forma  di  croce,  si  vede  mirabilmente 
inciso  da  una  parte  il  Crocefisso  con 
quattro  chiodi,  e  con  undici  figuro 
in  basso  rilievo,  e  dall'altra  la  beata 
Vergine,  con  otto  figure,  e  con  ca- 
ratteri ruleni,  tutto  eruditamente 
descritto  dal  citato  Kocca,  che  an- 
cora nel  Commentario  ne  ha  dato 
)  rami ,  come  si  può  vedere  a  pag. 
19,  cap.  Ili,  De  Imagim'bus,  et 
characlerihus  in  crucis  particula 
ìncisis.  Pertanto  questa  interessantis- 
sima Croce,  nel  quinto  secolo  fu 
donata  da  Giovenale  vescovo  di  Ge- 
rusalemme al  Pontefice  s.  Leone  I; 
quindi ,  dopo  essersi  smarrita ,  fu 
riti'ovata,  per  divina  rivelazione,  da 
Papa  s.  Sergio  I,  creato  l'anno  687, 
in  Sacrario  b.  Petrij  in  angulo  oh' 
scurissimo j  dentro  una  cassa  anne- 
rita d'argento,  come  descrive  il  Can- 
cellieri, De  Secretariis  veteris  has. 
vaiicanae,  tom.  II,  pag.  855.  Quindi 
nel  i527,  mentre  si  conservava  nel- 
l'oratorio della  basilica  lateranense, 
detto  di  Sancta  Sanctorum^  fu  ru- 
bala nel  tremendo  sacco  di  Roma, 
eseguito  dall'esercito  del  contestal^ile 
di  Borbone,  nel  Pontificato  di  Cle- 
mente VII,  venendo  spogliata  di 
tutto  l'argento  in  cui  era  rinchiusa. 
Ma  essendosi  poco  dipoi  prodigiosa- 
mente ricuperata  da  Clemente  VII 
tal'  insigne  reliquia,  egli  subito  la 
fece  collocare  dentro  una  superba 
croce  di  cristallo  di  monte,  e  di  ar- 
gento dorato,  di  meraviglioso  lavoro, 
e  comandò  che  venisse  custodita  nel- 
la sagrestia  Pontificia.  Nel  lySo 
questa  croce  fu  nuovamente  deru- 
bata, ma  per  le  cure  di  Clemente 
XII  si  ebbe  la  ventura  di  ricupe- 
rarla; e  benché  per  le  note  vicende 
degli  ultimi  anni  del  secolo  passato, 


CAP 

andassero  in  perdizione  i  candellieri, 
e  le  statue  degli  apostoh,  che  in 
uno  alla  croce  si  usavano  nella  Cap- 
pella Pontificia,  pure  questa  potè 
riavere  la  Croce  colla  reliquia,  senza 
però  esporsi  più,  a  cagione  della 
mancanza  de'  nominati  sagri  arredi. 
Finalmente  Gregorio  XYI,  volendo 
che  si  ritornasse  alla  pubblica  vene- 
razione, nel  venerdì  santo  del  1840 
a' 17  aprile,  la  fece  esporre  nel  mo- 
do suddescritto  nella  Cappella  Sisti- 
na del  Vaticano,  con  universale  re- 
ligiosa soddisfazione;  e  dopo  aver 
fatto  dispensare  un  facsimile^  ese- 
guito a  contorni  con  incisione  di 
rame,  e  per  alcuni  giorni  tenuta 
esposta  nella  sua  Cappella  segreta 
del  medesimo  palazzo  apostolico,  la 
die'  poscia  in  custodia  al  capitolo 
vaticano.  A  tal  elfetto,  col  chirogra- 
fo, Con  molta  consolazione  del  no- 
stro animo,  emanato  a'  16  novem- 
bre 1840,  dispose  che  la  Croce 
fosse  riposta  nel  luogo  a  parte  dei 
pilone  denominato  di  s.  Elena,  ove 
si  custodisce  la  testa  di  s.  Andrea 
apostolo,  e  chiusa  in  apposita  nicchia 
con  due  chiavi,  delle  quali  una  chiave 
stesse  presso  il  medesimo  capitolo, 
e  l'altra  presso  monsignor  maggior- 
domo prò  temporej  che  dovesse 
esporsi  suir  altare  Papale  della  ba- 
silica ne'  venerdì  di  marzo,  quando 
il  Sommo  Pontefice,  col  sagro  Col- 
legio de-  Cardinali  vi  si  conduce  a 
lucrare  f  indukenza  della  stazione; 
nonché  nel  dì  dell'  Invenzione  della 
Croce,  e  in  quello  dell'  Esaltazione 
della  medesima,  ed  ancoia  quando 
lo  credesse  opportuno  il  prelato  mag- 
giordomo, per  accender  1'  animo  dei 
fedeli  alla  divozione  verso  la  Pas- 
sione di  Gesù  Cristo;  e  che  nel  ve- 
nerdì santo  prima  della  funzione 
venisse  consegnata  dal  capitolo  a 
monsignor  sagrista,    per  poi  esporsi 


CAP 

nella  Cappella  Papale  nel  modo  che 
si  disse,  e  dopo  l'esposizione  il  detto 
prelato  ne  facesse  la  restituzione  al 
capitolo  vaticano,  il  quale  però  ne 
fosse  semplice  custode,  dovendo  ri- 
manerne per  sempre  proprietario  il 
palazzo  apostolico,  come  il  tutto  an- 
che risulta  dai  formali  rogiti  stipu- 
lati   nell'atto  della  consegna. 

Tavola  dei  Cardinali  del 
venerdì  santo. 


CAP  3i5 

blicarono  colle  stampe,  si  legge  l'e- 
lenco nel  citato  Cancellieri ,  al  ca- 
po III  dell'  Appendice,  della  Descri- 
zione delle  funzioni  della  settimana 
santa^  nella  Cappella  Pontificia^  Ro- 
ma 1818.  Anche  tale  oratore  rice- 
veva il  donativo  di  un  astuccio,  con 
due  medaglie  coniate  per  la  lavan- 
da, mia  d'oro,  l'altra  di  argento. 

Mattutino  delle   tenebre  del  venercù. 
santo. 


Altre  volte  in  questo  giorno  s'im- 
bandiva la  mensa  al  sagro  Colle- 
gio, a  spese  della  camera  apostoli- 
ca, e  colla  soprain tendenza  di  mon- 
signor maggiordomo,  nella  stessa  sa- 
la del  giorno  precedente,  e  collo 
stesso  metodo,  e  formalità  sudde- 
scritte.  Consistevano  le  particolarità 
di  questo  pranzo,  in  sedere  i  Car- 
dinali tutti  da  un  lato,  e  sopra  ban- 
chi, piuttostochè  sulle  sedie  di  da- 
masco. Gli  ornati  della  tavola  era- 
no allusivi  al  giorno  della  morte  del 
Redentore,  essendo  decorata  dagli  an- 
geli, sostenenti  gli  emblemi  di  sua 
passione  di  bronzo,  del  quale  me- 
tallo era  pur  la  croce  nel  mezzo, 
mentre  nel  giovedì  santo,  oltre  dei 
vasi  co'  fiori,  ed  oltre  de'  trionfi  con 
dolci,  eranvi  le  statue  dorate  di  do- 
dici apostoli,  ed  un  agnello  in  mez- 
zo caricato  su  legna  pure  dorate.  Il 
discorso  poi  dopo  la  tavola,  che  die- 
tro la  solita  bussola  colle  gelosie  so- 
leva ascoltare  anche  il  Papa,  veni- 
va recitato  in  lingua  latina,  non  sul 
j)ulpito,  ma  r  oratore  prescelto  da 
monsignor  maggiordomo  sedeva  su 
d'  una  sedia  camerale,  collocata  tra 
due  finestre  incontro  ai  Cardinali, 
ovvero  se  questi  sedevano  avanti  le 
finestre ,  dioontro  a  queste  pronun- 
ziava l'oratore  il  disc(jrso.  Di  que- 
sti discorsi,  che  alcune  volte  si  pub- 


li  misterioso  riposo  del  corpo  del 
Redentore,  giacente  nel  sepolcro;  la 
discesa  delle  anime  ne' sotterranei  luo- 
ghi infernali,  e  lo  stato  di  Gesù  Cri- 
sto in  tutto  il  tempo,  in  cui  la  sua 
anima  slette  separata  dal  corpo,  for- 
mano il  soggetto  di  quest'  uffizio, 
fino  alla  messa.  Siccome  ora  si  an- 
ticipa l'uffizio  della  notte  di  Pasqua 
alla  mattina  del  sabbato  precedente, 
così  parimenti  si  anticipa  in  questa 
sera  l'uffizio  di  domani.  I  salmi  del 
mattutino  sono  adattati  a  questo 
mistero;  il  secondo  delle  laudi,  ed 
il  cantico  sono  presi  dal  martedì, 
perchè  si  sono  stimati  più  propri  di 
quelH  del  sabbato,  ad  esprimere  la 
sepoltura  di  Gesù   Cristo. 

Il  Papa  si  reca  in  Cappella  con 
mitra  di  lama  d'  argento,  stola  pao- 
nazza, ed  in  piviale  rosso,  o  in  cap- 
pa magna,  nel  qual  caso  tiene  il  Ciip- 
puccio  della  cappa  in  testa  mentre 
si  cantano  i  salmi.  I  Cardinali  vi  si 
recano  nello  stesso  modo  della  mat- 
tina, colla  cappa  di  saietta  paonaz- 
za. Tutto  regolasi  come  ne'  due  mat- 
tutini precedenti.  La  lamentazione 
in  canto  figurato  a  quattro  voci  è 
di  Gregoiio  Allegri,  ed  al  Jerusa" 
lenì  entra  a  cantare  un  soprano.  Il 
Miserere  a  due  cori  per  solito  è  del 
medesimo  autore.  La  funzione  si  chiu- 
de colla  solita  orazione  Respice  tptctf 


3i6  GAP 

sumus  etc.  Abbiamo  poi  dal  Gattlco, 
Jcta  Caerem.^  p.  II,  ex  Paride  de 
Grassis  7  3,  àe  functionibus  Maj.  Heb- 
dorn.y  Bonoiiiae:  prò  die  veneris  san- 
ctae  in  vesperis  volai,  ut  diceretur 
in  oratione  Respice  ec. ,  non  nocen- 
tiam,  »  ut  sic  per  rytlimum  coii- 
w  cordaret  cum  verbo  ultimo,  vide- 
»  licei  tormentum.  Nam  hanc  ora- 
f>  tionem  dicunt  composuisse  b.  Ati- 
w  gustinum,  quum  civitas  Hyppo- 
«  nensis  ab  infìdelibus  obsideretm', 
w  et  quotidie  utraque  pugnaretur;  et 
"  sic  in  orani  stylo  suo  pleruraque 
«  ludit  per  hos  rythmos,  sive  ri- 
w  mas  idem  Augustinus".  Così  fini- 
sce il  triduo  dell'  uffizio  delle  tene- 
bre descritto  co'  seguenti  versi  da 
Ambrogio  Novridio  Fracco,  Sacro- 
rum    Fastorum    lib.    XII,    B.omae 

Ter  strepuere  chorì,  luces  dixere  te- 
nebras: 
Stani  pueri  templi  fustibus  ante 
fores, 
Perque   vias  illis    arguto  garrii   in 
axe 
Penduta,  et  insertis  versa  tabella 
rotis. 

Adorazione  delle  reliquie  maggiori 
della  cs.  Croce,  del  Volto  santo 
e  della  sagra  Lancia  sfatta  dopo 
il  mattutino  del  venerdì  santo  dal 
Papa  e  da"  Cardinali. 

Dopo  il  mattutino,  entrano  nella 
Cappella  i  camerieri  de'  Cardinali 
colla  mozzetto,  mantelletta,  e  cap- 
pello Cardinalizio  de' rispetti  padro- 
ni, i  quali  coir  assistenza  de'  mae- 
stri di  camera,  si  levano  la  cappa 
di  saietta,  che  anticamente  soleva- 
no ritenere,  attendendo  che  il  Pa- 
pa, deposti  nella  camera  de'  para- 
menti gli  abiti  sagrij  e  presa  la  moz- 


GAP 

zetta  di  panno  rosso  filettata  di  ar- 
mellini,  la  stola,  il  camauro  dove 
lo  usi,  e  il  cappello,  li  preceda  per 
la  scala  regia  alla  basilica  vaticana. 
Lo  seguono  pertanto  i  Cardinali  col- 
legialmente, cogl' individui  della  pro- 
pria anticamera  al  fianco.  Inoltre  il 
Pontefice  viene  preceduto  dall'  ulti- 
mo uditore  di  Rota  in  mantelletta , 
preceduto  pure  e  ^contornato  dalla 
sua  camera  segreta  in  mezzo  a'  pa- 
lafi'enieri  vestiti  con  abiti  da  cit- 
tà, colle  torcie  accese.  Prima  gli 
andavano  innanzi  anco  i  camerie- 
ri segreti ,  co'  candellieri  incrocia- 
ti, e  colle  candele  accese.  La  guar- 
dia nobile,  e  la  guardia  svizzera  ac- 
compagnano il  Pontefice,  e  il  sagro 
Collegio,  il  quale  incede  raccolto  e 
silenzioso,  in  mezzo  ai  granatieri,  che 
guarniscono  l'atrio,  e  la  navata  di 
mezzo  della  basilica,  per  contenere  il 
foltissimo  popolo;  trovandosi  il  ca- 
pitolo vaticano  a  ricevere  tanto  il 
Papa  che  il  sagro  Collegio.  Giunto  il 
Pontefice  vicino  alla  tomba  de' princi- 
pi degli  apostoli,  si  pone  ad  orare  al- 
l'inginocchiatoio,  facendo  altrettan- 
to ai  banchi  laterali,  e  sui  cuscini 
preparati  dai  rispettivi  decani,  tutti 
i  Cardinali  secondo  l' ordine  loro, 
cioè  i  vescovi  ed  i  preti  alla  sini- 
stra del  Pontefice,  e  i  diaconi  dal- 
la parte  opposta.  Il  vicario  della  ba- 
silica, o  un  canonico  presenta  poscia 
genuflesso  al  Papa  la  tabella,  che 
contiene  l' orazione  Ante  oculos  etc, 
e  quelle  pel  Volto  santo,  per  la  ss. 
Croce,  per  la  sagra  Lancia,  e  pel 
capo  di  s.  Andrea  ;  mentre  un  ca- 
nonico, per  lo  piti  vescovo,  dall'  al- 
tro lato  del  Papa  regge,  poco  disco- 
sto, la  bugia  con  candela  accesa.  Due 
chierici  distribuiscono  la  medesima 
orazione,  la  quale  dipoi,  in  uno  a 
quella  del  Papa,  si  ritira,  ai  Cardinali, 
al  maggiordomo,  e  al  maestro  di  ca- 


GAP 
mera  oranti  presso  il  Pontefice,  a- 
vanti  a  due  sgabelli,  non  che  a'pre- 
lati  vescovi  della  corte,  cioè  elemo- 
siniere, e  sagrista.  Indi  dai  canoni- 
ci vaticani,  dalla  loggia  sinistra  del 
nicchione  ove  evvi  la  statua  della 
Veronica,  al  cui  parapetto  alcuni 
grandi  cornucopi  sostengono  torcie 
accese,  si  fa  in  silenzio  1'  ostensione 
delle  reliquie  maggiori,  della  ss.  Cro- 
ce, del  P^olto  santo,  e  della  sagra 
Lancia[Vedi),  monumenti  preziosi  ed 
insigni  della  passione  del  Signore,  e 
della  nostra  fortunata  Redenzione.  Il 
Moretti  ci  diede  un'erudita  Disserta- 
tio  historica  rìtualis  de  ritti  osteiitìonis 
sacrarum  reliqiiiarum,  Romoe  1721. 
Terminata  l' ostensione,  e  dette  le 
preci,  si  alza  il  Papa  colla  corte,  e  i 
Cardinali,  e  salutati  questi,  che  non  si 
muovano  dai  loro  luoghi,  col  me- 
desimo corteggio,  guardie,  e  pala- 
frenieri con  torcie,  recasi  alle  sue 
camere,  precedendolo  monsignor  cro- 
cifero in  mantellone  paonazzo,  colla 
Pontifìcia  croce.  In  egual  tempo  tor- 
nano i  Cardinali  a'  propri  palazzi. 
È  però  osservabile,  che  il  Cardinal 
arciprete  della  basilica  vaticana,  il 
quale  trovasi  sulla  porta  della  basi- 
lica col  suo  capitolo  in  cappa,  a  ri- 
cevere il  Papa,  e  il  sagro  Collegio, 
porta  la  cappa  solo  per  uniformarsi 
al  capitolo,  e  come  l'abbia  incontra- 
to ,  accompagna  il  Pontefice  anco 
nel  partire. 

16.  Sahhato  Santo.  Benedizione 
deW  acqua  fatta  da  monsignor 
sagrista j  del  fuoco,  e  de^  cinque 
grani  d'  incenso  dal  Cardinal 
celebrante. 

La  Cappella  comparisce  in  questa 
mattina,  coi  tappeti  sul  pavimento, 
cogli  arazzi  ai  banchi,  col  baldac- 
chino, e  colla  coltre  paonazza  sì  al 


CAP  3i7 

trono,  che  all'altare,  il  cui  paliotto 
è  pur  violaceo.  Le  tribune  de' so- 
vrani sono  decorate  di  tendine,  cu- 
scini, ed  ornamenti  di  velluto,  e 
damasco  rosso  con  trine ,  e  frangie 
d' oro.  I  Cardinali  vi  si  recano  con 
una  carrozza,  con  vesti,  e  cappe 
paonazze  di  seta  come  negli  altri 
tempi,  colle  calze,  e  col  collare 
rosso,  mentre  il  restante  è  secondo 
il  solito.  E  sebbene  le  funzioni  di 
questa  mattina  comincino  tre  ore 
avanti  mezzodì ,  i  Cardinali  vi  si 
recano  a  proprio  comodo,  e  il  Pa- 
pa, siccome  diremo,  dopo  essersi 
trattenuto  talora  alquanto  nel  co- 
retto, entra  in  Cappella  dopo  le 
litanie. 

La  funzione  di  questo  giorno, 
che  celebravasi  al  Laterano,  ov'era, 
ed  è  tuttavia  stazione,  chiamasi 
Sahhatwn  sanctuni ,  in  ramis  pal- 
niaruni,  magmim,  luminum,  o  vigilia 
PaschatoSj  alludendo  alla  memoria 
della  sepoltura  di  Gesù  Cristo.  La 
messa  è  però  indirizzata  a  rinnovare 
la  storia  della  sua  risurrezione,  per 
cui  conviene  considerarla,  non  come 
messa  del  giorno  di  sabbato,  ma 
sibbene  della  notte  di  Pasqua.  E 
benché  ora  dicasi  di  giorno,  per 
impedire  gli  abusi,  che  nascevano 
nella  notturna  celebrazione,  pure  vi 
si  ritengono  le  medesime  espressioni 
di  una  volta,  appartenenti  alla  notte, 
in  memoria  dell'uso  antico,  e  di 
una  vigilia  tenuta  sempre  per  la 
prima,  e  la  più  solenne  dell'anno, 
si  per  la  sua  dignità ,  e  sì  per  la 
copia  delle  sante  pratiche,  e  delle 
cristiane  osservanze.  Trattarono  de 
Figiliis  paschalihus  Christianorunt, 
il  Goezio,  e  il  Krauze,  che  ambe- 
due pubblicarono  gli  scritti  loro  in 
Lipsia. 

S'  incomincia  privatamente  la  fun- 
zione da  monsignor  sagrista,  che  è 


3i8  GAP 

sempre  insignito  del  carattere  epi- 
scopale, ovvero  dal  p.  sotto-sagrista. 
Di  buon'ora  fa  egli  la  benedizione 
dell'acqua  santa  [F^edi),  e  ad  ora 
competente,  giunge  in  sagrestia  il 
Cardinale  celebrante ,  eh'  è  sempre 
dell'ordine  de' preti,  e  si  veste  fi- 
no al  piviale  di  color  paonazzo, 
prendendo  la  mitra.  Ivi  assistito  dai 
sagri  ministri  in  albis,  cioè  dal  sud- 
diacono e  dal  diacono  con  camice,  e 
il  diacono  inoltre  colla  stola,  il  cele- 
brante fa  la  benedizione  del  fuoco , 
nonché  quella  dei  cinque  grani  d' in- 
censo da  porre  nel  cereo.  Mentre  il 
celebrante  fa  questa  benedizione,  un 
accolito  prende  de' carboni  benedetti, 
e  li  pone  nel  turibolo.  Quindi  ter- 
minata l'orazione,  il  celebrante, 
preso  dalla  navicella  dell'  incenso, 
lo  pone  neir  incensiere ,  e  lo  bene- 
dice secondo  il  solito  ;  poi  asperge 
tre  volte  i  grani  dell'  incenso,  ed  il 
fuoco  coll'acqua  benedetta,  dicendo  : 
asperges  me,  e  l' incensa  tre  volte. 
Anticamente  la  benedizione  del  nuo- 
vo fuoco  si  faceva  tre  giorni  avanti 
Pasqua.  Amalario,  de  ordine  and- 
phonarìi  cap.  XLIV,  de  exLìnctione 
luniinuni  circa  sepulturam  Domini 
in  tom.  XIV.  Bibl.  Patr.  pag.  io52, 
dice:  in  ecclesia  in  Jerusalem,  in 
feria  VI,  nulluni  lumen  hahetur 
Inmpadum,  sive  cereo  rum ,  quanidiu 
d.  aposLolicus  ibi  orationes  solemnes 
facitj  et  quamdiu  crux  salutatur, 
sed  tamen  in  ipsa  die  novus  ìgnis 
accendilur,  de  quo  reservatur  usque 
ad  nocturna  et  qfficiuni. 

Racconta  il  Pontefice  Zaccaria, 
eletto  nel  741?  che  la  Chiesa  roma- 
na usava  di  prendere  il  nuovo  fuo- 
co da  lampade,  conservate  fino  dal 
giovedì  santo,  e  tenute  nascoste  in 
.segretissimo  luogo,  che  era  il  Sancta 
Sancloruni  (  Vedi  ).  Si  prendeva 
ancora  da  un  cristallo,    o  berillo;  e 


CAP 
si  batteva  da  una  pietra,  per  signi- 
ficare, che  da  Gesìi  Cristo,  pietra 
angolare,  e  lume  indeficiente,  è 
venuto  a  noi  il  fuoco  luminoso  della 
carità.  Il  p.  Giuseppe  Richa  ,  nelle 
Notizie  istoriche  delle  Chiese  fioren- 
tine tom.  Ili,  pag.  i35,  narra  che 
il  priore  di  s.  Maria  sopra  Porta, 
detta  anche  s.  Biagio,  trae  il  fuoco 
da  tre  pietre ,  del  s.  Sepolcro  di 
Cristo,  conservate  in  quella  chiesa, 
e  donate  da  Pazzo  de'  Pazzi  alla  si- 
gnoria Fiorentina ,  allorché  ritornò 
dalla  famosa  spedizione  di  Goffredo 
Buglione,  nella  quale  ebbe  il  co- 
mando delle  milizie  toscane,  e  pro- 
cessionalmente  porta  quel  fuoco  alla 
chiesa  di  s.  Giovanni.  Non  è  poi 
a  tralasciarsi  di  rammentare  due 
altri  antichi  riti,  il  primo  de' quali 
riguarda  la  consagrazione ,  che  si 
ficeva  nella  basilica  lateranense  in 
questo  giorno,  di  sette  altari ,  che  si 
preparavano  dalle  sette  regioni  della 
città,  e  l'altro  di  offrire  il  latte  ed 
il  miele. 

Dopoché  il  celebrante  ha  asperso 
r  incenso,  e  il  fuoco,  passa  in  sa- 
grestia, depone  il  piviale  violaceo, 
e  prende  i  paramenti  dello  stesso 
colore  per  la  messa.  Il  diacono  si 
veste  della  dalmatica,  e  manipolo  di 
color  bianco,  e  il  suddiacono  della 
pianeta  paonazza  ripiegata.  Indi  dal- 
la sagrestia,  il  Cardinal  celebrante, 
coi  detti  ministri,  recasi  in  cappella, 
e  siede  nel  faldistorio.  Ivi  il  dia- 
cono gli  porge  r  incenso,  che  pone 
nel  turibolo,  e  lo  benedice.  Dipoi 
il  suddiacono  prende  la  croce,  e  col 
diacono,  e  cogli  altri  ministri  va  a 
prendere  i  grani  d'  incenso,  l'arun- 
dine  (detta  ancora  triangulwn,  per- 
tica,  o  canna)  alla  cappella  Paolina, 
e  torna  alla  Sistina  coli'  ordine  se- 
guente. Il  Borgia,  de  Cruce  Ve- 
literna     pag.     248,      descrive     al- 


GAP 

cune  croci  di  cera  bianca  benedetta, 
portate  dal  clero  di  Velletri,  ncirul- 
timo  giorno  delle  Rogazioni,  nella 
cui  composizione  entiano  le  relirpiie 
delle  tre  candele,  che  si  accendono 
in  questo  giorno,  e  riporta  che  la 
plebe  suppone,  essere  in  esse  indi- 
cate le  tre  Marie,  ovvero  le  due 
Marie,  e  Salome,  il  che  è  falso, 
perocché  nelle  tie  dette  candele  del- 
l' arundine  viene  raffigurato  V  inef- 
fabile mistero  della  ss.  Trinità,  come 
spiegano  i  migliori  liturgici. 

Processione  dalla  Cappella  Paolina 
alla  Sistina,  in  cui,  oltre  la  cro- 
ce, si  porta  l'arundine  o  tricereo, 
come  i  cinque  grani  d'incensa,  e 
sua  ascensione.  Canto  dell'E\u[- 
tet ,  ed  affissione  de"  grani  al 
cereo. 

Precedono  due  mazzieri  colle  maz- 
ze rivoltate,  indi  un  accolito  col  ba- 
cile ,  nel  quale  sono  i  grani  d' in- 
censo ,  e  un  altro  accolito  col  turi- 
bolo alla  sinistra,  mentre  il  suddia- 
cono porta  la  croce  ,  il  diacono 
r  arundine  o  tricereo,  colle  tre  can- 
dele in  cima ,  ed  un  cerimoniere 
alla  sinistra  con  una  candeletta  ac- 
cesa col  fuoco  nuovo  benedetto,  ed 
appresso   vengono    due  altri  accoliti. 

Arrivato  il  diacono  vicino  alla 
porta  della  cancellata,  piega  l'arun- 
dine,  e  il  cerimoniere  accende  una 
delle  tre  candele  poste  sulla  canna. 
Dopo  di  averla  alzata  s' inginocchia, 
come  fanno  tutti  gli  altri,  fuori  del 
suddiacono,  che  porta  la  croce,  e  il 
diacono  canta  solo  Lumen  Chrisli,  col 
qual  nome  sono  pur  chiamate  le  can- 
dele dell'arundine.  Alzandosi  tutti,  il 
coro  v\?>\ionàc  Deo  gratias.  Indi  entra- 
to il  diacono  ne'  cancelli  della  Cappel- 
la Sistina,  si  accende  dal  cerimoniere 
nello  stesso  modo  la  seconda  candela 


GAP  3i9 

del  tricereo,  ed  è  repliaito  dal  diacono 
come  prima,  ma  in  tuono  più  alto , 
Lumen  Christi.  Giunto  il  diacono 
avanti  il  trono,  si  accende  dal  ceri- 
moniere la  terza,  e  alzando  egli  la 
voce  ad  un  tuono  superiore,  replica 
lo  stesso  che  prima.  Quindi  il  dia- 
cono consegna  ad  un  accolito  la 
canna ,  e  poi  va  dal  celebrante ,  e 
gli  fa  porre  l' incenso  nel  turibolo. 
Poscia  genuflesso,  avendo  preso  il  li- 
bro deWExultet,  chiede  al  celebran- 
te la  benedizione ,  dopo  di  che  va 
al  luogo  del  vangelo ,  nel  ripiano 
de'  vescovi  assistenti,  e  pone  sul  leg- 
gio il  libro,  che  incensa  con  tre  tiri, 
avendo  alla  destra  il  suddiacono 
colla  croce,  insieme  al  turiferario  . 
Alla  sinistra  ha  due  accoliti ,  uno 
colla  canna,  e  l'altro  col  bacile  ia 
cui  sono  i  grani  d' incenso  benedet- 
ti, che  debbono  infiggersi  nel  cereo 
pasquale  (Fedi),  detto  Arhor  pascila- 
Vis.  Allora  alzandosi  tutti  come  al- 
l' evangelo ,  il  diacono  incomincia  a 
a  cantare  l' inno  Exultet ,  denomi- 
nato ancora  il  preconio  pasquale , 
attribuito  da  alcuni  a    s.   Ambro£»i(i 

o 

da  altri  a  s.  Agostino ,  da  altri  a 
s.  Leone  I,  e  da  altri  a  Pietro  dia- 
cono. 

Questa  benedizione  si  canta  da 
un  diacono ,  presente  il  vescovo ,  o 
il  sacerdote,  perchè  tocca  all'infe- 
riore di  annunziare  la  Risurreziono 
di  Cristo,  la  quale  fu  prima  pro- 
mulgata dalle  donne  di  grado  infe- 
riore agli  apostoli.  Il  diacono  per- 
tanto prende  il  libro,  e  va  dal  ce- 
lebrante, se  non  assiste  il  Papa,  a 
prendere  la  benedizione,  e  poi  re- 
candosi al  luogo  dell'epistola  in  vi- 
cinanza del  cereo ,  nel  piano  del 
presbiterio ,  dopo  aver  incensato  il 
libro,  comincia  a  cantare  :  Exultet 
j'ani  angelica  turba  coeloruntj  in  fine 
del  quale  dice  : 


286009 


320  GAP 

■^.  Per  omnia  saecula  sseculorum. 

R.  Amen. 

'}!/.  Dominus  vobiscum. 

Vi.  Et  cum  spiritu  tuo. 

■^.  Sursum  corda. 

R.  Habemus  ad  Dominum. 

^.  Gratias    agamus    Domino    Deo 

nostro. 
5j.  Dignum  et  justum  est. 

Giunto  alle  parole  curvai  impe- 
ria^ il  diacono  si  ferma,  e  infìgge 
nel  cereo  i  cinque  grani  d^  incenso, 
in  forma  di  croce,  in  memoria  delle 
cinque  piaghe  del  Salvatore.  I  grani 
sono  d' incenso,  che  è  l' odore  pro- 
prio dell'altare ,  e  del  sagrificio ,  e 
significano  i  profumi ,  co'  quali  fu 
imbalsamato  il  sagro  corpo  di  Gesù, 
di  cui  è  simbolo  questo  cereo.  Alla 
parola  igneni  accenditi  lo  accende 
con  una  delle  candele  poste  sul  trian- 
golo inchinato,  denotando,  che  seb- 
bene tutte  le  persone  della  ss.  Tri- 
nità concorressero  alla  risurrezione 
di  Cristo,  nondimeno  il  Verbo  vi 
concorse  in  particolare,  unendo  di 
nuovo  l'anima  al  corpo.  E  dopo 
che  il  diacono  ha  terminato,  i  can- 
tori rispondono,  Amen.  Riferisce  il 
Cardinal  Gaetani,  p.  272,  che  prima 
l'ultimo  de'  Cardinali  diaconi  accen- 
deva il  Lumen  Chrisii^  ed  il  cereo 
pasquale. 

Questo  cereo,  dopo  aver  figurato 
estinto  la  morte  di  Gesù  Cristo,  rap- 


-<? 

GAP 

presenta  acceso  la  risurrezione,  ov- 
vero, dopo  di  aver  rappresentata, 
in  senso  mistico,  prima  di  essere 
acceso,  la  colonna  di  nuvola,  acceso 
che  sia  esprime  la  colonna  di  fuo- 
co ,  che  guida  i  catecumeni  nel  lo- 
ro passaggio  del  mar  rosso  del  bat- 
tesimo, alla  terra  di  promissione, 
cioè  allo  stato  della  grazia. 

Compita  la  benedizione  del  cereo, 
che  si  lascia  acceso,  vicino  al  pul- 
pito, dalla  parte  de'  Cardinali  dia- 
coni, la  canna  colle  tre  candele,  pa- 
rimenti accese,  si  mette  dal  lato  del 
vangelo  vicino  l'altare.  Questo  ce- 
reo regolarmente  si  seguita  poi  ad 
accendere  alle  Cappelle  di  messe,  e 
vesperi  solenni,  fino  all' Ascensione, 
in  cui  si  estingue  dopo  il  vangelo. 
Anticamente  in  alcuni  luoghi  nel  fi- 
ne della  messa  si  estingueva  una 
delle  tre  candele,  per  denotare  la 
morte  temporale  della  seconda  per- 
sona, figurata  nella  consumazione 
delle  specie  sagramentali.  Poscia  il 
diacono,  deposti  i  paramenti  bian- 
chi, prende  i  paonazzi,  e  va  dal  ce- 
lebrante, il  quale  parte  dal  faldi- 
storio in  mezzo  ai  sagri  ministri, 
e  si  mette  a  sedere  in  altro  faldi- 
storio posto  sopra  la  pradella  del- 
l' altare,  a  cornu  epistolae ,  stando 
voltato  verso  il  soglio,  ove  rimane 
sinché  vengono  cantate  le  seguenti 
dodici  profezie. 


FINE    DEL    VOLUME    OTTAVO. 
1> 


BX   841    .1167   1840 

sncR 

fioroni,  Gaetano, 

1802-1883. 
Dizionario  di  erudizione 

storico-ecc lesiast  ica 
AFK-9455  (awsk)